{"id":24286,"date":"2009-06-27T07:31:00","date_gmt":"2009-06-27T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/27\/il-segreto-e-capire-che-tutto-cio-che-abbiamo-amato-esiste-per-sempre\/"},"modified":"2009-06-27T07:31:00","modified_gmt":"2009-06-27T07:31:00","slug":"il-segreto-e-capire-che-tutto-cio-che-abbiamo-amato-esiste-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/27\/il-segreto-e-capire-che-tutto-cio-che-abbiamo-amato-esiste-per-sempre\/","title":{"rendered":"Il segreto \u00e8 capire che tutto ci\u00f2 che abbiamo amato esiste per sempre"},"content":{"rendered":"<p>Le cose e le persone che abbiamo amato non dileguano nel nulla con la separazione; il tempo e la stessa morte non hanno potere su di loro.<\/p>\n<p>Questo concetto viene magistralmente espresso dallo scrittore svedese P\u00e4r Lagerkvist (1891-1974, premio Nobel nel 1951) nella sua poesia \u00abTra diecimila anni\u00bb (da: \u00abDa Dikter\u00bb, traduzione italiana di G. Origlia, Edizioni Italica):<\/p>\n<p>\u00abTra diecimila anni<\/p>\n<p>Sotto gli alberi passer\u00e0<\/p>\n<p>Una fanciulla snella e bionda<\/p>\n<p>Coi fiori nei capelli,<\/p>\n<p>e sar\u00e0 ancora primavera.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;ora mattinale<\/p>\n<p>Qui nel bosco della mia giovinezza,<\/p>\n<p>dove tutto \u00e8 fresco di rugiada,<\/p>\n<p>ogni sentiero, ogni albero e cespuglio,<\/p>\n<p>tutto ci\u00f2 che non perisce.<\/p>\n<p>Luminoso, il ramo della betulla sfiora<\/p>\n<p>La sua fronte pura,<\/p>\n<p>ed \u00e8 ancora lei<\/p>\n<p>che un giorno ho amato,<\/p>\n<p>tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato esiste ancora. \u00bb<\/p>\n<p>Tuttavia, poich\u00e9 desideriamo dare uno spessore filosofico alla nostra affermazione, e non fare solamente della poesia, \u00e8 giusto che ci venga domandato su quali ragionamenti di natura razionale siamo in grado di fondarla.<\/p>\n<p>Qualcuno, ad esempio, potrebbe obiettare perch\u00e9 mai solo le cose che abbiamo amato sfuggano alla morsa del tempo e godano di una vita perenne; e non, ad esempio, anche quelle che abbiamo odiato o avversato profondamente.<\/p>\n<p>In linea di massima, l&#8217;obiezione \u00e8 giusta: sono i grandi sentimenti che producono quelle particolari vibrazioni dell&#8217;essere, che conferiscono una esistenza perenne, atemporale, agli enti sui quali si riversano; solo le cose che ci lasciano indifferenti non producono alcuna risonanza e, pertanto, scivolano definitivamente nell&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Bisogna tuttavia tenere presente che l&#8217;essere nasce da un atto primordiale di amore; che l&#8217;intero universo, dalle galassie al filo d&#8217;erba, ha avuto origine da una formidabile espansione di amore; che solo l&#8217;amore \u00e8 in grado di creare nel vero senso della parola: perch\u00e9 \u00e8 un accrescimento dell&#8217;essere, dunque una promozione di esistenza, che si tratti di un&#8217;opera d&#8217;arte o di uno slancio di bene puro e disinteressato.<\/p>\n<p>L&#8217;odio ed i sentimenti affini mobilitano, bens\u00ec, le nostre forze profonde, e mettono in opera una intensa vibrazione dell&#8217;essere; ma si tratta, appunto, di un fenomeno puramente negativo, di un movimento distruttivo che tende ad autoeliminarsi.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso dell&#8217;invidia. La persona che nutre invidia per qualcuno, riversa su di lui tutta la sua malevolenza, perch\u00e9 lo tormentano i demoni della insoddisfazione di s\u00e9 e della scarsa stima che nutre nei propri confronti. Tutto questo nasce da una privazione, da una deficienza di essere, non &#8211; come nel caso dell&#8217;amore &#8211; da una sovrabbondanza; e la deficienza di essere \u00e8 una tendenza al non essere; un \u00abvuoto\u00bb, non un \u00abpieno\u00bb.<\/p>\n<p>Sarebbe illogico pensare che il non essere produca qualche cosa di permanente; \u00e8 evidente che solo ci\u00f2 che possiede l&#8217;essere in alto grado, pu\u00f2 vincere le limitazioni del tempo e dello spazio. Coloro i quali dicono che l&#8217;amore ci trasporta in una dimensione magica, non sanno &#8211; generalmente &#8211; fino a che punto hanno ragione, e come le loro parole si devono intendere in un senso non solamente poetico e metaforico, ma pressoch\u00e9 letterale.<\/p>\n<p>Amare qualcosa, infatti, significa promuoverne l&#8217;esistenza al pi\u00f9 alto grado; significa potenziarla in misura straordinaria, fino al punto di conferire ad essa una seconda esistenza, profonda e definitiva, irrevocabile.<\/p>\n<p>Per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti, dobbiamo innanzitutto separare nettamente l&#8217;esistenza fisica delle cose dalla loro esistenza profonda.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che possiamo sperimentare mediante i sensi non \u00e8 che una piccola porzione della realt\u00e0, oltretutto illusoria: il velo di Maya ci separa dall&#8217;essenza profonda di essa, e noi ci muoviamo in un mondo di ombre, scambiandole per la realt\u00e0 \u00abvera\u00bb.<\/p>\n<p>Come nel caso dei grandi \u00abicerbergs\u00bb alla deriva nei mari polari, dei quali emerge una porzione non superiore ad un nono della massa totale, allo stesso modo gli enti cui noi attribuiamo una esistenza materiale indipendente non sono che la parte visibile, effimera e di gran lunga minore, della loro dimensione nascosta, che non \u00e8 dato esperire con i sensi ordinari, ma con altri sensi: primo fra i quali, il silenzio carico di partecipazione e percorso da intense vibrazioni, ben noto ai mistici di ogni tempo e luogo.<\/p>\n<p>Vi era un ciliegio, nel giardino della casa di fronte alla nostra, che a primavera fioriva tutto e pareva una stupenda nuvola bianca; lo hanno tagliato &#8211; per la pi\u00f9 meschina delle ragioni: dicevano che \u00abfaceva sporco\u00bb &#8211; e ora sembra che non ci sia pi\u00f9. In realt\u00e0, si \u00e8 sottratto all&#8217;occhio del corpo; ma l&#8217;occhio dell&#8217;anima lo vede ancora; ne gioisce ancora: gli ha conferito una tale sovrabbondanza di essere, che nulla e nessuno potranno mai pi\u00f9 cancellarlo.<\/p>\n<p>Ecco, con questo semplice esempio crediamo di aver reso l&#8217;idea di ci\u00f2 che intendiamo, quando affermiamo che le cose e le persone che abbiamo amato, in realt\u00e0, non dileguano nel nulla allorch\u00e9 dobbiamo separaci da esse; e che il tempo e perfino la morte non hanno potere su di loro. Nel mondo illusorio delle apparenze, esistono i congedi ed esistono le partenze: ma nell&#8217;unico mondo realmente esistente, quello dell&#8217;essere, nulla parte e da nulla ci dobbiamo congedare in modo irreversibile, di tutto ci\u00f2 che abbiamo veramente amato.<\/p>\n<p>Si tratta di incominciare ad esercitare i nostri sensi profondi, la nostra capacit\u00e0 di ascolto, e di non basarci unicamente su ci\u00f2 che ci dicono la vista, l&#8217;udito, l&#8217;olfatto, il gusto e il tatto. Nemmeno ci\u00f2 che ci dice il pensiero razionale \u00e8 la misura ultima e infallibile del nostro conoscere; e anche se, da Cartesio in poi, tale approccio alla realt\u00e0 sembra avere acquisito il crisma della infallibilit\u00e0, i grandi filosofi antichi, primi fra tutti Platone e lo stesso Aristotele, sapevano molto bene che il Logos razionale non \u00e8 affatto la forma pi\u00f9 alta e definitiva di conoscenza.<\/p>\n<p>Sono tutti pregiudizi materialisti e razionalisti, che ci allontanano da una retta comprensione del nostro posto nel mondo e fuorviano la nostra intelligenza, la quale \u00e8 una funzione molto pi\u00f9 ampia del semplice pensiero strumentale e calcolante, sul quale \u00e8 basata tutta la scienza moderna, e che pretende di identificarsi con la nostra anima.<\/p>\n<p>L&#8217;anima, invece, non \u00e8 uno strumento di conoscenza come un altro; essa si serve anche del pensiero razionale, cos\u00ec come delle informazioni trasmesse dai sensi corporei; ma \u00e8, essa medesima, una modalit\u00e0 dell&#8217;essere, dunque un soggetto e non un oggetto.<\/p>\n<p>Se, dunque, tute le cose amate esistono per sempre, ci si potrebbe domandare in che cosa consista la differenza tra la loro esistenza nelle nostre menti, sotto forma di ricordo, e la loro esistenza intrinseca, come enti a s\u00e9 stanti e con carattere permanente. Secondariamente, ci si potrebbe domandare come sia possibile che l&#8217;uomo, creatura finita, generi, per cos\u00ec dire, degli enti ontologicamente autosufficienti, destinati a vivere oltre la sua stessa morte.<\/p>\n<p>Alla prima domanda rispondiamo che TUTTO ci\u00f2 che esiste nelle nostre menti, esiste per sempre: perch\u00e9 le nostre menti sono parte di una Mente infinita; o, se si preferisce, sono una manifestazione dell&#8217;Essere. Perci\u00f2 il ricordo \u00e8 una cosa, l&#8217;esistenza degli enti nella nostra mente \u00e8 un&#8217;altra cosa; il primo si attualizza per mezzo della memoria, la seconda trascende la memoria, cos\u00ec come la cosa contenuta trascende il contenitore cui \u00e8 temporaneamente legata.<\/p>\n<p>A questo duplice tipo di esistenza degli enti, generalmente si suppone che se ne debba aggiungere un terzo: le cose in se stesse. L&#8217;opinione delle filosofie realiste \u00e8 che l&#8217;esistenza delle cose \u00abesterne\u00bb sia autoevidente; e, inoltre, che essa sia indispensabile, sul piano logico e sul piano conoscitivo, quale supporto e fondamento di tutto ci\u00f2 di cui facciamo esperienza.<\/p>\n<p>Tuttavia, entrambe le convinzioni sono assai pi\u00f9 opinabili di quanto i realisti non credano. L&#8217;autoevidenza degli enti \u00abesterni\u00bb \u00e8, a dir poco, opinabile: perch\u00e9, se fossero realmente tali, nulla mai potremmo sapere di essi.. Al contrario, tutto ci\u00f2 di cui facciamo esperienza, cos\u00ec come tutto ci\u00f2 di cui possiamo avere una idea, non \u00e8 mai qualche cosa di \u00abesterno\u00bb, ma sempre e solo qualche cosa di \u00abinterno\u00bb alla nostra mente.<\/p>\n<p>Questa finestra, dalla quale si vedono alberi, case e colline, rondini e nuvole, non \u00e8 esterna alla mente, ma interna: tutto quello che possiamo sapere di essa sono una determinata forma, determinati colori, insomma una serie di impressioni sensoriali. E le impressioni sensoriali non sono di certo al di fuori della mente che le percepisce; opinare diversamente, sarebbe una contraddizione in termini, una impossibilit\u00e0 logica e gnoseologica.<\/p>\n<p>Quanto alla necessit\u00e0 di postulare l&#8217;esistenza di una realt\u00e0 esterna, fatta di cose, di luoghi e situazioni che stanno fuori di noi, quale fondamento di quella realt\u00e0 interna che noi conosciamo attraverso la nostra mente, ci sembra che tale supposta necessit\u00e0 costituisca una conclusione maggiore della premessa.<\/p>\n<p>La premessa \u00e8 che noi, all&#8217;interno della nostra mente, prendiamo conoscenza di una serie di cose; la conclusione sarebbe che quelle cose \u00abdevono\u00bb esistere anche fuori, altrimenti non si capisce da dove verrebbero le nostre conoscenze. Ma la conclusione \u00e8 maggiore, e non dimostrata, perch\u00e9 esistono altre maniere, pi\u00f9 semplici, di spiegare l&#8217;origine delle cose che noi conosciamo e che, impropriamente, chiamiamo realt\u00e0 esterna.<\/p>\n<p>Secondo la ben nota teoria del \u00abrasoio\u00bb di Ockham, bisogna evitare di moltiplicare inutilmente gli enti, poich\u00e9 l&#8217;essere tende alla semplicit\u00e0. Ora, ci\u00f2 che i realisti fanno \u00e8 di duplicare ogni complesso di percezioni della nostra mente, sdoppiandolo in un oggetto \u00abinterno\u00bb (le sensazioni della nostra mente) ed in uno \u00abesterno\u00bb (gli oggetti in se stessi). Questo significa moltiplicare a dismisura il numero degli enti; e, per giunta, attribuire loro una esistenza fisica e materiale, che non \u00e8 punto necessaria nell&#8217;economia generale della nostra percezione del mondo.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente immaginare che vi sia UNA sola mente, la quale pensa TUTTI gli enti del cosiddetto mondo esterno; e che li pensi DENTRO le menti finite (non solo umane, ma anche non umane). Questa \u00e8, a un dipresso, la concezione del filosofo George Berkeley; e, per quanto ci risulta, non \u00e8 mai stata realmente confutata, bench\u00e9 irriti moltissimo i realisti i quali si sono sforzati, e si sforzano, di confutarla in ogni modo.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che la posizione qui sostenuta \u00e8 di un tipo platonico estremo; perch\u00e9 nn solo affianca ad ogni oggetto \u00abreale\u00bb un oggetto ideale, del quale il primo sarebbe solo una copia sbiadita e imperfetta; ma nega addirittura che vi siano degli oggetti reali esterni, riducendo tutti gli enti a pensieri dell&#8217;Essere, che li pensa nelle menti finite e, forse, anche fuori delle menti finite, ossia direttamente in se stesso: sicch\u00e9 un albero continua ad esistere anche quando nessuno lo vede, per il semplice fatto che lo sta pensando, e quindi \u00abvedendo\u00bb, la Mente infinita dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>L&#8217;esistenza di un mondo esterno non \u00e8 affatto necessaria per spiegare l&#8217;origine delle nostre percezioni; e meno ancora lo \u00e8 l&#8217;esistenza di un mondo fisico.<\/p>\n<p>A questo punto, apparir\u00e0 forse pi\u00f9 chiaro quel che abbiamo sostenuto all&#8217;inizio della presente riflessione, e cio\u00e8 che <strong>l<\/strong>e cose e le persone che abbiamo amato non dileguano nel nulla con la nostra separazione da esse; e che il tempo e la stessa morte non hanno potere su di loro.<\/p>\n<p>Le cose che esistono, esistono in noi, perch\u00e9 originate dall&#8217;Essere; e noi continueremo ad esistere, in una modalit\u00e0 diversa dall&#8217;attuale, cos\u00ec come esistevamo prima di nascere, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che esiste, che \u00e8 esistito e che esister\u00e0, \u00e8 parte dell&#8217;Essere; e l&#8217;Essere non conosce nascita e morte, non conosce separazione, non conosce cambiamento.<\/p>\n<p>Noi siamo parte dell&#8217;Essere: una scintilla dell&#8217;Essere che da esso proviene e ad esso anela a fare ritorno.<\/p>\n<p>E tutto ci\u00f2 che abbiamo amato \u00e8 una scintilla di questa scintilla; anch&#8217;essa vuole tornare all&#8217;Essere, ma non per fondervisi ed annullarvisi, bens\u00ec per riconoscervisi e per raggiungere la propria pienezza e la propria suprema realizzazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cose e le persone che abbiamo amato non dileguano nel nulla con la separazione; il tempo e la stessa morte non hanno potere su di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-24286","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24286","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24286"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24286\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}