{"id":24285,"date":"2019-06-10T06:07:00","date_gmt":"2019-06-10T06:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/10\/coscienza-storica-e-coscienza-mitica-la-posta-in-gioco\/"},"modified":"2019-06-10T06:07:00","modified_gmt":"2019-06-10T06:07:00","slug":"coscienza-storica-e-coscienza-mitica-la-posta-in-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/10\/coscienza-storica-e-coscienza-mitica-la-posta-in-gioco\/","title":{"rendered":"Coscienza storica e coscienza mitica, la posta in gioco"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione abbastanza diffusa che tra coscienza storica e coscienza mitica vi sia una radicale incompatibilit\u00e0: che l&#8217;una esclude l&#8217;altra; e che da esse scaturiscano due visioni del mondo diametralmente opposte, e di conseguenza due diversissimi atteggiamenti pratici nei confronti della vita. In realt\u00e0, il concetto di coscienza, nell&#8217;uso della cultura moderna, \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;indice di una rottura della coscienza stessa: quando la coscienza si divide, vi \u00e8 una coscienza che pensa in maniera storicista e una coscienza che sente in maniera mitica. Pertanto la rottura della coscienza \u00e8 anteriore alla contrapposizione fra <em>mythos<\/em> e <em>l\u00f3gos<\/em>, contrapposizione che trova nel&#8217;illuminismo la sua sistemazione teorica definitiva. Per gli illuministi, all&#8217;et\u00e0 dei miti deve succede l&#8217;et\u00e0 della ragione; la superiorit\u00e0 dei moderni sugli antichi nasce da qui: sommando la visione lineare della storia, mutuata dal cristianesimo, alla visione ottimistica della ragione, vista come eternamente perfettibile. Vico, il grande isolato, pur essendo un pensatore cattolico, rinuncia alla visione lineare della storia e torna alla visione ciclica, propria degli antichi (l&#8217;et\u00e0 degli d\u00e8i, l&#8217;et\u00e0 degli eroi, l&#8217;et\u00e0 degli uomini); questo gli permette di rivalutare il passato, e, nello stesso tempo, grazie al concetto dei corsi e ricorsi che non sono mai, per\u00f2, ripetizione dell&#8217;uguale, di conservare l&#8217;essenza della filosofia della storia cristiana: il fatto che la storia procede verso un fine e non si limita a girare a vuoto, in una spirale senza fine. \u00c8 stato osservato che, se Vico fosse vissuto a Parigi o a Londra, e non a Napoli, il suo pensiero robusto, originale, capace di comprendere sia il <em>mythos<\/em> che il <em>l\u00f3gos<\/em>, forse avrebbe fatto s\u00ec che l&#8217;illuminismo prendesse un&#8217;alta direzione, non cos\u00ec nettamente anticristiana e quindi non cos\u00ec nettamente razionalistica, in senso cartesiano. Ci\u00f2 \u00e8 possibile, anche se, naturalmente, non si pu\u00f2 fare la storia con le mere ipotesi. Certo \u00e8 che a partire dall&#8217;illuminismo la spaccatura della coscienza implicita nel sistema cartesiano \u00e8 esplosa ed \u00e8 divenuta un dato permanente dell&#8217;uomo moderno; n\u00e9 il romanticismo ha potuto o voluto risanarla, perch\u00e9 esso non ha fatto che riprendere e rovesciare la contrapposizione illuminista di ragione e mito, invertendo il rispettivo giudizio su di essi, ma riproponendo inalterata quella lacerazione.<\/p>\n<p>Una interessante riflessione su questo argomento \u00e8 stata svolta da Hans-Georg Gadamer (1900-2002), uno dei maggioro esponenti dell&#8217;ermeneutica filosofica, nella sua opera pi\u00f9 significativa, <em>Verit\u00e0 e metodo<\/em> (<em>Wahrheit und Methode<\/em>, 1960; traduzione dal tedesco di Gianni Vattimo, Milano, Bompiani, 1983, pp. 321-324):<\/p>\n<p><em>I criteri dell&#8217;illuminismo moderno costituiscono ancora la base della mentalit\u00e0 dello storicismo. Naturalmente non in modo diretto, ma attraverso una peculiare rifrazione provocata dal romanticismo. Ci\u00f2 si esprime in modo particolarmente chiaro nello schema di filosofia della storia che il romanticismo ha in comune con l&#8217;illuminismo, e che proprio attraverso la reazione romantica contro l&#8217;illuminismo \u00e8 assurto alla condizione di una premessa indiscussa: lo schema del superamento del mito nel l\u00f3gos. Il presupposto in base al quale questo schema acquista la sua validit\u00e0 \u00e8 quello del progressivo &quot;disincantamento&quot; del mondo. Esso pretende di rappresentare la legge stessa di sviluppo la legge stessa di sviluppo della storia, e proprio perch\u00e9 valuta negativamente questo processo, il romanticismo lo assume come ovvio. Condivide quindi il presupposto illuministico, e ne rovescia solo la valutazione, in quanto cerca di far valere l&#8217;antico come antico: il medioevo &quot;gotico&quot;, l&#8217;unit\u00e0 cristiana dell&#8217;Europa, la struttura gerarchica della societ\u00e0, ma anche, d&#8217;altro lato, la semplicit\u00e0 della vita campestre e la vicinanza alla natura. In contrasto con il perfezionismo dell&#8217;illuminismo, che vede tutto in termini di liberazione dalla &quot;superstizione&quot; e dai pregiudizi del passato, le epoche primitive, il mondo mitico, l&#8217;unit\u00e0 della vita, non scissa e divisa ad opera della coscienza, propria della &quot;societ\u00e0 di natura&quot;, il mondo della cavalleria cristiana &#8212; tutto questo viene ad assumere un fascino romantico, anzi una vera e propria posizione di pi\u00f9 autentica verit\u00e0. Il rovesciamento dei presupposti dell&#8217;illuminismo ha per conseguenza la paradossale tendenza alla restaurazione, cio\u00e8 la tendenza alla ripresa dell&#8217;antico in quanto antico, al ritorno consapevole verso l&#8217;inconscio, e culmina nel riconoscimento della superiore saggezza di una mitica epoca originaria. Ma proprio attraverso questo rovesciamento romantico del criterio di valore dell&#8217;illuminismo il presupposto illuministico dell&#8217;astratta opposizione tra mythos \u00e8 l\u00f3gos viene mantenuto e fissato in modo definitivo. Ogni critica all&#8217;illuminismo muover\u00e0 d&#8217;ora in avanti da questa immagine rovesciata di esso che \u00e8 implicita nel romanticismo. La fede nella perfettibilit\u00e0 della ragione si trasforma in quella della perfezione della coscienza &quot;mitica&quot; e si riflette, rovesciandosi, nell&#8217;idea di una condizione originaria paradisiaca prima del peccato originale del pensiero<\/em>. (&#8230;)<\/p>\n<p><em>Un altro caso di questo rovesciamento speculare operato dal romanticismo \u00e8 quello del concetto di una &quot;societ\u00e0 di natura&quot;, la cui origine dovrebbe essere finalmente indagata. In Marx, tale concetto appare come una specie di residuo giusnaturalistico che limita la validit\u00e0 della sua teoria sociale della lotta di classe, fondata su considerazioni economiche. Si pu\u00f2 dire che questo concetto risala alla descrizione rousseauiana della societ\u00e0 prima della divisione del lavoro e dell&#8217;istituzione della propriet\u00e0? In ogni modo, gi\u00e0 Platone, nell&#8217;ironica descrizione dello stato di natura che d\u00e0 nel terzo libro della &quot;Repubblica&quot;, ha messo in luce il carattere di illusione di questa teoria. Da questi rovesciamenti di concetti prodotti dal romanticismo scaturisce l&#8217;atteggiamento delle scienze storiche del XIX secolo. Esse non misurano pi\u00f9 il passato con i criteri del presente come se questi fossero assoluti, ma attribuiscono invece alle epoche passate un autonomo valore e possono addirittura riconoscere loro una superiorit\u00e0 sotto questo o quel punto di vista. Le grandi novit\u00e0 del romanticismo: il ritorno alle epoche primitive, l&#8217;ascoltare le voci dei popoli nei loro canti, le raccolte di favole e di saghe, attenzione per il folklore antico, la scoperta delle lingue come visioni del mondo, lo studio della &quot;religione e saggezza dell&#8217;India&quot; &#8212; tutto questo diede il via a una ricerca storica che a poco a poco trasform\u00f2 la ricchezza delle intuizioni iniziali in conoscenza storica metodica. Il fatto che la scuola storica si collegasse al romanticismo conferma che la ripresa romantica delle origini ha a sua volta le proprie radici nel terreno dell&#8217;illuminismo. La scienza storica del secolo XIX \u00e8 il suo frutto pi\u00f9 superbo e l&#8217;ultimo passo e si presenta appunto esplicitamente come il compimento dell&#8217;illuminismo, come l&#8217;ultimo passo sulla via della liberazione dello spirito dalle prigioni dogmatiche, il passaggio alla conoscenza obiettiva del mondo storico, che si colloca, con pari diritti, accanto alla conoscenza della natura realizzata dalla scienza moderna. Il fatto che l&#8217;atteggiamento restaurativo del romanticismo potesse comporsi con la mentalit\u00e0 illuministica nel costituire la base delle scienze storiche rivela soltanto che al fondo di entrambi vi \u00e8 una stessa rottura della continuit\u00e0 con la tradizione. Se per l&#8217;illuminismo ogni dato tramandato che per la ragione si presenti come impossibile, cio\u00e8 come privo di senso, pu\u00f2 essere compreso solo storicamente, cio\u00e8 rifacendosi alla mentalit\u00e0 del passato, la coscienza storica che si afferma con il romanticismo rappresenta la radicalizzazione dell&#8217;illuminismo<\/em>.<\/p>\n<p>Quel che ci trova d&#8217;accordo, in questo ragionamento, \u00e8 che illuminismo e romanticismo sono due facce di una stessa medaglia, o, per dir meglio, due modi di manifestarsi della stessa malattia, la malattia della modernit\u00e0, e che perci\u00f2 sono complementari, pi\u00f9 che oppositivi; quello che <em>non<\/em> ci trova d&#8217;accordo, invece, \u00e8 che la mentalit\u00e0 dell&#8217;illuminismo sia essenzialmente storicista, e che il romanticismo l&#8217;abbia mutuata, solo capovolgendone il senso, dall&#8217;illuminismo. Per sostenere che l&#8217;illuminismo sia stato storicista, non basta affermare che <em>per l&#8217;illuminismo ogni dato tramandato che per la ragione si presenti come impossibile, cio\u00e8 come privo di senso, pu\u00f2 essere compreso solo storicamente, cio\u00e8 rifacendosi alla mentalit\u00e0 del passato,<\/em> per qualificarlo come tale. Questo non \u00e8 storicismo, bens\u00ec razionalismo esasperato: la ragione strumentale e calcolante \u00e8 il solo criterio di verit\u00e0; ci\u00f2 che per la ragione \u00e8 impossibile, deve essere &quot;storicizzato&quot;, cio\u00e8 inserito nel contesto di un&#8217;epoca e una societ\u00e0 irrazionali. Lo storicismo non \u00e8 questo, ma il contrario di questo; storicismo \u00e8 considerare la storia stessa, in s\u00e9 e per s\u00e9, e non la ragione, lo strumento per comprendere e spiegare i fatti umani. Questo, per\u00f2, non \u00e8 l&#8217;atteggiamento degli illuministi; essi non cercano n\u00e9 di comprendere, n\u00e9 di spiegare ci\u00f2 che, per loro, non \u00e8 razionalmente ammissibile: lo etichettano semplicemente come ignoranza e superstizione e ci tirano un rigo sopra. A quel punto, e solo a quel punto, affermano che se cose irrazionali sono state accettate e credute come vere, la sola spiegazione possibile, non dei fatti, ma delle credenze, \u00e8 che al tempo e nella societ\u00e0 in cui l&#8217;impossibile era accettato come vero, la mentalit\u00e0 era quella, cio\u00e8 dominata dal sentimento, dalla immaginazione e da altri fattori non strettamente razionali. Il che ci riporta solo in apparenza allo stesso punto d&#8217;arrivo dei romantici, i quali affermano che vero non \u00e8 solo ci\u00f2 che la ragione qualifica come verosimile, ma anche ci\u00f2 che la ragione non arriva a capire, n\u00e9, tanto meno, a spiegare, ma che tuttavia \u00e8 dotato di un suo grado, o genere, di verit\u00e0, diversi da quelli della verit\u00e0 razionale di ordine logico-matematico. Per cui i romantici sono, s\u00ec, storicisti, nel senso che riconoscono dignit\u00e0 e valore ad ogni epoca e ad ogni civilt\u00e0 umana, indipendentemente dal loro grado di razionalit\u00e0; ma il loro &quot;storicismo&quot; non \u00e8 altro, in definitiva, che un mezzo per scatenare la lotta contro il predominio tirannico della ragione, accanto ad altri mezzi, come il mito, o il sentimento religioso.<\/p>\n<p>Se i romantici fossero veramente storicisti, allora accetterebbero anche l&#8217;autonomia e la pari dignit\u00e0 di una societ\u00e0, quella dominata dall&#8217;illuminismo, che rifiuta e condanna ci\u00f2 che non si sottomette alle categorie della ragione libera e spregiudicata; in altre parole, applicherebbero anche al mondo moderno la categoria della necessit\u00e0 storica e le riconoscerebbero una dignit\u00e0 intrinseca. Ecco il grande paradosso, che illustra come illuminismo e romanticismo non sono altro che due facce della stessa medaglia: gli illuministi sminuiscono e disconoscono il passato, imputandogli un difetto nello sviluppo della ragione critica; i romantici reagiscono contro l&#8217;illuminismo, lo contestano, lo disprezzano, per un motivo uguale e contrario: perch\u00e9 gli rimproverano un eccesso di razionalismo, che lo conduce alla totale incomprensione di tutto ci\u00f2 che appartiene alla sfera extrarazionale. Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che l&#8217;illuminismo non \u00e8 stato storicista, perch\u00e9 disprezzava quella parte della storia in cui non si erano ancora affermati i lumi della ragione; ma non lo \u00e8 stato neppure il romanticismo, perch\u00e9 esso ha visto nella storia l&#8217;elemento particolare, in ultima analisi il sentimento, che si contrappone al dominio dell&#8217;elemento universale, la ragione: non ha assolutizzato la storia, ma l&#8217;ha rivolta contro la tirannia della ragione. Per questo ha creato, o sviluppato, il mito del buon selvaggio: ha creduto che primitivo sia la stessa cosa che mitico, e invece il mito scaturisce da una visione del reale che non \u00e8 affatto primitiva, se con questo termine a&#8217;intende rozza, semplicistica, approssimativa e irrazionale. E qui torniamo al discorso iniziale, quello sulla coscienza<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il predominio della coscienza sul fatto del conoscere indica che vi \u00e8 gi\u00e0 una rottura nell&#8217;io: uno sdoppiamento fra l&#8217;io che vive e l&#8217;io che osserva; inoltre, uno sdoppiamento fra l&#8217;io razionale e il mondo, che viene ridotto a oggetto passivo del conoscere. Questo sdoppiamento \u00e8 tipico del pensiero moderno: inizia con la dicotomia cartesiana di <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em> e culmina nell&#8217;idealismo, che riduce l&#8217;essere a una funzione del pensiero; passando per il criticismo kantiano, che mette fra parentesi la cosa in s\u00e9 rispetto al fenomeno, cio\u00e8 mette fra parentesi l&#8217;essere. Ci resta da vedere come questo sdoppiamento, rispecchiandosi nella contrapposizione di <em>mythos<\/em> e <em>l\u00f3gos<\/em>, abbia provocato infiniti danni non solo all&#8217;unit\u00e0 del pensiero, ma anche all&#8217;unit\u00e0 del cosmo (nel senso etimologico di <em>Kosmos<\/em> = ordine). Un caso fra i tanti ci sembra specialmente illuminante, quello della teologia. La teologia <em>moderna<\/em>, figlia della coppia illuminismo\/romanticismo, accoglie in pieno la contrapposizione d<em>i mythos<\/em> e <em>l\u00f3gos<\/em> e cos\u00ec, a un certo punto (Bultmann), si mette in testa che bisogna <em>demitizzare<\/em> il cristianesimo, ossia liberarlo dalle sovrastrutture mitiche, per restituirlo alla sua purezza originaria. Da tale storicizzazione radicale, naturalmente, il cristianesimo non pu\u00f2 che uscire distrutto: e cos\u00ec \u00e8 stato. I teologi moderni non hanno voluto capire (o l&#8217;avevano capito fin troppo bene?, in tal caso si tratterebbe d&#8217;una congiura vera e propria) che il cristianesimo \u00e8 fondato su una visione mitica, ma che il mito cristiano non \u00e8 affatto una sorta di leggenda, bens\u00ec la divina Rivelazione agli uomini per mezzo di simboli. Togliere i simboli vuol dire non gi\u00e0 togliere il mito, ma togliere tutto, perch\u00e9 il mito \u00e8 la Verit\u00e0 divina espressa nella forma universalmente comprensibile agli uomini, quella del simbolo; mentre la ragione, che pare universale, \u00e8 in realt\u00e0 la ragione moderna, propria di una singola civilt\u00e0, diversa da tutte le altre e quindi comprensibile solo a pochi.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 diciamo che o si \u00e8 moderni, o si \u00e8 cristiani: il <em>l\u00f3gos<\/em> moderno \u00e8 incompatibile con il <em>L\u00f3gos<\/em> di san Giovanni: questo \u00e8 Dio che si fa Parola agli uomini; quello \u00e8 la pretesa degli uomini di farsi parola a se stessi, cio\u00e8 di farsi dio. I teologi moderni <em>non<\/em> sono pi\u00f9 cristiani, anche se dicono e forse credono di esserlo. Certamente non lo \u00e8 Karl Rahner e certamente non lo \u00e8 il signore argentino travestito di bianco: qualsiasi cosa affermino di se stessi, ci\u00f2 che appare evidente \u00e8 il loro essere non cristiani e post-cristiani, figli, in tutto e per tutto, della ragione illuminista <em>e<\/em> del sentimentalismo romantico. La ragione illuminista li porta a considerare il mito come una semplice sovrastruttura, superflua e inaccettabile per la mentalit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno; il sentimentalismo romantico li porta a vedere <em>tutti<\/em> i miti religiosi come equivalenti, per cui il cristianesimo \u00e8 solo uno fra gli altri: ed ecco il pluralismo religioso, glorificato e ufficializzato da Bergoglio nel documento di Abu Dhabi. Questi signori sono troppo figli dell&#8217;illuminismo per avere l&#8217;umilt\u00e0 di riconoscere che il mito non \u00e8 qualcosa di meno, ma qualcosa di pi\u00f9 della ragione; e troppo romantici per ammettere che i miti creati dalla sapienza umana sono una cosa, mentre il mito cristiano \u00e8 tutt&#8217;altra cosa: non prodotto della storia, ma Rivelazione di Dio <em>nella<\/em> storia.<\/p>\n<p>Possibile che non se ne rendano conto? \u00c8 molto, molto improbabile. Sembra piuttosto che agiscano seguendo una precisa tabella di marcia nella direzione stabilita, una volta per tutte, da Voltaire e da Rousseau: i due <em>philosophes<\/em> cos\u00ec diversi fra loro, ma anche, a ben guardare, cos\u00ec terribilmente simili&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione abbastanza diffusa che tra coscienza storica e coscienza mitica vi sia una radicale incompatibilit\u00e0: che l&#8217;una esclude l&#8217;altra; e che da esse scaturiscano due<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30156,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[141],"class_list":["post-24285","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-della-storia","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-della-storia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24285"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24285\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30156"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}