{"id":24282,"date":"2019-05-16T02:47:00","date_gmt":"2019-05-16T02:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/16\/cosa-e-stato-il-risorgimento-secondo-gentile\/"},"modified":"2019-05-16T02:47:00","modified_gmt":"2019-05-16T02:47:00","slug":"cosa-e-stato-il-risorgimento-secondo-gentile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/16\/cosa-e-stato-il-risorgimento-secondo-gentile\/","title":{"rendered":"Cosa \u00e8 stato il Risorgimento, secondo Gentile?"},"content":{"rendered":"<p>Sappiamo cosa \u00e8 stato il fascismo, secondo Giovanni Gentile: il compimento, o meglio il tentativo di compimento del Risorgimento, che era rimasto parzialmente interrotto all&#8217;epoca dell&#8217;unificazione politica. E il Risorgimento, che cosa \u00e8 stato per il filosofo siciliano? Molti pensano: lo sforzo di fare degli italiani un popolo, un vero popolo. Diciamo pi\u00f9 esattamente: il tentativo di formare la Nazione intesa come autocoscienza del popolo italiano, come consapevolezza della sua unit\u00e0, della sua vera natura, del suo destino. Il concetto di popolo esprime un dato meramente sociologico e antropologico; ecco perch\u00e9, a giudizio di Gentile, i nazionalisti avevano una visione angusta e pedestre della missione dell&#8217;Italia nel mondo. Essi la vedevano e la misuravano essenzialmente in termini d&#8217;espansione territoriale, di possedimenti coloniali, di prestigio politico e militare; lui, invece, riteneva che la cosa essenziale fosse che la Nazione italiana, che aveva iniziato a delinearsi sotto la spinta degli uomini del Risorgimento ed era giunta a buon punto con la vittoria nella Prima guerra mondiale, si consolidasse in maniera tale da sostituire all&#8217;idea nazionalista, di una politica di potenza e di prestigio, l&#8217;idea risorgimentale, di fusione del popolo italiano in una sola volont\u00e0 d&#8217;intenti, in uno spirito solo. Utopia generosa, ma pur sempre utopia: Gentile, infatti, per la sua stessa concezione idealistica della storia come divenire dell&#8217;autocoscienza degli uomini, finiva per perdere di vista i fattori storici concreti, determinati, che avevano condizionato la nascita della Nazione e che seguitavano a pesare sul suo consolidamento definitivo. Perch\u00e9 la Nazione italiana era rimasta incompleta, perfino dopo il terribile sacrificio, in termini di vite mane, di feriti, di mutilati, di rovine economiche, della guerra del 1915-18? Perch\u00e9, secondo Gentile, gli scopi ai quali era stato indirizzato quel magnifico sforzo del popolo italiano erano stati condizionati da una politica meschina, calcolatrice, di corto respiro, volta ad acquisire alcuni territori e rafforzare lo <em>status<\/em> di grande potenza; ma la classe dirigente italiana del 1915, guidata dal partito liberale di Salandra, aveva rinnovato gli errori del 1848, del 1859, del 1866, cio\u00e8 gli errori di una politica che aveva creduto di poter giungere al risultato finale &#8212; la nascita della Patria italiana &#8211; sostituendo a un&#8217;autentica partecipazione popolare, la politica machiavellica di Cavour e dei suoi successori. E cos\u00ec, pur di realizzare l&#8217;Unit\u00e0, si era puntato pi\u00f9 sulle baionette di eserciti stranieri &#8212; quello francese nella Seconda guerra d&#8217;Indipendenza; quello prussiano, e sia pure indirettamente, nella Terza &#8212; piuttosto che mobilitare generosamente le energie morali e spirituali della Nazione. Si era trattato di un limite intrinseco di quella classe dirigente: una classe imbevuta d&#8217;ideali illuministici, di spirito rivoluzionario avverso alla tradizione, di finalit\u00e0 massoniche che venivano a sovrapporsi, snaturandolo, al processo di formazione e consolidamento dello spirito della Nazione.<\/p>\n<p>Ci piace a questo punto riportare una pagina di Giorgio Chiosso, gi\u00e0 docente di storia della pedagogia presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Brescia (da: G. Chiosso, <em>L&#8217;educazione nazionale da Giolitti al primo dopoguerra<\/em>, Brescia, Editrice La Scuola, 1983, pp. 159-162):<\/p>\n<p><em>Anche Giolitti muoveva dalla costatazione che il Risorgimento, quale era stato negli ideali dei suoi massimi protagonisti, era restato incompiuto e s&#8217;era fermato all&#8217;aspetto del tutto esteriore dello Stato unitario: all&#8217;opera attiva di una minoranza non aveva corrisposto una cosciente partecipazione di popolo. Gli sembrava che dopo la stagione risorgimentale soltanto Spaventa e De Sanctis avessero tentato di riannodare le file del processo unitario e nazionale l\u00e0 dove si era interrotto, ma senza poter rompere in vita &quot;la spessa resistenza degli spiriti ottusi&quot; e dunque con scarsi risultati e senza futuro tanto che &quot;i venuti dopo sono tornati, com&#8217;era naturale, indietro&quot;. Di qui il suo costante interesse per i &quot;profeti del Risorgimento&quot;, la cultura di quel periodo, la riscoperta di autori dimenticatoi a partire significativamente dal Cuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Gentile concepisce il Risorgimento come svolgimento nel senso di continuit\u00e0 ed innovazione, di una tradizione poich\u00e9 tale \u00e8 la storia e niente &quot;\u00e8 storicamente possibile che non s&#8217;innesti nello stesso processo storico&quot;. Dunque il Risorgimento come riforma in grado di combinare aspetti di necessaria conservazione con elementi innovativi: tale fu, appunto, il Risorgimento italiano. Esso \u00e8 antitetico all&#8217;Illuminismo e alla cultura della rivoluzione francese le cui ultime conseguenze sono individuate nell&#8217;ateismo sensistico, nell&#8217;individualismo, nello spirito rivoluzionario, nel pessimismo. Il Risorgimento \u00e8 invece riscoperta religiosa e richiamo ad una tradizione che l&#8217;Illuminismo aveva corroso, quella della restaurazione. Ma essa va intesa nel suo significato pi\u00f9 pregnante, cio\u00e8 &quot;Restaurazione del divino&quot; da distinguersi dalla restaurazione politica con la quale avrebbe ben presto rotto ogni rapporto poich\u00e9 essa, qual era concepita dalla Santa Alleanza, riduceva i valori religiosi a puri strumenti pragmatici, mentre la Restaurazione risorgimentale era piuttosto contraddistinta dal primato del religioso anzich\u00e9 dal primato del politico.<\/em><\/p>\n<p><em>Non a caso, osservava Gentile, era toccato ad una personalit\u00e0 come Gioberti, filosofo e politico nello stesso tempo, segnare il punto in cui per avvenuta la rottura tra Restaurazione ideale e quella politica poich\u00e9 solo l&#8217;unit\u00e0 di filosofo e di politico pu\u00f2 consentire il superamento del vizio intellettualistico e razionalistico teso alla separazione di filosofia e politica. Cos\u00ec per Gentile l&#8217;idea di Risorgimento poggia sulla centralit\u00e0 della prassi in quanto teoria della conoscenza intesa come attivit\u00e0 produttiva e cio\u00e8 sull&#8217;unit\u00e0 del conoscere e del volere perch\u00e9 la loro distinzione &quot;implica la posizione di una realt\u00e0 presupposta al conoscere&quot;. Nell&#8217;avere intuito questo stava secondo Gentile uno dei principali meriti di Gioberti. La concezione gentiliana di Risorgimento si presenta, dunque, come ripresa e svolgimento di una tradizione dopo la temporanea eclissi di questa: idea del tutto contrapposta a quella di rivoluzione centrata invece sul progetto di un uomo nuovo e di una storia nuova; idea antistorica per eccellenza in quanto non solo poggia su un processo di dissacrazione della tradizione, ma pretende di segnare una frattura nella storia e ripartire da un impossibile stato di purezza originaria della coscienza. Non meno contraddittoria \u00e8 l&#8217;idea di reazione che si fonda sulla duplice pretesa di arrestare il processo della storia e sul primato dell&#8217;affermazione dell&#8217;autorit\u00e0 di un ordine esterno alla libert\u00e0 del soggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Potremmo complessivamente dire che per Gentile &#8212; ha scritto Del Noce &#8212; spirito risorgimentale ha il significato di una riaffermata religione dello Spirito, come spiritualismo purificato da ogni traccia di naturalismo e di soprannaturalismo insieme, essendo il soprannaturalismo per lui, per cos\u00ec dire, forma di naturalismo iperuranio. Del Risorgimento italiano Gentile si present\u00f2 come il filosofo che ne aveva portato l&#8217;idea a compimento, cos\u00ec come aveva fatto Marx per l&#8217;idea di Rivoluzione&quot;. L&#8217;idea di Risorgimento s&#8217;invera &quot;nel processo dinamico di svolgimento di un popolo &#8212; scrisse Gentile ne &#8216;I profeti del Risorgimento italiano&#8217; &#8211; che conquista la propria autonomia contemperando insieme il proprio essere di fatto (la propria capacit\u00e0 e le proprie forze) e l&#8217;idealit\u00e0 dei fini immanenti a cui le forze devono essere indirizzate&quot;. In questo sviluppo processuale della nazione italiana &#8212; che viene definito &quot;coscienza, bisogno interiore, processo morale, un atto insomma di vita&quot; &#8212; l&#8217;avversario da battere \u00e8 rappresentato dalla tradizione scettica di origine rinascimentale. L&#8217;Umanesimo ed il Rinascimento, osserva Gentile riprendendo De Sanctis, hanno creato il letterato fine, erudito ed elegante, ma senza fede n\u00e9 moralit\u00e0, in una parola &quot;l&#8217;uomo staccato dalla vita che guarda a tutto il suo contenuto (religione, morale, politica) con quella indifferenza che \u00e8 propria dello spirito estetico&quot; perch\u00e9 dal suo animo \u00e8 stato spiantato del tutto ogni concetto di trascendente. Non a caso la coscienza religiosa era infatti risorta con Vico nel momento in cui questi si era opposto alla trionfante cultura razionalista che Gentile considera l&#8217;erede naturale dell&#8217;umanesimo laico cinquecentesco.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compimento del Risorgimento italiano avrebbe dovuto perci\u00f2 liquidare la cultura giacobina, materialista, massonica di derivazione razionalista-illuminista e promuovere invece la formazione di un carattere nazionale consapevole della propria missione e conseguenza di un libero volere etico. Lo Stato non avrebbe dovuto essere opera di machiavelliana astuzia, ma istituzione legittimata dall&#8217;esistenza della Nazione e, contro ogni riduzione materialistica, espressione dell&#8217;iniziativa dell&#8217;uomo, della sua forza di volont\u00e0, del suo impegno etico. Al centro della sua riforma Gentile non poneva dunque prioritariamente lo Stato (che avrebbe dovuto, per cos\u00ec dire, rappresentarne la conseguenza) ma la Nazione concepita come volont\u00e0 comune di un popolo che afferma se stesso e cos\u00ec si realizza ed in cui ciascun individuo si riconosce. Era questa la profezia a cui avevano consacrato la propria vita Gioberti, Mazzini e tanti altri e che non s&#8217;era realizzata n\u00e9 con la conquista di Roma n\u00e9 con la vittoria di Vittorio Veneto.<\/em><\/p>\n<p>Il limite dell&#8217;interpretazione gentiliana del Risorgimento \u00e8 lo stesso, crediamo, della sua interpretazione del fascismo, e risiede principalmente nella sua concezione volontarista, vitalista e, in ultima analisi, astratta e velleitaria del divenire storico. I popoli, egli dice, e quindi anche gli italiani, hanno un bisogno intrinseco di esplicitare la propria libert\u00e0, di prendere coscienza di se stessi; e per farlo devono misurarsi colle difficolt\u00e0, devono lottare e, temprandosi nella lotta, portare a piena maturazione il loro destino, e ad intima consapevolezza l&#8217;idea che hanno di se stessi, della necessit\u00e0 di esser Nazione. Pure, nel caso del Risorgimento italiano egli ha visto bene il limite pi\u00f9 grave che lo ha contraddistinto: esser stato fondamentalmente opera d&#8217;un pugno d&#8217;individui abili e decisi, ma con scarso seguito popolare e, inoltre, forgiate da quella cultura illuminista e razionalista che, detestando la tradizione, detestava anche, in ultima analisi, la vera essenza del popolo. Infatti, nella cattolicissima Italia del XIX secolo, sarebbe stata cosa ovvia e naturale che gli uomini del Risorgimento facessero leva sul sentimento cattolico della stragrande maggiorana della popolazione, e specialmente dei contadini; ma, per farlo, avrebbero dovuto puntare su una coraggiosa politica di riforme, a cominciare dalla pi\u00f9 urgente di tutte, la riforma agraria, in modo da coinvolgere le masse, rispettando i loro sentimenti religiosi e anzi convogliandoli e utilizzandoli nella loro strategia politica. Voler fare l&#8217;Italia in senso massonico e rifiutando la tradizione cattolica; averla voluta fare senza il papa e contro il papa; aver preteso di fare appello a un generico sentimento patriottico di stampo quasi religioso, come aveva fatto Mazzini, ma senza calare questa religiosit\u00e0 nel suo vero contesto storico e culturale, aveva avuto esiti funesti. Il Brigantaggio meridionale era stato la Vandea della nazione italiana, e ci\u00f2 aveva reso la classe dirigente italiana, molto pi\u00f9 simile a quella francese del 1792 che a quella vagheggiata dal Gioberti col suo progetto neoguelfo, cio\u00e8 una classe capace di porsi realmente alla guida della Nazione, interpretandone i sentimenti pi\u00f9 veri e profondi. Il conoscere e il volere, per Gentile, sono una cosa sola: ma questo \u00e8 il dogma del suo attualismo; non se ne trovano conferme nel processo della storia. Ci\u00f2 che mostra quest&#8217;ultimo \u00e8 che i popoli rispondono a sollecitazioni precise: la vera prassi \u00e8 quella che emerge non da un bisogno astratto di libert\u00e0 e autoaffermazione, ma dalla cultura e dalle condizioni di vita che contraddistinguono un popolo a un dato momento della sua storia. In fondo, l&#8217;errore di Gentile \u00e8 lo stesso di Machiavelli: dopo aver proclamato l&#8217;assoluta necessit\u00e0 della concretezza e di tener conto della verit\u00e0 effettuale della cosa, \u00e8 caduto nel vagheggiamento d&#8217;una misteriosa forza salvifica, capace di guidare l&#8217;Italia verso il compimento del suo destino. Ma come poteva ci\u00f2 avvenire, se la classe dirigente, massonica e anticlericale, uscita dalla cultura dell&#8217;illuminismo, rappresentava un&#8217;idea diametralmente opposta alla tradizione? La stessa monarchia sabauda, divenuta la casa regnante italiana, aveva coronato i suoi sforzi riprendendo la tradizione rivoluzionaria, sia con la guerra del &#8217;48, sia con l&#8217;appoggio neanche tanto nascosto alla Spedizione dei Mille, sia con la distruzione del potere temporale del papa: in fondo, era la tradizione giacobina che tornava alla carica, nella <em>Giovine Italia<\/em> di Mazzini e nello spirito garibaldino. Il paradosso dell&#8217;Italia era che un popolo cattolico e tradizionalista era giunto all&#8217;unit\u00e0 politica contro il cattolicesimo e contro la tradizione; e la guerra del 1915, da questo punto di vista, non aveva certo migliorato le cose, ponendo l&#8217;Italia al fianco delle potenze massoniche e contro quelle imperiali. Il liberalismo di Gentile faceva velo al suo giudizio: per lui era troppo difficile ammettere che l&#8217;essenza del liberalismo era proprio quella, e che esso era erede legittimo dell&#8217;illuminismo e del laicismo, e strumento della massoneria. Per questa ragione vide nel fascismo la prosecuzione del Risorgimento: bisognava formare la Nazione, e dove aveva fallito la vecchia classe dirigente, forse sarebbe riuscito Mussolini. Paradossale anche questo: aver visto nel fascismo una sorta di super-liberalismo volto a creare le premesse di un&#8217;ordinata vita statale, cio\u00e8 a creare la Nazione.<\/p>\n<p>Si trattava di un grosso equivoco: il fascismo non era un super-liberalismo, ma la sua negazione; le sue radici erano nel socialismo massimalista e, in parte, nel sindacalismo rivoluzionario, non certo nello spirito borghese. Ma tale equivoco discendeva dalla concezione attualista in quanto tale: una volta identificato il pensiero con la storia, sulle orme di Hegel, non restava che aver fede in uno spiritualismo che eliminasse sia il naturalismo che il soprannaturalismo. Ma come \u00e8 possibile che lo spiritualismo rimanga fedele a se stesso, cio\u00e8 che sia spinta e tensione verso il trascendente, una volta che il trascendente sia stato rovesciato nell&#8217;immanente, che si sia identificato con esso? Gentile volle vedere sia nel Risorgimento, sia nel fascismo, una religione dello spirito: ma queste sono soltanto parole. Una religione \u00e8 una religione, e cio\u00e8 fede in Dio, oppure \u00e8 un&#8217;altra cosa; non esiste una &quot;religione dello spirito&quot; in quanto tale, se non proprio laddove meno Gentile avrebbe voluto trovarla: nella massoneria. Per restare fedele e coerente al suo dogma dell&#8217;attualismo, egli si rifiut\u00f2 di vedere quel che la sua grande intelligenza senza dubbio gli suggeriva: che il Risorgimento, all&#8217;atto pratico, era stato fatto da forze ben diverse da quelle che lui aveva in mente quando parlava di una &quot;religione dello spirito&quot;; e che quelle stesse forze, alimentate da una cultura materialista, razionalista e massonica, erano ancora vive e forti anche dopo il 1918, quindi il fascismo, se avesse voluto ereditare il compito di creare la Nazione, avrebbe dovuto o estirparle, o prepararsi a soccombere. Aveva ragione Gentile quando negava che nella storia vi siano fratture tali da poter produrre un &quot;uomo nuovo&quot;, nel senso delle ideologie del XIX e della prima met\u00e0 del XX secolo; ma pare si fosse scordato che un uomo nuovo era realmente apparso nella storia d&#8217;Europa, con la nascita del cristianesimo, per\u00f2 si era trattato realmente, in quel caso, di un uomo spirituale, mentre quello auspicato dai rivoluzionari moderni era un uomo materiale, frutto di una volont\u00e0 di dissacrazione destinata, presto o tardi, a esaurirsi. Dunque, per forgiare un autentico uomo nuovo, bisognava lavorare sulla dimensione spirituale: ed egli veramente s&#8217;illuse che il fascismo avrebbe saputo, e voluto, riprendere dal Risorgimento un simile programma. In altre parole, egli cred\u00e9 che sia il Risorgimento, sia il fascismo, furono movimento spirituali, contrapposti al materialismo di matrice illuminista; e non si rese conto che il secondo era destinato a fallire per la stessa ragione per cui era fallito il primo, ossia perch\u00e9 condizionato, al suo interno, da quelle stesse forze che in teoria avrebbe dovuto vincere e sottomettere. L&#8217;uno e l&#8217;altro, invece, si convertirono al machiavellismo: per supplire a un difetto di partecipazione popolare, puntarono su una strategia spregiudica, per la quale il fine giustifica i mezzi. La verit\u00e0 \u00e8 che la Nazione non pu\u00f2 esser fatta con un atto della volont\u00e0: non c&#8217;\u00e8 una ragione &quot;naturale&quot; per cui essa debba formarsi, ma neppure la si pu\u00f2 realizzare con un puro atto della volont\u00e0. La Nazione francese, ad esempio, \u00e8 stata formata da secoli di monarchia unitaria, ma soprattutto dalla Guerra dei Cent&#8217;anni e dall&#8217;opera, breve ma folgorante, di Giovanna D&#8217;Arco; la nazione spagnola \u00e8 stata formata dalla <em>Reconquista<\/em>, cio\u00e8 dallo spirito di crociata. Ora, in pieno Novecento, l&#8217;Italia avrebbe dovuto realizzare quel che altri popoli avevano costruito nel corso di tempi assai lunghi e alla luce di una grande idea. Qual era la grande idea che avrebbe dovuto presiedere alla nascita dalla nazione italiana? Forse una nuova idea imperiale, come proclamavano i nazionalisti? Impossibile, perch\u00e9 &#8212; e qui aveva ragione Gentile &#8212; l&#8217;Impero, per essere veramente un&#8217;idea e non solo una politica d&#8217;espansione materiale, doveva pur poggiare su una base ideologica: e qual era la base ideologica dell&#8217;Italia moderna, nata dal liberalismo e dalla massoneria? In fondo, la contraddizione ultima di Gentile \u00e8 stata quella di non vedere il legame necessario fra liberalismo e massoneria: credeva di poter affermare il primo ed eliminare la seconda. Credeva, sinceramente, che il fascismo potesse condurre a compimento una tale impresa. Vedeva e capiva che la massoneria era l&#8217;espressione di forze straniere, di interessi stranieri, di una mentalit\u00e0 estranea alla mentalit\u00e0 italiana; ma si rifiutava di vedere nella massoneria un frutto genuino del liberalismo, e, in quest&#8217;ultimo, un frutto altrettanto genuino di quello spirito rinascimentale che aveva individuato come modello &quot;sbagliato&quot; di evoluzione nazionale, perch\u00e9 fondato su di una <em>\u00e9lite<\/em> che si distacca dal popolo e che non sa, n\u00e9 vuole, esserne l&#8217;anima e la guida. Certo, quando ci si accinge a un compito, bisogna lavorare col materiale che c&#8217;\u00e8, e fare i conti con il tempo che si ha a disposizione. L&#8217;Italia, fra la seconda met\u00e0 dell&#8217;800 e la prima del &#8216;900, aveva solo pochissimo tempo a disposizione, e materiali assai scadenti. Era perci\u00f2, il suo, un gioco d&#8217;azzardo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sappiamo cosa \u00e8 stato il fascismo, secondo Giovanni Gentile: il compimento, o meglio il tentativo di compimento del Risorgimento, che era rimasto parzialmente interrotto all&#8217;epoca dell&#8217;unificazione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[164],"class_list":["post-24282","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-giovanni-gentile"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24282","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24282"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24282\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}