{"id":24280,"date":"2015-05-13T12:41:00","date_gmt":"2015-05-13T12:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/05\/13\/che-cose-la-verita\/"},"modified":"2015-05-13T12:41:00","modified_gmt":"2015-05-13T12:41:00","slug":"che-cose-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/05\/13\/che-cose-la-verita\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChe cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?\u00bb, chiede Ponzio Pilato a Ges\u00f9 Cristo, piuttosto spazientito, nel corso del processo a carico di quest&#8217;ultimo; ma non attende nemmeno la risposta e procede oltre: per lui, uomo pratico e immerso nei suoi problemi politici, poco importano simili questioni di natura squisitamente teoretica.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che l&#8217;uomo comune pu\u00f2 vivere tranquillamente senza mai porsi una simile domanda? \u00c8 proprio vero che si tratta di una questione strettamente riservata ai filosofi e a quanti hanno interessi di tipo speculativo, ma sostanzialmente ininfluente per tutti gli altri? Noi non lo crediamo; al contrario, ci sembra cosa ben certa che nessun essere umano pu\u00f2 pensare di ignorarla, senza pagare lo scotto di una tale indifferenza.<\/p>\n<p>Cominciamo col domandarci che cosa sia il vero. Vero, rispondiamo, \u00e8 l&#8217;accordo fra la cosa e il giudizio. In questa stanza, ove ora mi trovo, c&#8217;\u00e8 una finestra che guarda verso le montagne: e chiunque entri nella stanza, purch\u00e9 sia fornito della vista, pu\u00f2 confermare una simile affermazione; si tratta, pertanto, di una affermazione veritiera. Ma un&#8217;affermazione veritiera \u00e8 anche, per ci\u00f2 stesso, la verit\u00e0? No, perch\u00e9 il concetto di verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 ampio del concetto di &quot;vero&quot;: esso esprime una realt\u00e0 totale, nella quale ogni singolo dato \u00e8 integrato a formare un tutto coeso e trasparente, in cui non vi sono zone opache: dunque, non vi sono verit\u00e0 parziali. Una verit\u00e0 non pu\u00f2 mai essere parziale, per definizione: una verit\u00e0 \u00e8 anche, per ci\u00f2 stesso, &quot;la&quot; verit\u00e0; viceversa, una cosa vera pu\u00f2 coesistere con altre cose non vere, come quando, in un discorso, si pu\u00f2 dire una cosa vera, per\u00f2 mescolandola in mezzo ad affermazioni menzognere. Ma la verit\u00e0 non pu\u00f2 coesistere con la menzogna senza esserne contaminata, svilita, deformata: senza cessare di essere se stessa. O c&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, oppure c&#8217;\u00e8 la menzogna: l&#8217;una esclude l&#8217;altra; \u00abtertium non datur\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;accordo della cosa con il giudizio. Ma quale cosa: il vero o la verit\u00e0? Qui bisogna fare chiarezza, se si vogliono evitare possibili fraintendimenti. Molti filosofi preferiscono dire che la verit\u00e0 \u00e8 la concordanza fra il giudizio e la realt\u00e0: definizione empirica abbastanza condivisibile; ma, appunto, un po&#8217; troppo empirica. Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0? La realt\u00e0 \u00e8, nel linguaggio comune, il reale cos\u00ec come esso appare e si manifesta ai nostri sensi e alla nostra ragione. Ma il reale e la realt\u00e0 sono una stessa e medesima cosa? No: il reale \u00e8 l&#8217;essere, la realt\u00e0 \u00e8 la manifestazione dell&#8217;essere; dunque l&#8217;essere \u00e8 oggettivo, la realt\u00e0 \u00e8 soggettiva. Per il daltonico, il semaforo rosso appare verde: ecco un facile esempio di disaccordo fra la realt\u00e0 ed il giudizio. Ma il semaforo \u00e8 rosso o \u00e8 verde: non pu\u00f2 essere in un modo per te e in un altro modo per me. Pu\u00f2 apparire in due modi diversi, ma, in se stesso, o \u00e8 rosso o \u00e8 verde. Tuttavia, chi lo dice? Che ne sappiamo della cosa in s\u00e9? Da Kant in poi, questa \u00e8 la banale obiezione che si solleva davanti all&#8217;affermazione della cosa in s\u00e9. Ma la cosa in s\u00e9 \u00e8 l&#8217;essere, e l&#8217;essere non di discute, perch\u00e9 \u00e8 il fondamento del tutto: niente essere, niente pensiero, niente giudizio, niente soggetti che pensano e che giudicano; niente di niente.<\/p>\n<p>Qui si \u00e8 fatta una grossa confusione. Nella fretta di gettare in soffitta la teologia e la metafisica, ci si \u00e8 scordati che senza teologia e senza metafisica non si pensa, si farnetica (e infatti la filosofia di Hegel, il legittimo continuatore di Kant, \u00e8 tutta una lunga, noiosa, delirante farneticazione, in cui si dice tutto e il contrario di tutto: che l&#8217;essere \u00e8 il nulla e che il nulla \u00e8 l&#8217;essere, per esempio). Senza teologia e senza metafisica, non si emettono giudizi, perch\u00e9, a rigore, qualunque giudizio pu\u00f2 essere smentito e contraddetto da un altro giudizio: e, cos\u00ec facendo, si introduce la pazzia nel mondo. Dopo di che, se si vuol essere coerenti, si dovrebbe gettare nel cestino tutta la filosofia, in quanto tale, senza risparmiare nulla, assolutamente nulla: n\u00e9 la logica, n\u00e9 l&#8217;etica, n\u00e9 la politica, n\u00e9 l&#8217;estetica: tutto diventa un arbitrio, un azzardo, un gioco assurdo e contraddittorio. Chi sono io, del resto, se nego il mio stesso fondamento, che \u00e8 l&#8217;essere? Nessuno; o forse centomila, come dice Pirandello. Ma allora, lo ripetiamo, meglio lasciar perdere la filosofia, che \u00e8 la ricerca della verit\u00e0 nella totalit\u00e0, non in singoli segmenti del reale. Anche perch\u00e9 il reale non pu\u00f2 essere segmentato; la realt\u00e0 pu\u00f2 essere segmentata, sminuzzata, sbriciolata; il reale, no. Se si frantuma il reale, lo si falsifica: infatti il reale \u00e8 una unit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;essere, e nulla esiste al di fuori di esso.<\/p>\n<p>Del resto, nemmeno se fosse vero che non esiste un io &#8212; il che pu\u00f2 anche darsi, n\u00e9 vi sono ragioni sufficienti per negarlo a priori -, ma solo, poniamo (come affermano i buddisti Theravada) un flusso continuo di associazioni mentali sempre mutevoli, nemmeno allora cadrebbe il concetto di verit\u00e0: perch\u00e9 una cosa \u00e8 dire che essa \u00e8 difficile da raggiungere, un&#8217;altra cosa \u00e8 negarla. Ora, la verit\u00e0 \u00e8 un fatto, e coi fatti non si litiga, si cerca di spiegarli: ed \u00e8 un fatto perch\u00e9 uno almeno dei tanti io di cui si compone, forse, quello che appare come il nostro io complessivo, ne sente il bisogno, e il bisogno della verit\u00e0 presuppone che la verit\u00e0 esista, cos\u00ec come la sete presuppone che esista l&#8217;acqua, capace di spegnere quella sete. Dunque, il fatto che vi siano diverse percezioni della realt\u00e0 non \u00e8 un argomento contro la verit\u00e0, ma solo contro la presunzione del giudizio. Il fatto che vi siano giudizi presuntuosi non significa che tutti i giudizi siano falsi: ci\u00f2 sarebbe come buttare via il bambino insieme ai panni sporchi.<\/p>\n<p>A questo punto bisogna distinguere fra l&#8217;essere e l&#8217;esistere. Il reale non \u00e8 formato solo da ci\u00f2 che esiste, ma da tutto ci\u00f2 che \u00e8 esistito e che esister\u00e0, da tutto ci\u00f2 che potrebbe esistere, da tutto ci\u00f2 che \u00e8 pensabile, da tutto ci\u00f2 cui si applica la copula &quot;essere&quot;: perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;unica cosa reale, sia che le sue manifestazioni appaiano sensibilmente, sia che non appaiano; sia che si esplichino in forma visibile, sia che rimangano allo stato potenziale. L&#8217;unica cosa irreale \u00e8 il non-essere; ma il non-essere non \u00e8 qualcosa, non \u00e8 il contrario dell&#8217;essere, non possiede uno statuto ontologico, e sia pure in negativo: il non-essere \u00e8 ci\u00f2 che non si pu\u00f2 nemmeno pensare, perch\u00e9, nel momento in cui lo si pensa, si pensa pure qualcosa, e sia pure un qualcosa di fantastico e d&#8217;illusorio. Non per\u00f2 qualcosa di irreale: ci\u00f2 che \u00e8 fantastico, nondimeno, &quot;\u00e8&quot;; ed &quot;\u00e8&quot;, nel senso che possiede l&#8217;essere, anche ci\u00f2 che appare come fantastico. Proprio per il fatto che una cosa \u00e8 illusoria, proprio per il fato che una cosa \u00e8 irreale, appunto per questo quella cosa, invece di non essere, \u00e8.<\/p>\n<p>Il non-essere non appartiene a questo tipo di realt\u00e0; il non-essere non possiede alcuna realt\u00e0; non \u00e8 una cosa, \u00e8 un limite: il limite oltre il quale (o prima del quale) il pensiero cessa di esistere, e, con il pensiero, la realt\u00e0. La realt\u00e0, infatti, esiste in quanto \u00e8 pensabile; e il reale, che pone le basi della realt\u00e0, esiste in quanto esiste qualche cosa. Se non esistesse nulla, non vi sarebbe l&#8217;essere, dunque non vi sarebbe alcuna realt\u00e0 e non vi sarebbe nulla di reale. La realt\u00e0 \u00e8 pensabile, ma questo non vuol dire che essa sia, necessariamente, anche pensata. La realt\u00e0 pu\u00f2 anche non essere pensata da alcuno, come un&#8217;isola che nessuno ha mai scoperto e che giace dimenticata in un oceano sconosciuto. Per\u00f2 una tale isola \u00e8 pensabile, dunque potrebbe esistere; e se potrebbe esistere, allora esiste, e sia pure nella mente di colui che la pensa e che la immagina: \u00e8 un oggetto reale, una cosa reale, e sia pure un oggetto e una cosa del pensiero.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, dunque, \u00e8 l&#8217;accordo fra il reale e il giudizio: diciamo che se esiste un tale accordo, siamo nella verit\u00e0; se non esiste, siamo nell&#8217;errore, nella menzogna, nella falsit\u00e0. Andiamoci piano col negare che la verit\u00e0 esista, per il fatto che alla mente umana difficilmente essa si presenta nella sua interezza, cio\u00e8 nella sua effettiva natura. Negare la verit\u00e0 \u00e8 quasi come negare il reale, perch\u00e9 implica che l&#8217;essere o non sia, o non sia per noi: ma se noi siamo, allora noi siamo nell&#8217;essere, siamo parte del&#8217;essere; e, se noi siamo parte dell&#8217;essere, allora siamo nella verit\u00e0 e siamo parte della verit\u00e0. Ma la verit\u00e0, abbiamo detto, in se stessa non ha parti, non ha segmenti, non \u00e8 sezionabile: e questo appunto \u00e8 il limite del nostro conoscere. Noi siamo nella verit\u00e0, ma non abbiamo gli strumenti &#8212; almeno in via ordinaria &#8212; per cogliere contemporaneamente sia noi, che il reale: perci\u00f2 vediamo la realt\u00e0 come se vi fossero un dentro e un fuori, un prima e un poi, un io e un tu. Invece nell&#8217;essere non vi \u00e8 alcuna distinzione, non vi \u00e8 alcuna divisione, non vi \u00e8 alcuna contraddizione: l&#8217;essere \u00e8 semplice, trasparente, non duale.<\/p>\n<p>Il problema della verit\u00e0 si riduce, pertanto, alla questione del rapporto fra l&#8217;ente e l&#8217;essere. Se l&#8217;ente riconosce la sua derivazione dall&#8217;essere, allora il suo giudizio si accorda con il reale; se l&#8217;ente si ritiene separato e indipendente dall&#8217;essere, o se, addirittura, formula la stramba teoria che non il pensiero derivi dall&#8217;essere, ma l&#8217;essere dal pensiero (come, appunto, avviene nell&#8217;hegelismo), allora si smarrisce nelle nebbie dell&#8217;errore. La verit\u00e0, infatti, non \u00e8 una cosa, non \u00e8 un oggetto, ma uno stato o un modo dell&#8217;essere: il modo dell&#8217;essere che \u00e8 proprio a quest&#8217;ultimo. Il giudizio che si accorda con il modo di essere dell&#8217;essere, \u00e8 veritiero: non in quanto giudizio, soggettivo e dunque soggetto ad errore, ma in quanto riflesso dell&#8217;essere medesimo. La verit\u00e0, in ultima analisi, \u00e8 contemplazione che contempla se stessa; \u00e8 l&#8217;essere che si coglie nel proprio essere, e, cogliendosi, risplende della propria luce ineffabile.<\/p>\n<p>Di conseguenza, la sola verit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0 dell&#8217;Essere che pensa se stesso; la verit\u00e0 degli enti che pensano l&#8217;essere \u00e8, inevitabilmente, una verit\u00e0 filtrata, appannata, sfumata, come quando si contempla un oggetto attraverso una lastra di talco. Non per\u00f2 una verit\u00e0 parziale, perch\u00e9 le verit\u00e0 parziali non esistono; ma una verit\u00e0 sfuocata, perch\u00e9 la visione che \u00e8 propria dell&#8217;ente \u00e8 pur sempre una visione indiretta, come quella dei prigionieri nella caverna platonica. L&#8217;ente non potrebbe nemmeno sostenere la visione dell&#8217;essere in se stesso, la visione dell&#8217;Essere con la &quot;e&quot; maiuscola: ne resterebbe folgorato, annichilito. Eppure qualche cosa ne riesce a cogliere, una scintilla, un baleno: perch\u00e9 l&#8217;ente \u00e8 pur sempre una manifestazione dell&#8217;essere, e, come tale, possiede una stretta relazione con esso, \u00e8 parte di esso, \u00e8 un aspetto di esso.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto della ricerca della verit\u00e0, quello che attiene alla giustizia. Giustizia \u00e8 dare a ciascuna cosa quel che le spetta e riconoscerle quel che le compete; ingiustizia, negarle tale riconoscimento e tale attribuzione. Ora, la verit\u00e0 non \u00e8 pensabile al di fuori di un criterio di giustizia: nel senso che non si pu\u00f2 nemmeno immaginare la ricerca della verit\u00e0 come avulsa dalla giustizia: giustizia che consiste precisamente nel dare alla verit\u00e0 il riconoscimento che le \u00e8 dovuto, cos\u00ec come nel negarlo alle false credenze che della verit\u00e0 assumono le apparenze e che per essa si spacciano, ma senza appartenerle, anzi, essendone la radicale negazione. Come \u00e8 possibile cercare la verit\u00e0, e, nello stesso tempo, non darle il dovuto riconoscimento? Come \u00e8 possibile genuflettersi davanti a degli idoli, davanti a dei feticci, i quali, della verit\u00e0, non sono che la triste e fraudolenta mistificazione?<\/p>\n<p>Farsi piccoli e umili davanti alla verit\u00e0, dunque, \u00e8 un dovere secondo giustizia; e renderle omaggio \u00e8 parte del riconoscimento di essa, senza di che noi non saremmo che dei bugiardi o degli illusi. Orbene, \u00e8 evidente che non si comporta cos\u00ec colui che non d\u00e0 alla verit\u00e0 quel che le spetta, che non la riconosce, che cerca di adulterarla, di falsificarla, di stravolgerla: in breve, colui che nega la verit\u00e0 dell&#8217;essere, per sostituire ad essa la verit\u00e0 degli enti. La verit\u00e0 degli enti \u00e8 limitata, imperfetta, parziale; la verit\u00e0 dell&#8217;essere \u00e8 la verit\u00e0 totale, incondizionata, perfetta. Qualunque verit\u00e0, svincolata e separata dall&#8217;essere, non \u00e8 che menzogna o, nel migliore dei casi, illusione e farneticazione, peccato di superbia da parte dell&#8217;ente che vuole sostituirsi all&#8217;Essere, che vuole farsi il Dio di se stesso, auto-celebrarsi ed auto-glorificarsi. E questo, invero, \u00e8 il grande pericolo sempre in agguato nella cultura moderna: l&#8217;autoaffermazione dell&#8217;ente, la sua protervia, la sua &quot;hybris&quot;, che non accetta i limiti creaturali, ma ardisce di parificarsi all&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Torniamo sempre, cos\u00ec, al peccato di superbia, al peccato di Adamo ed Eva: al volersi fare, l&#8217;ente, simile e uguale all&#8217;essere: a promuoversi, da s\u00e9 stesso, ad uno statuto ontologico superiore, che non gli compete. Questa \u00e8 ingiustizia, nel seno teologico del termine: rifiuto di dare a ciascuna cosa ci\u00f2 che le spetta, di riconoscerle ci\u00f2 che le compete. Ed \u00e8 il padre di tutti i peccati, l&#8217;origine di ogni altro male morale.<\/p>\n<p>Pertanto, alla domanda: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?\u00bb, bisogna subito affiancare la domanda: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la giustizia?\u00bb; e si pu\u00f2 rispondere che le due cose, in ultima analisi, coincidono; e che consistono nel riconoscimento, da parte dell&#8217;ente, del proprio statuto ontologico, e dunque della propria condizione creaturale, e nel rapporto di derivazione, di pienezza, di grazia, che lega l&#8217;ente all&#8217;essere, rapporto che gli conferisce la sua dignit\u00e0, la sua preziosit\u00e0, la sua irripetibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo, almeno, fino a tanto che l&#8217;essere permane nella presente condizione complessiva, legata allo spazio e al tempo. Ma quando i veli cadranno, quando l&#8217;ente si sar\u00e0 liberato dell&#8217;involucro della materia, cos\u00ec come la farfalla che \u00e8 uscita dal bozzolo e ha deposto la sua vecchia veste, allora, ma soltanto allora, l&#8217;ente potr\u00e0 riconoscersi per quello che \u00e8 e che sempre \u00e8 stato: un raggio della luce stessa dell&#8217;Essere, splendido, eterno, infinito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>../../../../u00abChe cos_25E2_2580_2599/u00e8 la verit/u00e0@_2Fu00bb, chiede Ponzio Pilato a Ges_2Fu00f9 Cristo, piuttosto spazientito, nel corso del processo a cari03EEFB5D72\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[141,153,173,263],"class_list":["post-24280","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-filosofia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-immanuel-kant","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24280","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24280"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24280\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}