{"id":24279,"date":"2012-03-12T08:38:00","date_gmt":"2012-03-12T08:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/12\/che-cosa-vuol-dire-essere-sinceri\/"},"modified":"2012-03-12T08:38:00","modified_gmt":"2012-03-12T08:38:00","slug":"che-cosa-vuol-dire-essere-sinceri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/12\/che-cosa-vuol-dire-essere-sinceri\/","title":{"rendered":"Che cosa vuol dire essere sinceri?"},"content":{"rendered":"<p>Alla voce &quot;sincero&quot;, il vocabolario Zingarelli d\u00e0 questa definizione: \u00abChe nell&#8217;agire, nel parlare e simili, esprime con assoluta verit\u00e0 ci\u00f2 che sente, ci\u00f2 che pensa (dal latino: sincerum = schietto, puro)\u00bb.<\/p>\n<p>Sembrerebbe tutto chiaro; cos\u00ec come appare chiaro perch\u00e9 la sincerit\u00e0 sia sempre stata esaltata come una bella e necessaria qualit\u00e0, mentre il suo contrario, cio\u00e8 l&#8217;essere bugiardi, sia sempre stato condannato come un vizio brutto e dannoso.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, pi\u00f9 ci si riflette e pi\u00f9 la cosa appare assai meno limpida ed auto-evidente di quel che potrebbe sembrare di primo acchito. Se ci\u00f2 che una persona sente e pensa non \u00e8 sincero, ma ella crede che lo sia, allora ne consegue che quella persona \u00e8, a suo modo, perfettamente sincera; ma ci\u00f2 non toglie che quel che pensa, sente e dice, non siano affatto la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dunque, incominciamo con il separare i due concetti, che a torto sembrano intercambiabili: una cosa \u00e8 l&#8217;essere sinceri, un&#8217;altra e ben diversa \u00e8 l&#8217;essere veridici. Per essere sinceri basta dire quel che si pensa e che si sente (il che non \u00e8 poco, certo); ma, per essere veridici, \u00e8 necessario molto di pi\u00f9: \u00e8 necessario che il sentire e il pensare siano in accordo con la verit\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p>Arduo problema: che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0? Se lo chiedeva anche, ma da un punto di vista chiaramente scettico, il procuratore romano Ponzio Pilato (Giovanni, 18, 38), mentre interrogava Ges\u00f9 Cristo per cercar di capire in quale terribile guazzabuglio lo avessero cacciato i sacerdoti del Sinedrio, mentre una sola cosa egli capiva, con infallibile istinto: che essi volevano morto l&#8217;imputato, ad ogni costo, bench\u00e9 egli, da parte sua, non vi trovasse alcuna traccia di una colpa cos\u00ec grave da meritare la pena capitale.<\/p>\n<p>Strana e inattesa scoperta: non basta essere sinceri, bisogna anche essere veridici; o, almeno, sforzarsi di esserlo: ma, appunto, \u00e8 possibile dire la verit\u00e0, sentire la verit\u00e0, vedere e riconoscere la verit\u00e0?<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 una sola verit\u00e0, oppure ve ne sono molte, moltissime (una, nessuna e centomila, direbbe il nostro buon Pirandello; ma lo direbbe anche il Kurosawa di \u00abRashomon\u00bb), ognuna delle quali tende a sfuggirci irrimediabilmente come la sabbia in riva al mare, non appena tentiamo di afferrarla e di stringerla fra le nostre dita?<\/p>\n<p>E non basta ancora: esiste un &quot;io&quot; che possa misurarsi con il mistero, con l&#8217;abisso senza fondo della verit\u00e0, posto che qualcuno sia in grado di gettarvi anche solo una fuggevole occhiata, se non altro per misurarne tutta l&#8217;insondabile profondit\u00e0?<\/p>\n<p>Oppure ciascuno di noi non possiede un &quot;io&quot;, ma soltanto un complesso di operazioni mentali sempre in movimento, parte di un flusso vitale che non si ferma mai e che, perci\u00f2, fa s\u00ec che noi siano tanti quanti gli attimi che compongono la nostra esistenza?<\/p>\n<p>Partiamo da quest&#8217;ultimo punto; pi\u00f9 a monte non si pu\u00f2 risalire.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile dire, con gli strumenti conoscitivi che possediamo, se noi &quot;siamo&quot; un io, oppure se &quot;abbiamo&quot; un io, o magari numerosi io; cercare di stabilirlo con assoluta certezza sarebbe come cercare di afferrare la propria ombra: ogni volta che crediamo di averla presa, ci ritroviamo a stringere il nulla. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che &quot;dobbiamo&quot; vivere come se fossimo un io; diversamente, la vita diventerebbe impossibile, scivolerebbe nella pazzia. Ciascuno potrebbe dire e negare la medesima cosa nel giro di pochi istanti; e, quel che pi\u00f9 conta, potrebbe rivendicare per s\u00e9 la pi\u00f9 assoluta sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>Una cosa, infatti, sono le necessit\u00e0 pratiche della vita; un&#8217;altra cosa \u00e8 la verit\u00e0 filosofica. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che, quando un uomo, magari a distanza di anni, viene giustiziato per un crimine commesso in precedenza, le autorit\u00e0 commettono una enorme ingiustizia, perch\u00e9 l&#8217;io di quell&#8217;individuo non \u00e8 pi\u00f9, alla lettera, l&#8217;io che aveva commesso quel tale crimine. E tuttavia, come fare altrimenti?<\/p>\n<p>Ci piaccia o no, noi dobbiamo fare &quot;come se&quot; fossimo degli io coerenti e duraturi: se facciamo una promessa, dobbiamo mantenerla; non possiamo cavarcela dicendo che colui che fece la promessa pi\u00f9 non ci appartiene, e che noi siamo un soggetto completamente diverso; sarebbe troppo comodo, e per la societ\u00e0 organizzata sarebbe la fine.<\/p>\n<p>Vi sono stati e vi sono dei pensatori e degli scrittori i quali non riescono a rassegnarsi a questo stato di cose; i quali sostengono che noi siamo costretti a rispondere di cambiali che qualcun altro ha firmato al posto nostro, e che su tutta la nostra vita grava il peso di scelte e decisioni che non siamo stati noi a prendere, ma qualcun altro, che portava il nostro stesso nome.<\/p>\n<p>\u00c8 una protesta legittima, ma, a nostro avviso, assolutamente sterile. Quella cambiale esiste e qualcuno deve pagarla: e, dal momento che reca la nostra firma, bisogna che lo facciamo noi, che siamo noi ad assumercene la responsabilit\u00e0. Se tutti faranno lo stesso, ecco che l&#8217;assurdit\u00e0 della situazione verr\u00e0 alquanto riequilibrata: i problemi sorgono quando qualcuno si rifiuta di onorare la cambiale, in un mondo ove la maggioranza lo fa, o, almeno, riconosce giusto e doveroso farlo (anche se magari, all&#8217;atto pratico, parecchi tentano di menare il can per l&#8217;aia il pi\u00f9 a lungo che possono).<\/p>\n<p>Dipende da noi far s\u00ec che si riesca a vivere in un mondo ove sia possibile fidarsi l&#8217;uno dell&#8217;altro: pagando la cambiale, senza far troppe storie, cos\u00ec come vorremmo che facessero nei nostri confronti coloro che ci sono debitori. Siamo tutti sia debitori, che creditori: tutti abbiamo da pagare e tutti avremmo da riscuotere la nostra parte.<\/p>\n<p>Veniamo alla seconda domanda. Esiste una verit\u00e0, una verit\u00e0 vera, una verit\u00e0 oggettiva?<\/p>\n<p>Quando Giovanna d&#8217;Arco sentiva le &quot;voci&quot; e lo dichiarava ai suoi accusatori, mentiva o diceva la verit\u00e0? Diceva la verit\u00e0, certamente; ma la verit\u00e0, qual era? Che quelle voci esistevano, per cos\u00ec dire, fuori di lei, cio\u00e8 oggettivamente, oppure dentro di lei, soggettivamente?<\/p>\n<p>E qui il problema si fa spinosissimo: perch\u00e9, come osservava George Berkeley, &quot;esse est percipi&quot;, &quot;essere \u00e8 l&#8217;essere percepito&quot;: e noi non possiamo percepire alcunch\u00e9 se non dentro il nostro universo sensoriale, per mezzo del nostro universo sensoriale, e nulla sappiamo di quel che rimane al di fuori di esso.<\/p>\n<p>I cosiddetti realisti, e in genere tutti i positivisti, ritengono che sia possibile operare una distinzione netta e incontrovertibile fra ci\u00f2 che \u00e8 &quot;dentro&quot; e ci\u00f2 che \u00e8 &quot;fuori&quot; della coscienza; ma il loro \u00e8 un clamoroso errore di prospettiva, che nasce da un peccato di riduzionismo: pensare che la realt\u00e0 possa essere sezionata e divisa a piacere, solo per la comodit\u00e0 di colui che lo indaga, assecondando le sue categorie mentali ed i suoi radicati pregiudizi scientisti e razionalisti.<\/p>\n<p>In effetti, il reale \u00e8 uno solo: non esistono parti, ma soltanto punti di vista di un&#8217;unica realt\u00e0; di conseguenza, non esistono un &quot;dentro&quot; e un &quot;fuori&quot;, per il semplice fatto che la nostra coscienza \u00e8 il prodotto di una mente non localizzata, che coincide, in ultima analisi (e bench\u00e9 la coscienza, nella gran maggioranza dei casi, non ne abbia consapevolezza) con l&#8217;intera dimensione della realt\u00e0: passata, presente e futura.<\/p>\n<p>Il fatto che esistano delle clamorose discrepanze fra la &quot;verit\u00e0 per me&quot; e la &quot;verit\u00e0 per te&quot; sta a indicare, semplicemente, che \u00e8 difficile, se non impossibile, conciliare i differenti punti di vista; non che l&#8217;uno sia pi\u00f9 reale di un altro: anche le fantasie, anche i sogni, anche le allucinazioni sono reali; cos\u00ec come sono reali, perfino pi\u00f9 reali della realt\u00e0 ordinaria, le esperienze spirituali trascendenti, nelle quali il soggetto ode, vede e sperimenta cose che nessun altro, all&#8217;infuori di lui, pu\u00f2 vedere, udire e sperimentare.<\/p>\n<p>Questo non significa che non esista alcuna differenza fra verit\u00e0 e menzogna; la menzogna \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 la deformazione consapevole, deliberata della realt\u00e0. Per cui il vero problema \u00e8 quello di vedere se la deformazione della realt\u00e0 sia deliberata, non se essa abbia luogo: perch\u00e9 ogni verit\u00e0 umana \u00e8 una &quot;verit\u00e0 per s\u00e9&quot; e, dunque, una verit\u00e0 che non coincide con quella degli altri e che, in questo senso, si potrebbe anche definire, ma con un linguaggio impreciso ed estremamente grossolano, &quot;falsa&quot;, rispetto ad una supposta oggettivit\u00e0, che in effetti non esiste.<\/p>\n<p>Ed eccoci ritornati alla prima domanda, dalla quale eravamo partiti; esiste la verit\u00e0, esiste una sola ed assoluta verit\u00e0, che sia possibile dire, pensare, vedere?<\/p>\n<p>Anche qui, la domanda andrebbe sdoppiata in due sotto-domande: se esista la verit\u00e0 in quanto tale, e se sia possibile riconoscerla.<\/p>\n<p>Alla prima domanda rispondiamo che la verit\u00e0 certamente esiste, perch\u00e9 essa coincide, in ultima analisi, con la realt\u00e0: e, se la realt\u00e0 ultima \u00e8 una, anche la verit\u00e0 deve essere una, e dunque deve poter esistere e non essere altro da s\u00e9.<\/p>\n<p>Alla seconda domanda rispondiamo che essa, per sua natura, trascende la possibilit\u00e0 di indagine razionale del singolo individuo, la quale \u00e8 capace di procede solo metodicamente, inanellando una verit\u00e0 parziale dopo l&#8217;altra: ma non esiste alcuna speranza che la somma di tante verit\u00e0 parziali possa dare la verit\u00e0 totale, non pi\u00f9 di quanto il bambino che raccoglieva l&#8217;acqua del mare in una buca scavata sulla spiaggia, potesse riuscire a travasarla tutta.<\/p>\n<p>La ragione umana, che procede per prove e dimostrazioni, deve fermarsi dopo ogni nuova acquisizione e ricominciare, sempre per prove e dimostrazioni, ad affrontare il gradino successivo: non pu\u00f2, essendo finita, abbracciare simultaneamente il mistero della verit\u00e0, che, coincidendo con il mistero della realt\u00e0, \u00e8 infinito.<\/p>\n<p>Esiste, per\u00f2, un&#8217;altra strada, esiste un&#8217;altra possibilit\u00e0 di avvicinarsi al mistero della verit\u00e0: quello dell&#8217;apertura coscienziale, dell&#8217;abbandono consapevole, lucido, vigile, al flusso cosmico del reale, che \u00e8 tutt&#8217;uno con la verit\u00e0 ultima. Si tratta di una visione fugace, ma sublime, che pochissimi individui riescono a raggiungere e solo per frammenti di tempo: ma che cos&#8217;\u00e8 il tempo, se non il nome che noi diano alla manifestazione del reale? Che cosa sono i secoli e i millenni, che cosa sono i milioni di anni, di fronte all&#8217;illuminazione istantanea, a-temporale, divina, che riempie l&#8217;anima di splendore e beatitudine e che l&#8217;orologio avaramente tenterebbe di descrivere in termini di pochi secondi, al massimo di minuti?<\/p>\n<p>Ed ora, la questione da cui aveva preso le mosse il nostro ragionamento: la possibilit\u00e0 di essere sinceri.<\/p>\n<p>Se per &quot;sinceri&quot; si intende che possiamo descrivere fedelmente la realt\u00e0, la risposta \u00e8 affermativa, ma solo a due condizioni: che ci impegniamo a lavorare duramente su noi stessi, in modo da rendere il nostro sguardo interiore sempre pi\u00f9 limpido e trasparente, liberandoci dalle scorie delle cattive abitudini (brama, timore, gelosia, ecc.); e che teniamo sempre presente che quell&#8217;avverbio, &quot;fedelmente&quot;, significa fedelmente a come l&#8217;abbiamo vista, sentita, pensata e non a come essa \u00e8 in se stessa. A quest&#8217;ultimo genere di fedelt\u00e0, che coincide con l&#8217;essere perfettamente veridici, noi ci possiamo pi\u00f9 o meno avvicinare, secondo la strada che abbiamo fatto sul cammino della consapevolezza; non mai giungervi e farla nostra completamente.<\/p>\n<p>Ora, il fatto che noi non siamo mai interamente veridici, anche se, talvolta, siamo capaci di sincerit\u00e0, non deve indurci alla pigrizia morale, non deve trasformarsi in un comodo alibi per scusare le nostre infedelt\u00e0, le nostre vigliaccherie, i nostri tradimenti, a cominciare dai tradimenti pi\u00f9 insidiosi, quelli nei confronti di noi stessi.<\/p>\n<p>Si ricordi quel che dicevamo poc&#8217;anzi: la cambiale va pagata comunque, se vogliamo essere uomini e donne d&#8217;onore; se non vogliamo trasformarci in burattini senza dignit\u00e0, senza parola, senza alcun senso etico.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, questa affermazione non va interpretata nel senso che noi dobbiamo caricarci sulle spalle un peso superiore alle nostre forze: perch\u00e9, se cos\u00ec facessimo, finiremmo per crollare comunque, oppure per rompere ugualmente le nostre promesse: e forse, a quel punto, faremmo pi\u00f9 male, agli altri ed a noi stessi, di quel che avremmo fatto se avessimo chiarito fin dal principio in quale misura ci sentivano obbligati al rispetto della cambiale.<\/p>\n<p>Una cosa deve essere chiara: quella famosa cambiale non \u00e8 un elemento estraneo, calato dall&#8217;alto, una irruzione aliena e minacciosa nel giardino ben curato della nostra vita; \u00e8 parte di una legge cosmica, alla quale apparteniamo, e che non concede diritti senza l&#8217;assunzione di doveri, non promette gioie a chi non sia disposto ad affrontare anche i sacrifici, le difficolt\u00e0, i dolori.<\/p>\n<p>Esistono, nella vita, un dare ed un avere, che si bilanciano non secondo i nostri umani e fallibilissimi criteri di giustizia, ma secondo un ritmo universale, mosso da una sapienza ben superiore alla nostra e a noi inattingibile; ma della quale possiamo e dobbiamo imparare a fidarci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla voce &quot;sincero&quot;, il vocabolario Zingarelli d\u00e0 questa definizione: \u00abChe nell&#8217;agire, nel parlare e simili, esprime con assoluta verit\u00e0 ci\u00f2 che sente, ci\u00f2 che pensa (dal<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[157,263],"class_list":["post-24279","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-gesu-cristo","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24279","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24279"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24279\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24279"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24279"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24279"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}