{"id":24277,"date":"2022-09-17T03:05:00","date_gmt":"2022-09-17T03:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/17\/cosa-studia-la-storia-o-cosa-sono-i-fatti-storici\/"},"modified":"2022-09-17T03:05:00","modified_gmt":"2022-09-17T03:05:00","slug":"cosa-studia-la-storia-o-cosa-sono-i-fatti-storici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/17\/cosa-studia-la-storia-o-cosa-sono-i-fatti-storici\/","title":{"rendered":"Cosa studia la storia, o: cosa sono i fatti storici?"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 di moda rivendicare la qualifica di scienza pressoch\u00e9 a qualsiasi ambito dello scibile umano, in particolare alle cosiddette <em>scienze dello spirito<\/em> (dal tedesco <em>Geisteswissenschaften<\/em>, espressione introdotta da Wilhelm Dilthey nel 1883) e dunque per la filologia, l&#8217;economia politica, il diritto; e magari (perch\u00e9 no?) anche per le cosiddette scienze esoteriche o scienze occulte, come la magia, l&#8217;alchimia, l&#8217;astrologia, la negromanzia, lo spiritismo e via dicendo. Naturalmente anche gli storici, anzi, gli storici prima e pi\u00f9 di tutti gli altri, hanno rivendicato per la loro disciplina questo titolo che, a quanto pare, conferisce automaticamente un attestato di nobilt\u00e0, per quanto recente e un po&#8217; dubbia, come nel caso al <em>villan rifatto<\/em> che si compra a peso d&#8217;oro il blasone ed il titolo nobiliare, onde pavoneggiarsene nelle occasioni mondane, accanto agli esponenti della pi\u00f9 antica e solida aristocrazia.<\/p>\n<p>E su che cosa, esattamente, si basa la pretesa di molti storici, o meglio ormai di quasi tutti gli storici (gli ultimi originali che non ci tenevano affatto, come Johan Huizinga o Heinrich Wolfflin, o anche, per un altro verso, Victor von Hagen, appartengono a una generazione scomparsa, quasi ad un&#8217;altra era geologica) di essere anch&#8217;essi, dopotutto, e fatte le debite precisazioni, degli scienziati? A ben guardare la ragione \u00e8 una sola: che essi studiano i fatti, <em>i nudi fatti<\/em>; salvo poi, come \u00e8 ovvio, collegarli e spiegarli con altri fatti, sviluppando idee e ragionamenti, istituendo collegamenti e confronti, infine formulando dei giudizi. Affermando che essi studiano i fatti, gli storici sembrano porsi su un terreno concettualmente simile a quello su cui si muovono il chimico, il fisico o il biologo, dal momento che anche la chimica, la fisica e la biologia si occupano di fatti, cio\u00e8 di <em>quantit\u00e0 discrete<\/em>, circoscritte, specifiche, ben individuate o individuabili, che possono essere isolate quanto basta per studiarle senza farsi confondere o distrarre da altri fatti, i quali magari sono contigui e perfino mescolati ad esse, ma che vanno espunti dall&#8217;orizzonte della ricerca, in omaggio alla norma fondamentale della scienza moderna: la specializzazione, il rifiuto di estendere indebitamente i confini del proprio oggetto. Anche da ci\u00f2 si vede come il padre della modernit\u00e0 \u00e8 Guglielmo di Ockham, col suo celebre &quot;rasoio&quot;: non bisogna moltiplicare gli enti senza necessit\u00e0; come se il reale aspettasse da noi, dal soggetto, di adeguarsi al pensiero, quasi che noi fossimo Dio e sapessimo cosa deve esistere e cosa no.<\/p>\n<p>Dunque, i fatti. Dateci i nudi fatti, dicono gli storici, e noi vi daremo la giusta chiave di lettura delle vicende umane. Ora, a parte che la conoscenza dei fatti \u00e8 come la realt\u00e0 dei mattoni, senza i quali non si pu\u00f2 costruire la casa, ma che sono solamente la condizione minima indispensabile affinch\u00e9 la casa possa essere costruita, mentre resta da verificare se c&#8217;\u00e8 chi sa come posarli l&#8217;uno sull&#8217;altro fino a costruire l&#8217;edifico completo, rimane da vedere un po&#8217; pi\u00f9 da vicino cosa siano questi famosi fatti; se siano proprio cos\u00ec &quot;nudi&quot; come si pretende; se, insomma, siano auto-evidenti e si presentino in maniera tale da venire riconosciuti e interpretati alla stregua delle quantit\u00e0 discrete con le quali si confrontano gli scienziati. Potrebbe accadere, infatti &#8211; sorpresa! &#8211; che, visti da vicino, i fatti non spicchino entro la cornice del quadro della realt\u00e0 percepibile in modo cos\u00ec netto da poter essere circoscritti ed isolati, cos\u00ec da fornire i chiarimenti e le spiegazioni dei quali lo storico va alla ricerca, bens\u00ec da apparire a loro volta bisognosi di essere interpretarti e chiariti, e in definitiva da non offrire alcuna spiegazione ai problemi coi quali \u00e8 alle prese lo storico, ma da costituire un problema essi stessi. E che problema! Se i fatti non sono cos\u00ec chiari ed evidenti come si crede, su che cosa pogger\u00e0 la storia, la storia come conoscenza oggettiva, per non dire della pretesa degli storici di essere equiparati senz&#8217;altro agli scienziati?<\/p>\n<p>Per tentare di trovare una risposta, partiamo da alcune riflessioni dello storico americano Carl Lotus Becker (1873-1945), svolte nel corso di una conferenza del 1926 intitolata <em>Che cosa sono i fatti storici?<\/em> (titolo originale: <em>What are Historical Facts<\/em>), pubblicata postuma nel 1955 su <em>Western Political Quarterly<\/em> (in: C. L. Becker, <em>Storiografia e politica<\/em>, a cura di Vittorio de Caprariis, Venezia, Neri Pozza Editore, 1962, pp. 133-136):<\/p>\n<p><em>Quando qualcuno pronuncia la parola &quot;fatti&quot; tutti siamo disposti a fargli credito: quel termine ci d\u00e0, infatti, come un senso di stabilit\u00e0. Sappiamo dove siamo, quando, come usa dire, ci atteniamo ai fatti: ad esempio, quando ci teniamo ai fatti della struttura dell&#8217;atomo o all&#8217;incredibile movimento dell&#8217;elettrone che salta da un&#8217;orbita a un&#8217;altra. Con la storia accade esattamente la stessa cosa: gli stortici si sentono sicuri solo quando si tengono ai fatti. In effetti, noi parliamo dei &quot;duri fatti&quot;, dei &quot;freddi fatti&quot;, dell&#8217;incapacit\u00e0 a mettere in evidenza i fatti, della necessit\u00e0 di fondare una narrazione su &quot;una solida base di fatti&quot;. E, a forza di parlare a questo modo, i fatti della storia finiscono con l&#8217;apparire qualcosa di solido, di sostanzioso, come le cose materiali (intendo ci\u00f2 nel senso abituale del termine, e non nel senso in cui si dice: &quot;una serie di eventi nell&#8217;etere&quot;), come qualcosa che possiede una forma definita ed un contorno chiaro e preciso, come i mattoni o le assi, insomma. E ci \u00e8 agevole, allora, dipingere lo stoico come un uomo che incespica ed urta col piede contro i duri fatti, di cui non s\u00ec&#8217;\u00e8 accorto. Naturalmente, questo \u00e8 affar suo, \u00e8 un rischio che non pu\u00f2 non affrontare, dal momento che il suo mestiere \u00e8 proprio quello di scavar fuori fati e di ammucchiarli in modo che qualcuno possa usarli. Questo qualcuno pu\u00f2 anche essere egli stesso; comunque \u00e8 suo compito ordinarli in modo tale, che tutti, anche sociologi ed economisti, possano facilmente servirsene per qualche loro lavoro costruttivo.<\/em><\/p>\n<p><em>Questi (magari con un po&#8217; di esagerazione: ma non tanta!) sono i connotati abituali dell&#8217;espressione &quot;fatti storici&quot;, cos\u00ec come \u00e8 usata dagli studiosi di storia, e da tanti altri. Orbene, quando noi troviamo una parola che non ci \u00e8 del tutto familiare, ci sembra utile cercarla nei dizionari, per vedere che significato le hanno attribuito altri. Ma quando ci capita di dover usare frequentemente una parola con cui tutti hanno dimestichezza &#8212; prole come &quot;causa&quot;, &quot;libert\u00e0&quot;, &quot;progresso&quot;, &quot;governo&quot; &#8212; quando ci capita di dover usare parole cosiffatte e che tutti comprendono benissimo, la cosa pi saggia da fare mi sembra di concedesi il beneficio del tempo e di rifletterci su. Il risultato pu\u00f2 essere addirittura stupefacente: poich\u00e9 il pi\u00f9 spesso ci si avvede di aver parlato di suoni della voce, invece che di cose reali. Anche l&#8217;espressione &quot;fatto storico&quot; rientra in questa categoria: e mi sembra che sarebbe il caso che almeno noi storici ci riflettessimo su, pi di quanto non abbiamo fatto finora. Per il momento, dunque, lascio da parte lo storico che si muove nel passato a far provvista di fatti, e preferisco indagare se il fatto storico \u00e8 veramente cos\u00ec fermo e stabile come di solito si suppone. E ai fini di tale indagine porr\u00f2 tre domande, molto semplici, facendo bene attenzione che siano domande a cui posso promettere di dare una risposta. Che cos&#8217;\u00e8 il fatto storico? Deve lo si trova? Quando un fatto \u00e8 un fatto storico? E consentitemi di richiamare la vostra attenzione su un punto: ho detto \u00c8, e non ERA. Assumo, infatti, come pacifico che se siamo interessati, ad esempio, al fatto &quot;Magna Carta&quot;, lo siamo per uno scopo nostro, e non per uno scopo di quel fatto; e dal momento che viviamo nel nostro tempo e non nel 1215, dobbiamo, di necessit\u00e0, essere interessati a ci\u00f2 che la &quot;Magna Carta&quot; \u00c8, e non a ci\u00f2 che essa ERA.<\/em><\/p>\n<p><em>Innanzi tutto dunque: cos&#8217;\u00e8 un fatto storico? Prendiamo un fatto, il pi\u00f9 semplice di quelli che gli storici conoscono: \u00abnell&#8217;anno 49 avanti Cristo Cesare attravers\u00f2 il Rubicone\u00bb. Questo \u00e8 un fatto che tutti conoscono e che ha evidentemente qualche importanza, dal momento che \u00e8 ricordato in tutti i libri sul grande Cesare. Ma \u00e8, esso, veramente cos\u00ec semplice come sembra? Ed ha quel contorno chiaro e definito, che attribuiamo di solito ai fatti storici? Quando diciamo che Cesare attravers\u00f2 il Rubicone, non intendiamo, naturalmente, che lo fece da solo, ma che l&#8217;attravers\u00f2 con tutto il suo esercito. Il Rubicone, poi, \u00e8 un piccolo fiume, e non so esattamente quanto tempo fu necessario perch\u00e9 l&#8217;esercito di Cesare l&#8217;attraversasse: \u00e8 certo, per\u00f2, che il fatto di attraversarlo fu accompagnato da molti altri fatti, molte parole e molti pensieri di molti uomini. Il che vuol dire che il semplice fatto di Cesare che attraversa il Rubicone si scompone in migliaia di fatti minori: se qualcuno fosse capace di conoscere e riferire tutti questi fatti, ha osservato James Joyce, sarebbe certamente necessario un libro di 794 pagine per raccontare il semplice episodio di Cesare che attraversa il Rubicone. Il fatto semplice, dunque, si rivela tutt&#8217;altro che semplice: ci\u00f2 che \u00e8 semplice \u00e8 la formula che adoperiamo, la quale \u00e8 una formula sintetica che racchiude in s\u00e9 migliaia di fatti.<\/em><\/p>\n<p><em>Comunque, Cesare varc\u00f2 il Rubicone. Ma che vorr\u00e0 dire ci\u00f2? Tanti altri hanno attraversato quel fiume! Perch\u00e9 dare tanto credito a Cesare? Perch\u00e9 per duemila anni il mondo ha fatto tesoro di quel semplice fatto che nel 49 avanti Cristo Cesare varc\u00f2 il Rubicone?Se io, come storico, non ho niente da dare a voi se non questo fatto preso per s\u00e9, col suo contorno ben definito, senza frange e connessioni, devo anche aggiungere, se sono una persona onesta, per quale ragione non v&#8217;\u00e8 nulla da dire intorno ad esso. La verit\u00e0, tuttavia, \u00e8 che quel semplice fatto HA le sue connessioni, ed \u00e8 per questo che l&#8217;umanit\u00e0 ne ha fatto tesoro per duemila anni. Esso \u00e8 legato da questi nessi ad innumerevoli altri fatti, cosicch\u00e9 acquista qualche significato solo quando perde il suo contorno ben definito, quando \u00e8 considerato nel complesso contesto di circostanze che l&#8217;hanno fatto esistere.<\/em><\/p>\n<p>Queste osservazioni ci sembrano condivisibili, e a ci\u00f2 si aggiunga che l&#8217;Autore ha scelto, a titolo di esempio, un fatto veramente &quot;nudo&quot; e semplicissimo (almeno in apparenza): l&#8217;attraversamento del Rubicone da parte di Giulio Cesare. Ma lo storico, di solito, ha a che fare con fatti molto, ma molto pi\u00f9 complessi; e inoltre non lavora solo coi fatti, ma con situazioni complessive ed estremamente articolate, che richiedono addirittura una chiave di lettura molteplice e pluridisciplinare: non solo storica in senso stretto, ma anche filosofica, economica, scientifica, religiosa, artistica. Si pensi a eventi come la Rivoluzione scientifica del XVII secolo, o la Rivoluzione industriale del XVIII e XIX secolo; oppure al tramonto del paganesimo e all&#8217;ascesa del cristianesimo nel tardo Impero Romano; oppure alle grandi scoperte geografiche del XV e XVI secolo; o ancora al mutamento del gusto letterario e dello stile architettonico avvenuto nel corso della tarda antichit\u00e0 e agli albori dell&#8217;et\u00e0 di mezzo.<\/p>\n<p>Un altro tipo di situazione \u00e8 quando lo storico si trova di fronte a quello che, secondo i criteri e il giudizio della storiografia moderna, \u00e8 stato un grande evento, un evento di svolta addirittura epocale; ma che, all&#8217;esame spassionato delle fonti, risulta essere &quot;passato&quot; pressoch\u00e9 inosservato dai contemporanei, i quali non avevano la prospettiva sufficiente a rendersi conto della sua reale portata. Tale \u00e8 stata, ad esempio, la fine dell&#8217;Impero Romano di Occidente: quella che \u00e8 stata chiamata <em>la caduta senza rumore<\/em>. Ora, l&#8217;Impero romano non era solo <em>un<\/em> impero; era, nel mondo antico &#8211; beninteso all&#8217;interno dei confini del mondo allora conosciuto dagli occidentali &#8211; <em>quasi tutto il mondo<\/em>. La sua caduta, pertanto, non segnava solamente la fine di una entit\u00e0 statale fra le altre, ma la fine della civilt\u00e0 stessa, la fine di qualunque prospettiva intelligibile di civilt\u00e0; impossibile anche solo immaginare che la civilt\u00e0 potesse sopravvivere prendendo altre strade. Al tempo stesso, la deposizione di Romolo Augusto, nel 476, da parte del barbaro Odoacre, non seguita dall&#8217;elezione di un atro imperatore fantoccio, ma anzi dalla restituzione delle insegne imperiali al sovrano d&#8217;Oriente, Zenone, a significare che un solo imperatore d&#8217;ora in poi era sufficiente, non fece particolare impressione sulla gente. Ne avevano fatta molto di pi\u00f9 i tre &quot;sacchi&quot; di Roma, bench\u00e9 questa da tempo non fosse pi\u00f9 la capitale politica: quello dei Visigoti di Alarico nel 410, quello dei Vandali di Genserico nel 455 e quello dell&#8217;esercito di Ricimero, un generale nominalmente romano insorto contro Antemio, l&#8217;imperatore legittimo, nel 472. Ma quando il giovane Romolo, chiamato per dileggio <em>augustolo<\/em>, cio\u00e8 \u00abil piccolo Augusto\u00bb, venne deposto, e Odoacre fu cos\u00ec generoso, o cos\u00ec politicamente astuto, da risparmiargli la vita, la gente praticamente non se ne accorse o, se lo fece, risolse la cosa con un&#8217;alzata di spalle. Tanto, quel fatto in se stesso non cambiava proprio niente nella sua vita di tutti i giorni, che nel complesso era e restava quanto mai difficile e incerta per tutti.<\/p>\n<p>Ha scritto Charles Dufay nel volume <em>L&#8217;eredit\u00e0 di Roma<\/em> (Ginevra, Edizioni Ferni, 1974, pp. 8-9):<\/p>\n<p><em>\u00c8 un fatto che mai l&#8217;uomo visse in tempi di maggior confusione incertezza, di maggiori contraddizioni e controsensi. Atterriti per lo sfacelo progressivo dell&#8217;impero, tremebondi per il sospetto di star vivendo la fine del mondo, quello che gli Stoici chiamavano il &quot;Grande Anno&quot; e i Cristiani il ritorno del Cristo giudicante, questi uomini del V secolo non si accorsero poi che l&#8217;Impero, almeno in Occidente, era finito davvero. Il 76, quella data che per noi costituisce un crinale grandioso, un evento fondamentale per intendere e classificare il tempo storico, quella data che segna la fine di una storia millenaria e ne apre un&#8217;altra destinata a durare per un altro millennio, non signific\u00f2 assolutamente nulla agli occhi dei contemporanei. La deposizione di Romolo Augustolo e la sua manata sostituzione con un altro imperatore in Occidente pass\u00f2 come un episodio quasi normale, uno dei tanti, e neppure nuovo; un episodio, in ogni caso, transitorio. Roma era in basso, certamente; forse non aveva mai toccato cos\u00ec duramente il fondo da quando era iniziata la sua fatale decadenza. Nessuno, per\u00f2, pens\u00f2 che fosse morta. Essa dormiva, per una breve pausa, ma si sarebbe destata presto e forse avrebbe cominciato una nuova ascesa, una grande rinascita.<\/em><\/p>\n<p><em>Quegli uomini stavano vivendo l&#8217;evento capitale dell&#8217;evo antico, l&#8217;evento che avrebbe ispirato amare meditazioni per varo secoli e fatto scorrere, ai nostri moderni studiosi, fiumi d&#8217;inchiostro, e non se ne accorgevamo, anch0&#8217;essi addormentati e accecati nella luce ancora abbagliante dell&#8217;idea di Roma immortale.<\/em><\/p>\n<p>In una prospettiva filosofica pi\u00f9 specifica, bisogna chiedersi &#8212; e fra i moderni \u00e8 stato Wilhelm Dilthey a chiederselo con maggiore chiarezza e coerenza &#8212; quanto dei fatti, in questo caso del passato, appartiene alla realt\u00e0 oggettiva e quanto, invece, inevitabilmente \u00e8 un prodotto della nostra mente: perch\u00e9 una netta distinzione tra la sfera oggettiva del conoscere ci\u00f2 che \u00e8 esterno alla coscienza, e la sfera, almeno parzialmente soggettiva, del conoscere <em>attraverso<\/em> la coscienza e perci\u00f2 al suo interno, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile. Un po&#8217; come G. B. Vico prima di lui, Dilthey ha visto che una cosa \u00e8 spiegare <em>(erkl\u00e4ren<\/em>) e un&#8217;altra \u00e8 comprendere (<em>verstehen<\/em>); che la conoscenza di qualsiasi fatto implica, e di solito segue, il comprendere se stessa da parte della coscienza; e che mentre i fatti naturali sono estranei alla coscienza dell&#8217;osservatore e richiedono un metodo di studio puramente intellettuale, quelli umani, e dunque anche quelli storici, presuppongono l&#8217;unit\u00e0 del conoscere e della coscienza e si rivelano coinvolgendo tutto l&#8217;insieme del soggetto conoscente: intelletto, volont\u00e0, intuizione, ricordi, fantasia. Ci manca lo spazio per approfondire questa importante intuizione &#8212; ci riserviamo di farlo in altra sede; per intanto, osserviamo che lo sdoppiamento dell&#8217;atto conoscitivo in qualcosa di &quot;esterno&quot; e qualcosa d&#8217;interiore \u00e8 tipico della filosofia moderna, in particolare dalla distinzione di Cartesio fra la <em>res cogitans<\/em> e la <em>res extensa<\/em> e, pi\u00f9 tardi, della distinzione di Locke fra qualit\u00e0 primarie e qualit\u00e0 secondarie delle cose, che ha portato Berkeley a ridurre le cose a idee, e Hume a sciogliere anche le idee, mettendo in dubbio l&#8217;esistenza di un io o centro regolatore della coscienza stessa, ridotta a una semplice ipotesi o &quot;abitudine&quot; usata a scopo puramente pratico.<\/p>\n<p>Sia come sia, dovremmo andarci piano quando affermiamo, credendo con ci\u00f2 di porci su un terreno solidamente oggettivo, che la storia si basa sulla conoscenza dei fatti, dei nudi fatti, dei semplici fatti. Chi decide cosa \u00e8 un fatto? E quale effettiva conoscenza possiamo avere di un fatto accaduto a qualcun altro, nel passato, e che \u00e8 giunto sino a noi attraverso la tradizione di altri io, non solo interessati a darci una certa versione di essi, ma oggettivamente impotenti a coglierli nella loro univocit\u00e0 ed essenzialit\u00e0?<\/p>\n<p>Bisogna dunque ridimensionare le pretese dello storico, non diciamo a equiparasi ad uno scienziato della natura, ma anche solo a conoscere e spiegare il passato in maniera perfettamente oggettiva, o, comunque, sicuramente soddisfacente. E questo non per il gusto di relativizzare ogni cosa, ma per essere cosciente che altro \u00e8 il mondo, altro \u00e8 la nostra coscienza: la quale \u00e8 uno strumento di conoscenza strutturalmente limitato e imperfetto, specie quando si trova alle prese con i fatti del passato. In verit\u00e0, la coscienza trova difficile anche solo separare un qualsiasi fatto, non solo passato ma anche presente, da tutti gli altri fatti, sia esterni che interni alla coscienza, i quali soltanto lo rendono intelligibile. Perch\u00e9 il fatto in se stesso, esaminato singolarmente (come voleva Husserl nella sua <em>epoch\u00e9<\/em>), si rivela misterioso e indecifrabile, come un oggetto osservato tenendolo troppo vicino agli occhi: per riconoscerlo, \u00e8 necessaria una certa prospettiva, e quindi \u00e8 indispensabile una distanza adeguata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 di moda rivendicare la qualifica di scienza pressoch\u00e9 a qualsiasi ambito dello scibile umano, in particolare alle cosiddette scienze dello spirito (dal tedesco Geisteswissenschaften,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-24277","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24277","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24277"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24277\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24277"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24277"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24277"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}