{"id":24265,"date":"2012-01-08T06:47:00","date_gmt":"2012-01-08T06:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/08\/che-cosa-pensava-dante-dellislamismo-che-cosa-pensava-dante-dellislamismo\/"},"modified":"2012-01-08T06:47:00","modified_gmt":"2012-01-08T06:47:00","slug":"che-cosa-pensava-dante-dellislamismo-che-cosa-pensava-dante-dellislamismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/08\/che-cosa-pensava-dante-dellislamismo-che-cosa-pensava-dante-dellislamismo\/","title":{"rendered":"Che cosa pensava Dante dell\u2019islamismo? Che cosa pensava Dante dell\u2019islamismo?"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa pensava Dante dell&#8217;islamismo?<\/p>\n<p>Sembrerebbe una domanda quasi provocatoria: tutti sanno che il sommo poeta ha posto Maometto nel pi\u00f9 profondo dell&#8217;Inferno, nella nona bolgia dell&#8217;ottavo cerchio, tra i seminatori di discordia, che vengono orrendamente squarciati dai colpi di spada inferti loro eternamente da un diavolo; e, se la pena non bastasse, la maniera in cui descrive le sue ferite e gli organi interni messi a nudo non lascia spazio a molti dubbi circa l&#8217;opinione che ha del profeta arabo.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 talmente chiara che in molti Paesi arabi la \u00abDivina Commedia\u00bb circola espurgata di quei famosi versi e in alcuni di essi, quelli a regime fondamentalista, non circola affatto, perch\u00e9 ritenuta blasfema: nessuna meraviglia, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che pure la stessa arte europea, come nel caso dell&#8217;affresco medievale della cattedrale di San Petronio a Bologna, in cui Maometto \u00e8 raffigurato, appunto, nell&#8217;Inferno, suscita lo sdegno dei musulmani pi\u00f9 zelanti.<\/p>\n<p>Eppure, in Occidente, vi \u00e8 qualche anima gentile che vorrebbe dimostrare che le cose stanno altrimenti; che Dante aveva in altissimo concetto la cultura araba; che perfino l&#8217;aver messo Maometto all&#8217;Inferno, s\u00ec, ma fra gli scismatici, dimostrerebbe come egli lo ritenesse una sorta di cristiano traviato e non proprio un nemico &quot;esterno&quot; della religione cristiana; e via di questo passo, sempre pi\u00f9 disperatamente arrampicandosi sugli specchi.<\/p>\n<p>Queste anime belle ragionano cos\u00ec: nel Medioevo, la civilt\u00e0 islamica era indubbiamente pi\u00f9 progredita di quella cristiana, tanto da far riscoprire ai rozzi europei le meraviglie del pensiero e della scienza greci; lo stesso Dante, forse, si \u00e8 ispirato a testi arabi, come il \u00abLibro della Scala\u00bb, per la composizione del suo poema sacro: dunque, come \u00e8 possibile che il grande Fiorentino non abbia nutrito rispetto, se non proprio ammirazione, per quella civilt\u00e0, della quale era tanto debitore, cos\u00ec come lo erano tutti i suoi contemporanei?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, molte di queste premesse sono sbagliate e dunque, a maggior ragione, lo sono le conseguenze. Che la filosofia greca sia stata restituita all&#8217;Europa dall&#8217;Islam, \u00e8 tesi vecchia, che mostra ormai tutte le sue crepe; e basterebbero, a farla traballare dalle fondamenta, due semplici ma inoppugnabili constatazioni: primo, che la lingua araba mal si presta a tradurre con precisione le sottili sfumature del pensiero greco; secondo, che &#8211; almeno fino ai primi del 1300 &#8211; pochissimi erano i dotti europei che conoscevano l&#8217;arabo in maniera sufficiente da poterne leggere i testi originali, dato che nessun testo arabo era stato tradotto nelle lingue romanze: e Dante, che non conosceva nemmeno il greco, sicuramente non era fra essi.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Siccome nella cultura odierna \u00e8 diffusa l&#8217;idea che il cosiddetto &quot;multiculturalismo&quot; sia un valore di per s\u00e9 evidente, e che sia auspicabile promuoverlo in ogni maniera possibile; siccome siamo ormai abituati alle prese di posizione di alti esponenti della Chiesa cattolica, come l&#8217;arcivescovo ambrosiano Tettamanzi, i quali, in nome della libert\u00e0 religiosa, esortano all&#8217;accoglienza a senso unico e si fanno paladini della costruzione di moschee nel cuore delle nostre citt\u00e0 &#8211; senza preoccuparsi, invero, del diritto di reciprocit\u00e0, ossia della libert\u00e0 religiosa delle minoranze cristiane presenti nei Paesi islamici, le quali, anzi, sono frequentemente sottoposte a fortissime pressioni e, talvolta, anche a violenze sanguinose -, allora si vorrebbero proiettare queste idee all&#8217;indietro nel tempo e si pretende di arruolare Dante tra i fautori o gli anticipatori di esse, attribuendogli una sorta di attestato retroattivo di pluralismo culturale e religioso.<\/p>\n<p>Per la stessa ragione, si vorrebbe cogliere nei versi di Dante qualche sfumatura, qualche velato accenno di disapprovazione o, almeno, di riserva mentale, nei confronti delle Crociate: come \u00e8 possibile, si pensa, che un animo nobile come il suo non vedesse il fanatismo, la violenza gratuita, magari lo spirito anticristiano, insito nell&#8217;idea medesima di una guerra di religione? O che non scorgesse, dietro le sbandierate ragioni di ordine etico e religioso, quelle ben pi\u00f9 concrete e decisive, di natura commerciale e politica?<\/p>\n<p>Eppure, quel che Dante pensava delle Crociate appare chiarissimo nel lungo colloquio con il suo bisavolo Cacciaguida, in Paradiso, nel Cielo di Marte, quello degli spiriti combattenti per la fede: e non c&#8217;\u00e8 arzigogolo ermeneutico che possa smentire tale evidenza: ossia che, per lui, le Crociate erano delle imprese militari assolutamente legittime, anzi, sacrosante; e che, se aveva qualche rimprovero da fare ai papi e ai sovrani del suo tempo, era semmai quello di averle lasciate cadere, rivolgendo le armi in esecrabili guerre intestine alla cristianit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanto, poi, al fatto che, per l&#8217;uomo moderno, \u00e8 virtualmente impossibile pensare alle Crociate come guerre religiose, senza lasciarsi sfuggire il sorrisetto di chi la sa lunga e non si lascia abbindolare dalle chiacchiere dei preti, ma sa bene quali ragioni di ordine economico vi fossero in gioco dietro le quinte, ebbene, questo \u00e8, appunto, un aspetto caratteristico della mentalit\u00e0 moderna, perch\u00e9 per noi moderni \u00e8 praticamente impensabile che una guerra possa nascere da motivazioni in prevalenza non economiche; ma nel Medioevo le cose stavano altrimenti.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo medievale, le cose della religione erano pi\u00f9 importanti di tutto il resto e chi non capisce questo, non capisce nulla di quella civilt\u00e0; di conseguenza, senza negare che, nelle Crociate, vi siano state anche delle finalit\u00e0 economiche e politiche, si pu\u00f2 senz&#8217;altro escludere che esse fossero prevalenti e che quelle religiose fossero un mero pretesto per nascondere le altre, che sarebbero state quelle reali, ma inconfessabili.<\/p>\n<p>Insomma, ancora una volta la forma mentis moderna, o postmoderna, pretenderebbe di imporre le proprie categorie concettuali all&#8217;universo mondo, passato, presente e futuro; ancora una volta vorrebbe trovare la conferma delle proprie certezze presso i grandi uomini vissuti secoli fa, partendo dal presupposto che una persona intelligente e bene intenzionata, a qualunque tradizione culturale appartenga, non potrebbe che confermare e sottoscrivere le convinzioni (e i pregiudizi) tipiche della modernit\u00e0, assurte allo statuto di verit\u00e0 eterne e infallibili.<\/p>\n<p>Nemmeno per un attimo questi signori, tutti debitamente progressisti, pluralisti e democratici e, perci\u00f2, politicamente corretti, sono sfiorati dal dubbio che le loro verit\u00e0 non siano poi cos\u00ec eterne e auto- evidenti; che, forse, \u00e8 lecito pensarla anche diversamente; che, senza ombra di dubbio, uomini nobili e saggi vissuti in altre epoche non avrebbero mai sottoscritto le loro premesse ideologiche e quindi nemmeno le loro conclusioni, ammesso e non concesso che sia lecito fare tali supposizioni puramente immaginarie.<\/p>\n<p>Lo scrittore Gianandrea De Antonellis, noto per il romanzo storico controcorrente \u00abNon mi arrendo\u00bb &#8211; prosecuzione ideale de \u00abL&#8217;alfiere\u00bb di Carlo Alianello e, quindi, assai polemico verso la Vulgata risorgimentale -, ha trattato questo argomento in un articolo di esemplare chiarezza, \u00abGiudizio sull&#8217;Islam e sulle Crociate nella &quot;Divina Commedia&quot;\u00bb, di cui riportiamo la parte centrale (in: \u00abNova Historica. Rivista internazionale di storia\u00bb, Roma, n. 31, 2009):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Se un normale uomo del Medioevo considerava giusta e necessaria la Crociata, cosa poteva pensare del mondo islamico, al di l\u00e0 della necessit\u00e0 di combatterlo per permettere un sicuro pellegrinaggio verso il Sepolcro? Nel secolo scorso si \u00e8 sviluppata l&#8217;idea che la maggior parte dei contemporanei di Dante ammirassero la cultura, se non la religione islamica, e si \u00e8 diffusa anche la leggenda &#8211; definitivamente confutata solo di recente (Sylvain Gouguenheim) che la filosofia medioevale fosse debitrice ai commentatori arabi della &quot;scoperta&quot; di Aristotele. In realt\u00e0 la stessa struttura linguistica dell&#8217;arabo avrebbe impedito una corretta trasmissione del pensiero filosofico, nato non a caso in Grecia, cio\u00e8 in una terra che utilizzava un linguaggio ben pi\u00f9 complesso de preciso, che impediva confusioni interpretative.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di tali questioni filologiche, rimane il fatto &#8211; peraltro abbastanza ovvio &#8211; che per ammirare l&#8217;Islam p necessario ammirare e rispettare anche la figura del suo fondatore. Vediamo dunque come ce lo mostra Dante. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tra i tantissimi dannati, che pagano con il contrappasso di continui fendenti cui non possono opporsi e che li tagliano profondamente sempre nello stesso punto (&quot;fessi cos\u00ec&quot;) l&#8217;aver seminato divisioni in famiglie, Stati o religioni, il primo che si avanza verso il Poeta \u00e8 proprio Maometto, paragonato ad una botte (&quot;veggia&quot;) che ha perso una doga centrale (&quot;mezzule&quot;) o laterale (&quot;lulla&quot;) [&#8230;]<\/p>\n<p>Solo l&#8217;innamoramento, per cos\u00ec dire, di Miguel Asin Palacios poteva vedere una &quot;particolare benevolenza&quot; in questa descrizione, per il fatto di porre Maometto non tra gli eresiarchi, ma &quot;solamente&quot; tra gli scismatici (riducendolo, in tal guisa, alla vera religione). Tanto \u00e8 vero che in ambiente musulmano il canto XXVIII dell&#8217;&quot;Inferno&quot; viene espunto o l&#8217;intero poema vietato (come accade in Pakistan).<\/p>\n<p>L&#8217;idea stessa del contrappasso, si sostiene, verrebbe da testi islamici: aver messo Maometto nell&#8217;unico canto in cui questa parola viene esplicitata ed anzi sottolineata sarebbe una sorta di &quot;segnale&quot;. In realt\u00e0, come si pu\u00f2 leggere direttamente, la figura maciullata di Maometto \u00e8 descritta utilizzando termini di una durezza tale &#8211; si pensi alla descrizione delle viscere che fuoriescono dalla profonda ferita,, alla circonlocuzione per descrivere lo stomaco (&quot;il tristo sacco, etc.&quot;.), la lunghezza del taglio che parte dal mento per raggiungere l&#8217;ano (&quot;l\u00e0 dove si trulla&quot;, cio\u00e8 si emettono rumorose flatulenze) \u00e8 poco adatta al fondatore di una religione, ad un patriarca che si voglia realmente rispettare, se non addirittura onorare.<\/p>\n<p>Ma la teoria delle fonti islamiche che sarebbero state utilizzate da Dante ha altri, importanti sostenitori. Ad esempio la grande linguista Maria Corti, nell&#8217;ultimo periodo della propria esistenza, avall\u00f2 la teoria islamica, tra l&#8217;altro facendo notare l&#8217;uso dell&#8217;arabismo &quot;meschite&quot; (donde &quot;moschea&quot;) , per &quot;case&quot;, ad indicare le dimore dei diavoli in &quot;Inferno&quot;, VIII, 24). [&#8230;]<\/p>\n<p>In realt\u00e0, gi\u00e0 Tommaseo, nel suo &quot;Commento&quot; (1837), lo aveva notato. Ma ne aveva dato un&#8217;altra &#8211; peraltro ovvia &#8211; interpretazione: &quot;Mescite chiama quelle d&#8217;Inferno: come se le moschee fosser cosa diabolica&quot;. Perch\u00e9 diciamo ovvia? Nel maggio 1992, ai funerali del giudice Giovanni Falcone, , il cardinal Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo, venne criticato per aver usato la frase scritturale (&quot;Ap&quot;., 2, 9 e 3,9) &quot;sinagoga di Satana&quot; a proposito della mafia: parlare di &quot;moschea di Satana&quot; sarebbe invece indice di adesione all&#8217;Islam? [&#8230;]<\/p>\n<p>Dante, da uomo del suo tempo, riteneva dunque che le Crociate fossero un fatto storico da giudicarsi positivamente, e che dovessero anzi essere proseguite e perseguite come obiettivo primario, utile di per s\u00e9 e non soltanto per evitare le guerre fratricide in Europa. [&#8230;]<\/p>\n<p>E come Santa Caterina anche Dante accetta pienamente lo strumento bellico &#8211; che comporta, presuppone e causa ad un tempo &#8211; la pacificazione europea, per un fine superiore che \u00e8 quello della conquista di Outremer per ragioni squisitamente religiose e non politiche od economiche, due tipi di finalit\u00e0 certamente presenti, ma altrettanto certamente del tutto secondarie, nella mentalit\u00e0 medievale.<\/p>\n<p>Infine &#8211; ed anche questo \u00e8 un chiaro indizio sul pensiero di Dante a proposito del giudizio da dare sulle Crociate- l&#8217;intero poema della &quot;Divina Commedia&quot; si chiude su un meraviglioso inno alla Vergine fatto recitare da San Bernardo da Chiaravalle (1090-1153). Ma il &quot;Doctor Mellifluus&quot;, il santo dalle parole dolci come il miele, era stato molto duro &#8211; rispecchiando la mentalit\u00e0 medioevale, scevra da ogni tentazione edulcorane nei confronti della Verit\u00e0- nei confronti dei nemici della fede, tanto da creare il neologismo &quot;malicida&quot;, &quot;uccisore di un malvagio&quot; (non &quot;omicida&quot;, &quot;uccisore di un uomo&quot;, quindi degno la vittima di rispetto e l&#8217;offensore di punizione) per giustificare la violenza in guerra.\u00bb<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 che Dante deve essere preso per quello che realmente \u00e8 stato, un uomo del Medioevo tutto d&#8217;un pezzo; e, se si vuole rispettarne veramente il pensiero, bisogna resistere alla tentazione di volerlo piegare alle categorie mentali e culturali della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 difficile dire cosa esattamente sentisse un uomo del Medioevo, proprio perch\u00e9 la sua sensibilit\u00e0 differiva profondamente dalla nostra; per\u00f2 possiamo dire, con un buon grado di certezza, che cosa NON sentiva e che cosa NON pensava. Ebbene: non sentiva il bisogno di cercare sempre una mediazione, di evitare comunque il conflitto, di venire a patti con i valori fondamentali; n\u00e9 considerava auspicabile il multiculturalismo, perch\u00e9 riteneva, senza incertezze, che la verit\u00e0 sia una.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa pensava Dante dell&#8217;islamismo? 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