{"id":24264,"date":"2020-10-04T10:53:00","date_gmt":"2020-10-04T10:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/10\/04\/cosa-ostacola-la-vera-scienza-il-caso-grover-krantz\/"},"modified":"2020-10-04T10:53:00","modified_gmt":"2020-10-04T10:53:00","slug":"cosa-ostacola-la-vera-scienza-il-caso-grover-krantz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/10\/04\/cosa-ostacola-la-vera-scienza-il-caso-grover-krantz\/","title":{"rendered":"Cosa ostacola la vera scienza: il caso Grover Krantz"},"content":{"rendered":"<p>Quanto pi\u00f9 lontano potrebbero giungere le nostre conoscenze scientifiche, se non vi fosse qualcosa che ostacola sistematicamente la ricerca, e specialmente la ricerca degli studiosi pi\u00f9 intrepidi, quelli che hanno il coraggio di esplorare nuovi ambiti e di scandagliare zone inesplorate del conoscere. Questo fattore, strano a dirsi, ma forse non troppo, \u00e8 costituito dalla stessa comunit\u00e0 scientifica, la quale si \u00e8 costituita in una sorta di chiesa laica, anzi laicista, e si \u00e8 data una struttura stabile che deve rispettare regole molto rigide e al di fuori della quale non c&#8217;\u00e8 salvezza, vale a dire che le scoperte pi\u00f9 importanti rischiano di passare del tutto inosservate se chi le fa non si attiene alle regole imposte dalla chiesa scientista. Nella quale vige un conformismo, o per meglio dire un bigottismo, in tutto e per tutto paragonabile a quello di certe sette religiose, o pseudo religiose, che vivono in un mondo a parte, tutto loro, quasi allucinatorio, nel quale non \u00e8 pi\u00f9 vero ci\u00f2 che \u00e8 vero, e che l&#8217;evidenza dei fatti mostra chiaramente, ma \u00e8 vero ci\u00f2 che i capi della setta asseriscono essere vero, ad esclusione di tutto il resto, che ha la colpa originaria di essere materia profana. Naturalmente, \u00e8 giusto che gli scienziati rispettino dei metodi di ricerca rigorosi e si attengano a un serio codice professionale; ma la scienza che essi coltivano non deve diventare una sorta di fortilizio assediato, dal quale si difendono ferocemente, respingendo qualunque tipo di ricerca non rifletta perfettamente le regole e i protocolli, e soprattutto rifiutandosi di prendere in considerazione le ricerche attinenti a degli ambiti che essi, dall&#8217;alto del loro potere accademico e della loro presunzione cattedratica, bollano come indegni di una seria indagine scientifica.<\/p>\n<p>Per un vero scienziato, non c&#8217;\u00e8 nulla di disonorevole o di degradante nel confrontarsi anche con ambiti di ricerca non convenzionali: egli non teme il ridicolo che potrebbe venirgli dal fatto di occuparsi di cose ritenute dai colleghi &quot;poco scientifiche&quot;, perch\u00e9 la sua sola preoccupazione \u00e8 l&#8217;indagine onesta e rigorosa, e ci\u00f2 che possono pensarne i conformisti dello scientismo non lo tocca minimamente. Di fatto, per\u00f2, ad avere un tale atteggiamento di libert\u00e0 intellettuale sono ben pochi, e quei pochi devono pagare un duro scotto in termini di isolamento, di critiche ingenerose, di emarginazione e di ostacoli d&#8217;ogni genere alla loro carriera. Per quanto bravi siano nella loro specializzazione, gli scienziati che commettono il peccato imperdonabile di esplorare ambiti della realt\u00e0 che incontrano la disapprovazione della comunit\u00e0 accademica, non troveranno riviste specializzate disposte a pubblicare le loro ricerche, n\u00e9 universit\u00e0 disponibili a finanziare i loro progetti, n\u00e9 laboratori disposti ad ospitarli, o fondazioni interessate a finanziare i loro progetti. In breve, troveranno ben presto il deserto attorno a s\u00e9, perch\u00e9 la comunit\u00e0 scientifica, che si \u00e8 autonominata detentrice e custode del solo sapere autorizzato, deve punirli per la loro insubordinazione. \u00c8 il conformismo dei professori, la loro paura di esporsi alle critiche se assumono atteggiamenti indipendenti, il cancro che divora dall&#8217;interno la ricerca scientifica e ne limita enormemente le possibilit\u00e0 di sviluppo: se ne sta avendo un doloroso saggio in questi mesi di presunta pandemia da Covid-19, quando gli scienziati e molti medici specializzati non stanno certo facendo una bella figura nel contraddirsi a vicenda, nell&#8217;esprimere pareri grossolani e superficiali, nel tacere sugli errori diagnostici che sono stati fatti e nel persistere in una impostazione clinico-terapeutica che ha gi\u00e0 dato cattivi risultati e che ne dar\u00e0 di peggiori, fino a quando non verr\u00e0 rotto il tab\u00f9 e non si dir\u00e0 a voce forte e chiara che qualcuno ha cavalcato la paura della gente, che l&#8217;ha acuita ed esasperata, e che il modo in cui l&#8217;emergenza \u00e8 stata affrontata si \u00e8 rivelato complessivamente inadeguato, isterico, precipitoso, ha lasciato sguarniti gli altri fronti della sanit\u00e0 pubblica e ha condannato molti pazienti che potevano essere salvati, se le loro terapie non fossero state ostacolate, ritardate o interrotte a causa della paura parossistica del contagio, che ha congelato quasi tutti i reparti ospedalieri e gli ambulatori clinici, nell&#8217;attesa tanto irrazionale quanto deleteria di un miracoloso vaccino che dovrebbe risolvere tutti i problemi.<\/p>\n<p>Vogliamo chiarire meglio il discorso avvalendoci di un esempio concreto, fra i tantissimi che avremmo potuto scegliere. Grover Sanders Kranz (1931-2002) \u00e8 stato un noto e stimato zoologo americano che, a un certo punto, si \u00e8 appassionato alla criptozoologia. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto quando, nel corso della sua carriera, si \u00e8 imbattuto qualcosa di molto insolito: le impronte di un Sasquatch lasciate sul terreno in una impervia regione dello Stato di Washington, all&#8217;estremo nord-ovest degli Stati Uniti. Il Sasquatch, come \u00e8 noto, \u00e8, o forse bisogna dire &quot;sarebbe&quot;, un antropoide molto simile all&#8217;uomo, ma assai pi\u00f9 alto e massiccio, coperto da una pelliccia villosa, che si aggira per i boschi di quelle zone quasi disabitate e pi\u00f9 volte \u00e8 stato visto, o intravisto, o ha lasciato tracce del suo passaggio, oltre ad occupare un posto ben preciso nei racconti e nelle leggende delle trib\u00f9 indiane del Nord-ovest, fra le Montagne Rocciose e la costa del Pacifico. La parola infatti \u00e8 di origine indiana e significa letteralmente &quot;uomo selvaggio&quot;. Esiste anche un breve filmato che ritrae un esemplare femmina, e che \u00e8 stato variamente giudicato: per alcuni \u00e8 autentico, per altri \u00e8 un falso abbastanza maldestro. Sia come sia, e bench\u00e9 nel corso dell&#8217;ultimo secolo le segnalazioni, dirette o indirette, della presenza di questo misterioso abitante dei boschi di abeti siano state alquanto numerose, in una nazione scientificamente avanzata come gli Stati Uniti, ove legioni di giovani laureati in zoologia, antropologia, biologia, scalpitano per farsi notare e intraprendere una carriera di prima classe, fino agli anni &#8217;60 del secolo scorso non si era fatto avanti neppure uno scienziato disposto a mettere la faccia in una ricerca mirante a sciogliere una volta per tutte l&#8217;enigma relativo alla sua esistenza o inesistenza.<\/p>\n<p>Le cose stavano a questo punto allorch\u00e9 nel 1963, Grover, figlio di mormoni praticanti, un professore molto popolare fra gli studenti nonostante i suoi esami fossero notoriamente difficili, e che soleva pranzare con loro alla mensa universitaria e parlare di tutto, dalla fisica quantistica alla storia militare, incroci\u00f2 la sua strada, per cos\u00ec dire, con quella del Bigfoot, e decise di dedicarvi una serie di ricerche tanto accurate quanto quelle che un serio scienziato accademico riserva a qualsiasi altro ambito di studio, nonostante si trattasse di una materia non solo controversa, ma tale da suscitare sorrisetti e ironie perch\u00e9 nessuno scienziato serio, appunto, si era mai degnato di prenderla in considerazione. Per dare un&#8217;idea della personalit\u00e0 e del tipo di approccio di questo intrepido studioso dell&#8217;ignoto, citiamo una pagina del libro di Michael A. Cremo e Richard L. Thompson <em>Archeologia proibita. Storia segreta della razza umana<\/em> (titolo originale: <em>The Hidden Histry of the Human Race<\/em>, Los Angeles, Bhaktivedanta Book Publishing, 1996; traduzione dall&#8217;inglese di Mariagrazia Oddera, Roma, Newton Compton Editori, 2011, 20120, pp. 257-259):<\/p>\n<p><em>Grover S. Krantz, antropologi all&#8217;universit\u00e0 dello Stato di Washington, all&#8217;inizio era scettico circa le notizie sul Sasquatch. Per determinare se la creatura esistesse davvero o meno, Krantz studi\u00f2 nei particolari alcune orme trovate nel 1970 nel nord-est dello Stato di Washington. Ricostruendo l&#8217;impronta scheletrica del piede a partire dall&#8217;impronta, osserv\u00f2 che la caviglia si trovava in una posizione maggiormente spostata in avanti di quanto lo fosse in un piede umano. Tenendo presente la statura e il peso che erano stati attribuiti a un Sasquatch adulto, Krantz fece ricorso alle proprie conoscenze nel campo dell&#8217;antropologia fisica e calcol\u00f2 con esattezza quarto in avanti potesse trovarsi la sua caviglia. Tornando alle impronte, trov\u00f2 che la posizione della caviglia si adattava in maniera esatta ai suoi calcoli teorici. &quot;In questo preciso momento ho deciso che era tutto vero&quot;, dichiar\u00f2 Krantz. Un falsario non avrebbe mai potuto sapere di quanto avrebbe dovuto trovarsi spostata la caviglia. Ho dovuto lavorare un paio di mesi con il calco sottomano, per cui potete immaginare fino a che punto avrebbe dovuto spingersi l&#8217;abilit\u00e0 di un presunto truffatore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Krantz e l&#8217;esperto in uomini selvaggi John Green hanno scritto ampi resoconti sulle testimonianze delle orme nordamericane. In genere le impronte hanno una lunghezza variante fra i trentacinque e i quarantacinque centimetri e una larghezza compresa fra i dieci e i quindici centimetri, per cui la superficie dell&#8217;orma risulta tre o quattro volte pi\u00f9 grande di quella media di un uomo. Di qui il nome popolare di &quot;Bigfoot&#8217; (piedone). Secondo la stima di Krantz, per ottenere una tipica impronta di Sasquatch, \u00e8 necessario un peso totale di almeno trecentoquindici chili. Perci\u00f2, un uomo del peso di novanta chili dovrebbe reggere un carico di non meno di duecentoventicinque chili per ottenere una buona impronta. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il 10 giugno del 1982, Paul Freeman, agente della Guardia forestale degli Stati Uniti, mentre era impegnato a seguire le tracce di un branco di alci nel distretto di Walla Walla dello Stato di Washington, not\u00f2 un bipede peloso alto circa due metri e quaranta in piedi a meno di una sessantina di metri di distanza da lui. Dopo trenta secondi, il grosso animale si era allontanato. Krantz esamin\u00f2 dei calchi delle impronte della creatura e scopr\u00ec rughe del derma, pori sudoriferi e altre caratteristiche nei punti in cui si sarebbero dovuti trovare nel piede di un grosso primate. Particolareggiate caratteristiche della pelle impressa sui fianchi dell&#8217;impronta indicavano la presenza di una pianta del piede con cuscinetti flessibili.<\/em><\/p>\n<p><em>Di fronte a un tal numero di testimonianze attendibili, perch\u00e9 quasi tutti gli antropologi e gli zoologi non si fanno sentire a proposito dello Sasquatch? Kratz osserva: &quot;Hanno una gran paura per la loro reputazione e per il loro lavoro. In modo analogo, Napier [John R. Napier, un anatomista inglese giunto alla stesse conclusioni dopo aver studiato parecchi calchi di impronte] fa notare: &quot;Uno dei problemi, forse il pi\u00f9 grande, nelle indagini sugli avvistamenti del Sasquatch, \u00e8 l&#8217;atteggiamento di sospetto assunto dai vicini e dai datori di lavoro nei confronti delle persone che sostengono di averne avvistato uno. Ammettere una tale esperienza vuol dire, in talune zone, mettere a rischio la reputazione personale, la posizione sociale e la credibilit\u00e0 professionale&quot;. In particolare parla del &quot;caso di un geologo di una societ\u00e0 petrolifera, altamente qualificato, che raccont\u00f2 la propria storia ma insistette affinch\u00e9 non venisse fatto il suo nome nel timore di vedersi licenziare&quot;. A questo proposito, Roderick Sprague, un antropologo dell&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Idaho, disse di Krantz: &quot;L&#8217;aver voluto investigare apertamente l&#8217;ignoto \u00e8 costato a Krantz il rispetto di molti colleghi e il ritardo nelle promozioni accademiche&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ma che ha fatto di speciale, in definitiva, il professor Krantz? Si \u00e8 trovato davanti un problema di rilevante interesse scientifico; lo ha affrontato, lo ha studiato, ha escluso l&#8217;ipotesi di un falso ed \u00e8 giunto, inevitabilmente, alla conclusione che, se non \u00e8 un falso, deve essere autentico: cosa c&#8217;\u00e8 di strano in tutto questo? In teoria, niente: tale dovrebbe essere il <em>modus operandi<\/em> di qualsiasi scienziato degno di questo nome. In pratica, andare controcorrente equivale ad attirarsi l&#8217;ostilit\u00e0 e l&#8217;ostracismo dell&#8217;intera comunit\u00e0 scientifica. E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero, quando si tratta di ritrovamenti, di teorie e di evidenze che mettono in dubbio la vulgata accademica sui temi sensibili dello scientismo oggi imperante come una cappa di piombo. Uno dei nodi sensibili \u00e8 l&#8217;evoluzionismo: chi lo tocca; chi, cio\u00e8, esplora delle possibilit\u00e0 alternative alla narrazione ufficiale, secondo la quale l&#8217;uomo \u00e8 una creatura molto recente che discende, attraverso una serie di passaggi, dall&#8217;Australopiteco, e prima ancora dal Driopiteco, una scimmia del Miocene, &quot;muore&quot;, ossia viene escluso, ignorato o ridicolizzato. Uno di tali passaggi decisivi sarebbe rappresentato dall&#8217;Uomo di Giava, rinvenuto in strati del medio Pleistocene, e dunque antico di circa 800.000 anni. Ottocentomila anni possono sembrare molti a un profano, ma in realt\u00e0 sono un tempo brevissimo su scala geologica: troppo breve, in verit\u00e0, per spiegare il passaggio dalla scimmia all&#8217;uomo. E di fatto, sono numerosissimi i ritrovamenti di reperti paleontologici che attestano la presenza di esseri identici all&#8217;uomo attuale in strati rocciosi immensamente pi\u00f9 antichi del Pleistocene: antichi di milioni di anni. Quando ancora le idee di Darwin, pur essendo state accettate da gran parte della comunit\u00e0 scientifica, non godevano del supporto di una sicura documentazione fossile di una datazione precisa, tali ritrovamenti venivamo segnalati nelle debite forme dalla comunit\u00e0 accademica; poi, a partire dal ritrovamento dell&#8217;Uomo di Giava, semplicemente si \u00e8 smesso di parlarne. Le ricerche di quel genere sono state scoraggiate; i ritrovamenti sono stati ignorati, Ignorare una scoperta \u00e8 il mezzo pi\u00f9 sicuro per mettere a tacere la voce di quello scienziato e per far s\u00ec che ipotesi alternative a quella accettata dalla comunit\u00e0 accademica non trovino alcuno spazio per diffondersi. Perci\u00f2, quando gli evoluzionisti &quot;classici&quot; chiedono, con tono di sfida: \u00abDove sono le prove del fatto che l&#8217;uomo \u00e8 molto pi\u00f9 antico di quello che ha stabilito la scienza moderna?\u00bb, sarebbe facile rispondere: \u00abLe prove giacciono dimenticate in qualche scatolone da imballaggio, in qualche museo di storia naturale di secondaria importanza, in qualche studio privato di ricercatori che sono stati semplicemente ignorati dalla comunit\u00e0 accademica, bench\u00e9 fossero in grado di esibire, ad esempio, impronte di piedi umani, con tanto di cuciture dei loro mocassini, in strati di rocce antichi qualche milione di anni, oppure segni di lavorazione umana su ossa di balena antiche pure esse di milioni di anni\u00bb. E cos\u00ec, boriosi professori costruiscono le loro carriere sfornando decine, centinaia e migliaia di studi sui resti dell&#8217;uomo primitivo e su quelli degli &quot;anelli&quot; della catena evolutiva che conducono fino a lui, ma si rifiutano di prendere in considerazione, e perci\u00f2 di studiare dal vivo, la possibilit\u00e0 che una creatura imparentata con l&#8217;uomo, ma chiaramente diversa da lui, si aggiri tuttora, viva e vegeta, nei boschi della nazione pi\u00f9 ricca e scientificamente avanzata al mondo, praticamente sotto il loro naso. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 fare quel che ha fatto il professor Krantz, mettersi a studiare il Sasquatch, equivarrebbe a intaccare, sia pure indirettamente, il sacro dogma evoluzionista che ritiene di aver chiarito tutti i passaggi importanti della catena che ha portato dal Driopiteco <em>all&#8217;Homo abilis<\/em>: e nessuno ha voglia di rischiare una simile figuraccia, nessuno \u00e8 disposto ad ammettere di aver scommesso su un&#8217;ipotesi sbagliata, ora che si \u00e8 costruito una magnifica carriera e che viene ascoltato con grande stima e rispetto dai suoi colleghi scienziati ogni volta che si mette al microfono per tenere una pubblica conferenza. <em>Dimenticar Darwin<\/em>, come esortava a fare il professor Giuseppe Sermonti, \u00e8 una faccenda terribilmente complicata: non tanto per ragioni strettante scientifiche, ma per ragioni di carriera e di prestigio. La triste verit\u00e0 \u00e8 che la scienza moderna procede su binari prestabiliti e il criterio per decidere qualche treno far partire e quale tratta, invece, sopprimere, \u00e8 di natura squisitamente extra-scientifico: in una societ\u00e0 che ha commercializzato tutto, anche la verit\u00e0 scientifica \u00e8 divenuta una faccenda di <em>business<\/em> e non pi\u00f9 di ricerca disinteressata per ampliare la conoscenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto pi\u00f9 lontano potrebbero giungere le nostre conoscenze scientifiche, se non vi fosse qualcosa che ostacola sistematicamente la ricerca, e specialmente la ricerca degli studiosi pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-24264","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24264","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24264"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24264\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}