{"id":24261,"date":"2007-09-15T06:49:00","date_gmt":"2007-09-15T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/15\/che-cosa-hai-fatto-nella-tua-vita-che-ti-sembri-sufficiente\/"},"modified":"2007-09-15T06:49:00","modified_gmt":"2007-09-15T06:49:00","slug":"che-cosa-hai-fatto-nella-tua-vita-che-ti-sembri-sufficiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/15\/che-cosa-hai-fatto-nella-tua-vita-che-ti-sembri-sufficiente\/","title":{"rendered":"\u00abChe cosa hai fatto nella tua vita che ti sembri sufficiente?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo ormai classico libro-inchiesta <em>La vita oltre la vita<\/em> (<em>Life After Life,<\/em> 1975; tr. it. Milano,Arnoldo Mondadori, 1977) un giovane studioso americano, Raymond A. Moody, ha raccolto le tesimonianze di oltre cento persone &quot;clinicamente morte&quot; che sono tornate a vivere, <em>in extremis<\/em>, grazie a pratiche intensive di rianimazione. I loro racconti su quello che hanno visto, o che hanno sperimentato, mentre si trovavano in una sorta di &quot;terra di nessuno&quot; fra l&#8217;al di l\u00e0 e l&#8217;al di qua, presentano coincidenze significative, specialmente sul fatto che, dopo qualche istante di angoscia e smarrimento, dovuto alla visione del proprio corpo inanimato e alla malinconia di averlo abbandonato, subentrava una fase di immensa consolazione e d&#8217;indefinibile comprensione, di sincera e assoluta auto consapevolezza, di rappacificazione e di benessere tali da essere fortemente tentati di non tornare pi\u00f9 indietro, di non tornare pi\u00f9 alla vita, a <em>quella<\/em> vita: la vita del corpo. Indipendentemente dall&#8217;et\u00e0, dal sesso, dal livello culturale e dalle opinioni filosofiche o religiose, le testimonianze concordavano nei punti essenziali. Quasi tutti avevano percepito delle <em>presenze<\/em>, delle entit\u00e0 amiche corrispondenti a persone care defunte, che li incoraggiavano e li rassicuravano; quasi tutte hanno descritto l&#8217;attraversamento di un lungo tunnel buio e l&#8217;uscita in una zona luminosissima, ove un essere particolarmente splendente, autorevole, compassionevole li esortava a una sorta di riesame della propria vita, affinch\u00e9 loro stessi, in un certo senso, facessero un bilancio e fossero i giudici di s\u00e9 medesimi. In genere, all&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 verso il proprio passato seguiva un invito, da parte di questo essere di luce, a non lasciare interrotto il proprio lavoro e a ricordarsi delle persone viventi che di loro avevano ancora bisogno: quindi, il ritorno allo stato di coscienza, il risveglio fra lo stupore e, a volte, l&#8217;incredulit\u00e0 degli astanti, il rientro nel proprio corpo. Un altro elemento comune e altamente significativo di tali testimonianze \u00e8 il cambiamento che si \u00e8 verificato, dopo tale esperienza, nella vita di quelle persone: un accresciuto amore per la vita, una pi\u00f9 intensa benevolenza per il prossimo, una pi\u00f9 chiara visone delle cose e della missione che si sentivano chiamate a svolgere; infine un raggiunto equilibrio interiore accompagnato da un senso di pace e dalla scoperta delle priorit\u00e0 significative della vita, con la fine o una forte diminuzione delle preoccupazioni per gli aspetti della vita legati all&#8217;affermazione dell&#8217;<em>ego,<\/em> al ruolo sociale, al voler dimostrare qualcosa agli altri.<\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati di queste tematiche nel nostro precedente articolo <em>Alcune ipotesi sull&#8217;\u00abaltro mondo\u00bb,<\/em> pertanto rimandiamo ad esso il lettore eventualmente desideroso di approfondire gli aspetti generali di questa problematica. Qui, ora, desideriamo soffermarci su un aspetto specifico di tali esperienze di &quot;pre-morte&quot;: l&#8217;incontro dell&#8217;anima con il misterioso essere di luce, di cui poc&#8217;anzi si \u00e8 detto. Tale incontro, infatti, \u00e8 accompagnato da un esame etico del significato complessivo della propria vita da parte delle persone che hanno vissuto un simile genere di esperienza, e tutte ne hanno riportato un&#8217;impressione incancellabile, tanto da modificare, sulla base di esso, tutto il proprio atteggiamento nei confronti della vita e del compito che sentivano di essere chiamate a svolgervi.<\/p>\n<p>Riportiamo pertanto i passaggi pi\u00f9 significativi del libro di Moody (ed. cit., pp. 54-62) che si riferiscono a quella particolare esperienza.<\/p>\n<p><em>&quot;Molti hanno detto che mentre morivano, a volte solo pi\u00f9 tardi &#8211; hanno avvertito la presenza di altri esseri spirituali vicini a loro, esseri che sembravano giunti per aiutarli nel loro viaggio, oppure, in due casi, per comunicare che non era ancora giunto il tempo della morte e che il morente doveva ritornare nel suo corpo fisico. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;elemento forse pi\u00f9 incredibile nei casi da me studiati, e senza dubbi quello che ha l&#8217;effetto pi\u00f9 profondo sugli individui, \u00e8 l&#8217;incontro con una luce chiarissima. All&#8217;inizio la luce \u00e8 generalmente incerta, ma diventa sempre pi\u00f9 vivida fino a raggiungere uno splendore sovrumano. Tuttavia, per quanto questa luce (generalmente descritta come bianca o \u00abchiara\u00bb, sia di un&#8217;indescrivibile luminosit\u00e0, molti sottolineano che non offende in alcun modo la vista, n\u00e9 li abbaglia, n\u00e9 impedisce di vedere le altre cose (forse perch\u00e9 a quel punto non esistono pi\u00f9 occhi nel senso fisico, che possano venir abbagliati).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Malgrado l&#8217;insolita manifestazione della luce, nessuno ha mai dubitato che si tratti di un essere, un essere di luce. E non soltanto un essere, ma un essere personale. Con una personalit\u00e0 ben definita. L&#8217;amore e il calore che il morente sente emanare dall&#8217;essere di luce sono assolutamente inesprimibili e il morente se ne sente completamente circondato, si sente completamente sereno e accettato alla presenza dell&#8217;essere. Prova verso la luce una irresistibile attrazione magnetica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 interessante notare che mentre la descrizione dell&#8217;essere di luce non varia da una persona all&#8217;altra, l&#8217;identificazione cambia da individuo a individuo e sembra essenzialmente legata all&#8217;ambiente, all&#8217;educazione o alla fede religiosa. Cos\u00ec, la maggioranza dei cristiani identifica la luce con Cristo e spesso si serve di paragoni tratti dalla Sacra Scrittura per avvalorare la sua interpretazione. Un uomo e una donna ebrei identificarono nella luce \u00abun angelo\u00bb; ma non intendevano davvero parlare di un essere con le ali, che suonava l&#8217;arpa, o semplicemente di un essere dalla forma umana. Avevano visto soltanto la luce. Intendevano spiegare che vedevano nell&#8217;essere un emissario, una guida. Un uomo che non aveva, prima dell&#8217;esperienza di pre-morte, n\u00e9 educazione n\u00e9 fede religiosa, defin\u00ec quello che aveva visto semplicemente \u00abun essere di luce\u00bb. E lo stesso fece una donna di fede cristiana che evidentemente non sent\u00ec alcun impulso a chiamare la luce \u00abCristo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poco dopo la sua apparizione l&#8217;essere comincia a comunicare con il morente. (&#8230;) Anche in questo caso tutti affermano di non aver sentito l&#8217;essere pronunciare parole o suoni indistinguibili e di non aver risposto attraverso suoni o parole udibili. Si parla piuttosto di una diretta trasmissione del pensiero, senza limiti o ostacoli, con una chiarezza che esclude nel modo pi\u00f9 assoluto la possibilit\u00e0 di fraintendere o di mentire alla luce. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;essere dirige quasi immediatamente un pensiero al morente alla cui presenza \u00e8 apparso. Le persone con le quali ho parlato cercano di tradurre il pensiero in una domanda. \u00abSei preparato alla morte?\u00bb, \u00abSei pronto a morire?\u00bb, \u00abChe cosa hai fatto nella tua vita che tu possa mostrarmi?\u00bb, e \u00abChe cosa hai fatto nella tua vita che ti sembri sufficiente?\u00bb sono tra le domande che mi sono state pi\u00f9 spesso riferite. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>incidentalmente, tutti sottolineano il fatto che la domanda, per quanto definitiva e profonda nel suo impatto emotivo, non suona mai come una condanna. L&#8217;essere non rivolge la domanda per accusare o minacciare, perch\u00e9 il morente continua a sentire da parte della luce un amore e un&#8217;accettazione totali, indipendentemente dalla risposta. La domanda sembra piuttosto intesa a far riflettere il morente alla sua vita. In un certo senso \u00e8 una domanda socratica, rivolta non per ottenere un&#8217;informazione ma per aiutare l&#8217;altro ad avviarsi da solo sul sentiero della verit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;apparire della luce e le sue domande non verbali costituiscono il preludio a un momento di stupefacente intensit\u00e0 nel quale l&#8217;essere presenta al morente una panoramica della sua vita. Spesso appare ovvio che l&#8217;essere pu\u00f2 vedere l&#8217;intera vita dell&#8217;individuo morente e non ha bisogno di alcuna informazione. Vuole soltanto provocare in lui la riflessione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non \u00e8 possibile descrivere il riepilogo della vita se non in termini di ricordo, poich\u00e9 il ricordo \u00e8 il fenomeno umano che pi\u00f9 si avvicina alla cosa , ma in realt\u00e0 ha caratteristiche che lo differenziano dal ricordo. Innanzi tutto, avviene con una rapidit\u00e0 straordinaria. I ricordi, quando vengono descritti in termini temporali, si susseguono rapidamente, in ordine cronologico. Altri non parlano di ordine cronologico: il ricordo \u00e8 stato per loro istantaneo; tutto \u00e8 apparso contemporaneamente e loro hanno potuto comprendere e assimilare tutto con un unico sguardo mentale. Ma comunque venga espressa ,l&#8217;esperienza, su questo tutti sembrano concordare, si esaurisce in un istante di tempo terreno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eppure, a dispetto di tanta rapidit\u00e0, tutti dichiarano che il riepilogo della propria vita, descritto quasi sempre come un susseguisi di immagini, \u00e8 incredibilmente vivido e reale. In alcuni casi le immagini vengono descritte a colori, colori vibranti, a tre dimensioni, e in movimento. E anche se le immagini passano rapidamente, ogni singola immagine viene percepita e riconosciuta. Anche le emozioni, i sentimenti associati con le varie immagini possono venir nuovamente sperimentati.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Non tutte le persone intervistate hanno visto l&#8217;essere di luce, per\u00f2 quelle che lo hanno visto hanno vissuto un&#8217;esperienza di riepilogo e bilancio della propria vita molto pi\u00f9 profonda ed emotivamente coinvolgente.<\/p>\n<p>Ora, non \u00e8 nostra intenzione discutere, in questa sede, se tali testimonianze possano ritenersi davvero delle testimonianze di ci\u00f2 che ci attende oltre le soglie della vita o se, come sostengono altri, trattandosi pur sempre di persone che non erano effettivamente e irrevocabilmente morte, non si tratti del semplice prodotto di associazioni neuronali dovute alle aspettative e alle speranze legate a un soffio di coscienza ancor presente, pur se fievolissimo e quasi spento. Non \u00e8 questo che ci interessa ora. Del resto, le testimonianze sono l\u00ec: e i fatti, come sempre, possono e devono venir liberamente interpretati, indipendentemente dai nomi che si vogliono dare alle cose e dalle etichette laiche o religiose con cui si desidera identificarle. Per chi \u00e8 mosso dal puro desiderio della ricerca e non vuole dimostrare tesi precostituite, ma solo tentar di diminuire di qualche infinitesimo la nostra abissale ignoranza sulle cose che pi\u00f9 contano, parole ed etichette significano poco o niente. Possiamo solo osservare che lo sviluppo univoco della civilt\u00e0 occidentale moderna in direzione della razionalit\u00e0 ha creato un clima culturale per cui tali fenomeni, e le tematiche ad essi collegate, sono guardati a dir poco con sospetto; mentre in India o in altri paesi di antica tradizione spirituale sono da sempre oggetto di studio e riflessione e parrebbe bizzarro, semmai, il volerne mettere in dubbio l&#8217;importanza e l&#8217;attendibilit\u00e0. Il fatto che \u00e8 che l&#8217;Occidente, gi\u00e0 ai tempi di Talete, ma soprattutto dal dualismo di Cartesio in poi, ha sviluppato una visione del mondo meccanicistica, materialistica e riduzionistica e uno spiccato desiderio di indagine attorno alla realt\u00e0 esterna, alla natura; mentre in India, in Cina, in Tibet l&#8217;interesse dei ricercatori si \u00e8 concentrato, fin dall&#8217;inizio, sull&#8217;interiorit\u00e0, sullo spirito umano, sul mistero che \u00e8 <em>dentro di noi.<\/em> Nell&#8217;ambito della cultura buddhista o di quella ind\u00f9, per esempio, il problema non \u00e8 se credere o non credere ai fenomeni della coscienza liberata dal corpo: essi concordano (a dispetto del fatto che l&#8217;induismo \u00e8 la pi\u00f9 antica religione oggi esistente, mentre il buddhismo \u00e8 un sistema filosofico e scientifico tendenzialmente agnostico) sul fatto che tali fenomeni esistono, sono osservabili e riproducibili a volont\u00e0, beninteso mediante tecniche particolari che richiedono un lungo studio e una pratica assidua. La domanda, semmai, \u00e8 come interpretarli, come utilizzarli, come integrarli nel quadro complessivo del proprio orizzonte esistenziale. Ma nessuno si sognerebbe di metterli in dubbio: non pi\u00f9 di quanto un occidentale (a meno che sia un bambino) si sognerebbe di mettere in dubbio l&#8217;esistenza dell&#8217;elettricit\u00e0, solo perch\u00e9 non si vede, tranne che nello scaricarsi dei fulmini durante un temporale.<\/p>\n<p>Ma ora torniamo al nostro assunto.<\/p>\n<p>\u00abChe cosa hai fatto nella tua vita che ti sembri sufficiente?\u00bb. Questa sembra essere stata la domanda-chiave che hanno percepito i morenti intervistati da Moody, che essa giungesse dall&#8217;esterno o dall&#8217;interno della coscienza: del resto, chi pu\u00f2 dirlo? Quando l&#8217;anima \u00e8 totalmente sciolta dal corpo, esistono ancora un \u00abdentro\u00bb e un \u00abfuori\u00bb? Quel che desideriamo sottolineare \u00e8 l&#8217;effetto che un tale interrogativo pu\u00f2 avere, nella vita presente, dal punto di vista del soggetto che se la pone. Nella nostra vita ordinaria, siamo terribilmente presi da tutta una serie di necessit\u00e0, di impegni, e anche &#8211; bisogna pur dirlo &#8211; di passatempi che ci portano lontanissimi da una seria riflessione sul senso e sul valore delle nostre scelte <em>complessive,<\/em> del nostro esserci-qui-e-ora, persone uniche e irripetibili che, forse, non vengono dal caso e non sono dirette verso il nulla, ma che sono state chiamate all&#8217;esistenza per svolgere, ciascuna, una specifica e ben precisa missione: quella di aprirsi all&#8217;Essere, di sviluppare il proprio livello di consapevolezza, anche e soprattutto mediante il prendersi cura amorevole degli altri essenti che condividono con noi l&#8217;esperienza della vita.<\/p>\n<p>Troppo spesso scambiamo l&#8217;accidentale per l&#8217;essenziale, il relativo per l&#8217;assoluto; troppe energie impieghiamo e disperdiamo in cose assolutamente banali, a volte necessarie, a volte no, <em>scordandoci di rivolgere il meglio della nostra affettivit\u00e0, della nostra intelligenza, della nostra capacit\u00e0 di amare e di comprendere verso ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/em> Per dirla con una celebre metafora dello scrittore inglese Bruce Marshall, nel suo romanzo <em>A ogni uomo un soldo,<\/em> scrive con <em>humour<\/em> corrosivo tipicamente britannico che l&#8217;uomo contemporaneo \u00abin fondo ad una interminabile sfilata di bollette della luce, del telefono e delle tasse, non intravede altro che il conto delle onoranze funebri\u00bb. Bisogna dirlo: anche se pagare le bollette e accompagnare i bambini dal dentista fa parte dei nostri doveri e delle nostre precise responsabilit\u00e0, commettiamo un grave errore quando ci dimentichiamo che tutto ci\u00f2 \u00e8 solo manutenzione; e, anche se ci porta via gran parte del nostro tempo, dovremmo riservare alla <em>qualit\u00e0<\/em> del tempo che ci rimane ben altro tipo di attenzione e riporvi ben altri progetti e obiettivi per la nostra vita.<\/p>\n<p>Come afferma Giovanni Martinetti nel suo libro ben documentato <em>Le prove dell&#8217;Aldil\u00e0<\/em> (Milano, Rizzoli, 1990, pp. 22-23):<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;esistenza e le modalit\u00e0 di una vita oltre la presente costituiscono il primario e fondamentale interesse, cosciente o rimosso che sia, di ogni uomo e donna viventi su questo pianeta, siano essi colti o analfabeti, credenti o agnostici, cattolici o buddisti o atei.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 vero che la maggioranza degli esseri cosiddetti \u00abpensanti\u00bb non s&#8217;\u00e8 mai posto il problema per pi\u00f9 di qualche minuto e, probabilmente, non vi ha mai dedicato altrettanto dispendio di intuizione e di ragionamento quanto se ne presta per la soluzione di qualche normale cruciverba su di un intercity Roma-Milano. Ma ci\u00f2 si verifica non perch\u00e9 la gente non colga il profondo coinvolgimento che susciterebbe in loro una risposta<\/em> fondata <em>all&#8217;interrogativo che da sempre si nasconde dietro di loro. La causa del loro apparente disinteresse sta nel fatto che un simile filo d&#8217;Arianna non se l&#8217;aspettano.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E non se l&#8217;aspettano perch\u00e9, nell&#8217;Occidente <em>moderno<\/em> (assai meno in quello anteriore alla cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo, vera linea di demarcazione fra due epoche dello spirito), non si sono mai studiati seriamente quei fenomeni paranormali (telepatia, chiaroveggenza, bilocazione, psicocinesi, psicometria, apporti, asporti, apparizioni, possessioni, ecc.) che, in Oriente, sono oggetto di riflessione da millenni e nemmeno i pi\u00f9 sprovveduti si sognano di trattarli con scetticismo e sufficienza. Da noi, al massimo, tali fenomeni sono oggetto di studio riduzionistico, quasi come fenomeni da baraccone: difficilmente si arriva a vedere in essi non delle stranezze o delle curiose eccezioni alla regola, ma altrettante finestre aperte su una realt\u00e0 <em>altra<\/em> che ci sta accanto, ma in cui vigono leggi fisiche ben diverse dalle nostre. Scrive ancora Giobanni Martinetti (op. cit., p. 220):<\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1985 il professor Ferdinando Bersani, docente di Fisica all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna ed esperto in Parapsicologia mi scriveva: \u00abNon \u00e8 inconcepibile per la Fisica attuale che la materia possa trovarsi in forme e stati di aggregazione assolutamente inconsueti o che siano pensabili mondi &#8216;paralleli&#8217; in cui le leggi della Fisica siano diverse da quelle del mondo che cade sotto i nostri sensi. In tale quadro l&#8217;idea che vi possa essere un corpo umano avente qualit\u00e0 diverse, anche se analoghe, a quelle del copro ordinario, pu\u00f2 essere pi\u00f9 accettabile di un tempo\u00bb.&quot;<\/em><\/p>\n<p>A questo punto, l&#8217;idea di un uomo che cammina sulle acque, o che passa attraverso le porte chiuse, o perfino che risorge dalla morte fisica, cesserebbe di apparirci come un salto nel buio e come una irriducibile alternativa tra scienza e fede. Buddhismo e indusimo credono alla <em>possibilit\u00e0<\/em> di tali fenomeni senza con ci\u00f2 mettersi in rotta di collisione con la scienza, perch\u00e9 la loro idea di scienza non esclude ma include le manifestazioni del super-normale,cos\u00ec come il sovra-razionale (non l&#8217;irrazionale!) include e non esclude affatto ci\u00f2 che \u00e8 razionale.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra ragione, tuttavia &#8211; crediamo &#8211; concorre a far s\u00ec che poche persone, nel corso della loro vita (tranne, forse, nelle ultime fasi di essa) si soffermino a riflettere sul suo significato complessivo e su quale possa esserne l&#8217;esito ultimo. Intendiamo parlare della paura. In una societ\u00e0 permeata di materialismo e di edonismo come la nostra, la morte fa pi\u00f9 che mai paura e si vorrebbe evitare di parlarne e anche di pensarci, per quanto possibile. L&#8217;idea che dobbiamo morire non ci piace: vorremmo essere immortali o, per lo meno, vorremmo poterla obliare fino all&#8217;ultimo momento, fino a quando &quot;lei&quot; non verr\u00e0 a prenderci.<\/p>\n<p>Forse, avremmo meno paura se assumessimo una diversa prospettiva nel considerare il binomio vita-morte e se provassimo a formulare l&#8217;ipotesi, anche solo provvisoria e carica di incognite, che il corpo che diciamo &quot;nostro&quot; \u00e8 solo un veicolo che ci \u00e8 stato dato per percorrere una breve parte del nostro viaggio, quella pi\u00f9 accidentata ma anche meno significativa. Un giorno dovremo abbandonarlo, cos\u00ec come facciamo allorch\u00e9, giunti a destinazione, scendiamo dall&#8217;automobile, dal treno o dall&#8217;aereo. E comincer\u00e0 la parte centrale del viaggio, che sar\u00e0 anche la nostra meta. Secondo questa metafora, la nostra nascita fisica corrisponde, in realt\u00e0, al momento in cui siamo saliti a bordo, e la nostra morte non \u00e8 che l&#8217;ingresso in quell&#8217;Essere al quale oscuramente aspiravamo anche quando, distratti ad inseguire vani miraggi di felicit\u00e0 contingente, sentivamo qualche cosa d&#8217;altro agitarsi nelle profondit\u00e0 della nostra anima, qualcosa senza un nome ma che ci dava un senso di vaga inquietudine. Perch\u00e9 l&#8217;anima umana, scrive Ignace Lepp con una bellissima immagine (nel suo libro <em>Luci e tenebre dell&#8217;anima,<\/em> Roma, Edizioni Paoline, 1959, p. 43), \u00ab\u00e8 un focolare bruciante d&#8217;amore\u00bb; e quindi, aggiungiamo noi, si protende e geme e soffre finch\u00e9 non abbia trovato un oggetto veramente degno di essere amato totalmente, senza riserva alcuna.<\/p>\n<p>Forse la vita umana si pu\u00f2 paragonare alla gestazione del feto nel grembo materno: e come il bambino, piangendo di paura, entra nel mondo e affronta la sua forte e libera avventura esistenziale, cos\u00ec la morte ci fa nascere alla dimensione vera della vita: quella dove non ci sono bollette da pagare n\u00e9 bambini da portare dal dentista; dove gli amici non tradiscono e gli amori non deludono, lasciando l&#8217;amaro in bocca; dove quel vago rodimento interiore e quella inquietudine che si mescolavano anche ai momenti pi\u00f9 belli scompaiono per sempre e non resta che il perfetto appagamento del fiume che, dopo tanto viaggio e tanta pena, raggiunge il mare e vi s&#8217;immerge, mescolando ad esso le sue acque in un abbraccio ove si fondono e diventano una cosa sola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo ormai classico libro-inchiesta La vita oltre la vita (Life After Life, 1975; tr. it. 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