{"id":24257,"date":"2015-08-13T12:08:00","date_gmt":"2015-08-13T12:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/13\/cosa-dunque-e-andato-smarrito\/"},"modified":"2015-08-13T12:08:00","modified_gmt":"2015-08-13T12:08:00","slug":"cosa-dunque-e-andato-smarrito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/13\/cosa-dunque-e-andato-smarrito\/","title":{"rendered":"\u00abCosa, dunque, \u00e8 andato smarrito?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abCosa, dunque, \u00e8 andato smarrito?\u00bb: questa \u00e8 la domanda che potrebbe rappresentare, in una battuta, quasi un aforisma, la condizione dell&#8217;uomo contemporaneo, il quale, pur avendo al suo attivo gli incredibili successi della scienza e della tecnica, sente di essersi, nel complesso, piuttosto impoverito che arricchito: sente che qualcosa di essenziale \u00e8 andato perduto, non si sa bene cosa, non si sa bene quando, e, soprattutto, non si sa bene perch\u00e9.<\/p>\n<p>Ha scritto Anne-Lise Maugue (da: George Duby-Michelle Perrot, \u00abStoria delle donne in Occidente L&#8217;Ottocento\u00bb; traduzione dal francese di E. Benghi e altri, Bari, Laterza, 1991, pp. 432-433):<\/p>\n<p>\u00ab.., Per quanto si innalzino con vigore da ogni parte inni che mischiano Progresso e Democrazia, si fa luce, come contrappunto, un lamento sempre pi\u00f9 lancinante e desolato con l&#8217;avanzar del secolo: &quot;sradicati&quot;, i brillanti giovani di Barr\u00e8s, e destinati alla fine allo smacco, &quot;senza qualit\u00e0&quot;, l&#8217;uomo di Musil&#8230; Per riprendere le parole stesse del romanziere austriaco, &quot;cosa dunque \u00e8 andato smarrito?&quot;.<\/p>\n<p>Ulrich, l&#8217;eroe di Musil, non manca di qualit\u00e0: si cimenta dapprima nella carriera militare, in seguito, prova quella d&#8217;ingegnere e infine si dedica con successo alla matematica. Ma anche questa terza esperienza non approda a nulla, come le precedenti. \u00cc: &quot;Un geniale cavallo da corsa matura in Ulrich la convinzione di essere un uomo senza qualit\u00e0&quot;. Il fatto \u00e8 che Ulrich si dedicava alla matematica pi\u00f9 che altro per affermare, grazie ad essa, la propria superiorit\u00e0. Dal momento che lo &quot;spirito dell&#8217;epoca induce un giornalista ad attribuire del genio ad un cavallo, nulla ha pi\u00f9 senso: [&#8230;] ecco che, quando, dopo alterne vicende, avrebbe potuto sentirsi vicino alla meta dei suoi sforzi, lo salutava di lass\u00f9 il cavallo geniale che era arrivato prima&quot;.<\/p>\n<p>La rinuncia di Ulrich chiarisce la divergenza tra uno spirito in cerca di potere e un&#8217;epoca di anonimato e di livellamento quale quella moderna. Il fatto \u00e8 che le trasformazioni economiche hanno sottratto la gestione del processo lavorativo a coloro che, altrimenti, sarebbero stati contadini o artigiani e che ora sgobbano in modo meccanico nelle grandi fabbriche, e nelle stesse condizioni si trovano gli impiegati del settore terziario, in pieno sviluppo. Anche i quadri vengono coinvolti: quegli ingegneri che Ulrich, nella sua immaginazione, vedeva &quot;in viaggio tra Citt\u00e0 del Capo e il Canada&quot;, si rivelano &quot;strettamente legati alle loro tavolette da disegno&quot;. Tale processo tocca anche i padroni: nel corso del secolo, ai capitani d&#8217;industria,m agli eroi del capitale che lasciavano nel mondo l&#8217;orma della propria personalit\u00e0, cominciavano a sostituirsi le societ\u00e0 anonime. Mentre, in politica, &quot;l&#8217;orrido straccione che passa&quot; ha un peso, grazie alla scheda elettorale, Pri a quello del pi\u00f9 dotato degli inventori o dei poeti. Il quale, in aggiunta, vede, in quella societ\u00e0 del consumo e del divertimento, i cavalli da corsa e le mondane di alto bordo rivaleggiare con lui in celebrit\u00e0 e prestigio. Sin dal 1857, Flaubert identifica in &quot;Madame Bovary&quot; modernismo e mediocrit\u00e0, attraverso la figura del farmacista Homais, ridicolo cantore del progresso: l&#8217;Europa della fine del secolo, da Parigi a Vienna o a Stoccolma, va lugubremente nella stessa direzione. Non vediamo forse lo stesso Zola, ben altrimenti entusiasmato dai progressi della tecnica rispetto a Flaubert, sistemare, alla fine, i suoi utopistici eroi di &quot;F\u00e9condit\u00e9&quot; e di &quot;Travail&quot; in campagna?<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 chiarisce senza dubbio la distanza presa dagli intellettuali, nel corso di decenni, nei confronti della societ\u00e0 borghese, della societ\u00e0 dell&#8217;Utile mercantile e alienante. Senza dubbio, ma non solo&#8230; Perch\u00e9, della crisi dell&#8217;individuo messo a confronto con il mondo moderno, ci \u00e8 data, il pi\u00f9 delle volte e con pi\u00f9 chiarezza di quanto ci si potrebbe aspettare, una rappresentazione sessuata. L&#8217;ispirazione di Ulrich a diventare un grand&#8217;uomo, scrive Musil, deriva da un antico &quot;tipo umano&quot;, divenuto un &quot;fantasma ideologico&quot;. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 insistente di un fantasma, e questo lo \u00e8 pi\u00f9 degli altri: biologi, poeti, storici, drammaturghi, filosofi o romanzieri continuano ad avvertire e a definire il maschile come positivo procedimento di competizione, di conquista e di dominio, ad identificarlo con quegli &quot;istinti polemici e guerrieri, del comando, della fermezza e della personalit\u00e0&quot;, esaltati con foga da Proudhon, pur nella celebrazione delle virt\u00f9 dell&#8217;uguaglianza. Un&#8217;immagine forte del peso dei secoli, un&#8217;immagine radiosa soprattutto, gratificante, abbastanza valorizzatrice da far s\u00ec che anche coloro che sono tormentati dalla incapacit\u00e0 a conformar visi non pensino affatto a contestarla.<\/p>\n<p>No, non \u00e8 l&#8217;immagine ad essere inadeguata, ma l&#8217;epoca&#8230; Epoca di facilit\u00e0, di comodit\u00e0, di sicurezza, di burocrazia, epoca folle e castrante: un &quot;mondo ermafrodita&quot;, esclama Barbey d&#8217;Aurevilly, popolato di &quot;semimaschi&quot;, sospira Barr\u00e8s, un mondo la cui &quot;virilit\u00e0 si infiacchisce&quot;, si lamenta Zola. La novella di H. D. Lawrence, &quot;New Eve and Old Adam&quot; pur avendo il suo centro focale nel rapporto coniugale, mostra che il disagio del marito, Peter Moest, non \u00e8 circoscritto soltanto all&#8217;ambito amoroso. Anche il mondo circostante, nei suoi aspetti pi\u00f9 moderni, ha un ruolo: &quot;Il riscaldamento centrale dava unit\u00e0 al grande fabbricato, lo rendeva smile ad una grande cassa con celle incubatrici: detestabile cosa!&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Che cosa si \u00e8 perduto?&quot;: il controllo, il dominio, il potere, anche e perfino sul riscaldamento&#8230; Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 modo di far valere e prevalere la propria individualit\u00e0: si ritorna ad una prima infanzia anonima, passiva, asessuata. E che sia proprio questo il lamento di Adamo che risuona nelle pagine di Lawrence, lo indica con chiarezza pi\u00f9 avanti lo stesso autore: &quot;Il suo sangue e il maschio elementare che era in esso, si sollevarono; egli si sent\u00ec soffocare da istinti sconosciuti e non pot\u00e9 sopportare di essere cos\u00ec chiuso in quel grande, caldo fabbricato&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Che cosa si \u00e8 perduto? Che cosa ha perduto Ulrich, fallito di genio, in vacanza dalla vita di cui cera il senso, ma senza troppa convinzione? Che cosa la sua sorella gemella, Agathe, odiatrice della maternit\u00e0 e della famiglia &quot;borghese&quot;, amante incestuosa del fratello? Che cosa i desolati e angosciati personaggi di Barr\u00e8s, di Barbey d&#8217;Aurevilly, di H. D. Lawrence, tanto sensuali quanto irresoluti, mistici senza Dio, alla ricerca di una pienezza esistenziale che sfugge sempre loro dinnanzi, come l&#8217;acqua che si ritrae dalle labbra riarse di Tantalo, ogni qualvolta costui le avvicina per placare la sua sete divorante?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 qualcosa, senza dubbio, \u00e8 andato smarrito. Non l&#8217;intelligenza: Ulrich ne ha da vendere; riesce bene in tutto quel che intraprende, a patto che non richieda di essere calato nella realt\u00e0 di tutti i giorni: per questo \u00e8 diventato un matematico di tutto rispetto, anche se deciso a non impegnarsi veramente a fondo. Non lo spirito d&#8217;osservazione: Ulrich (come l&#8217;Io narrante di Proust; come gli inetti di Svevo; come Leopold Bloom nell&#8217;\u00abUlysses\u00bb di Joyce; per non parlare dei vari Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda di Pirandello) ne possiede perfino troppo; nulla sfugge al suo occhio di spettatore esterno, eppure interessato alla commedia dell&#8217;esistenza e animato dallo scrupolo scientifico di un entomologo. E neppure la sensibilit\u00e0: Ulrich ne ha quanto basta, pur se la tiene sotto controllo; per\u00f2 \u00e8 soprattutto questo lato della sua personalit\u00e0 che lo spinge verso l&#8217;ideale occultistico e alchemico dell&#8217;ermafroditismo, fino a consumare &#8212; in piena consapevolezza &#8211; l&#8217;incesto con la sorella, onde realizzare l&#8217;unione perfetta degli opposti.<\/p>\n<p>E allora? Che cosa, che cosa \u00e8 andato smarrito? Che cosa non trova pi\u00f9 Gregor Samsa, svegliandosi trasformato in scarafaggio; che cosa non comprende il signor K., accusato e citato in tribunale, per affrontare un incomprensibile processo? Che cosa manca ai Sei personaggi del dramma di Pirandello, a parte un autore che conduca a termine la loro storia, e un regista teatrale la porti sulla scena? Senza dubbio, qualcosa di profondo: qualcosa di molto pi\u00f9 profondo del sesso, come scopre Lady Chatterley; qualcosa di molto pi\u00f9 elusivo dell&#8217;amore come possesso, come scopre M. nella \u00abRecherche\u00bb, prima riducendo Albertine in una condizione di vera e propria prigionia, indi subendo i morsi crudelissimi della gelosia postuma, dopo che lei \u00e8 fuggita ed \u00e8 morta accidentalmente, cadendo da cavallo. Qualcosa che doveva essere l\u00ec da sempre, davanti ai loro (e ai nostri) occhi; forse pi\u00f9 vicino ancora, dentro di loro (e di noi). Ma cosa?<\/p>\n<p>Quel che abbiamo smarrito, e lo si vede gi\u00e0 dall&#8217;uso del linguaggio, sia degli scrittori che dei pensatori, \u00e8 l&#8217;anima: ci\u00f2 che si dava scontato come elemento essenziale della natura umana.<\/p>\n<p>\u00c8 la perdita dell&#8217;anima, che fa dell&#8217;uomo contemporaneo uno sradicato, un esule, un avventuriero perplesso, uno spettatore angosciato, un groviglio di frustrazioni e di contraddizioni: \u00e8 il fatto di non avere pi\u00f9, non soltanto un io &#8212; come denuncia Pirandello &#8212; ma neppure un&#8217;anima. E tuttavia: come si fa a perdere l&#8217;anima? O l&#8217;anima c&#8217;\u00e8, o non c&#8217;\u00e8: se c&#8217;\u00e8, non la si pu\u00f2 perdere; al massimo, si pu\u00f2 credere d&#8217;averla smarrita.<\/p>\n<p>In effetti, a rigor di termini, le cose stanno proprio cos\u00ec: l&#8217;anima ci \u00e8 data, dunque fa parte della condizione umana. &quot;Fare anima&quot;, per usare la formula di James Hillman, \u00e8 solo un&#8217;espressione metaforica: non si tratta di creare qualche cosa che non c&#8217;era, ma di accrescere, potenziare, e soprattutto rendere pi\u00f9 consapevole, qualche cosa che si stava raggrinzendo, inaridendo, rimpicciolendo. Certo, se l&#8217;anima \u00e8 una fiamma, allora pu\u00f2 anche spegnersi; vi sono persone che, effettivamente, danno proprio questa impressione: che l&#8217;anima, in esse, si sia spenta, per non pi\u00f9 riaccendersi. Lo dicono i loro occhi &#8212; lo sguardo non mente -, lo dicono i loro gesti, lo dice l&#8217;insieme della loro vita.<\/p>\n<p>Eppure, bisogna guardarsi dai giudizi frettolosi. Quel che l&#8217;altro uomo \u00e8, rimane un mistero per noi; rimane un mistero perfino quel che noi siamo a noi stessi; figuriamoci gli altri. Solo Dio sa leggere in quegli abissi misteriosi, che sono le anime umane; abissi talmente sconfinati, che nessuno riuscir\u00e0 mai a misurarli, n\u00e9 verso l&#8217;alto, n\u00e9 verso il basso. L&#8217;anima non si spegne forse mai del tutto, perch\u00e9, come l&#8217;uomo non pu\u00f2 darsela, non pu\u00f2 neppure privarsene. \u00c8 la stessa cosa che si verifica con il sentimento dell&#8217;amore: una volta che sia stato offerto, si trasforma in un dono che nessuna forza al mondo potrebbe riprendersi. Si pu\u00f2 cambiare idea nei confronti di quella persona, si pu\u00f2 cambiare radicalmente atteggiamento: per\u00f2, se la si \u00e8 amata per davvero, non si potr\u00e0 mai smettere di amarla, ancora e sempre. Magari odiandola: le due cose non si escludono.<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;uomo contemporaneo ha smarrito la propria anima; o, quanto meno, sente oscuramente d&#8217;averla smarrita, d&#8217;averla perduta chiss\u00e0 dove e quando: come l&#8217;Uomo senz&#8217;ombra di Adelbet von Chamisso, se ne va per le strade del mondo oppresso da un senso di angoscia, di terrore, e anche di insopportabile vergogna: teme che tutti quanti vedano e scoprano il suo indicibile segreto, perch\u00e9 un uomo senz&#8217;anima \u00e8 anche un uomo abbandonato da Dio. Eppure, non \u00e8 stato Dio ad abbandonarlo, ma lui a voltare le spalle a Dio, a rifiutarlo, a bestemmiarlo: \u00e8 lui che non vuole pi\u00f9 saperne di Dio e che va proclamando, ormai da pi\u00f9 di un secolo, che Dio \u00e8 morto, e che, in ogni caso, egli non ha pi\u00f9 nulla a che fare con Lui. Persino i teologi lo hanno affermato nel modo pi\u00f9 esplicito: Dio \u00e8 un&#8217;ipotesi non pi\u00f9 necessaria; anzi: \u00e8 Dio stesso che vuole cos\u00ec, ossia che gli uomini imparino a far da soli, senza di Lui. Non vuole pi\u00f9 essere il Dio Tappabuchi; non vuole pi\u00f9 che gli uomini Gli si aggrappino, che attendano da Lui la soluzione dei loro problemi.<\/p>\n<p>Questa, naturalmente, \u00e8 una pessima teologia: la teologia appropriata per un&#8217;epoca tenebrosa come la nostra, nella quale si sovvertono e si capovolgono le cose pi\u00f9 sante, ma senza avere il coraggio di trarne le logiche conclusioni: che, se l&#8217;uomo non ha pi\u00f9 bisogno di Dio, non ha pi\u00f9 bisogno neanche dell&#8217;anima; e che, se non ha pi\u00f9 bisogno dell&#8217;anima, ci\u00f2 significa che ha rinunciato per sempre ad alzare il capo verso il Cielo, e ha eletto a sua patria le Tenebre. Ecco, questo \u00e8 il punto: l&#8217;uomo contemporaneo ha deciso di dannarsi l&#8217;anima, n\u00e9 vuole essere salvato; la parola &quot;redenzione&quot; non ha alcun significato, per lui; e neppure vuol essere consolato. Si crede forte e virile, perch\u00e9 rifiuta sia la Redenzione, sia la Consolazione, sia la Misericordia (ossia le tre Persone della Trinit\u00e0 divina). Pertanto, si \u00e8 collocato da se stesso nell&#8217;Inferno delle proprie passioni disordinate: un Inferno dal quale, in certo qual modo, non vuole uscire, perch\u00e9 solo standovi dentro pu\u00f2 levarsi l&#8217;amara soddisfazione di rinnovare il Peccato di Adamo.<\/p>\n<p>\u00c8 il vecchio sogno di Faust. Solo che nessuno pu\u00f2 stringere un patto col Diavolo, senza venire poi crudelmente ingannato. Il Diavolo \u00e8 il Padre della menzogna, e le sue promesse sono fallaci. Anche la scienza e la tecnica sono diventate diaboliche, dacch\u00e9 l&#8217;uomo le ha poste sotto le insegne di una smisurata ambizione: cio\u00e8, appunto, del Diavolo. E questa \u00e8 la seconda cosa che \u00e8 andata smarrita: il senso del bene e del male; e, dunque, il giusto timor di Dio, insieme a una sana paura del suo Nemico. L&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 come un bimbo che scherza col fuoco, e ignora che finir\u00e0 per bruciarsi. Non si gioca impunemente con l&#8217;Inferno. O egli ritrover\u00e0 la propria anima, o sar\u00e0 perduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCosa, dunque, \u00e8 andato smarrito?\u00bb: questa \u00e8 la domanda che potrebbe rappresentare, in una battuta, quasi un aforisma, la condizione dell&#8217;uomo contemporaneo, il quale, pur avendo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[170],"class_list":["post-24257","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-gustave-flaubert"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24257","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24257"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24257\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24257"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24257"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24257"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}