{"id":24254,"date":"2021-04-13T01:34:00","date_gmt":"2021-04-13T01:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/13\/cosa-dice-davvero-la-chiesa-sulla-proprieta-privata\/"},"modified":"2021-04-13T01:34:00","modified_gmt":"2021-04-13T01:34:00","slug":"cosa-dice-davvero-la-chiesa-sulla-proprieta-privata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/13\/cosa-dice-davvero-la-chiesa-sulla-proprieta-privata\/","title":{"rendered":"Cosa dice davvero la Chiesa sulla propriet\u00e0 privata"},"content":{"rendered":"<p>Nella omelia pronunciata domenica 11 aprile nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Roma, il signor Bergoglio \u00e8 tornato a ribadire un tema a lui caro: il dovere del cristiano di non considerare la propriet\u00e0 privata come un diritto assoluto, ma di essere pronto a &quot;condividerla&quot; (sotto forma di donazione oppure di esproprio?) con i poveri:<\/p>\n<p><em>Cos\u00ec hanno fatto i discepoli: misericordiati, sono diventati\u00a0misericordiosi. Lo vediamo nella prima Lettura. Gli Atti degli Apostoli raccontano che \u00abnessuno considerava sua propriet\u00e0 quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune\u00bb (4,32). Non \u00e8 comunismo, \u00e8 cristianesimo allo stato puro.<\/em><\/p>\n<p>Bergoglio in effetti aveva gi\u00e0 toccato questo tema in diverse precedenti occasioni, richiamandosi, oltre che a una lettura strumentale e fuorviante delle Sacre Scritture, evidentemente scambiandole per qualcosa di simile al <em>Capitale<\/em> di Karl Marx, anche alle encicliche sociali di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Significativamente, non risulta che abbia fatto riferimenti a quelle di Leone XIII, Pio XI e Pio XII, che sono di gran lunga le pi\u00f9 importanti per la definizione della dottrina sociale della Chiesa. Come \u00e8 stato pi\u00f9 volte osservato, i fautori del Concilio Vaticano II citano sempre solo, o quasi solo, i papi e i documenti successivi al 1958, il che tradisce la loro nascosta intenzione di dar vita a una nuova religione, che conserva il nome di cattolica, ma che di fatto non \u00e8 pi\u00f9 cattolica, perch\u00e9 \u00e8 stata totalmente staccata dalle radici del Magistero perenne, cos\u00ec come si \u00e8 espresso, appunto, fino alla morte di Pio XII e all&#8217;avvento del pontificato di Giovanni XXIII.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 la differenza che si pu\u00f2 cogliere fra le encicliche sociali anteriori al Concilio Vaticano II e quelle posteriori? Vi \u00e8 una differenza generale e una differenza particolare. La differenza generale riguarda la prospettiva da cui si considera il fatto della giustizia sociale, e dal quale a sua volta discende il fatto della distribuzione della ricchezza fra gli uomini: che \u00e8, a partire dal Concilio, una prospettiva antropocentrica. La prospettiva della giustizia sociale \u00e8 quella dell&#8217;uomo, non pi\u00f9 di Dio; e il costante punto di riferimento non \u00e8 la sovranit\u00e0 universale di Cristo <em>ma i diritti dell&#8217;uomo<\/em>. Ora, i diritti dell&#8217;uomo sono figli del 1789, cio\u00e8 dell&#8217;Illuminismo (vale a dire della massoneria, perch\u00e9 l&#8217;Illuminismo \u00e8 una creazione della massoneria) e della Rivoluzione francese: i due eventi pi\u00f9 anticristiani della storia moderna. Se si \u00e8 seguaci dei diritti dell&#8217;uomo, non si pu\u00f2 essere seguaci di Cristo; se si \u00e8 seguaci di Cristo, non si \u00e8 seguaci dei diritti dell&#8217;uomo. I diritti dell&#8217;uomo fanno riferimento all&#8217;uomo quale fonte del diritto: e se l&#8217;uomo stabilisce che il male \u00e8 bene, ad esempio legalizzando l&#8217;aborto volontario o l&#8217;eutanasia, ci\u00f2 diventa automaticamente un &quot;diritto&quot;. Il cristianesimo fa riferimento a Dio, e pi\u00f9 specificamente al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, quale fonte d&#8217;ispirazione per ogni realt\u00e0 umana: \u00e8 bene ci\u00f2 che piace a Dio, \u00e8 male ci\u00f2 che a Dio dispiace. Non ci sono diritti umani in quanto tali, tanto pi\u00f9 che nel corso della storia cambiano le idee degli uomini riguardo a ci\u00f2 che \u00e8 diritto e a ci\u00f2 che non lo \u00e8; la stessa idea di un diritto naturale assoluto \u00e8 giusnaturalista, cio\u00e8 moderna. Il cristiano non ha diritti da sbandierare e da rivendicare <em>in quanto cristiano<\/em>, ma doveri da osservare verso Dio e verso il prossimo. Nel Vangelo non si parla di diritti umani, n\u00e9 economici, n\u00e9 sociali. Non che a Ges\u00f9 non interessino la giustizia sociale e un certo grado di giustizia distributiva dei beni e delle propriet\u00e0 (il che non ha nulla a che vedere con il comunismo), ma Egli non \u00e8 venuto sulla terra per occuparsi specificamente di tali cose, bens\u00ec per liberare l&#8217;uomo dalla schiavit\u00f9 del peccato e preparargli la via del ritorno al Padre, cio\u00e8 al Regno di Dio che non \u00e8 di questo mondo. In questo mondo vale la regola di <em>dare a Cesare quel che \u00e8 di Cesare, e a Dio quel che \u00e8 di Dio<\/em>, ossia di tenere ben distinti i due piani, quello naturale e quello soprannaturale, e di non confonderli in alcun modo.<\/p>\n<p>La differenza particolare delle encicliche conciliari e post-conciliari, a cominciare dalla <em>Mater et Magistra<\/em> (1961) e dalla <em>Pacem in Terris<\/em> (1963) di Giovanni XXIII, e dalla <em>Populoroum progressio<\/em> (1967) di Paolo VI, rispetto a quelle pre-conciliari, \u00e8 che in esse si parla della povert\u00e0, della dignit\u00e0, della libert\u00e0 e della pace, come se tali fattori della vita sociale, intesi (come nel marxismo) in senso materiale, venissero prima di quelli spirituali e specificamente cristiani e prima della interpretazione spirituale degli stessi fattori materiali. In altre parole, per il Magistero perenne \u00e8 scontato che la pace per antonomasia, la vera pace, \u00e8 quella di Cristo; per i papi del Concilio e del post-Concilio la pace sembra essere quella dell&#8217;O.N.U. Oggi molte anime belle si scandalizzano perch\u00e9 notano che Bergoglio parla come un funzionario dell&#8217;O.N.U., ma la radice di questa deviazione risiede nel Vaticano II: Bergoglio non sta inventando nulla; sta solo portando ai loro ultimi sviluppi logici degli orientamenti teologici e pastorali che erano gi\u00e0 presenti a partire dal 1962-65. E forse da prima ancora, nel senso che gi\u00e0 venivano insegnati nelle facolt\u00e0 teologiche e nei seminari, e non solo durante il pontificato di Pio XII, ma, sotterraneamente, gi\u00e0 al tempo di san Pio X, che non per nulla scrisse la poderosa enciclica <em>Pascendi dominci gregis<\/em>, nel 1907, appunto per evidenziare e condannare gli errori del modernismo.<\/p>\n<p>Ecco cosa dice del socialismo, come risposta sbagliata a un problema reale, e del diritto alla propriet\u00e0 privata, Leone XIII nella famosa enciclica <em>Rerum Novarum<\/em> del 15 maggio 1891 (\u00a7\u00a7 3-5):<\/p>\n<p><em>3. A rimedio di questi disordini, i socialisti, attizzando nei poveri l&#8217;odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la propriet\u00e0, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello stato. Con questa trasformazione della propriet\u00e0 da personale in collettiva, e con l&#8217;eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, non che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed \u00e8 inoltre ingiusta per molti motivi, giacch\u00e9 manomette i diritti dei legittimi proprietari, altera le competenze degli uffici dello Stato, e scompiglia tutto l&#8217;ordine sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>4. E infatti non \u00e8 difficile capire che lo scopo del lavoro, il fine prossimo che si propone l&#8217;artigiano, \u00e8 la propriet\u00e0 privata. Poich\u00e9 se egli impiega le sue forze e la sua industria a vantaggio altrui, lo fa per procurarsi il necessario alla vita: e per\u00f2 con il suo lavoro acquista un vero e perfetto diritto, non solo di esigere, ma d&#8217;investire come vuole, la dovuta mercede. Se dunque con le sue economie \u00e8 riuscito a far dei risparmi e, per meglio assicurarli, li ha investiti in un terreno, questo terreno non \u00e8 infine altra cosa che la mercede medesima travestita di forma, e conseguente propriet\u00e0 sua, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la stessa mercede. Ora in questo appunto, come ognuno sa, consiste la propriet\u00e0, sia mobile che stabile. Con l&#8217;accumulare pertanto ogni propriet\u00e0 particolare, i socialisti, togliendo all&#8217;operaio la libert\u00e0 di investire le proprie mercedi, gli rapiscono il diritto e la speranza di trarre vantaggio dal patrimonio domestico e di migliorare il proprio stato, e ne rendono perci\u00f2 pi\u00f9 infelice la condizione.<\/em><\/p>\n<p><em>5. Il peggio si \u00e8 che il rimedio da costoro proposto \u00e8 una aperta ingiustizia, giacch\u00e9 la propriet\u00e0 privata \u00e8 diritto di natura. Poich\u00e9 anche in questo passa gran differenza tra l&#8217;uomo e il bruto. Il bruto non governa s\u00e9 stesso; ma due istinti lo reggono e governano, i quali da una parte ne tengono desta l&#8217;attivit\u00e0 e ne svolgono le forze, dall&#8217;altra terminano e circoscrivono ogni suo movimento; cio\u00e8 l&#8217;istinto della conservazione propria, e l&#8217;istinto della conservazione della propria specie. A conseguire questi due fini, basta al bruto l&#8217;uso di quei determinati mezzi che trova intorno a s\u00e9; n\u00e9 potrebbe mirare pi\u00f9 lontano, perch\u00e9 mosso unicamente dal senso e dal particolare sensibile. Ben diversa \u00e8 la natura dell&#8217;uomo. Possedendo egli la vita sensitiva nella sua pienezza, da questo lato anche a lui \u00e8 dato, almeno quanto agli altri animali, di usufruire dei beni della natura materiale. Ma l&#8217;animalit\u00e0 in tutta la sua estensione, lungi dal circoscrivere la natura umana, le \u00e8 di gran lunga inferiore, e fatta per esserle soggetta. Il gran privilegio dell&#8217;uomo, ci\u00f2 che lo costituisce tale o lo distingue essenzialmente dal bruto, \u00e8 l&#8217;intelligenza, ossia la ragione. E appunto perch\u00e9 ragionevole, si deve concedere all&#8217;uomo qualche cosa di pi\u00f9 che il semplice uso dei beni della terra, comune anche agli altri animali: e questo non pu\u00f2 essere altro che il diritto di propriet\u00e0 stabile; n\u00e9 propriet\u00e0 soltanto di quelle cose che si consumano usandole, ma anche di quelle che l&#8217;uso non consuma.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, Leone XIII analizza con molto realismo la situazione sociale del suo tempo ma sena cadere in una lettura puramente economica, cio\u00e8 materialista, dei fenomeni stessi. IL suo punto di vista \u00e8 sempre quello del pastore che ha a cuore la salvezza delle anime; la giustizia sociale \u00e8 necessaria in terra cime condizione che favorisce la vita buona, in grazia di Dio, ma non \u00e8 indispensabile in linea di principio: se lo fosse, non si capirebbe perch\u00e9 mai il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo si sia diffuso in tempi e luoghi ove la giustizia sociale non solo non esisteva, ma non ne esisteva neppure l&#8217;idea, se non, al massimo, sotto forma di una confusa e vaga aspirazione ad una vita migliore da parte dei pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Pio XI, con la memorabile enciclica <em>Quadragesimo anno<\/em> del 15 maggio 1931, riprendeva e riaffermava i principi della <em>Rerum novarum<\/em>, da lui definita la <em>Magna Charta<\/em> dell&#8217;ordine sociale; e al tempo stesso precisava la duplice natura della propriet\u00e0, come fatto individuale e come fatto sociale, preoccupandosi comunque di smentire quanti miravano a indebolire e limitare sempre pi\u00f9 il diritto alla propriet\u00e0 privata, fino a distruggerla (\u00a7\u00a7 45-48):<\/p>\n<p><em>45. In primo luogo, si ha da ritenere per certo, che n\u00e9\u00a0Leone XIII\u00a0n\u00e9 i teologi che insegnarono sotto la guida e il vigile magistero della Chiesa, negarono mai o misero in dubbio la doppia specie di propriet\u00e0, detta individuale e sociale, secondo che riguarda gli individui o spetta al bene comune; ma hanno sempre unanimemente affermato che il diritto del dominio privato viene largito agli uomini dalla natura, cio\u00e8 dal Creatore stesso, sia perch\u00e9 gli individui possano provvedere a s\u00e9 e alla famiglia, sia perch\u00e9, grazie a tale istituto, i beni del Creatore, essendo destinati a tutta l&#8217;umana famiglia, servano veramente a questo fine; il che in nessun modo si potrebbe ottenere senza l&#8217;osservanza di un ordine certo e determinato.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>46. Pertanto occorre guardarsi diligentemente dall&#8217;urtare contro un doppio scoglio. Giacch\u00e9, come negando o affievolendo il carattere sociale e pubblico del diritto di propriet\u00e0 si cade e si rasenta il cosiddetto \u00abindividualismo\u00bb, cos\u00ec respingendo e attenuando il carattere privato e individuale del medesimo diritto, necessariamente si precipita nel \u00abcollettivismo\u00bb o almeno si sconfina verso le sue teorie. E chi non tenga presente queste considerazioni, va logicamente a cadere negli scogli del modernismo murale, giuridico e sociale, da Noi denunciati nella Nostra prima enciclica (enc.\u00a0Ubi arcano\u00a0del 23 dicembre 1922). E di ci\u00f2 si persuadano coloro specialmente che, amanti delle novit\u00e0, non si peritano d&#8217;incolpare la Chiesa con vituperose calunnie, quasi abbia permesso che nella dottrina dei teologi s&#8217;infiltrasse il concetto pagano della propriet\u00e0, al quale bisognerebbe assolutamente sostituire un altro, che con strana ignoranza essi chiamano cristiano.\u00a0(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>47. Per contenere poi nei giusti limiti le controversie, sorti ultimamente intorno alla propriet\u00e0 e ai doveri a essa inerenti, rimanga fermo anzitutto il fondamento stabilito da\u00a0Leone XIII: che il diritto cio\u00e8 di propriet\u00e0 si distingue dall&#8217;uso di esso (enc.\u00a0Rerum novarum, n. 19). La giustizia, infatti, che si dice commutativa, vuole che sia scrupolosamente mantenuta la divisione dei beni, e che non si invada il diritto altrui col trapassare i limiti del dominio proprio; che poi i padroni non usino se non onestamente della propriet\u00e0, ci\u00f2 non \u00e8 ufficio di questa speciale giustizia, ma di altre virt\u00f9, dei cui doveri non si pu\u00f2 esigere l&#8217;adempimento per vie giuridiche (cfr. enc.\u00a0Rerum novarum, n. 19). Onde a torto certuni pretendono che la propriet\u00e0 e l&#8217;onesto uso di essa siano ristretti dentro gli stessi confini; e molto pi\u00f9 \u00e8 contrario a verit\u00e0 il dire che il diritto di propriet\u00e0 venga meno o si perda per l&#8217;abuso o il non uso che se ne faccia.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>48. Per il che compiono opera salutare e degna di ogni encomio tutti quelli che, salva la concordia degli animi e l&#8217;integrit\u00e0 della dottrina, quale fu sempre predicata dalla Chiesa, si studiano di definire l&#8217;intima natura e i limiti di questi doveri, coi quali o il diritto stesso di propriet\u00e0 ovvero l&#8217;uso o l&#8217;esercizio del dominio vengono circoscritti dalle necessit\u00e0 della convivenza sociale. S&#8217;ingannano invece ed errano coloro che si studiano di sminuire talmente il carattere individuale della propriet\u00e0, da giungere di fatto a distruggerla.<\/em><\/p>\n<p>Qui Pio XI \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicito. Oltre a ribadire che il Magistero rifiuta sia il liberismo illimitato sia il socialismo e il comunismo perch\u00e9 hanno una concezione erronea e amorale del bene comune, l&#8217;uno esasperando l&#8217;individualismo, gli altri propugnando un collettivismo che annulla il legittimo desiderio di ascesa sociale del singolo; e oltre a distinguere fra il diritto alla propriet\u00e0 e l&#8217;uso che si fa di essa, senza giri di parole va dritto al punto e condanna chiunque, sotto qualsiasi forma, voglia erodere il diritto alla propriet\u00e0 privata sino a farlo scomparire. E senza dubbio si rende conto, da uomo intelligente, che qualcuno che accarezza siffatte idee \u00e8 presente anche nel seno della Chiesa cattolica e tra le file del clero cattolico; qualcuno che intende servirsi di alcuni aspetti della Buona Novella, isolati e assolutizzati a esclusione di altri aspetti, per invocare una sorta di naturale convergenza fra cristianesimo e comunismo, snaturando la Parola di Ges\u00f9 in maniera ancor pi\u00f9 grave, se possibile, degli stessi modernisti. Siamo nel 1931; e sei anni dopo, nel 1937, Pio XI scriver\u00e0 una nuova enciclica, la <em>Divini Redemptoris<\/em>, ancora pi\u00f9 diretta, per condannare gli errori del comunismo, evidenziando non solo il suo carattere materialista e ateo, e quindi intrinsecamente cattivo e anticristiano, ma anche la sua strategia basata sull&#8217;odio sociale, quell&#8217;odio sociale che i teorici marxisti disinvoltamente chiamano <em>lotta di classe<\/em>, quasi per mascherarne la feroce natura, e che tanto sangue fraterno avrebbe sparso in terra italiana all&#8217;epoca della guerra civile del 1943-45, e soprattutto nei giorni infami della resa fascista e tedesca e delle esecuzioni sommarie e barbariche, perfino di bambine di tredici anni, come Giuseppina Ghersi, e di seminaristi di quattordici, come Rolando Rivi. E poi, un&#8217;altra manciata di anni ed ecco sorgere una corrente, nel seno del mondo cattolico e dello stesso clero, resa pi\u00f9 insidiosa da una certa attitudine mistica e quasi ascetica, orientata esplicitamente verso l&#8217;ideologia marxista, che trover\u00e0 in Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati le sue guide carismatiche. Ecco: \u00e8 stato allora, gi\u00e0 durante il pontificato di Pio XII, che alcuni uomini di cultura cattolici hanno incominciato a disattendere le indicazioni del Magistero e ad ignorare i suoi richiami e ammonimenti in materia sociale, lasciandosi sedurre da ideologie solennemente condannate dalla Chiesa e tuttavia ancor capaci d&#8217;incantare le masse, ad onta dei disastri da esse provocate nel corso della storia contemporanea e, in particolare, la terribile lezione che veniva dalla Russia. Ma, come scrive Shakespeare nel <em>Macbeth<\/em>, per quelli che non sanno imparare alcunch\u00e9 dalle lezioni della storia, <em>la vita \u00e8 una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella omelia pronunciata domenica 11 aprile nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Roma, il signor Bergoglio \u00e8 tornato a ribadire un tema a lui<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[107,117,157],"class_list":["post-24254","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-cattolicesimo","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24254"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24254\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}