{"id":24251,"date":"2021-08-18T12:28:00","date_gmt":"2021-08-18T12:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/18\/cosa-capisce-del-monachesimo-lo-spirito-moderno\/"},"modified":"2021-08-18T12:28:00","modified_gmt":"2021-08-18T12:28:00","slug":"cosa-capisce-del-monachesimo-lo-spirito-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/18\/cosa-capisce-del-monachesimo-lo-spirito-moderno\/","title":{"rendered":"Cosa capisce del monachesimo lo spirito moderno?"},"content":{"rendered":"<p>Lo spirito monastico \u00e8, in assoluto, la cosa pi\u00f9 lontana che esista al mondo dallo spirito moderno. E proprio per questo motivo \u00e8 di estremo interesse vedere che cosa dicono i moderni a questo proposito: vi si troveranno, in filigrana, tutti i pregiudizi, le ottusit\u00e0, le forme di vera e propria arroganza intellettuale che, di sopruso in sopruso, di disinformazione in disinformazione, ci hanno condotti allo stato presente, dove la religione cattolica viene ancora tollerata, bene o male, a patto per\u00f2 che non abbia pi\u00f9 nulla di spirituale, nulla di mistico, nulla di trascendete, nulla di sacro: in breve, che si sia dissolta in quanto tale, e al suo posto sia rimasta una vaga organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani, del clima e dell&#8217;ambiente. Vi si trover\u00e0, inoltre, una grande, profonda, quasi inconcepibile ignoranza: perch\u00e9 solo una colossale ignoranza, unita a una spudorata malafede, pu\u00f2 consentire d&#8217;ignorare del tutto il ruolo fondamentale che il monachesimo ha svolto nella ricostruzione di un mondo nuovo dopo gli sconvolgimenti che accompagnarono la fine del mondo antico, e quindi nella nascita dell&#8217;Europa; e solo una colossale ignoranza pu\u00f2 consentire di confondere il monachesimo &quot;solitario&quot; degli eremiti e quello organizzato nei conventi dei nascenti ordini religiosi. L&#8217;Europa attuale, piaccia o non piaccia a quei signori, gli zelanti nipotini di Voltaire e di Rousseau, \u00e8 figlia del monachesimo benedettino, e poi di quello cluniacense. Sono stati i monaci ad arare i campi, a prosciugare le paludi, a bonificare i terreni incolti, a organizzare la ripresa agricola, in un mondo che era andato completamente alla deriva; ed \u00e8 stato esso a salvare la cultura, a trascrivere i codici greci e latini, a tener viva la fiammella della filosofia platonica e aristotelica, permettendo la successiva fioritura di una possente filosofia cristiana, culminata in Agostino, Alberto Magno, Tommaso d&#8217;Aquino. Con buona pace di quanti favoleggiano che senza la mediazione degli studiosi arabi la filosofia greca sarebbe andata perduta e che nessuno pi\u00f9 in Occidente, per alcuni secoli, conosceva la lingua greca: tutte tesi ideologiche di matrice liberale e progressista, miranti a svalutare il contributo originale della cultura cristiana, e specialmente di quella monastica.<\/p>\n<p>Per farsi un&#8217;idea di quanto pesante e acrimoniosa sia la corazza con la quale la cultura moderna si \u00e8 posta di fronte al fenomeno del monachesimo antico, gonfia di sprezzanti pregiudizi e di grossolana incomprensione, basta sfogliare l&#8217;opera storiografica che pi\u00f9 di tutte riassume ed esemplifica a meraviglia lo spirito illuminista di fronte al fenomeno storico del cristianesimo: la monumentale <em>History of the Decline and Fall of the Roman Empire<\/em> (<em>Storia della decadenza e della caduta dell&#8217;Impero Romano<\/em>) di Edward Gibbon (1737-1794), pubblicata in sei volumi fra il 1776 e il 1789, un gigantesco libello dominato dallo scetticismo e dal razionalismo pi\u00f9 gretto e banale, in realt\u00e0 un&#8217;opera di propaganda pi\u00f9 che di vera indagine storica. Nondimeno, Gibbon viene tuttora considerato dalla cultura ufficiale come il pi\u00f9 grande storico inglese, e forse europeo, del XVIII secolo: un posto che chiaramente non gli spetta, ma \u00e8 frutto di un&#8217;usurpazione culturale e di una smaccata manovra ideologica, e che trae qualche parvenza di legittimit\u00e0 solo dai meriti dello stile letterario. In verit\u00e0, anche sul tanto decantato stile della <em>History<\/em> ci sarebbe molto da dire: chiunque si sia sottoposto all&#8217;ardua fatica di leggerla tutta, pagina dopo pagina e volume dopo volume (e noi lo abbiamo fatto, ancora da ragazzi, sicch\u00e9 ci permettiamo di formulare un giudizio a ragion veduta) sa quanto siano noiosi quegli eterni svolazzi letterari, quella pesante ampollosit\u00e0 retorica, e soprattutto quella asfissiante, monotona ironia, che vorrebbe essere brillante e spiritosa nel non rispettare nulla di sacro, nulla di stabile, mentre \u00e8 solo petulante, stucchevole e ossessivamente ripetitiva. In breve, si giunge all&#8217;ultimo volume letteralmente nauseati dalla prolissit\u00e0 e dalla banale monotonia del tono e dello stile: \u00e8 impossibile ammirare sinceramente la qualit\u00e0 della scrittura, a meno di volerlo far per partito preso, ossia per sostenere la &quot;buona battaglia&quot; che Gibbon, come il suo contemporaneo David Hume, conduce con zelo veramente protestante contro tutto ci\u00f2 che sa di cattolicesimo, di spiritualit\u00e0, di trascendenza, di apertura verso l&#8217;assoluto. Tutte queste cose sono automaticamente bollate da Gibbon come superstizione e fanatismo: facendo il processo alle intenzioni, sostiene che nessuna persona in buona fede e in pieno possesso delle proprie facolt\u00e0 mentali pu\u00f2 aver abbracciato la vita monastica se non dopo essere stata manipolata, oppure per il desiderio di ritagliarsi uno spazio tranquillo, lontano dagli affari del mondo; anche se poi, contraddicendosi, descrive la vita dei monaci con tinte cos\u00ec cupe, inventandosi addirittura che certi abati pretendevano dai novizi che si gettassero entro le fornaci ardenti quale segno di fede e obbedienza assoluta, sicch\u00e9 riesce difficile capire come la scelta del monachesimo possa essere derivata da pigrizia o pusillanimit\u00e0.<\/p>\n<p>Gibbon, rampollo di una famiglia di proprietari terrieri che si erano dati alle speculazioni finanziarie e commerciali (tanto che suo nonno era stato condannato in tribunale per questo motivo), tipico <em>gentleman<\/em> del partito <em>whig<\/em> che in giovent\u00f9 ha letto Locke e i classici greci e latini, ha fatto il suo <em>grand tour<\/em> in Europa, ha conosciuto personalmente Voltaire e si \u00e8 persino fidanzato con la signorina Suzanne Curchod, futura moglie del banchiere Jacques Necker, per poi dedicare i suoi anni migliori a scrivere l&#8217;opera che gli avrebbe dato la fama, \u00e8 il prototipo dell&#8217;intellettuale dell&#8217;et\u00e0 dei lumi. Ricco, annoiato, scettico, disincantato, freddo di carattere, probabilmente impotente, ha sempre quel sorrisetto ironico stampato in viso &#8212; un viso flaccido e cascante, da persona obesa e un po&#8217; bovina. Di qualsiasi cosa gli si parli, lui \u00e8 sempre un po&#8217; annoiato e quasi vi sbadiglia in faccia, perch\u00e9 ne sa pi\u00f9 di chiunque altro, non solo, ma sa anche perch\u00e9 le cose sono andate in quel modo, sa cosa c&#8217;\u00e8 dietro, e il tutto si pu\u00f2 riassumere in una formula standard, che utilizza in ogni circostanza possibile e immaginabile: la malizia e la cialtroneria dei preti, l&#8217;oscurantismo di quanti hanno una fede religiosa, la stupidit\u00e0 delle masse dominate dal clero. A ben guardare, il suo \u00e8 l&#8217;esatto contrario dell&#8217;abito mentale del vero storico, che dovrebbe essere fatto di sincera e onesta curiosit\u00e0 e d&#8217;imparziale valutazione dei pro e dei contro: lui, invece, sa gi\u00e0 tutto, ha gi\u00e0 capito tutto. In fondo, la sua storia della decadenza di Roma avrebbe potuto scriverla ancor prima di condurre i necessari studi sugli autori antichi, che avrebbe potuto poi aggiungere come note a pie&#8217; di pagina: ma l&#8217;idea centrale, essenziale, alla quale \u00e8 rimasto sempre fedele e dalla quale non si \u00e8 mai scostato, neppure davanti ai fatti pi\u00f9 sorprendenti e inaspettati, prescinde dallo studio delle fonti e dal confronti con i fatti, come se si trattasse non di capire quel che \u00e8 stato il cristianesimo e quale ruolo abbia svolto nella nascita della civilt\u00e0 medievale, ma semplicemente di mettere alla berlina, come delle attrazioni da circo, le stravaganze dei monaci, le follie dei preti e il fanatismo dei primi cristiani, i quali avevano la bizzarria di farsi torturare e ammazzare piuttosto che rinnegare la propria fede e salvarsi la vita ripudiando Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, nella sua opera monumentale Edward Gibbon a proposito del monachesimo dei primi secoli (da: E. Gibbon, <em>Decadenza e caduta dell&#8217;Impero Romano<\/em>, Roma, Avanzini e Torraca Editori, 1968, vol. 5, pp.264-267):<\/p>\n<p><em>Questi infelici esuli dalla vita sociale venivano mossi dall&#8217;oscuro e implacabile spirito della superstizione. L&#8217;esempio di milioni di persone di ogni sesso, et\u00e0 e grado serviva di mutuo sostegno ad altri per farli decidere ad abbracciare quella vita ed ogni proselito che entrava in un monastero era persuaso ch&#8217;egli camminava per l&#8217;aspro e spinoso sentiero dell&#8217;eterna felicit\u00e0. Ma questi motivi religiosi operavano in vari modi, secondo il carattere e la situazione delle persone. La ragione poteva vincere o la passione poteva sospendere la loro forza, ma essi agivamo con maggior vigore sugli spiriti deboli dei fanciulli e delle donne, venivano rafforzati da segreti rimorsi o da fortuite disgrazie e potevano trarre vantaggio da considerazioni mondane di vanit\u00e0 o d&#8217;interesse. Si supponeva naturalmente che gli umili e pii monaci che avevano abbandonato il mondo per attendere la loro salvezza, fossero i pi\u00f9 adatti al governo spirituale dei cristiani. Si strappava l&#8217;eremita riluttante alla sua cella e lo si poneva tra le acclamazioni del popolo sulla sede vescovile; i monasteri di Egitto, della Gallia e dell&#8217;Oriente fornirono una serie regolare di santi e di vescovi e l&#8217;ambizione scopr\u00ec presto la strada segreta che conduceva al possesso delle ricchezze e degli onori. I monaci popolari, la cui reputazione era connessa con la fama e la prosperit\u00e0 dell&#8217;ordine, cercavano continuamente di moltiplicare il numero dei loro compagni schiavi. Si insinuavano nelle nobili e ricche famiglie e adoperavano le speciose arti dell&#8217;adulazione della seduzione per assicurarsi quei proseliti che potevano apportare ricchezza o dignit\u00e0 alla professione monastica. Il padre sdegnato piangeva la perdita del figlio forse unico; la credula fanciulla era indotta dalla vanit\u00e0 a violare le leggi della natura e la matrona aspirava a un&#8217;immaginaria perfezione rinunciando alle virt\u00f9 della vita domestica. Paola cedette alla persuasiva eloquenza di Girolamo ed il titolo profano di &quot;suocera di Dio&quot; tent\u00f2 quell&#8217;illustre vedova a consacrare la verginit\u00e0 di Eustochio, sua figlia. Per consiglio ed in compagnia della sua guida spirituale Paola abbandon\u00f2 Roma e il suo figlioletto, si ritir\u00f2 nel santo villaggio di Betlemme, fond\u00f2 un ospedale e quattro monasteri ed acquist\u00f2 mediante la sua penitenza e le sue elemosine un eminente e cospicuo posto nella chiesa cattolica. Tali rari ed illustri penitenti venivano celebrati con la gloria e l&#8217;esempio del loro secolo, ma i monasteri si empivano di una folla di abietti e oscuri plebei, che nel chiostro guadagnavamo molto di pi\u00f9 di quanto avessero sacrificato nel mondo. I contadini, i servi e gli artigiani potevano passare dalla povert\u00e0 e dal disprezzo ad una sicura e onorevole professione, le apparenti fatiche della quale venivano mitigate dalla consuetudine, dal plauso popolare e dal segreto rilassamento della disciplina. I sudditi di Roma, le persone e sostanze dei quali erano sottoposte a ineguali ed esorbitanti tributi, si ritirarono dall&#8217;oppressione del governo imperiale ed il giovane pusillanime preferiva la penitenza di una vita monastica ai pericoli della vita militare. Gli atterriti provinciali di ogni classe che fuggivano davanti ai barbari, vi trovavano rifugio e sostentamento ed intere legioni si seppellivano in quei religiosi santuari, e la medesima causa che alleviava l&#8217;angustia degli intrighi, diminuiva la forza e il vigore dell&#8217;Impero.<\/em><\/p>\n<p><em>La professione monastica degli antichi era un atto di volontaria devozione. L&#8217;incostante fanatico era minacciato dall&#8217;eterna vendetta del Dio che abbandonava, ma le porte del monastero erano sempre aperte al suo pentimento. Quei monaci la cui coscienza era rafforzata dalla ragione o dalla passione erano liberi di riprendere il carattere di uomini o di cittadini e anche le spose di Cristo potevano ricevere i legittimi amplessi di un amante terreno. Gli esempi di scandalo e i progressi della superstizione suggerirono la convenienza di pi\u00f9 forti vincoli. Dopo una sufficiente prova, si assicurava la fedelt\u00e0 del novizio mediante un solenne e perpetuo voto e il suo irrevocabile impegno veniva ratificato dalle leggi della chiesa e dello stato. Un colpevole fuggitivo era inseguito, arrestato e ricondotto alla sua perpetua prigione e l&#8217;intervento dei magistrati opponeva la libert\u00e0 ed il merito che aveva in qualche modo alleviato l&#8217;abietta schiavit\u00f9 della vita monastica. Le azioni, le parole e persino i pensieri del monaco erano fissati da una inflessibile regola o da un superiore capriccioso: le pi\u00f9 lievi mancanze erano punite con la vergogna, con la prigionia, con digiuni straordinari o con sanguinose lacerazioni e la disubbidienza, il lamento o l&#8217;indugio erano considerati come i pi\u00f9 odiosi peccati. Una cieca sottomissione agli ordini dell&#8217;abate, per quanto potessero sembrare assurdi o perfino criminali, era il principale fondamento e la prima virt\u00f9 dei monaci egiziani, e spesso la loro pazienza veniva esercitata con le prove pi\u00f9 stravaganti. Si ordinava loro di muovere un masso enorme, d&#8217;annaffiare continuamente un bastione secco piantato in terra, finch\u00e9 al termine di tre anni attecchisse e germogliasse come un albero, di entrare in una fornace ardente o di gettare i loro bambini in un profondo stagno, e molti santi, o pazzi, hanno acquistato, nella storia monastica, una fama immortale per la loro sconsiderata e pronta ubbidienza. La libert\u00e0 dello spirito, che \u00e8 la sorgente di ogni generoso e ragionevole sentimento, era distrutta dell&#8217;abitudine della credulit\u00e0 e della sottomissione e il monaco, avendo contratto i vizi di uno schiavo, seguiva devotamente la fede e le passioni del suo tiranno ecclesiastico La pace della Chiesa orientale fu assalita da una turba di fanatici, incapace di timore, di ragione o di umanit\u00e0, e le truppe imperiali confessavano senza vergogna, che temevano meno di affrontare i pi\u00f9 fieri barbari.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa valanga incontenibile di banalit\u00e0, di questo torrente limaccioso di luoghi comuni illuministi e razionalisti, che passano come un rullo compressore sulla verit\u00e0 storica e su qualsiasi retta coscienza di studioso, sinceramente desideroso di capire i fenomeni anzich\u00e9 giudicarli secondo le proprie lenti e la propria prospettiva ideologica? Baster\u00e0 soffermarsi su alcuni passaggi per illustrare la faziosit\u00e0 e il cumulo di vieti pregiudizi che animano l&#8217;autore in ogni sgola frase.<\/p>\n<p><em>Questi infelici esuli dalla vita sociale venivano mossi dall&#8217;oscuro e implacabile spirito della superstizione.<\/em><\/p>\n<p>Chiaro, no? Non \u00e8 affatto necessario chiedersi perch\u00e9 tanti uomini fossero attratti dall&#8217;ideale della vita monastica. Basti sapere che erano <em>infelic<\/em>i dominati dalla <em>superstizione<\/em>, e pi\u00f9 non domandare. Insomma: un fenomeno di psicopatologia di massa, isterismo e fuga dalla realt\u00e0. Peccato che fenomeni del genere durino qualche giorno o qualche mese, non parecchi secoli: se durano secoli e coinvolgono milioni di persone di ogni ceto, forse sarebbe il caso di tentare una spiegazione un po&#8217; pi\u00f9 articolata (quella economica \u00e8 solo un abbozzo inconsistente). Ma il nostro Gibbon \u00e8 una volpe fina e non ci casca: lui sa cos&#8217;\u00e8 il fanatismo e non intende sprecar tempo e spremersi le meningi per offrire un&#8217;interpretazione complessa di una cosa tanto semplice e, in fondo, cos\u00ec sciocca.<\/p>\n<p><em>L&#8217;esempio di milioni di persone di ogni sesso, et\u00e0 e grado serviva di mutuo sostegno ad altri per farli decidere ad abbracciare quella vita.<\/em><\/p>\n<p>Appunto: l&#8217;esempio di milioni di persone. Caro Gibbon, possibile che non gli sfiori mai la mente il pensiero che un fenomeno cos\u00ec imponente e durevole non pu\u00f2 avere delle origini tanto meschine e transitorie, come quelle da lui indicate? Se proprio gli ripugnava l&#8217;idea che l&#8217;ideale monastico sia qualcosa di bello e nobile in se stesso, avrebbe dovuto avere almeno un po&#8217; di rispetto per la quantit\u00e0: \u00e8 lui stesso a parlare di un fenomeno grandioso, coinvolgente milioni di persone. Tutti sciocchi, ignobili e superstiziosi? Ah s\u00ec, certo: gli uomini non avevano ancora conosciuto il soffio benefico della vera ragione, quella dell&#8217;et\u00e0 dei lumi. Erano ancora, per dirla con Kant, in quello stato di minorit\u00e0 di chi non sa ragionare, non sa pensare in maniera corretta. Meno male che poi sono arrivati loro: loro e la massoneria; cosa ne sarebbe stato dell&#8217;Europa, cosa ne sarebbe stato della civilt\u00e0 mondiale, senza il loro fondamentale contributo?<\/p>\n<p><em>Il padre sdegnato piangeva la perdita del figlio forse unico; la credula fanciulla era indotta dalla vanit\u00e0 a violare le leggi della natura e la matrona aspirava a un&#8217;immaginaria perfezione rinunciando alle virt\u00f9 della vita domestica.<\/em><\/p>\n<p>Eh, qui il nostro buon gibbone si fa prendere la mano dall&#8217;estro poetico, e delinea un quadro assai patetico della rottura degli equilibri familiari causata dal monachesimo (sebbene Ges\u00f9 stesso abbia detto: <em>metter\u00f2 due contro tre e tre contro due, il padre contro il figlio e la madre contro la figlia<\/em>). La sua tesi precostituita \u00e8 evidente: se hai la vocazione a farti monaco, non sei una persona normale; non solo; sei un cattivo cittadino, poich\u00e9 diserti le responsabilit\u00e0 della vita familiare e fuggi davanti ai doveri della societ\u00e0 civile. Niente paura: pochi anni dopo che queste parole furono scritte, ci avrebbe pensato il governo rivoluzionario francese a mettere in pratica simili idee, chiudendo i conventi, sopprimendo gli ordii religiosi contemplativi e ghigliottinando quei frati e quelle suore che non vollero sottomettersi alla Dea Ragione.<\/p>\n<p><em>La libert\u00e0 dello spirito, che \u00e8 la sorgente di ogni generoso e ragionevole sentimento, era distrutta dell&#8217;abitudine della credulit\u00e0 e della sottomissione e il monaco, avendo contratto i vizi di uno schiavo, seguiva devotamente la fede e le passioni del suo tiranno ecclesiastico.<\/em><\/p>\n<p>Che dire davanti ad un simile quadro, ad un tale giudizio, inappellabile, monolitico, roccioso, senza ombre n\u00e9 sfumature? Neppure il minimo sforzo per capire le motivazioni degli aspiranti monaci e monache: solo abitudine alla credulit\u00e0 e alla sottomissione, solo i vizi degni di uno schiavo. Sembra Nietzsche in anticipo di un secolo. Niente di originale, in realt\u00e0: sembra anche Rutilio Namaziano (cfr. il nostro articolo: <em>Il &quot;De Reditu&quot; di Rutilio Namaziano \u00e8 lo specchio di una classe dirigente ormai allo sbando<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 19\/12\/11 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/12\/17; cfr. <em>A chi o a che serve il monachesimo contemplativo?<\/em>, sull&#8217;Accademia Nuova Italia il 08\/02\/18). La critica che i pagani della tarda antichit\u00e0 facevano ai cristiani, e specialmente ai monaci, \u00e8 pressoch\u00e9 identica a quella che faranno e che fanno tuttora illuministi, positivisti, massoni e anticlericali moderni&#8230; compresi quelli vestiti, o travestiti, da teologi, vescovi e preti cattolici, s&#8217;intende dopo il Concilio Vaticano II. La conclusione \u00e8 evidente: Gibbon e quelli come lui, con tutta la loro faziosit\u00e0, hanno vinto la loro battaglia culturale. Fino a questo momento&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spirito monastico \u00e8, in assoluto, la cosa pi\u00f9 lontana che esista al mondo dallo spirito moderno. 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