{"id":24245,"date":"2009-03-05T07:00:00","date_gmt":"2009-03-05T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/05\/la-cultura-moderna-sta-corteggiando-il-nulla-perche-in-fondo-non-crede-piu-nella-vita\/"},"modified":"2009-03-05T07:00:00","modified_gmt":"2009-03-05T07:00:00","slug":"la-cultura-moderna-sta-corteggiando-il-nulla-perche-in-fondo-non-crede-piu-nella-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/05\/la-cultura-moderna-sta-corteggiando-il-nulla-perche-in-fondo-non-crede-piu-nella-vita\/","title":{"rendered":"La cultura moderna sta corteggiando il Nulla perch\u00e9, in fondo, non crede pi\u00f9 nella vita"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMa che cosa stai facendo, zione? Corteggi la morte?\u00bb, domanda il bel Tancredi, in una delle scene finali del film \u00abIl Gattopardo\u00bb di Luchino Visconti, allo zio don Fabrizio, che, al termine di una splendida serata danzante attraverso i saloni eleganti del palazzo, durante la quale ha ballato &#8211; ammirato da tutti &#8211; con la futura nuora Angelica, \u00e8 entrato poi in una stanza solitaria e si \u00e8 messo a contemplare, tutto solo, quasi rapito, un quadro dal soggetto assai malinconico: l&#8217;agonia di un vecchio, nel suo letto in disordine, circondato dalle figure straziate dei parenti.<\/p>\n<p>Crediamo che una domanda del genere si potrebbe rivolgere alla maggior parte degli uomini di cultura del nostro tempo, e non solo di quelli della stagione esistenzialista vera e propria, ma un po&#8217; a tutti, dall&#8217;avvento della modernit\u00e0 in poi; o, per essere pi\u00f9 precisi, si potrebbe domandare loro: \u00abMa che state facendo, carissimi: corteggiate il Nulla?\u00bb. Ma, anche in questa variante, il senso ultimo sarebbe pur sempre l&#8217;attrazione morbosa verso la morte &#8211; o, il che \u00e8 lo stesso, la totale perdita si fiducia nel valore auto-evidente della vita.<\/p>\n<p>Una volta, diciamo prima dell&#8217;avvento della modernit\u00e0, il valore della vita era intrinseco e, quindi, auto-evidente: e non c&#8217;era bisogno di una laurea o, meglio ancora, di una cattedra universitaria, per fondarlo su una base razionale. I nostri nonni contadini, che non avevano frequentato, forse, neanche la quinta elementare, <em>sentivano<\/em> quella evidenza, senza bisogno di cercare delle ragioni che la giustificassero.<\/p>\n<p>Eppure la vita che essi conducevano era una vita dura, nella quale &#8211; giudicando secondo il metro di oggi &#8211; sacrifici e rinunce superavano di gran lunga gioie e soddisfazioni. Dunque, il fatto che la vita apparisse come un bene in s\u00e9 stessa non dipendeva dalla quantit\u00e0 di piacere che, in essa, ciascuno si poteva ragionevolmente attendere; al contrario, secondo ogni evidenza, bisognava aspettarsi moltissime giornate dure e pochi momenti di spensieratezza. Se non fossero stati animati da un altissimo senso del dovere, oltre che da una profondo sentimento religioso, i nostri nonni non avrebbero trovato nemmeno la forza di tirare avanti.<\/p>\n<p>Sta di fatto che essi non solo mettevano su famiglia, si caricavano di debiti per pagare la casa, si ammazzavano di lavoro per allevare i figli; ma facevano tutto questo, generalmente, con animo lieto: non era cosa rara udire la nonna canticchiare mentre cucinava o faceva i lavori di casa, o il nonno mentre lavorava nella sua bottega. Cantavano non perch\u00e9 fossero felici, ma perch\u00e9 avevano il cuore leggero: ed avevano il cuore leggero perch\u00e9 trovavano una piena rispondenza fra ci\u00f2 che la vita domandava loro e ci\u00f2 che essi erano disposti a concedere alle sue esigenze. Non brontolavano che raramente, non perch\u00e9 fossero degli stoici, ma perch\u00e9 le loro aspettative erano limitate e perch\u00e9 ritenevano che, fra il dare e l&#8217;avere, la vita fosse, tutto sommato, \u00abgiusta\u00bb nei loro confronti: cio\u00e8, che non li avesse affatto ingannati o delusi, ma, al contrario, che avesse rispettato il tacito accordo stipulato con essi al momento della nascita.<\/p>\n<p>Le epoche della storia in cui si \u00e8 raggiunto questo felice equilibrio fra aspettative e realt\u00e0, sono caratterizzate da una cultura stabile, da un&#8217;arte colma di stupore e di gratitudine davanti all&#8217;incanto del mondo, da una filosofia che cerca nell&#8217;essere la risposta e la conferma all&#8217;umana tensione verso un altrove che sorpassa di gran lunga la condizione creaturale dell&#8217;uomo, ma senza rinnegarla e senza ribellarsi contro di essa. Tale \u00e8 stata la cultura medievale, tale la cultura della civilt\u00e0 contadina ,fino alle soglie della rivoluzione industriale.<\/p>\n<p>Poi, con l&#8217;arrivo della modernit\u00e0, tutto \u00e8 cambiato. La vita ha cessato di presentarsi agli uomini come un bene di per s\u00e9 evidente; si \u00e8 andati alla ricerca di ragioni per giustificarla; gli illuministi si sono dati un gran daffare a parlare di felicit\u00e0, di diritti, di piaceri; e, alla fine, si \u00e8 incominciato a calunniarla, a svalutarla, a denigrarla e a maledirla, proclamandola come la massima delle sventure (Leopardi, Schopenhauer).<\/p>\n<p>Una volta spalancate le porte alla celebrazione del Nulla, gli intellettuali hanno fatto a gara per chi sapeva imprecare con pi\u00f9 astio e con pi\u00f9 livore contro la vita; la quale \u00e8 divenuta sinonimo di \u00abmale\u00bb, come nella poesia di Montale: \u00abSpesso il male di vivere ho incontrato\u00bb, che non risparmia n\u00e9 animali, n\u00e9 piante, n\u00e9 lo stesso regno minerale: e contro il quale unico rifugio consiste nella \u00abdivina indifferenza\u00bb, nel farsi simili a una statua di pietra.<\/p>\n<p>Gli esistenzialisti hanno spinto all&#8217;estremo questo atteggiamento nichilista e, al tempo stesso, ne hanno fatto una vera e propria moda (anche nel modo di vestire, di camminare, di fumare la sigaretta), al punto da gettare l&#8217;ombra del sospetto su quei pochi scrittori, artisti e filosofi i quali, nelle loro opere, non si univano a questa forsennata denigrazione della vita, ma avevano l&#8217;incredibile audacia di esprimersi in toni di sia pur cauto ottimismo.<\/p>\n<p>L&#8217;equazione: \u00abpersona intelligente, uguale persona disincantata e disperata\u00bb, era cos\u00ec ferrea e universalmente accettata, da parere che solo un imbecille o una persona in malafede poteva non condividere l&#8217;odio per la vita e per il mondo in cui viviamo (sulle orme del Leopardi de \u00abLa Ginestra, o il fiore del deserto\u00bb, che esprime questo concetto a chiarissime lettere). Chi non si univa a Heidegger nel dire che l&#8217;uomo \u00e8 quell&#8217;essere che \u00e8 fatto per la morte, e a Sartre nel sostenere che la nausea \u00e8 l&#8217;unico atteggiamento decente davanti allo spettacolo del mondo, passava per un idiota o per un agente provocatore.<\/p>\n<p>E il clima spirituale odierno, alle soglie del terzo millennio, non \u00e8 cambiato di molto, se non per un rigurgito di edonismo spicciolo e di libertinismo cialtrone, che sembra aver contagiato come un virus specialmente le giovani generazioni; mentre i profeti del Nulla sono rientrati nell&#8217;ordine (di solito ritagliandosi una magnifica fettina di benessere borghese, dopo i furori rivoluzionari della propria giovent\u00f9), mettendosi al servizio di qualunque bandiera come dei perfetti mercenari, ma senza avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di riconoscere il proprio fallimento.<\/p>\n<p>Certo, possiamo domandarci se, nel corteggiamento del Nulla, non sia possibile vedere anche, quanto meno in potenza, una aspirazione a far emergere dal nulla la dimensione dell&#8217;essere; se, cio\u00e8, dietro tutto lo strepito degli odierni adoratori del niente non si celi, in fondo, una segreta e mai spenta aspirazione alla pienezza della vita, della gioia e della bellezza, ossia al salto di qualit\u00e0 verso la dimora dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Ma in che modo il nulla pu\u00f2 essere visto come il rovescio del Tutto? Nel senso della filosofia antica, che, all&#8217;Essere, contrapponeva il non-essere, inteso non solo come negazione dell&#8217;essere, ma come radicale assenza di essere, come privazione ontologica di quel dato primordiale e fondante in cui l&#8217;essere consiste.<\/p>\n<p>Il filosofo Vittorio Mathieu, ad esempio, sostiene &#8211; sulla scia di Heidegger ed altri &#8211; che la poesia assoluta, cos\u00ec come la musica assoluta, tendenzialmente conducono verso il silenzio, inteso non gi\u00e0 come assenza di cose da esprimere, ma come un modo per far emergere, nel silenzio e dal silenzio, quella poesia e quella musica che parlano a noi un altro linguaggio da quello delle parole e dei suoni: un linguaggio ineffabile, rispetto al quale la parola del poeta e l&#8217;armonia del compositore non sono che una preparazione e, in un certo qual modo, un preambolo, avendo in sostanza la funzione di evocare quel mondo di pura bellezza che \u00e8 gi\u00e0 dentro di noi, perch\u00e9 fa parte della dimensione dell&#8217;essere, in cui noi siamo immersi.<\/p>\n<p>\u00abIl mio supplizio \/ \u00e8 quando \/ non mi credo \/ in armonia\u00bb, afferma Giuseppe Ungaretti nella poesia \u00abI fiumi\u00bb: perch\u00e9 la condizione di estraniamento e di angoscia dell&#8217;ente si verifica allorch\u00e9 questo smarrisce la consapevolezza del suo legame ontologico con l&#8217;essere e interrompe, per cos\u00ec dire, il circuito virtuoso che, tenendolo armoniosamente collegato all&#8217;intero orizzonte di senso della realt\u00e0, lo tiene legato anche all&#8217;autoevidenza del valore della vita. E questa \u00e8, precisamente, la condizione tipica dell&#8217;uomo moderno: di solitudine, di ripiegamento, di abdicazione all&#8217;unione con l&#8217;essere.<\/p>\n<p>Non potrebbe darsi, pertanto, che la fuga verso il nulla dei figli della modernit\u00e0, altro non sia che un&#8217;inconsapevole rincorsa delle ragioni dell&#8217;essere e, quindi, dell&#8217;attaccamento alla vita, del desiderio di ritrovare ragioni di speranza e motivi per scommettere sul domani?<\/p>\n<p>Crediamo di s\u00ec; e crediamo che proprio da qui si dovrebbe partire, per iniziare quella necessaria opera di ricostruzione dei legami degli enti con l&#8217;essere, senza la quale non ci sar\u00e0 mai dato di spezzare il cerchio maligno della disperazione e dell&#8217;angoscia entro il quale, per nostra colpa, ci siamo rinchiusi con masochistica ostinazione.<\/p>\n<p>Afferma, dunque, Vittorio Mathieu (nel volume \u00abIl nulla, la musica, la luce\u00bb (Milano, Spirali Edizioni, 1996, pp. 10-16):<\/p>\n<p>\u00abIl concetto di nulla \u00e8 tornato di moda. Come diceva Verdiglione, \u00e8 sempre stato di moda, nella tradizione occidentale. I Greci parlavano pi\u00f9 volentieri di non essere, contrapposto all&#8217;essere. Notate che gi\u00e0 la parola &quot;essere&quot; \u00e8 estremamente strana: questo sostantivo viene da un verbo ausiliare, in fondo, un verbo che non dice niente; eppure gi\u00e0 Parmenide usa questa espressione, &quot;to e\u00eenai&quot;, l&#8217;essere, come se fosse un qualche cosa, un sostantivo. Proprio Heidegger ha visto, in questo, l&#8217;origine della metafisica occidentale, di tutto il modo occidentale di vedere, di concepire la realt\u00e0. Soltanto che, nella tradizione postplatonica, secondo lo stesso Heidegger, ci sarebbe un affievolirsi di senso dell&#8217;essere e, di conseguenza, ci sarebbe la tendenza a concepire quello che i presocratici chiamavano &quot;essere&quot; al modo di una cosa. Difatti, a tutte le cose che ci circondano possiamo dare questo predicato dell&#8217;essere. Possiamo darlo alle cose inanimate, oppure animate, a loro modo, come queste statue &#8211; perch\u00e9 anche queste statue, a modo loro, sono animate -, a noi stessi e cos\u00ec via. Siamo soliti contrapporre, per tradizione parmenidea, queste cose che &quot;sono&quot; al non essere e dire che del non essere non si pu\u00f2 dire nulla perch\u00e9, appunto, &quot;non \u00e8&quot;, mentre tutto ci\u00f2 di cui si pu\u00f2 parlare &quot;\u00e8&quot;.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 Platone aveva commesso il parricidio, come dice lui, aveva ucciso suo padre Parmenide, dicendo: occorre parlare anche del non essere, altrimenti questo &quot;essere delle cose&quot; perde ogni senso, perde ogni possibilit\u00e0 di essere attribuito alle cose. Da allora c&#8217;\u00e8 una tradizione &#8211; che si potrebbe chiamare, con termine tecnico, &quot;meontologia&quot;, dottrina del non essere, contrapposta all&#8217;ontologia, come dottrina dell&#8217;&quot;\u00f3n&quot;, dell&#8217;ente, che attraversa tutta la filosofia occidentale. Cito soltanto un nome, dalla prescolastica medievale: Fredegiso di Tours, che scrive un piccolo saggio intitolato appunto &quot;De nihilo et tenebris&quot; (&quot;Del nulla e delle ombre&quot;), che \u00e8 stato ristampato anche recentemente, ma che il mio professore Mazzantini , di filosofia medievale e antica, gi\u00e0 ricordava. \u00c8 stato citato Leonardo, per\u00f2 questo concetto \u00e8 ritornato di moda quando Heidegger, proprio per evitare quella confusione tra l&#8217;ente &#8211; le cose che sono, ma non sono l&#8217;essere &#8211; e l&#8217;essere, ha adoprato il nulla in funzione, potremmo dire, positiva anzich\u00e9 negativa. Ma positiva, non nel senso che esso sia qualcosa di determinato: gli occhiali, la statua, la biro, noi stessi, gli enti per eccellenza siamo noi. Ma &quot;ente&quot; \u00e8 un participio attivo, un participio presente, &quot;t\u00f3 \u00f3n&quot;, l&#8217;essere \u00e8 un infinito. Allora, l&#8217;ente \u00e8 qualche cosa che \u00e8. L&#8217;essere, s\u00ec, l&#8217;essere, &quot;\u00e8&quot;, diceva Parmenide, ma non c&#8217;\u00e8 nessuna &quot;determinazione&quot; che si possa dare all&#8217;essere come tale.<\/p>\n<p>Per far risultare questo, ma in senso positivo, Heidegger si \u00e8 servito del concetto di nulla. E poich\u00e9 il nulla, diceva Parmenide, non si pu\u00f2 dire, ha adoperato certe esperienze , che sembrano soltanto esperienze psicologiche, ma sono, in realt\u00e0, esperienze esistenziali, per mostrare la significativit\u00e0 del nulla: non tanto in s\u00e9, ma come capacit\u00e0 di &quot;far significare&quot;, che ha il nulla. Faccio solo qualche esempio. Il sentimento, pi\u00f9 metafisico e pi\u00f9 immediato del nulla \u00e8 &#8211; l&#8217;aveva gi\u00e0 detto Kierkegaard &#8211; l&#8217;angoscia. L&#8217;angoscia, in quanto diversa dalla paura. In italiano, abbiamo due parole. In tedesco, &quot;Angst&quot; pu\u00f2 anche volere dire paura, non soltanto angoscia. La paura \u00e8 paura di qualche cosa. Paura di venire arrestati, per esempio, paura di venire colpiti dal fulmine. Questo \u00e8 &quot;Angst vor&quot;: paura davanti a qualche cosa. Invece, l&#8217;angoscia \u00e8 angoscia davanti al nulla, non pi\u00f9 davanti a qualche cosa.<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia diventa l&#8217;emergere del nulla nella nostra sensibilit\u00e0, e allora diventa un sentimento metafisico rivelativo, che pu\u00f2 servire, proprio per contrapposizione, non a spiegare ma a far capire, quasi senza spiegazione, questa insondabilit\u00e0 dell&#8217;essere, che non si lascia determinare, ma che &quot;\u00e8&quot;. Non un ente, ma un infinito. Mentre, nella concezione parmenidea, c&#8217;\u00e8 l&#8217;opposizione tra essere e non essere, qui c&#8217;\u00e8 la rivelativit\u00e0, da parte del nulla &#8211; non chiamiamolo pi\u00f9 non essere &#8211; dell&#8217;essere. Prendiamo un altro esempio tipico di questa filosofia per mostrare come, proprio dal negativo, emerga il significato positivo: la chiacchiera. Cio\u00e8, l&#8217;uso della parola a vuoto. La chiacchiera \u00e8 un atteggiamento umano che fa emergere il vuoto dentro la parola. Lo fa emergere per ragioni sociali, salottiere, ma, visto con gli occhi del filosofo, lo fa emergere in modo pi\u00f9 rivelativo. Quando si chiacchiera, in fondo, non si dice nulla. Ma, attraverso questa esperienza, semplicemente, di fatto, psicologica, pu\u00f2 manifestarsi una esperienza pi\u00f9 profonda di quel vuoto che possiamo chiamare silenzio, che sta a fondamento del significato della parola. La chiacchiera non \u00e8 silenzio, anzi, \u00e8 negazione del silenzio. Uno chiacchiera perch\u00e9 non vuole stare zitto. Gli inglesi, no. Gli inglesi, quando si trovano in societ\u00e0, starebbero un quarto d&#8217;ora, venti minuti insieme senza dire una parola. Ma, insieme con gli altri, troverebbero che \u00e8 sconveniente, allora dicono cose senza nessuna importanza, parlano del tempo o delle domestiche; senza contenuto, solo per interrompere il silenzio. In questo modo, la capacit\u00e0 rivelativa del silenzio, indirettamente, si fa sentire. Si fa sentire quella potenza del silenzio &#8211; Hegel parlava della potenza del negativo, ma in un altro senso, come potenza del nulla &#8211; che fa emergere, il senso della parola. Allora, quando noi troviamo la parola del poeta , possiamo capire in che senso &#8211; secondo Heidegger, e anche secondo Rilke, il poeta che (come dire?) ha precorso Heidegger con la sua poesia filosofica, con la sua filosofia poetica &#8211; il parlare del poeta sia un &quot;ascoltare il silenzio&quot;; o anche un silenziare la parola. Questo \u00e8 un concetto romantico . &quot;Der Stille&quot; (il silenzio), anche prima, in tutto il romanticismo tedesco, era un protagonista dell&#8217;indagine sull&#8217;arte. Qui, diviene pi\u00f9 connesso con problemi specificamente teologici e anche filosofici, metafisici. La rivelativit\u00e0 della parola \u00e8 un ascoltare il silenzio, cio\u00e8 quel che non si pu\u00f2 dire, ma che pu\u00f2 rivelarsi soltanto attraverso la parola.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 effettivamente un antecedente teologico: la cosiddetta teologia negativa, che \u00e8 una teologia del silenzio, che per\u00f2 parla moltissimo. La teologia negativa riempie libri, , a partire da Pseudo-Dionigi Areopagita, , per tutta una tradizione, anche in San Tommaso, e cos\u00ec via. Dio si pu\u00f2 dire soltanto con il silenzio: ma il silenzio \u00e8 diverso dal non dire niente. \u00c8 il dire, il fare un discorso, che tuttavia faccia emergere &#8211; non semplicemente indicando cose, enti, non riferendosi a oggetti che si danno nell&#8217;esperienza &#8211; che riveli, attraverso il nulla, ci\u00f2 che non si pu\u00f2 indicare con il dito, perch\u00e9, se lo indico con il dito, diventa un idolo: la statua, l&#8217;immagine. Io posso indicare Dio e diventa un feticcio. Questi non sono semplicemente degli errori, sono errori che fanno parte della riflessione. Anche gli idoli, in qualche modo, servono alla divinit\u00e0, ma bisogna raggiungere la coscienza, attraverso la negazione, che, in realt\u00e0, ci\u00f2 che conta non \u00e8 quel che indico con il dito, ma quello che d\u00e0 un senso al mio indicare con il dito.<\/p>\n<p>La parola &quot;senso&quot; \u00e8 una parola molto ambigua. Pu\u00f2 voler dire &quot;guardare verso&quot;, avere l&#8217;intenzione, guardare in una certa direzione, e pu\u00f2 anche voler dire &quot;sentire&quot;. Allora, c&#8217;\u00e8 un sentire rivelativo, che mi d\u00e0 una direzione in cui guardare, al termine della quale &quot;non c&#8217;\u00e8 un oggetto&quot;. \u00c8 facile interpretare l&#8217;intenzione, come ci\u00f2 che si dirige verso un oggetto. L&#8217;&quot;intentio&quot;, in verso filosofico, \u00e8 un&#8217;attenzione che si dirige versa un oggetto: ma qui l&#8217;&quot;intentio&quot; non si dirige pi\u00f9 verso l&#8217;oggetto, salvo idolatrarlo, in qualche modo. Allora, si deve prendere coscienza di dirigersi verso il nulla e, attraverso questa intenzione, far emergere, al contrario, quell&#8217;altro senso in cui non &quot;noi guardiamo verso&quot;, ma in un certo senso, &quot;l&#8217;essere guarda verso di noi&quot;. Noi ci sentiamo, a questo punti, guardati da ci\u00f2 verso cui non possiamo pi\u00f9 guardare senza falsarlo. C&#8217;\u00e8 un ritorno da un punto che non abbiamo mai raggiunto, questo nulla.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una tecnica usata, in genere, dall&#8217;esistenzialismo, che, infatti, nutriva questi aspetti negativi: per esempio, l&#8217;indifferenza totale di Sartre. Parlo di esistenzialismo in senso generico, perch\u00e9 poi n\u00e9 Heidegger n\u00e9 Sartre, a un certo punto, hanno ammesso di essere esistenzialisti. Quello che s&#8217;intende in genere per esistenzialismo d\u00e0 luogo a questi fenomeni d&#8217;intenzione verso il nulla, apparentemente solo negativi. Per esempio, il lasciarsi crescere la barba degli esistenzialisti dei miei tempi, il vestirsi trasandati. Sono mode che, in parte, si sono diffuse , ma avevano questa origine: l&#8217;indifferenza per ci\u00f2 che \u00e8 differente, per ci\u00f2 che, essendo determinato, quindi finito, circoscritto, si distingue da ogni altra cosa. Deve distinguersi, possibilmente, in bene, non in male. Ma, se si distingue in bene, diventa una cosa particolare. Se io mi vesto bene, mi distinguo dalla massa che si veste male. Allora, per evitare che questo manifestarsi dell&#8217;essere diventi una mondana dimenticanza dell&#8217;essere, l&#8217;atteggiamento esistenzialistico \u00e8 quello di andare trasandati. E questo \u00e8 stato addirittura teorizzato da Sartre, dicendo che qualsiasi scelta \u00e8 inevitabile, ma indifferente. Cio\u00e8, non ha un valore maggiore questa o quella scelta politica. Essere un pastore di popoli o ubriacarsi in solitudine hanno lo stesso valore. Questo \u00e8 l&#8217;indifferentismo morale.<\/p>\n<p>Mi viene in mente che, secondo gli storici della moda, Lord Brummel, che era un elegantone, aveva dato dell&#8217;eleganza una definizione molto pi\u00f9 rilevante, molto pi\u00f9 interessante, dell&#8217;essere trasandati: il &quot;non farsi notare&quot;. A un certo punto, anzi, l&#8217;essere trasandati diventa una moda &quot;per farsi notare&quot;; oppure per tornare a massificarsi. Invece, secondo Lord Brummel, la persona veramente elegante \u00e8 quella di cui non si nota che sia elegante &#8211; sia essa trasandata in modo elegante, o sia raffinata -, non si nota &quot;come&quot; sia vestita. Per lo meno, non tutti quelli che la guardano, se non hanno questo interesse particolare, notano che sia elegante. Questo \u00e8 vero anche nell&#8217;eleganza femminile: quando una donna si presenta come volutamente o palesemente elegante, non lo \u00e8 pi\u00f9. Mentre invece, quando \u00e8 veramente elegante, direi che, se uno non ci bada, non vede come sia vestita. Questo \u00e8 il ritorno del significativo attraverso una sorta di nulla, del nulla della presenzialit\u00e0. Cio\u00e8, la moda come nulla \u00e8 la moda pi\u00f9 elegante di tutte: non nel senso che uno sia nudo, ma nel senso che al vestito non si bada pi\u00f9, talmente \u00e8 naturale. Cosa vuol dire essere naturale? Naturale vuol dire venire fuori dall&#8217;essere: quindi non lo noto pi\u00f9 proprio perch\u00e9 rivela l&#8217;essere. La natura che ci circonda, la natura creata viene fuori dall&#8217;essere e, appunto per questo , ci appare naturale. Invece, ci\u00f2 che facciamo noi, se non raggiungiamo quell&#8217;altezza estetica &#8211; propria della poesia, della musica, della pittura riuscite &#8211; che \u00e8 il silenzio, che \u00e8 il nulla, che \u00e8 il non particolare, ci appare falso. Quando si circoscrive in quello che ci d\u00e0 appare falso. La natura non \u00e8 mai falsa, i colori naturali non sono mai falsi. I colori del pittore possono non corrispondere affatto ai colori naturali, e tuttavia veri, perch\u00e9 vengono &#8211; questa volta artisticamente &#8211; dall&#8217;essere. E allora vengono attraverso quel silenzio in cui consiste l&#8217;essere.\u00bb<\/p>\n<p>Giunto al punto in cui \u00e8, all&#8217;uomo moderno non resta altro da fare, per spezzare il sortilegio nichilista entro il quale si \u00e8 confinato da s\u00e9 medesimo, che far leva sulla sua stessa attrazione verso il nulla, ma deviandone l&#8217;intenzione, per cos\u00ec dire, dal Nulla come negazione dell&#8217;essere, al Nulla come occasione di rivelazione dell&#8217;Essere, poich\u00e9 l&#8217;Essere abita nel silenzio.<\/p>\n<p>E Dio sa se non v&#8217;\u00e8 bisogno di riscoprire i tesori inesauribili del silenzio, del raccoglimento, dell&#8217;ascolto, dopo l&#8217;orgia di rumori insensati e di parole insignificanti cui l&#8217;uomo moderno ha finito per sottomettersi, cercando, perfino (complice l&#8217;abissale servilismo dell&#8217;intellighenzia rispetto alle mode culturali), di autoconvincersi della loro sensatezza e della loro significanza!<\/p>\n<p>Infatti.<\/p>\n<p>Fino a quando l&#8217;uomo moderno non torner\u00e0 a scoprire tutta la bellezza e tutta la ricchezza della solitudine, del silenzio, dell&#8217;ascolto, non riuscir\u00e0 a recuperare il legame originario con l&#8217;essere; non riuscir\u00e0 a spezzare il maligno incantesimo che lo costringe ad abitare le buie cantine del suo luminoso palazzo, disertando gli ampi saloni affacciati sul giardino.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di un nuovo Medioevo (nel senso positivo dell&#8217;espressione), c&#8217;\u00e8 bisogno di un nuovo monachesimo; c&#8217;\u00e8 bisogno di un nuovo, grandioso fenomeno di raccoglimento in se stessi, da parte degli uomini, simile a quello che si verific\u00f2, in Occidente, tra il crepuscolo della civilt\u00e0 antica e l&#8217;aurora dell&#8217;epoca nuova. Se non sapremo ricreare la pace e il silenzio del chiostro &#8211; fuori di noi, ma soprattutto dentro di noi &#8211; non riusciremo a superare il punto morto in cui siamo arrivati; non riusciremo a liberarci dalla morbosa attrazione per il Nulla, per il corteggiamento della morte.<\/p>\n<p>Non riusciremo a riscoprire le ragioni &#8211; che, per i nostri nonni, erano cos\u00ec ovvie da non richiedere alcun ragionamento &#8211; dell&#8217;attaccamento e dell&#8217;amore per la vita, ma continueremo a denigrarla e a calunniarl: misero sfogo impotente di chi, non riuscendo pi\u00f9 a vedere l&#8217;incanto del mondo, non trova di meglio che offuscarlo e insozzarlo a pi\u00f9 non posso, con le sue stesse mani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>../../../../u00abMa che cosa stai facendo, zione@ Corteggi la morte@_2Fu00bb, domanda il bel Tancredi, in una delle scene finali del film _2Fu00abIl Gatto044011EDC2\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[110],"class_list":["post-24245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24245"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24245\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}