{"id":24244,"date":"2018-10-29T12:39:00","date_gmt":"2018-10-29T12:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/29\/corsi-e-ricorsi-della-storia-ditalia\/"},"modified":"2018-10-29T12:39:00","modified_gmt":"2018-10-29T12:39:00","slug":"corsi-e-ricorsi-della-storia-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/29\/corsi-e-ricorsi-della-storia-ditalia\/","title":{"rendered":"Corsi e ricorsi della storia d&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono degli snodi, delle situazioni tipiche, delle fasi cruciali, nella storia d&#8217;Italia, che si ripetono con significativa e, per certi aspetti, inquietante regolarit\u00e0. \u00c8 come se il film della storia corresse in avanti, ma, misteriosamente, nello stesso tempo corresse anche all&#8217;indietro e cos\u00ec finisse per tornare sempre al punto di partenza. Come se il popolo italiano si muovesse lungo una scala mobile la quale, da parte sua, si muove nella direzione opposta, col risultato surreale di una massa umana che si muove, eppure resta ferma.<\/p>\n<p>Partiamo dall&#8217;inizio. Tralasciando l&#8217;Italia pre-romana, per ovvie ragioni, e anche l&#8217;Italia romana, sia perch\u00e9 non esisteva ancora il popolo italiano, sia perch\u00e9 l&#8217;Italia fu conquistata da Roma, ma l&#8217;Impero Romano non fu mai un impero italiano, bens\u00ec qualcosa di meno (della citt\u00e0 di Roma) o qualcosa di pi\u00f9 (uno Stato universalistico), risulta che l&#8217;Italia, la sua occasione di &quot;nascere&quot; come Stato fra gli altri Stati, la ebbe, e se la gioc\u00f2, dopo la dissoluzione dell&#8217;Impero carolingio, mentre nascevano anche la Francia e la Germania: precisamente dopo la deposizione di Carlo il Grosso, con la dieta di Tribur (Treviri) nell&#8217;887, e nessun altro imperatore fu collocato al suo posto. A quel tempo, non esistevano neppure il popolo &quot;francese&quot; e il popolo &quot;tedesco&quot;, per\u00f2 essi erano in formazione, in tutti i sensi, compreso il piano linguistico, come \u00e8 attestato dal giuramento di Strasburgo dell&#8217;842, che i soldato di Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico fecero nelle rispettive lingue, il francese e il tedesco. Tanto meno esisteva il popolo italiano: e nondimeno esso era allo stato nascente. Perci\u00f2, quando diciamo che l&#8217;Italia si gioc\u00f2, e gioc\u00f2 malissimo, le sue carte per diventare una nazione fra le altre e uno Stato fra gli altri, siamo consapevoli che la parola &quot;Italia&quot; \u00e8, se non proprio un&#8217;astrazione, il che sarebbe esagerato, certo una potenzialit\u00e0: quel che avrebbe potuto essere. Ma, per l&#8217;appunto, le cose non andarono come avrebbero, forse, potuto andare; e mentre Francia e Germania divennero, gi\u00e0 a partire dal IX e X secolo, due nazioni con i rispettivi popoli, l&#8217;Italia perse la sua occasione, e accumul\u00f2 un ritardo di secoli, che non \u00e8 pi\u00f9 riuscita a colmare. Non l&#8217;ha colmato neppur oggi, perch\u00e9 il popolo italiano \u00e8 ancora una realt\u00e0 in formazione: e se, da un lato, mostra, come del resto gli altri popoli europei, la stessa tendenza senile e degenerativa di chi \u00e8 ormai troppo stanco per accettare le sfide della storia (denatalit\u00e0, ultraindividualismo, edonismo diffuso, fuga dalle responsabilit\u00e0 sociali), dall&#8217;altro lato, a differenza di quelli, non ha ancora terminato la compattazione interna, e quindi si trova particolarmente esposto e fragile di fronte agli elementi disgregatori sia interni che esterni. \u00c8 questa la vera ragione per cui gli italiani, pur avendo delle grandissime potenzialit\u00e0, non riescono mai a &quot;fare squadra&quot;, sicch\u00e9 vengono superati da popoli meno intelligenti, meno laboriosi e meno tenaci, ma ormai amalgamati al loro interno e quindi capaci di stringersi intorno a un obiettivo comune, sia esso difensivo oppure espansivo. Per esempio, non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione oggettiva per cui la Francia \u00e8 oggi una potenza, e l&#8217;Italia un Paese subalterno: in nessun campo, e neppure in quello economico; se non che la Francia ha avuto qualche secolo in pi\u00f9 per amalgamare il proprio popolo e, sotto la guida di una monarchia nazionale, abituarsi a una mentalit\u00e0 collettiva, mentre da noi prevalgono sempre e comunque le logiche individualiste o, al massimo, corporative.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, lo abbiamo gi\u00e0 detto molte volte e lo ripeteremo instancabilmente, non si deprecher\u00e0 mai abbastanza il fatto che l&#8217;Italia, con la guerra civile del 1943-45 e con la disfatta patita nella Seconda guerra mondiale, quel certo tipo di disfatta, cio\u00e8 una disfatta anche morale e una bancarotta dello Stato in quanto tale, ha mancato la sua ultima, storica occasione di completare l&#8217;opera ancora incompleta della formazione di una coscienza nazionale, cio\u00e8, in altri termini, di fare il popolo italiano, obiettivo che n\u00e9 il Risorgimento, n\u00e9 la Prima guerra mondiale (questa, per\u00f2, pi\u00f9 di quello) erano riusciti a realizzare. E quindi non deprecheremo mai abbastanza il fatto che allora, e perfino oggi, a settant&#8217;anni di distanza, si sia stato e vi sia chi non ha capito e non capisce che quella disfatta non fu la disfatta del fascismo, ma dello Stato italiano e del popolo italiano; e che noi tutti ne avremmo pagato le conseguenze per almeno un secolo e forse pi\u00f9, accrescendo il ritardo rispetto agli altri grandi Stati d&#8217;Europa. \u00c8 umiliante, per esempio, che il presidente Mattarella vada in Grecia a deplorare l&#8217;aggressione italiana del 1940: perch\u00e9 nella Seconda guerra mondiale non c&#8217;erano i buoni contro i cattivi, ma erano tutti, se vogliamo, &quot;cattivi&quot;, e l&#8217;Italia cerc\u00f2 di fare, ma lo fece malissimo, quel che facevano tutti, a cominciare dalla democrazie plutocratiche: difendere i propri interessi e assicurarsi il proprio &quot;spazio vitale&quot;. Chiedere scusa per quella campagna militare \u00e8 antistorico, come lo sarebbe pretendere le scuse dalla Francia o dalla Spagna per le guerre di conquista in Italia del secolo XVI, o dall&#8217;Austria per il trattato di Campofomio che pose fine alla millenaria Repubblica di Venezia. Ma, soprattutto, denota una totale incomprensione di quel che \u00e8 stata, per noi, la Seconda guerra mondiale: la quinta e ultima guerra d&#8217;indipendenza (dopo quelle del 1848-49, del 1859, del 1866 e del 1915-18), e che l&#8217;abbiamo persa malamente. Certo, la Grecia era una piccola pedina nel grande gioco delle potenze: per\u00f2 era una pedina sostanzialmente nelle mani di Churchill, e non senza delle ragioni strategiche ben precise l&#8217;Italia sferr\u00f2 l&#8217;attacco del 1940. Certo, quell&#8217;attacco si rivel\u00f2 infelice in tutti i sensi, e oggi \u00e8 &quot;facile&quot; chiedere scusa per esso; ma se si fosse risulto in un rapido e brillante successo, e se, pi\u00f9 in generale, la Seconda guerra mondiale si fosse decisa altrimenti e l&#8217;Asse avesse prevalso, oggi nessuno si sognerebbe di chieder scusa di nulla. La verit\u00e0 \u00e8 che uomini di quel tipo seguono la corrente: nell&#8217;Italia democratica e antifascista chiedono scusa per i &quot;crimini&quot; del fascismo e fanno sperticate apologie della democrazia; ma sono gli stessi che, durante il ventennio 1922-1943, puntavano il dito contro i crimini delle plutocrazie e facevano le lodi sperticate della dittatura. Ed \u00e8 lo stesso tipo umano che nel 1938 firmava il Manifesto della razza, mentre oggi si spolmona a ricordare gli orrori dell&#8217;antisemitismo e si profonde in scuse verso la comunit\u00e0 ebraica nazionale e internazionale. Gente senza spina dorsale, senza onore, senza morale, perfino senza cultura n\u00e9 senso storico. Gente buona per tutte le stagioni: figli e nipoti legittimi del 25 luglio e dell&#8217;8 settembre 1943. Gente per cui saltare da una barricata all&#8217;altra \u00e8 la cosa pi\u00f9 naturale di questo mondo e che rivela, in tali frangenti, un&#8217;agilit\u00e0 e una prontezza di riflessi veramente encomiabili.<\/p>\n<p>Ma torniamo a quel fatidico 887 dopo Cristo e alla deposizione di Carlo il Grosso. Scriveva Franco Landogna, professore all&#8217;Universit\u00e0 di Roma , in un &#8212; allora &#8212; celebre manuale scolastico, <em>Il genio dei popoli<\/em> (Torino, G. B. Petrini, 1951, vol. II, pp. 64-65):<\/p>\n<p><em>Alla deposizione di Carlo il Grosso, anche il regno d&#8217;Italia rimase indipendente, ma anch&#8217;esso sconvolto dallo spirito anarchico dei grandi signori. I marchesi d&#8217;Ivrea, del Friuli, di Toscana, di Spoleto si contrastavano la corona; appena uno l&#8217;aveva afferrata, ecco gli altri coalizzarsi contro di lui, tramargli contro, cercare di abbatterlo; e se non riuscivano, SUSCITARGLI CONTRO QUALCHE COMPETITORE D&#8217;OLTRALPI.<\/em><\/p>\n<p><em>In queste condizioni si disputarono la corona italiana anzitutto Berengario del Friuli e Guido di Spoleto. Prevale quest&#8217;ultimo; morti lui (894) e il figlio e successore Lamberto, Berengario pot\u00e9 ricuperare il trono, ma non seppe difendere l&#8217;Italia n\u00e9 contro gli Ungheri n\u00e9 contro i Saraceni. I grandi signori infine gli si ribellarono e dettero la corona prima a Rodolfo re di Borgogna (924-26), indi a Ugo signore di molte terre nel regno di Provenza. Il re Ugo (926-45) seppe contenere gli Ungheri scacciare i Saraceni dalle Alpi, tenere a freno i gradi signori, e tent\u00f2 perfino, sebbene senza successo, di estendere il suo dominio su Roma. Ma appunto il consolidarsi della potenza regia dispiaceva ai grandi signori, uno dei quali, Berengario di Ivrea, giunge infine a scacciare Ugo (945) e ad assumere il governo, prima come tutore di Lotario, figlio di Ugo, poi, dopo la morte di Lotario, in nome proprio (950). Berengario voleva fare sposare la vedova di Lotario, Adelaide, al proprio figlio Adalberto, per assicurarsi cos\u00ec contro eventuali tentativi di rivincita; ma Adelaide ricus\u00f2 e fugg\u00ec in Germania, offrendo al giovine re Ottone di Sassonia la propria mano e l&#8217;aiuto dei suoi partigiani per conquistare l&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>Infatti Ottone spos\u00f2 Adelaide, costrinse Berengario a recarsi in Germania a prestargli giuramento di fedelt\u00e0 come vassallo e a cedergli le marche di Verona, del Friuli e dell&#8217;Istria, che furono aggregate al ducato di Baviera (952). COS\u00cc IL REGNO D&#8217;ITALIA DIVENTAVA UNA DIPENDENZA DI QUELLO DI GERMANIA; E PER OLTRE TRE SECOLI LA STORIA DEI DUE POPOLI FU INTIMAMENTE INTRECCIATA. Avendo poi Berengario tentato di sottrarsi alla pesante dipendenza, il re Ottone, anche per incitamento del papa Giovanni XII desideroso di restaurare l&#8217;Impero carolingio, venne in Italia, depose Berengario, ASSUNSE PERSONALMENTE IL TITOLO DI RE D&#8217;ITALIA, e nel 962 si fece coronare dal Papa imperatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questo momento in poi, chi riesce a ottenere la corona regia di Germania HA SENZ&#8217;ALTRO, E PER CI\u00d2 SOLO, DIRITTO ANCHE ALLA CORONA D&#8217;ITALIA E A QUELLA DEL SACRO ROMANO IMPERO.<\/em><\/p>\n<p>In questa sintesi storica, occorre evidenziare i seguenti punti:<\/p>\n<p><em>a<\/em>) i signori italiani del IX e X secolo <em>si contrastavano la corona; appena uno l&#8217;aveva afferrata, ecco gli altri coalizzarsi contro di lui, tramargli contro, cercare di abbatterlo; e se non riuscivano, SUSCITARGLI CONTRO QUALCHE COMPETITORE D&#8217;OLTRALPI<\/em>. E la stessa cosa faranno i signori italiani alla fine del XV secolo: si pensi a Ludovico il Moro che invita in Italia il re di Francia, Carlo VIII, per togliere di mezzo il suo nemico, Alfonso d&#8217;Aragona; e si pensi, pi\u00f9 tardi alla Lega di Cambrai per stroncare la potenza crescente di Venezia: sempre con la massiccia partecipazione straniera. Meglio un padrone straniero che uno italiano.<\/p>\n<p><em>b<\/em>) <em>Adelaide ricus\u00f2 [di sposare Adalberto, figlio di Berengario d&#8217;Ivrea] e fugg\u00ec in Germania, offrendo al giovine re Ottone di Sassonia la propria mano e l&#8217;aiuto dei suoi partigiani per conquistare l&#8217;Italia.<\/em> Ecco una regina che invita in Italia un conquistatore stranero; siamo nel solco di Onoria, sorella di Valentiniano III e figlia di Galla Placidia, che invita a Roma Attila, re degli Unni; e di Eudossia, vedova di Valentiniano III, che invita Genserico, re dei Vandali.<\/p>\n<p><em>c<\/em>) <em>Ottone spos\u00f2 Adelaide, costrinse Berengario a recarsi in Germania a prestargli giuramento di fedelt\u00e0 come vassallo e a cedergli le marche di Verona, del Friuli e dell&#8217;Istria, che furono aggregate al ducato di Baviera.<\/em> Comincia cos\u00ec l&#8217;infeudamento dell&#8217;Italia alla Germania; e si noti che Ottone fece quel che far\u00e0 Hitler nel settembre 1943, allorch\u00e9 questi costrinse il suo vassallo a cedergli le regioni nordorientali per assicurarsi la via d&#8217;accesso oltre le Alpi: la Zona d&#8217;Operazioni del Litorale Adriatico (tutto il Friuli e la Venezia Giulia sino a Fiume e Zara, pi\u00f9 la nuova provincia di Lubiana) sotto il Gauleiter Friedrich Rainer, e la Zona d&#8217;Operazioni delle Prealpi (le province di Trento, Bolzano e Belluno) sotto il Gauleiter Franz Hofer.<\/p>\n<p>Il quadro che emerge da questa pagina di storia ci mostra una classe dirigente debole, divisa, disposta a infeudarsi allo straniero, pur di eliminare i propri oppositori interni; e un popolo apatico, rassegnato, che subisce qualunque passaggio di governo, interno o esterno. Ed \u00e8 un quadro che si ripete ogni qual volta all&#8217;Italia sembra dischiudersi la possibilit\u00e0 di riprendere il posto che le spetta fra le grandi nazioni: c&#8217;\u00e8 sempre qualche vassallo italiano che invita, o che appoggia, un potere straniero. E non si creda che le cose siano andate tanto diversamente nel 1945. Il mito della Resistenza si fonda sull&#8217;ipotesi che l&#8217;Italia, se Hitler avesse vinto la guerra, si sarebbe trovata del tutto infeudata alla Germania; ma quel che si sa con certezza \u00e8 che i fautori della caduta del fascismo, e della guerra civile, vennero messi in sella, a guerra finita, dai vincitori anglo-americani, totalmente infeudati ad essi, al punto che solo 1954 e\u00ecriottennero Trieste e che ancora oggi la nostra classe dirigente non osa nemmeno starnutire se non \u00e8 sicura di avere il <em>placet<\/em> del padrone esterno; gli Stati Uniti sul piano politico-militare e l&#8217;Unione Europea su quello economico-finanziario. Qualcuno ha mai visto un governo italiano, con la sola eccezione del governo Craxi ai tempi dell&#8217;incidente di Sigonella, dire &quot;no&quot; agli Stati Uniti? E qualcuno ha mai visto un governo italiano, prima del governo Conte, dire &quot;no&quot; ai signori di Bruxelles? Al contrario: quel che vediamo, ai nostri d\u00ec, \u00e8 lo spettacolo indecoroso delle opposizioni interne, sinistra (Pd e Sel) e destra (Forza Italia e, in parte, Fratelli d&#8217;Italia) che cercano d&#8217;ingraziarsi i padroni di Bruxelles, pronosticando disastri agli italiani se continueranno a lasciarsi governare da quelli che hanno liberamente eletto, cio\u00e8 la Lega e il Movimento 5 Stelle. E il presidente Mattarella (come il papa Giovanni XII) che, andando ben oltre i suoi limiti costituzionali, ammonisce gl&#8217;italiani che l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea \u00e8 un fatto assolutamente definitivo e irreversibile. \u00c8 sempre la storia di Berengario e di Ottone, che si ripete. Ma noi, inguaribili ottimisti, speriamo sempre in un soprassalto di dignit\u00e0 e orgoglio degli italiani&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono degli snodi, delle situazioni tipiche, delle fasi cruciali, nella storia d&#8217;Italia, che si ripetono con significativa e, per certi aspetti, inquietante regolarit\u00e0. \u00c8 come<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[144,156,178],"class_list":["post-24244","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-francia","tag-germania","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24244\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}