{"id":24241,"date":"2019-10-18T01:54:00","date_gmt":"2019-10-18T01:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/18\/corrado-alvaro-o-la-meschinita-dei-semiantifascisti\/"},"modified":"2019-10-18T01:54:00","modified_gmt":"2019-10-18T01:54:00","slug":"corrado-alvaro-o-la-meschinita-dei-semiantifascisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/18\/corrado-alvaro-o-la-meschinita-dei-semiantifascisti\/","title":{"rendered":"Corrado Alvaro o la meschinit\u00e0 dei semiantifascisti"},"content":{"rendered":"<p>Rester\u00e0 sempre un mistero per quale ragione nascosta il pi\u00f9 prestigioso premio letterario italiano, il Premio Strega, istituito dalla Fondazione Bellonci, nel 1951 venne assegnato a Corrado Alvaro (San Luca di Reggio Calabria, 15 aprile 1895-Roma, 11 giugno 1956) per il suo libro <em>Quasi una vita<\/em>, pubblicato dall&#8217;editore Bompiani l&#8217;anno prima. Un grosso libro, di oltre 500 pagine, che non \u00e8 n\u00e9 un&#8217;autobiografia, n\u00e9 un diario, n\u00e9 un saggio filosofico o letterario, e tanto meno un romanzo, ma piuttosto una congerie disordinata di aforismi, pensieri, osservazioni, che richiama vagamente lo <em>Zibaldone<\/em> leopardiano. Rester\u00e0 un mistero per il fatto che Alvaro, il quale si era fatto un certo nome come giornalista gi\u00e0 nel periodo fra le due guerre, come romanziere non aveva scritto, n\u00e9 avrebbe mai scritto, alcunch\u00e9 di notevole, e nondimeno da quel momento si conquist\u00f2 un posto fisso nelle antologie scolastiche, come uno dei nostri massimi autori ufficialmente riconosciuti dalla cultura &quot;buona&quot;, occupandolo per svariati decenni; un posto dal quale \u00e8 stato sloggiato solo di recente, pi\u00f9 per la naturale usura ed il fisiologico ricambio degli autori da presentare agli studenti col trascorrere delle generazioni, piuttosto che per una esplicita o implicita revisione del giudizio da parte della critica ufficiale o ufficiosa.<\/p>\n<p>Che cosa ha scritto, di notevole, lo scrittore calabrese? I suoi libri pi\u00f9 importanti sono <em>L&#8217;amata alla finestra<\/em> (1929); <em>Vent&#8217;anni<\/em> e la raccolta di novelle <em>Gente in Aspromonte<\/em> (1930), <em>L&#8217;uomo \u00e8 forte<\/em>, reportage da un viaggio in Unione Sovietica (1938) e, appunto, <em>Quasi una vita<\/em>, cui si pu\u00f2 aggiungere il romanzo fantascientifico <em>Belmoro<\/em>, pubblicato postumo, nel 1957. Nessuno di questi libri reca il segno della vera grandezza, o almeno dell&#8217;originalit\u00e0 e di una vigorosa ispirazione. A parte i richiami verghiani delle prime opere, il suo verismo si innerva di una nota di cupo pessimismo, che ondeggia fra il cinico e il grottesco, non senza qualche venatura sadica, e, su tutto, un bisogno compulsivo di mettersi al centro, di guardare tutto e tutti dall&#8217;alto, di giudicare, di sentenziare, con amarezza pi\u00f9 che con saggezza e con il compiacimento della miseria umana pi\u00f9 che con una qualche forma di umana simpatia e benevolenza, In questo senso, si pu\u00f2 accostare l&#8217;opera di Alvaro a quella di un altro &quot;grande&quot; sopravvalutato del Novecento, Carlo Emilio Gadda, al quale lo accomuna anche un segreto rancore verso il prossimo , specie se la storia gli ha dato torto e lo ha gettato nella polvere, e del quale ci siamo gi\u00e0 occupati a suo tempo (cfr. l&#8217;articolo <em>Nausea dell&#8217;esistenza e bassezza morale nell&#8217;opera di un falso &quot;grande&quot; della letteratura<\/em>: Carlo Emilio Gadda, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 12\/05\/10 e ripubblicato sul sito della Accademia Nuova Italia il 21\/10\/17). Tutta la sua fama, in effetti, poggia sul libro che gli \u00e8 valso il prestigioso Premio Strega, che equivale all&#8217;ingresso definitivo nell&#8217;Olimpo degli scrittori italiani: almeno a partire dal 1947, allorch\u00e9 venne istituito, e quindi in funzione della cultura della &quot;nuova&quot; Italia, repubblicana, democratica e antifascista, uscita dalle macerie della Seconda guerra mondiale, sconfitta e umiliata, e tuttavia con la strana pretesa di essere stata anch&#8217;essa, in qualche modo, vincitrice, se non altro del suo nemico interno, il fascismo, e sia pure al prezzo delle decine di migliaia di morti di una guerra civile di condotta con ferocia belluina, specie dopo il 25 aprile 1945 e cio\u00e8 dopo la conclusione ufficiale delle ostilit\u00e0. E allora diamo un&#8217;occhiata da vicino a questo libro, leggiamolo, meditiamolo, e vediamo se esso meritava un simile riconoscimento; a meno che il riconoscimento, pi\u00f9 che al libro in s\u00e9, andasse, in effetti, per un tacito patto, al tipo d&#8217;intellettuale che in esso si rispecchia, e che era destinato a imporsi come l&#8217;intellettuale <em>politcally correct<\/em> nei decenni a venire. L&#8217;opera \u00e8 divisa in capitoli e ogni capitolo corrisponde a un anno nella vita dell&#8217;Autore (da cui il titolo, pur non essendo, propriamente, un&#8217;autobiografia): si comincia col 1927 e si arriva al 1947. Le note, o aforismi, di cui si compone ogni capitolo, senza alcun ordine di qualsiasi tipo, sembrano piuttosto delle freddure, con una accentuata intonazione scettica e nichilista di cui egli palesemente si compiace e della quale si fa un mantello da indossare: con l&#8217;evidente pretesa di rivalegiare con lo stile di un La Rochefoucald, o magari di un Montaigne o di un Pascal, ma in realt\u00e0 inanellando una monotona serie di affermazioni pi\u00f9 o meno bislacche, a volte quasi surreali, che spaziano con la medesima imperturbabilit\u00e0 dagli argomenti pi\u00f9 drammatici a quelli pi\u00f9 frivoli, dalla ragazza innamorata che non sa come conquistare o riconquistare il suo uomo, al marinaio morto nella stiva della sua nave e che i suoi compagni, per poterne consegnare i resti alla famiglia, sono costretti a fare a pezzi, in modo da far passare il cadavere attraverso l&#8217;obl\u00f2. Ci sia consentito di fare un esempio, fra i cento e cento, di questa prosa irritante, sgradevole, acre e petulante, che non risparmia niente e nessuno: <em>La triste provincia, dove non circolano che detriti di libri scolatici e qualche romanzetto sporchetto<\/em> (p. 390). Eppure altri scrittori, pi\u00f9 profondi di lui, hanno saputo disegnare proprio di quella provincia &quot;triste&quot; dei ritratti ammirevoli per dolcezza, comprensione e capacit\u00e0 di penetrazione del cuore umano: uno per tutti, Marino Moretti con la sua Cesenatico e la sua Riviera romagnola. Forse la provincia \u00e8 triste solo per chi non la sa guardare con affetto e umana partecipazione; e forse la mancanza, in essa, di una cultura &quot;alta&quot; \u00e8 un marchio d&#8217;infamia solo per chi non sa vedere e apprezzare gli umili tesori della cultura popolare. E da quando in qua i libri scolastici, gli ottimi libri scolastici di un tempo, a cominciare dai libri di lettura e dai sussidiari della scuola elementare, non sono altro che &quot;detriti&quot;? Conosciamo assai bene questo atteggiamento: \u00e8 il tipico atteggiamento dei progressisti; disprezzano ci\u00f2 che non appartiene ala loro mentalit\u00e0 e alle loro abitudini; denigrano e calunniano ci\u00f2 che detestano, a cominciare dalla tradizione. Dio, la Patria e la Famiglia, per loro, sono parolacce: anche se hanno la misera astuzia, come fa Alvaro, di non dirlo apertamene, ma di suggerire che essi non odiano quei valori, ma la loro deformazione e la loro esasperazione &#8212; come quella che ne ha fatto, tanto per cambiare, l&#8217;aborrito fascismo, autentica testa di turco sulla quale scaricare tutte le colpe e tutti i mali non solo dell&#8217;Italia, ma dell&#8217;universo intero. Ecco qui un brevissimo florilegio di giudizi che Corrado Alvaro esprime, anzi emette, su uomini a lui contemporanei nel suo &quot;capolavoro&quot; <em>Quasi una vita<\/em>, sottotitolo <em>Giornale di uno scrittore<\/em> (Milano, Bompiani, 1950):<\/p>\n<p><em>Molti preti meridionali hanno l&#8217;aria di dirvi: &quot;Sono un povero innocente fatto prete per ragioni di famiglia, e per giunta voi ve la prendete con me&quot;. Uno di essi mi dice che in alcune famiglie meridionali chiamano il prete &quot;il porco di casa&quot;, e non per altro se non perch\u00e9 \u00e8 utile e tutto buono&#8230;<\/em> (p. 312).<\/p>\n<p><em>Giovanni Papini mi porta davanti a uno scaffale di libri: sono le sue opere tradotte in molte lingue straniere; me ne fa il conto e mi chiede se anch&#8217;io abbia un numero simile di traduzioni. Sa che \u00e8 impossibile. Mi dice poi che \u00e8 sempre stato ossessionato da Dio, e che prima voleva essere Dio lui stesso. Dice di avere frequentato nella sua vita due grandi toscani<\/em>, <em>Leonardo in giovent\u00f9, Michelangelo in vecchiaia. Ripete che ha cominciato a leggere a cinque anni<\/em>&#8230; (p. 329).<\/p>\n<p><em>Gli mancava un solo fatto: l&#8217;istigazione all&#8217;odio di classe, e lo ha compiuto (&#8230;) Responsabile di tutto, si schiera ora con quelli che hanno subito il male, come se anch&#8217;egli fosse una vittima [evidentemente parla di Mussolini, che per\u00f2 evita perfino di nominare].<\/em> (p. 338)<\/p>\n<p><em>Gli articoli di Pavolini nel &quot;Messaggero&quot;. Scrive di politica con la sventatezza di Papini. Non ha avuto tempo di imparare altro. La letteratura serve a qualche cosa<\/em>. (p. 344)<\/p>\n<p><em>Il giorno della caduta di Tripoli, Luigi Federzoni, per non turbare la moglie, preg\u00f2 gli amici di non darle la notizia, non ancora pubblicata dai giornali, se non dopo il pranzo cui erano invitati<\/em>. (p. 346)<\/p>\n<p><em>Longanesi ha diffuso una delle sue spiritosaggini a proposito dei bombardamenti delle citt\u00e0 italiane: &quot;Ci stanno rovinando gli originali delle fotografie Alinari&quot;. \u00c8 lo stesso autore di alcuni manifesti di propaganda di guerra. \u00e8 sempre pronto al disprezzo dei caduti, come tutti quelli che disprezzano se stessi. e il proprio paese. Egli trova facilmente il ridicolo in tutto. \u00e8 la forza dei deboli<\/em>. (p. 356)<\/p>\n<p><em>Di d&#8217;Annunzio (sic) ci rimane l&#8217;insegnamento e il talento di non dire le cose come stanno, ma con giri di frasi e amplificazioni. Vedere fino a che punto l&#8217;ipocrisia nostrana ha ritrovato un codice un lui. Vedere fino a che punto Studiare un carattere teatrale di questo tipo.<\/em> (p. 376).<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che la &quot;promozione&quot; di Corrado Alvaro nell&#8217;Olimpo dei grandi scrittori non si deve a questa o quella sua opera, e meno che mai a quella che gli \u00e8 valsa il conferimento del Premio Strega, ma a ci\u00f2 che egli rappresenta come intellettuale pseudo impegnato, pseudo morale e pseudo antifascista, cio\u00e8 nella sua quasi perfetta incarnazione di ci\u00f2 che deve essere, dal punto di vista della cultura progressista e politicamente corretta, uno scrittore che si rispetti. Un antifascismo alquanto prudente, il suo, peraltro; perch\u00e9, se \u00e8 vero che nel 1925 egli firm\u00f2 il Manifesto degli intellettuali antifascisti, \u00e8 altrettanto vero che nel 1934 aveva pubblicato, per le edizioni dell&#8217;Istituto fascista di cultura, il saggio <em>Terra Nuova. Prima cronaca dell&#8217;Agro Pontino<\/em>, nel quale non solo esaltava la bonifica delle Paludi Pontine, ma celebrava anche il regime che l&#8217;aveva concepita, voluta e realizzata. Si \u00e8 anche tentato di far passare il volume <em>L&#8217;uomo \u00e8 forte<\/em> per una critica in codice al fascismo e al nazismo; sar\u00e0: ma di fatto esso \u00e8 la critica del comunismo sovietico; contro il fascismo, Alvaro non ha mai scritto un rigo &#8212; non prima del 25 luglio del 1943, quantomeno. La Resistenza, poi, non l&#8217;ha vista neanche con il telescopio, visto che da Roma \u00e8 fuggito a Chieti e si \u00e8 mantenuto nella zona occupata dagli eserciti alleati per tutta la durata del conflitto. In compenso, dalle pagine di <em>Quasi una vita<\/em> lascia cadere critiche impietose, caustiche, sprezzanti, contro il Duce e contro tutti gli uomini del regine coi quali ha avuto a che fare, senza peraltro avere neanche il coraggio di scrivere per esteso il nome di Mussolini &#8212; non si sa mai. Si direbbe che abbia sfogato la sua impotenza e la sua prudenza forzata, accumulate per anni, arrotando i denti e intingendo la penna nel vetriolo, ma sempre stando seduto su una comoda poltrona. Mentre Pavolini, per dirne una, da lui preso a bersaglio quale tipico gerarca rozzo e spaccone (mentre era un intellettuale pi\u00f9 raffinato di lui), girava per l&#8217;Italia in automobile da solo e senza scorta, quando tutti i partigiani avevano giurato di fargli la pelle. E cosa non dice di Papini e di D&#8217;Annunzio (del quale non sa scrivere neanche il nome correttamente): giunge a un tal punto di bassezza da spiattellare il contenuto di una conversazione privata per far cadere il ridicolo su Papini ed evidenziare il suo egocentrismo. Oh, s\u00ec: in molte pagine Alvaro afferma che l&#8217;egocentrismo, la vanit\u00e0, il narcisismo sono i vizi peggiori degli esseri umani; ma egli davvero ne \u00e8 immune? Quanta posa c&#8217;\u00e8 dietro il suo continuo sparare a zero sui difetti e le miserie degli altri, e nell&#8217;assumere, per se stesso, la posa dell&#8217;antico filosofo stoico, superiore alle ambizioni umane perch\u00e9 ha compreso, come Leopardi, <em>l&#8217;infinita vanit\u00e0 del tutto<\/em>!<\/p>\n<p>Riassumendo, ci sembra che siano almeno tre le ragioni della fortuna di Alvaro presso la critica politicamente corretta degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Primo, era stato un antifascista, anche se i fascisti, del suo antifascismo, dopo il 1925 non si erano mai neppure accorti: strano, vero? Tuttavia, in questo essere contro senza esporsi, senza rischiare, ma limitandosi a collezionare maldicenze letterarie che avrebbe pubblicato solo a guerra finita, l&#8217;italiano medio, allineato con la cultura democratica e progressista, poteva rispecchiarsi pi\u00f9 facilmente che non con quanti, bene o male, avevano rischiato in prima persona. <em>Adelante, Pedro, con juicio<\/em>. Secondo: \u00e8 stato assurto a simbolo del meridionalismo, vale a dire della voglia di riscatto del Sud. Della voglia di riscatto, si noti la piccola differenza, e non del riscatto, che non c&#8217;\u00e8 mai stato: e ancora oggi lo stiamo aspettando. Ma quale riscatto poteva mai esserci se le teste pensanti del Sud facevano propria la leggenda vittimista e auto-consolatoria di un Sud ingiustamente sfruttato e brutalizzato da un Nord egoista e rapace? Troppo comodo limitarsi, come il Vittorini di <em>Conversazione in Sicilia<\/em>, agli &quot;astratti furori&quot;: se i &quot;furori&quot; dei meridionalisti fossero stato un po&#8217; meno astratti e un po&#8217; pi\u00f9 concreti, forse qualcosa si sarebbe mosso, da allora ad oggi e il Sud avrebbe cominciato a risolvere i suoi problemi, facendo appello alla volont\u00e0 della sua gente, invece di aspettare i soldi della Cassa per il Mezzogiorno. Terzo: privo di genio letterario, ma in compenso buono per (quasi) tutte le stagioni, purch\u00e9 rigorosamente antifasciste, Alvaro, premiato un anno dopo Pavese e un anno prima di Moravia, incarnava benissimo quello che, parafrasando Robert Musil, si potrebbe definire <em>l&#8217;intellettuale senza qualit\u00e0<\/em>: abbastanza pregevole da emergere al di sopra della folla anonima, ma anche abbastanza mediocre da non dare ombra ai colleghi scrittori, notoriamente assai gelosi l&#8217;uno dell&#8217;altro, specie nella vastissima parrocchia dominante: repubblicana, democratica e antifascista&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rester\u00e0 sempre un mistero per quale ragione nascosta il pi\u00f9 prestigioso premio letterario italiano, il Premio Strega, istituito dalla Fondazione Bellonci, nel 1951 venne assegnato a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24241","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24241","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24241"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24241\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24241"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24241"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24241"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}