{"id":24236,"date":"2010-03-04T05:30:00","date_gmt":"2010-03-04T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/04\/quando-il-dio-cemento-e-la-dea-automobile-imposero-la-copertura-delle-rogge-urbane\/"},"modified":"2010-03-04T05:30:00","modified_gmt":"2010-03-04T05:30:00","slug":"quando-il-dio-cemento-e-la-dea-automobile-imposero-la-copertura-delle-rogge-urbane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/04\/quando-il-dio-cemento-e-la-dea-automobile-imposero-la-copertura-delle-rogge-urbane\/","title":{"rendered":"Quando il dio cemento e la dea automobile imposero la copertura delle rogge urbane"},"content":{"rendered":"<p>Una citt\u00e0 non \u00e8 solamente un insieme di case, strade, commerci e servizi: una citt\u00e0 \u00e8 anche un luogo dell&#8217;anima; non possiede solo un paesaggio esteriore, ma anche uno interiore &#8211; e, contrariamente a quel che generalmente si pensa, quello deriva da questo e non viceversa.<\/p>\n<p>Se, dunque, le citt\u00e0 hanno un&#8217;anima, allora diventa un dovere quello di preservarla, ossia di regolare la loro crescita secondo linee di espansione e di rinnovamento che non ne stravolgano l&#8217;essenza, che ne rispettino l&#8217;intima natura. Le accresciute esigenze del traffico e l&#8217;aumento della popolazione, e quindi delle attivit\u00e0 economiche, non possono giustificare delle politiche urbanistiche che appiattiscano e uniformino tutto, che sopprimano gli elementi caratteristici soltanto per creare qualche parcheggio in pi\u00f9 o per addensare banali edifici moderni, senza riguardo per il contesto storico e culturale.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 non \u00e8 soltanto il luogo fisico in cui viviamo, ma anche un luogo affettivo dove si svolge la nostra crescita interiore e al quale siamo legati da cento e cento ricordi, da innumerevoli esperienze e stati d&#8217;animo. Non possiamo, pertanto, limitarci ad abitarla come dei soggetti anonimi e indifferenti, ma dovremmo viverla in modo maturo e consapevole, vale a dire coscienti di quanto essa sia importante per noi e noi per essa.<\/p>\n<p>Uno degli elementi specifici di molte citt\u00e0 del Nord Italia sono, o piuttosto bisognerebbe dire erano, le rogge. Lungo le loro sponde si concentrava gran parte della vita economica, dato che la forza idraulica, prima dell&#8217;invenzione della macchina a vapore, era praticamente l&#8217;unica fonte di energia a disposizione delle attivit\u00e0 produttive. La pesca, l&#8217;agricoltura (nei borghi suburbani), i conciapelli, le tintorie, i laboratori della carta, i battiferro con i loro magli, le segherie, per non parlare di attivit\u00e0 necessarie alla conduzione domestica, come la lavatura di panni e lenzuola: tutto si accentrava presso le rogge.<\/p>\n<p>Dal punto di vista paesaggistico, le rogge, derivate dai fiumi della Pianura padano-veneta, costituivano un elemento estremamente caratteristico, con i ponticelli che le scavalcavano per consentire l&#8217;accesso alle abitazioni, con i lavatoi dove si sistemavano le donne e con i numerosi mulini che ne sfruttavano l&#8217;energia mediante dislivelli anche assai modesti. I cigni sono venuti molto pi\u00f9 tardi, come elemento estraneo (non fanno parte della fauna locale) di tipo puramente decorativo, quando gi\u00e0 la funzione economica e sociale delle rogge era venuta meno e non restava che quella paesaggistica e ricreativa, di solito in prossimit\u00e0 di giardini o comunque di spazi di verde pubblico.<\/p>\n<p>Poi, finita la seconda guerra mondiale e messosi in moto il meccanismo del \u00abboom economico\u00bb, con la grande fuga dalle campagne e dalle montagne e con l&#8217;inurbamento selvaggio e l&#8217;esplosione del triangolo industriale, le rogge sono divenute improvvisamente un elemento scomodo e inutile. Con la fame di aree edificabili e con la smania di facilitare il massimo scorrimento del traffico automobilistico, urbanisti e amministratori comunali hanno decretato che si trattava di un residuo del passato ormai anacronistico e di un lusso estetico che non ci si poteva pi\u00f9 permettere. Cos\u00ec sono state coperte, un tratto dopo l&#8217;altro, una via dopo l&#8217;altra: e, con esse, se ne \u00e8 andata anche l&#8217;anima di molte nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Rimangono alcuni angoli caratteristici, come i Buranelli o come il Ponte Dante a Treviso, \u00abdove Sile e Cagnan s&#8217;accompagna\u00bb; poca cosa, in confronto alla ricchezza e alla variet\u00e0 che queste antiche e gloriose strade azzurre costituivano per il tessuto urbanistico e socio-economico fino a circa mezzo secolo fa.<\/p>\n<p>Un caso piuttosto emblematico \u00e8 quello offerto dalla vicende delle rogge di Udine; ricoperte, appunto, per la maggior parte, negli anni Cinquanta del secolo scorso, dopo una lunga e gloriosa storia, come se fossero divenute improvvisamente un qualcosa da nascondere, un parente povero che non si deve far vedere a nessuno.<\/p>\n<p>Udine, nel Medioevo, aveva due rogge: la roggia di Palma e la roggia di Udine, che i patriarchi di Aquileia avevano derivato dal torrente Torre a Zompitta, localit\u00e0 di Reana del Roiale; la seconda fluiva vicino al lago che si trovava ai piedi del lato est del Colle (che la leggenda voleva infestato da un drago), ma senza entrarvi; lago che poi venne interamente prosciugato in un modo che parve prodigioso e di cui \u00e8 rimasta un&#8217;eco nella quinta novella della giornata decima del \u00abDecameron\u00bb di Giovanni Boccaccio.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, le rogge alimentavano, fra l&#8217;altro, le tintorie. Nel tratto in corrispondenza con Via Giovanni da Udine ve n&#8217;erano ben cinque, una delle quali \u00e8 sopravvissuta fino ai nostri giorni: la Tintoria Lestuzzi. Ed \u00e8 uno degli angoli pi\u00f9 simpatici e pi\u00f9 romantici della vecchia Udine, con le antiche case che si affacciano direttamente sull&#8217;acqua.<\/p>\n<p>C&#8217;erano anche decine e decine di mulini, che vennero chiusi l&#8217;uno dopo l&#8217;altro e che, insieme ai numerosi orti e giardini della parte orientale della citt\u00e0 (quella che, per l&#8217;abbondanza di chiese, conventi e istituti religiosi, \u00e8 stata definita la \u00abcitt\u00e0 religiosa\u00bb, contrapposta alla \u00abcitt\u00e0 mercantile\u00bb sul versante opposto del Castello), e ai numerosissimi cortili interni preceduti da un androne, le conferiva un aspetto quasi rurale.<\/p>\n<p>Udine, infatti, pur crescendo a ritmo vertiginoso fra XIII e XV secolo (tanto da abbattere e ampliare cinque volte la propria cerchia muraria), conservava al proprio interno ampie superfici verdi, compresi campi coltivati, al punto che tratti di campagna separavano i borghi periferici dal centro di Mercato Vecchio e Mercato Nuovo. Evidentemente il &quot;buio&quot; e &quot;barbarico&quot; Medioevo, fondato sul valore della stabilit\u00e0, aveva un pi\u00f9 sviluppato senso dell&#8217;urbanesimo a misura d&#8217;uomo, che non la modernit\u00e0, fondata sull&#8217;ideologia del progresso, visto che solo ora i nostri urbanisti stanno recuperando l&#8217;idea che una citt\u00e0 deve possedere numerosi &quot;polmoni&quot; verdi e non deve ridursi ad un agglomerato caotico di abitazioni e attivit\u00e0 commerciali.<\/p>\n<p>Le rogge pi\u00f9 belle e pi\u00f9 caratteristiche erano quella di Borgo Gemona e quella di Borgo Grazzano; entrambe vennero coperte negli anni Cinquanta per ampliare la sede stradale; operazione che, nella prima di queste vie, si accompagn\u00f2 all&#8217;abbattimento dei vecchi edifici sul lato prospiciente all&#8217;acqua, in luogo dei quali vennero eretti alcuni condomini d&#8217;abitazione dallo stile assolutamente anonimo.<\/p>\n<p>Anche nella zona di Chiavris e di Viale Vat il paesaggio era caratterizzato dalla roggia, tanto \u00e8 vero che, fino ai primi del Novecento, l&#8217;estrema periferia nord-orientale della citt\u00e0, con le sue acque ed i suoi verdi prati, costituiva la meta privilegiata delle passeggiate e delle gite fuori porta della cittadinanza. Solo pi\u00f9 tardi questa funzione si \u00e8 spostata al capo opposto dell&#8217;area urbana, in direzione sud-ovest, verso i prati di Santa Caterina, presso il torrente Cormor, ove sorge tuttora una suggestiva chiesetta del XIV secolo.<\/p>\n<p>Un altro tratto molto caratteristico delle rogge di Udine era quello di Via dei Gorghi (il toponimo \u00e8 altamente significativo), che, anche grazie alle piante di un vivaio e di alcuni giardini privati, portava una nota gentile nel cuore del tessuto urbano, a mezza strada fra la Cattedrale e Borgo Aquileia; anch&#8217;esso \u00e8 stato ricoperto in maniera drastica, facendo scomparire uno degli angoli pi\u00f9 graziosi del centro storico.<\/p>\n<p>Per farsi un&#8217;idea di come doveva presentarsi Udine prima di questa vasta operazione di copertura delle rogge, e quanto &quot;veneziane&quot; dovessero apparire le sue strade fiancheggiate da antiche case popolari intervallate da palazzi seicenteschi dalla nobile facciata, bisogna percorrere la roggia, tuttora superstite, di Via Zanon, con i suoi ponticelli e il suo mercato, che corre all&#8217;ombra dei suoi alberi (ma non pi\u00f9, purtroppo, dell&#8217;immenso e secolare gelso che spargeva intorno i suoi palchi smisurati, quasi a voler abbracciare le bancarelle).<\/p>\n<p>Ha osservato Antonio de Cillia nel suo intervento \u00abLe rogge nella storia di Udine\u00bb (nel volume \u00abUdine 1.000 anni. Itinerari per leggere la citt\u00e0\u00bb, Italia Nostra, Sezione di Udine, Gruppo Scuola, Atti del Corso, marzo-maggio 1983, pp. 70-71):<\/p>\n<p>\u00abIndubbiamente le rogge avevano impresso a Udine una sua caratteristica gentile e discreta.<\/p>\n<p>Nel secondo dopoguerra queste caratteristiche sono apparse sorpassate e non in linea con lo spirito dei tempi: allora c&#8217;era la febbre del cemento e la grande passione per l&#8217;automobile.<\/p>\n<p>E il dio traffico se l&#8217;\u00e8 presa, a Udine, soprattutto con le rogge, imponendone la scomparsa sotto terra, come fossero immonde cloache.<\/p>\n<p>Ormai solo gli ultraquarantenni possono ricordare la roggia alberata che in piazzale Cella conduceva ala chiesetta della Piet\u00e0, o l&#8217;aspetto singolare di via Gemona e di via Grazzano, met\u00e0 strada e met\u00e0 roggia, coi ponticelli che davano accesso alle case prospicienti.<\/p>\n<p>Oppure via Gorghi, dove i fiori e le piante del vivaio Gasparini si specchiavano nell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Nostalgie crepuscolari? Forse s\u00ec, ma a cosa sono servite queste operazioni? A recuperare qualche decina di posti macchina.<\/p>\n<p>Ci restano via Zanon e via Molin nascosto, ci resta un buon tratto della roggia orientale da via Piave in su, con quella deliziosa stradina dietro il Tribunale.<\/p>\n<p>Ci restano le antiche passeggiate suburbane verso Vat e Planis, anche se, restringendosi per fare posto all&#8217;asfalto, hanno perso una fila di alberi.<\/p>\n<p>Occorre salvaguardare quanto \u00e8 rimasto, con rispetto e con amore, per riguardo alla nostra storia e per mantenere alla citt\u00e0 un minimo di personalit\u00e0 nell&#8217;anonimato urbanistico imperante&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;acqua \u00e8 un elemento vivo, e le rogge che scorrono in mezzo alle case portano una nota di vita e di gaiezza.<\/p>\n<p>Anche se le attivit\u00e0 economiche che a queste ultime facevano capo sono venute meno con il progresso (una parola sempre difficile da pronunciare, quando si parla di orizzonti esistenziali che si impoveriscono, invece di arricchirsi), questo non significa che si possa gettar via, come cosa inutile, un elemento del paesaggio cos\u00ec caratteristico e cos\u00ec carico di storia.<\/p>\n<p>Certo, le esigenze di una citt\u00e0 che ha superato i centomila abitanti non sono le stesse di una che, ancora ai primi del Novecento, non superava i ventimila; ma \u00e8 pur vero che, nel caso di Udine come in quello di Treviso, Padova e tante altre, l&#8217;aumento della popolazione si \u00e8 concentrato in aree periferiche al di fuori delle mura urbane e che nei centri storici, sempre pi\u00f9 poveri di vita sociale (come ben si vede nelle ore serali e notturne), da qualche decennio \u00e8 in atto, semmai, un fenomeno di decrescita demografica.<\/p>\n<p>Non bisognerebbe prendere troppo per buone, pertanto, le facili argomentazioni di chi vorrebbe fare piazza pulita del passato in nome delle esigenze di crescita materiale. Tale crescita \u00e8 finita da tempo; ormai chi se lo pu\u00f2 permettere si compra la casa fuori citt\u00e0 e a noi non resta che ripensare il modello urbanistico centrato sulla fabbrica e sull&#8217;automobile e tenere in maggior conto il progressivo invecchiamento della popolazione dei centri storici, favorendo il piccolo commercio e i servizi di immediata necessit\u00e0 familiare, piuttosto che la ulteriore concentrazione delle banche, dei negozi di lusso e dei grandi parcheggi che richiamano ancora pi\u00f9 traffico invece di smaltirlo, nel tempo stesso che erodono implacabilmente le ultime aree verdi ancora disponibili.<\/p>\n<p>Un tempo la citt\u00e0 era il cuore dell&#8217;industria e delle grandi attivit\u00e0 produttive, ma ora non pi\u00f9. \u00c8 tempo che le nostre citt\u00e0 ritornino ad essere dei luoghi conviviali, accoglienti e ospitali, in primo luogo per coloro che vi abitano e, in secondo luogo, per quanti le frequentano per motivi di lavoro, di studio o di turismo.<\/p>\n<p>Ma, perch\u00e9 questo accada, il primo passo da fare nella direzione giusta \u00e8 aiutare le nostre citt\u00e0 a ritrovare la propria anima, dopo l&#8217;ubriacatura efficientistica e produttivistica dei passati decenni. E, affinch\u00e9 possano ritrovare la propria anima, dobbiamo aiutarle a ritrovare il proprio volto caratteristico, la propria peculiarit\u00e0, la propria dimensione specifica: che, come dicemmo, \u00e8 prima di tutto un luogo dell&#8217;anima e poi, anche, un luogo fisico e materiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una citt\u00e0 non \u00e8 solamente un insieme di case, strade, commerci e servizi: una citt\u00e0 \u00e8 anche un luogo dell&#8217;anima; non possiede solo un paesaggio esteriore,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[202],"class_list":["post-24236","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24236","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24236"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24236\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24236"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24236"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24236"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}