{"id":24234,"date":"2015-07-28T06:01:00","date_gmt":"2015-07-28T06:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-convinzione-e-la-peggior-nemica-della-verita\/"},"modified":"2015-07-28T06:01:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:01:00","slug":"la-convinzione-e-la-peggior-nemica-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-convinzione-e-la-peggior-nemica-della-verita\/","title":{"rendered":"La convinzione \u00e8 la peggior nemica della verit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Si dice: \u00abQuello \u00e8 un uomo dalle forti convinzioni!\u00bb, e lo si dice con una sfumatura di rispetto, persino di ammirazione; a tal punto l&#8217;idea di &quot;convinzione&quot; \u00e8 diventata un&#8217;idea profondamente rispettabile, anzi, quasi l&#8217;idea della rispettabilit\u00e0 per antonomasia. Qualunque cosa, allorch\u00e9 venga fatta da colui che ne \u00e8 profondamente convinto, acquista almeno un poco di quella rispettabilit\u00e0: anche la cosa pi\u00f9 atroce. Se quella stessa azione fosse stata compiuta senza convinzione, ad esempio per mera convenienza, per basso opportunismo, diventerebbe subito spregevole: ma se \u00e8 stata fatta per convinzione&#8230;!<\/p>\n<p>Eppure, siamo proprio sicuri che l&#8217;essere convinti di qualcosa sia davvero l&#8217;equivalente dell&#8217;onest\u00e0 intellettuale, della buona fede? Siamo proprio sicuri che essere convinti di qualcosa sia l&#8217;esatto contrario della malafede, dell&#8217;agire in modo irresponsabile, o, peggio, da venduti, da mercenari? Vediamo.<\/p>\n<p>&quot;Convinto&quot; si dice di qualcuno che \u00e8 stato conquistato da un&#8217;idea, da una evidenza, da una verit\u00e0: \u00abD&#8217;accordo, mi ha convinto!\u00bb, diciamo; e la cosa finisce l\u00ec, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da aggiungere o da indagare ulteriormente, ormai abbiamo capito come stanno le cose, qualcuno ce le ha mostrate e noi, adesso, ne siamo pienamente persuasi; pronti e desiderosi, a nostra volta, di farcene paladini presso qualcun altro, di farcene portatori, di farcene, se necessario, dei volonterosi e instancabili crociati, disposti magari a soffrire in prima persona, pur di estendere al prossimo i benefici e salutari effetti della nostra nuova convinzione.<\/p>\n<p>&quot;Convincere&quot; deriva dal latino &quot;cum&quot;, pi\u00f9 &quot;vincere&quot;: significa, alla lettera, piegare, soggiogare, sottomettere qualcuno a qualcosa, mediante la forza degli argomenti e delle ragioni. Ma quando noi siamo stati piegati, soggiogati, sottomessi ad una certa verit\u00e0, siamo stati anche conquistati alla verit\u00e0? Alla verit\u00e0 in quanto tale? Non ad una verit\u00e0; non alla verit\u00e0 che ci ha forzati a cedere le armi, ad abbandonare la nostra resistenza; non a una verit\u00e0 che ci ha persuasi, magari nostro malgrado: ma alla verit\u00e0 in se stessa, luminosa, splendente, incontrovertibile nella sua purezza, senza sforzo, senza lotta, cos\u00ec come senza sforzo si accoglie il sorgere del sole o si respira il profumo della terra umida di pioggia?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una pagina del buon vecchio Nietzsche, ne \u00abL&#8217;Anticristo\u00bb, che pu\u00f2 aiutarci a chiarire questo concetto, troppo spesso dato per scontato ed evidente: se la &quot;convinzione&quot; di qualcuno in qualcosa rappresenti, di per s\u00e9, un omaggio alla verit\u00e0, e dunque un valore, tanto intellettuale che morale, oppure no (cap. 55; traduzione dal tedesco di Paolo Santoro, Roma, Newton Compton, 1977):<\/p>\n<p>\u00ab- Un passo avanti nella psicologia della convinzione, della &quot;fede&quot;. Gi\u00e0 da tempo stata da me posta sul tappeto se le convinzioni non siano dei nemici della verit\u00e0 pi\u00f9 pericolosi delle bugie (&quot;Umano, troppo umano&quot;, I, af. 483). Stavolta vorrei porre la domanda decisiva: tra menzogna e convinzione sussiste u&#8217;antitesi? Tutti lo credono: ma che cosa non credono tutti! Ogni singola convinzione ha la propria storia; i propri precorri menti; i propri tentativi e errori: essa DIVIENE convinzione, dopoch\u00e9 per un lungo tempo NON lo \u00e8 stata, dopo esserlo stata A STENTO ancor pi\u00f9 a lungo. Come? Non potrebbe, tra queste forme embrionali di convinzione, esserci anche la menzogna? A volte \u00e8 solo necessario uno scambio di persone: ci\u00f2 che nel padre era ancora bugia, diviene convinzione nel figlio. Io chiamo bugia il NON voler vedere qualcosa, che si vede, il non voler vedere qualcosa COS\u00cc come lo vediamo: non ha importanza il fatto che la menzogna si verifichi dinnanzi o senza testimoni. La bugia pi\u00f9 comune quella in cui si mente a se stessi; il mentire ad altri \u00e8 caso relativamente eccezionale. &#8212; Ora questo NON voler vedere ci\u00f2 che si vede, questo non voler vedere COS\u00cc come si vede \u00e8 a un dipresso condizione prima per tutti quelli che in qualsiasi senso sono PARTITO: l&#8217;uomo di fazione diviene di necessit\u00e0 bugiardo. La storiografia tedesca, ad esempio, \u00e8 convinta che Roma fosse il dispotismo, che i Germani abbiano portato nel mondo lo spirito di libert\u00e0: che differenza c&#8217;\u00e8 tra questa convinzione e una menzogna? Quando, di istinto, tutti i partiti, e anche gli storici tedeschi, si riempiono la bocca con le grandi parole della morale, com&#8217;\u00e8 possibile stupirci, che la morale SUSSISTA ancora quasi in virt\u00f9 del fatto che qualsivoglia uomo di partito ne ha bisogno ad ogni momento? &#8212; &quot;Questa \u00e8 la nostra convinzione: la professiamo dinanzi a tutto il mondo, viviamo e moriamo per essa &#8212; onore a tutti quanti nutrono delle convinzioni!&quot; &#8212; Perfino sulla bocca di antisemiti ho udito parole siffatte. Al contrario, signori miei! Un antisemita non diventa per nulla pi\u00f9 rispettabile solo perch\u00e9 mente per principio&#8230; I preti, che in queste cose sono pi\u00f9 fini e comprendono benissimo l&#8217;obiezione che sta nel concetto di convinzione, vale a dire la falsit\u00e0 tale per principio, POICH\u00c9 utile allo scopo, hanno preso dagli Ebrei la furbizia di inserire a questo punto i concetti di &quot;Dio&quot;, &quot;volere divino&quot;, &quot;rivelazione divina&quot;. Anche Kant era sulla stessa strada, col suo l&#8217;imperativo categorico: la sua ragione si fece cos\u00ec PRATICA.- Vi sono questioni in cui la decisione su verit\u00e0 e non verit\u00e0 NON compete all&#8217;uomo; tutte le supreme questioni, tutti i supremi problemi di valore trascendono la umana ragione&#8230; Comprendere i limiti della ragione &#8212; QUESTO solo \u00e8 veramente filosofia&#8230; A che fine Dio dette all&#8217;uomo la rivelazione? Dio avrebbe fatto qualcosa di superfluo? L&#8217;uomo da se stesso non PU\u00d2 sapere che cosa \u00e8 buono e cattivo, per questo Dio gli insegn\u00f2 la sua volont\u00e0&#8230;Morale: il prete NON dice bugie &#8211; in cose come quelle di cui discutono i preti, la questione del &quot;vero&quot; e del &quot;non vero&quot; non esiste: queste cose non permettono affatto di mentire. Giacch\u00e9 per mentire uno dovrebbe poter decidere, CHE COSA qui sia vero. Ma appunto questo l&#8217;uomo non PU\u00d2 fare; il prete \u00e8 cos\u00ec solo portavoce di Dio. &#8212; Un simile sillogismo pretesco non \u00e8 in alcun modo solo giudaico e cristiano; il diritto alla menzogna e la FURBIZIA della &quot;rivelazione&quot; sono proprie del tipo-prete, sia dei preti della &quot;D\u00c9CADENCE&quot;, che dei preti del paganesimo (- pagano \u00e8 chiunque dica s\u00ec alla vita, colui per il quale &quot;Dio&quot; \u00e8 la parola per il grande s\u00ec a tutto. &#8212; La &quot;legge&quot;, la &quot;volont\u00e0 di Dio&quot;, il &quot;libro sacro&quot;, &quot;l&#8217;ispirazione&quot;: tutte parole solo per le condizioni IN CUI il prete giunge al potere, CON le quali egli sostiene il proprio potere &#8211; questi concetti stanno a fondamento di tutte le organizzazioni ecclesiastiche, di tutte le strutture di dominio sacerdotali o filosofico-sacerdotali. La &quot;sacra menzogna&quot; &#8212; comune a Confucio, al codice di Manu, a Maometto, alla Chiesa cristiana &#8212; non manca in Platone &#8211; &quot;La verit\u00e0 esiste&quot;: queste parole, dovunque udite, significano IL PRETE MENTE&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ora, vediamo di scorporare il ragionamento di Nietzsche da certe sue deduzioni e illazioni, per lo pi\u00f9 di ordine storico, psicologico ed emotivo, come le continue sparate, e la sua evidente acredine, nei confronti del giudaismo, del cattolicesimo, e perfino dell&#8217;antisemitismo (per fatto personale, si potrebbe dire: detestava il cognato, Bernhard F\u00f6rster, il marito della sorella Elisabeth, che era un acceso antisemita, al punto che non volle essere presente alle loro nozze, due anni prima della partenza della coppia per fondare una colonia &quot;ariana&quot; in Paraguay). Nietzsche ce l&#8217;ha a morte con i &quot;preti&quot; e con la &quot;mentalit\u00e0 pretesca&quot;, fatta di &quot;astuzia&quot; subdola e avvolgente; e ce l&#8217;ha a morte con l&#8217;idea del limite della ragione, perch\u00e9 vede in essa il punto strategico nel quale si insinua la furbizia pretesca, rivendicando a Dio solo, e naturalmente ai suoi interpreti, la decisione ultima su che cosa sia verit\u00e0 e che cosa sia menzogna, su che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Ebbene, siamo profondamente convinti (&quot;convinti&quot;: e gi\u00e0 qui Nietzsche insorgerebbe, e griderebbe all&#8217;inganno) che egli abbia profondamente, radicalmente torto, e che davvero la ragione umana, sulle questioni ultime di verit\u00e0 e non verit\u00e0, non sia in grado di decidere e nemmeno di arrivare. O almeno, di arrivare da sola e per se stessa: questo \u00e8 il dettaglio che Nietzsche ignora completamente, trascurando il fatto che, da Platone a Pascal, per duemila anni esatti, la filosofia si \u00e8 appoggiata ed integrata con la fede, e da tale sintesi \u00e8 scaturita la teologia; e che la teologia, a sua volta, \u00e8 stata l&#8217;ancella della fede. Nietzsche, infatti, contrariamente all&#8217;immagine pi\u00f9 largamente diffusa di lui e del suo pensiero, specialmente fra coloro che lo citano spesso, ma che non lo hanno letto per niente, o che lo hanno letto poco e male, non \u00e8 affatto un irrazionalista (a dispetto del suo esasperato vitalismo), ma un illuminista, almeno nelle intenzioni: un adoratore della Ragione.<\/p>\n<p>Tuttavia, a dispetto di questo disaccordo profondo, riteniamo che nel suo ragionamento vi siano spunti estremamente validi e interessanti, meritevoli della riflessione pi\u00f9 approfondita per quanto di vero in essi traluce, malgrado l&#8217;erronea impostazione del ragionamento complessivo.<\/p>\n<p>In particolare, ci sembra quanto mai appropriata l&#8217;obiezione al comune modo di pensare: che una &quot;convinzione&quot; non rappresenta, di per se stessa, un elemento di &quot;verit\u00e0&quot;, se non di una verit\u00e0 soggettiva, destinata a collidere, inevitabilmente, con altre verit\u00e0 e con altre convinzioni, parimenti soggettive; e che, inoltre, vi sia in essa, sottinteso, e tuttavia evidente, un &quot;quid&quot; auto-referenziale, derivante dalla supposizione, peraltro indimostrata e indimostrabile, che il fatto di credere fortemente in qualcosa deponga a favore di quella verit\u00e0, mentre depone solamente a favore della coerenza e della tenacia, forse anche della &quot;buona fede&quot;, di colui che \u00e8 convinto e che, di conseguenza, crede in quella determinata cosa.<\/p>\n<p>Laddove, tuttavia, \u00e8 evidente che n\u00e9 la coerenza, n\u00e9 la tenacia, e neppure la buona fede, sono elementi oggettivi di verit\u00e0: essi depongono solo a favore della verit\u00e0 soggettiva, o meglio, della forza di attrazione che essa esercita su quel tale individuo. Cosa che pu\u00f2 essere ammirevole, ma sempre e solo in senso soggettivo; in senso oggettivo, e cio\u00e8 in senso filosofico &#8212; perch\u00e9 filosofare equivale a cercare la verit\u00e0 in se stessa, per quanto possibile, e tutta intera, non suddivisa in parti &#8211; non significa nulla: infatti, se cos\u00ec non fosse, dovremmo concludere che la monomania di uno psicotico possiede lo stesso grado di dignit\u00e0 intellettuale della speculazione pi\u00f9 profonda e ben argomentata di cui sia capace un sommo pensatore.<\/p>\n<p>Ricordiamo la definizione classica di verit\u00e0: essa \u00e8 l&#8217;accordo fra la cosa e il giudizio. Se io affermo, per esempio, che in questa stanza, in questo momento, non vi sono elefanti, dico una cosa vera, almeno fino ad un certo punto: potrebbero esservi dei quadri o delle fotografie che li rappresentano; potrebbe esservi qualcuno che li sta pensando, raffigurandoli nella sua mente; e potrebbero esservi domani, o esservi stati ieri: chi potrebbe escluderlo in via di principio? Fuggiti da un circo, per esempio, o chi sa che altro: accadono ogni giorno tante cose impensabili. Ed ecco una prima difficolt\u00e0: la filosofia mira alla verit\u00e0, oggettiva e tutta intera; ma la nostra mente e la nostra sfera sensoriale sono fatte in modo che tale obiettivo si presenta come estremamente problematico, persino quando si tratta di decidere questioni di fatto. Ora, la filosofia non mira a decidere questioni di fatto, ma di principio: le questioni di fatto sono oggetto, semmai, delle scienze fisiche. Ebbene, se io affermo che la verit\u00e0, in se stessa, cio\u00e8 nella sua forma pura e assoluta, \u00e8 inaccessibile alla mente umana, pongo una questione di principio, cio\u00e8 una questione filosofica: la verit\u00e0 della quale non appare evidente di per s\u00e9, ma richiede lunghi e complessi ragionamenti. Ma solo un ramo della filosofia, la logica, consente, e solo fino ad un certo punto, di definire in maniera certa e incontrovertibile le questioni di principio: si veda, ad esempio, la storia della discussione intorno al principio di non contraddizione.<\/p>\n<p>Una buona parte del pensiero moderno ha cercato, appunto, di ridurre la filosofia a logica, proprio perch\u00e9 insofferente del fatto che la filosofia non \u00e8 in grado di raggiungere, ordinariamente, un grado di verit\u00e0 certa e oggettiva sui massimi problemi che si pongono alla mente umana. Misero tentativo: la logica, in filosofia, non \u00e8 autosufficiente: \u00e8 come uno strumento, un linguaggio: ma che cosa si vuol costruire con un tale strumento, quali parole si vogliono dire con un tale linguaggio? Ancora una volta, emerge l&#8217;arroganza del pensiero moderno, che non accetta i limite della finitezza creaturale. Esso vorrebbe pensare la verit\u00e0 in quanto tale, senza incertezze ed errori, e soprattutto senza un sostegno extra-razionale (il che non significa, necessariamente, irrazionale, ma potrebbe significare, semmai, sovra-razionale): ed \u00e8 appunto ci\u00f2 che i pensatori come Nietzsche reclamano come un diritto della ragione umana.<\/p>\n<p>In natura, per\u00f2 &#8211; e con buona pace di tutti i giusnaturalisti e gli illuministi &#8212; non esistono affatto &quot;diritti&quot;, ma solo &quot;tentativi&quot;: si tenta di vivere, e di vivere nel modo giusto; si tenta di capire, si tenta di amare: e non \u00e8 detto che vi si riesca. Essere convinti di qualcosa \u00e8 troppo poco, se tale convincimento nasce unicamente da verit\u00e0 soggettive. La cosa, per\u00f2, \u00e8 ben diversa, se la ragione umana, riconoscendo il proprio limite, si lascia soccorrere dalla Ragione divina; se l&#8217;essere umano si fida dell&#8217;Essere; se la verit\u00e0 umana, piccola e insufficiente, si affaccia al vasto mare della Verit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice: \u00abQuello \u00e8 un uomo dalle forti convinzioni!\u00bb, e lo si dice con una sfumatura di rispetto, persino di ammirazione; a tal punto l&#8217;idea di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[263],"class_list":["post-24234","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24234"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24234\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}