{"id":24232,"date":"2006-07-10T03:08:00","date_gmt":"2006-07-10T03:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/10\/conversazioni-filosofiche-seconda-parte-ordine-e-disordine\/"},"modified":"2006-07-10T03:08:00","modified_gmt":"2006-07-10T03:08:00","slug":"conversazioni-filosofiche-seconda-parte-ordine-e-disordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/10\/conversazioni-filosofiche-seconda-parte-ordine-e-disordine\/","title":{"rendered":"Conversazioni filosofiche &#8211; Seconda parte: ordine e disordine"},"content":{"rendered":"<p><em>(Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana, ora Associazione Eco-Filosofica, sul numero 5 del 2003 (anno XXIV), pp. 29-38. La prima parte era stata pubblicata sul numero 4 del 2003, pp. 21-40; la seconda puntata della seconda parte sul numero 7, pp. 6-17 (col titolo &quot;Tempo e irreversibilit\u00e0&quot;). La terza parte, &quot;La matematica e la natura&quot;, sar\u00e0 pubblicata in uno dei prossimi numeri).<\/em><\/p>\n<p><strong>SOMMARIO CONVERSAZIONI FILOSOFICHE:<\/strong><\/p>\n<p>Parte prima: Primo giorno: Caso e destino;<\/p>\n<p>Secondo giorno: Necessit\u00e0 e libert\u00e0;<\/p>\n<p>Parte seconda: Terzo giorno: Ordine e disordine;<\/p>\n<p>Quarto giorno: Tempo e irreversibilit\u00e0;<\/p>\n<p>Parte terza: Appendice: la matematica e la natura.<\/p>\n<p><strong>TERZO GIORNO: ORDINE E DISORDINE<\/strong><\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Hai sentito che razza di temporale, stanotte? Non ho potuto chiudere occhio.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Credo sia stato uno dei pi\u00f9 violenti cui ho mai assistito, Sandra.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; A volte la natura si trasforma, quasi di colpo, in qualcosa di pauroso e irriconoscibile. Davvero, stanotte mi sono chiesta se la casa avrebbe resistito alla violenza del vento: e mi sono sentita piccola, veramente piccola e insignificante, in bal\u00eca di forze spaventose. Ecco, questo potrebbe fare da introduzione alla riflessione che desidero sviluppare questa mattina: se la realt\u00e0, cio\u00e8, sia espressione di ordine o di disordine. Ne abbiamo accennato, del resto, due giorni fa: ricordi? Tu parlavi dell&#8217;entropia&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, ricordo molto bene. E ho l&#8217;impressione che ci troveremo, anche questa volta, schierati sui due versanti opposti dell&#8217;ipotesi di lavoro: tu a sostenere che la realt\u00e0 \u00e8 ordine; io, il contrario. Ho indovinato?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Anche stavolta, da parte mia non si tratta di una certezza, ma di una sensazione; forse di una semplice speranza. Comunque, ti va di affrontare questo tema? Confronteremo le noste opinioni, le nostre provvisorie &quot;credenze&quot; , come dici tu; e forse, unendo le nostre forze, potremo aiutarci a trovare una nostra verit\u00e0, che ci dia una mano a vivere meglio.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Sono d&#8217;accordo con quest&#8217;ultima affermazione. O la filosofia deve poterci aiutare a vivere meglio, oppure \u00e8 qualcosa che non m&#8217;interessa affatto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Sarebbe come gli d\u00e8i di Epicuro: a che servono, se non badano minimamente a noi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Appunto, a niente. Allora, da dove vuoi che cominciamo?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Anzitutto, vedo una difficolt\u00e0 preliminare che vorrei affrontare subito. Quando mi pongo il problema se la realt\u00e0 sia ordine o disordine, forse intendo qualche cosa di diverso da ci\u00f2 che hai in mente tu. Dobbiamo prima sgombrare il terreno dalle ambiguit\u00e0 del linguaggio.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che cosa vuoi dire?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Se ho ben capito il tuo punto di vista, tu avresti posto la domanda in questi termini: la natura \u00e8 ordine o disordine? Poich\u00e9 hai sostenuto che <em>tutta<\/em> la realt\u00e0 \u00e8 riducibile a materia ed energia; anzi, probabilmente, alla sola energia. Giusto?<\/p>\n<p>GIULIANO: Giusto. Mentre tu, col termine pi\u00f9 ampio ma anche pi\u00f9 vago di &quot;realt\u00e0&quot;&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; &#8230; intendo non solo ci\u00f2 che appare, ma anche ci\u00f2 che \u00e8. E forse, al di l\u00e0 della realt\u00e0 osservabile e misurabile (peraltro, non sempre: ricordi il discorso sui neutrini e sui tachioni?), c&#8217;\u00e8 una realt\u00e0 molto pi\u00f9 grande, che non cade sotto i nostri sensi&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Nell&#8217;accezione di infinito, o in quella di soprannaturale?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non lo so. In quello classico della metafisica, suppongo. Comunque, propongo di non confrontarci sull&#8217;esistenza, o meno, di una realt\u00e0 pi\u00f9 vasta di quella naturale, almeno per oggi, perch\u00e9 la cosa ci porterebbe decisamente troppo lontano. Propongo di limitarci a vedere se questa diversit\u00e0 di approccio possa ostacolare la costruzione di una ricerca intelligibile a entrambi, sul problema complessivo dell&#8217;ordine e del disordine.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No; credo di no. Anche perch\u00e9 questa realt\u00e0 extra-naturale, di cui tu sospetti l&#8217;esistenza e io no, cadrebbe comunque fuori dei nostri sensi e quindi, evidentemente, di essa non potremo mai dire nulla di positivo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Molti filosofi classici, a partire da Platone, non la pensavano cos\u00ec. Il fatto di porre una realt\u00e0 metafisica non impediva loro di ipotizzarne le caratteristiche ontologiche. \u00c8 il tuo approccio materialistico che ti fa scambiare il tuo punto di vista quantitativo con l&#8217;unico possibile e razionalmente giustificato. Non pensi che sia cos\u00ec?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; \u00c8 vero, lo riconosco. Ma allora, siamo giunti ad un vicolo cieco? Perch\u00e9 se non superiamo l&#8217;ostacolo delle nostre diverse premesse conoscitive, non potremo fare molta strada insieme.<\/p>\n<h1>SANDRA: &#8211; Credo non ci resti altro da fare che suddividere la nosta ricerca in due segmenti ben distinti. Dapprima ci porremo il problema dell&#8217;ordine e del disordine; poi ci fermeremo, anzi, tu ti fermerai, perch\u00e9 a tuo giudizio non c&#8217;\u00e8 altro su cui indagare; mentre io mi riserver\u00f2 di fare i conti con la metafisica, sviluppando ulteriormente quanto avremo discusso fino ad allora.<\/h1>\n<p>GIULIANO: &#8211; D&#8217;accordo, ci sto. Sarai tu ad avere l&#8217;ultima parola: com&#8217;\u00e8 giusto per chi crede alla metafisica.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; C&#8217;\u00e8 per caso una sfumatura ironica nelle tue parole?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No, davvero. Scherzavo, non avertene a male. E comincia pure: io ti seguo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Bene. Comincer\u00f2 dal fatto che tu, l&#8217;altro giorno, hai sostenuto che l&#8217;universo \u00e8 un luogo terribilmente ostile e sgradevole. L&#8217;argomento \u00e8 antico. Gi\u00e0 Lucrezio diceva che il mondo non \u00e8 fatto per l&#8217;uomo, come dimostrano le avversit\u00e0 del clima e del terreno. (13) Leopardi, poi, nelle <em>Operette morali,<\/em> afferma che, se l&#8217;intero genere umano scomparisse da un giorno all&#8217;altro, con tutta la sua boria e presunzione, pure le altre specie viventi, sulle prime, non se ne accorgerebbero nemmeno, e tutto continuerebbe come prima, se non meglio di prima, essendo sparito un insopportabile seccatore. (14) Da tutto questo, o da considerazioni simili, deducevi che la natura \u00e8 disordine ed \u00e8 male. Ora, io mi domando: male per chi? Rispetto a che cosa? Evidentemene, per l&#8217;uomo e rispetto alle sue esigenze&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non solo per l&#8217;uomo. Per tutti gli esseri viventi: piante e animali. Per lo stesso regno minerale, posto ch&#8217;esso sia suscettibile di sensazioni: il gelo e il calore torrido, il ghiaccio e l&#8217;ardore del sole fanno una guerra eterna alle montagne pi\u00f9 imponenti, e lentamente le riducono in polvere. Le stelle collassano e muoiono, oppure esplodono, sotto forma di <em>novae<\/em> o <em>supernovae<\/em>; le nebulose si smembrano, si dissolvono. Lo scrittore Nikolaj Nekrasov si chiedeva, nel titolo di una sua celebre opera, <em>Chi vive bene in Russia?<\/em>. Ora, io trasformerei cos\u00ec la domanda: chi vive bene nell&#8217;Universo? E la risposta, dall&#8217;organismo unicellulare al pi\u00f9 grande filosofo di tutti i tempi, sarebbe, necessariamente, sempre la stessa: nessuno, assolutamente nessuno.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E sia pure. Te lo concedo in via ipotetica, bench\u00e8 forse non tutti i viventi siano cos\u00ec disperatamente inelici, come tu sostieni. Tu e molti altri, d&#8217;acordo; in questo sei in buona compagnia: basti pensare a Buddha, uno dei pi\u00f9 grandi uomini mai vissuti in tutti i tempi. Dunque, te lo concedo: almeno per adesso. Ma il fatto che la vita sia dolore, non significa automaticamente che la natura sia disordinata. Per sostenere ci\u00f2, bisognerebbe prima dimostrare che la qualit\u00e0 fondamentale dell&#8217;ordine sia quella di produrre felicit\u00e0 o, quantomeno, benessere; il che non \u00e8 affatto scontato.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Vedo che urge dare una definizione filosofica di &quot;ordine&quot; e &quot;disordine&quot;. Vuoi provare tu, dato che oggi giochiamo, per cos\u00ec dire, in casa tua?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Proviamo. Ritengo che &quot;ordine&quot; si possa definire uno stato di funzionalit\u00e0, armonico sviluppo ed efficace coordinamento all&#8217;interno di un sistema, derivante dalla perfetta integrazione di tutte le sue componenti. &quot;Disordine&quot;, al contrario, sar\u00e0 lo stato di conflittualit\u00e0, disorganizzazione e cattivo funzionamento delle varie parti di un sistema, tale da portare quest&#8217;ultimo verso una crescente dispersione, un prevalere delle forze centrifughe e, in ultima analisi, al collasso totale e all&#8217;autodistruzione. Che te ne sembra? Puoi accettare queste definizioni?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Forse s\u00ec. Per\u00f2 temo che si ripresenti la difficolt\u00e0 di prima. Quando diciamo &quot;funzionalit\u00e0, armonico siluppo ed efficace coordinamento all&#8217;interno di un sistema&quot;, quale punto di vista assumiamo? Quello della gazzella o quello del leone?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che cosa vuoi dire?<\/p>\n<p>GIULIANO: -Che il leone e la gazzella, il cacciatore e la preda, l&#8217;uccisore e l&#8217;ucciso, verosimilmente avrebbero punti di vista non proprio collimanti circa l&#8217;armonia e la funzionalit\u00e0 del sistema di cui fanno parte.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Credo proprio di no.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Quale punto di vista assumere? Un terzo, e super-partes? Ma questo, se mai esiste, non potr\u00e0 mai essere quello dell&#8217;uomo. Anche noi siamo entro il sistema della natura; anche noi siamo parte in causa. Inoltre, difficilmente troveremo due esseri umani disposti a sottoscrivere un medesimo punto di vista in proposito. E allora?<\/p>\n<p>SANDRA:- Un momento: qui, forse, c&#8217;\u00e8 un malinteso da chiarire. Il disordine pu\u00f2 produrre sofferenza, ma non ne \u00e8 un semplice sinonimo. Anche l&#8217;ordine, del resto, pu\u00f2 produrre dolore&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Fammi un esempio.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Auschwitz. Pensa alla perfetta efficienza e funzionalit\u00e0 della macchina di sterminio&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; D&#8217;accordo, mi hai convinto. E riprendi pure il tuo ragionamento.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Allora, vogliamo porre il quesito: la natura \u00e8 ordinata o disordinata? Certo, mi rendo conto che si tratta di una questione enorme. Quando nasce un vitellino con due teste, qualcuno dir\u00e0: &quot;Disordine, per Giove!&quot;. Ma poi, considerando la perfetta geometria di una tela di ragno, un altro salter\u00e0 su a dire: &quot;Pi\u00f9 ordine di cos\u00ec&#8230;&quot;. Dunque, forse la cosa migliore \u00e8 considerare la natura nel suo complesso, per quanto possibile. \u00c8 un insieme ordinato, in cui, cio\u00e8, le singole parti concorrono al buon funzionamento del tutto?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Temo che ci troviamo nella condizione di una formica che voglia giudicare il monte Everest nel suo insieme, e anche peggio&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec, certo. Dobbiamo tentare una valutazione molto, molto approssimata. Quel che gli astronomi e i fisici stanno scoprendo sull&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Universo, sulla velocit\u00e0 di espansione delle galassie e tutto il resto, comunque, mi sembra che autorizzi una risposta pi\u00f9 o meno del seguente tenore: l&#8217;Universo \u00e8 un insieme che, a partire dalla massima semplicit\u00e0, ha raggiunto un notevole grado di complessit\u00e0 e continua ad evolversi con un crescente aumento dell&#8217;entropia, ossia della quantit\u00e0 misurabile di disordine. Cio\u00e8, la la natura procede verso livelli sempre maggiori di disordine: non esistono l&#8217;ordine e il disordine in quanto realt\u00e0 separate e contrapposte, bens\u00ec vi \u00e8 un passaggio graduale dall&#8217;uno all&#8217;altro; e, forse, viceversa.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Dal disordine all&#8217;ordine, dal Big Bang al Big Crunch?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Esatamente. Quando tutta la materia e l&#8217;energia dell&#8217;Universo torneranno alle dimensioni di una palla da tennis, e meno ancora: fino a quelle di un punto.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; In onclusione, tu affermi che \u00e8 semplicistico e fuorviante chiedersi se la materia sia ordinata o disordinata. Bisogna vedere in quale sequenza temporale ci troviamo ora, di dispersione o contrazione, per esempio; oppure, su scala terrestre, di fase glaciale o interglaciale, per prima cosa. Per giungere alla prospettiva da cui ordine e disodine si svelano come due poli di una stessa evoluzione, e in cui l&#8217;uno sarebbe impensabile senza l&#8217;altro.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Hai colto perfettamente il senso del mio ragionamento. Del resto, credo che anche il tuo Anassimandro intendesse qualcosa el genere, quando affermava che &quot;tutti gli esseri devono, secondo l&#8217;ordine del tempo, pagare gli uni agli altri il fio della loro ingiustizia&quot;. (15) Laddove &quot;ingiustizia&quot; era, probabilmente, la nascita degli enti, che si manifesta come rottura dell&#8217;unit\u00e0 originaria del tutto (16); oppure la tendenza propria di ciascun elemento (terra, acqua, aria, fuoco) a estendere il suo dominio a scapito degli altri, turbando i limiti fissati dalla natura stessa. (17) Cos\u00ec, noi potremmo dire che l&#8217;&quot;ingiustizia&quot; del disordine deve pagare il fio all&#8217;ordine, e viceversa.&quot; (18)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Bene, Sandra: fin qui ti seguo e sono d&#8217;accordo col tuo ragionamento.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ordine e disordine, concludendo, sono punti di vista parziali e perci\u00f2 insufficienti: in realt\u00e0, \u00e8 inconcepibile un mondo totalmente ordinato o totalmente disordinato, cos\u00ec come \u00e8 inconcepibile il caldo senza il freddo, o il buio senza la luce. Quindi, alla domanda: &quot;La natura \u00e8 ordine o disordine?&quot;, risponderemo: l&#8217;uno e l&#8217;altro, necessariamente; altrimenti, non potrebbero nemmeno sussistere.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ora, per\u00f2, ci resta l&#8217;altra questione da affrontare, quella della metafisica. Ed \u00e8 tutta tua.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; D&#8217;accordo, ci prover\u00f2. Innanzitutto, vorrei chiarire che io non postulo l&#8217;esistenza di una realt\u00e0 soprannaturale per mero amore della simmetria. Pu\u00f2 essere, come tu dici, che la natura sia tutto: molti filosofi lo hanno sostenuto. Spinoza, per esempio; ma anche Bruno e Campanella; per non parlare dei tuoi adorati milesii (19); e, naturalmente, di Democrito. (20)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che cos&#8217;\u00e8, allora, che ti spinge a pensare che vi sia qualche cosa d&#8217;altro, oltre la natura?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Il fatto che siamo cos\u00ec piccoli e limitati. Alcuni pensano che vi siano infiniti universi: infiniti, capisci? Infiniti non solo nel numero, ma anche nelle qualit\u00e0: dei quali nulla sappiamo e nulla sapremo. Universi fatti di antimateria, per esempio&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Scusa, ma se di essi nulla sapremo, come dici: non ti pare che la loro esistenza sia per noi del tutto indifferente? Possiamo sbizzarrirci con la fantasia e immaginare un mondo identico a questo, ma dove tu hai gli occhi verdi anzich\u00e9 azzurri; un altro dove li hai nocciola; e cos\u00ec via. Ma a che serve? Essi sono nulla per noi, dal momento che mai sfioreranno la nostra esistenza, le nostre cognizioni; neanche per sapere se essi esistono veramente&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; No, non sono d&#8217;accordo. \u00c8 qui che il materialismo mostra i suoi limiti, l&#8217;insufficienza del suo approccio alla realt\u00e0. Ammettere che quest&#8217;ultima \u00e8 infinitamente pi\u00f9 grande di noi, significa anche attrezzarci psicologicamente nei confronti di questo infinito, essere disponibili ad accoglierlo almeno concettualmente. Cambia la nostra visione del mondo, ma cambia anche il nostro approccio alle cose. Non tutto si pu\u00f2 sottomettere alle nostre abituali categorie conoscitive&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Sicch\u00e9, dovremmo permettere che l&#8217;esistenza (puramente ipotetica) di una sovra-natura, o anche solo di una natura inconoscibile, modifichi la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo&#8230; Non \u00e8 un po&#8217; azzardato?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E voi, che vorreste pensare <em>tutta<\/em> la realt\u00e0 con le limitate categorie mentali di un piccolo essere che abita (incidentalmente, direte voi) un minuscolo, sperduto pianeta di una insignificante galassia, non somigliate un po&#8217; a quel bambino che voleva travasare in una buca sulla spiaggia, l&#8217;intera acqua del mare?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Anche sant&#8217;Agostino, adesso&#8230; (21)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Certo, ma per avere questo senso del limite, del mistero, non \u00e8 necessario abbracciare una determinata fede religiosa. \u00c8 sufficiente sentire la piccolezza dell&#8217;uomo e la maest\u00e0 del tutto<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Il mistero \u00e8 ci\u00f2 che non si sa ancora razionalmente spiegare. Altro \u00e8 cercar di chiarirlo, altro \u00e8 genuflettersi e adorarlo come fosse una realt\u00e0 in s\u00e9, addirittura la realt\u00e0 ultima e vera&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Sicch\u00e9, la scienza non deve porsi alcun limite?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non dal punto di vista concettuale. Deve cercar di spiegare la realt\u00e0, sempre, fin dove pu\u00f2; e dove non pu\u00f2, deve provare e riprovare, costruendo i materiali per la conoscenza di domani. Dal punto di vista pratico, naturalmente, non tutto quel che la scienza pu\u00f2 fare dev&#8217;essere fatto. Clonare gli esseri umani, per esempio, \u00e8 una follia, e non porter\u00e0 nulla di buono. Ma porre dei limiti al suo campo di ricerca, che \u00e8 aperto a trecentosessanta gradi, non pu\u00f2; a meno di tradire s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Cosa intendi quando dici che il suo campo di ricerca \u00e8 aperto a trecentosessanta gradi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Limitatamente alla natura, si capisce. Che \u00e8 fatta di materia ed energia.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E al di fuori della quale non c&#8217;\u00e8 null&#8217;altro, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; A rigor di termini, non lo so. Nessuno pu\u00f2 saperlo, con gli strumenti della scienza. Preferisco dichiararmi agnostico piuttosto che venir tacciato di sconsiderata presunzione.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Bene. E dove il tuo agnosticismo si ferma, posso continuare io, per altre strade?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Certo. Come pensi di procedere?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; In primo luogo, rinunciando agli strumenti della scienza. Quel che cerco non lo trover\u00f2 mai col telescopio, e neppure al microscopio. Ma non rinunciando alla ragione. Appellandomi alla totalit\u00e0 della coscienza, che \u00e8 fatta <em>anche<\/em> di un&#8217;anima razionale, ma non solo. Be&#8217;, arrivati a questo punto forse ti aspetterai qualche grande rivelazione: spiacente di di deluderti. Non sono una mistica, n\u00e9 una logica (anche con la logica, infatti, si pu\u00f2 inferire l&#8217;esistenza di una realt\u00e0 metafisica). Mi limito a una semplice esprienza psicologica: &quot;sento&quot; che la natura, la natura visibile e sperimentabile con i cinque sensi (e anche quella invisibile, ma deducibile razionalmente) \u00e8 una parte della realt\u00e0, ma non il tutto. Deluso?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No, continua pure.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ora, mi chiedo: la realt\u00e0 dell&#8217;Essere, la realt\u00e0 nella sua interezza, \u00e8 ordine o disordine? Perch\u00e9 \u00e8 qui che volevamo arrivare; che volevo arrivare, anzi.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non ti sar\u00e0 facile rispondere, se tu stessa dici che questa realt\u00e0 &quot;ulteriore&quot; non \u00e8 percepibile n\u00e9 verificabile con i cinque sensi&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma non \u00e8 detto che i cinque sensi esauriscano il nosro &quot;io&quot; percipiente: a meno di tornare al sensismo, a Condillac, secondo il quale noi siamo come delle statue di marmo che si aprono alla realt\u00e0 mediante le finestre dei nostri cinque sensi. Visione che a me, scusa, sembra un pochino rozza, per non dire antiquata&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Te lo concedo: questo \u00e8 l&#8217;aspetto grossolano dell&#8217;Illuminismo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ora, se la natura \u00e8 solo una parte della realt\u00e0; e se quest&#8217;altra parte, supposta ma non dimostrata, si sottrae all&#8217;esperienza sensibile, ne consegue che la realt\u00e0 intera dell&#8217;io \u00e8 una relazione tra ci\u00f2 che possiamo sperimentare e ci\u00f2 che sta oltre la soglia, la meta-fisica. Il mio io individuale \u00e8 questa relazione: vi sono, in esso, delle stanze chiuse e disabitate, delle quali vari indizi mi suggeriscono tuttavia l&#8217;esistenza&#8230; Vi sono intuizioni, emozioni che stento a spiegare con i soli cinque sensi e con la facolt\u00e0 raziocinante. E sento che mi mutilerei ingiustamente, se negassi a me stessa questa consapevolezza. &quot;Vi sono pi\u00f9 cose fra la terrae il cielo, Orazio, di quante ne possa immaginare tutta la vostra filosofia&quot;, dice Shakespeare. (22) Vedo che scuoti la testa, che non ce la fai a seguirmi. Ma io non ti ciedo di sentire come me: ti invito solo a non chiudere le porte su questa possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ah, questo no: perch\u00e9 chiudere le porte? Solo i fanatici lo fanno. Lasciamole pure socchiuse.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ora, per avviarmi a concludere, questa realt\u00e0 &quot;altra&quot; che talvolta s&#8217;intravede (scusa, che alcuni intravedono) oltre la soglia dei cinque sensi e del pensiero razionale, penso che debba necessariamente porsi in un rapporto dialettico con la realt\u00e0 sensibile. E, di conseguenza, che non si tratti &#8211; anche qui &#8211; di stabilire se la realt\u00e0, <em>tutta<\/em> la realt\u00e0 (naturale e metafisica) sia ordine o disordine, ma semplicemente di prendere atto che entrambi gli aspetti sono presenti, complementari e necessari. Anche se l&#8217;ordine, in ultima analisi, non pu\u00f2 che essere la relazione armoniosa fra i due diversi piani della realt\u00e0, tanto nell&#8217;esperienza intima e soggettiva dell&#8217;io, quanto nell&#8217;infinita complessit\u00e0 del tutto&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Mi fai venire in mente quei versi di Ungaretti: &quot;Il mio supplizio \u00e8 quando non mi credo in armonia&quot;&#8230; (23) Senti, vorrei farti una domanda impertinente: non pu\u00f2 essere, semplicemente, che ti secchi l&#8217;idea di dover affrontare una vita casuale e senza scopo, incomprensibile, del tutto abbandonata a s\u00e9 stessa?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Certo che quest&#8217;idea mi secca. Ma, quando dico che &quot;sento&quot; la presenza di una realt\u00e0 extra-naturale, non sto barando con me stessa. Non cerco consolazioni, sebbene &#8211; credenza per credenza &#8211; non mi pare ci siano motivi per affidarsi a una visione del mondo cupa e disperata, piuttosto che ad una aperta alla speranza. Del resto, posso benissimo sbagliarmi; chi lo sa? Ma tu, permettimi una domanda altrettanto impertinente: perch\u00e9 ci tieni tanto a negare qualunque trascendenza, qualunque spiritualit\u00e0, qualunque respiro di armonia?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non ci tengo affatto, Sandra. Penso che sia cos\u00ec in base a quel che mi \u00e8 dato di capire. Se qualcuno mi dimostrasse il contrario, ne sarei lieto. Senza voler negare che si possano trovare delle risposte nella trascendenza, come accade a te e a tante persone come te, a me questo non \u00e8 possibile, e rifiuto le favole consolatorie. Penso che la vita sia male, che sia un tragico errore. Che, per\u00f2, dobbiamo affrontarla onestamente e coraggiosamente, guardando in faccia la realt\u00e0: e non solo quella esterna, ma anche la realt\u00e0 dei nostri sentimenti pi\u00f9 profondi, quelli che le persone &quot;perbene&quot; nascondono perfino a s\u00e9 stesse. Penso che abbiamo il dovere di non tradire la verit\u00e0 che \u00e8 in noi, e che molte sofferenze potremmo evitare, a noi stessi e agli altri, se cercassimo di essere pi\u00f9 leali in proposito.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Su quest&#8217;ultima affermazione mi trovo pienamente d&#8217;accordo. Solo che non \u00e8 sempre facile avere il coraggio della propria intima verit\u00e0, e penso che si debba essere indulgenti con coloro che non ce la fanno. A chi credi non sia mai capitato di fuggire gettando il proprio scudo, come fece il poeta Archiloco?<\/p>\n<p>Il giardino respirava, vivo, nell&#8217;aria rinfrescata dal temporale. (24)<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>13) <em>De rerum natura<\/em>, V, 195-235. Cfr. spec. i vv. 198-99: &quot;&#8230; il mondo non venne proprio creato per volont\u00e0 superiore, a nostro comodo; tanto ci si rivela imperfetto&quot; (trad. B. Pinchetti).<\/p>\n<p>14) Precisamente, nel <em>Dialogo di un folletto e di uno gnomo<\/em> (composto al 2 al 6 marzo 1824). Il motivo centrale dell&#8217;operetta \u00e8 l&#8217;indifferenza del cosmo ai destini umani. Alcuni dei motivi ispiratori pervennero certamente al Leopardi attraverso la mediazione di Bernard Le Bovier de Fontenelle (1657-1757), <em>Entretiens sur la pluralit\u00e9n des mondes<\/em> (<em>Conversazione sulla pluralit\u00e0 dei mondi<\/em>), 1686. Cfr. G. Leopardi, <em>Operette morali,<\/em> Milano, 1976, a cura di Saverio Orlando, p. 100.<\/p>\n<p>15) Anassimandro, fr. 1 Diels.<\/p>\n<p>16) \u00c8 la tesi di N. Abbagnano- G. Fornero, <em>Filosofi e filosofie nella storia,<\/em> Torino, 1992, vol. 1, p. 36.<\/p>\n<p>17) \u00c8 la tesi di B. Russell, <em>Storia della filosofia occidentale<\/em>, Milano, 1970, vol. 1, pp. 55-56.<\/p>\n<p>18) Sull&#8217;intera questione, restano fondamentali R. Laurenti, <em>Introduzionea Talete, Anassimandro e Anassimene,<\/em> Bari, 1971; A. Covotti, <em>I presocratici,<\/em> Napoli, 1934; E. Paci, <em>Storia del pensiero presocratico,<\/em> Torino, 1957.<\/p>\n<p>19) Talete, Anassimandro, Anassimene, i quali erano tutti nati e vissuti a Mileto, colonia ionica sulla costa dell&#8217;Asia Minore, fra VII e VI secolo a. C. La cronologia approssimativa \u00e8 dal 640 al 585 per Talete, dal 610\/9 al 547\/6 per Anassimandro, dal 585\/80 al 528\/4 per Anassimene. Cfr. F. Adorno &#8211; T. Gregory &#8211; V. Verra, <em>Storia della filosofia,<\/em> Bari, 1979, pp. 18-21.<\/p>\n<p>20) &quot;Verit\u00e0 sono solo gli atomi e il vuoto&quot;, afferma Democrito (cfr. F. Adorno, cit., p. 46), tutto il resto \u00e8 &quot;d\u00f2xa&quot;, opinione. A rigore, il sistema della natura di Democrito \u00e8 ateistico, mentre quello di Spinoza, Bruno e Campanella \u00e8 panteistico.<\/p>\n<p>21) Si tratta di una leggenda popolare molto antica, che ha ispirato artisti come Rubens (Galleria nazionale di Praga) e Benozzo Gozzoli (San Gimignano), che nel bambino portatore d&#8217;acqua ha raffigurato lo stesso Bambino Ges\u00f9. Ancora oggi si mostra, lungo il litorale tirrenico tra Civitavecchia e Orbetello, presso il promontorio di Ansedonia, la cosiddetta &quot;spiaggia di sant&#8217;Agostino&quot; (ma quest&#8217;ultimo, durante la sua permanenza in Italia, aveva soggiornato a Ostia, molto pi\u00f9 a sud). Su questa leggenda cfr. C. Cremona, <em>Agostino d&#8217;Ippona<\/em>, Milano, 1986, pp. 308-09.<\/p>\n<p>22) Shakesperare, <em>Amleto,<\/em> Atto I, scena V.<\/p>\n<p>23) G. Ungaretti, <em>I fiumi<\/em> (da <em>L&#8217;Allegria<\/em>) , vv. 32-35.<\/p>\n<p>24) Sul giardino come &quot;paradiso&quot; cfr. P. Porcinai- A. Mordini, <em>Giardini d&#8217;Occidente e d&#8217;Oriente<\/em>, Milano, 1966, spec. p. 20 sgg. Ved. anche R. Baschera- W. Tagliabue, <em>Lo spazio magico<\/em>, Milano, 1990.<\/p>\n<p><strong>QUARTO GIORNO: TEMPO E IRREVERSIBILITA&#8217;<\/strong><\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Tra pochi giorni sar\u00e0 il solstizio d&#8217;estate.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec. Ma tu mi sembri un po&#8217; pensosa, un po&#8217; malinconica, Sandra.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Stavo pensando alla dolcezza meravigliosa di queste lunghe giornate di giugno, e a come, fra poco, incominceranno irreversibilmentead accorciarsi&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma abbiamo ancora davanti tutta l&#8217;estate!<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per me, no. Per me, psicologicamente, volgio dire, l&#8217;estate non comincia, ma in un certo senso fnisce il 21giugno. Ora la sento in questo crescere della luce, in questo dilatarsi delle ore di sole, in questi lunghissimi tramonti che sembrano non finire mai; tra poco, per\u00f2, il corso delle cose comincer\u00e0 a invertirsi, secondo le inesorabili leggi di natura&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E questa idea della irreversibilit\u00e0, ti rende malinconica?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Un poco. Ha a che fare con l&#8217;idea della fine. Inoltre, mi ricorda che ogni cosa \u00e8 parte di un grandioso meccanismo il quale, a sua volta, \u00e8 indifferente al destino delle singole parti&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma \u00e8 inevitabile che sia cos\u00ec. Le cose sono immerse nel tempo, e il tempo significa possibilit\u00e0. Dove non c&#8217;\u00e8 lo scorrere del tempo, non c&#8217;\u00e8 nemmeno la categoria della possibilit\u00e0. La possibilit\u00e0 realizzata, d&#8217;altra parte, \u00e8 un evento irreversibile: niente e nessuno potr\u00e0 farla tornare indietro.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non ci si pu\u00f2 bagnare due volte nella stessa acqua, vero?, come diceva Eraclito.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Infatti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Tu, per\u00f2, sostenevi che il destino \u00e8 semplicemente la logica intrinseca delle leggi naturali. Ora, come puoi conciliare il concetto di legge naturale, e cio\u00e8 di necessit\u00e0, con quello di possibilit\u00e0?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; La contraddizione \u00e8 solo apparente. Infiniti sono gli eventi possibili, ma uno soltanto effettivamente si verifica: quello che pienamente risponde alle leggi naturali.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Mi pare che il filosofo Nicolai Hartmann dicesse qualcosa di simile.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Infatti. Sosteneva, cito un po&#8217; a memoria, che &quot;sul piano dell&#8217;essere reale, la possibilit\u00e0 consiste nell&#8217;insieme delle condizioni che debbono essere soddisfatte perch\u00e9 esso esista di fatto. Essa coincide perci\u00f2 con la necessit\u00e0. (1)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E tuttavia, proprio questo determinismo radicale mi mette a disagio. Il possibile, e quindi l&#8217;ideale, \u00e8 sempre sottoposto al dominio della realt\u00e0 effettuale. Non lo so, mi par di soffocare, di essere in prigione se penso a una tal visione del mondo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Tu, invece, come definiresti la possibilit\u00e0?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; La possibilit\u00e0 \u00e8 l&#8217;infinito, perch\u00e9 \u00e8 sempre la possibilit\u00e0 di qualcosa; e infinite essendo le cose, infinite sono le possibilit\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; La possibilit\u00e0, cos\u00ec concepita, \u00e8 sempre un infinito teorico. In pratica, quando una determinata possibilit\u00e0 si realizza, ecco che cessa di essere una porta per l&#8217;infinito e si mostra nella sua vera veste, molto pi\u00f9 modesta, di semplice realt\u00e0 effettuale: una fra le tante.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec, in fondo lo sento anch&#8217;io che \u00e8 cos\u00ec. Da bambina, per esempio, avevo la sensazione (come tutti i bambini, credo, del resto) di avere il mondo in pugno perch\u00e9 davanti a me si aprivano infinite possibilit\u00e0: come un lunghissimo corridoio con infinte porte sui due lati&#8230; Ma poi, poco a poco, il futuro \u00e8 diventato passato, e le possibilit\u00e0 si sono enormemente ristrette: sono ancora parecchie, ma non pi\u00f9 infinite; e un giorno dopo l&#8217;altro, un anno dopo l&#8217;altro, continueranno a ridursi sempre pi\u00f9. Finch\u00e9, da ultimo, ne rester\u00e0 una sola: quella di morire.<\/p>\n<p>GIULIANO: Ecco, appunto quell&#8217;ultima chiarisce concettualmente il &quot;mistero&quot; del conflitto tra necessit\u00e0 e possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; In che senso?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Nel senso che quell&#8217;ultima possibilit\u00e0, sfrondata di tutte le altre che ormai hanno cessato di esistere, mostra perfettamente l&#8217;assoluta coincidenza di quel che \u00e8 possibile e di quel che deve accadere. Accade quello che \u00e8 necessario; quello che \u00e8 conforme alle leggi di natura.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Vorrei che tornassimo a parlare del tempo. Tu, prima, hai affermato che il tempo significa possibilit\u00e0, perch\u00e9 solo dove il tempo scorre, le cose possono accadere. Giusto?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Giusto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E poi hai detto che la possibilit\u00e0 realizzata fonda la categoria della irreversibilit\u00e0. Quindi, tempo e irreversibilit\u00e0 sono profondamente correlati.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma chi ha detto che il tempo deve scorrere <em>in avanti<\/em>? Perch\u00e9, se potesse muoversi liberamente anche all&#8217;indietro (come avviene per le tre dimensioni dello spazio) ecco che ci si potrebbe bagnare due volte nella stessa acqua, a dispetto di Eraclito; e nulla sarebbe pi\u00f9 irreversibile&#8230;<\/p>../../../../n_3Cp>GIULIANO: &#8211; D&#8217;accordo, cerchiamo di chiarire questo punto. Ma dimmi, prima che incominciamo: sbaglio, o c&#8217;\u00e8 una specie di fatto personale, fra te e il concetto di irreversibilit\u00e0?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non sbagli. \u00c8 qualcosa di personale, ma tu sai di cosa si tratta. C&#8217;\u00e8, nel mio passato, una cosa che vorrei non aver mai fatto, e che condiziona l&#8217;intera mia vita. Oh, come vorrei non averla fatta! Ma poich\u00e9 l&#8217;ho fatta, ho bisogno di credere che non sia davvero irreversibile&#8230; intendiamoci, razionalmente so bene che non \u00e8 possibile. Pure, per sopravvivere, accade che ci si aggrappi a pensieri, a speranze extra-razionali&#8230; o, almeno, per me \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Questa \u00e8 una esigenza psicologica, contro la quale non possono esistere obiezioni di principio. Ma la filosofia, come esigenza della ragione, non pu\u00f2 sottomettersi alla psicologia.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Eppure, la conoscenza \u00e8 sempre conoscenza di qualcosa. Ci\u00f2 significa che noi conosciamo non gi\u00e0 le cose in s\u00e9, ma quel che di esse pu\u00f2 cogliere il nostro io&#8230; che \u00e8 come dire che la psicologia, in fin dei conti, \u00e8 l&#8217;unica forma possibile della conoscenza.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma gli enti della matematica, il numero per esempio, esistono indipendentemente dal nostro percepirli&#8230; checch\u00e9 ne dica Berkeley col suo &quot;esse est percipi&quot;. La somma degli angoli di qualunque triangolo (almeno nella geometria euclidea) sar\u00e0 sempre di centottanta gradi, che a noi piaccia o no. Diceva Max Scheler: &quot; Niente \u00e8 visto che non sia dato e niente \u00e8 dato al di fuori di quel che \u00e8 visto.&quot; (2)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Si potrebbe, per\u00f2, rovesciare la frase: se niente \u00e8 dato al di fuori di ci\u00f2 che \u00e8 visto, significa che le cose, in realt\u00e0, sono per cos\u00ec dire nel nostro occhio, e non altrove&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Va bene, la questione \u00e8 troppo complessa e ci allontanerebbe eccessivamente dal nostro assunto. Torniamo al problema del tempo e dell&#8217;irreversibilit\u00e0, che ti stava maggiormente a cuore.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; D&#8217;accordo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Tu chiedevi perch\u00e9 la feccia del tempo non potrebbe scorrere nelle due direzioni. E se lo sono chiesto anche i pi\u00f9 grandi fisici dell&#8217;epoca moderna.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E qual \u00e8 il punto dell&#8217;attuale discussione, in proposito?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Aspetta, voglio leggertelo. Vieni dentro con me. Ecco qui il mio vecchio, caro testo di fisica.Lascia che ti legga questa pagina: &quot;<em>Un principio di invarianza afferma che le leggi della natura debbono rimanere invariate quando mutano le coordinate spaziali o temporali che compaiono direttamente o indirettamente nelle leggi. In particolare, il principio di invarianza temporale (&#8230;) asserisce che ogni processo fisico possibile \u00e8 altres\u00ec possibile anche se si evolve nell&#8217;ordine cronologico opposto. A seguito dell&#8217;inversione delle coordinate temporali, le leggi della fisica debbono risultare concettualmente valide.<\/em>&quot; Mi segui, Sandra?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec, certo. Direi che \u00e8 una delle conseguenze del secondo principio della termodinamica. Ma vai avanti, ti ascolto.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; &quot;<em>Poich\u00e9, per quanto finora sappiamo, l&#8217;invarianza per inversione temporale \u00e8 una legge quasi sempr verificata, ogni fenomeno reale dev&#8217;essere perfettamente simmetrico rispetto alle due dimensioni del tempo, in altre parole dev&#8217;essere reversibile. Il guaio \u00e8 che, nel complicato mondo macroscopico ed in particolare nei processi tipicamente termodinamici, ci\u00f2 non avviene.<\/em>&quot; (4) Eh, che te ne pare?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Come disse Renzo al dottor Azzecca-garbugli: &quot;\u00e8 il mio caso.&quot; (5)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Vado avanti: &quot;<em>La soluzione di questo apparente paradosso consiste nel fatto che possibilit\u00e0 non significa probabilit\u00e0. Mentre, in linea di principio, tutti i processi invertiti nel tempo sono possibili, in pratica esiste una marcata preferenza, espressa in termini di probabilit\u00e0, a differenziare il processo diretto da quello inverso. Ora, quando un evento \u00e8 molto semplice, per esempio l&#8217;urto fra due molecole, il processo diretto e quello invertito nel tempo (sequenza dell&#8217;evento proiettata all&#8217;indietro) presentano, in genere, la stessa probabilit\u00e0. (&#8230;) Quando invece la successione degli eventi \u00e8 estremamente complessa, nel senso che interessa un numero enormemente grande di molecole e di semplici processi elementari, lo svolgersi spontaneo del fenomeno si manifesta solo nella direzione di massima probabilit\u00e0, direzione che noi assumiamo come la<\/em> vera <em>direzione del tempo.<\/em>&quot; (6)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; &quot;Questa grida sembra fatta apposta per me.&quot; (7)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; D\u00e0i, piantala di recitare la parte del &quot;povero figliuolo&quot; di manzoniana memoria.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene. E ti dir\u00f2 subito che, da un punto di vista filosofico, noi possiamo spingerci anche pi\u00f9 in l\u00e0 dello scienziato. E l\u00e0 dove questi afferma che, nei processi molecolari semplicissimi (come l&#8217;urto e il rimbalzo simmetrico fra due singole molecole) esiste ed \u00e8 sperimentabile la reversibilit\u00e0 temporale di un fenomeno, il filosofo deve invece sempre e comunque negare una tale possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che cosa vuoi dire?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che anche se due molecole, urtandosi e rimbalzando, riproducono esattamente una sequenza temporale proiettata all&#8217;indietro, non vi \u00e8 autentica reversibilit\u00e0 neanche in tal caso, perch\u00e9 riprodurre un fenomeno all&#8217;indietro nel tempo non significa riprodurlo nelle stesse identiche condizioni di prima. Vi \u00e8 stata una sequenza temporale, uno scorrere del tempo, che il semplice &quot;rovesciamento&quot; del fenomeno non potr\u00e0 mai annullare.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Aspetta, fammi capire. Tu dici che, quand&#8217;anche si potesse dare reversibilit\u00e0 fisica di un evento, non si avebbe reversibilit\u00e0 filosofica, perch\u00e9 il tempo \u00e8 comunque passato e la situazione A1 non sar\u00e0 mai la stessa di A?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Esatto. Il tempo implica sempre una relazione tra gli eventi e, pi\u00f9 precisamente, una modificazione. Io non sono pi\u00f9 quella di un anno fa, di un minuto fa: dunque, se anche potessi tornare indietro con una &quot;macchina del tempo&quot;, non sarei comunque la stessa persona di allora.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, \u00e8 vero. Ricordo che il filosofo Enzo Paci, in un suo libro, sosteneva pi\u00f9 o meno la stessa cosa per mezzo di un esempio del tutto analogo. (8)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Insomma, non si sfugge al secondo principio della termodinamica: noi non potremo mai, mai bagnarci due volte nelle stesse acque.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; O nello stesso fiume. Anche il fiume \u00e8 cambiato, con lo scorere del tempo: non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso di prima (fosse pure un istante fa), allorch\u00e9 vi ci immergemmo la prima volta. Il principio di irreversibilit\u00e0, in pratica, non ammette deroghe. Nemmeno nel caso che la freccia del tempo si invertisse.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ed \u00e8 questo pensiero che mi opprime. Vorrei che mi aiutassi a esaminare meglio la questione.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; &#8230; per vedere se un certo evento della tua vita pu\u00f2 considerarsi davvero irreversibile?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Guarda che non chiedi poco. Vuoi sapere, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, se non esista il modo di sfuggire alle leggi dello spazio-tempo. \u00c8 questa, infatti, la prigione che ti fa paura&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene. Ma tu cerca di aiutarmi a trovare questa uscita di sicurezza. Oppue persuadimi, al di l\u00e0 di ogni dubbio, che essa non esiste, in modo che io possa mettermi l&#8217;anima in pace.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Cominciamo dalla freccia del tempo. Il rimbalzo tra due molecole riproduce un fenomeno all&#8217;indietro, nel senso che ci d\u00e0 una sequenza temporale invertita del loro urto. Ma questo, si pu\u00f2 considerare veramente una inversione della freccia del tempo? Secondo me, no. Proiettare un film al contrario non vuol dire capovolgere il tempo, ma parafrasare all&#8217;indietro la sequenza temporale &quot;esatta&quot;.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E qual \u00e8 la differenza?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; La differenza \u00e8 che invertire la freccia del tempo dovrebbe &quot;cancellare&quot; l&#8217;evento precedente, perch\u00e9 il tempo capovolto divora, per cos\u00ec dire, il presente tornando indietro, cos\u00ec come il tempo normale divora il presente andando avanti. Altra cosa \u00e8 mimare lo scorrere retrogrado del tempo, con una serie di eventi che rovesciano la sequenza temporale ma non cancellano l&#8217;irreversibilit\u00e0 di quanto \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ti prego, fammi un esempio concreto perch\u00e9 possa seguirti.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Immagina di avere una macchina da presa e di riprendere la seguente scena.: la mia mano che spinge una tazzina di caff\u00e8 oltre il bordo del tavolo. La tazzina che cade verso il basso. La tazzina che si frantuma in cento pezzi. Ecco, e adesso immagina di proiettare il filmato prima normalmente, e poi all&#8217;incontrario. I cento pezzi in terra della tazzina che si ricostituiscono perfettamente; la tazzina che risale verso l&#8217;alto; la tazzina che si posa sul tavolo mentre la mia mano si allontana da essa. Ci siamo?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Perfettamente.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Bene. Ora immagina che quanto abbiamo visto nel film sia realmente accaduto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che cosa? La caduta e la rottura della tazzina, o la sua miracolosa resurrezione?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Entrambi gli eventi. A questo punto ti chiedo: l&#8217;evento B (la resurrezione della tazzina) \u00e8 davvero un esempio di inversione temporale?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Credo di incominciare a capire.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Allora rispondimi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non \u00e8 un esempio di inversione, perch\u00e9 la tazzina, nell&#8217;evento A, si era effettivamente rotta in cento pezzi; e anche se l&#8217;evento B l&#8217;ha ripristinata, non ha potuto cancellare la realt\u00e0 dell&#8217;evento A, ma solo le sue conseguenze.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Perfetto. Che cosa ne concludiamo?<\/p>\n<p>SANDRA: -Che un evento, qualora passi dallo stato di possibilit\u00e0 a quello di compimento, \u00e8 incancellabile, cio\u00e8 irreversibile.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Infatti, perch\u00e9 l&#8217;evento B costituisse un esempio di reversibilit\u00e0 dell&#8217;evento A, sarebbe stato necessario non solo che cancellase le conseguenze dell&#8217;evento A, ma la sua stessa realt\u00e0: ingoiando, percos\u00ec dire, tutta la successione temporale dell&#8217;evento A, in modo da annullarlo come se non fosse mai esistito. Ora, tu sai che in passato molti filosofi si sono posti il problema se Dio stesso potrebbe, nella sua onnipotenza, &quot;cancellare il passato&quot;, facendo in modo che le cose accadute non siano accadute. Ma hanno dovuto concludere, quasi tutti, che nemmeno Dio stesso potrebbe fare una cosa simile.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Mi pare che gi\u00e0 Aristotele sosteneva una cosa del genere&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E Guglielmo di Okham lo ha ribadito una volta per tutte: vi \u00e8 un limite alla potenza assoluta di Dio, &quot;quello di non poter far s\u00ec che non siano accadute le cose accadute.&quot; (9) Infatti, aggiungiamo noi, non c&#8217;\u00e8 alcuna nicchia vuota, nel passato, in cui potremmo cancellare quello che \u00e8 accaduto, ponendovi un nuovo contenuto; mentre il futuro contiene infinite nicchie vuote, pronte ad accogliere quello che accadr\u00e0.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene, fin qui ti seguo. Per\u00f2, consentimi un&#8217;obiezione. Prova anche tu a immaginarti una piccola scena, per capire meglio quello che voglio dirti. Immaginati Sandra, cio\u00e8 me, bambina di otto ani. Sto giocando nel giardino di casa. A un certo punto mi vien voglia di adornarmi i capelli con un fiore, una piccola margherita che spunta nel prato. La colgo. Ecco, la margherita \u00e8 stata strappata; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Te la vedi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Certo. Te la sei infilata dietro l&#8217;orecchio destro, e corri ad ammirarti davanti allo specchio.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Benissimo. Ora, immaginiamo che Dio voglia ristabilire la situazione iniziale. A tale scopo, far\u00e0 scorrere all&#8217;incontrario la freccia del tempo: e, arrivato al &quot;punto&quot; in cui la bambina Sandra sta per strappare la margherita, la far\u00e0 correre invece in un altro angolo del giardino, per esempio a osservare un usignolo che si \u00e8 posato su un ramo del salice, e gorgheggia melodiosamente. Il fiore \u00e8 di nuovo in cima al suo stelo, sano e salvo. Non \u00e8 stato strappato e, poi, ricostituito: non \u00e8 mai stato strappato. L&#8217;azione di strapparlo \u00e8 sata cancellata, annullata, divorata dal movimento retrogrado del tempo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma questo non \u00e8 possibile. Tu l&#8217;avevi strappato; e, per dirla ancora con Hartmann, &quot;un&#8217;azione, una volta innestatasi nell&#8217;esserci, continua a vivere, non viene mai meno, anche se il moto dell&#8217;onda che da essa procede, si rompe, si indebolisce, sfocia nella corrente pi\u00f9 grande del corso del mondo: essa \u00e8 immortale come ogni reale.&quot; (10) Il fiore strappato, cara Sandra, \u00e8 strappato persempre.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Vuoi togliermi proprio ogni speranza, eh?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ti dir\u00f2 di pi\u00f9. Ammettiamo, per assurdo, che l&#8217;azione passata si possa annullare, cancellare. Ebbene, ci\u00f2 cambierebbe la storia del mondo. Un&#8217;azione, qualunque azione, anche la pi\u00f9 modesta, \u00e8 legata con fili innumerevoli ad infinite altre, influenzandole anche indirettamente, attraverso i giorni e i secoli. Se quel fiore <em>non<\/em> viene strappato, il mondo risulter\u00e0 diverso da quello che risulta dall&#8217;averlo strappato. Ora, \u00e8 impossibile ammettere che un&#8217;azione, annullata nel passato, produca effetti per il futuro. Avremmo infatti una situazione in cui un evento &quot;annullato&quot;, come se non fosse mai esistito, produce modificazioni sul reale, essendo causa di cambiamenti: cambiamenti impossibili, perch\u00e9 implicherebbero un diverso corso della storia rispetto a quello effettivamente accaduto. Diverso, cio\u00e8, rispetto a quello che sarebbe se l&#8217;azione passata <em>non<\/em> fosse stata annullata. Avremmo, cio\u00e8, due ordini di sviluppo storico, differenti e paralleli, e tuttavia entrambi logicamente necessari: quello derivante dall&#8217;azione passata X, e quello derivante dalla sua soppressione. Mi segui?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non ne sono sicura.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ecco, guarda: te lo disegno su un pezzo di carta [vedi il disegno sul numero 7 del 2003 del <em>Quaderni filosofici<\/em>, p. 14]. La linea a) rappresenta lo sviluppo deli eventi dopo l&#8217;azione X. La linea b) rappresenta lo sviluppo degli eventi nell&#8217;ipotesi che l&#8217;azione X venga annullata mediante una contro-azione che ristabilisca, nel punto X, la situazione iniziale. Per esempio, nella sequenza temporale a) Carlo Martello sconfigge gli Arabi a Poitiers l&#8217;anno 732 dopo Cristo, salvando l&#8217;Europa dall&#8217;invasione (come \u00e8 realmente avvenuto); mentre nella sequenza temporale b) Carlo m Martello \u00e8 sconfitto e ucciso e l&#8217;Europa viene rapidamente islamizzata. Che te ne pare? Tanto la sequenza a) quanto la sequenza b) sono legittime da un puntodi vista concettuale. La sequenza a) \u00e8 quella verificatasi effettivamente; la sequenza b) \u00e8 quella che dovrebbe verificarsi, annullando l&#8217;azione X. Ma non possono esistere, contemporaneamente, due diverse sequenze temporali perla stessa serie di eventi. Avremmo due diversi piani di realt\u00e0, due &quot;universi paralleli&quot;, simili in parte, ma distinti e di fatto non comunicanti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Gi\u00e0. Come dicevi l&#8217;altra volta: in uno avrei gli occhi verdi, in un altro li avrei nocciola. Ma quale sarebbe l&#8217;universo &quot;vero&quot;?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; La realt\u00e0 \u00e8 che la mente umana, che sempre pensa per immagini, non pu\u00f2 non immaginare il futuro come una retta unica e indipendente, che esclude per sua natura &#8211; a mano a mano che la possibilit\u00e0 si trasorma in evento reale &#8211; tutte le altre rette &quot;possibili&quot;.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E invece&#8230;?<\/p>\n<p>GIULIANO: -Senti un po&#8217; cosa diceva il fisico Luois de Broglie: &quot;Tutto ci\u00f2 che per noi costituisce il passato, il presente e il futuro, \u00e8 dato in blocco. (&#8230;) Ciascun osservatore, con il passare del suo tempo, scopre, per cos\u00ec dire, nuove porzioni dello spazio-tempo, che gli appaiono come aspetti successivi del mondo materiale, sebbene in realt\u00e0 l&#8217;insieme degli eventi che costituiscono lo spazio-tempo esistesse gi\u00e0 prima di essere conosciuto&quot; (11)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma questo \u00e8 sconvolgente. Tu vuoi dire che non solo il passato \u00e8 scritto una volta per sempre, ma che anche il futuro \u00e8 gi\u00e0 scritto, da qualche parte?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Esatto. Solo che noi, dal nostro particolare angolo di spazio-tempo, non riusciamo acora a vederlo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; \u00c8 solo una credenza, o pensi di poterla fondare logicamente?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Penso si possa fondare logicamente. Abbiamo detto, prima, che gli eventi reali sono sempicemente la probabilit\u00e0 che le leggi di natura hanno reso necessaria, facendola prevalere su tutte le altre. Allo stesso modo, dall&#8217;insieme degli eventi passati e presenti si potrebbero dedurre &#8211; se solo possedessimo dei calcolatori infinitamente sofisticati &#8211; tutte le conseguenze possibili e, tra queste, selezionare quelle effettivamente necessarie, cio\u00e8 quegli eventi futuri che realmente accadranno.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ti avevo chiesto una mano d&#8217;aiuto per sfuggire, se possibile, alla legge dell&#8217;irreversibilit\u00e0 riguardo al passato, e tu me la ribadisci addirittura per il futuro. Vuoi proprio ridurmi alla disperazione?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No, perch\u00e9 tu stessa, poc&#8217;anzi, ti sei resa conto che il tuo bisogno irrazionale di modificare il passato affonda le sue radici nella psicologia; ossia, nel caso specifico, in una esperienza di sofferenza spirituale. Ebbene i dolori dell&#8217;anima si curano con l&#8217;esperienza ella vita stessa e non sognando impossibili macchine del tempo per tornare indietro, per rovesciare il cono di Minkovsky. (12) Quanto a me, sono pronto a darti una mano. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che solo il tempo (proprio lui!, ma nella sua direzione &quot;naturale&quot;, beninteso) pu\u00f2, lentamente, medicare le ferite. Il tempo, la pazienza e la capacit\u00e0 di guardare avanti.<\/p>\n<p>SANDRA: -S\u00ec, lo so. Dal punto di vista razionale so che \u00e8 cos\u00ec, ma&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: -&#8230; non ti basta, vero? Vorresti una scorciatoia.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Gi\u00e0. Una bella autostrada sopraelevata, lungo la quale si possa correre a dueento all&#8217;ora. E lasciarsi dietro, per sempre, tutte le cose tristi.<\/p>\n<p>GIULIANO: -Forse \u00e8 proprio qui l&#8217;inganno. Non bisogna &quot;lasciarle indietro&quot; ma portarle con s\u00e9: e tuttavia procedere. Procedere ricordando. Questo, del resto, \u00e8 il concetto kierkegaardiano della &quot;ripresa&quot;. (13)<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; &quot;Procedere ricordando&quot;: bello. S\u00ec, credo sia questo che bisogna fare &#8211; dal momento che \u00e8 impossibile scrollarsi il passato di dosso. E il coraggio per farlo, dove cercarlo?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Nella consapevolezza che questa \u00e8 l&#8217;unica strada praticabile. Non ve ne sono altre. E tantomeno percorrendo a ritroso la strada del tempo, cercando un&#8217;impossibile &quot;seconda occasione&quot; per quello che ormai \u00e8 accaduto. Non credi?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ci penser\u00f2. Pure, prima di arrendermi all&#8217;evidenza, voglio riservarmi l&#8217;opportunit\u00e0 di riconsiderare con calma, per mio conto, tutta la questione. Ho bisogno di riflettere. Ma torner\u00f2 a parlarne con te, lo prometto, qualunque sia la conclusione cui giunger\u00f2. Chi altro mi ascolterebbe con tanta pazienza?<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  N. HARTMANN, cit. in A. PIERETTI, <em>Storia del pensiero occidentale<\/em>, vol. 6, Milano, 1975, p. 292.<\/p>\n<p>2)  M. SCHELER, <em>Der Formalismus in der Ethik<\/em>, ed. 1966, p. 70<em>.<\/em><\/p>\n<p>3)  A. CAFORIO- A. FERILLI, <em>Physica,<\/em> Milano, 1983, vol. 2, p. 275.<\/p>\n<p>4)  <em>Ibidem,<\/em> , p. 275.<\/p>\n<p>5)  A. MANZONI, <em>I promessi sposi<\/em>, cap. III.<\/p>\n<p>6)  CAFORIO- FERILLI, cit., pp. 275-6.<\/p>\n<p>7)  A. MANZONI, <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n<p>8)  Cfr. E. PACI, <em>Tempo e relazione,<\/em>Milano, 1965, p. 16: &quot;Anche se un mago, in questo preciso momento, mi facesse tornare com&#8217;ero quando avevo due anni, il bambino che oggi tornerei ad essere sarebbe pur sempre un altro bambino, in un&#8217;altra situazione, in un&#8217;altra spazio-temporalit\u00e0.&quot;<\/p>\n<p>9)  Cfr. A. GHISALBERTI, <em>Onnipotenza divina e contingenza del mondo in Guglielmo di Ockham,<\/em>in A.A. V.V., _3Cem>Sopra la volta del mondo. Onnipotenza e potenza assoluta di Dio tra Medioevo e Et\u00e0 moderna,<\/em> Bergamo, 1986, p. 46.<\/p>\n<p>10)N. HARTMANN, Cit., vol. 6, p. 290.<\/p>\n<p>11)L. De BROGLIE, in P. A. SCHLIPP, <em>Albert Einstein scienziato e filosofo<\/em>, tr. it. Torino, 1958. celeb<\/p>\n<p>12)Sul celebre diagramma detto &quot;cono di Minkovsky&quot; o &quot;cono di luce&quot; e sul fatto<\/p>\n<p>che esso, essendo euclideo, non esclude (almeno in via teorica) che si diano dei coni di luce caratterizzati da curve temporali chiuse e perci\u00f2 da &quot;ritorni nel passato&quot;, cfr. R. GIOVANNOLI, <em>La scienza della fantascienza<\/em>, Milano, 1991, pp. 215-19.<\/p>\n<p>13)Cfr. S. KIERKEGAARD, <em>La ripresa,<\/em> tr. it. Milano, 1983, p. 15: &quot;Come i greci insegnavano che conoscenza \u00e8 reminiscenza, cos\u00ec la filosofia moderna insegner\u00e0 che tutta la vita \u00e8 una ripresa. (&#8230;) Ripresa e reminiscenza rappresentano lo stesso movimento ma in direzione opposta, perch\u00e9 ci\u00f2 che si ricorda \u00e8 stato, ossia si <em>riprende<\/em> retrocedendo, mentre la vera ripresa \u00e8 un ricordare procedendo. Perci\u00f2 la ripresa, ammesso che sia possibile, rende l&#8217;uomo felice, mentre la reminiscenza lo rende infelice.&quot;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana, ora Associazione Eco-Filosofica, sul numero 5 del 2003 (anno XXIV), pp. 29-38. 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