{"id":24231,"date":"2006-07-07T02:49:00","date_gmt":"2006-07-07T02:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/07\/conversazioni-filosofiche-prima-parte-caso-e-destino\/"},"modified":"2006-07-07T02:49:00","modified_gmt":"2006-07-07T02:49:00","slug":"conversazioni-filosofiche-prima-parte-caso-e-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/07\/conversazioni-filosofiche-prima-parte-caso-e-destino\/","title":{"rendered":"Conversazioni filosofiche &#8211; Prima parte: caso e destino"},"content":{"rendered":"<p><em>(Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana, ora Associazione Eco-Filosofica: la prima parte sul n. 4 del 2003, anno XXIV, pp. 21-40; la seconda parte \u00e8 uscita (in due puntate) sul quaderno n.5 dello stesso anno, pp. 29-38, col titolo &quot;Ordine e disordine&quot;, e sul numero 7, pp. 6-17, col titolo &quot;Tempo e irreversibilit\u00e0&quot;; la terza, col titolo &quot;La matematica e la natura&quot;, sar\u00e0 pubblicata in uno dei prossimi numeri).<\/em><\/p>\n<p><strong>SOMMARIO CONVERSAZIONI FILOSOFICHE :<\/strong><\/p>\n<p>Parte prima: Primo giorno: Caso e destino;<\/p>\n<p>Secondo giorno: Necessit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Parte seconda: Terzo giorno: Ordine e disordine;<\/p>\n<p>Quarto giorno: Tempo e irreversibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Parte Terza: Appendice: la matematica e la natura.<\/p>\n<p><strong>PRIMO GIORNO: CASO E DESTINO<\/strong><\/p>\n<p>Era bello, nell&#8217;aria fresca del mattino, passeggiare lungo i viali ombrosi del giardino, respirare il profumo dei fiori e delle piante aromatiche, ascoltare il chioccol\u00eco dell&#8217;acqua presso le fontane tappezzate di muschio.<\/p>\n<p>L&#8217;estate spargeva la sua dolce fragranza sulle cose, disseminava cirri leggeri nel cielo altissimo d&#8217;un blu cobalto, fasciava di luce dorata la tenue peluria dei frutti maturi sui rami. E ovunque si diffondeva il canto melodioso degli uccelli, fresco e argentino, come nel primo giorno della creazione del mondo.<\/p>\n<p>&#8211; Caso, destino: che importa? &#8211; chiedeva Sandra, guardandomi da sotto le lunghe ciglie nere, con quel suo sguardo azzurro tra enigmatico e divertito, forse lievemente ironico.<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, che importa? -, risposi meditabondo.<\/p>\n<p>Per un po&#8217;, restammo in silenzio. Non si udiva che il chioccol\u00eco della fontana,sempre eguale eppure mai monotono. Da qualche parte, in lontananza, un gallo cant\u00f2 tre volte, ma il suono quasi si perse nel tremol\u00eco indistinto dell&#8217;aria.<\/p>\n<p>SANDRA: -Vedo che non sei convinto &#8211; riprese poi, giocherellando fra i sassolini con la punta del sandalo. &#8211; Per te fa differenza, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma s\u00ec, non posso negarlo. \u00c8 questo il mio problema.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E posto che si riuscisse a risolverlo, pensi che sarebbe diverso qualcosa?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Forse.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene, allora. Ricominciamo tutto daccapo. Alcuni sostengono che la vita \u00e8 dominata al caso, altri che \u00e8 guidata dal destino. Giusto?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Giusto. Ma prima, propongo di esaminare bene questi due termini.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ti dar\u00f2 una definizione di caso: ci\u00f2 che avviene in modo imprevedibile, senza alcuna logica apparente.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Imprevedibile per chi?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per gli esseri umani, si capisce.<\/p>\n<p>GIULISANO: &#8211; Sar\u00f2 duro di comprendonio, per\u00f2 vorrei capire meglio. Vuoi farmi un esempio?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ecco: ora mi alzo da questa comoda panchina in stile liberty, e mi avvio verso il roseto. Prendo, cio\u00e8, a sinistra. Ma avrei potuto anche prendere a destra. La mia decisione di andare a sinistra era imprevedibile, perch\u00e9 casuale.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Imprevedibile per me?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Anche per me.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ne siamo sicuri?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Spiegati meglio.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Secondo me, se hai deciso di prendere a sinistra, c&#8217;erano un milione di ragioni che ti spingevano ad agire cos\u00ec.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma ero libera; potevo benissimo andare a destra. \u00c8 stata la mia volont\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Casuale anche quella?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Forse no, devo ammetterlo. Ora capisco cosa vuoi dire.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che il caso non esiste, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Quello che a noi sembra imprevedibile, lo etichettiamo &quot;caso&quot;, e non ci pensiamo pi\u00f9. Ma il fatto che noi non disponiamo di tutti gli strumenti per spiegare un fenomeno, non significa che esso sia casuale. Non pi\u00f9 di quanto significhi che \u00e8 soprannaturale.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Infatti, avevo detto &quot;senza logica apparente&quot;. Ma una logica, forse, c&#8217;\u00e8 sempre. Cio\u00e8, una concatenazione causale, pi\u00f9 o meno aggrovigliata. Per\u00f2, mi viene alla mente un&#8217;obiezione. Quando getto in aria una moneta, quale logica causale decide in favore della &quot;testa&quot; o della&quot;croce&quot;?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Il calcolo probabilistico, suppongo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che non d\u00e0 certezze. Altrimenti, avremmo scoperto il metodo sicuro per sbancare le case da gioco.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E tuttavia, il fatto che non si possa predire un evento non significa che esso sia privo di necessit\u00e0, che sia casuale. Certo vi sono delle ragioni se cade &quot;testa&quot; piuttosto che &quot;croce&quot;: il movimento impresso alla moneta, suppongo. Ne convieni?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec, mi hai convinta. \u00c8 solo la nostra ignoranza a farci parlare di &quot;caso&quot;. Caso \u00e8 il nome che diamo a ci\u00f2 che non sappiamo spiegare, n\u00e9 prevedere.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Bene. Abbiamo visto che il caso non esiste. Ora passiamo all&#8217;altro corno del dilemma: il destino. Vuoi suggerirmi una definizione?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; In senso stretto, una cieca forza che guida inesorabilmente le vicende umane.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Gi\u00e0, come in Omero: una forza perfino superiore al volere degli d\u00e8i.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ricordo, infatti, che alla morte di Sarpedonte lo stesso Zeus non riesce a trattenere il pianto. (1)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E in senso lato?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; La necessit\u00e0.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Scusa, vuoi darmi una definizione anche di questa?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Vediamo, devo pensrci un poco. Be&#8217;, ritengo che la necessit\u00e0 si possa definire come lo svolgimento logico delle leggi naturali.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Per cui, quando si dice che nessuno pu\u00f2 sfuggire al proprio destino, s&#8217;intende semplicemente&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che nessuno pu\u00f2 eludere le leggi della natura. Per\u00f2, detto cos\u00ec, suona piuttosto banale, non trovi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Diciamo spogliato di quell&#8217;aura tremenda e misteriosa di cui gli antichi, appunto, lo avevano avvolto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Via la poesia della Moira, dunque. Che cosa resta, caro il mio volterriano?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Lasciamo perdere Voltaire, che del resto non mi \u00e8 troppo simpatico. Resta la ovvia constatazione che le cose accadono come accadono, perch\u00e9 non possono accadere altrimenti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E non \u00e8 questo un misero senno del poi, solo paludato in vesti un po&#8217; pi\u00f9 sontuose?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; A noi fa questo effetto, per il solito motivo: che non abbiamo la capacit\u00e0 di prevedere n\u00e9, a volte, quella di spiegare.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E ci\u00f2 non equivale a dire che anche la visione del destino come necessit\u00e0 naturale non \u00e8 altro che una forma di fede?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Vuoi dire una credenza come un&#8217;altra? Accordato. Ma ci\u00f2, a ben guardare, vale per ogni aspetto della conoscenza umana&#8230; Se potessimo conoscere in altro modo, ossia con un assoluto grado di certezza, vorrebbe dire che saremmo noi stessi gli autori della realt\u00e0. Solo Dio pu\u00f2 avere conoscenze certe, avendo lui creato il mondo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E siccome tu non credi in Dio&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; &#8230; il che, ovviamente, \u00e8 una forma di credenza come un&#8217;altra&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Questo significa che qualunque credenza vale come qualsiasi altra?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Bella domanda. D&#8217;istinto vorrei poter rispondere: no, naturalmente. Sai, mi danno particolarmente fastidio certe superstizioni religiose, quelle che il popolo vive come un forma evidente di alienazione. Vorrei, quindi, poterti dire che la credenza nell&#8217;ebollizione del sangue di san Gennaro non ha lo stesso valore della conoscenza delle leggi fisiche e chimiche, secondo le quali simili cose non possono mai accadere&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; &#8230;ma?&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma bisogna essere coerenti. Se ogni forma di conoscenza umana \u00e8 parziale e provvisoria, bisogna avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di abbracciare il pi\u00f9 coerente anarchismo gnoseologico. La pratica dello sciamano vale quanto gli studi di medicina nelle migliori universi\u00e0 occidentali, senza contare che&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Senza contare che&#8230;?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Gli sciamani, spesso, guariscono i loro pazienti. La qual cosa non si pu\u00f2 sempre dire dei nostri luminari della medicina occidentale. Per non parlare della psichiatria&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E io che ti ho chiamato un volterriano&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Bene, propongo di tornare al nostro assunto iniziale. Abbiamo visto che &quot;caso&quot; e &quot;destino&quot;, a dispetto della loro, diciamo coos\u00ec, nom\u00e8a, indicano tutt&#8217;altro che due realt\u00e0 opposte e inconciliabili.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Infatti, secondo te, le leggi naturali sono l&#8217;unico arbitro della nostra vita. Dico bene?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec. L&#8217;unico.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Sbaglio, o c&#8217;\u00e8 qualcosa in te che si ribella a siffatte conclusioni?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Hai la vista acuta, Sandra. Non che si ribella, comunque. Qualcosa che non resta pienamente appagata e soddisfatta: lo ammetto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che cosa, esattamente?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Quella parte di me che vorrebbe credere da un lato nel libero arbitrio, cio\u00e8 nel fatto che possiamo sottrarci a un meccanismo naturalistico assoluto; dall&#8217;altro in uno scopo, in una causa finale del fenomeno &quot;vita&quot;.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per\u00f2 pensi che si tratti di residui irrazionali, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Gi\u00e0. Pi\u00f9 o meno.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E se tu decidessi di dare pienamente voce e libert\u00e0 a questa parte di te, che non vuole rassegnarsi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Sarebbe come barare con le proprie debolezze. Non c&#8217;\u00e8 nulla di male ad avere delle debolezze: \u00e8 umano. Il male \u00e8 eludere il problema, costruendo delle mitologie rassicuranti per esorcizzare le paure che da quelle debolezze nascono.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per esempio?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Tutti abbiamo paura del nulla. Allora c&#8217;inventiamo gli d\u00e8i, che vegliano amorevolmente su di noi e danno un ordine, un senso all&#8217;Universo. Rifletti che &quot;kosmos&quot;, in greco antico, significa prima di tutto &quot;ordine&quot; e solo in ultima accezione &quot;Universo&quot;; mentre nelle lingue moderne &quot;cosmo&quot; \u00e8 senz&#8217;altro sinonimo di &quot;Universo&quot;. Questa esigenza di ordine, di razionalit\u00e0, che per gli antichi era <em>una<\/em> componente della loro &quot;Weltanschauung&quot;, per noi \u00e8 diventata una certezza rassicurante e preconfezionata, un prodotto gi\u00e0 bello e pronto per il consumo intellettuale&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E&#8230; tornando al caso e al destino?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Noi vediamo che la realt\u00e0 \u00e8 disordine: disordine crescente. Aumento di entropia, per dirla col linguaggio della fisica. Allora sorge in noi il bisogno di ordine. Nulla di male, in questo. Qualunque sistema, per poter semplicemente esistere, richiede una diminuzione locale dell&#8217;entropia. Ma a noi non basta. Vogliamo certezze, certezze per tutta la vita e perfino oltre: vogliamo Paradisi ove saremo felici in eterno. Perci\u00f2, invece di condurre la nostra onesta battaglia locale contro l&#8217;aumento di entropia, sapendo che comunque perderemo la guerra, neghiamo addirittura che il disordine esista. Affermiamo che questo bisogno di ordine, che \u00e8 in noi, testimonia l&#8217;esistenza di un ordine pi\u00f9 alto, che \u00e8 per cos\u00ec dire occultato nell&#8217;esperienza quotidiana, ma che bisogna saper vedere al di l\u00e0 della contingenza. Il caso ci appare come una manifstazione di disordine, dunque tendiamo a negarlo; e quanto al destino, ci sembra una forma di &quot;ordine&quot; un po&#8217; troppo autoritaria , e allora neghiamo anche quello. Resta la libert\u00e0 della coscienza, naturalmente: cio\u00e8, almeno cos\u00ec, di primo acchito, quella che pare una forma di ordine. Questo s\u00ec che ci soddisfa, e noi non vogliamo la verit\u00e0, ma quelle pseudo-verit\u00e0 che blandiscono e accarezzano le nostre umane debolezze&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Mi sembra di capire che sei irrimediabilmente in lotta con te stesso&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Spiegati meglio.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Anche tu vorresti poter credere che la realt\u00e0 \u00e8 ordine; che la vita ha uno scopo; che la volont\u00e0 e la razionalit\u00e0 sono in grado di guidarci attraverso il caos dell&#8217;esistenza. Ma vuoi negare a te stesso questa speranza, ti senti in dovere di respingerla come una forma di &quot;debolezza&quot;.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No, ti ripeto: non mi vergogno di questa debolezza, ma mi vergognerei moltissimo se, per non avere il coraggio di riconoscerla come tale, m&#8217;inventassi realt\u00e0 che non esistono&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Poco fa, per\u00f2, abbiamo convenuto che ogni forma di conoscenza \u00e8 una semplice credenza. Come fa, allora, ad essere tanto sicuro che certe cose non esistono?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Toccato.<\/p>\n<p>SANDRA : &#8211; Abbiamo sostenuto, infatti, che ogni credenza \u00e8 relativa, che tutte hanno diritto di cittadinanza. La filosofia, poi, non fa altro che fornire un&#8217;appropriata impalcatura &quot;logica&quot; alle nostre credenze.<\/p>\n<p>GIULIANO : &#8211; \u00c8 vero. Consentimi per\u00f2 di abbracciare quelle credenze che a me paiono avere un maggior grado di probabilit\u00e0&#8230; o, se preferisci, che mi appaiono meno improbabili.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene. Ma vuoi dirmi perch\u00e9 l&#8217;idea di un mondo ordinato ti appare tanto improbabile?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Semplicemente per ragioni empiriche. Questo \u00e8 quello che a me sembra di vedere. Se altri vedono le cose diversamente, vorr\u00e0 dire che usano occhiali con le lenti diversamente colorate&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E, oltre che disordinata, suppongo che la realt\u00e0 ti appaia anche assurda&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, assurda.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Cio\u00e8, priva di senso e priva di scopo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Esatto. Naturalmente, sta a noi tentare di darglielo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per\u00f2&#8230;?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Per\u00f2 \u00e8 estremamente difficile. Dare un senso all&#8217;assurdo, non \u00e8 cosa tanto semplice. \u00c8 ben vero che noi dobbiammo tentare: fa parte del nostro dovere.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Perch\u00e9 parli di dovere? Dovere verso chi o verso cosa?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Verso noi stessi, e anche verso gli altri.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma se tutto \u00e8 assurdo, da dove hanno origine tali doveri?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Da una di quelle esigenze profonde che sono dentro di noi, perch\u00e9 fanno parte della nostra natura. Proprio come l&#8217;esigenza di libert\u00e0 e l&#8217;esigenza di ordine.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Che, per\u00f2, avevi definito &quot;debolezze&quot;&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Quando non vengano riconosciute come nostri bisogni, ma poste come leggi della realt\u00e0<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E, cos\u00ec come l&#8217;esigenza dell&#8217;ordine non implica affatto l&#8217;esistenza dell&#8217;ordine, o quella della libert\u00e0 l&#8217;esistenza della libert\u00e0, non potremmo pensare che l&#8217;esigenza del &quot;dovere&quot; sia un semplice abbaglio?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Certo, potremmo pensarlo. In realt\u00e0, io non sono in grado di motivarti razionalmente codesta esigenza etica. &quot;Sento&quot; che dobbiamo lottare contro l&#8217;assurdo e contro il disordine che caratterizzano la condizione umana, anzi, la condizione universale. Ma se mi chiedi perch\u00e9 dobbiamo farlo, posso dirti soltanto: per cercare di star bene con noi stessi, e per non aggiungere sofferenze agli altri. Di pi\u00f9 non so, n\u00e9 pretendo di sapere.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Capisco.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; A che cosa stai pensando, cos\u00ec assorta?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; A quello che ti ho detto poco fa: che penso che tu sia continuamente in lotta con te stesso.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Pu\u00f2 darsi. Ma la contraddizione, pi\u00f9 che un fatto mio privato, credo sia parte di una condizione universale. Noi non chiediamo di venire al mondo, ma qualcuno lo decide per noi. Non vorremmo soffrire n\u00e9 far soffrire, invece provochiamo l&#8217;una cosa e l&#8217;altra. Molto di quel che riusciamo a realizzare, lo strappiamo letteralmente agli altri. Alla fine, dopo vane speranze e vani timori, veniamo precipitati nel nulla donde uscimmo: e anche questo non lo vorremmo, anzi, \u00e8 la cosa che temiamo di pi\u00f9. Al punto da esserci inventati d\u00e8i e d\u00e8moni, inferni e paradisi, per esorcizzare una paura cos\u00ec grande. Stando cos\u00ec le cose, ci arrabattiamo come meglio possiamo. E se cadiamo in contraddizione, credo sia un segno della nostra generosit\u00e0: sarebbe pi\u00f9 semplice lasciare che le cose vadano come devono andare, seguire la corrente dell&#8217;assurdo anzich\u00e9 opporvisi.<\/p>\n<p>SANDRA:- Consentimi un&#8217;altra obiezione, e non sul piano morale ma su quello logico. Opporsi all&#8217;assurdit\u00e0 del reale presuppone un libero esercizio della volont\u00e0. Ma, poco fa, non lo avevi negato, in nome della inesorabile necessit\u00e0 delle leggi naturali? Non avevi detto che, se io ora mi alzo da questa panchina e mi avvio da una parte anzich\u00e9 dall&#8217;altra, la mia apparente decisione \u00e8 stata in realt\u00e0 il prodotto di milioni di ragioni, interne ed esterne&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Va bene, d&#8217;accordo. Ho detto proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E allora?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Niente. \u00c8 una contraddizione anche questa, e fa parte anch&#8217;essa della contraddittoriet\u00e0 della condizione umana. Usando il linguaggio comune, dico che noi dobbiamo cercar di estrarre un minimo di ordine dal caos, un minimo di senso dall&#8217;assurdo. Ma so bene che, se siamo in grado d&#8217;immaginare una tale operazione, \u00e8 perch\u00e9 le leggi naturali &#8211; il patrimonio genetico, le esperienze infantili, l&#8217;ambiente sociale e tutto il resto &#8211; ci spingono a farlo. In definitiva, bisognerebbe domandarlo alla natura, perch\u00e9 &quot;sentiamo&quot; in maniera cos\u00ec contraddittoria: \u00e8 uno dei regali ch&#8217;essa ci ha fatto, mettendoci al mondo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma in realt\u00e0, siamo tutti determinati in maniera necessaria?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; O magari influenzati, ma non interamente determinati?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Anche qui, siamo nel campo delle semplici credenze.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E la tua credenza, qual \u00e8?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Credo che ci resti un minimo di libert\u00e0: ma non sempre e non a tutti. Solo a pochi fortunati&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Fortunati o coraggiosi?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Quei pochi che hanno la fortuna di essere dei coraggiosi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene, non insisto. Ho capito che, per te, siamo zimbelli di una natura incomprensibile, come gli eroi di Omero sono zimbelli del Fato&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Pi\u00f9 o meno, penso si possa dire cos\u00ec. E tu, invece, che cosa credi?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Riguardo alla libert\u00e0 dell&#8217;uomo? Non lo so&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; D\u00e0i, non cercare di schermirti. B\u00f9ttati.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E sia. La mia credenza, e sottolineo credenza, \u00e8 che forse qualcosa c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Qualcosa&#8230; in che senso?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Qualcosa.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; D\u00e0i, non fare la misteriosa.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ordime, senso, scopo, dio: chiamalo come ti pare. Qualcosa capace di ricomporre il non-senso dell&#8217;esistenza, e che non \u00e8 solo nella coscienza di pochi individui fortunati. Ma neppure io saprei dartene una spiegazione convincente. In realt\u00e0, non sono affatto sicura. \u00c8 una sensazione, pi\u00f9 che un ragionamento. E, naturalmente, una speranza,<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Alle donne si addice la speranza. Lo dico seriamente, senza alcuna ironia.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E perch\u00e9?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Perch\u00e9 trasmettono la vita. Come potrebbero continuare a farlo, se fossero del tutto prive di speranza?<\/p>\n<p>A questo punto cadde il silenzio. Entrambi eravamo immersi in profonde riflessioni.<\/p>\n<p>Un usignolo scese dalle fronde e si pos\u00f2 sull&#8217;orlo della fontana, per bere.<\/p>\n<p>Restammo un po&#8217; a guardarlo, poi lo seguimmo quando vol\u00f2 via e and\u00f2 a posarsi in cima a un sambuco.<\/p>\n<p>&#8211; Andiamo &#8211; disse Sandra, alzandosi, alla fine. &#8211; Ripenseremo a quel che abbiamo detto, con la calma, e forse ne ricaveremo qualcosa.<\/p>\n<p>Mi avviai al suo fianco.<\/p>\n<p>Era quasi mezzogiorno. Il vialetto, ormai inondato di sole, risuonava tutto del frinire delle cicale.<\/p>\n<p><strong>SECONDO GIORNO: NECESSITA&#8217; E LIBERTA&#8217;<\/strong><\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Allora, Sandra, hai dormito bene?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; S\u00ec, di notte incomincia a rinfrescare, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 quel caldo afoso dei giorni scorsi. Ma non ho potuto fare a meno di rivolgere nella mente mille pensieri&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: A proposito di cosa?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Delle cose di cui abbiamo parlato ieri. Molte, in verit\u00e0; forse troppe. Su un punto, comunque, ho continuato a interrogarmi&#8230; ti va di parlarne?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ma certo.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; \u00c8 il problema della libert\u00e0. Per me, costituisce un punto fondamentale. Anche se sono d&#8217;accordo che noi non possiamo andare molto oltre la semplice credenza, mi pare questione troppo importante stabilire se noi siamo semplici strumenti delle leggi naturali, semplici burattini, insomma, di una reg\u00eca sconosciuta; o se abbiamo in pugno il nostro destino (uso la parola &quot;destino&quot; nel significato pi\u00f9 generico e tradizionale), e sia pure solo in parte&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non ti piace l&#8217;idea di essere un burattino?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; No, per niente. E credo non piaccia neppure a te.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Oh, quanto a questo, hai indovinato.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per\u00f2 ritieni che si debba essere onesti con s\u00e9 stessi; non abbellire o attenuare la verit\u00e0, ma guardarla dritto in faccia&#8230;, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Infatti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Be&#8217;, se non ti dispiace, vorrei riesaminare daccapo questo punto.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Per me va bene. Anzi, guarda, se tu riuscissi non dico a convincermi, ma a instillarmi solo anche un ragionevole dubbio che noi siamo liberi di sentire, pensare, agire; che noi siamo liberi di essere: te ne sarei immensamente grato. Non chiedo altro che di poterci credere, ma non sulla base di semplici emozioni o speranze o desideri.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Vediamo. Si potrebbe partire dal principio, per esempio. Tu affermi che unico principio regolatore della realt\u00e0 \u00e8 la forza meccanica della natura, i cui scopi (ammesso che ve ne siano), sono peraltro a noi totalmente incomprensibili. Giusto?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E la natura, di che sostanza \u00e8 fatta?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Di materiaed energia. Forse soltanto di energia. Non lo so esattamente, pare che neanche gli scienziati lo sappiano, per il momento.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E questa energia, da dove ha avuto origine?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Vedo dove vuoi arrivare. Ma non sperare che ti risponda: &quot;dal Big Bang&quot;. Tu mi domanderesti allora: e prima?; e io dovrei rispondere: da un altro Big Bang; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; e come vuoi rispondermi, allora?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Senti, secondo me nessuno ha posto questo problema con la chiarezza di Anassimandro, uno dei primi filosofi greci, duemilacinquecento anni fa. All&#8217;origine di tutte le cose vi \u00e8 una sostanza unica, un principio (arch\u00e9) infinito e indeterminato (\u00e1peiron), da cui esse provengono e in cui si dissolvono. Dopo di lui, la filosofia occidentale non ha fatto alcun passo avanti in tale direzione. Se l&#8217;\u00e1peiron \u00e8 infinito, \u00e8 perfettamente inutile chiedersi da dove ha avuto origine e che cosa c&#8217;era prima di esso. Capisci?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E questa spiegazione ti soddisfa?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Onestamente no, ma non ne conosco una migliore.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; \u00c8 come rinunciare a porre la domada.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ne convengo. Ma vi sono domande che presuppongono possibili risposte, altre che sono del tutto al di fuori della nostra portata. Bisogna avere l&#8217;umilt\u00e0 di riconoscere la nostra piccolezza.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non sarebbe pi\u00f9 umile, tuttavia, lasciare aperta la porta alla possibilit\u00e0 di un principio che trascenda, e non solo cronologicamente, la materia?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Questione di punti di vista.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; A te sembrerebbe una fuga nell&#8217;irrazionale, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Peggio: nella metafisica. Dove \u00e8 possibile tutto e il contrario di tutto.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Va bene; lasciamo perdere la questione dell&#8217;origine del tutto. Proviamo ad affrontare il problema della libert\u00e0 da un altro lato. Tu sostieni che ogni azione della volont\u00e0 \u00e8 illusoria, perch\u00e9 determinata anch&#8217;essa dalle leggi naturali. Se cos\u00ec fosse, noi non avremmo alcun merito del bene, n\u00e9 alcuna responsabilit\u00e0 per il male che facciamo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non credo che l&#8217;aspetto etico del problema ci aiuter\u00e0 pi\u00f9 di quello gnoseologico. Comunque, tentiamo. E cominciamo al fatto che &quot;bene&quot; e &quot;male&quot; sono termini relativi, sempre in relazione a colui che li pone e, quindi, privi di universalit\u00e0 e necessit\u00e0.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non c&#8217;\u00e8 una legge etica assoluta?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Bene, di questo parleremo un&#8217;altra volta. Suppongo sia di per s\u00e9 un argomento fin troppo impegnativo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Resta l&#8217;altro aspetto della questione: se siamo responsabili delle nostre azioni. Io penso di no.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Mi meravigli. Non parlavi, proprio ieri, di doveri che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri?<\/p>\n<p>GOIULIANO: &#8211; S\u00ec, certo.<\/p>\n<p>SANDRA: -E questi doveri da dove provengono, se non esistono n\u00e9 il bene, n\u00e9 il male; se non esiste una libera scelta da parte nostra?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Dalla nostra coscienza. Ma essa non \u00e8 il regno della libert\u00e0, non pi\u00f9 di quanto lo sia la natura fuori di noi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Spiegati meglio.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Alcuni di noi &quot;sentono&quot;, in determinate circostanze, di dover agire in un determinato modo; anche, lo ammetto, contro la loro convenienza e la loro comodit\u00e0. Non dico contro il loro interesse, perch\u00e9 il nostro interesse, inteso come principio-guida della conservazione, \u00e8 alla base di tutte le leggi naturali&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Sicch\u00e9, non esistono azioni disinteressate?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; No, non esistono.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E&#8230; l&#8217;amore?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; L&#8217;amore \u00e8 la meno disinteressata di tutte.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Anche l&#8217;amore verso l&#8217;umanit\u00e0 del profeta, del martire, del missionario, del santo?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; L&#8217;amore \u00e8 sempre, in primo luogo, amore di s\u00e9 stessi, dunque il travestimento preferito di quel principio di autoconservazione che \u00e8 la molla di ogni azione; e non solo umana, ma di qualsiasi essere vivente.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Be&#8217;, ammetterai che c&#8217;\u00e8 di che restar pensierosi. Devo rifletterci. Anche su questo argomento, credo mi piacerebbe ritornare con pi\u00f9 calma, una volta o l&#8217;altra. Ma ritorniamo al punto&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Il punto \u00e8, dicevo, che alcuni di noi sentono, a volte, di dover agire in un certo modo: e questo \u00e8 tutto. Non significa che siamo <em>veramente<\/em> liberi di agire, non significa che <em>potremmo<\/em> agire in un altro modo. Quando scegliamo, crediamo che sia cos\u00ec: ma \u00e8 solo un&#8217;illusione. Non si sceglie niente, in realt\u00e0.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Questo \u00e8 peggio di un&#8217;ironia: \u00e8 un incubo. Se fosse come tu dici&#8230; Niente, mi vengono i brividi solo a pensarci.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Vuoi provare tu ad offrirmi qualcosa di meglio? Per me, non chiederei altro che di essere convinto del contrario. Ho esaminato e riesaminato questo punto mille volte dentro di me, credimi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; D&#8217;accordo, voglio provare a individuare un altro possibile punto di vista. Non sar\u00e0 facile, ma voglio provarci. Intanto, per\u00f2, passeggiamo lungo i vialetti: penso meglio quando sono in movimento, anzich\u00e9 stando seduta. Bello questo giardino, vero?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Paradisiaco. A proposito, in greco &quot;par\u00e0deisos&quot; significa appunto giardin, e viene dall&#8217;antico persiano &quot;pairi-daeza&quot;, &quot;luogo recintato&quot;.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ecco perch\u00e9 il libro della <em>Genesi<\/em> parla del Paradiso Terrestre come di un giardino&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Gi\u00e0. Infatti, quel libro venne composto nella regione di Babilonia,durante l&#8217;esilio del popolo ebreo: e la Persia \u00e8 ai confini della Mesopotamia.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ti ringrazio di queste dotte spiegazioni. In effetti, all&#8217;ombra di queste piante si sta bene come in un autentico paradiso. E immagino che per i popoli del Medio Oriente, da sempre alle prese con la scarsit\u00e0 d&#8217;acqua e con la progressiva desertificazione (2), &quot;paradiso&quot; fosse sinonimo di luogo ricco di acque correnti, quindi ricco di piante e animali&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E quando un italiano o un tedesco o un americano piantano un verde giardino attorno alla propria abitazione, senza saperlo inseguono quel mito antichissimo, quella nostalgia di paradiso che \u00e8 entro di noi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Gi\u00e0. Ma i Greci e i Romani, secondo me, se ne intendevano molto pi\u00f9 dell&#8217;uomo moderno; non attorno alla casa, ma al centro della casa costruivano il loro giardino-paradiso, con le stanze pi\u00f9 interne affacciate tutt&#8217;intorno&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Come i monaci dei conventi medioevali, coi loro chiostri.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Passando attraverso il giardino dell&#8217;architettura araba tardo-antica&#8230; Bene, questa digressione \u00e8 stata piacevole. Ricordo, da studentessa, la descrizione del giardino di Alcinoo, nell&#8217;isola dei Feaci: una delle pagine pi\u00f9 suggestive, per me, dell&#8217;intera <em>Odissea.<\/em> (3) Ma torniamo a noi. Comincer\u00f2 dicendoti che io non condivido il tuo pessimismo n\u00e9 il tuo fatalismo, condivido per\u00f2 il rifiuto di qualsiasi ideologia consolatoria. Quindi, sono a favore di un&#8217;idea della libert\u00e0 della coscienza, non perch\u00e9 non sopporto l&#8217;idea che siamo dei miseri burattini di un fato ineluttabile, ma perch\u00e9 &quot;sento&quot; che il nostro senso etico deve aver origine da qualcosa di positivo. Certo, non posso dimostrartelo in un modo che vada oltre la mera &quot;credenza&quot;, tuttavia cercher\u00f2 di spiegarti meglio questa mia persuasione. Ricordi quel periodo in cui stavo male, due anni fa? Mi pareva di essere in fondo a un pozzo nero e profondissimo&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, ma perch\u00e9 rievocare un passato tanto spiacevole?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Perch\u00e9 in quei giorni orribili ho avuto la consolazione di trovarmi accanto un amico leale e discreto, che mi ha aiutata per puro altruismo.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E chi sarebbe questo buon Samaritano?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Tu, naturalmente.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Eh, via!<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; No, dico sul serio. Ebbene: se riuscir\u00f2 a dimostarti che l&#8217;azione disinteressata esiste; che non tutto soggiace alla legge inseorabile dell&#8217;autoconservazione: alla fine, forse, avremo aperto una breccia nel muro della necessit\u00e0 naturale. Cos\u00ec, forse potremo concludere che la libert\u00e0 morale esiste, dopotutto; che non \u00e8 soltanto inganno e illusione.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Spiacente di deluderti, ma l&#8217;azione totalmente dsinteressata, cio\u00e8 totalmente sciolta dal principio di autoconservazione, non esiste. Tutti abiamo un tornaconto, magari inconscio; nessuno \u00e8 &quot;puro&quot;.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E il tuo qual era, in tal caso?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non scendiamo troppo nel personale. Propongo di mantenere la conversazione entro binari pi\u00f9 generali.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Sembrerebbe quasi una fuga: non \u00e8 da te. Allora, qual era il tuo tornaconto?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che ne so? Dovrei psicanalizzarmi. Ma c&#8217;era, stanne sicura.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E va bene. C&#8217;era. Ma chi pu\u00f2 dire che ci sia sempre e comunque? Chi pu\u00f2 farne una legge? Come fai a sostenere che il dottor Schweitzer non ha meriti, n\u00e9 Hitler ha colpe?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Non dico che costruire lebbrosari o gasare milioni di pesone sia indifferente. Dico che noi non siamo liberi nel nostro agire, che siamo condizionati e imprigionati da milioni di fattori.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Condizionati al cento per cento?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Al cento per cento. Siamo quello che siamo, perch\u00e9 non potremmo essere altrimenti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Questo non rischia di essere un mero &quot;senno del poi&quot;? Poich\u00e9 le cose sono andate in un certo modo, si afferma che non avrebbero potuto andare diversamente&#8230;<\/p>../../../../n_3Cp>GIULIANO: &#8211; Ascolta. Se metto una bilia sul vertice di un cono, da che parte cadr\u00e0?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non lo so. Ma dopo che \u00e8 caduta da un lato, dirai che non poteva fare diversamente&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Ed \u00e8 cos\u00ec, infatti. La direzione del vento, per esempio&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ma in una stanza chiusa?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Il modo, necessariamente imperfetto, in cui l&#8217;abbiamo posta sulla punta del cono&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E sia. Ma le azioni umane, le scelte etiche, sono proprio la stessa cosa?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E perch\u00e9 no?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Perch\u00e9 noi non siamo palline di vetro!<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Oh bella. E che cosa siamo? Atomi, cio\u00e8 palline; siamo milioni di palline in equilibrio pi\u00f9 o meno statico&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Vada per i nostri corpi. Ma l&#8217;anima?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;anima?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; L&#8217;anima, la psiche, la coscienza, il soffio vitale: chiamala come ti pare.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Palline un po&#8217; pi\u00f9 sottili, in equilibrio un po&#8217; pi\u00f9 dinamico&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Lascia stare il tuo Lucrezio, il tuo Epicuro e il tuo Democrito. Del resto, anche Lucrezio nel <em>De rerum natura<\/em> ha dovuto introdurre il concetto di &quot;clinamen&quot;(4), per spiegare come queste bendette palline un bel momento, deviano dalla verticale: altrimenti cadrebbero eternamente nel vuoto, senza toccarsi, e nulla si formerebbe al mondo di quel che esiste, nulla potrebbe nascere.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Sandra, ti ho detto come la vedo io, in questa faccenda; perci\u00f2 non burlarti dime. Ma ora dimmi come la vedi tu. Considerami gi\u00e0 confutato, se vuoi; ma proponimi qualche cosa di meglio delle palline che si muovono in base a precise leggi fisiche&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Lo far\u00f2, se mi consenti di ricorrerea un mito.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Come mai?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Per i razionalisti come te, la mitologia \u00e8 solo una forma pre-scierntifica, quindi &quot;inferiore&quot;, di conoscenza della realt\u00e0. Secondo me, invece &#8211; e non solo i cosddetti popoli primitivi la pensano cos\u00ec, ma anche i sapienti orientali e lo stesso Platone &#8211; il mito \u00e8 una forma simbolica di conoscenza, capace di spingersi nelle regioni aspre e difficili , dove il ragionamento strettamente logico non trova alimento sufficiente per sopravvivere. Una forma simbolica e ipotetica di conoscenza, dico, diversa ma niente affatto inferiore a quella scientifica. E teniamo ben presente, sia detto per inciso, che anche la scienza procede per ipotesi&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; &#8230;. Che poi va a verificare mediante l&#8217;esperimento.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Questo accadeva al tempo della scienza galileiana. Oggi, quale Einstein potrebbe &quot;verificare&quot; la teoria del Big Bang? O dell&#8217;espansione dell&#8217;Universo? Quando i calcoli della fisica si basano su entit\u00e0 non misurabili, anzi nemmeno certe, come, ad esempio, i neutrini (5) o i tachioni (6)&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Va bene, mi hai convinto. Anche le ipotesi scientifiche raramente sono dimostrabili, al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Del resto, non sostenevi ieri il pi\u00f9 completo anarchismo epistemologico? Ogni forma di conoscenza ha gli stessi titoli di legittimit\u00e0 di qualsiasi altra&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, \u00e8 vero. Ammetto la contraddizione e non cerco scuse. Allora, sentiamo questo raconto mitologico, intendendo &quot;mito&quot; come forma sapienziale.<\/p>\n<p>SANDRA: -Hai presente quel frammento di Archiloco in cui il poeta dice d&#8217;essere stato costretto ad abbandonare lo scudo in guera, per salvarsi la vita? (7)<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, lo ricordo bene. Il poeta dice d&#8217;aver perduto qualcosa di molto bello e caro, e vive con tutta la sua intensa umanit\u00e0 quella perdita&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Il che non gli impedisce di concludere con quel verso: &quot;Che m&#8217;importa di quello scudo? Di nuovo me ne procurer\u00f2 uno migliore&quot;, che ha fatto dannare generazioni di filologi&#8230;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Perch\u00e9 cos\u00ec in contrasto con l&#8217;etica greca: pare quasi che egli si vanti di un&#8217;azione che costituiva il massmo disonore per un guerriero: fuggire, abbandonare il proprio scudo. Dice infatti: &quot;Abbandonai lo scudo&#8230;, e cos\u00ec mi salvai&quot;, con aria impudicamente soddisfatta.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; D&#8217;altra parte, Archiloco (oltre a essere un poeta straordinariamente simpatico e &quot;moderno&quot;) era un mercenario di professione. E non \u00e8 lecito chiedere a un mercenario di morire per amor di patria, come Leonida e i suoi trecento alle Termopili, visto che combatte per il soldo e non per la patria&#8230;.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Pienamente d&#8217;accordo con te.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E del resto, lasciamo agli eruditi di azzuffarsi per decidere se vi sia o non vi sia, nei suoi versi, ostentazione e magari compiacimento nel deridere l&#8217;etica dominante. Ora non voglio parlarti dell&#8217;Archiloco storico, il poeta di Paro, figlio di Telesicle e di Enipo, vissuto nella seconda met\u00e0 del VII secolo e cio\u00e8 la bellezza di duemilaseicento anni fa; ma di un Archiloco che ho scelto a protagonista del mito che ora ti voglio raccontare.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Sono tutt&#8217;orecchi e curiosissimo di ascoltarti.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Dunque, un giorno Archiloco era impegnato in un&#8217;azione di guerra. Non stava combattendo in battaglia: doveva, pi\u00f9 modestamente, spiare i movimenti del nemico e riferire poi al suo comandante. Per questo si era acquattato dietro un folto di cespugli e, naturalmente, si era tolto l&#8217;elmo dall&#8217;alto cimiero. Lo scudo, grande e bello, di fine ed esperta fattura, lo teneva invece al braccio sinistro. Era un oggetto non solo perfetto, ma utile, anzi indispensabile nei pericoli del corpo a corpo: pi\u00f9 volte gli aveva salvato la vita ed egli vi era sinceramente affezionato, quasi come a un amico. Per questo non aveva voluto separarsene, affidandolo a qualche commilitone, prima di uscire in esplorazione: temeva potesse andar perduto. E cos\u00ec lo aveva portato con s\u00e9, bench\u00e9 non gli servisse affatto, nelle presenti circostanze; anzi, bench\u00e9 gli fosse decisamente d&#8217;impaccio. Dimmi, riesci a immaginartelo?<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; S\u00ec, mi par di vederlo con chiarezza. Se ne sta rimpiattato a spiare, come fece il troiano Dolone, secondo Omero (8); e osserva nella notte i fuochi dell&#8217;accampamento nemico.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Benissimo. Ma ecco che qualcosa va storto, chi lo sa il perch\u00e9? Forse i cavalli hanno fiutato la sua presenza. Fatto sta che in pochi attimi tutto il campo \u00e8 in allarme; voci risuonano nell&#8217;oscurit\u00e0, e il nostro eroe viene rapidamente scoperto. Parecchi guerrieri si lanciano verso il suo nascondiglio, cercando di tagliargli ogni via di fuga. E allora lui deve decidere in fretta: fuggire, senza perdere neppure un istante; ogni attimo di ritardo pu\u00f2 costargli la vita. Ma che fare dello scudo? Oltre che inutile, \u00e8 d&#8217;inciampo, perch\u00e9 grande e pesante: lo rallenterebbe nella corsa; peggio ancora, riflettendo i raggi della luna sulle piastre metalliche, denuncia la sua posizione e guida all&#8217;inseguimento i guerrieri nemici. Che fare? Senza po tempo in mezzo, Archiloco sfila il braccio dalla cinghia di cuoio e lascia cadere il bello scudo fra i rami, nel buio; poi fugge, cos\u00ec alleggerito, pi\u00f9 veloce d&#8217;un daino. Si sente il cuore in gola, che batte furiosamente; il sudore scende a ruscelli gi\u00f9 per le membra; mentre i piedi volano sulle rocce con la prestezza delle ali.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Benissimo. Chi ha detto che un eroe non pu\u00f2 conoscere la paura? Basti pensare a Ettore, a come fugge per ben tre giri intorno alle mura di Troia, davanti al terribile Achille (9)&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; E poi, non si sa se Archiloco fosse proprio un eroe. Ho detto poc&#8217;anzi &quot;il nostro eroe&quot; in senso generico. Era un mercenario e combatteva per la paga; ma la sua vera passione, secondo me, erano il vino e le belle donne. Dunque, egli fugge a tutta velocit\u00e0 , abbandonando lo scudo. Si vede che sua madre, da ragazzo, non lo aveva mai ammonito: &quot;o con questo, o su questo&quot;. Fatto sta che riesce a seminare i suoi inseguitori, lasciandoli con un bel palmo di naso. E si salva la vita!<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Meglio un uomo vivo che un eroe morto, cantava Luigi Tenco in una sua bella canzone (10)&#8230;<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Non dice proprio cos\u00ec. Dice: &quot;Ma lei che lo amava\/ aspettava il ritorno d&#8217;un soldato vivo\/ di un eroe morto\/ che ne far\u00e0?&quot;, perch\u00e9 gli hanno dato una medaglia alla memoria. Ma torniamo ad Archiloco. Il quale, molti anni dopo, cade in battaglia: quella volta s\u00ec, scudo o non scudo. Ironia della sorte, lui ch&#8217;\u00e8 un mercenario muore proprio in difesa della sua patria, combattendo contro gli abitanti di Nasso. Un certo Caronda lo colpisce a morte, spingendolo ai tristi regni dell&#8217;Ade, oltre il fiume Acheronte.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; E poi, che accade?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Si trova davanti al tribunale di Zeus, naturalmente. \u00c8 Ares che lo ha trascinato in giudizio, quando gi\u00e0 lui pensava d&#8217;essersi meritato senz&#8217;altro un beato soggiorno nei Campi Elisi, l\u00e0 dove sono accolti (come dir\u00e0 poi Virgilio nell&#8217;<em>Eneide<\/em>), i guerrieri caduti gloriosamnente. (11) E invece niente, Ares non gli ha mai perdonato quell&#8217;oscura faccenda dello scudo abbandonato, e adesso propone per lui la pena dei tristi: essere precipitato nel pi\u00f9 profondo del Tartaro.<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Direi che c&#8217;\u00e8 una bella differenza fra le due destinazioni&#8230; E come va a finire?<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; Ermes, sempre pronto a difendere ladri, gaglioffi e truffatori (probabilmente perch\u00e9 li sente affini al suo temperamento) si assume la difesa d&#8217;ufficio. Ma la sua perorazione \u00e8 fiacca e deludente, mentre la requisitoria di Ares \u00e8 stata tagliente, implacabile, e ha colpito profondamente l&#8217;intera giuria. A questo punto il nostro poeta, sentendosi gi\u00e0 quasi spacciato, chiede a Zeus di poter pronunciare lui stesso la propria difesa. Gli d\u00e8i e le dee (soprattutto Afrodite, che parteggia per lui perch\u00e9 in vita fu un suo appassionato seguace) lo osservano con tanto d&#8217;occhi e lo ascoltano senza fiatare. Dunque, Archiloco si leva in piedi e, disdegnando i molli artifici della retorica, se ne viene dritto dritto al cuore del discorso, com&#8217;\u00e8 nel suo carattere schietto e impetuoso. E parlando, dice pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<\/p>\n<p>&quot;Onorevoli giurati, avete udito le roventi accuse mossemi da Ares, accuse volte a dimostrare la mia lucida e imperdonabile vigliaccheria, per essermi un giorno salvata la vita, abbandonando il mio grande scudo rotondo. Egli ha sostenuto che lo scudo \u00e8 il simbolo stesso dell&#8217;onore e del valore guerriero e che quindi io, anteponendo la salvezza della mia miserabile vita all&#8217;onore, ho senz&#8217;altro meritato le pene inestinguibili del Tartaro. Ora, io non voglio n\u00e9 posso contestare la legittimit\u00e0 e la perfetta coerenza di un simile impianto accusatorio. Ma desidero farvi riflettere su una questione che sta a monte. Posto che abbandonare lo scudo sia stato un atto disonorevole e vile, io chiamo te, o sommo Zeus, in giudizio al posto mio.&quot;<\/p>\n<p>A queste parole gli d\u00e8i hanno un moto di sorpresa e, alcuni, d&#8217;indignazione. Zeus impallidisce, perfino; ma sua figlia Atena, forse perch\u00e9 protettrice della guerra ordinata e intelligente (di contro alle nauseanti carneficine predilette da Ares) pare sorridere con una certa benevolenza. Senza dar modo ad alcuno di interromperlo, audacementeArchiloco prosegue con tono sempre pi\u00f9 incalzante:<\/p>\n<p>&quot;Fosti tu, infatti, o Zeus, ad assegnare a ogni uomo, al momento della nascita, il bagaglio di doni con cui affrontare la vita. Nel mio, forse, non avevi provveduto a porre abbastanza coraggio: \u00e8 dunque giusto chiedere conto a un mortale di ci\u00f2 che non gli fu dato in dote dagli d\u00e8i?&quot;<\/p>\n<p>GIULIANO: &#8211; Mi piace questa storia, Sandra. Per\u00f2, fino a questo momento, sembrerebbe portare acqua al mulino del mio ragionamento: noi siamo quel che la natura (e le esperienze) hanno fatto di noi.<\/p>\n<p>SANDRA: &#8211; D&#8217;accordo, ma aspetta un po&#8217;: non \u00e8 ancora finita. Col suo discorso, dunque, Archiloco ha ridotto al silenzio ogni possibile obiezione; gli d\u00e8i, imbarazzati, ammutoliscono. Zeus, certo, potrebbe prenderlo e scaraventarlo nel Tartaro, senza tanti complimenti. Ma pu\u00f2, il gran padre celeste, macchiarsi cos\u00ec palesemente d&#8217;ingiustizia, lui che \u00e8 il simbolo stesso della giustizia suprema? A questo punto, inaspettatamente, il nostro poeta riprendea parlare. Ed \u00e8 un discorso coraggioso, da uomo a uomo; anzi, da uomo a dio, ma privo di qualunque sudditanza psicologica nei confronti degli olimpi.<\/p>\n<p>&quot;E tuttavia, o sommo Zeus, e voi, dee e d\u00e8i tutti, ascoltatemi: non sar\u00f2 cos\u00ec vile da trincerarmi dietro l&#8217;argomento della mia stessa debolezza, acquattandomici come un coniglio selvatico nella sua tana. Se in vita ebbi un momento di debolezza e abbandonai vilmente il mio scudo, ora che sono al cospetto dell&#8217;eternit\u00e0 voglio essere coraggioso, anche se non sfrontato. E mi porr\u00f2 lealmente la domanda: potevo, in quei drammatici momenti che precedettero la mia fuga ignominiosa, agire diversamente da come ho agito? Ero comunque libero di scegliere, di prendere una decisione oppure un&#8217;altra? Mi restava, nonostante tutto, un briciolo di volont\u00e0 per oppormi all&#8217;impulso di fuggire e di gettare alle ortiche lo scudo e, con esso, il mio onore? Nella mia vita, del resto, non fui un vile: la mia morte ne \u00e8 testimonianza. Ebbi un solo momento di debolezza, e non volli seppellirlo nelle profondit\u00e0 del cuore, ma osai guardarlo ben bene e raccontarlo, nei miei versi, al mondo intero. Chi mai l&#8217;avrebbe saputo tra i mortali, se io stesso non mi fossi accusato apertamente? Ebbene, questo vi dico, o numi celesti: forse s\u00ec; forse mi rimaneva una possibilit\u00e0 di libera scelta. Sminuirei la mia umanit\u00e0 se lo negassi; se, per salvarmi dalle pene eterne, cercassi rifugio nella costituzionale incapacit\u00e0 degli uomini di prendere in pugno il proprio destino. Anche Ettore ebbe paura, e fugg\u00ec, dimentico dell&#8217;onore e della reputazione; ma poi si riprese, si ferm\u00f2 e rimase saldo ad aspettare il duello fatale col Pel\u00ecde. No, non siamo pupazzi nelle mani del Fato: alle sue leggi cieche e incomprensibili, possiamo opporre la nostra consapevolezza e la nostra dignit\u00e0. Cadremo, ma cadremo con la fronte alta. Non si troveranno ferite sulle nostre schiene. (12) In questo, o Zeus, mi riconosco dunque uomo: che ebbi un momento di smarrimento, e fuggii: ma so che avrei potuto forse oppormi alla paura, come feci altre volte: come sto facendo anche adesso, fieramente accusandomi di ci\u00f2 che poteva restare occultato agli altri, riconoscendo la verit\u00e0 dei miei sentimenti e dei miei pensieri.&quot;<\/p>\n<p>Questo disse Archiloco agli immortali &#8211; concluse Sandra -, con uno dei suoi enigmatici sorrisi. &#8211; e pensi che qualcuno, a cominciare dal Cron\u00ecde, abbia avuto il coraggio di condannarlo?<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  <em>Iliade,<\/em> XVI, 458-461.<\/p>\n<p>2)  Cfr. F. O. Vallino- F. Guazzo Albergoni, <em>Dalla foresta al deserto<\/em>, Milano, 1978.<\/p>\n<p>3)  <em>Odissea,<\/em> VII, 112-132.<\/p>\n<p>4)  Il termine lucreziano &quot;clinamen&quot; traduce il greco &quot;par\u00e9nclisis&quot; e designa la lieve ondulazione, volontaria e autonoma, degli atomi nella propria caduta:<em>De rerum natura,<\/em> II, 186 sgg.; cfr. Epicuro, <em>Lettera a Erodoto<\/em>, \u00a7 61. Nella concezione di Democrito, invece, lo scontro fra gli atomi (e la successiva formazione dei corpi) ha origine dal vortice (&quot;d\u00ednos&quot;), causa prima della nascita del mondo.<\/p>\n<p>5)  Componenti della &quot;massa invisibile&quot;dell&#8217;Universo (come i buchi neri e le stelle di neutroni). Se si accettano i calcoli che attribuiscono al neutrino una massa di 20 elletronvolt, ne conseguirebbe che il 90 per cento della massa dell&#8217;intero Universo sarebbe costituita dagli invisibili e inafferrabili neutrini. Cfr. P. Bianucci, <em>Stella per stella,<\/em> Firenze, 1997, pp. 275.<\/p>\n<p>6)  Ipotetiche particelle pi\u00f9 veloci della luce, comparse nella letteratura scientifica intorno al 1970., ma non universalmenteaccettate. Teoricamente, se esistono e se possono interagire con la materia, sarebbero una possibile &quot;porta&quot; sugli universi paralleli. Cfr. R. Giovannoli, <em>La scienza della fantascienza,<\/em> Milano, 1991, pp. 194-201.<\/p>\n<p>7)  Archiloco, fr. 6 Diehl. Sull&#8217;intera questione dello scudo, cfr. G. Monaco, <em>Charites<\/em>, Firenze, 1960, pp. 13-17. \u00c8 stato peraltro osservato (A. Scarcella, <em>Letteratura e societ\u00e0 nella Grecia antica<\/em>, Roma, 1987, vol. 1, p. 57) che solo in epoca posteriore il soldato che avesse gettato lo scudo, il &quot;rhipsaspis&quot;, veniva colpito da infamia. Anche Odisseo, infatti, pur mentendo, dice di aver fatto la stessa cosa: <em>Odissea,<\/em> XIV, 276 sgg.<\/p>\n<p>8)  <em>Iliade,<\/em> , X, 299 sgg.<\/p>\n<p>9)  Iliade, XXII, 135 sgg<em>.<\/em><\/p>\n<p>10) La canzone, interpretata da Tenco, \u00e8 di Monti-De Andr\u00e9.<\/p>\n<p>11)<em>Eneide<\/em>, VI, 660: &quot;Hic manus ob patriam pugnando vulnera passi&quot;.<\/p>\n<p>12) Cfr. Sallustio, <em>De coniuratione Catilinae<\/em>, LXI, 2: &quot;Nam fere quem quisque vivos pugnando locum ceperat, eum amissa anima corpore tegebat. Pauci autem, quos medios cohors praetoria disiecerat, paulo divorsisus, sed omnes tamen advorsis volneribus conciderant.&quot;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana, ora Associazione Eco-Filosofica: la prima parte sul n. 4 del 2003, anno XXIV, pp. 21-40; la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-24231","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24231","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24231"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24231\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24231"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24231"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24231"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}