{"id":24224,"date":"2016-12-26T06:36:00","date_gmt":"2016-12-26T06:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/26\/liberarsi-dal-vangelo-farlocco-di-rousseau-per-tornare-al-vangelo-di-cristo\/"},"modified":"2016-12-26T06:36:00","modified_gmt":"2016-12-26T06:36:00","slug":"liberarsi-dal-vangelo-farlocco-di-rousseau-per-tornare-al-vangelo-di-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/26\/liberarsi-dal-vangelo-farlocco-di-rousseau-per-tornare-al-vangelo-di-cristo\/","title":{"rendered":"Liberarsi dal vangelo farlocco di Rousseau per tornare al Vangelo di Cristo"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 esatto affermare che l&#8217;uomo moderno si \u00e8 allontanato dal vangelo; anzi, lo ha abbracciato in pieno; solo che \u00e8 il vangelo sbagliato. Vangelo, o Evangelo, sta per &quot;lieto annuncio&quot;: <em>eu angh\u00e9lion<\/em>; e il &quot;lieto annuncio&quot; sta, nel medesimo tempo, per una visione globale del mondo e per una norma indefettibile d&#8217;azione: ora, l&#8217;uomo moderno possiede una cosa del genere, ed \u00e8 la filosofia di Jean-Jacques Rousseau.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il nocciolo della filosofia di Rousseau, che \u00e8 una &quot;filosofia&quot;, appunto, non nel senso di discorso speculativo sulla natura del reale, bens\u00ec in quello di &quot;lieto annuncio&quot;? \u00c8 molto semplice, e lo si pu\u00f2 riassumere in una sola frase: L&#8217;uomo \u00e8 buono, ma infelice, perch\u00e9 si trova in catene; la societ\u00e0 \u00e8 cattiva, ed \u00e8 essa che lo ha incatenato; spezzate quelle catene, rifate la societ\u00e0, e l&#8217;uomo ritrover\u00e0, insieme, sia la libert\u00e0 che la felicit\u00e0. Bello, no? Suona bene; \u00e8 convincente; \u00e8 rassicurante; e, allo stesso tempo, offre una chiara linea dazione all&#8217;individuo, sempre e comunque (ma l&#8217;individuo astratto, ossia l&#8217;Uomo; non gi\u00e0 l&#8217;individuo concreto, ossia la singola persona), contro la societ\u00e0. La societ\u00e0 \u00e8 il male; cambiatela, e diverr\u00e0 la fonte di ogni bene, e tutti vivranno felici e contenuti. Un vangelo adatto per dei microcefali, per degli imbecilli, per dei minorati mentali, quali son diventati gli uomini moderni; e un vangelo cos\u00ec facile che qualsiasi deficiente, appunto, lo pu\u00f2 mandare a memoria e sentirsene infervorato, lanciandosi all&#8217;assalto per la edificazione del Nuovo Mondo, che sar\u00e0, infallibilmente, pi\u00f9 Bello, pi\u00f9 Buono e pi\u00f9 Giusto.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, perci\u00f2, perfino quando non ne \u00e8 consapevole, perfino quando si tratta del tipo umano pi\u00f9 lontano da ci\u00f2 &#8212; \u00e8 naturalmente rivoluzionario. Gli ingredienti essenziali dello spirito rivoluzionario, infatti, sono tre: la scontentezza, il rancore, l&#8217;invidia sociale cronicizzati; il sovrano disprezzo per la tradizione, per il passato, per le radici; la baldanzosa certezza di poter rifare in meglio ogni cosa, purch\u00e9 si riesca a mettere le mani sulla &quot;macchina&quot; sociale: si tratta, infatti, d&#8217;una tipica visione meccanicistica, dove la societ\u00e0 non \u00e8 un organismo, cresciuto su se stesso, un anello dopo l&#8217;altro, come il tronco dell&#8217;albero, ma semmai qualcosa di simile a un orologio che si deve caricare. Ora, per fare questo, c&#8217;\u00e8 bisogno d&#8217;una mappa mentale, di un prontuario d&#8217;intervento, di un manuale d&#8217;istruzioni: e il vangelo di Jean-Jacques \u00e8 tutto questo, e forse anche qualcosa di pi\u00f9, nel senso che contiene anche gli elementi accattivanti del basso romanticismo: l&#8217;eroe &quot;bello&quot; in lotta contro un mondo sordo e grigio, un mondo di &quot;mercanti&quot; e &quot;filistei&quot;; insomma, Ges\u00f9 Cristo <em>pi\u00f9<\/em> che Che Guevara (qualcuno ha detto che il marxismo \u00e8 il Vangelo <em>pi\u00f9<\/em> la rivoluzione).<\/p>\n<p>Ora, dimmi in quale vangelo credi, e ti dir\u00f2 chi sei. Abbiamo gi\u00e0 visto che i seguaci del vangelo di Jean-Jacques sono dei cerebrolesi disposti a credere a tutto, purch\u00e9 si possano intruppare dietro gli stendardi della rivoluzione (di <em>qualsiasi<\/em> rivoluzione, e anche controrivoluzione); nella versione attuale, la rivoluzione \u00e8 quella tecnologica, e bisogna dire che \u00e8 veramente la pi\u00f9 adatta ai minuscoli cervelli degli uomini moderni: basta uno <em>smartphone<\/em> per consentire all&#8217;ultimo imbecille di sentirsi un Aristotele, <em>pi\u00f9<\/em> la tecnologia: un Aristotele, perch\u00e9 nell&#8217;individualismo di massa ciascuno si sente promosso al rango di genio per virt\u00f9 infusa; mentre la disponibilit\u00e0 dei gingilli tecnologici lo inebria ulteriormente, dandogli la sensazione di poter interagire con l&#8217;universo mondo, irraggiandolo con la sua genialit\u00e0 (ad esempio, postando su Facebook i suoi imperdibili <em>selfie<\/em>, magari &quot;rubati&quot; accanto a qualche celebre nullit\u00e0 televisiva: <em>asinus asinum fricat<\/em>). Si ripensi alla mistica &quot;rivoluzionaria&quot; del 1968, ai suoi simboli, ai suoi slogan, e si capir\u00e0 ancor meglio quel che intendiamo dire.<\/p>\n<p>Ha scritto Marcel De Corte nella <em>Fenomenologia dell&#8217;autodistruttore. Saggio sull&#8217;uomo occidentale contemporaneo<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;homme contre lui-m\u00eame<\/em>, Paris, Nouvelles Editions Latines, 19622; trad. dal francese di R. Antonetto, Torino, Borla, 1967, pp. 132-133; 143-145; 148-149):<\/p>\n<p><em>Considerato individualmente, l&#8217;uomo d&#8217;oggi appare a se stesso in segreto come un essere mancato, congenitamente segnato da una specie d&#8217;incapacit\u00e0 a diventare quello che \u00e8: un uomo. Il nostro secolo \u00e8 quello degli &quot;scontenti&quot;. Non \u00e8 soltanto della propria sorte economica, politica o sociale che l&#8217;uomo d&#8217;oggi non si contenta, ma piuttosto di se stesso e del suo destino di uomo. Mentre rifiuta la felicit\u00e0 rifiuta al tempo stesso la propria natura di uomo: si rivolta contro se stesso, contro il suo contenuto, contro i suoi limiti. Per un paradosso che \u00e8 tra i meno sconcertanti, il superuomo di Nietzsche si \u00e8 moltiplicato nei mediocri: il secolo ventesimo \u00e8 quello della deificazione dell&#8217;essere umano, spesso del pi\u00f9 vile: Dio \u00e8 morto e l&#8217;uomo, qualunque uomo, lo ha sostituito. Una incredibile demagogia, fondata sull&#8217;adulazione e su una tecnica pubblicitaria senza precedenti, ha progressivamente portato l&#8217;uomo a gonfiare nell&#8217;astratto e nel vuoto le sue limitate possibilit\u00e0 concrete. Non c&#8217;\u00e8 pigmeo che oggi non si ritenga un gigante, soprattutto nel campo affettivo, intellettuale e spirituale, nel quale \u00e8 impossibile il controllo diretto. Una immensa letteratura si specializzata nell&#8217;ipertrofizzare l&#8217;uomo e nel battezzare le sue &quot;esigenze&quot;, i suoi umori, i suoi caprici, per non dire i suoi delitti: la stampa &quot;del cuore&quot;, i &quot;digests&quot;, la propaganda politica, perfino certe pubblicazioni religiose. Sotto questa enorme pressione sociale, l&#8217;uomo moderno aspira continuamente a superare la sua capacit\u00e0 di essere, ma fuggendo se stesso, diventando null&#8217;altro che fuga e movimento. Il suo complesso di superiorit\u00e0 \u00e8 il prodotto sublimato del suo complesso d&#8217;inferiorit\u00e0, la sua passione per il superarsi nasce dai suoi successivi aborti. Gli sembra intollerabile prendere su di s\u00e9 la propria condizione umana, renderla stabile, e intravedere cos\u00ec la felicit\u00e0 [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Non c&#8217;\u00e8 mito pi\u00f9 nocivo che la convinzione di essere portati avanti da un movimento irresistibile: questa convinzione uccide l&#8217;intelligenza, perch\u00e9 essa ha bisogno d&#8217;una specie di pausa, ha bisogno di tirarsi indietro di un passo, prima di giudicare; le impedisce di distinguere il bene dal male, la realt\u00e0 dall&#8217;apparenza; la abbandona, vinta o vittoriosa, ai Machiavelli che cercano di conquistare il potere. Cos\u00ec, sotto il pretesto di &quot;liberarsi&quot;, l&#8217;intelligenza abdica alla sua capacit\u00e0 di giudizio e alla sua libert\u00e0. Persuasa che non si pu\u00f2 far nulla per risalire il corso della storia, si abbandona, come un cadavere alla corrente, a tutti i sofismi, purch\u00e9 siano strombazzati abbastanza dall&#8217;alto per soffocarla. Diventa incapace di discernere la salute dalla malattia, e di constatare che guarire non significa affatto ritornare all&#8217;et\u00e0 che si aveva all&#8217;inizio della malattia. Rifiuta la salute, e arriva perfino a chiamare beni i mali che la schiacciano, e felicit\u00e0 la sua disgrazia. \u00c8 prigioniera dell&#8217;opportunismo, del conformismo: &quot;Vox populi, vox Dei&quot;. Trasformandosi in intelligenza collettiva, si nega come intelligenza. \u00c8 normale: l&#8217;uomo che non conosce il suo bene non cessa per questo di desiderarlo, d&#8217;un desiderio informe e senza volto, nervoso e indeterminato, che si confonde con il movimento del tempo, con lo svolgimento della storia. Sprovvisto di intelligenza e di finalit\u00e0 reali, l&#8217;appetito umano si riduce a un indifferenziato divenire, che rende uguali e mobili tutte le condizioni, nella misura stessa in cui \u00e8 indeterminato e mobile. Privo d&#8217;una direzione, esso \u00e8 braccato in tutti i sensi; sgretola tutte le diversit\u00e0 individuali o specifiche; livella la molteplicit\u00e0 gerarchizzata degli esseri e delle cose, e ciascuna diventa allora il sosia di tutti. La fraternit\u00e0 si pere nella similitudine; razze e patrie svaniscono, classi e persone diventano nebbia, e la natura a sua volta \u00e8 volatilizzata e costituisce con l&#8217;umanit\u00e0 unanime un tutto unico, una &quot;noosfera&quot;, come scrive nel suo gergo Teilhard de Chardin; una &quot;noosfera&quot; che tende all&#8217;unit\u00e0 attraverso la miriade dei punti di coscienza fuggevoli e occasionali che sono gli uomini. L&#8217;universo si trasforma in &quot;Colui che \u00e8 Unico&quot;, ne diventa il corpo, in cui tutti gli uomini, confusi in una specie di democrazia mistica e panteistica, godono della beatitudine per virt\u00f9 automatica della storia che li muove. Questo, il sogno messianico sollevati del desiderio degli adoratori della storia; ed \u00e8 la misura della degradazione dell&#8217;intelligenza e del risentimento contro la felicit\u00e0 personale che imperversano nelle diverse ideologie contemporanee. L&#8217;uomo moderno, schiavo di un desiderio che si rivela incapace di illuminare, ritorna automaticamente all&#8217;ideale della felicit\u00e0, caratteristico dell&#8217;alveare o del termitaio. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ossessione della felicit\u00e0 collettiva e il magico prestigio della storia sono i segni d&#8217;un rovesciamento interiore di valori nello spirito dell&#8217;uomo contemporaneo. L&#8217;epoca moderna \u00e8 stregata dalla rivoluzione a tal punto che non ne percepisce pi\u00f9 la suggestione, come un morfinomane perduto negli incantesimi fantastici della droga. La maggior parte dei controrivoluzionari sono essi stessi dei rivoluzionari sena credere di esserlo, i quali mettono sossopra la realt\u00e0 proprio pretendendo di raddrizzarla<\/em>. <em>Lo spirito rivoluzionario si condensa interamente nella formula del vangelo secondo &quot;l&#8217;apostolo&quot; Jean-Jacques: l&#8217;uomo \u00e8 infelice perch\u00e9 dipende da una societ\u00e0 malfatta: il rifacimento di questa societ\u00e0 gli dar\u00e0 la felicit\u00e0 a cui aspira. Non \u00e8 l&#8217;uomo in carne ed ossa che deve dargliela, liberandolo dai mali che lo opprimono. Il Sociale \u00e8 il Benne, il Bene il Sociale; la Societ\u00e0 \u00e8 Dio, e Dio \u00e8 la Societ\u00e0. Essa sola conosce il bene e il male, discrimina tra buoni e cattivi, pronuncia le benedizioni e le maledizioni. Il Sociale si trova investito di tutti i privilegi dell&#8217;Etica e della religione. Per lo spirito rivoluzionario, l&#8217;esistenza sociale rinnovata dalla rivoluzione \u00e8 rivestita di carattere sacro: attentare alle sue conquiste sociali sarebbe non solo un delitto ma una profanazione. L&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza che il messianismo e il razionalismo riconsacrano \u00e8 intoccabile. La nuova Societ\u00e0 \u00e8 un Assoluto a cui l&#8217;uomo non pu\u00f2 accostarsi senza morire: \u00e8 insieme una Chiesa, una Provvidenza, un Redentore e un Salvatore. Il suo marchio s&#8217;imprime sugli atti stessi degli uomini: &quot;Senza di me non potete fare nulla&quot; o meglio &quot;non siete proprietari di voi stessi&quot;. Come ha sottolineato acutamente Michelet, la rivoluzione continua il cristianesimo e nello stesso tempo lo contraddice: ne \u00e8 insieme l&#8217;erede e la nemica&quot;. In parole pi\u00f9 povere, ne \u00e8 la caricatura.<\/em><\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, c&#8217;\u00e8 una ragione ben precisa nella preferenza accordata dal mondo moderno al vangelo apocrifo di Jean-Jacques rispetto al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, ed \u00e8 perfettamente in linea con il nucleo psicologico pi\u00f9 tipico della modernit\u00e0: ossia la pretesa di conseguire il massimo dei risultati con il minimo del sacrificio e dell&#8217;impegno, di poter avere assai pi\u00f9 di quanto si \u00e8 disposti a dare, e, cosa ancor pi\u00f9 importante, di potersi trovare dalla parte della ragione anche quando si aveva torto marcio. Non si tratta di un gioco di prestigio particolarmente raffinato, al contrario: si tratta, semplicemente, di affidarsi alla corrente del Progresso. I rivoluzionari sono fautori del Progresso; e, siccome il progresso \u00e8, per definizione, irresistibile, cio\u00e8 ha sempre ragione (perch\u00e9 chi vince sempre ha ragione per definizione, anzi <em>\u00e8<\/em> la Ragione incarnata), allora anche l&#8217;uomo moderno, purch\u00e9 rivoluzionario e progressista, si trover\u00e0 sempre ad aver ragione, qualunque cosa accada e qualsiasi errore o crimine abbia commesso.<\/p>\n<p>Bisogna poi aggiungere che la civilt\u00e0 moderna, proprio perch\u00e9 costruita sul mito del Progresso, ha la memoria corta, cortissima: il progresso divora ogni cosa con velocit\u00e0 sbalorditiva, perch\u00e9 si fonda sulla superiorit\u00e0 indiscussa e indiscutibile del presente, di qualunque presente, sul passato; e se, come avviene ai nostri giorni, il progresso \u00e8 essenzialmente progresso tecnologico, ne deriva che bastano pochi anni, pochi mesi, poche settimane, per usurare le &quot;novit\u00e0&quot; e per proiettare in avanti le neo-novit\u00e0 e le post-novit\u00e0 (come, appunto, il post-moderno). Ora, se la memoria \u00e8 annullata, \u00e8 evidente che nessuno si accorge delle promesse non mantenute, delle previsioni clamorosamente mancate, delle profezie fallite (e i politici, infatti, l&#8217;hanno capito benissimo, alzando continuamente il livello della loro cialtroneria e la loro tendenza a far promesse sempre pi\u00f9 grandiose e altisonanti, in perfetta malafede). E dunque, perch\u00e9 mai bisognerebbe preoccuparsi se domani il Progresso smentir\u00e0 completamente quel che si era proclamato, con i pi\u00f9 sacri giuramenti, appena ieri? Nessuno ricorda, nessuno nota le incongruenze, nessuno reclama, n\u00e9 domanda ragione delle pi\u00f9 plateali contraddizioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, \u00e8 chiaro che il vangelo di Jean-Jacques piace in modo particolare a una umanit\u00e0 rimbambita, proprio perch\u00e9 \u00e8 un vangelo da bambocci (non da bambini, che \u00e8 cosa assai diversa): assolve tutti da ogni responsabilit\u00e0, solleva tutti da ogni serio impegno, e addossa ogni colpa e ogni male alla societ\u00e0. In base ad esso, non c&#8217;\u00e8 bisogno di lavorare su se stessi, di imparare qualcosa dai propri errori, di raccogliersi in silenzio, di meditare sulle sconfitte, di perfezionarsi e di elevarsi: non c&#8217;\u00e8 bisogno, perch\u00e9 noi siamo gi\u00e0 buoni, eccellenti, perfetti, e l&#8217;unica cosa che va cambiata non \u00e8 in noi, ma fuori di noi: \u00e8 la societ\u00e0. Tutto questo rafforza a dismisura le tendenze narcisiste gi\u00e0 tipiche dell&#8217;uomo moderno, e gi\u00e0 artificialmente alimentate dal sistema consumista e pubblicitario, che lo sottopone a un vero e proprio martellamento quotidiano, fino a convincerlo che nulla al mondo \u00e8 pi\u00f9 importante o pi\u00f9 ammirevole della sua abbronzatura, del taglio dei suoi vestiti, dei gioielli che indossa, del tipo di automobile sulla quale va in giro.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 &#8212; si fa per dire &#8212; che tutto questo disprezzo per la societ\u00e0 brutta e cattiva, per i padri, per la tradizione, finisce per alimentare un culto mostruoso nei confronti della Societ\u00e0 futura; e che tutto questo narcisismo nei confronti dell&#8217;Individuo finisce per generare il pi\u00f9 abietto avvilimento che l&#8217;individuo abbia mai conosciuto. Infatti, se la societ\u00e0 \u00e8 cattiva, mentre l&#8217;uomo \u00e8 buono, allora bisogner\u00e0 dedicare ogni studio a cambiare la societ\u00e0, onde rendere l&#8217;individuo felice: ma, cos\u00ec facendo, si sottrae la ricerca della felicit\u00e0 all&#8217;uomo concreto e la si demanda ai risultati di un lavoro collettivo, a una entit\u00e0 superindividuale, ad un Moloch mai sazio di lacrime e sangue, che sar\u00e0 la Societ\u00e0 stessa: non quella attuale, naturalmente, ma quella che si vuol costruire, e che immancabilmente verr\u00e0 realizzata, sotto la spinta irresistibile del Progresso, Ma il Progresso, per definizione, \u00e8 proiettato sempre un passo pi\u00f9 avanti del presente, confina con la barriera dei sogni, compreso il sogno della Grande Felicit\u00e0. Ed \u00e8 cos\u00ec che l&#8217;uomo concreto sacrifica la sua possibile felicit\u00e0 individuale ad una impossibile e irrealizzabile felicit\u00e0 futura, che gli verr\u00e0 data in dono, egli pensa, quando la Societ\u00e0 peretta sar\u00e0 stata edificata.<\/p>\n<p>E anche in questo ragionamento delirante c&#8217;\u00e8 una logica, chiarissima e, a suo modo, coerente. L&#8217;uomo moderno non accetta il suo limite ontologico, non accetta di essere creatura: vuol farsi dio, il dio di se stesso. E la prova ne \u00e8 che egli non accetta la sua mortalit\u00e0, e non vuol neppure sentirla nominare, altrimenti va su tutte le furie. Ma, cos\u00ec facendo, sar\u00e0 sempre infelice: \u00e8 infelice, infatti, colui che non si accetta per quel che \u00e8, colui che litiga incessantemente con il principio di realt\u00e0. Pertanto, non gli resta altro da fare che attribuire la colpa della sua infelicit\u00e0 alla societ\u00e0 cattiva, e aspettare, magari all&#8217;infinito, per\u00f2 con fede &#8212; mio Dio, quale immenso spreco di fede! &#8212; l&#8217;arrivo della felicit\u00e0 futura, che, sulle ali del Progresso, prima o poi la Societ\u00e0, finalmente raddrizzata nelle sue storture, doner\u00e0 a tutti e a ciascuno.<\/p>\n<p>Chi lo dice che l&#8217;uomo moderno \u00e8 un cinico, un disincantato, e che non crede pi\u00f9 a niente? Al contrario: come aveva ben visto Gilbert Keith Chesterton, l&#8217;uomo moderno, proprio perch\u00e9 non crede pi\u00f9 a Dio, non \u00e8 diventato razionalista, bens\u00ec \u00e8 diventato capace e disposto a credere in qualsiasi cosa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 esatto affermare che l&#8217;uomo moderno si \u00e8 allontanato dal vangelo; anzi, lo ha abbracciato in pieno; solo che \u00e8 il vangelo sbagliato. 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