{"id":24223,"date":"2008-10-02T08:32:00","date_gmt":"2008-10-02T08:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/02\/alla-crisi-generale-espressa-dal-nichilismo-occorre-rispondere-con-nuovi-paradigmi-e-nuove-norme\/"},"modified":"2008-10-02T08:32:00","modified_gmt":"2008-10-02T08:32:00","slug":"alla-crisi-generale-espressa-dal-nichilismo-occorre-rispondere-con-nuovi-paradigmi-e-nuove-norme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/02\/alla-crisi-generale-espressa-dal-nichilismo-occorre-rispondere-con-nuovi-paradigmi-e-nuove-norme\/","title":{"rendered":"Alla crisi generale espressa dal nichilismo occorre rispondere con nuovi paradigmi e nuove norme?"},"content":{"rendered":"<p>Una tesi oggi molto dibattuta, anzi, vorremmo dire la tesi centrale alla quale tutte le altre, in un modo o nell&#8217;altro, si ricollegano, \u00e8 se sia possibile uscire dall&#8217;attuale stato di nichilismo generalizzato, senza elaborare nuovi paradigmi e nuove norme etiche, dato che quelli vecchi sarebbero ormai irrimediabilmente logorati.<\/p>\n<p>Subordinata a tale questione centralissima, vi \u00e8 quella di capire se l&#8217;attuale dominio esercitato dalla tecno-scienza sulla societ\u00e0 sia il naturale punto d&#8217;arrivo del predominio del <em>Logos<\/em> nella filosofia occidentale; o se esso, al contrario, ne costituisca una deviazione e una aberrazione.<\/p>\n<p>Partiamo dalla prima questione.<\/p>\n<p>Alcuni filosofi e storici della filosofia, tra i quali Franco Volpi, fanno presente che il nichilismo, comunque sia, ha ottenuto di imprimere un segno cos\u00ec profondo sul mondo moderno, da aver costretto il pensiero umano a ripensare radicalmente s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Citando Dubuffet, artista e teorico dell&#8217;avanguardia, secondo il quale <em>\u00abil nichilismo sarebbe l&#8217;unico cammino che ha costretto l&#8217;uomo a stabilirsi nella chimera\u00bb<\/em>, Volpi riconosce al nichilismo il \u00abmerito\u00bb di averci insegnato che <em>\u00abnoi non abbiamo pi\u00f9 una prospettiva privilegiata in grado di parlare per tutte le altre, che non disponiamo pi\u00f9 di un punto archimedeo, facendo leva sul quale potremmo di nuovo dare un nome all&#8217;intero\u00bb<\/em>: non la religione n\u00e9 il mito, n\u00e9 l&#8217;arte, n\u00e9 la politica, e neppure la scienza medesima. Saremmo, pertanto, obbligati a ripensare a fondo le radici stesse del pensiero.<\/p>\n<p>E qual \u00e8 la conclusione cui arriva Franco Volpi, al termine di questo ragionamento? Semplicemente questa: che, d&#8217;ora in poi, non potremo fare altro che \u00abnavigare a vista\u00bb, perch\u00e9 certezze non ve ne sono n\u00e9 ve ne saranno pi\u00f9; e, in fondo, \u00e8 bene che sia cos\u00ec, perch\u00e9 in questo modo abbiamo potuto liberarci dalla zavorra di tanti inutili dogmatismi.<\/p>\n<p>Per usare la sua colorita espressione, noi moderni siamo simili a una Penelope che disfa incessantemente la sua tela, perch\u00e9 non sa se Ulisse ritorner\u00e0; quindi <em>\u00abla sola condotta raccomandabile \u00e8 operare con le convenzioni senza credervi troppo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Eppure, in questo ragionamento c&#8217;\u00e8 qualcosa che non ci convince sino in fondo<\/p>\n<p>Innanzitutto, Volpi d\u00e0 un po&#8217; troppo per scontato che il mondo moderno sia dominato dalla tecno-scienza. Ricordiamo una tavola rotonda, all&#8217;Universit\u00e0 di Venezia, due o tre anni fa, nella quale, davanti a una analoga affermazione di Emanuele Severino, Raymon Panikkar ribatt\u00e9 con la massima calma: <em>\u00abSi dice che la societ\u00e0 odierna sia dominata dalla tecnologia. Me, non mi domina affatto\u00bb<\/em>; e non era una semplice <em>boutade.<\/em><\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che non la tecnica, ma il <em>Logos<\/em> che ha prodotto la strapotenza della tecnica \u00e8 l&#8217;elemento veramente pericoloso; \u00e8 esso che va ridimensionato, rivisto, modificato. Per il resto, bisogna pur dire che nessun uomo \u00e8 mai stato sottomesso a un potere, senza che in qualche parte del suo essere egli non abbia acconsentito a una tale sottomissione.<\/p>\n<p>Non bisogna immaginarsi la tecno-scienza come un elemento puramente esterno, che ci aggredisce e ci sottomette <em>dal di fuori<\/em>: questa non \u00e8 una ricostruzione onesta dei fatti. Certo sar\u00e0 comoda per scaricarci delle nostre responsabilit\u00e0 e per giustificare la nostra passivit\u00e0, ma non risponde a verit\u00e0. \u00c8 vero, semmai, che ci fa comodo presentare cos\u00ec le cose, perch\u00e9 questo ci d\u00e0 l&#8217;impressione che il dominio della tecnoscienza sia un evento assolutamente irresistibile. E che colpa ne abbiamo, se non siamo in grado di opporci a ci\u00f2 che \u00e8 irresistibile?<\/p>\n<p>Questo ci riporta alla domanda sui nuovi paradigmi e sulle nuove norme.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio veri che, per opporci al trionfante nichilismo, dobbiamo elaborare <em>nuovi<\/em> paradigmi e <em>nuove<\/em> norme; perch\u00e9, diversamente, non faremmo altro che cullarci in un umanesimo ormai totalmente superato, illudendoci di fermare un aereo a reazione azionando dei freni di bicicletta? Di nuovo, ci sembra che chi pone cos\u00ec la questione, voglia suggerire che non c&#8217;\u00e8 niente da fare: nichilismo e tecnoscienza sono troppo forti; non ci resta che accettare la sfida sul loro terreno ed elaborare nuove certezze e nuovi valori, i quali tengano conto della \u00ablezione\u00bb impartitaci dal nichilismo stesso.<\/p>\n<p>E quale sarebbe questa \u00ablezione\u00bb, in che cosa consisterebbe la sua verit\u00e0?<\/p>\n<p>Secondo Volpi, nel fatto che davvero non ci sono pi\u00f9 paradigmi e norme universalmente validi; e che, pertanto, dobbiamo accontentarci di una prudente navigazione costiera, senza spingerci mai troppo al largo. Davvero, pi\u00f9 che accettare la sfida, questa ci sembra una resa totale e incondizionata: tanto pi\u00f9 discutibile, in quanto che non tutti i difensori sono persuasi di essere stati veramente battuti; e, a dire il vero, anche molti degli attaccanti manifestano crescenti segni di disagio verso il proprio comando supremo, che sembra curarsi ben poco della maniera in cui li manda al macello&#8230;<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della opinabile celebrazione del \u00abpensiero debole\u00bb in tutte le sue forme, nonch\u00e9 di tutte le sue derivazioni nei vari campi dell&#8217;attivit\u00e0 umana (della cosiddetta <em>art brut<\/em>, per esempio, nel campo dell&#8217;estetica), non siamo affatto d&#8217;accordo sul fatto che i nostri generali sembrano aver deciso di ordinarci di deporre le armi e di accettare le condizioni imposte dall&#8217;aggressore (ch\u00e9 quella del nichilismo \u00e8 una vera e propria aggressione, e la tecno-scienza ne \u00e8 il \u00abbattaglione sacro\u00bb o, se si preferisce, la punta di diamante).<\/p>\n<p>Una sana dottrina militare insegna, nell&#8217;ABC della strategia, che un esercito pu\u00f2 considerarsi veramente battuto solo quando si senta irrimediabilmente battuto. Ma \u00e8 proprio questa la nostra situazione attuale? Non \u00e8 forse vero, al contrario, che moltissime persone avvertono un sordo sentimento di ribellione contro la \u00abcivilt\u00e0 del disagio\u00bb, contro i ritmi disumani della tecnica e contro la marea fangosa del nichilismo stesso?<\/p>\n<p>Se, dunque, elaborare nuovi paradigmi e nuove norme vuol dire buttarli a mare tutti, oppure fare finta di adeguarvisi, con la consapevolezza della loro assoluta transitoriet\u00e0 e inefficacia &#8211; come Volpi suggerisce esplicitamente -, allora non ci sembra davvero che si sia fatto un gran passo avanti per andare oltre il nichilismo.<\/p>\n<p>Secondariamente, \u00e8 proprio vero che i vecchi paradigmi e le vecchie norme sono divenuti ormai del tutto obsoleti e inutilizzabili? E se fosse vero il contrario: e cio\u00e8 che questo culto di tutto ci\u00f2 che \u00e8 moderno non \u00e8 altro che una forma di provincialismo culturale che ha gi\u00e0 fatto il suo tempo, se non altro perch\u00e9 ci\u00f2 che era moderno al tempo di Nietzsche, o anche di Dubuffet, \u00e8 divenuta ora terribilmente <em>d\u00e9mod\u00e9<\/em>? Infatti, bisogna essere coerenti: se si accoglie l&#8217;assunto \u00abmoderno\u00bb (e nichilista) secondo il quale valori e certezze si usurano con la stessa velocit\u00e0 con cui la tecnica usura se stessa, allora bisogna anche avere il coraggio di dire che mettere in pratica lo slogan di Rimbaud \u00abbisogna essere assolutamente moderni\u00bb \u00e8, alla lettera, impossibile. Infatti, non si farebbe in tempo ad adeguarsi all&#8217;ultima versione della modernit\u00e0, che gi\u00e0 ci si troverebbe sospinti, pur con tutta la buona volont\u00e0 di mantenersi al passo, nella soffitta delle anticaglie.<\/p>../../../../n_3Cp>Forse, quello di cui abbiamo realmente bisogno non sono nuovi paradigmi e nuove norme; forse quello che occorre \u00e8 di rendere vive e operanti quelle che gi\u00e0 possediamo: prima fra tutte la visione cristiana e umanistica del mondo. E lo diciamo senza alcuna sfumatura di settarismo; lo diciamo nel senso in cui Benedetto Croce, che cristiano non era, sosteneva che \u00abnon possiamo non dirci cristiani\u00bb.<\/p>\n<p>A chi ci obiettasse, poi, che in un mondo globalizzato non possiamo riproporre steccati ideologici, e che un musulmano o un cinese (ma che cosa vuol dire essere cinese, oggi, in senso spirituale?), non accetteranno mai un simile punto di partenza, rispondiamo che non si tratta affatto di steccati, e che solo una dialettica fra visioni del mondo \u00abforti\u00bb, ossia fra visioni globali, pu\u00f2 produrre un incontro fruttuoso tra le varie componenti del mondo odierno. Il \u00abpensiero debole\u00bb, in tutte le sue forme, non ha mai prodotto nulla di fecondo; tanto meno potrebbe farlo in un&#8217;epoca di intensi scambi culturali e di serrato confronto tra i paradigmi delle grandi culture mondiali.<\/p>\n<p>Scrive Franco Volpi, docente di Filosofia all&#8217;Universit\u00e0 di Padova, nel suo saggio <em>Il nichilismo<\/em> (Editori Laterza, Roma, 1996, 2205, pp. 175-177):<\/p>\n<p><em>La realt\u00e0 \u00e8 che si sta ripetendo oggi, in misura aggravata in ragione del quadro nichilistico e del carattere planetario e complesso della vita moderna, la risi che ha solcato altre epoche storiche e che \u00e8 caratterizzata dal conflitto tra visioni del mondo e sistemi di norme differenti, dalla difficolt\u00e0 di inquadrare nei paradigmi etici tradizionali azioni e fatti morali di nuovo tipo, dalla concorrenza tra le diverse teorie etiche che genera logomachie senza vincitori n\u00e9 vinti e d\u00e0 come risultato l&#8217;indifferenza, il relativismo e lo scetticismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le cose non vanno meglio sul piano pratico. Sono svanite la forza vincolante delle norme morali e la possibilit\u00e0 che esse trovino disponibilit\u00e0 ad essere accettate e applicate. Anche qui bisogna constatare:<\/em> Paradigm lost <em>[con gioco di parole rispetto al<\/em> Paradise lost <em>di Milton]. I riferimenti tradizionali &#8211; i miti, gli dei, le trascendenze, i valori &#8211; sono stati erosi dal disincanto del mondo. La razionalizzazione scientifico-tecnico ha prodotto l&#8217;indecidibilit\u00e0 delle scelte ultime sul piano della sola ragione. Il risultato \u00e8 il politeismo dei valori e l&#8217;isostenia delle decisioni, la stessa stupidit\u00e0 delle prescrizioni e la stessa inutilit\u00e0 delle proibizioni. Nel mondo governato dalla scienza e dalla tecnica l&#8217;efficacia degli imperativi morali sembra pari a quella di freni di bicicletta montati su un jumbo jet (Beck, 1988: 194). Sotto al calotta d&#8217;acciaio del nichilismo non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 virt\u00f9 o morale possibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto \u00e8 che il paradigma perduto \u00e8 stato sostituito da uno nuovo che impone i propri imperativi a ogni condotta e comportamento umano. \u00c8 il paradigma tecnico-scientifico. La scienza e la tecnica &#8211; che raccorciano lo spazio e velocizzano il tempo, che alleviano il dolore e allungano la vita, che nobilitano e sfruttano le risorse del pianeta &#8211; forniscono una guida assai pi\u00f9 efficace e coercitiva di quanto non possa fare la morale. Impongono obbligazioni che vincolano pi\u00f9 di tutte le morali scritte nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, rendendo superfluo, d&#8217;ora in avanti, ogni altro imperativo. La scienza e la tecnica organizzano la vita sul pianeta con l&#8217;ineluttabilit\u00e0 di uno spostamento geologico. Al loro cospetto l&#8217;etica e la morale hanno ormai la bellezza dei fossili rari.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo contemporaneo non ha alternative: qualsiasi cosa pensi o faccia, \u00e8 gi\u00e0 comunque sottomesso alla coercizione della \u00abtecno-scienza\u00bb. Ci\u00f2 nonostante egli si culla ancora nell&#8217;illusione edificante dell&#8217;umanesimo tradizionale e dei suoi ideali, che appaiono per\u00f2 impotenti rispetto alla realt\u00e0 della tecno-scienza e che producono, tutt&#8217;al pi\u00f9, un&#8217;evasione e una compensazione. C&#8217;\u00e8 che pensa &#8211; come Heidegger &#8211; che inquietante oggi non sia il fatto che il mondo diventi completamente tecnico, ma che l&#8217;uomo si trovi impreparato a questa trasformazione del mondo. Chi si attarda a pensare in termini di etica e morale, non \u00e8 ancora all&#8217;altezza della sfida della tecno-scienza. A chi gli domandava perch\u00e9 dopo<\/em> Essere e tempo <em>non avesse ancora scritto un&#8217;etica, Heidegger rispondeva che un&#8217;etica adeguata ai problemi del mondo moderno \u00e8 gi\u00e0 implicita nella comprensione dell&#8217;essenza della tecnica. Qualsiasi altra etica &#8211; pensata a misura del singolo &#8211; sarebbe inadeguata alla macroazione planetaria dell&#8217;umanit\u00e0, rimarrebbe qualcosa di \u00abpenultimo\u00bb rispetto alle realt\u00e0 ultime prodotte dalla tecno-scienza. Nell&#8217;et\u00e0 dominata dal nichilismo le etiche rimangono sul piano dell&#8217;omiletica.<\/em><\/p>\n<p><em>La domanda che a questo punto si impone \u00e8 se il nichilismo sia davvero &#8211; come riteneva Heidegger &#8211; un approdo inevitabile del razionalismo occidentale, una sorta di inveramento essenziale del potere distruttivo sella razionalit\u00e0 nata con i Greci, o se esso non sia piuttosto &#8211; come pensava Husserl &#8211; un tradimento dell&#8217;originaria idea di ragione, un imbarbarimento e un impoverimento di quel<\/em> logos <em>che con Socrate, Platone e Aristotele aveva saputo imporsi sul nichilismo di un Gorgia. Questo dilemma ha tormentato il pensiero contemporaneo &#8211; lo testimonia la polemica in merito alla \u00abcritica totale della ragione\u00bb intercorsa tra due suoi esponenti di spicco, Apel e Derrida &#8211; e, se mai si potr\u00e0 dirimerlo, appare indispensabile per farlo una distanza storica che ancora non abbiamo maturato.<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora non sono tropo lontani i tempi in cui Talleyrand diceva che per stabilire qualcosa di durevole occorre agire secondo un principio: con un principio noi siamo forti e non incontriamo resistenza. Ma noi sappiamo.- grazie a questo diplomatico capace di servire tanti sovrani e di arrivare prima o poi a tradirli tutti, grazie a questo principe camaleontico capace di indossare i panni dell&#8217;<\/em>Ancien R\u00e9gime <em>sulla pelle dell&#8217;individuo moderno e di conciliare virt\u00f9 cristiane e laicit\u00e0, princ\u00ecpi morali e realismo politico &#8211; che questa dichiarazione nasconde il suo esatto contrario e che queste dichiarazioni di princ\u00ecpi mascherano oggi l&#8217;assenza di princ\u00ecpi.<\/em> Principes, c&#8217;est boien! Cela n&#8217;engage point. <em>Perci\u00f2 quando oggi ci si richiama ai princ\u00ecpi, sin ha l&#8217;impressione che qualcuno stia mentendo. La figura di Talleyrand , con la sua fedelt\u00e0 alla massima<\/em> larvatus prodeo<em>, segnala quanto il nichilismo sia diventato realt\u00e0 (cfr. Calasso, 1983).<\/em><\/p>\n<p><em>Ma &#8211; ci si chiede &#8211; se \u00e8 vero che il nichilismo comincia l\u00e0 dove cessa la volont\u00e0 di autoingannarci, possiamo allora trasformare l&#8217;esperienza che ne abbiamo fatto in un insegnamento, ovvero in un vigoroso invito alla lucidit\u00e0 del pensiero e alla radicalit\u00e0 del domandare &#8211; in un&#8217;epoca in cui gli altari abbandonati vengono abitati da demoni?<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia, proprio perch\u00e9 gli altari abbandonati vengono popolati da demoni, ci sembra evidente che solo un pensiero forte pu\u00f2 aiutarci a sventare la minaccia da essi rappresentata; e ricordiamo che pensiero forte non significa affatto pensiero autoritario, ma, semplicemente, pensiero che ha fiducia in s\u00e9 stesso, pensiero che crede sino in fondo &#8211; e sia pure in maniera critica e problematica &#8211; alla propria concezione del mondo. Insomma, un pensiero serio: perch\u00e9 serio non \u00e8 un pensiero che non si prende sul serio.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla seconda domanda che ci eravamo posta all&#8217;inizio: se la presente degenerazione nichilista sia il logico approdo della forma razionale del pensiero greco e dei successivi sviluppi della filosofia occidentale, o se non ne costituisca &#8211; piuttosto &#8211; un sostanziale tradimento.<\/p>\n<p>La cosa si presta a sterili e infinite discussioni teoriche, e non ci interessa pi\u00f9 di tanto, se non nella misura in cui pu\u00f2 aiutarci a comprendere come si \u00e8 verificato questo fatto inaudito, e al quale abbiamo finito per rassegnarci un po&#8217; troppo di buon grado: che le macchine, a un certo punto, hanno finito per imporre la loro logica agli esseri umani.<\/p>\n<p>Il nostro personale convincimento \u00e8 che non verremo mai a capo della questione se non specifichiamo un po&#8217; meglio che cosa intendiamo per <em>Logos<\/em> e per razionalismo degli antichi Greci. Se per <em>Logos<\/em> intendiamo un pensiero strumentale e calcolante, finalizzato alle logiche della manipolazione degli enti e del dominio, allora dobbiamo dire che questo elemento \u00e8 certamente presente nell&#8217;antica filosofia greca, gi\u00e0 da prima di Socrate; ma che non ne costituisce il tratto essenziale. Non, almeno, fino a quando i tardi epigoni di Aristotele hanno voluto forzare le istanze razionalistiche, presenti nel pensiero del loro maestro, fino a far praticamente scomparire la dimensione del mito, ancora cos\u00ec viva e rigogliosa in Platone, e a relegarla nel magazzino delle cose vecchie. A partire da quel momento, il pensiero occidentale ha imboccato una strada che lo ha portato ineluttabilmente alle forme odierne del nichilismo e alla sua manifestazioni estrema, ossia al dilagare sempre pi\u00f9 invasivo della tecnoscienza.<\/p>\n<p>Ma sostenere, come fa Emanuele Severino e come fanno altri, che praticamente <em>tutto<\/em> il pensiero greco e <em>tutto<\/em> il pensiero occidentale \u00e8 intimamente nichilista, <em>perch\u00e9 impregnato di metafisica<\/em>, francamente ci sembra una forzatura e una tesi ad effetto, ma &#8211; come direbbe Popper &#8211; assai poco falsificabile, dunque assai poco \u00abscientifica\u00bb.<\/p>\n<p>Se la metafisica non \u00e8 altro che nichilismo, allora chi mai potr\u00e0 salvarci dal nichilismo, se non colui che getter\u00e0 nel cestino della carta straccia tutta la metafisica?<\/p>\n<p>Questo ci sembra veramente un po&#8217; troppo.<\/p>\n<p>Anche se oggi \u00e8 assai di moda dire tutto il male possibile della metafisica, non ci sentiamo di essere cos\u00ec ingiusti nei confronti di essa, da unirci a quel coro.<\/p>\n<p>La metafisica \u00e8, in buona sostanza, il riconoscimento che vi \u00e8 una dimensione <em>altra<\/em>, al di l\u00e0 del contingente e del diveniente; e, in ci\u00f2, essa rende agli uomini un servizio inestimabile: quello di ricordare loro che non sono Dio, pur essendovi in essi una scintilla divina.<\/p>\n<p>Se la metafisica non ci fosse stata, bisognerebbe inventarla. O forse, oggi, <em>reinventarla<\/em>: perch\u00e9, senza di essa, non ce la faremmo mai a uscire dalle sabbie mobili in cui siamo affondando sempre pi\u00f9, grazie ad un razionalismo cos\u00ec estremista, che ci ha condotti sino alle ultime frontiere del relativismo, dello scetticismo e del nichilismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una tesi oggi molto dibattuta, anzi, vorremmo dire la tesi centrale alla quale tutte le altre, in un modo o nell&#8217;altro, si ricollegano, \u00e8 se sia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[263],"class_list":["post-24223","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24223","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24223"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24223\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24223"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24223"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24223"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}