{"id":24218,"date":"2017-09-05T12:26:00","date_gmt":"2017-09-05T12:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/05\/la-missione-della-contessa-di-castiglione-a-parigi-come-punto-dattrito-fra-politica-e-morale\/"},"modified":"2017-09-05T12:26:00","modified_gmt":"2017-09-05T12:26:00","slug":"la-missione-della-contessa-di-castiglione-a-parigi-come-punto-dattrito-fra-politica-e-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/05\/la-missione-della-contessa-di-castiglione-a-parigi-come-punto-dattrito-fra-politica-e-morale\/","title":{"rendered":"La missione della contessa di Castiglione a Parigi come punto d\u2019attrito fra politica e morale"},"content":{"rendered":"<p><em>Il fine giustifica i mezzi<\/em>, diceva Machiavelli; e cos\u00ec deve aver pensato anche il primo ministro sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour, allorch\u00e9, nel 1855, sped\u00ec a Parigi, in &quot;missione speciale&quot;, la sua bellissima cugina, Virginia Oldoini, &quot;Nicchia&quot; per gli amici &#8211; andata sposa a 17 anni di Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d&#8217;Asti e Castiglione Tinella, e considerata una delle donne pi\u00f9 affascinanti del suo secolo &#8211; con il preciso obiettivo di sedurre l&#8217;imperatore francese Napoleone III per favorire, con argomenti non proprio diplomatici nel senso tradizionale del termine, un suo accostamento al Regno di Sardegna in funzione anti-austriaca. <em>Riuscite, cara cugina<\/em> &#8212; le aveva raccomandato Cavour, andando dritto al sodo della faccenda -; <em>usate i mezzi che vi pare, ma&#8230; riuscite!<\/em><\/p>\n<p>Il saggista Giuseppe Ivan Lantos (ebreo ungherese nato a Tangeri nel 1942 e poi stabilitosi in Italia), saggista, studioso di esoterismo e tradizioni iniziatiche, ma anche autore di apprezzate biografie, come quelle su Madame de Pompadour e su Stalin, ha cos\u00ec rievocato quello scabroso e poco edificante episodio della politica cavouriana, nella biografia <em>La contessa di Castiglione<\/em> (Milano, Alberto Peruzzo Editore, 1985, pp. 97-100):<\/p>\n<p><em>Cavour divide le sue giornate tra i lavori della conferenza di pace [quella di Parigi, dal 25 febbraio al 16 aprile 1856, che chiuse il capitolo della Guerra di Crimea], i risvolti mondani legati al congresso e l&#8217;intenso lavoro con Virginia. E dei suoi impegni parigini, il presidente del Consiglio informa con scrupolo Luigi Cibrario, ministro degli esteri, che \u00e8 rimasto a Torino. &quot;Caro collega&quot;, scrive Cavour in una delle numerose lettere, &quot;spero che sarete soddisfatto della mia corrispondenza; credo bene a discarico della mia e vostra responsabilit\u00e0, di consegnare nei miei dispacci tutti i fatti interessanti che mi vien fatto di constatare; ci\u00f2 \u00e8 necessario per l&#8217;avvenire, ma sarebbe pericoloso se mai quanto scrivo venisse ad essere conosciuto. Vi prego quindi altamente di tenere la mia corrispondenza nascosta: affidatela non all&#8217;intero gabinetto, ma solo a Susino, che mi pare degno della vostra fiducia la pi\u00f9 assoluta. Ho scritto al re riferendogli la conversazione che io ebbi ieri sera con l&#8217;imperatore; onde incutergli la necessit\u00e0 del segreto lo pregai di non fare parola al Consiglio; potrete per\u00f2 parlargliene in particolare&#8230; Vi avverto che ho arruolato nelle file della diplomazia la bellissima contessa di&#8230; invitandola a &quot;coqueter&quot; ed a sedurre, ove d&#8217;uopo, l&#8217;imperatore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Cavour era consapevole del fatto che l&#8217;incarico affidato alla contessa rimasta anonima nella lettera era, dal punto di vista della morale, quasi come avviare una giovane all&#8217;esercizio della prostituzione e di questo provava una gran vergogna, d&#8217;altra parte, come politico, sapeva che non c&#8217;erano altri mezzi per la realizzazione del &quot;progetto Italia&quot;. Tanto valeva avere tormenti di coscienza privati e la tranquillit\u00e0 per il dovere (pubblico) compiuto. Per consolarsi o quantomeno sgravarsi un po&#8217; del fardello che lo affliggeva, cercava giustificazioni presso Costantino Nigra: &quot;Se noialtri facessimo per noi, cio\u00e8 per nostro personale interesse, quello che stiamo facendo per l&#8217;Italia, saremmo delle belle birbe, anzi i peggiori sporcaccioni del mondo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nicchia e la sua missione sono l&#8217;argomento di un&#8217;altra lettera che Cavour invia a Urbano Rattazzi: &quot;Se io non riesco non sar\u00e0 per mancanza di zelo&quot;, scrive il presidente del Consiglio. &quot;Faccio delle visite, pranzo in citt\u00e0, frequento il mondo diplomatico, scrivo dei biglietti, intrigo con il palazzo reale. Faccio tutto ci\u00f2 che posso. Ho anche tentato di stimolare il patriottismo della bellissima C&#8230; al fine ch&#8217;ella seduca l&#8217;imperatore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Se le remore morali di Cavour potevano apparire paradossali ancorch\u00e9 legittime, lo statista non aveva nulla da temere circa gli sviluppi della missione di Nicchia: la breccia nella fortezza napoleonica era stata aperta, ora non si trattava d&#8217;altro che, con la necessaria pazienza di allargare il varco e completare la conquista. Chi invece aveva capitolato dinanzi alle incontenibili bordate del fascino di Virginia era il bel mondo parigino. Le testimonianze di questo straordinario plebiscito d&#8217;omaggi non si contavano e i testimoni erano tutti, per diversi motivi, attendibili. Edoardo Herv\u00e9 affermava: &quot;La contessa di Castiglione \u00e8 una donna della quale la Grecia avrebbe divinizzata la bellezza e avrebbe riservata come modello soltanto a Fidia e a Prassitele; marmo antico fuori posto nel nostro secolo profano&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Henry de P\u00e8ne: &quot;Decisamente la regina della stagione \u00e8 ormai incoronata: \u00e8 la bellezza incomparabile che l&#8217;Italia ci ha mandato: la contessa di Castiglione. &quot;L&#8217;italiana a Parigi&quot;: questo \u00e8 il titolo di una sinfonia che l&#8217;ammirazione canta dal mattino alla sera e dalla sera al mattino&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Henry d&#8217;Ideville, destinato qualche anno pi\u00f9 tardi all&#8217;ambasciata di Francia a Torino: &quot;La contessa \u00e8 meravigliosamente bella, questo \u00e8 scontato; ma aggiungo ch&#8217;ella \u00e8 superiore a molte donne per l&#8217;intelligenza e per carattere e che non cede per nulla alla superiorit\u00e0 che ogni dama pu\u00f2 riconoscerle in grazia, eleganza e in bellezza&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Costantino Nigra, abile diplomatico e raffinato esperto di avvenenza femminile: &quot;Nicchia, aurea, Venere dai triplici incanti di Anadiomene, della Medicea, della Callipigia&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>E anche dal coro di quelli che non le sono amici le viene tuttavia attribuita incondizionatamente la palma per la pi\u00f9 bella.<\/em><\/p>\n<p>Facciamo pure la tara alla considerazione che <em>Cavour era consapevole del fatto che l&#8217;incarico affidato alla contessa&#8230; era, dal punto di vista della morale, quasi come avviare una giovane all&#8217;esercizio della prostituzione<\/em>, dal momento che &#8212; speriamo di non venire accusati di cinismo o di sessismo &#8212; dall&#8217;et\u00e0 di undici anni Virginia era passata da un amante all&#8217;altro, frequentandone anche parecchi contemporaneamente e puntando sempre pi\u00f9 in alto, mentre mieteva ovunque successi che avevano accresciuto a dismisura la sua ambizione, il suo narcisismo, la sua sfrontatezza e la sua mancanza di scrupoli verso il marito, che ella, a un certo punto, prese a chiamare <em>il povero becco<\/em>: quel marito sempre innamorato di lei e sempre pronto a perdonarle qualsiasi cosa, e che per amor suo si era rovinato, anche economicamente. Va da s\u00e9 che pure Napoleone era sposato, con una donna molto bella e devota, l&#8217;imperatrice Eugenia, che quasi impazz\u00ec per la gelosia e che riusc\u00ec, alla fine, a sfrattare Virginia da Parigi, con la scusa di mettere al riparo l&#8217;augusto consorte da un possibile attentato: ma solo dopo parecchi mesi di relazione scandalosa fra l&#8217;italiana e suo marito, che l&#8217;aveva colmata di regali, mentre lo scandalo correva sulla bocca di tutti e la Castiglione veniva chiamata la rivale (oltre che con epiteti assai meno gentili) della spagnola. E si noti che, all&#8217;epoca, Napoleone III, nato nel 1808, era vicino ai cinquanta, mentre Virginia, nata nel 1837, di anni ne aveva meno di venti. Dopo aver fatto la tara, dunque, troveremo che la questione resta inalterata: \u00e8 lecito, a un uomo politico, perseguire i suoi scopi servendosi di mezzi cos\u00ec torbidi, e riducendo la politica stessa a una faccenda di letti e di lenzuola? A questa domanda, che l&#8217;intelligente e irreprensibile Cavour si era fatto da se stesso, egli aveva trovato una risposta che lo assolveva e placava i suoi scrupoli, sia pure in senso relativo e non assoluto: l&#8217;abbiamo udita nelle parole rivolte a Costantino Nigra: <em>Se noialtri facessimo per noi, cio\u00e8 per nostro personale interesse, quello che stiamo facendo per l&#8217;Italia, saremmo delle belle birbe, anzi i peggiori sporcaccioni del mondo.<\/em> Ecco, dunque, qual \u00e8 la linea di demarcazione fra liceit\u00e0 ed illiceit\u00e0 morale nella politica: il fatto di agire per il bene dello Stato e non per vantaggio personale, anche nell&#8217;uso di mezzi, di per s\u00e9, illeciti, o, comunque, assai poco edificanti. Dove abbiamo gi\u00e0 sentito questo tipo di argomentazione? Ah, s\u00ec: all&#8217;epoca di Tangentopoli, precisamene dagli uomini politici accusati di aver commesso i reati di corruzione e concussione, per il finanziamento illecito dei propri partiti. Bettino Craxi fu il solo che, da dietro la sbarra degli imputati, disse a chiare note: <em>Se questo \u00e8 un reato, sappiate che facevano tutti cos\u00ec; ma io, personalmente non ha mai messo in tasca un quattrino.<\/em> Sar\u00e0 per questo che il segretario del Partito Socialista si era affrettato a scaricare &#8212; liquidandolo come un <em>mariuolo isolato<\/em> &#8211; quel Mario Chiesa, esponente del suo partito a Milano, che si sarebbe rivelato, in seguito, la prima pietra caduta, da cui ebbe origine la frana irreparabile di tutto il partito e di tutto il sistema della Prima Repubblica? Sottile distinzione: prendere denaro per il proprio partito \u00e8 cosa legalmente illecita, ma moralmente ammissibile; prenderlo per metterselo in tasca, invece, \u00e8 cosa del tutto indegna. E cos\u00ec anche il conte di Cavour: spedire sua cugina nel letto dell&#8217;imperatore dei Francesi era cosa lecita, se fatta per uno scopo patriottico; censurabile, se fosse stata fatta per un suo tornaconto personale. In fondo, \u00e8 sempre la distinzione operata dallo stesso Machiavelli. Il principe <em>deve saper intrare anche nel male<\/em>, se ci\u00f2 lo richiede la ragion di Stato; ma non deve indulgere nei vizi privati che possono nuocere ad essa. Il criterio del lecito diventa, perci\u00f2, l&#8217;utilit\u00e0; e l&#8217;etica viene subordinata alla politica, la quale, da semplice mezzo per il buon governo, viene assolutizzata e diventa un valore in s\u00e9, superiore a ogni altro.<\/p>\n<p>Nel caso specifico, si trattava di fare l&#8217;Italia. E allora tutto poteva andar bene: la seduzione sessuale da parte della contessa di Castiglione, tanto quanto l&#8217;aver spedito in Crimea qualcosa come 20.000 soldati piemontesi, per partecipare a una guerra che non aveva nulla a che fare con gli interessi vitali, n\u00e9 del Piemonte, n\u00e9 dell&#8217;Italia. Perfino le bombe di Felice Orsini potevano andar bene: nel senso che il solenne spavento preso dal Napoleone III per l&#8217;attentato, cui era sfuggito per miracolo (ma che aveva lasciato sulla strada 12 morti e 156 feriti) fu sfruttato da Cavour per convincerlo che la guerra all&#8217;Austria e la nascita di un&#8217;Italia indipendente sarebbero state le sole risposte efficaci al terrorismo, capaci di smorzare i furori rivoluzionari del partito democratico. Tutto andava bene, per arrivare l\u00e0 dove Cavour voleva giungere: alla stipulazione degli accordi segreti di Plombi\u00e8res, fra lui e Napoleone III, il 21 luglio 1858, i quali avrebbero portato, l&#8217;anno dopo, alla guerra comune contro l&#8217;Austria, primo passo verso l&#8217;unificazione italiana (o l&#8217;ingrandimento del Regno di Sardegna, secondo i punti di vista). Il punto cruciale del disegno di Cavour era che <em>come politico, sapeva che non c&#8217;erano altri mezzi per la realizzazione del &quot;progetto Italia<\/em>&quot;. Questo \u00e8 un giudizio che lasciamo volentieri al Lantos e ai molti altri che hanno accettato questa versione, chiamiamola cos\u00ec, classica. Secondo gli ammiratori di Cavour e gli storici della scuola liberale, non c&#8217;erano altre strade per aprire la prima breccia sulla via dell&#8217;unificazione italiana, se non ricorrere all&#8217;aiuto di un sovrano straniero. Mazzini non era d&#8217;accordo, e, con lui, non lo sono gli storici d&#8217;ispirazione democratica: un&#8217;altra via c&#8217;era, ed era quella di coinvolgere il popolo, tutto il popolo, facendo appello alle sue ampie risorse mediante un programma rivoluzionario di riforme sociali. Fu proprio il rifiuto di questa alternativa che spinse Cavour e i suoi successori ad appoggiarsi a forze esterne &#8212; dopo Napoleone III, sar\u00e0 la volta del suo grande antagonista e, infine, clamoroso vincitore: il cancelliere prussiano Bismarck: parliamo, ovviamente, della guerra del 1866, dai nostri storici pomposamente chiamata &quot;terza guerra d&#8217;indipendenza&quot;, ma che, per la maggior parte degli storici europei, \u00e8 stata la guerra austro-prussiana, cos\u00ec come quella del 1859 era stata la guerra franco-austriaca. \u00c8 difficile dire chi dei due abbia ragione, o se esista una terza possibilit\u00e0: che l&#8217;Italia, cio\u00e8, potesse realizzare la propria unificazione senza fare appello alla rivoluzione sociale, e senza appoggiarsi sull&#8217;aiuto delle baionette straniere. Di fatto, come sappiamo, fu la Massoneria a prendere la direzione del moto unitario &#8212; lo stesso Cavour era un libero muratore, come del resto lo era il suo grande &quot;rivale&quot; politico-militare, Giuseppe Garibaldi &#8212; e, fra le due alternative, non c&#8217;\u00e8 dubbio che la Massoneria preferisse la seconda alla prima. E cos\u00ec avvenne. Il risultato fu un&#8217;Italia unita e indipendente, s\u00ec, ma minata alla base da una debolezza, o meglio, da una serie di debolezze, che avrebbero pesato, e pesano tutt&#8217;ora, a centocinquanta anni di distanza: perch\u00e9 una nazione che nasce per gli intrighi di pochi e con l&#8217;ipoteca delle potenze straniere sempre pronte a ingerirsi nei suoi affari, nasce male e parte con il piede sbagliato. Fragile, discorde, spiritualmente &#8212; oltre che economicamente &#8211; frammentata e divisa: tale era, ed \u00e8, l&#8217;Italia nata dal genio politico di Cavour, ma con una scarsissima partecipazione popolare, o, addirittura, contro la volont\u00e0 popolare, come in pi\u00f9 d&#8217;una occasione si \u00e8 visto (e si vede). Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi se, venuta al mondo con tali debolezze, l&#8217;Italia del Novecento \u00e8 stata come il proverbiale vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fine giustifica i mezzi, diceva Machiavelli; e cos\u00ec deve aver pensato anche il primo ministro sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour, allorch\u00e9, nel 1855, sped\u00ec<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[207],"class_list":["post-24218","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-napoleone-iii-di-francia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24218","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24218"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24218\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}