{"id":24214,"date":"2015-07-28T06:08:00","date_gmt":"2015-07-28T06:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nessuno-puo-consolarci-veramente-dalla-sofferenza-tranne-dio\/"},"modified":"2015-07-28T06:08:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:08:00","slug":"nessuno-puo-consolarci-veramente-dalla-sofferenza-tranne-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nessuno-puo-consolarci-veramente-dalla-sofferenza-tranne-dio\/","title":{"rendered":"Nessuno pu\u00f2 consolarci veramente dalla sofferenza, tranne Dio"},"content":{"rendered":"<p>Una delle cause principali, se non addirittura &quot;la&quot; causa principale della grave crisi morale che la nostra civilt\u00e0 sta attraversando, e dalla quale dipende anche la sua crisi intellettuale, spirituale, culturale, economica, sociale, politica, \u00e8 il rifiuto della sofferenza.<\/p>\n<p>Tale rifiuto nasce non da un ragionamento, ma da una petizione di principio: il principio del &quot;diritto&quot; alla felicit\u00e0, intesa come la realizzazione del massimo benessere per l&#8217;Io. Ora, a parte il fatto che la vita non sa nulla di questo genere di &quot;diritti&quot;, per cui non \u00e8 affatto tenuta a rispettarli, si tratta di vedere se il massimo benessere dell&#8217;Io equivalga al vero bene della persona; e, inoltre, se la felicit\u00e0 sia davvero l&#8217;opposto della sofferenza, e dunque se, per conseguire la prima, sia necessario rifiutare ed estromettere, possibilmente, la seconda.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il vero bene della persona? A nostro avviso, non ci sono dubbi: il vero bene della persona consiste nella realizzazione del suo fine. E qual \u00e8 il fine della persona? Il fine della persona \u00e8 comprendere quale sia codesto fine. Non si tratta di un circolo vizioso, ma di un circolo virtuoso. Il fine della persona \u00e8 conoscere, amare e lodare l&#8217;Essere, dal quale ogni cosa proviene, e al quale ogni cosa ritorna. I credenti lo chiamano Dio. Quando la persona ha riconosciuto nell&#8217;Essere la sua ragione di esistere; quando, piena di gioia per tale scoperta, smette di cercare i beni secondari e ingannevoli, e si concentra tutta in questo Bene supremo, allora l&#8217;anima ha trovato il suo fine, e la persona ha realizzato lo scopo per cui \u00e8 stata chiamata alla vita.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0, allora, non coincide affatto con l&#8217;eliminazione di ci\u00f2 che provoca sofferenza; essa coincide con la scoperta dell&#8217;Essere e con la dedizione gioiosa dell&#8217;anima al Principio luminoso, da cui proviene. La sofferenza, peraltro, \u00e8 di tre specie: fisica, emotiva e morale. Nessuna delle tre rappresenta un ostacolo al ritorno dell&#8217;anima verso l&#8217;Essere; ciascuna di esse, al contrario, pu\u00f2 rappresentare &#8212; e, di fatto, generalmente rappresenta &#8212; il ponte attraverso il quale l&#8217;anima realizza la sua scoperta e, pertanto, raggiunge il suo fine. Non che desiderare di eliminarla (cosa peraltro impossibile), noi dovremmo dunque guardare alla realt\u00e0 misteriosa della sofferenza con uno sguardo nuovo e completamente diverso.<\/p>\n<p>La sofferenza fa paura: e questa \u00e8 la ragione principale per cui cerchiamo di tenerla lontana da noi. Tuttavia, oltre al fatto che ci\u00f2 \u00e8 impossibile, perch\u00e9, in moltissimi casi, non dipende dalle nostre possibilit\u00e0, bens\u00ec la sofferenza deriva dalla nostra stessa condizione umana, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione per non fuggire davanti ad essa, beninteso quando non la si pu\u00f2 evitare (perch\u00e9 cercarla volontariamente, senza una ragione seria, \u00e8 contrario alla nostra natura e, di solito, si accompagna a delle patologie psichiche): ed \u00e8 che essa ha molte, moltissime cose da insegnarci. \u00c8 la migliore maestra di vita che esista: non ce n&#8217;\u00e8 una migliore, all&#8217;infuori di Dio stesso. E siccome sono in pochi ad affidarsi direttamente a Dio, la maggior parte delle persone hanno bisogno, per cos\u00ec dire, di questa rude e severa maestra di vita, proprio per arrivare a Dio, e, con ci\u00f2, realizzare il loro fine e trovare, in ultima analisi, la vera felicit\u00e0: quella che non se ne va pi\u00f9, che non delude, che non tradisce.<\/p>\n<p>Del resto, basta una breve riflessione per rendersi conto che sono molte le cose che, inizialmente, fanno paura, ma che, nondimeno, sono necessarie per realizzare qualche cosa di duraturo, e tale da trasmettere un autentico appagamento interiore. Per un musicista, per una danzatrice, per un conferenziere, affrontare il pubblico, le prime volte, \u00e8 una cosa che fa paura; ad un rocciatore principiante, la parete di roccia su cui arrampicarsi la prima volta, fa paura; un trapezista che si lancia nel vuoto la prima volta, ha paura; e ha paura il domatore che entra per la prima volta nella gabbia dei leoni, o il paracadutista che, per la prima volta, si lancia nel vuoto dall&#8217;aereo, da un&#8217;altezza di alcune migliaia di metri. Sicuramente il navigatore che, per primo, volge la prua su mari sconosciuti, prova anche una certa dose di paura; e la madre che sta per partorire, non ha forse paura delle doglie, della sofferenza che le strazier\u00e0 le viscere? Per\u00f2 tutti costoro, una volta che avranno affrontato la loro paura e che l&#8217;avranno vinta, proveranno una gioia immensa, perch\u00e9 avranno realizzato ci\u00f2 che desideravamo, ci\u00f2 verso cui tendevano ardentemente.<\/p>\n<p>Ebbene: la sofferenza non \u00e8 fine a se stessa: \u00e8, o meglio pu\u00f2 diventare, se noi lo vogliamo, la porta mediante la quale entrare nella dimensione pi\u00f9 autentica della vita, sfrondata dalle futili apparenze e dalle maschere posticce: come una farfalla che esce fuori dal bozzolo, lasciando dietro a s\u00e9 la sua precedente esistenza di bruco, libera ormai di volare nell&#8217;aria profumata, in mezzo all&#8217;erba e ai fiori, avvolta dalla luce del sole. Questo pu\u00f2 avvenire se noi viviamo la sofferenza senza inutili ribellioni, senza vili tentativi di fuga, ma ringraziandola per il servizio che ci offre, rendendoci pi\u00f9 umani, e offrendola, a nostra volta, come il dono pi\u00f9 prezioso che possiamo fare, a Colui che \u00e8 il nostro Bene, la nostra Pace, il nostro ultimo Fine.<\/p>\n<p>Osservava acutamente Emilianos Timiadis, gi\u00e0 metropolita di Calabria, nella sua pregevole monografia \u00abGrandezza e fragilit\u00e0 del cristiano nel pensiero e nella tradizione della Chiesa ortodossa d&#8217;Oriente\u00bb (titolo originale: \u00abInterrogations de l&#8217;homme et sur l&#8217;homme. Essai d&#8217;anthropologie chr\u00e9tienne\u00bb, traduzione dal francese di Marilena Grasso, Brescia, Morcelliana Editrice, 1972, 105-108):<\/p>\n<p>\u00abDistraetevi alla vostra pena, dimenticatela, raccomandano i &quot;molesti consolatori&quot;. Fate un viaggio; le impressioni di luoghi nuovi, le varie visite, il cambiamento di ambiente faranno sparire l&#8217;afflizione.<\/p>\n<p>\u00c8 un modo molto facile di consolare una persona, ma \u00e8 un rimedio da ciarlatani, perch\u00e9 pochissimi hanno risorse finanziarie tali da poter sostenere il costo del viaggio. Cos\u00ec, sarebbe il colmo della stupidit\u00e0 dire a un povero di fare un viaggio per dimenticare la sua afflizione, quando egli vede i suoi figli andare in giro affamati; o anche dirlo a un ricco, se soffre di una malattia che non gli permette di muoversi, e quando ha bisogno di cure continue; a un capo famiglia, che ha la sua fonte di afflizione nella famiglia, che non pu\u00f2 lasciare; o ad un impiegato, che un professionista, una vedova con figli piccoli, che devono essere ogni giorno al lavoro o a casa. Per di pi\u00f9, i viaggi non possono durare tutta la vita, anche per quelli che hanno danaro. Ritorneranno dopo un certo periodo di tempo. Ma se devono tornare in quell&#8217;ambiente, da cui proviene l&#8217;afflizione, si dir\u00e0 loro di fare un altro viaggio? Che conforto vano!<\/p>\n<p>Vieni a divertirti e dimentica i tuoi guai, dicono ai loro amici sofferenti i tipi pi\u00f9 comuni di uomini dalla &quot;consolazione facile&quot;. I centri ricreativi offrono effettivamente un piacevole narcotico, che provoca torpore nel corpo sofferente ed euforia nel cuore ferito dal dolore; ma questo narcotico non pu\u00f2 curare la causa dell&#8217;afflizione; non fornisce l&#8217;antidoto benefico, ma, al contrario, avvelena il corpo e l&#8217;anima dell&#8217;uomo. I luoghi di divertimento offrono un sollievo temporaneo alla pena, solo per introdurre una maggior dose di afflizione nell&#8217;anima. Si cerchi divertimento e conforto al dolore nell&#8217;alcol o in qualche altro veleno, il risultato a cui si giunge \u00e8 lo stesso: l&#8217;intossicazione, l&#8217;avvelenamento fisico e mentale, e quindi la moltiplicazione del dolore e dell&#8217;afflizione. Quanti uomini rovinati e finiti vivono nella societ\u00e0 di oggi! Con simili mezzi di conforto tentano di curare un male minore e ne creano uno pi\u00f9 grande, incurabile, mortifero; provocano un dolore che porta corpo e anima alla morte!<\/p>\n<p>Ci sono altri rimedi usati da questi consolatori momentanei, ma sono tutti dello stesso tipo e producono lo stesso risultato; piuttosto che curare l&#8217;afflizione, aprono nuove e pi\u00f9 dolorose ferite.<\/p>\n<p>&quot;Ho sentito molte cose del genere&quot; &#8212; diceva Giobbe a quei tre odiosi amici che venivano a confortarlo &#8212; &quot;ma voi tutti siete dei consolatori ben fastidiosi&quot;. Tutti quelli che fanno aumentare il dolore sono consolatori molesti. Naturalmente, non tutti gli uomini sono cattivi: pu\u00f2 darsi che abbiano buone intenzioni; ma sono guaritori &quot;empirici&quot;, che non sanno come curare il dolore e danno rimedi che fanno pi\u00f9 male che bene. Cos\u00ec queste persone diventano davvero &quot;molesti consolatori&quot; anche senza volerlo essere, e il mondo resta pieno di gente sofferente, depressa, disperata.<\/p>\n<p>Molte volte, negli ultimi anni, eminenti rappresentanti della medicina (come il famoso biologo Alexis Carrel) hanno fatto notare che i disturbi nervosi sono aumentati, e che un&#8217;alta percentuale di persone soccombe al proprio dolore. La gente cade in una profonda depressione, diventa nevrotica, pazza&#8230;<\/p>\n<p>Come possono sfuggire a questa situazione, dal momento che non trovano conforto in nessun luogo, ma dolore dappertutto?<\/p>\n<p>Eppure, l&#8217;unica, la migliore medicina, \u00e8 cos\u00ec vicina e a portata di mano: la religione, l&#8217;insegnamento di Cristo, che pu\u00f2 riempire di luce l&#8217;anima dolente, e scoprire la causa, come pure il fine, delle afflizioni. Il Consolatore, il vero e infallibile Consolatore, \u00e8 cos\u00ec vicino!<\/p>\n<p>Egli chiama, piuttosto che essere chiamato; \u00e8 tanto umile, invita anche il pi\u00f9 piccolo e povero e meno importante uomo che soffre. &quot;Venite a me voi tutti che soffrite e siete affaticati&quot; &#8212; egli chiama &#8212; &quot;ed io vi dar\u00f2 riposo&quot; &#8212; promette. &quot;Venite a me tutti voi che siete curvi sotto l&#8217;affanno e il fardello delle vostre afflizioni, ed io vi ristorer\u00f2. &quot;Chiamami nei giorni dell&#8217;angoscia, e io verr\u00f2 a te, e tu mi loderai&quot; &#8212; aggiunge -. Rivolgi a me la tua anima, e chiedi conforto e salvezza, nei giorni della pena; allora io ti salver\u00f2, ti ristorer\u00f2 fino al punto che sentirai nell&#8217;anima un bisogno irresistibile di lodarmi.\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec: il mondo \u00e8 pieno di consolatori molesti; e adoperiamo la parola &quot;mondo&quot; nel senso specifico di una dimensione terrena, presuntuosa e ingannevole, che vuole opporsi alla dimensione eterna, luminosa e beatificante. L&#8217;abbondanza di consolatori molesti (e, qualche volta, francamente odiosi, come i falsi amici del povero Giobbe) dipende dal fatto che la vera amicizia \u00e8 cos\u00ec rara; e ancora pi\u00f9 raro \u00e8 avere un amico abbastanza evoluto da desiderare il nostro vere bene, e on un bene qualsiasi, non il primo bene che capita, magari il pi\u00f9 &quot;facile&quot; e, quindi, fasullo. Il gran padre Dante, nella sua genialit\u00e0, esprime meravigliosamente questo concetto &#8211; ossia che il vero amico \u00e8 colui che sa vedere, che possiede una retta volont\u00e0 e che ci ama nel senso pi\u00f9 profondo &#8211; nello spazio di neppure una terzina (\u00abParadiso\u00bb, XVII, 103-105): \u00ab&#8230; come colui che brama, \/ dubitando, consiglio da persona \/ che vede e vuol dirittamente e ama\u00bb.<\/p>\n<p>Quali sono i consigli che ci rivolgono i consolatori molesti, allorch\u00e9 siamo alle prese con la sofferenza? Sostanzialmente, si riducono tutti ad uno solo: quello di sottrarci alla sua stretta, di voltarle le spalle, di spostarci fisicamente per non vederla pi\u00f9, per non sentire su di noi il suo fiato pesante, per sfuggire alla morsa dei suoi denti e dei suoi artigli affilati. Miseri consigli: si pu\u00f2 consigliare la fuga solo a chi non ha nulla da sperare dalla battaglia; ma al soldato valoroso, che ha fiducia in se stesso e che ne ha ancora di pi\u00f9 nel proprio condottiero, non si consiglia mai la fuga, che \u00e8 la via pi\u00f9 facile, ma anche quella del disonore e della vergogna di se stessi, bens\u00ec la lotta. Per vincere, bisogna lottare: perch\u00e9 la vita \u00e8 una lotta. E chi non ha compreso questa verit\u00e0, si pu\u00f2 dire che \u00e8 rimasto un bambino anche da adulto; e che non ha compreso l&#8217;essenziale, per quante cose secondarie possa aver capito, o creduto di capire.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 lotta e noi siamo dei combattenti, chiamati ad affrontare la prova sul campo. Possiamo non accorgercene, ma sar\u00e0 la vita stessa a riscuoterci dalla nostra languida inconsapevolezza, con la sua maschia pedagogia. Dovremmo avere sempre ben chiaro nella mente questo fatto, e tenerlo presente nella educazione dei nostri figli: diversamente, dovremo assumerci la responsabilit\u00e0 di averli consegnati inermi e impreparati alle battaglie che li aspettano. Un giorno potrebbero maledirci, per questo: e ne avrebbero tutte le ragioni.<\/p>\n<p>Sono quattro le cose che spaventano gli uomini: la povert\u00e0, la solitudine, la sofferenza e la morte. Le prime due fanno paura non in se stesse, ma perch\u00e9 si ritiene che producano sofferenza: una volta compreso che la sofferenza non \u00e8 una nemica, ma una maestra, anch&#8217;esse cesseranno di tormentarci. La morte, poi, dovrebbe spaventarci ancor meno: non \u00e8 che una soglia; verso cosa, dipende da noi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle cause principali, se non addirittura &quot;la&quot; causa principale della grave crisi morale che la nostra civilt\u00e0 sta attraversando, e dalla quale dipende anche la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-24214","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24214","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24214"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24214\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24214"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24214"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24214"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}