{"id":24212,"date":"2011-08-15T01:13:00","date_gmt":"2011-08-15T01:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/15\/consolare-gli-afflitti\/"},"modified":"2011-08-15T01:13:00","modified_gmt":"2011-08-15T01:13:00","slug":"consolare-gli-afflitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/15\/consolare-gli-afflitti\/","title":{"rendered":"Consolare gli afflitti?"},"content":{"rendered":"<p>Nel Discorso della Montagna, cuore vivo e pulsante del lieto annuncio di Cristo agli uomini, si dice, al secondo punto (Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto 3) \u00abBeati gli afflitti, perch\u00e9 saranno consolati\u00bb.<\/p>\n<p>La Chiesa cattolica ha fatto di questa massima una delle Sette opere di misericordia spirituale, ispirata, come tutte le altre, dallo Spirito Santo: consolare gli afflitti; letteralmente: avere piet\u00e0 degli afflitti (cfr. \u00abne ho avuto piet\u00e0\u00bb, Zaccaria, 10, 6).<\/p>\n<p>Ma che cosa significa, esattamente, consolare gli afflitti? Chi appartiene a questa categoria? E come si fa a consolarlo; quando \u00e8 possibile; quando \u00e8 opportuno?<\/p>\n<p>\u00abAfflictus\u00bb, in latino, vale \u00ababbattuto, rovinato, afflitto\u00bb (Cicerone, Sallustio) ed \u00e8 il participio di \u00abadflig\u011bre, afflig\u011bre\u00bb, che significa \u00abbattere, sbattere, gettare gi\u00f9, abbattere\u00bb, tanto nel significato materiale dell&#8217;espressione, quando in quello psicologico e morale. Cesare scrive: \u00abTempestas naves Rhodias afflixit\u00bb: \u00abLa tempesta sconquass\u00f2 le navi dei Rodi\u00bb; Cicerone dice che \u00abPompeius ipse se afflixit\u00bb: \u00abPompeo s&#8217;\u00e8 rovinato da s\u00e9\u00bb; e sempre Cicerone afferma che \u00abPerturbationes animos affligunt\u00bb: \u00abLe passioni affievoliscono la forza d&#8217;animo\u00bb<\/p>\n<p>Nell&#8217;italiano moderno \u00e8 andato perso il significato materiale del verbo ed \u00e8 rimasto solo quello spirituale: l&#8217;afflizione \u00e8 uno stato dell&#8217;animo e l&#8217;essere afflitto \u00e8 la condizione di chi sia profondamente triste, deluso, amareggiato, sconfortato, privo di fiducia e di speranza che le cose possano rimettersi al meglio.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, bisogna tuttavia osservare che gli afflitti non appartengono tutti ad un&#8217;unica, indistinta categoria, ma che in essi si possono riconoscere almeno due categorie fondamentali: quelli che soffrono per delle circostanze obiettive e quelli che soffrono essenzialmente per mancanza di fiducia in se stessi e perch\u00e9 ingigantiscono i problemi.<\/p>\n<p>La distinzione, lo sappiamo bene, \u00e8 estremamente ardua: \u00e8 quasi impossibile separare, con una linea netta, le circostanze oggettive dalla percezione soggettiva; di fatto, ciascun essere umano esperisce la realt\u00e0 esterna attraverso il filtro della propria coscienza, delle proprie aspettative, dei propri timori e pregiudizi e, cos\u00ec facendo, carica la percezione di quella di un pesante fardello di idee e sentimenti personali, che nulla hanno a che fare con il dato originario.<\/p>\n<p>Pure con ci\u00f2, non possiamo fare a meno di constatate che sono essenzialmente due gli atteggiamenti fondamentali verso la vita: quello attivo e quello passivo; il primo rielabora incessantemente le proprie esperienze, positive o negative che siano, per approfondire la propria esperienza del reale e per perfezionare la propria evoluzione spirituale; il secondo si abbandona stancamente alla vita, inebriandosi quando le cose vanno bene ed abbattendosi, magari anche oltre la misura del giusto e del ragionevole, quando vanno male.<\/p>\n<p>Il primo atteggiamento \u00e8 quello delle anime forti, che non si scoraggiano facilmente e che, quando cadono, hanno solo bisogno di raccogliere nuovamente le forze per tornare ad alzarsi in piedi; il secondo \u00e8 quello delle anime fiacche, le quali, essendo prive di una forma originaria, perch\u00e9 non sono mai riuscite a darsela da se stesse, continuamente assumono quella che le circostanze esterne impongono loro, cos\u00ec nel bene come nel male.<\/p>\n<p>Tutte le anime, quando soffrono, anelano a udire una parola buona o a ricevere un gesto buono, anche soltanto uno sguardo di simpatia e di comprensione, da un amico, da un parente, da un conoscente, fosse pure da un estraneo; e non solo quelle umane, come ben sa chi abbia vissuto con un cane e abbia appreso a leggere nel segreto della sua anima.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non tutte le anime desiderano realmente essere consolate per ricostituire le proprie forze e rimettersi in piedi; ve ne sono di quelle che vorrebbero seguitare a lamentare all&#8217;infinito per poter essere consolate all&#8217;infinito e via cos\u00ec, in una spirale senza fine.<\/p>\n<p>Ed eccoci al secondo termine dell&#8217;espressione \u00abconsolare gli afflitti\u00bb, ossia il verbo \u00abconsolare\u00bb, da cui il sostantivo \u00abconsolazione\u00bb.<\/p>\n<p>In latino, \u00abcons\u014dlor,-\u0101ris\u00bb significa \u00abconsolare, confortare; alleviare; compensare\u00bb (Campanini-Carboni), come in Cicerone: \u00ab (Spes) sola nomine in miseriis consolari solet\u00bb, \u00abLa speranza sola pu\u00f2 consolare gli uomini nella sventura\u00bb.<\/p>\n<p>Nella letteratura latina, esisteva un vero e proprio genere letterario, la \u00abconsolatio\u00bb, che vanta insigni esempi, da Cicerone (che aveva per oggetto la perdita dell&#8217;amatissima figlia Tullia, ma il cui testo \u00e8 andato perduto) a Seneca e fino all&#8217;Alto Medioevo, con la celeberrima opera di Severino Boezio \u00abDe Consolatione Philosophiae\u00bb, scritta in carcere e in attesa della morte, per volont\u00e0 del re ostrogoto Teoderico.<\/p>\n<p>Nella prospettiva cristiana, la vera consolazione \u00e8 sempre quella che viene da Dio, eventualmente per mezzo degli uomini, ma anche direttamente da Lui; tanto \u00e8 vero che Ges\u00f9, nel racconto giovanneo dell&#8217;Ultima cena (14, 16), promette ai suoi discepoli la venuta del Paraclito, il Consolatore, che \u00e8 poi un altro nome dello Spirito Santo. \u03c0\u03b1\u03c1\u03b1 \u03ba\u03bb\u03b7\u03c4\u03bf\u03c2, (paracletos) non viene dal latino, ma dal greco &#8211; la lingua dei Vangeli &#8211; ed \u00e8 un termine tratto dal linguaggio giuridico, che significa \u00abavvocato\u00bb, ossia qualcuno che parla in difesa di qualcun altro.<\/p>\n<p>Dicevamo che non tutte le anime desiderano davvero essere consolate nelle loro afflizioni: perch\u00e9 non tutte sono disposte ad accettare la fatica di rialzarsi in piedi, dopo essere cadute; alcune, infatti, preferiscono continuare a lamentarsi senza fine, piangere e pestare i piedi in terra.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il comportamento di una parte delle anime deboli, mai di quelle forti: un&#8217;anima forte, quando ha bisogno di essere consolata, utilizza la consolazione come un bastone per rimettersi in piedi e riprendere il cammino, l\u00e0 dove l&#8217;aveva interrotto quando era scivolata gi\u00f9; e anche un&#8217;anima debole pu\u00f2 comportarsi cos\u00ec, se le rimangono un po&#8217; di coraggio e di rispetto di s\u00e9..<\/p>\n<p>Se, invece, non le restano pi\u00f9 n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro, allora succede che l&#8217;anima debole, senza forma, senza spina dorsale, completamente afflosciata su se stessa, non desideri realmente di rimettersi in piedi; preferisce restare in terra, sdraiata, reiterando incessantemente le stesse litanie contro il mondo cattivo, contro la sfortuna che la perseguita, contro gli altri che non la capiscono e che non la apprezzano come, invece, ritiene di meritare.<\/p>\n<p>Insomma, gira e rigira, il problema \u00e8 sempre lo stesso: lo stesso del pensare, lo stesso del capire, lo stesso del valutare e perfino lo stesso della salute: non \u00e8 possibile consolare chi non voglia realmente essere consolato, cos\u00ec come non \u00e8 possibile aiutare colui che non desideri essere aiutato e nemmeno curare colui che non abbia la volont\u00e0 di affrontare e vincere la malattia (sia essa fisica o psicologica o spirituale).<\/p>\n<p>In questo senso, bisogna stare attenti a non farsi confondere dalle apparenze.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che una persona, per il fatto di piangere e disperarsi, stia realmente chiedendo aiuto; cos\u00ec come non \u00e8 detto che una persona che si lascia andare, che si abbatte, che sprofonda in un cupo fatalismo, desideri realmente essere aiutata ad uscirne.<\/p>\n<p>Lasciamo da parte il caso della depressione vera e propria, della depressione in senso clinico, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, in essa, la malattia consiste proprio nella abdicazione della volont\u00e0; nella rinuncia, per cos\u00ec dire, a contrastare il proprio malessere e a mostrare la determinazione di ritrovare il proprio equilibrio ed il proprio benessere.<\/p>\n<p>Parliamo invece di tutte quelle persone, il cui numero \u00e8 legione, le quali, pur non potendosi definire, a rigor di termini, depresse, presentano tuttavia una deviazione della volont\u00e0 ed un ripiegamento della coscienza di s\u00e9, del proprio diritto-dovere di star bene, cio\u00e8 di vivere in equilibrio con se stesse e con il mondo esterno; di tutte quelle persone le quali, senza del tutto rendersene conto, e tuttavia con un qualche barlume di ci\u00f2, stanno barando con se stesse e soffrono senza una vera volont\u00e0 di uscire dalla sofferenza, perch\u00e9, per varie ragioni, hanno finito per adattarvisi.<\/p>\n<p>Non si tratta di simulatori, perch\u00e9 il loro comportamento non \u00e8 intenzionale o, almeno, non lo \u00e8 del tutto; un po&#8217; come gli ipocondriaci, dei quali abbiamo recentemente parlato, questi afflitti di un genere un po&#8217; particolare non desiderano consolazione, ma compatimento a tempo indeterminato, il che \u00e8 una cosa completamente diversa.<\/p>\n<p>La compassione \u00e8 il sentimento che l&#8217;anima ben nata non pu\u00f2 non provare davanti allo spettacolo del dolore, dell&#8217;infelicit\u00e0, dello smarrimento di un&#8217;altra anima: \u00e8 il sentimento che proviamo quando udiamo un gattino abbandonato miagolare nella notte, per la fame e per la paura; quando vediamo un passerotto caduta dal nido e incapace di volare, che si trascina, goffo e terrorizzato, quasi presago della fine imminente che lo aspetta; ma anche, ovviamente, quando c&#8217;imbattiamo in un uomo o in una donna soli e abbandonati, sofferenti nel corpo o nell&#8217;anima, privi di qualunque speranza e di qualunque umano sollievo.<\/p>\n<p>Il compatimento \u00e8 una cosa diversa: pur venendo dalla stessa radice, \u00abpatire insieme a qualcuno\u00bb, nel compatimento vi \u00e8 sempre una sfumatura di fastidio, se non di disprezzo, perch\u00e9 ci si trova in presenza di qualcuno che il dolore se lo \u00e8 andato a cercare, di qualcuno che ha fatto di tutto per rendersi infelice; e dunque colui che cerca il compatimento degli altri \u00e8 un individuo che ha smarrito il senso della propria dignit\u00e0 e del rispetto dovuto a se stesso.<\/p>\n<p>Se, poi, qualcuno \u00e8 alla perenne ricerca di un perenne compatimento, allora la cosa diventa fin troppo chiara: si tratta di un&#8217;anima che non ha alcuna intenzione di farsi aiutare, perch\u00e9 ci\u00f2 implicherebbe un impegno per aiutarsi da s\u00e9 o, quanto meno, una volont\u00e0 di cambiare la propria situazione; ma il cui unico piacere consiste nel sentirsi dire quanto sia infelice, quanto sia sfortunata, quanto la vita sia stata ingiusta con lei, eccetera.<\/p>\n<p>Consolare gli afflitti, dunque? Certamente, ma a patto che costoro vogliano essere davvero consolati e non semplicemente commiserati, ci\u00f2 che non li aiuterebbe ad uscire dalle loro difficolt\u00e0, n\u00e9 a prendere coscienza della reale natura del loro problema.<\/p>\n<p>Ogni difficolt\u00e0 umana, infatti, presenta un duplice aspetto: esterno ed interno.<\/p>\n<p>Quello esterno \u00e8 in gran parte nelle mani di altre persone o di circostanze che non dipendono da noi, se non in minima parte: una moglie o un marito impossibili, dei figli o difficili o dei genitori latitanti, dei colleghi di lavoro sgradevoli e invidiosi: non \u00e8 in nostro potere cambiare gli altri e non sempre \u00e8 possibile cambiare lavoro o luogo di residenza, al massimo possiamo studiare delle strategie per ridurre l&#8217;impatto negativo che essi esercitano su di noi.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto interno \u00e8 quello in cui abbiamo la possibilit\u00e0 di agire in maniera radicale, non accontentandoci di compromessi o palliativi: perch\u00e9 si tratta di agire su noi stessi, e questo niente e nessuno possono impedircelo, se noi non lo vogliamo; ma \u00e8 anche, a ben guardare, il pi\u00f9 impegnativo, quello che richiede la pi\u00f9 lunga e metodica preparazione.<\/p>\n<p>Qui, infatti, non sono possibili scorciatoie, n\u00e9 si danno colpi di fortuna improvvisi: siamo a tu per tu con noi stessi, indipendentemente dal luogo in cui viviamo, dal lavoro che svolgiamo, dalle persone che ci circondano; non esistono scuse, non esistono giustificazioni di sorta, quel che riusciamo a fare di noi dipende solamente da noi stessi, tanto nel bene come nel male.<\/p>\n<p>E la nostra nuda verit\u00e0, non di rado, ci spaventa: vorremmo ritrarci, vorremmo guardare altrove: non abbiamo il coraggio di osservarci a lungo con spirito imparziale, con animo non giudicante, ma neppure troppo propenso alla facile assoluzione.<\/p>\n<p>Torniamo sempre all&#8217;antichissima, fondamentale regola numero uno, quella da cui sono partiti tutti i veri filosofi: conosci te stesso.<\/p>\n<p>Quanto male esiste nel mondo, per causa nostra; quanto male facciamo, a noi stessi e agli altri, per una radicale, colpevole ignoranza di noi medesimi.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi incredibile il fatto che molti esseri umani inseguano forme elevate di sapere, riescano a distinguersi e persino ad eccellere nel campo della scienza, della ricerca, del pensiero, senza avere mai trovato il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 intellettuale necessari per guardarsi dentro, a lungo e senza trucchi n\u00e9 inganni; per guardarsi cos\u00ec come sono realmente.<\/p>\n<p>Eppure, tutto parte da qui e tutto ritorna qui: la salute e la malattia; la verit\u00e0 e la menzogna; il bene e il male; il giusto e l&#8217;ingiusto; il dare e l&#8217;avere; la salvezza e la perdizione.<\/p>\n<p>Una vita ben vissuta \u00e8 quella di chi abbia saputo gettare uno sguardo chiarificatore dentro se stesso, spingendosi fino alle proprie pi\u00f9 riposte profondit\u00e0, riconoscendole, accettandole, elaborandole, trasportandole verso le regioni superiori del proprio palazzo interiore.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 compito pi\u00f9 importante di questo, anche se molte sono le cose che ci paiano urgenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Discorso della Montagna, cuore vivo e pulsante del lieto annuncio di Cristo agli uomini, si dice, al secondo punto (Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[109,157],"class_list":["post-24212","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-chiesa-cattolica","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24212","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24212"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24212\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}