{"id":24210,"date":"2012-07-27T12:04:00","date_gmt":"2012-07-27T12:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/27\/conservare-intatti-i-propri-sogni-per-non-morire-dentro\/"},"modified":"2012-07-27T12:04:00","modified_gmt":"2012-07-27T12:04:00","slug":"conservare-intatti-i-propri-sogni-per-non-morire-dentro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/27\/conservare-intatti-i-propri-sogni-per-non-morire-dentro\/","title":{"rendered":"Conservare intatti i propri sogni per non morire dentro"},"content":{"rendered":"<p>Tutti gli esseri umani, al di l\u00e0 di ci\u00f2 in cui dicono di credere e delle formule con le quali sono soliti ammantarsi, possono essere divisi in due sole, grandi categorie antropologiche: quella di quanti hanno saputo conservare i propri sogni e quella di coloro che li hanno seppelliti.<\/p>\n<p>Questa ripartizione equivale, in sostanza, a quella, solo apparentemente pi\u00f9 drastica (ma la maggiore drasticit\u00e0 \u00e8 nel vocabolario, non nei fatti), fra quanti sono realmente vivi, con l&#8217;anima desta e pronta ad accogliere fervidamente il reale, e quanti sono, in realt\u00e0, morti: morti spiritualmente, morti dentro, anche se loro stessi, magari, non se ne sono resi conto e anche se riempiono il cimitero della loro vita con una quantit\u00e0 di parole e di azioni.<\/p>\n<p>Un proverbio degli aborigeni australiani afferma che colui che perde i suoi sogni, perde se stesso; e questo perch\u00e9 la mitologia di quel popolo \u00e8 tutta pervasa dalla nozione del &quot;tempo del sogno&quot;, (&quot;dreamtime&quot;) percepito come la vera dimensione della realt\u00e0, anteriore a quella storica e materiale; pi\u00f9 precisamente, il &quot;tempo del sogno&quot; corrisponde all&#8217;epoca antecedente alla creazione del mondo, quando le creature sognanti cantavano tutto il creato, per cui il mondo altro non \u00e8 che la risultante di un tessuto musicale fatto, come direbbe lo Shakespeare della \u00abTempesta\u00bb, della stessa sostanza dei sogni.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una saggezza ancestrale in questa concezione del mondo, antica decine di migliaia di anni; faremmo bene, noi uomini moderni e &quot;civilizzati&quot;, a non sottovalutarla e a non respingerla sdegnosamente, solo perch\u00e9 &quot;non razionale&quot; e &quot;non scientifica&quot;: infatti esiste una verit\u00e0 che sta al di l\u00e0 e al di sopra della ragione e per la quale il nostro sapere scientifico non \u00e8 che la descrizione puramente esteriore delle cose e dei fenomeni.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 un uomo senza i suoi sogni? Un vuoto simulacro; un contenitore privo di contenuto; un grumo di ambizioni, paure, desideri, calcoli e astuzie; un essere-per-la-morte che \u00e8 gi\u00e0 morto da un pezzo e gi\u00e0 manda cattivo odore, cosa di cui gli altri si accorgono, ma non lui, aggrappato alle sue illusioni, a suo mezzo sapere, al suo sopravvivere quotidiano da ranocchio sprofondato nel fango della palude.<\/p>\n<p>Ma cosa sono i nostri sogni, senza i quali non possiamo dirci realmente vivi? Sono la dimensione dello stupore e dell&#8217;entusiasmo; l&#8217;intuizione dell&#8217;infinito che accompagna la scoperta del mondo da parte del bambino e che poi, col passare degli anni e con il crescere dell&#8217;esperienza, tende a contrarsi, ad atrofizzarsi, a scomparire.<\/p>\n<p>Il bambino sogna naturalmente, perch\u00e9 il mondo intero, per lui, \u00e8 una immensa, quotidiana, gioiosa scoperta dell&#8217;illimitato e del fantastico; o, almeno, cos\u00ec \u00e8 per il bambino normale, cui non \u00e8 stato rubato il fiore dell&#8217;infanzia e cui gli adulti non hanno imposto sulle spalle un fascio sproporzionato alla sua et\u00e0, &quot;responsabilizzandolo&quot; in maniera brutale e prematura.<\/p>\n<p>Laddove l&#8217;infanzia \u00e8 lasciata libera di percorrere la propria strada (il che non equivale a dire che i bambini debbano essere eternamente protetti sotto una campana di vetro), il sogno si manifesta come la modalit\u00e0 fondamentale del conoscere e dell&#8217;apprendere; tanto \u00e8 vero che un bambino impara pi\u00f9 cose per mezzo di fiabe, di recite teatrali, di giochi e di fantasticherie, nelle quali s&#8217;immedesima senza residui, che non per mezzo di qualsiasi forma di apprendimento tipica dell&#8217;et\u00e0 adulta. Ad esempio, una bambina che, nel corso di un gioco, stringe in pugno la sua bacchetta magica, non finge di essere una fata, ma si sente ed \u00e8 una fata, a tutti gli effetti; e lo stesso accade ad un bambino che, nel corso di una recita, interpreta Arlecchino o Balanzone.<\/p>\n<p>Parafrasando un po&#8217; il Vangelo, potremmo dire che chi non sa farsi piccolo come un bambino, non merita di conoscere la verit\u00e0; perch\u00e9 la verit\u00e0 non \u00e8, come volevano gli illuministi, un dato oggettivo e razionalmente deducibile per tutti allo stesso modo, o almeno non lo \u00e8 quel grado di verit\u00e0 cui possiamo accedere noi esseri umani; ma \u00e8 il riconoscimento del mistero dell&#8217;essere, mistero cui il bambino \u00e8 spontaneamente pi\u00f9 vicino dell&#8217;adulto, reso presuntuoso dal sapere libresco.<\/p>\n<p>Conservare i propri sogni vuol dire saper sognare davanti al mistero dell&#8217;essere, mantenere la freschezza e lo stupore di quando eravamo bambini.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una bellissima opera dello scultore Arturo Martini, realizzata nel 1932 e intitolata \u00abChiaro di luna\u00bb, oggi conservata nel Museo Middelheim di Anversa, che ben rappresenta questo concetto. Rappresenta due fanciulle affacciate al balcone di casa mentre guardano in alto, nella serenit\u00e0 della notte estiva, lo spettacolo meraviglioso &#8211; che lo spettatore pu\u00f2 solo intuire &#8211; del diafano disco lunare che spande un alone argenteo sulle cose immerse nel sonno.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, nella loro postura e nei loro sguardi, un tale estatico rapimento, che tutta la scena s&#8217;illumina del loro stupore, senza bisogno del bench\u00e9 minimo fronzolo: non c&#8217;\u00e8 alcun elemento descrittivo, infatti, oltre al balcone con le sue colonnine, cui una delle due ragazze si appoggia, mentre l&#8217;altra le posa il braccio intorno alle spalle; tutto l&#8217;insieme \u00e8 estremamente spoglio ed essenziale e vive soltanto di quel loro stare dritte in contemplazione, di quei loro sguardi perduti nell&#8217;incanto del cielo notturno.<\/p>\n<p>Come scrivono L. Castelfranchi Vegas ed E. Cerchiari Necchi (in: \u00abIl cammino dell&#8217;arte\u00bb, Milano, Signorelli, 1974, vol. 2, p. 223), Martini, in quest&#8217;opera, trova una rara felicit\u00e0 d&#8217;intuizione plastica che si esprime per mezzo di una suggestiva novit\u00e0 del tema, evocante un&#8217;atmosfera favolosa: ed \u00e8 proprio l&#8217;atmosfera favolosa che scaturisce dall&#8217;atteggiamento e dallo sguardo delle due giovani, perdute, si direbbe, e quasi spaesate di fronte all&#8217;immenso mistero della notte e del cielo stellato, la vera protagonista del rilievo di Arturo Martini (con buona pace di Marinetti e dei futuristi, cui i chiari di luna non piacevano, cos\u00ec come non piacevano l&#8217;estasi e la contemplazione).<\/p>\n<p>Ebbene, un po&#8217; di quell&#8217;atteggiamento di freschezza, di stupore, di ammirazione, di apertura verso il mistero delle cose, \u00e8 proprio ci\u00f2 di cui avrebbe bisogno l&#8217;uomo moderno, tutto preso dai ritmi febbrili della societ\u00e0 di massa e dai tirannici automatismi delle macchine, queste nostre schiave che hanno finito per diventare le nostre signore e padrone.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 a cosa stanno pensando, le due protagoniste dell&#8217;opera di Martini, mentre i loro occhi sono cos\u00ec spalancati (bench\u00e9 risultino appena sbozzati nel tratto sobrio, arcaizzante, ieratico dell&#8217;autore) davanti alla magia del chiarore lunare, in quell&#8217;ora in cui le cose sembrano fermarsi e tutto appare possibile e realizzabile, complice la poesia di una stella cadente.<\/p>\n<p>Tutta la loro meraviglia non \u00e8 propriamente nello sguardo, che possiamo soltanto immaginare, ma nel modo in cui si affacciano al balcone e specialmente nell&#8217;inclinazione del capo, laterale nella fanciulla di sinistra, quella che appoggia le mani sulla balaustra, all&#8217;indietro in quella di destra, quella che lascia pendere un braccio lungo il corpo e tiene l&#8217;altro alzato ad avvolgere le spalle dell&#8217;amica o, forse, della sorella.<\/p>\n<p>I loro vestiti semplicissimi e leggeri, le loro braccia nude non lasciano dubbi sul fatto che la stagione \u00e8 quella estiva, quando la brezza che soffia dal fiume porta un grato refrigerio e tutta la campagna sembra rianimarsi dopo il caldo opprimente delle ore diurne; mentre un silenzio maestoso, eppure dolcissimo, cala sulla terra e avvolge, ovattandoli, i suoni della vita, con la sola eccezione dello stormire continuo e leggero delle fronde che paiono scrollarsi inquiete nel grande mistero della notte.<\/p>\n<p>Quella freschezza, quella capacit\u00e0 di meravigliarsi, di aprirsi con tutto il proprio essere all&#8217;invito che promana dalle cose, alla domanda di senso che emerge dalle profondit\u00e0 dell&#8217;anima, sono il tratto distintivo di colui che \u00e8 rimasto giovane dentro, pieno di vita e di entusiasmo, nonostante le sconfitte, le delusioni e le amarezze che fatalmente, prima o poi, arrivano per tutti, ma che non su tutti agiscono allo stesso modo.<\/p>\n<p>Alcuni ne restano sconvolti, piegati, intimamente distrutti; sopravvivono fisicamente, ma \u00e8 come se le se le radici della loro anima fossero avvizzite per sempre, similmente a ci\u00f2 che accade quando una gelata fuori stagione brucia i fiori che gi\u00e0 si erano dischiusi al tepore della primavera.<\/p>\n<p>E quando diciamo che \u00e8 importante la capacit\u00e0 di sognare, non intendiamo una forma di evasione dalla realt\u00e0, ma una percezione pi\u00f9 intensa e pi\u00f9 ampia della realt\u00e0; n\u00e9 crediamo sia un caso che Shakespeare &#8211; ancora lui! -, nell&#8217;\u00abAmleto\u00bb, faccia dire al principe di Danimarca che esistono pi\u00f9 cose sulla terra e in cielo di quante ne possa sognare tutta la nostra filosofia: in questo caso, &quot;sognare&quot; \u00e8 adoperato nel senso di &quot;vaneggiare&quot;, ma, significativamente, con riferimento non alla sbrigliata immaginazione, bens\u00ec ai dogmi arroganti del Logos calcolante.<\/p>\n<p>\u00abLascia che i morti seppelliscano i loro morti\u00bb, dice Ges\u00f9 a un tale che voleva diceva di volerlo seguirlo, ma di dover prima occuparsi del funerale del proprio padre (Luca, 9, 60), \u00abtu va&#8217; ad annunciare il Regno di Dio\u00bb. Parole dure, che paiono impietose, addirittura incomprensibili. Eppure il significato \u00e8 chiaro: Dio \u00e8 il Signore della vita, e seguirlo vuol dire votarsi alla vita, con tutto ci\u00f2 che ne consegue; non alla morte.<\/p>\n<p>Ogni volta che lasciamo spegnere in noi il sacro fuoco della vita, dell&#8217;entusiasmo, dello stupore, della freschezza, noi commettiamo un delitto contro la vita, cio\u00e8 contro il creato e contro la parte pi\u00f9 vera e profonda di noi stessi; ogni volta che ci accodiamo alle mode del conformismo, ogni volta che abdichiamo alla nostra unicit\u00e0 ed eccezionalit\u00e0 per farci pecore nel gregge belante e brucante, noi uccidiamo la vita che \u00e8 in noi e diventiamo tetri servitori dell&#8217;uniformit\u00e0, della piattezza, della morte.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 abbiamo pi\u00f9 volte sostenuto che \u00e8 il disincanto il pi\u00f9 grave pericolo contro il quale dovremmo incessantemente lottare, la pi\u00f9 grave minaccia che la civilt\u00e0 moderna sta portando contro le radici della nostra anima, cercando di farle seccare e avvizzire. Il disincanto spegne la sete della poesia, e la poesia si alimenta del desiderio e del bisogno della bellezza; la bellezza, a sua volta, svolge una insostituibile funzione educativa nel percorso della nostra vita. Etica ed estetica sono strettamente correlate.<\/p>\n<p>La scienza e la tecnica, o piuttosto la prospettiva prometeica e materialistica che attualmente le caratterizza, hanno spogliato il mondo del suo incanto, mentre gli adulti, accecati dai loro spettacolari trionfi, congiurano per derubare il bambino &#8211; non solo il bambino che \u00e8 tale per l&#8217;et\u00e0, ma anche il bambino che \u00e8 in ciascuno di noi &#8211; della sua ricchezza pi\u00f9 grande: quel velo di poesia che avvolge le cose e le trasfigura in una alone di bellezza e di mistero.<\/p>\n<p>Senza il senso della bellezza, senza lo stupore davanti al mistero, l&#8217;uomo perde la sua umanit\u00e0, si inaridisce, si pietrifica, si disumanizza: diventa il padrone capriccioso e dispotico degli enti, il dominatore spietato dei suoi simili, il tiranno implacabile di se stesso. Diventa il costruttore della Torre di Babele, l&#8217;eterno Adamo che pretende di stabilire da se stesso che cosa sia bene e che cosa sia male per se stesso e per gli altri.<\/p>\n<p>Reso insensibile dalla superbia intellettuale, dal delirio della volont\u00e0, imperversa con imperio crudele su s\u00e9 e sulle cose; non si accorge nemmeno della crudelt\u00e0 cui si abbandona, perch\u00e9 non la riconosce come tale, ma la ammanta con i falsi nomi di &quot;razionalizzazione&quot;, &quot;efficienza produttiva&quot;, &quot;esigenze dell&#8217;economia, della politica, della difesa&quot;: suprema ipocrisia, quest&#8217;ultima, che chiama sistematicamente &quot;difesa&quot; la scientifica, sistematica determinazione di aggredire, sopraffare, dominare l&#8217;altro.<\/p>\n<p>L&#8217;anima che ha saputo conservare i suoi sogni e che si \u00e8 votata alla bellezza della vita e non ai lugubri rituali della morte, non \u00e8 aggressiva, non vuol sopraffare e dominare nessuno, n\u00e9 uomini, n\u00e9 cose; non vede il mondo come il campo di battaglia delle sue smisurate ambizioni e l&#8217;obiettivo dei suoi insaziabili appetiti, ma come il luogo incantato ove essa \u00e8 chiamata ad aprirsi, a riconoscersi, a trasfigurarsi, mediante una costante proiezione verso l&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Quanti sono rigonfi di un falso sapere e di una scienza presuntuosa e arrogante, rideranno di lei e dei suoi sogni, della sua nostalgia d&#8217;infinito; ma ci\u00f2 non ha alcuna importanza. Il valore di ci\u00f2 che \u00e8 importante non si misura mai nel contingente, ma si proietta nello splendore dell&#8217;eterno. E noi, che lo sappiamo o no, siamo cittadini dell&#8217;eterno, non del contingente..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti gli esseri umani, al di l\u00e0 di ci\u00f2 in cui dicono di credere e delle formule con le quali sono soliti ammantarsi, possono essere divisi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-24210","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24210"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24210\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}