{"id":24208,"date":"2009-09-06T04:22:00","date_gmt":"2009-09-06T04:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/06\/la-consapevolezza-e-una-forma-di-conoscenza-piu-alta-del-logos-razionale\/"},"modified":"2009-09-06T04:22:00","modified_gmt":"2009-09-06T04:22:00","slug":"la-consapevolezza-e-una-forma-di-conoscenza-piu-alta-del-logos-razionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/06\/la-consapevolezza-e-una-forma-di-conoscenza-piu-alta-del-logos-razionale\/","title":{"rendered":"La consapevolezza \u00e8 una forma di conoscenza pi\u00f9 alta del Logos razionale"},"content":{"rendered":"<p>Una delle cose pi\u00f9 difficili da realizzare, per un Occidentale che si sforzi di percorrere il cammino che conduce verso la consapevolezza spirituale, \u00e8 l&#8217;abbandono dell&#8217;atteggiamento mentale giudicante nei confronti delle cose e delle situazioni.<\/p>\n<p>Appesantiti da un eccesso di razionalismo e di moralismo (non di morale), noi siamo portati a credere che su tutto e su tutti si debba esercitare una funzione di giudizio, separando nettamente il male dal bene. Ora, \u00e8 perfettamente vero che, nella sfera della vita pratica, noi possiamo e dobbiamo fare questo; ma da ci\u00f2 non consegue affatto che dobbiamo coinvolgerci nella parte del giudice, fino al punto di scordare che nulla e nessuno garantisce che noi siamo anche dei giudici imparziali.<\/p>\n<p>Inoltre, si tratta di vedere su che cosa noi esercitiamo il giudizio. Se lo esercitiamo sulle azioni, \u00e8 un conto; ma se lo esercitiamo sulle persone che le compiono o sulle loro motivazioni recondite, \u00e8 tutta un&#8217;altra faccenda: nella quale dovremmo avere l&#8217;onest\u00e0 di riconoscere che non ne sappiamo assolutamente abbastanza per formulare un giudizio.<\/p>\n<p>Dunque: se io assisto ad una azione malvagia, e posso impedirla, ho il dovere di intervenire per fermarla; in molti casi, anzi, ho tale dovere anche se mi rendo conto che il mio intervento non sar\u00e0 sufficiente. Quindi, se intervengo, \u00e8 chiaro che ho esercitato un giudizio: un giudizio \u00e8 quella operazione della mente che rende possibile la scelta. Se giudico che una determinata cosa sia male, ad esempio, posso scegliere di non compierla; mentre, se giudico che sia bene, sceglier\u00f2 di compierla o cercher\u00f2 di perseguirla.<\/p>\n<p>Tuttavia, questo tipo di atteggiamento \u00e8 valido &#8211; come abbiamo accennato &#8211; solo nella dimensione della vita pratica. Nella vita pratica, le azioni benefiche vanno incoraggiate e premiate, e quelle malefiche vanno condannate e punite. Ma non sempre \u00e8 facile stabilire quali azioni rientrino nell&#8217;una o nell&#8217;altra categoria. Schiacciare una zanzara che mi molesta \u00e8 ritenuta un&#8217;azione lecita (piuttosto che buona); ma sarebbe difficile negare che anche la zanzara svolga una funzione utile, nel complesso della biosfera, e che anch&#8217;essa avrebbe il diritto di vivere, esattamente come ce l&#8217;ha qualsiasi altro essere vivente, uomo compreso.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima considerazione ci lascia intravedere il successivo livello di ragionamento. Al di sopra della sfera della vita pratica, vi sono le dimensioni spirituali che, mano a mano, si avvicinano alla purezza e all&#8217;unit\u00e0 originaria dell&#8217;Essere. Per il ricercatore spirituale che riesca a portarsi a quei livelli, appare chiaro come il male e il bene, in se stessi, non esistano, in quanto la loro polarit\u00e0 e opposizione, cos\u00ec evidenti e necessarie nella dimensione del contingente e del relativo, perdono di significato in quella dell&#8217;assoluto e del necessario.<\/p>\n<p>Nel mondo del relativo, del manifestato, e quindi dell&#8217;illusorio (velo di Maya), noi vediamo e giudichiamo che il buio \u00e8 necessario a definire la luce; il freddo, a definire il caldo; l&#8217;umido, a definire il secco; la malattia, a definire la salute; i femminile, a definire il maschile; la morte, a definire la vita.<\/p>\n<p>Ma, nella dimensione dell&#8217;assoluto, le cose stanno in modo ben diverso: l\u00ec non vi sono coppie di opposti che si respingono e si attraggono, per poi respingersi di nuovo, e cos\u00ec via all&#8217;infinito; l\u00ec, regna una perfetta armonia, in cui le antinomie della vita sono risolte e le contraddizioni, felicemente superate.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene per gradi: finch\u00e9, giunti in cima alla piramide (ma nessuno mai vi si \u00e8 neppure avvicinato, per cui queste nostre parole non sono che un incerto balbettio relativo a cose troppo pi\u00f9 grandi di noi), si giunge alla perfetta unit\u00e0 dell&#8217;Essere: dove non vi \u00e8 buio, n\u00e9 luce; caldo, n\u00e9 freddo; secco, n\u00e9 umido; salute, n\u00e9 malattia; vita, n\u00e9 morte. L&#8217;Essere \u00e8 soltanto e unicamente essere: essere pieno, sovrabbondante, che tutto abbraccia e porta a perfezione.<\/p>\n<p>Quando il ricercatore spirituale si spinge in queste alte regioni dello spirito, deve abbandonare l&#8217;atteggiamento giudicante: perch\u00e9, mancando la polarit\u00e0 e la contrapposizione, viene meno la necessit\u00e0 del giudizio e, quindi, della scelta. Non si tratta pi\u00f9 di giudicare e di scegliere, ma di accettare tutto, incondizionatamente, gioiosamente: perch\u00e9 tutto \u00e8 uno; o, meglio, perch\u00e9 tutto \u00e8 non dualit\u00e0: n\u00e9 Questo, n\u00e9 Quello.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il santo ed il mistico sono delle persone pacificate, serene ed equanimi: esse, infatti, hanno superato la dimensione del relativo e, con essa, la necessit\u00e0 del giudizio e della scelta; e sono giunti in una regione ove si tratta solo e unicamente di dire s\u00ec: s\u00ec alla vita, s\u00ec alle cose, s\u00ec al mondo, s\u00ec all&#8217;Essere.<\/p>\n<p>\u00c8 un atto di fiducia totale e senza alcuna riserva mentale, esattamente come avviene nel culmine del sentimento d&#8217;amore.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un bell&#8217;apologo sulla vita di Buddha, che illustra efficacemente questo concetto.<\/p>\n<p>Lo riferisce Osho Rajneesh nel suo libro \u00abDalla medicazione alla meditazione\u00bb (titolo originale \u00abFrom Medication tu Meditation\u00bb, Poona, 1990; di Swami Ananda Videha, Como, Red Edizioni, 1993, pp. 110-12):<\/p>\n<p>\u00abUn bellissimo aneddoto della vita di Buddha&#8230; una mattina, un uomo gli chiese: &quot;Esiste Dio?&quot;, Buddha guard\u00f2 quell&#8217;uomo ,lo scrut\u00f2 negli occhi e disse: &quot;No, non esiste alcun Dio&quot;. Quello stesso giorno, nel pomeriggio, un uomo chiese: &quot;Cosa pensi di Dio? Esiste?&quot;. Di nuovo Buddha lo guard\u00f2 negli occhi e disse: &quot;S\u00ec, Dio esiste!&quot;.<\/p>\n<p>Ananda, che lo accompagnava, rimase molto perplesso, ma era sempre molto attento a non interferire mai in nulla. Poteva chiedere chiarimenti la notte, quando tutti se ne erano andati e Buddha stava andando a dormire.<\/p>\n<p>Quella sera, mentre il sole stava tramontando, un terzo uomo si present\u00f2 con la stessa domanda, formulata in maniera molto diversa. Disse: &quot;Ci sono persone che credono in Dio, e c sono persone che non credono in Dio. Io non so da che parte stare. Aiutami!&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione di Ananda divenne molto intesa: cosa avrebbe detto, in questo caso? Nello stesso giorno, Buddha aveva dato due risposte completamente diverse, ed ora ecco che sorgeva una terza opportunit\u00e0 di risposta&#8230; E non esisteva una terza ipotesi! Invece, Buddha diede una terza risposta: non parl\u00f2, chiuse semplicemente gli occhi&#8230; la sera era meravigliosa, gli uccelli si stavano ritirando sui rami degli alberi (Buddha si trovava in un boschetto di manghi), il sole stava calando, una brezza rinfrescante si era levata&#8230; l&#8217;uomo, vedendo che Buddha era seduto con gli occhi chiusi, pens\u00f2 che forse quella era la risposta; per cui si sedete a sua volta e chiuse gli occhi.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 un&#8217;ora, l&#8217;uomo apr\u00ec gli occhi, tocc\u00f2 i piedi di Buddha e disse:: &quot;La tua compassione \u00e8 immensa, mi hai dato la risposta&#8230; te ne sar\u00f2 sempre riconoscente&quot;.<\/p>\n<p>Ananda non poteva credere, anche perch\u00e9 Buddha non aveva detto una sola parola. Quando l&#8217;uomo si fu allontanato, perfettamente appagato della risposta, Ananda chiese a Buddha: &quot;Questo \u00e8 troppo! Sono sull&#8217;orlo di una crisi nervosa. A un uomo hai detto che Dio non esiste, all&#8217;altro che esiste, e al terzo non hai dato risposta alcuna&#8230; e questo strano tipo dice di aver ricevuto la risposta, di essere soddisfatto e riconoscente, e ti tocca i piedi. Cosa sta succedendo?<\/p>\n<p>Buddha disse: &quot;Ananda, innanzitutto devi ricordarti che quelle non erano domande tue, e quelle risposte non erano indirizzate a te. Perch\u00e9 ti preoccupi inutilmente dei problemi degli altri? Prima di tutto , risolvi i tuoi problemi!&quot;.<\/p>\n<p>Ananda disse: &quot;Questo \u00e8 vero: le domande non erano mie, e le risposte non erano indirizzate a me. Ma cosa ci posso fare? Ho le orecchie e posso sentire, e ho sentito e ho visto, e ora tutta questa storia mi lascia perplesso. Qual \u00e8 la giusta risposta?&quot;.<\/p>\n<p>Buddha disse: &quot;Giusta? La risposta giusta \u00e8 la consapevolezza. Il primo uomo era un teista. Voleva il mio sostegno: credeva in Dio. Era venuto qui con una risposta prefabbricata, voleva solo il mio appoggio, per poi poter andare in giro a dire: &#8216;Ho ragione, anche Buddha la pensa cos\u00ec&#8217;. A lui ho dovuto rispondere negando, solo per disturbare il suo credo, perch\u00e9 credere significa non conoscere. Il secondo uomo era un ateo. Anche lui si \u00e8 presentato con una risposta precostruita: crede che Dio non esista, voleva il mio appoggio per rafforzare il suo non credere., in modo da poter proclamare a gran voce che io ero d&#8217;accordo con lui! Gli ho dovuto rispondere che Dio esiste, per lo stesso motivo&#8230; se metti a fuoco il mio scopo, non esiste contraddizione alcuna: ho disturbato il credo preconcetto del primo uomo, tanto quanto ho scosso la preconcetta mancanza di fede del secondo. Nel primo caso si tratta di un&#8217;affermazione, nel secondo di una negazione, ma entrambi sono nella stessa situazione. Nessuno dei due \u00e8 un uomo che sa, e nessuno dei due \u00e8 un umile ricercatore: entrambi portavano con s\u00e9 i loro pregiudizi.&quot;<\/p>\n<p>E prosegu\u00ec: &quot;Il terzo uomo era un ricercatore. Non aveva alcun pregiudizio. Mi ha aperto il suo cuore, dicendomi: &#8216;Ci sono persone che credono, e persone che non credono. Per ci\u00f2 che mi riguarda, non so se Dio esiste, oppure no. Aiutami!&#8217; Il solo aiuto che potevo dargli era insegnargli con una lezione di consapevolezza silente; le parole erano assolutamente inutili. Quando ho chiuso gli occhi, egli ha compreso il mio suggerimento: anche lui ha chiuso gli occhi.<\/p>\n<p>Quando sono sceso pi\u00f9 in profondit\u00e0 nel silenzio, lui \u00e8 entrato a far parte del campo di energia prodotto dal mio silenzio e dalla mia presenza, ha iniziato a scendere anche lui el silenzio, a entrare nella consapevolezza. Al trascorrere dell&#8217;ora, sembrava che fossero passati solo pochi minuti&#8230;a parole, non aveva ricevuto alcuna risposta, ma nel silenzio aveva ricevuto la risposta autentica: non ti preoccupare di Dio, non importa se Dio esiste oppure no. Ci\u00f2 che importa \u00e8 se esistono o meno il silenzio e la consapevolezza. Se sei in silenzio e consapevole, tu stesso sei un Dio. Dio non \u00e8 qualcosa di remoto da te: tu puoi essere una mente, oppure un Dio. Nel silenzio e nella consapevolezza la mente si dissolve e scompare e ti rivela la tua stessa essenza divina. Sebbene io non abbia detto nulla al terzo uomo, egli ha ricevuto la risposta, e l&#8217;ha colta nel modo giusto&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Naturalmente, questa bella storia si presta allo svolgimento di una pluralit\u00e0 di riflessioni e di insegnamenti; noi, per\u00f2, ci limiteremo all&#8217;ambito che ci eravamo prefissi, ossia il superamento della funzione giudicante dell&#8217;io e l&#8217;accettazione incondizionata del Tutto, allorch\u00e9 ci si spinge nelle dimensioni spirituali superiori.<\/p>\n<p>La funzione giudicante \u00e8 un aspetto del Logos razionale, strumentale e calcolante: strumentale, perch\u00e9 non vede attorno a s\u00e9 dei fini, ma solo degli strumenti per accrescere la propria potenza; calcolante, perch\u00e9 non \u00e8 capace di contemplazione pura e disinteressata, ma solo di calcolo utilitaristico nei confronti degli enti.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;anima si porta al di sopra della sfera del contingente e del relativo, cio\u00e8 del manifestato e dell&#8217;illusorio, il Logos razionale si rivela un organo di conoscenza assolutamente inadeguato. La vera conoscenza, infatti, non \u00e8 quella che nasce da un rapporto strumentale e calcolante fra la ragione e il mondo; ma, al contrario, quella che pone la mente e ogni altra facolt\u00e0 dell&#8217;essere individuale in armonia con la forza cosmica, di cui \u00e8 parte.<\/p>\n<p>Porsi in armonia significa abbandonare l&#8217;atteggiamento utilitaristico e manipolatorio e la pretesa di una scienza quantitativa e puramente oggettiva, per farsi tutt&#8217;uno con le cose, con il mondo; a cominciare, come dice Buddha, dal silenzio. Il silenzio, ossia la sospensione della parola e del ragionamento discorsivo ad essa sotteso, \u00e8 la via privilegiata per oltrepassare la dimensione materiale dell&#8217;esistenza, e incominciare la salita verso le dimensioni spirituali.<\/p>\n<p>Porsi in armonia con l&#8217;Essere, significa intuire che tutto ci\u00f2 che esiste, esiste per il bene; che tutte le contraddizioni e le contrapposizioni sono, in realt\u00e0, illusorie; che tutto, perfino il Diavolo, collabora al grande progetto divino. Come dice Georges Bernanos, significa capire che \u00abtutto \u00e8 grazia\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle cose pi\u00f9 difficili da realizzare, per un Occidentale che si sforzi di percorrere il cammino che conduce verso la consapevolezza spirituale, \u00e8 l&#8217;abbandono dell&#8217;atteggiamento<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[92],"class_list":["post-24208","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24208\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}