{"id":24201,"date":"2021-09-17T10:13:00","date_gmt":"2021-09-17T10:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/17\/conoscersi-e-accettarsi-e-vivere-la-verita-di-se-stessi\/"},"modified":"2021-09-17T10:13:00","modified_gmt":"2021-09-17T10:13:00","slug":"conoscersi-e-accettarsi-e-vivere-la-verita-di-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/17\/conoscersi-e-accettarsi-e-vivere-la-verita-di-se-stessi\/","title":{"rendered":"Conoscersi e accettarsi \u00e8 vivere la verit\u00e0 di se stessi"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una parola che, da qualche tempo a questa parte, viene terribilmente abusata nel linguaggio comune, \u00e8 <em>autenticit\u00e0<\/em>, col suo relativo aggettivo, <em>autentico<\/em>. Tutti dichiarano ad ogni pie&#8217; sospinto &#8212; quasi <em>excusatio non petita<\/em> &#8212; di essere autentici e veraci: perfino i concorrenti di squallidi reality televisivi come <em>Il grande fratello<\/em> e <em>L&#8217;isola dei famosi<\/em>. E poco importa se l&#8217;aspetto stesso di tali personaggi smentisce, pi\u00f9 e meglio di qualsiasi discorso, una simile pretesa: il piatto, banale, assoluto conformismo che traspaiono nell&#8217;acconciatura, nell&#8217;abbigliamento e in tutto il modo di porre la propria persona, dalla radice dei capelli fino alla punta dei piedi. N\u00e9 si venga a dire che queste sono solo le apparenze e che una persona pu\u00f2 benissimo essere autentica, pur seguendo l&#8217;ultima moda: sarebbe come dire che una persona pu\u00f2 essere pacifica anche se viene scossa da continui accessi d&#8217;ira, o che una persona ama gli animali anche se veste pellicce di volpe o di visione e adora sfoggiare borsette di coccodrillo. No, non \u00e8 possibile: se si \u00e8 autentici, non si segue affatto la moda, tanto meno la moda pi\u00f9 stupide ed effimera dell&#8217;ultima ora: perch\u00e9 essere autentici significa essere se stessi; e come pu\u00f2 essere se stesso chi studia il proprio apparire in relazione all&#8217;effetto che pu\u00f2 suscitare sugli altri?<\/p>\n<p>Diamo allora una definizione di autenticit\u00e0. \u00c8 autentica una persona che non solo \u00e8 se stessa, ma che \u00e8 pienamente cosciente di essere quel che \u00e8, pregi e difetti inclusi; e che in qualche misura \u00e8 soddisfatta di essere quel che \u00e8, pur coltivando in s\u00e9 il desiderio di ridurre o contenere i difetti e di potenziare ulteriormente i pregi. Laddove pregi e difetti vanno intesi non in senso puramente soggettivo: perch\u00e9 sarebbe troppo comodo, ad esempi, considerare &quot;pregio&quot; una supposta qualit\u00e0 che gratifica chi la possiede, ma riesce molesta al prossimo; cos\u00ec come sarebbe sbagliato giudicare difetto un&#8217;altra qualit\u00e0 che, pur se vissuta con una certa sofferenza, nondimeno ha la propriet\u00e0 di far crescere il livello di empatia con le persone che sono in relazione con lei. In altre parole, il criterio per giudicare i propri pregi e difetti non pu\u00f2 essere meramente soggettivo: perch\u00e9 se lo fosse, allora ciascuno stabilirebbe cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male, magari calpestando gli altri e ingannando anche se stesso; ma deve essere il pi\u00f9 possibile oggettivo, cio\u00e8 misurabile in base ai frutti che produce nella vita di relazione, oltre che nella vita interiore di quella persona.<\/p>\n<p>Qui abbiamo sfiorato un tasto delicato. Abbiamo affermato che per essere persone autentiche bisogna conoscersi e approvarsi, o almeno accettarsi: il che si presta a un certo margine di ambiguit\u00e0, che ora vedremo di eliminare. Se una persona sente come un difetto la propria eccessiva arrendevolezza, ma, di fatto, gli altri percepiscono quella caratteristica come disponibilit\u00e0, allora il diretto interessato non \u00e8 un buon giudice di se stesso, perch\u00e9 disprezza o sottovaluta il lato positivo di quella sua caratteristica. Se, viceversa, una persona \u00e8 fiera del proprio carattere deciso, ma gli altri lo considerano invece durezza e ostinazione, allora \u00e8 chiaro che il diretto interessato non ha ben giudicato se stesso e persevera in una linea di comportamento che scambia per virtuosa, mentre nei fatti \u00e8 inutilmente oppositiva e conflittuale, anche dove sarebbe possibile ed utile una onesta capacit\u00e0 di compromesso. Non sempre infatti i compromessi sono merce cattiva: lo sono quando implicano la rinuncia ai principi e ai valori; non lo sono quando si risolvono in una capacit\u00e0 di accomodare o ridimensionare tensioni e conflitti che possono essere superati con un minimo dei buona volont\u00e0.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 si ricavano almeno queste conclusioni: che per essere buon giudice di se stesso occorre molta maturit\u00e0; e che se si \u00e8 discretamente maturi, cio\u00e8 spiritualmente evoluti, allora non si cade nell&#8217;errore di scambiare i difetti per virt\u00f9 e le virt\u00f9 per difetti, n\u00e9 in se stessi e nemmeno negli altri, Quante storie di coppie sono minate, sin dall&#8217;origine, da malintesi di questo tipo! Quante volte lui o lei scelgono un partner credendo di aver trovato la persona giusta, e poi restano amaramente delusi, perch\u00e9 non hanno saputo vedere con chiarezza cosa \u00e8 pregio e cosa \u00e8 difetto, ma hanno scambiato le apparenze per la sostanza, ad esempio hanno scambiato una dolcezza esteriore per una bont\u00e0 del cuore, mentre quella dolcezza nasconde una sostanziale indifferenza ai sentimenti altrui e un sostanziale, inguaribile egoismo! In altre parole, e un po&#8217; paradossalmente, \u00e8 buon giudice di se stesso chi ha gi\u00e0 superato la fase dello squilibrio interiore e ha raggiunto, a prezzo di lotte e sofferenze, un proprio equilibrio; mentre chi non lo ha raggiunto non sa giudicare rettamente n\u00e9 a proposito di se stesso, n\u00e9 a proposito degli altri. Di fatto, i peggiori disastri affettivi e le situazioni pi\u00f9 laceranti e inutilmente dolorose sono quelle in cui una persona che si crede capace di amare e di portare del bene agli altri, in pratica \u00e8 mossa dal proprio egoismo e da un bisogno compulsivo di gratificazione, per cui tutto ci che fa, lo fa non per l&#8217;altro, ma per se stessa; e tuttavia non ha abbastanza coraggio o abbastanza onest\u00e0 per guardarsi dentro lealmente e riconoscere la vera natura del suo movente e delle sue azioni. Se un tal genere di persona ne incontra un&#8217;altra onesta e leale, ma un po&#8217;ingenua o sprovveduta sul piano delle relazioni interpersonali, o &#8212; il che \u00e8 lo stesso &#8212; un po&#8217; troppo idealista, costei \u00e8 in grado di provocare molto male all&#8217;altra, ma avvolgendo le proprie azioni di nobili intenti che in realt\u00e0 non ci sono, e quindi seguitando a permanere nella pi\u00f9 grossolana ignoranza a proposito di s\u00e9. In definitiva: essere autentici implica conoscersi in maniera realistica e oggettiva; senza tale presupposto si potr\u00e0 parlare al massimo di sincerit\u00e0 soggettiva, ma non certo di autenticit\u00e0.<\/p>\n<p>Molto utili ci sembrano gli spunti forniti da questa pagina tratta da un&#8217;opera di don Giuseppe Colombero (1925-2019), studioso di teologia, filosofia e psicologia, (in: <em>Dalle parole al dialogo. Aspetti psicologici della comunicazione interpersonale<\/em>, Edizioni Paoline, 1987, pp. 52-54):<\/p>\n<p><em>L&#8217;AUTENTICIT\u00c0, come indica l&#8217;etimologia del termine, \u00e8 ESSERE SE STESSI, VIVERE LA VERIT\u00c0 DI SE STESSI; conoscersi e accettarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>AUTENTICIT\u00c0 e SINCERIT\u00c0 sono intimamente collegate anche se, propriamente, non sono la stessa cosa. Se, per esempio, una persona crede di essere generosa e si descrive come tale, \u00e8 SINCERA anche se avara; le sue parole sono in accordo cin ci\u00f2 che lei pensa di se stessa, anche se ha un&#8217;opinione erronea di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;AUTENTICIT\u00c0 invece suppone una CONOSCENZA VERA di se stessi ed una presentazione di s\u00e9 agli altri PRIVA DI FINZIONE. Autentico l&#8217;uomo che conosce e vive la verit\u00e0 di se stesso, non ha paura di essere chi \u00e8, accetta di coabitare con se stesso cos\u00ec com&#8217;\u00e8, ricco e povero, terso ed opaco, ordine e caos secondo che gli capita o gli conviene, con fedele incoerenza. L&#8217;autenticit\u00e0 \u00e8 questo ACCORDO INTERNO, questa pace con la propria realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 non significa abdicare di fronte all&#8217;opaco e al male che si hanno nell&#8217;animo e nella condotta; non significa rassegnarsi e rinunziare al loro disgusto. Rimane doveroso l&#8217;impegno di far arretrare i loro confini e di rendere sempre pi\u00f9 tersa la propria vita.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;autenticit\u00e0 \u00e8 essere liberi dalla paura del giudizio degli altri, liberi quindi dal desiderio di fingere: non sentirne n\u00e9 la necessit\u00e0 n\u00e9 la voglia. La lettura leale di se stessi e l&#8217;amore preferenziale per la verit\u00e0, qualunque fosse, hanno consentito di giungere a questo coraggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Conoscendo e riconoscendo noi stessi, possiamo camminare avanti e indietro sotto i nostri occhi, a viso scoperto, liberi dalla paura di imbatterci con la nostra vera identit\u00e0 quando forse meno ce lo aspettiamo; liberi dalla paura di noi stessi e degli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci rappacifichiamo con la caratteristica sostanziale della creatura: il LIMITE. Il limite segna il nostro essere lungo tutta la sua frontiera; DE-LIMITA appunto. Il limite \u00e8 il confine col nulla; \u00e8 la linea di demarcazione tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che non si \u00e8, tra ci\u00f2 che si sa e si ha e ci\u00f2 che non si sa e non si ha. \u00c8 il confine tra il giorno e la notte che sono in noi.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo vero accetta il limite senza soccombere sotto l&#8217;angoscia del limite. Sa che esso fa parte della sua identit\u00e0 creaturale; non ha paura di pronunciare le due parole che sembrano provenire proprio dall&#8217;essenza del limite: l&#8217;indigena e la defettibilit\u00e0 che sono le pi\u00f9 difficili da pronunciare tra tutte le parole che costituiscono il lessico umano: GRAZIE e CHIEDO PERDONO; sa riconoscersi debitore senza sentirsi umiliato e sa chiedere perdono senza sentirsi sconfitto.<\/em><\/p>\n<p>Dunque la persona autentica si pu\u00f2 identificare, con ragionevole esattezza, laddove essa \u00e8 capace di ringraziare per i benefici ricevuti e di domandare perdono per i propri errori o le proprie colpe: se non \u00e8 capace di far ci\u00f2, se non ringrazia mai nessuno perch\u00e9 ritiene tutto dovuto, e non si scusa mai perch\u00e9 \u00e8 troppo superba per farlo, allora siamo in presenza di una persona inautentica, cio\u00e8 contraffatta. Quante persone contraffatte ci sono in giro? In una societ\u00e0 sana, in un ambiente sano, in una famiglia sana, poche: perch\u00e9 il loro modo di porsi \u00e8 talmente sgradevole e fastidioso, che gli altri fanno loro capire che, se proprio non vogliono emendarsi, devono almeno tenere un profilo basso, e farsi notare il meno possibile. In una societ\u00e0 profondamente malata, come \u00e8 la nostra, dove ogni progetto educativo \u00e8 stato distrutto o almeno gravemente compromesso dall&#8217;opera incessante di vere e proprie agenzie contro-educative (fra le quali, purtroppo, da qualche tempo \u00e8 entrata a far parte anche la scuola), le persone inautentiche, posticce, sbruffone e millantatrici, crescono e si moltiplicano come i funghi dopo la pioggia: sono dappertutto, petulanti ed esibizioniste; si pavoneggiano, pretendono di essere lodate e ammirate, si risentono se ci\u00f2 non accade e divengono ancor pi\u00f9 moleste con un sovrappi\u00f9 di comportamenti artefatti e miranti ad attrarre su di s\u00e9 il massimo dell&#8217;attenzione possibile. In altre parole: in una societ\u00e0 sana queste persone, che sono fondamentalmente malate d&#8217;ignoranza e d&#8217;immaturit\u00e0, sono tenute a cuccia e messe in condizioni di non infastidire troppo il prossimo; ma nell&#8217;ora presente si stanno godendo la loro grande occasione, imperversano ed impazzano ovunque, scimmiottano i tristi vip dei social e della tiv\u00f9, invadono qualsiasi spazio pur di esserci e farsi vedere, e sia pure per esibire tutta la loro vuotezza e la loro penosa inconsistenza. Infatti \u00e8 andato perduto, con la capacit\u00e0 di guardarsi dentro onestamente, il senso del pudore: chi avrebbe motivo di vergognarsi, si vanta, e chi avrebbe ogni ragione di nascondersi, si offre e si espone senza ritegno. Perch\u00e9 lo fa? Perch\u00e9, e qui viene la parte pi\u00f9 imbarazzante della faccenda, un tal modo di porsi, in larga misura, paga, vale a dire che d\u00e0 dei risultati e attira le attenzioni di molti: anche se ci\u00f2 accade perch\u00e9 viviamo in tempi anormali, nei quali \u00e8 in corso una vera e propria selezione all&#8217;incontrario, ove chi dovrebbe emergere e riceverei giusti riconoscimenti, viene mortificato e chi invece dovrebbe cercar di passare inosservato, perch\u00e9 palesemente immaturo, insipido e inadeguato, si sente nel pieno diritto di pretendere su di s\u00e9 le luci della ribalta.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un punto specifico della pagina che abbiano sopra riportato che richiama la nostra attenzione: quello in cui l&#8217;autore parla del limite interno della persona, accettando il quale si \u00e8 consapevoli di s\u00e9, mentre negandolo e rifiutandolo si dimostra di essere ancora molto immaturi. Il limite, il proprio limite, in qualche modo spaventa, perch\u00e9 \u00e8 il confine col nulla: e il pensiero di vivere costantemente sul confine del nulla \u00e8 angoscioso per la quasi totalit\u00e0 degli esseri umani. D&#8217;altra parte, se si riflette che tale limite non \u00e8 di per s\u00e9 una minaccia, ma una protezione, perch\u00e9 stabilisce fin dove siamo noi e dove comincia ci\u00f2 che <em>non<\/em> siamo, esso diviene un prezioso strumento per sviluppare la consapevolezza del proprio vero io. Al tempo stesso, il limite &#8212; ma bisogna saperlo vedere! &#8212; \u00e8 anche il confine tra la sfera di ci\u00f2 che si sa e si pu\u00f2, e ci\u00f2 che non si sa e non si pu\u00f2. E siccome noi siamo sostanzialmente ci\u00f2 che sappiamo e che possiamo, ne consegue che chi non ha il senso del limite non ha neppure il senso della propria identit\u00e0. Non \u00e8 un caso che proprio in questo momento sia stata sferrata l&#8217;offensiva contro la famiglia e l&#8217;identit\u00e0 sessuale dell&#8217;individuo, facendo appello a un non ben chiaro &quot;diritto&quot; di essere come si vuol essere, giorno per giorno, in base a imprecisati &quot;orientamenti&quot; e non alla realt\u00e0 concreta del dato biologico. Ci\u00f2 non \u00e8 dipeso solo dal fatto che la tecnologia chirurgica e la padronanza delle &quot;cure&quot; ormonali rendono possibile il traguardo del cambio di sesso: perch\u00e9 sappiamo che la tecnologia resta in giacenza nei laboratori scientifici fino a quando il vero potere che tutto controlla e a tutti comanda, perch\u00e9 li ha sul proprio libro paga, il potere usuraio della grande finanza speculativa, non decide che \u00e8 ora di passare alla fase operativa (si pensi all&#8217;automobile elettrica, per dirne una). Il motivo principale \u00e8 che ora si sono create le condizioni <em>culturali<\/em> perch\u00e9 una simile &quot;proposta&quot; venga accolta senza troppe resistenze da parte della gente, e trovi diritto di cittadinanza negli asili e nelle scuole elementari. Ecco dunque perch\u00e9 \u00e8 importante il senso del proprio limite: io sono un uomo, non sono una donna; io sono un bianco e non un nero; io sono cristiano, e non ebreo o islamico. \u00c8 alzare muri, questo? No: \u00e8 essere se stessi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una parola che, da qualche tempo a questa parte, viene terribilmente abusata nel linguaggio comune, \u00e8 autenticit\u00e0, col suo relativo aggettivo, autentico. 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