{"id":24200,"date":"2008-11-07T08:16:00","date_gmt":"2008-11-07T08:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/07\/si-possono-conoscere-molte-cose-ed-essere-ignoranti-di-quella-piu-importante\/"},"modified":"2008-11-07T08:16:00","modified_gmt":"2008-11-07T08:16:00","slug":"si-possono-conoscere-molte-cose-ed-essere-ignoranti-di-quella-piu-importante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/07\/si-possono-conoscere-molte-cose-ed-essere-ignoranti-di-quella-piu-importante\/","title":{"rendered":"Si possono conoscere molte cose ed essere ignoranti di quella pi\u00f9 importante"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abProfessore, lei conosce molte cose, ma non sa proprio niente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Queste mortificanti parole si sente rivolgere, da un misterioso esaminatore, l&#8217;anziano medico Isak Borg (interpretato dall&#8217;attore e regista svedese Victor Sjostr\u00f6m), il protagonista di quel capolavoro assoluto del cinema che \u00e8 \u00abIl posto delle fragole\u00bb, realizzato da Ingmar Bergman circa mezzo secolo fa, nel 1957 (cfr. il nostro precedente articolo: \u00ab<em>&quot;Il posto delle fragole&quot;: omaggio a Ingmar Bergman&quot;<\/em>, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p><em>\u00abLei conosce molte cose, ma non sa proprio niente\u00bb<\/em>: parole non solo mortificanti; parole terribili se mai ve ne sono, agghiaccianti, che danno la misura di un pieno e, forse, irreparabile fallimento esistenziale.<\/p>\n<p>Eppure queste parole potrebbe essere prese a epitaffio di una intera civilt\u00e0, la nostra: la civilt\u00e0 moderna, basata sulla scienza e sulla tecnica, sull&#8217;economia, sulla velocit\u00e0, sull&#8217;efficienza e sulla manipolazione indiscriminata di cose e persone.<\/p>\n<p>S\u00ec, davvero conosciamo molte cose; i nostri bambini sanno molte, ma molte pi\u00f9 cose dei bambini delle generazioni passate; i nostri lavoratori, le nostre casalinghe, i nostri pensionati: tutti leggono i giornali, ascoltano la televisione, si collegano a Internet con la massima disinvoltura e immagazzinano quantit\u00e0 enormi di conoscenze d&#8217;ogni tipo.<\/p>\n<p>Peccato che tutte queste conoscenze non si traducano affatto in una vera sapienza, in una pi\u00f9 limpida visione del mondo e di noi stessi; che non ci avvicinino d&#8217;un passo &#8211; ma, se possibile, che ci allontanino ancora di pi\u00f9 &#8211; dall&#8217;unica conoscenza che veramente ha un significato irrinunciabile: quella circa il senso della nostra vita, del nostro esserci, qui e ora. Se si \u00e8 in grado di rispondere a qualunque altra domanda &#8211; quanti sono i satelliti di Saturno, come si formi la spirale del DNA e se sia dimostrabile il teorema di Fermat &#8211; , ma non a questa, allora vuol dire che si \u00e8 sbagliato tutto, ma proprio tutto.<\/p>\n<p>Vuol dire che la quantit\u00e0 delle conoscenze non ci ha reso pi\u00f9 umani, ossia pi\u00f9 capaci di essere noi stessi fino in fondo, di interpretare degnamente la nostra parte nel mondo; ma ci ha solamente gonfiato di ridicola superbia o, all&#8217;opposto, ci ha gettato sulle amare scogliere del vuoto e della delusione esistenziale. In entrambi i casi, vuol dire che abbiamo fallito clamorosamente il nostro progetto esistenziale; che abbiamo sprecato la nostra occasione.<\/p>\n<p>Scrive Sant&#8217;Agostino nelle \u00abConfessioni\u00bb: &quot;E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi letti dei fiumi e l&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;oceano e il corso delle stelle; ma di se stessi non si prendono cura.&quot;<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno si \u00e8 gettato sul conoscere con lo stesso abito mentale con cui si \u00e8 gettato su ogni altra cosa, dalla natura al mistero, dai propri simili alle ricchezze: con avidit\u00e0 smodata e con imperiosa brama di possesso e di dominio. E ogni nuova conoscenza si \u00e8 tradotta in un grido di trionfo e in una specie di sfida al mistero del mondo.<\/p>\n<p>Anche il linguaggio tradisce un tale atteggiamento mentale: non si parla, infatti, di conquiste del pensiero; di conquista della terra, del mare, dell&#8217;aria; perfino di conquista dello spazio? Non si chiamavano \u00abChallenger\u00bb, ossia \u00abLo sfidante\u00bb, le navicelle spaziali americane lanciate in orbita negli anni Ottanta? Non disse forse un astronauta russo, al termine del suo viaggio nello spazio, di aver guardato in ogni direzione, ma di non aver visto Dio?<\/p>\n<p>Ecco: tutto questo indica una volont\u00e0 di conoscenza disgiunta dal vero sapere; di una volont\u00e0 di conoscenza finalizzata all&#8217;autoglorificazione dell&#8217;uomo, ma priva di amore, di gratitudine e di compassione; di una volont\u00e0 di conoscenza diabolica, il cui unico scopo \u00e8 sottomettere e sfruttare ogni aspetto della realt\u00e0 che abbiamo ricevuto come dono gratuito.<\/p>\n<p>La conoscenza riguarda la dimensione del contingente e del finito e corrisponde alla sfera del profano.<\/p>\n<p>Si esercita sugli enti che la mente pu\u00f2 catalogare, misurare, quantificare: essa aumenta o decresce a seconda del numero di conoscenze che si possiedono.<\/p>\n<p>Il sapere riguarda la dimensione del necessario e dell&#8217;assoluto e corrisponde alla sfera del sacro (nel senso etimologico del termine: consacrato, votato agli dei; e quindi, se si tratta degli dei inferi, maledetto).<\/p>\n<p>Non si esercita sugli enti; al contrario, \u00e8 esso che possiede e pervade la mente e lo spirito; n\u00e9 aumenta o diminuisce, poich\u00e9 non dipende dal numero: ma \u00e8 o non \u00e8.<\/p>\n<p>Noi possiamo impadronirci della conoscenza, almeno fino a un certo punto; ma il sapere ci viene dato dall&#8217;alto: \u00e8 una rivelazione che illumina e trasfigura il nostro intero essere.<\/p>\n<p>Si possono accumulare conoscenze su conoscenze, pur restando fondamentalmente identici a se stessi; ma non si pu\u00f2 pervenire al sapere, senza esserne intimamente trasformati e rinnovati.<\/p>\n<p>La conoscenza \u00e8 conoscenza di problemi e tentativo di trovare le relative soluzioni; il sapere \u00e8 una finestra spalancata sull&#8217;abisso del mistero e non ammette risposte, men che meno risposte umane, ma solo un atto di apertura alla rivelazione.<\/p>\n<p>Di possono conoscere tante cose e, tuttavia, si pu\u00f2 rimane ignoranti; mentre il sapere \u00e8 accesso a una chiarificazione definitiva che \u00e8, al tempo stesso, una trasmutazione alchemica dell&#8217;essere che la riceve e ne \u00e8 investito.<\/p>\n<p>Il Maestro <em>&quot;sa&quot;<\/em> non per aver letto numerosi libri, ma perch\u00e9 ha avuto il coraggio di mettersi radicalmente in discussione, abbandonandosi al mistero dell&#8217;Essere. \u00c8 stato nel ventre della balena, come Giona, per tre giorni e tre notti: ha effettuato il viaggio pi\u00f9 lungo e pi\u00f9 ardito, quello nelle profondit\u00e0 insondabili dello spirito.<\/p>\n<p>Da sempre, in tutte le civilt\u00e0 umane e con la sola eccezione di quella moderna, non sono stati riconosciuti come Maestri coloro che conoscevano molte cose, bens\u00ec coloro che avevano raggiunto il sapere; meglio: che erano stati raggiunti dal sapere.<\/p>\n<p>Erano ritenuti grandi coloro che avevano saputo farsi piccoli; erano ritenuti coraggiosi coloro che avevano guardato in faccia la propria paura; ed erano ritenuti ammirevoli coloro che non avevano ricercato il plauso delle folle, ma avevano cerato di piacere agli dei. E ci\u00f2 \u00e8 sempre stato una cosa rara: talmente rara da suscitare stupore e ammirazione incondizionata.<\/p>\n<p>Per conoscere molte cose, viceversa, \u00e8 sufficiente una macchina: nessuna mente umana pu\u00f2 rivaleggiare con un computer, quanto alla capacit\u00e0 di accumulare ed elaborare conoscenze. La conoscenza non implica un viaggio dell&#8217;anima, n\u00e9 richiede il coraggio di guardare nella bocca dell&#8217;abisso; e, quanto alla quantit\u00e0 di nozioni ch&#8217;essa implica, un bambino pu\u00f2 acquisirne pi\u00f9 di suo nonno, che ha camminato sulla terra per un tempo sette od otto volte maggiore.<\/p>\n<p>Soltanto la civilt\u00e0 moderna ha ritenuto di doversi inchinare davanti alla conoscenza e, in particolare, davanti a quella particolare forma di conoscenza che \u00e8 la tecnica. E soltanto la civilt\u00e0 moderna si \u00e8 scordata del sapere, ignorando la figura del Maestro.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 moderna ha ritenuto di non aver bisogno di Maestri, ma di doversi affidare solamente ai tecnici: uomini e macchine in possesso di grandi conoscenze.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 moderna, fra tutte quelle a noi note, \u00e8 l&#8217;unica che si stia autodistruggendo; e, pur vedendo ci\u00f2 ormai molto chiaramente, non sembra seriamente intenzionata a modificare la rotta. Le sue guide, i tecnici e i calcolatori elettronici, hanno segnalato il pericolo, ma non si pu\u00f2 dire che ne abbiano trasmesso tutta l&#8217;urgenza, n\u00e9 una autentica consapevolezza.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile <em>conoscere<\/em> il pericolo di un certo modello di &quot;sviluppo&quot;, ma non essere in grado di elaborare una risposta adeguata, per mancanza di autentico <em>sapere<\/em>.<\/p>\n<p>Questo avviene perch\u00e9 la vera consapevolezza del pericolo non \u00e8 mai un fatto esclusivamente tecnico, ma ha anche a che fare, di necessit\u00e0, con la salvezza della nostra anima. E il pericolo che attualmente ci minaccia non \u00e8 solo o principalmente di natura materiale: non riguarda solo o principalmente la distruzione dell&#8217;ambiente, il cambiamento climatico o l&#8217;eventuale uso, in guerra, degli arsenali nucleari: ma riguarda soprattutto la nostra anima.<\/p>\n<p>Noi stiamo rischiando di perdere la nostra anima; non solo: stiamo tentando di distruggere anche l&#8217;anima delle cose, l&#8217;anima del mondo (cfr. il nostro precedente saggio: \u00abEsiste un progetto consapevole per strappare l&#8217;anima del mondo?\u00bb, consultabile sui siti di Edicolaweb e di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il sapere, a differenza della conoscenza, \u00e8 anche consapevolezza del senso del limite e del senso del mistero, appunto perch\u00e9 investe la sfera del sacro.<\/p>\n<p>Il vero sapere, pertanto, non \u00e8 l&#8217;accumulo orgoglioso di conoscenze che, innalzate una sopra l&#8217;altra, ci consentano di sfidare Dio (come nella filosofia sottesa al progetto astronautico del \u00abChallenger\u00bb), simili a una moderna Torre di Babele; ma \u00e8, al contrario, la consapevolezza della nostra finitudine e, al tempo stesso, del nostro anelito alla trascendenza e all&#8217;eterno.<\/p>\n<p>Il vero sapere \u00e8 la rivelazione della verit\u00e0 che sta al di l\u00e0 delle cose; e la strada per giungervi non \u00e8 l&#8217;accumulo delle conoscenze, se non nel senso di acquisire consapevolezza di quanto esse siano parziali e illusorie, a paragone del mistero dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, in genere, chi accumula molte conoscenze sviluppa anche l&#8217;ingenua presunzione del bambino che crede di poter travasare l&#8217;acqua del mare in una buca scavata nella sabbia; mentre il vero sapiente \u00e8 un viandante che va alla ricerca della verit\u00e0 e che sa di non sapere nulla e, perci\u00f2 stesso, \u00e8 in condizione di poter ricevere il dono dell&#8217;illuminazione.<\/p>\n<p>La conoscenza, specializzandosi nelle varie branche della scienza, vorrebbe, poco a poco, eliminare ogni problema, credendo &#8211; con ci\u00f2 &#8211; di eliminare anche il mistero. La sapienza sa che il mistero rester\u00e0 sempre, per il semplice fatto che esso \u00e8 parte di noi, ed \u00e8 il segno che noi siamo ancora vivi e ancora umani.<\/p>\n<p>La conoscenza, spogliata del mistero, \u00e8 un occhio disumano aperto sul mondo: senza bont\u00e0, senza amore, senza compassione. Cose mostruose vengono fatte in nome della conoscenza: vivisezione di animali, mutazioni genetiche sulle piante, perfino clonazione di esseri viventi.<\/p>\n<p>La sapienza, al contrario, \u00e8 uno sguardo amorevole e compassionevole sul mondo, che tutto abbraccia con infinito stupore e con infinita gratitudine.<\/p>\n<p>Scrive Sant&#8217;Agostino (\u00abConfessioni\u00bbX, 6, 9-10):<\/p>\n<p>\u00abInterrogai la terra, e mi rispose: &quot;Non sono io&quot;; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovavano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive, e mi risposero: &quot;Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi. Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: &quot;Neppure noi siamo il Dio che cerchi&quot;, rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui&quot;; ed essi esclamarono a gran voce: &quot;\u00c8 lui che ci fece&quot;. Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro rispose, la loro bellezza. Allora mi rivolsi a me stesso. Mi chiesi: &quot;Tu, chi sei?&quot;; e risposi: &quot;Un uomo&quot;. Dunque, eccomi fornito di un corpo e di un&#8217;anima; l&#8217;una esteriore, l&#8217;altra interiore. A quale dei due chiedere del mio Dio, gi\u00e0 cercato col corpo dalla terra fino al cielo, fino a dove potei inviare messaggeri, i raggi dei miei occhi? Pi\u00f9 prezioso l&#8217;elemento interiore. A lui tutti i messaggeri del corpo riferivano, come a chi governi e giudichi, le risposte del cielo e della terra e di tutte cose l\u00e0 esistenti, concordi nel dire:&quot; Non siamo noi Dio&quot;; e: &quot;\u00c8 lui che ci fece&quot;. L&#8217;uomo interiore apprese queste cose con l&#8217;ausilio dell&#8217;esteriore; io, l&#8217;interiore, le ho apprese, io, io, lo spirito, per mezzo dei sensi del mio corpo. Interrogai sul mio Dio la mole dell&#8217;universo, e mi rispose: &quot;Non sono io, ma \u00e8 lui che mi fece&quot;.<\/p>\n<p>Non appare a chiunque \u00e8 dotato di sensi compiutamente questa bellezza? Perch\u00e9 dunque non parla a tutti nella stessa maniera? Gli animali piccoli e grandi la vedono, ma sono incapaci di fare domande, poich\u00e9 in essi non \u00e8 preposta ai messaggi dei sensi una ragione giudicante. Gli uomini per\u00f2 sono capaci di fare domande, per scorgere quanto in Dio \u00e8 invisibile comprendendolo attraverso il creato. Sennonch\u00e9 il loro amore li asservisce alle cose create, e i servi non possono giudicare.<\/p>\n<p>Ora queste cose rispondono soltanto a chi le interroga sapendo giudicare; non mutano la loro voce, ossia la loro bellezza, se uno vede soltanto, mentre l&#8217;altro vede e interroga, cos\u00ec da presentarsi all&#8217;uno e all&#8217;altro sotto aspetti diversi; ma, pur presentandosi entrambi sotto il medesimo aspetto, essa per l&#8217;uno \u00e8 muta, per l&#8217;altro parla; o meglio, parla a tutti, ma solo coloro che confrontano questa voce ricevuta dall&#8217;esterno, con la verit\u00e0 nel loro interno, la capiscono.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la differenza.<\/p>\n<p>Chi desidera la conoscenza fine a s\u00e9 stessa, non ha occhi per vedere la bellezza del mondo; e, non vedendola, non si interroga sulla sua origine.<\/p>\n<p>Chi, invece, cerca la sapienza, vede la bellezza del mondo, ne esulta e ne ringrazia; attraverso i suoi occhi bene aperti, si fa strada la Verit\u00e0 che \u00e8 all&#8217;origine di una simile magnificenza.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la facolt\u00e0 che dovremmo recuperare, per il nostro stesso bene.<\/p>\n<p>Inebriati dalle nostre conoscenze, non vediamo pi\u00f9 la bellezza, non ci interroghiamo su di essa, e non apriamo il nostro essere all&#8217;amore. Il sapere che ne deriva \u00e8 sterile, insensibile, a volte maligno e crudele.<\/p>\n<p>Ma il vero sapere \u00e8 di tutt&#8217;altro genere. Scaturisce da una apertura e da un atteggiamento di disponibilit\u00e0 di tutto il nostro essere ed \u00e8 fatto di contemplazione disinteressata, di benevolenza, di gioiosa celebrazione del mistero che \u00e8 al di l\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 di questa forma di sapere che abbiamo bisogno, se teniamo alla nostra anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abProfessore, lei conosce molte cose, ma non sa proprio niente\u00bb. 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