{"id":24199,"date":"2014-07-29T11:43:00","date_gmt":"2014-07-29T11:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/29\/e-possibile-conoscere-se-stessi\/"},"modified":"2014-07-29T11:43:00","modified_gmt":"2014-07-29T11:43:00","slug":"e-possibile-conoscere-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/29\/e-possibile-conoscere-se-stessi\/","title":{"rendered":"\u00c8 possibile conoscere se stessi?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abConosci te stesso\u00bb, ammoniva l&#8217;Oracolo di Delfi; \u00abConosci te stesso\u00bb, ripeteva Socrate; e Platone era della stessa opinione: per filosofare, cio\u00e8 per interrogare la realt\u00e0, prima di tutto bisogna essere in grado di conoscersi e riconoscersi.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 possibile?<\/p>\n<p>In questo caso, infatti, colui che vuole conoscere \u00e8 lo stesso che deve essere conosciuto: sembrerebbe una condizione ottimale per la conoscenza di qualcosa; invece \u00e8 tutto il contrario. Se io che voglio conoscere sono il medesimo che deve essere conosciuto, chi o che cosa potr\u00e0 mai garantire la veridicit\u00e0 dell&#8217;atto conoscitivo e, quindi, dei suoi risultati?<\/p>\n<p>Si suole rispondere: l&#8217;atteggiamento di onest\u00e0 della ricerca \u00e8 garanzia della sua seriet\u00e0 e, pertanto, anche della attendibilit\u00e0 dei risultati. Magari fosse cos\u00ec semplice! Chi lo dice che il mio atteggiamento di ricerca \u00e8 &quot;onesto&quot;? Chi lo garantisce? Io, sempre e solo io. Non possono esserlo gli altri, sia perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 leggermi dentro, sia perch\u00e9 si tratta di valutare una operazione ben precisa e non una disposizione generica. Per gli altri, infatti, posso essere una persona affidabile e onesta, ma nessuno pu\u00f2 dire che io lo sia anche mentre compio questo atto specifico: leggermi dentro e riconoscere quello che vedo, senza aggiungere o togliere nulla, senza abbellire, senza edulcorare.<\/p>../../../../n_3Cp>Ma se a garantire della mia onest\u00e0 resto io solo, allora si cade in una spirale solipsistica dalla quale sembrerebbe impossibile venir fuori. Infatti, quando mi giudico onesto, e onesta la mia ricerca, potrei ingannarmi: e potrei ingannarmi in perfetta buona fede. In tal caso, non mi accorgerei della mia &quot;disonest\u00e0&quot; e sarei pronto, prontissimo a giurare sul contrario. Se, poi, non mi giudico onesto, allora \u00e8 meglio che non incominci neppure la mia indagine, perch\u00e9 so in partenza che da essa non verr\u00e0 fuori mai niente di buono, niente di vero. Certo, potrei essere onesto e non sapere di esserlo; potrei interrogarmi in maniera onesta, ma non rendermene conto, convinto di essere, al contrario, poco onesto e quindi poco attendibile. Ma chi potrebbe accorgersi di tutto questo? Chi potrebbe dirmi: \u00abNo, fidati di te stesso, non sei cos\u00ec ambiguo e sleale come ti giudichi, al contrario, sei molto ben intenzionato e molto attendibile quando ti guardi dentro\u00bb? Nessuno, evidentemente. La mia verit\u00e0 resterebbe inconsapevole, trascurata, inutile.<\/p>\n<p>Per molti aspetti, il circolo viziosi dell&#8217;epistemologia del s\u00e9 ricalca la nota posizione socratica quanto al problema generale della conoscenza. Se cerco qualcosa, lo faccio perch\u00e9 so di non saperla, cio\u00e8 di essere ignorante; diversamente, non la cercherei, riterrei di possederla gi\u00e0. Per\u00f2, nello stesso tempo, se la sto cercando, significa che ho una qualche idea, e sia pur vaga e confusa, di quella verit\u00e0 che inseguo: se cos\u00ec non fosse, non saprei neppure da che parte cominciare, anzi, non mi metterei nemmeno in cerca, pago del mio falso sapere. Quanto al conoscere se stessi, le cose stanno pressappoco negli stessi termini. Io cerco di scendere nel profondo del mio essere, alla ricerca della mia verit\u00e0 interiore: dunque, per il solo fatto di cercarla, riconosco di non possederla; ma, nello stesso tempo, ritengo di essere sulla strada giusta, ritengo di aver capito cosa e dove debbo cercare, altrimenti non mi sarei messo alla ricerca, non mi sarei neanche posto il problema.<\/p>\n<p>Resta lo scoglio dell&#8217;auto-referenzialit\u00e0, uno scoglio apparentemente insuperabile. Chi o cosa mi garantisce di essere capace di guardarmi dentro in maniera veritiera, di leggermi e di capirmi in maniera attendibile e onesta? Potrei ingannarmi; potrei auto-ingannarmi sia intenzionalmente, sia inconsciamente. Potrei deformare la realt\u00e0 per incapacit\u00e0 di guardare le cose come stanno e potrei auto-convincermi che quella deformazione \u00e8 il quadro obiettivo della realt\u00e0; potrei persuadermi che mi sto analizzando onestamente e che mi sto rappresentando in maniera corretta, anche se ci\u00f2 non fosse affatto vero. Del resto, situazioni del genere sono frequentissime. E dunque?<\/p>\n<p>Una penetrante analisi di questa contraddizione epistemologica \u00e8 stata svolta da uno studioso brasiliano, Eduardo Giannetti, nel suo libro \u00abLe bugie con cui viviamo. L&#8217;arte di auto-ingannarsi\u00bb (titolo originale della prima edizione in lingua portoghese: \u00abAuto-engano\u00bb, S\u00e3o Paulo, Companhia das Letras1997; titolo originale della prima edizione inglese: \u00abLies We Live by: the Art of Self-deception\u00bb, Bloomsbury Publishing, 2010; traduzione dall&#8217;inglese di Barbara De Filippis, Roma, Newton Compton, 2000, pp. 80-2):<\/p>\n<p>\u00abLa strategia della confessione, comunque, deve affrontare un grave problema di &quot;circolarit\u00e0&quot;. Supponiamo che io sia, in fondo, disonesto anche con me stesso. Se fosse questo il caso, allora la confessione non sarebbe attendibile. Sarei capace di mentire senza accorgermene, dimenticando ingenuamente qualche dettaglio cruciale l\u00ec, omettendo qualche informazione rilevante l\u00e0, senza farlo apposta. Confessare \u00e8 come raccontare, raccontare significa fare una selezione; selezionare significa soppesare; soppesare giudicare: la mia confessione sarebbe il riflesso pi\u00f9 o meno levigato dei mie verdetti tendenziosi e velatamente fraudolenti che costituiscono la mia disonest\u00e0. Ma il problema globale \u00e8 che io non so, e non ho modo di sapere, se le cose stanno davvero cos\u00ec. Se devo dire tutto ad un interlocutore neutrale per sapere se sono onesto o meno con me stesso gi\u00e0 questa \u00e8 di per s\u00e9 una chiara prova del fatto che io diffido di me. Ma, se diffido di me al punto di cercare un verdetto esterno, come potrei fidarmi di una confessione che io stesso faccio?<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 dell&#8217;introspezione su cui si basano la confessione e il verdetto esterno \u00e8 incerta. Se potessi conoscerne e fissarne il grado di autenticit\u00e0, l&#8217;idea di chiedere un aiuto esterno sarebbe superflua, e non avrei bisogno di sforzarmi a cercarlo. Dato che ci\u00f2 non \u00e8 possibile, il risultato dell&#8217;introspezione sar\u00e0 incerto, ed ogni verdetto basato su di esso lo sar\u00e0 altrettanto.<\/p>\n<p>Ed inoltre, l&#8217;ultima parola sar\u00e0 e comunque la mia. L&#8217;autorit\u00e0 di qualunque verdetto esterno dipender\u00e0 sempre dal mio assenso! Se il mio interlocutore afferma che io sono onesto e che non ho nulla di cui preoccuparmi, potrei concludere che il mio racconto deve essere stato viziato, o che egli sia stato clemente nei miei confronti. Se egli dicesse, al contrario, che io sono disonesto e che non sono altro che un&#8217;opportunista cronico per tutto ci\u00f2 che mi riguarda, niente mi impedir\u00e0 di credere con tutto il cuore di aver dato un&#8217;impressione sbagliata di me, o che il mio interlocutore sia stato troppo duro, severo e puritano nei miei confronti. Sono oneste queste conclusioni?<\/p>\n<p>Escludendo l&#8217;illusione di un verdetto esterno, ritorno a me ed alla mia iniziale questione. La familiarit\u00e0 ostacola la conoscenza. Ma nel caso della conoscenza di s\u00e9 tramite introspezione, non \u00e8 una semplice e a volte soffocante familiarit\u00e0 &#8211; &quot;sono stanco della mia stessa immaginazione&quot; &#8211; a danneggiare il processo cognitivo. Ci\u00f2 che perpetra il vero danno \u00e8 la completa assenza di un termine di paragone. Nessun essere umano sapr\u00e0 mai cosa significa essere un altro essere, umano o meno. L&#8217;esperienza interiore di se stessi \u00e8 L&#8217;UNICA che ciascuno possa avere. Se desidero sapere se di solito sono onesto o meno con me stesso, non c&#8217;\u00e8 possibilit\u00e0 alcuna che io possa spostarmi all&#8217;interno dell&#8217;intimit\u00e0 soggettiva di un&#8217;altra persona, neppure per un istante, per avere un minimo di contrasto e di prospetto in relazione alla mia mente. L&#8217;accesso privilegiato alla mia mente lo pago &#8211; pi\u00f9 che pagarlo, mi viene estorto &#8212; con la totale esclusione dall&#8217;esperienza diretta di qualsiasi altra manifestazione di soggettivit\u00e0 diversa dalla mia. Posso unirmi al filosofo stoico Epitteto e dire, senza paura di sbagliare: &quot;Parlano male di me? Ah, se solo mi conoscessero come mi conosco io!&quot;. Invece, il fatto che gli altri non mi conoscano davvero diventa un sollievo, l&#8217;isolamento e la precaria conoscenza che abbiamo di noi stessi generano perplessit\u00e0 ed apprensione.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi del&#8217;epistemologia dell&#8217;introspezione suggerisce cautela quando si tratta di stabilire le nostre convinzioni. Sono onesto? Ogni risposta chiara ed assertiva \u00e8 o contraddittoria o altamente sospetta. Se la risposta \u00e8 un &quot;no&quot; sonoro, porta in s\u00e9 i semi della sua stessa negazione. Dopo tutto, come potrebbe qualcuno cos\u00ec disonesto con se stesso Accettarsi onestamente? La conclusione ottimista \u00e8: non sono poi cos\u00ec cattivo, dopotutto! Se la risposta fosse un &quot;s\u00ec&quot; splendido, pieno di sicurezza, il campanello d&#8217;allarme suonerebbe, e gi\u00e0 si sentirebbe odore di auto-inganno. L&#8217;introspezione \u00e8 UN PASSO verso l&#8217;interno: io divido me stesso e cerco di osservare me stesso attentamente. Una parte di me cerca di scoprire e conoscere le altre. Analizzando questo movimento per\u00f2, sto compiendo un ULTERIORE PASSO verso l&#8217;interno. Ora voglio esaminare me stesso nell&#8217;atto introspettivo, cio\u00e8, osservare me stesso nell&#8217;atto di osservare me stesso: sono onesto nel momento in cui fiduciosamente rispondo di essere onesto? Ci sono molte ragioni epistemologiche per dubitarne. La domanda iniziale &#8212; sono onesto? &#8212; rivela che non mi fido di me stesso. Ma, se non mi fido dell&#8217;INTEREZZA mentale osservata, perch\u00e9 dovrei fidarmi di quella PARTE della mia mente che \u00e8 stata invitata a distinguere se stessa dalle altre e ad osservarle? Quali sono le credenziali di quella parte di me che cerca di conoscere e giudicare il resto? Cosa mi protegge dal potenziale opportunismo della parte che osserva? Niente. Prima di accettare qualsiasi verdetto, \u00e8 necessario porre le stesse domande che poniamo al TUTTO anche alla PARTE che osserva. Chi sorveglia il guardiano? Chi verifica il revisore? \u00c8 una involuzione infinita. Il sole brillante della certezza mi riempie di dubbi. La disonest\u00e0 debole ed anemica vorrebbe APPARIRE onesta; quando \u00e8 forte e piena di vita, ci convince di ESSERLO GI\u00c0.\u00bb<\/p>\n<p>Il problema, dunque, \u00e8 reale: su questo non c&#8217;\u00e8 dubbio. La storia, del resto, \u00e8 piena di casi di fanatici che si credono giusti, di faziosi che si credono al servizio della comunit\u00e0 e di imbecilli che si credono geni. Nondimeno, se esso appare pressoch\u00e9 insolubile in termini astratti, lo \u00e8 molto meno quando viene calato nella pratica esistenziale &#8212; perch\u00e9 allora si manifesta attendibile, in fondo alla coscienza di ciascuno, una sensazione di verit\u00e0 o di falsit\u00e0, che pu\u00f2 essere ignorata, ma mai completamente messa a tacere.<\/p>\n<p>Inoltre, crediamo che il problema dell&#8217;auto-inganno sia stato enormemente ingigantito dalla cultura decadente contemporanea, che si compiace della propria abiezione e che eleva il sospetto maligno e sistematico a principe indiscusso di tutte le umane virt\u00f9. Da quando Freud ha insegnato che, quando proviamo o manifestiamo un certo sentimento, vi sono ottime ragioni per pensare che il nostro VERO sentimento sia quello diametralmente opposto; da quando Pirandello ci ha insegnato che ciascuno di noi \u00e8 &quot;uno, nessuno e centomila&quot;; e da quando Svevo, ne \u00abLa coscienza di Zeno\u00bb, ci ha ricordato che in noi sonnecchia una falsa coscienza, che mescola incessantemente verit\u00e0 e menzogna, al punto da farci smarrire ogni criterio di verit\u00e0 su noi stessi, \u00e8 diventato di moda e politicamente corretto demolire ogni certezza, ogni verit\u00e0, ogni valore, dichiarare che l&#8217;essere umano \u00e8 il pi\u00f9 miserabile bugiardo che sia comparso sulla faccia della terra e che non esiste alcun modo per eludere la spirale delle menzogne nelle quali ci avvolgiamo senza posa.<\/p>\n<p>Lo steso Giannetti, erede di un certo biologismo e di un certo evoluzionismo di matrice darwiniana, insiste un po&#8217; pi\u00f9 del necessario nel far notare che l&#8217;uomo, come ogni altro essere vivente, mente e inganna per soddisfare i due bisogni naturali fondamentali, quello della sopravvivenza e quello della riproduzione. La menzogna e l&#8217;inganno, compreso l&#8217;auto-inganno, sarebbero dunque una strategia assolutamente naturale &#8212; e, quindi, &quot;legittima&quot;- per affrontare e superare le difficolt\u00e0 della vita e per conservare l&#8217;integrit\u00e0 del proprio essere. L&#8217;auto-inganno, in particolare, non sarebbe altro che una forma di auto-difesa mirante a preservare il proprio Io dalla traumatica scoperta delle sue deficienze e delle sue inadeguatezze.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che gli esseri umani non sono semplicemente dei fiori, che ingannano gli insetti per farsi impollinare, n\u00e9 delle farfalle, il cui disegno sulle ali \u00e8 fatto in modo da ingannare la percezione di eventuali predatori; sono qualcosa di molto pi\u00f9 complesso, in cui entra in gioco un fattore nuovo: la libert\u00e0; e uno strumento nuovo per realizzarla: la volont\u00e0. Solo l&#8217;uomo \u00e8 dotato, in senso proprio, di libert\u00e0 e di volont\u00e0: dunque, a lui solo competono la gioia, il tormento e la responsabilit\u00e0 di cercare la verit\u00e0 e non la menzogna, compreso il fatto di cercare la sua verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Ma come trovarla, se nulla lo garantisce contro le dinamiche perverse dell&#8217;auto-inganno? \u00c8 vero: nessuno pu\u00f2 ergersi a detentore della verit\u00e0: n\u00e9 lui stesso, per le ragioni sopra discusse, n\u00e9 gli altri, perch\u00e9 nulla sanno, in profondit\u00e0, di lui. E allora non resta che un terzo: un Terzo che faccia da supremo garante fra l&#8217;Io e il Tu e fra l&#8217;Io e se stesso; un Terzo che possa garantire la verit\u00e0 perch\u00e9 \u00e8, egli stesso, Verit\u00e0. Senza questa presenza silenziosa, impalpabile, eppure estremamente pregnante e luminosa, la vita umana non sarebbe che una commedia; e la ricerca della verit\u00e0, una tragica beffa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abConosci te stesso\u00bb, ammoniva l&#8217;Oracolo di Delfi; \u00abConosci te stesso\u00bb, ripeteva Socrate; e Platone era della stessa opinione: per filosofare, cio\u00e8 per interrogare la realt\u00e0, prima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[263],"class_list":["post-24199","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24199","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24199"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24199\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24199"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24199"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24199"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}