{"id":24191,"date":"2015-09-23T02:49:00","date_gmt":"2015-09-23T02:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/il-confine-tra-realta-e-immaginazione-e-molto-piu-labile-di-quanto-siamo-disposti-a-credere\/"},"modified":"2015-09-23T02:49:00","modified_gmt":"2015-09-23T02:49:00","slug":"il-confine-tra-realta-e-immaginazione-e-molto-piu-labile-di-quanto-siamo-disposti-a-credere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/il-confine-tra-realta-e-immaginazione-e-molto-piu-labile-di-quanto-siamo-disposti-a-credere\/","title":{"rendered":"Il confine tra realt\u00e0 e immaginazione \u00e8 molto pi\u00f9 labile di quanto siamo disposti a credere"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0, e in che cosa si differenzia dalla realt\u00e0 fittizia, pura creazione della nostra immaginazione soggettiva?<\/p>\n<p>Domanda non facile, a dispetto di quel che generalmente siamo disposti ad ammettere: il confine tra le due sfere, infatti, non \u00e8 cos\u00ec netto come ci s&#8217;immagina; \u00e8 solo un velo sottile, che in qualunque momento pu\u00f2 lacerarsi e far s\u00ec che noi ci troviamo, stupefatti e sconcertati, nel bel mezzo di quella misteriosa terra di nessuno che non \u00e8 n\u00e9 l&#8217;una cosa, n\u00e9 l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Incominciamo col distinguere fra <em>il reale<\/em> e <em>la realt\u00e0<\/em>. Non sono termini equivalenti: <em>il reale<\/em> \u00e8 tutto quello che costituisce la struttura dell&#8217;essere; <em>la realt\u00e0<\/em> \u00e8 solamente la parte visibile di essa, che noi, per pigrizia o per semplicismo, consideriamo un tutt&#8217;uno con essa: il che sarebbe come scambiare la parte emersa di un <em>iceberg<\/em> (che costituisce, come si sa, appena l&#8217;11% del suo reale volume) con l&#8217;<em>iceberg<\/em> tutto intero. Insomma: quella che noi chiamiamo la realt\u00e0 \u00e8 solo quella parte del reale che giungiamo a percepire, a dedurre, a immaginare: il reale effettivo ed il reale intelligibile, ossia che pu\u00f2 essere compreso e conosciuto, pur non avendo natura sensibile.<\/p>\n<p>Ma, oltre al reale percepibile e intelligibile, vi \u00e8 dell&#8217;altro: quella parte del reale che sfugge ai nostri sensi e perfino ai nostri concetti, agli stessi sforzi della nostra immaginazione. Il nostro pensiero, infatti, per quanto astratto, si basa pur sempre su delle immagini: <em>noi pensiamo per immagini<\/em>. Prendiamo il caso della geometria: possiamo immaginare innumerevoli rette, figure piane, corpi solidi, eppure tutte queste creazioni della nostra mente noi le vediamo, proprio perch\u00e9 le possiamo concepire in termini razionali. Infatti il primo termine delle nostre strutture di pensiero \u00e8 l&#8217;immagine; il secondo, la logica: possiamo pensare, apparentemente, qualunque cosa, purch\u00e9 essa contenga una logica. Possiamo pensare una casa che poggia su di un solo vertice delle fondamenta, mentre, per il resto, \u00e8 sospesa nel vuoto: una casa del genere non esister\u00e0 mai, come oggetto reale, e tuttavia non \u00e8 illogica, pur essendo assurda. In fondo, \u00e8 fatta come qualsiasi altra casa: solo che poggia sopra uno spigolo e si tiene in equilibrio nel vuoto. Possiamo anche immaginare un cavallo che vola, o un pianeta fatto di fiori, o di aghi di pino: sarebbero delle entit\u00e0 assurde, ma non illogiche. Di per s\u00e9, non c&#8217;\u00e8 niente di illogico in un cavallo cui sia spuntato, o sia stato applicato, un paio d&#8217;ali: \u00e8 una cosa che si pu\u00f2 immaginare, perch\u00e9 va contro il buon senso e contro l&#8217;esperienza, ma non contro la logica. Stessa cosa per il pianeta fatto di fiori o di aghi di pino: si tratta di cose assurde, ma non impensabili: dunque, di cose intelligibili. Anche se non nessun astronomo si imbatter\u00e0 mai in un tale corpo celeste mediante il telescopio, e nessun astronauta arriver\u00e0 mai a poggiarvi sopra il suo piede.<\/p>\n<p>Possono bens\u00ec esistere delle cose che noi non riusciamo n\u00e9 a percepire, n\u00e9 ad immaginare, e tuttavia pensare in astratto. Forse <em>pensare<\/em> non \u00e8 la parola giusta, perch\u00e9 abbiamo detto che la mente umana pensa sempre per immagini; piuttosto, dovremmo dire: esistono cose che possiamo giungere a <em>concepire<\/em>, nel senso che possiamo enunciarne la possibile esistenza, anche se non siamo veramente in grado di pensarle, perch\u00e9 esse eccedono qualunque sforzo immaginativo e qualunque sforzo concettuale basati sull&#8217;analogia figurativa. Quando diciamo, per esempio in geometria, che esistono <em>infinite<\/em> rette giacenti su di un certo piano e passanti per un dato punto, non riusciamo a figurarcele davvero, per\u00f2 possiamo concepire quelle rette infinite, pur restando il concetto di infinito solo una parola. Per\u00f2 se diciamo <em>l&#8217;essere<\/em>, capiamo di che cosa stiamo parlando, ma non possiamo immaginarlo e neanche tentare di pensarlo: possiamo solo aver fede che l&#8217;essere esista.<\/p>\n<p>Ora, se l&#8217;essere sfugge alla nostra percezione del reale e alla nostra stessa facolt\u00e0 immaginativa, come possiamo ipotizzare che esista, e persino tentare di dimostrarlo, cosa che, da sempre, si sforza di fare la metafisica? Per due ordini di ragioni: primo, perch\u00e9 ne <em>intuiamo<\/em> l&#8217;assoluta necessit\u00e0 logica: infatti, se non c&#8217;\u00e8 l&#8217;essere, allora niente esiste, niente \u00e8 pensabile, e nemmeno noi siamo possibili; ma poich\u00e9 lo siamo, anche se, per il momento, non sappiamo bene di che tipo di esistenza siamo dotati, ci\u00f2 implica che l&#8217;essere ci sia in ogni caso, rappresentando esso il sostegno e il fondamento di ogni cosa, visibile e invisibile, dicibile e indicibile, pensabile e impensabile. Secondo: perch\u00e9 possiamo sviluppare svariati ragionamenti per dimostrarne la realt\u00e0: quello ontologico, quello causale, quello teleologico, eccetera. Non tutti sono convinti della loro bont\u00e0 sul piano della dimostrazione, per\u00f2 nessuno &#8212; crediamo &#8212; potrebbe negare la loro pertinenza sul piano logico-formale. In altri termini: noi possiamo anche avanzare dei dubbi circa il risultato finale di un certo calcolo matematico; ma non possiamo negare che quel calcolo matematico vi sia, esista, e sia perfettamente logico in se stesso, o, quanto meno, che nulla si opponga al fatto della sua logica esistenza. Cos\u00ec \u00e8 del concetto di essere: possiamo porre in dubbio che ad esso corrisponda una entit\u00e0 reale, ma non che noi stiamo ragionando su di esso; e dunque, se stiamo ragionando su di esso, allora esso esiste, e sia pure &#8212; nella peggiore delle ipotesi &#8212; come un falso pensiero, come una sorta di fantasma della nostra mente. Sar\u00e0 pure un fantasma: ma, in quanto fantasma, sar\u00e0 bene una <em>cosa<\/em>, e una cosa, nel suo proprio ambito specifico, e cio\u00e8 a suo modo, <em>reale<\/em>.<\/p>\n<p>La mente, in definitiva, non pu\u00f2 <em>pensare<\/em> davvero ci\u00f2 che \u00e8 radicalmente altro da s\u00e9, ma solo ci\u00f2 che \u00e8 simile a s\u00e9; n\u00e9 pu\u00f2 pensare ci\u00f2 che \u00e8 molto pi\u00f9 grande di lei, ma solo ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 piccolo (concettualmente parlando) o, al massimo, di pari estensione. Delle cose che siano molto pi\u00f9 grandi della sua capacit\u00e0 di pensarle, o totalmente diverse dalla sua struttura di pensiero, la mente non \u00e8 in gradi di pensarle, ma solo di <em>porle<\/em>, il che \u00e8 assai diverso. Si pu\u00f2 porre l&#8217;idea dell&#8217;essere, ma non pensarla: perch\u00e9 l&#8217;idea dell&#8217;essere, in se stessa, \u00e8 impensabile, pur essendo perfettamente logica e non contraddittoria, n\u00e9 in se stessa, n\u00e9 rispetto all&#8217;esperienza.<\/p>\n<p>E tuttavia: chi ci garantisce che le cose che noi possiamo vedere, udire, siano reali? E se fossero il frutto di una vivida allucinazione, di un insolito scherzo involontario della nostra stessa fantasia? Se fossero la condensazione, per cos\u00ec dire, dei nostri sogni, delle nostre aspettative, delle nostre paure? Chi mai potrebbe dirlo? Non gli altri: gli altri non vedrebbero nulla; ma neppure noi stessi: vi sono casi nei quali \u00e8 difficile, se non impossibile, fidarsi di ci\u00f2 che si vede e si ode, o si crede di vedere e di udire. Casi nei quali noi per primi dubitiamo di aver sognato o di aver vissuto una qualche forma di alterazione della mente. Il dubbio, per\u00f2, rimane: quell&#8217;oggetto, quel suono, quella voce, erano cos\u00ec vivi e reali, cos\u00ec <em>credibili<\/em>: davvero si \u00e8 trattato solo di un bizzarro gioco dei sensi, di un capriccio della mente? Oppure abbiamo sfiorato una ulteriore dimensione, ove esistono cose <em>altre<\/em>, simili, ma non uguali, a quelle della nostra dimensione, ma che qui non esistono affatto?<\/p>\n<p>Scrive Emile Guikovaty nel suo saggio su \u00abLe stravaganti sorelle Mitford\u00bb (titolo originale: \u00abLes extravagantes soeurs Mitford\u00bb, Paris, Editions Grasset et Fasquelle, 1983; traduzione dal francese di Maurizio Vitta, Milano, Feltrinelli, 1983pp. 11-12):<\/p>\n<p>\u00abAdolf Hitler si uccise il pomeriggio del 30 aprile 1945 chiuso nel suo <em>bunker<\/em> di Berlino, ma ecco l&#8217;onorevole Unity Mitford e sua madre, lady Redesdale, videro lui o il suo fantasma, circa due anni dopo, a Inchkenneth, l&#8217;isola verde smeraldo che nel 1773 aveva incantato Samuel Johnson e James Boswell durante il loro viaggio alle Ebridi.<\/p>\n<p>Unity non ragionava pi\u00f9 tanto bene. All&#8217;inizio del settembre 1939, a Monaco, si era sparata un colpo di pistola alla tempia. I chirurghi tedeschi l&#8217;avevano salvata, ma era stato impossibile estrarre il proiettile dal cranio, e il trauma aveva cancellato ogni traccia di realt\u00e0 da un cervello che, fin dall&#8217;infanzia, aveva sempre cercato di fuggirla. Quanto a lady Redesdale, non aveva mai considerato la realt\u00e0 come qualcosa con cui si potesse avere a che fare. Non faceva parte del suo mondo, che negli ultimi anni si animava unicamente dell&#8217;amore per le figlie. Per Unity, in particolare, su cui lei vegliava come su una bambina.<\/p>\n<p>Fu proprio lady Redesdale a vedere Hitler per prima. In quell&#8217;epoca le due donne vivevano sole a Inchkenneth. Unity aveva preso l&#8217;abitudine di celebrare un servizio religioso nella cappella scoperchiata dell&#8217;isola, un rudere del VII secolo, con la madre come unica fedele. Mentre pregavano, lady Redesdale fece cenno alla figlia di guardare verso l&#8217;ingresso. Incorniciata dalle pietre sconnesse del portale, si drizzava una sagoma ben nota, col cappotto stretto alla vita, il ciuffo sulla fronte, i baffetti: impossibile sbagliarsi. Fu comunque un&#8217;apparizione fuggevole. L&#8217;uomo svan\u00ec come era arrivato. Unity e sua madre interrogarono i tre o quattro abitanti dell&#8217;isola, ma nessuno l&#8217;aveva visto approdare o ripartire.<\/p>\n<p>Quello di Inchkenneth era l&#8217;ambiente ideale per una simile scena ultraterrena. Per paura dei fantasmi, lo stesso Boswell non si era mai azzardato a penetrare nell&#8217;antica cappella eretta in mezzo al cimitero dei Crociati. Non c&#8217;\u00e8 nulla, l\u00ec, che possa dirsi con sicurezza vero. Quando il vento lancia le grigie nubi in una corsa folle ai limiti dell&#8217;oceano, l&#8217;isoletta sembra fuggire con quelle dalle scogliere di Mull, che s&#8217;innalzano a meno di una dozzina di gomene. Lady Redesdale coltivava un porto al riparo della sua solida dimora, ma capita spesso che durante la notte la tempesta vanifichi tutti i suoi sforzi lasciando in piedi poche piante annerite dalle brume. E quando questa castellana d&#8217;altri tempi dovette far venire un toro da Mull, per le sue vacche, e il battello risult\u00f2 troppo piccolo e instabile perch\u00e9 si potesse imbarcarlo, ci si mistero in molti per spingerlo verso il mare. Gli fecero passare una corda attraverso l&#8217;anello infilato al naso, e lo rimorchiarono cos\u00ec, e il toro nuot\u00f2 docile per il chilometro e mezzo d&#8217;acqua che separa le due isole. I nipotini di lady Rededdale ricordano ancora quella visione di un mostro che levava alto il muso al di sopra delle onde. Essi adorano le vacanze trascorse a Inchkenneth, dove il sogno e l&#8217;immaginazione si danno appuntamento a tutte le et\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Che cosa videro, dunque, le sorelle Mitford? Videro forse il fantasma di Adol Hitler, l&#8217;uomo che tanto avevano ammirato? O la loro mente era sconvolta dalla solitudine, dalla sofferenza, dall&#8217;isolamento? Dopotutto, si sa che erano inclini all&#8217;esaltazione e che non avevano mai brillato per il possesso di un solido senso della realt\u00e0. La loro mente era sempre stata attratta da qualcosa che qui non c&#8217;\u00e8, non si vede, non si trova; da qualcosa che non appartiene al nostro mondo, ma forse ad un altro, parallelo al nostro, e tuttavia estraneo, alieno.<\/p>\n<p>E la stessa cosa non pu\u00f2 dirsi per lo scrittore, il poeta, il musicista, i quali vedono e odono cose inesistenti, ma possibili, e talmente realistiche, da imporsi come pi\u00f9 reali delle cose fisiche? Oppure pensiamo all&#8217;attore di teatro, nel momento in cui sta recitando ed impersona, sul palcoscenico, un certo personaggio. Chi \u00e8 egli in quel momento: \u00e8 ancora se stesso, quello di sempre, quello che gli altri credono di conoscere, o \u00e8 diventato un altro, un guscio vuoto, che si \u00e8 lasciato riempire da un&#8217;altra vita, da un&#8217;altra entit\u00e0, da un altro soggetto? Dove \u00e8 andata a finire la sua coscienza; a quale mondo appartiene ora: al suo, al nostro? \u00c8 ancora una creatura di questo mondo? O \u00e8 diventata una creatura di un altro mondo, di un mondo popolato da Giulio Cesare e Cimbelino, da Otello e Desdemona, da Puck e Oberon? E chi sono, tutti codesti personaggi: creazioni della mente? Che cos&#8217;\u00e8 una creazione della mente: qualche cosa di pi\u00f9 o, magari, qualche cosa di meno di un oggetto ch diciamo reale, di una persona in carne ed ossa? Come mai la persona invecchia e muore, mentre il personaggio resta sempre giovane, non muore mai?<\/p>\n<p>E che cos&#8217;\u00e8 quel che sappiamo, o crediamo di sapere, circa la realt\u00e0 effettiva? Crediamo di sapere che il 12 ottobre del 1492 Colombo giunse in vista dell&#8217;America. Lo dicono i libri, lo ripetono tutti. Ma se un giorno, andando a consultare l&#8217;enciclopedia, scoprissimo che Colombo ha scoperto l&#8217;America il 6 novembre del 1493? O se scoprissimo che non \u00e8 mai giunto in America, perch\u00e9 le sue caravelle si sono perdute nell&#8217;oceano? Oppure, ancora, che un tale di nome Cristoforo Colombo non \u00e8 mai esistito? Se, sfogliando le pagine dell&#8217;enciclopedia, vedessimo che manca il suo nome; e, consultando molti altri libri, scoprissimo che nessuno lo nomina? Che cosa vuol dire esistere? Noi esistiamo? O siamo un pensiero di qualcuno? E di chi? Siamo forse un pensiero di Dio? Mistero&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0, e in che cosa si differenzia dalla realt\u00e0 fittizia, pura creazione della nostra immaginazione soggettiva? 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