{"id":24189,"date":"2012-11-21T09:13:00","date_gmt":"2012-11-21T09:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/21\/confessione-o-psicanalisi-il-superuomo-depresso-in-cerca-duna-guida\/"},"modified":"2012-11-21T09:13:00","modified_gmt":"2012-11-21T09:13:00","slug":"confessione-o-psicanalisi-il-superuomo-depresso-in-cerca-duna-guida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/21\/confessione-o-psicanalisi-il-superuomo-depresso-in-cerca-duna-guida\/","title":{"rendered":"Confessione o psicanalisi? Il superuomo depresso in cerca d\u2019una guida"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 meglio il confessore o lo psicanalista?<\/p>\n<p>Detta cos\u00ec, potrebbe sembrare semplicemente una battuta; invece noi crediamo che una domanda del genere racchiuda un nocciolo di profonda importanza e che ponga, anzi, una questione fondamentale per l&#8217;uomo post-moderno, lacerato da dubbi, incertezze, angosce d&#8217;ogni genere, che sono poi l&#8217;inevitabile contraccolpo dell&#8217;improvvido ottimismo e della smisurata fiducia in s\u00e9, ingenuamente coltivati a partire dalla Rivoluzione scientifica e, poi, dall&#8217;Illuminismo, almeno fino al Positivismo e alla vigilia della prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo post-moderno, pur circondato da oggetti e da macchine che, teoricamente, dovrebbero rendergli la vita pi\u00f9 facile e comoda (quando non sono essi a complicargliela), si sente e, di fatto, \u00e8 terribilmente solo: cos\u00ec solo come mai, forse, lo sono stati suoi predecessori, compresi quelli pi\u00f9 vicini nel tempo: i suoi genitori e i suoi nonni. Solo e depresso, solo e confuso, solo e smarrito: e, dunque, bisognoso di chiarezza, di conforto, di direzione spirituale.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 impossibile offrirgli un rimedio alla propria angoscia e alla propria solitudine, se non si \u00e8 in grado di risalire alle radici del suo malessere e della sua infelicit\u00e0; e, ancora pi\u00f9 a monte, senza aver chiaro che cosa l&#8217;uomo realmente sia, quale sia la sua natura di creatura vivente, quale il suo orizzonte esistenziale pi\u00f9 autentico. Finch\u00e9 la scienza moderna si ostiner\u00e0 a considerarlo solo dal punto di vista biologico e neurologico, come un corpo con un cervello e un sistema nervoso, e nient&#8217;altro, nessuno che fondi il suo sapere su una tale scienza sar\u00e0 mai capace di curarlo, di aiutarlo, di instradarlo; e questa \u00e8, appunto, la contraddizione in cui ci stiamo dibattendo: che la cura \u00e8 inefficace, o addirittura dannosa, perch\u00e9 formulata sulla base di una diagnosi totalmente sbagliata, che si fonda su pregiudizi scientisti vecchi di almeno un secolo e mezzo.<\/p>\n<p>Non diciamo questo sulla base di una astrazione teorica, ma sulla base della attenta osservazione dell&#8217;uomo concreto, dell&#8217;uomo che \u00e8 in noi e che vive accanto a noi, dell&#8217;uomo che soffre, spera, teme, si innalza e si abbassa rispetto alle sue immense potenzialit\u00e0, alle sue aspirazioni, al suo ultimo destino, a seconda che si lasci sopraffare dagli istinti inferiori o che si lasci guidare dalla sua parte pi\u00f9 nobile ed evoluta, quella spirituale.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 soltanto quello che di lui si vede; non \u00e8 soltanto il suo corpo; non \u00e8 soltanto ci\u00f2 che mangia, non \u00e8 soltanto il frutto del proprio patrimonio genetico, o dell&#8217;ambiente o della educazione ricevuta, sebbene tutte queste cose operino profondamente sulla sua dimensione psichica. Ma l&#8217;uomo \u00e8 anche altro: \u00e8 anche inquietudine che esprime il suo bisogno di assoluto, la sua sete di giustizia, di verit\u00e0, di bellezza; il suo anelito a trascendersi, non ergendosi a super-uomo, ma trasformandosi in un uomo spirituale, che ha oltrepassato i propri istinti inferiori, pur senza averli rinnegati, e che ha saputo riconoscere la voce della chiamata dell&#8217;Essere, che lo attira a s\u00e9, indicandogli il suo eterno destino.<\/p>\n<p>Un sacerdote, che \u00e8 stato anche psicoterapeuta, Giambattista Torello, fin dagli anni del &quot;boom&quot; economico si poneva con molta seriet\u00e0 la domanda se l&#8217;uomo d&#8217;oggi abbia bisogno soltanto di uno psicanalista per medicare le proprie ferite e per riprendere in mano il proprio destino, o non gli sia necessario qualche cosa di pi\u00f9, un vero direttore spirituale, ossia, per dirla con Paracelso, un medico capace di curare le anime e non solamente i corpi (ammesso che la psiche sia solo &quot;corpo&quot;, come la psicanalisi freudiana esplicitamente afferma, seguita tuttora con cieca osservanza da una legione di piccoli epigoni, petulanti e conformisti.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, il Torello, mezzo secolo fa (da: G. Torello, \u00ab\u00c8 meglio il confessore o lo psicanalista?\u00bb (Milano, Nuova Accademia Editrice, 1961, pp. 199-206; 218-31):<\/p>\n<p>\u00abIl fatto che tutte le psicoterapie riconoscano uno stretto rapporto tra le nevrosi e la vita morale di chi la pratica, acanto al fallimento della fede di molti uomini del nostro tempo, ha giovato all&#8217;insorgere di una concezione dello psicoterapeuta quale sostituto del sacerdote, e della psicoterapia quale surrogato della confessione sacramentale. Da molti lati si alzano voci auspicando il ritorno di tempi in cui il sacerdote e il medico erano una sola figura sanante la totalit\u00e0 dell&#8217;uomo, o almeno si \u00e8 vista la necessit\u00e0 dell&#8217;incontro di due funzioni che troppo a lungo sono state separate. Si \u00e8 parlato di una nuova &quot;cura di anime&quot;, di una &quot;\u00e4rztliche Seelsorge&quot;, di una liberazione psicologica del sentimento di colpa, delle dimensioni morali della malattia, della conversione di cui ha bisogno il nevrotico per guarire, della moralit\u00e0 conculcata e della religiosit\u00e0 repressa che la nevrosi esprime, e della &quot;trascuratezza negli atti di fede, di speranza e di amore&quot; che &quot;portano alla demolizione del livello della personalit\u00e0&quot; e cos\u00ec causano &quot;una latente e tuttavia spesso manifesta, dolorosa angoscia, sintomo fondamentale della nevrosi (V. E. Von Gesbattel, &quot;Anthropologie der Angst&quot;). [&#8230;] Il celebre Jung \u00e8 arrivato persino a scrivere che &quot;la psicanalisi \u00e8 uno sviluppo logico della confessione&#8230;Il mio metodo, come quello di Freud, \u00e8 costruito sulla pratica della confessione&quot; (Jung, &quot;Le Yoga et l&#8217;Occident&quot;). Questo asserto dimostra [&#8230;] una grave misconoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nella confessione, che non \u00e8 il fatto psicologico, ma il suo essere sacramentale. [&#8230;]<\/p>\n<p>Le nostre purificazioni sono sempre insufficienti. Nella Penitenza il sangue del Redentore stesso che viene sparso sacramentalmente sull&#8217;anima del peccatore nel momento della assoluzione. \u00c8 un &quot;opus divinum&quot;, e perci\u00f2 si capisce che &quot;la Confessione rende l&#8217;uomo infinitamente pi\u00f9 degno di onore, di quanto il peccato lo abbia reso biasimevole&quot; (San Francesco di Sales). [&#8230;] E in questa sua essenza religiosa, sacramentale, consiste la differenza radicale, che la stacca da qualsiasi psicoterapia, che nulla pu\u00f2 nell&#8217;ordine della Grazia, che non pu\u00f2 produrre una reale azione divina in noi, che non rappresenta n\u00e9 realmente consiste in un rapporto tra il soggetto e la persona di Cristo, tramite un segno sensibile nel seno della Chiesa.[&#8230;]<\/p>\n<p>La psicoterapia sa di dover superare la prassi meccanicistica del puro &quot;rimettere in ordine una psiche squilibrata&quot;, sa che \u00e8 rinata nella mente dei professionisti l&#8217;idea di Paracelso cio\u00e8 che &quot;un medico per essere veramente tale dev&#8217;essere anche un filosofo&quot;, e che oltre a rendere il malato libero dai suoi impacci deve &quot;renderlo libero in un senso pi\u00f9 vasto&#8230; onde farlo capace di assumere in pieno le proprie responsabilit\u00e0&quot; La psicoterapia &quot;si muove quindi non solo al di l\u00e0 del confine che separa il somatico dallo psichico, ma ai limiti tra lo psichico e lo spirituale&quot; (Victor E. Frankl). La psicoterapia tenta di &quot;liberare l&#8217;uomo dalla nevrosi per condurlo verso un impegno della sua esistenza secondo valori autentici&quot;; essa dovrebbe quindi essere la preparazione di una METANOIA, di un ritorno alla &quot;ortodossia vitale&quot;, una specie di assistenza medica al direttore di coscienza (Niedermeyer), e pertanto &quot;lo scopo della psicoterapia non \u00e8 soltanto di ANALIZZARE, di dissociare, bens\u00ec e tenendo conto del rispetto dovuto alle particolarit\u00e0 personali ed alle leggi individuali, soprattutto quello di TRASCENDERE \u00bbci\u00f2 che vi \u00e8 di oscuro e di istintivo nell&#8217;organismo psichico per raggiungere il valore e il numinoso&quot; (Igor Caruso). Certo, per\u00f2, che a parte le controindicazioni non rare per la psicoterapia, bisogna anzitutto premunirsi contro un certo ottimismo circa le &quot;tecniche della liberazione spirituale&quot;, perch\u00e9 il concetto e la realt\u00e0 stessa di tecnica sono gi\u00e0 quasi in contraddizione cin quelli di libert\u00e0 &#8211; che \u00e8 gratuita -, e cercare di stabilire con chiarezza la distinzione tra psicoterapia e direzione spirituale. [&#8230;] Non si pu\u00f2 perdere di vista l&#8217;unit\u00e0 profonda dell&#8217;uom: non si pu\u00f2 pretendere di occuparsi della sola &quot;vetta dello spirito&quot;, e ignorare la base temperamentale della personalit\u00e0&#8230; cio\u00e8 il materiale che viene offerto al carattere. Al carattere, che \u00e8 ci\u00f2 che uno fa del proprio temperamento, appartiene tutta una serie di &quot;abitudini&quot; tra loro strettamente e armonicamente connesse, che comunemente chiamiamo virt\u00f9. [&#8230;] Tutto ci\u00f2 vuol diore che ogni seria direzione spirituale contiene un lavoro psicologico di prim&#8217;ordine, e non raramente una prassi psicoterapeutica vera e propria. [&#8230;] la vera direzione spirituale stronca il volontarismo semipelagiano degli adoratori kantiani dello sforzo, che affrontano le vie dello spirito da grandi cavalli e da grandi bovi (Tauler), facile preda della nevrosi, proprio come impedisce la passivit\u00e0 quietista dei pigri e accidiosi che &quot;tutto attendono da Dio e dal direttore&quot; e non sanno prendersi la responsabilit\u00e0 della propria anima.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 la creatura che deve diventare capace di assumersi la responsabilit\u00e0 della propria vita; che non pu\u00f2 vivere in un perenne stato di minorit\u00e0, di latitanza, di fuga da se stesso; che deve essere umile quanto basta per riconoscere di non potersi redimere da s\u00e9 solo, e coraggioso quanto basta per sentire l&#8217;esigenza di adoperarsi per concorrere alla realizzazione di s\u00e9 e alla trasformazione della propria opacit\u00e0 in luce, calore e pienezza vitali.<\/p>\n<p>Ora, se il buon medico deve essere anche un filosofo, in un certo senso ciascun essere umano dovrebbe diventare, nel proprio piccolo, un po&#8217; filosofo:perch\u00e9 filosofia \u00e8 saper vedere l&#8217;intero e non solo le singole parti, saper vedere la connessione esistente fra tutte le cose, le vicine e le lontane, le materiali e le spirituali, le visibili e le invisibili.<\/p>\n<p>Se egli riesce a realizzare almeno in pare questo obiettivo, pu\u00f2 sperare di conquistare la propria pace, dopo aver combattuto la buona battaglia; diversamente, dovr\u00e0 sempre dipendere dal sostegno altrui, e sperare d&#8217;imbattersi in medici, guaritori o guide spirituali che siano veramente tali, e non dei vanitosi ciarlatani interessati solo a riempirsi il portafoglio. E, cos\u00ec come dovr\u00e0 fidarsi ciecamente delle medicine che io sui medico gli prescriver\u00e0, magari senza spiegargliene la necessit\u00e0 e le caratteristiche, cos\u00ec dovr\u00e0 accettare ciecamente anche le verit\u00e0 che il suo &quot;guru&quot;, il suo maestro, il suo sedicente direttore spirituale gli presenteranno gi\u00e0 belle e pronte, da assumere senza critica e cui attenersi strettamente e rigidamente.<\/p>\n<p>Dei veri direttori spirituali, oggi, ce ne sono assai pochi; e questo perch\u00e9 non si pu\u00f2 dirigere spiritualmente nessuno, se si ignora quel che ogni anima, nella sua essenza, \u00e8: un progetti luminoso che attende di essere portato a compimento, non seguendo generiche raccomandazioni o, peggio, sdolcinate parole d&#8217;ordine da ripetere come dei &quot;mantra&quot;, insomma non per mezzo di tecniche, ma piuttosto mediante il riconoscimento del proprio legame, inscindibile e necessario, con l&#8217;Essere, senza il quale l&#8217;uomo \u00e8 niente, \u00e8 una scheggia impazzita ed anarchica, un guscio vuoto che si gonfia di vento, una povera cosa priva di senso; mentre col ritorno all&#8217;Essere egli rientra in possesso della sua regale eredit\u00e0, realizzando pienamente il senso del proprio destino.<\/p>\n<p>Torniamo, ancora e sempre, al socratico &quot;conosci te stesso&quot;; torniamo, inevitabilmente, all&#8217;idea precisa di uomo che muove la nostra vita, che d\u00e0 impulso al nostro agire, che alimenta il nostro sentire e il nostro pensare; avendo sempre ben chiaro che nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola, che la nostra umanit\u00e0 si esplica in mezzo ad altre creature viventi, in un cosmo anch&#8217;esso vivente, non gi\u00e0 in un cieco meccanismo naturale senz&#8217;anima, senza una origine e senza un perch\u00e9.<\/p>\n<p>La mentalit\u00e0 liberale, divenuta ormai una seconda natura, ci spinge a ricercare la soddisfazione personale e, pi\u00f9 in generale, a considerare la nostra vita come slegata da quella degli altri, al punto da poterla realizzare anche contro gli altri e a danno degli altri; ci siamo dimenticati, cos\u00ec, la saggezza istintiva dei nostri nonni, secondo i quali l&#8217;uomo ha dei doveri verso i propri simili e verso il creato; che non pu\u00f2 disertare da essi e che solo nell&#8217;adempimento della propria responsabilit\u00e0 egli diviene realmente se stesso.<\/p>\n<p>Se l&#8217;uomo soffre, se \u00e8 smarrito, se \u00e8 confuso, le conseguenze della sua sofferenza, del suo smarrimento e della sua confusione non solo solamente un suo problema strettamente personale: sono anche un problema sociale; sono un problema per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi concittadini; egli deve guarire e ritrovare il proprio equilibrio non solo per se stesso, ma anche per tutti gli altri, per poter dare il proprio contributo al bene di tutti, cos\u00ec come dal bene di ciascuno dipende anche il suo stesso bene.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di una guida spirituale, di uno psicoterapeuta nel senso pi\u00f9 alto del termine, di un medico dell&#8217;anima che sia anche filosofo; e, al di sopra di tutto questo, abbiamo bisogno di ritrovare il legame con l&#8217;Essere, di udire la voce dell&#8217;Essere, facendo silenzio in noi stessi e imponendo silenzio a mille rumori inutili. Per i cristiani, una tale figura \u00e8 quella del confessore: che \u00e8, s\u00ec, un uomo, peraltro ricco di saggezza ed esperienza; ma \u00e8 soprattutto il tramite con Dio, con l&#8217;Assoluto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 meglio il confessore o lo psicanalista? 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