{"id":24188,"date":"2011-04-14T05:05:00","date_gmt":"2011-04-14T05:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/14\/siamo-condizionati-a-recitare-ciecamente-sino-in-fondo-un-ruolo-che-non-e-il-nostro\/"},"modified":"2011-04-14T05:05:00","modified_gmt":"2011-04-14T05:05:00","slug":"siamo-condizionati-a-recitare-ciecamente-sino-in-fondo-un-ruolo-che-non-e-il-nostro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/14\/siamo-condizionati-a-recitare-ciecamente-sino-in-fondo-un-ruolo-che-non-e-il-nostro\/","title":{"rendered":"Siamo condizionati a recitare ciecamente, sino in fondo, un ruolo che non \u00e8 il nostro?"},"content":{"rendered":"<p>Dieci anni fa, l&#8217;11 giugno del 2001, a Verona, nello Stato di New York, ebbe luogo un evento sportivo per certi aspetti sensazionale: la sfida sul ring, per la categoria dei pesi supermedi, fra la trentanovenne Jacqui Frazier-Lyde, madre di tre bambini, e la ventitreenne Laila Al\u00ec, due pugili professioniste.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;era di spettacolare e di altamente drammatico in tale incontro, peraltro nell&#8217;ambito di una disciplina sportiva &#8211; la boxe femminile &#8211; che non aveva, e non ha, conquistato mai grandi consensi presso il pubblico americano? Il fatto che si trattava delle figlie dei due celeberrimi campioni del mondo dei pesi massimi, Joe Frazier e Muhammad Al\u00ec (all&#8217;anagrafe Cassius Clay), protagonisti, fra il 1971 e il 1975, di un&#8217;epica rivalit\u00e0 che li vide per tre volte incrociare i guantoni, entusiasmando fino al delirio le platee di tutto il mondo.<\/p>\n<p>Per completare il quadro psicologico dell&#8217;incontro, bisogna aggiungere che Joe Frazier e Muhammad Al\u00ec non si erano mai considerati come degni avversari l&#8217;uno dell&#8217;altro: il loro era sempre stato un rapporto rancoroso e vendicativo; in breve: non si erano mai potuti soffrire. E perfino a distanza di oltre un quarto di secolo, trovandosi di nuovo insieme per assistere al match delle rispettive figlie, avevano evitato di stringersi la mano e addirittura di salutarsi, continuando a scoccarsi velenose dichiarazioni per mezzo dei giornalisti presenti.<\/p>\n<p>Lo sport cavalleresco: roba d&#8217;altri tempi&#8230;<\/p>\n<p>Nulla di strano, comunque, nel fatto che i figli siano spronati a seguire le orme dei padri; anche se, in questo caso, si tratta di figlie femmine che intraprendono una carriera durissima, come quella della boxe professionistica; e anche se i padri in questione sono stati dei giganti dello sport mondiale, dei miti pressoch\u00e9 irraggiungibili per qualunque figlio.<\/p>\n<p>Quello che lascia pensosi, in situazioni come questa, anche al di l\u00e0 del caso specifico relativo alla carriera delle due campionesse, \u00e8 il peso del condizionamento che i giovani subiscono dall&#8217;ambiente familiare nell&#8217;indirizzare la propria vita, nell&#8217;elaborare mete e valori, nell&#8217;ereditare simpatie e antipatie, od\u00ee ed amori.<\/p>\n<p>Le fotografie di quel match sono eloquenti: nei volti tesi delle due antagoniste, trasformati, via via che lo scontro si faceva sempre pi\u00f9 duro, in smorfie di sofferenza, di aggressivit\u00e0, di furia distruttiva, sino a diventare delle autentiche maschere di sangue e rabbia, tumefatte, stravolte, quasi irriconoscibili, sembra concentrarsi un destino, una fatalit\u00e0 inesorabile, come quella dell&#8217;antica tragedia greca, di un Edipo e sua madre Giocasta, o dei due fratelli Eteocle e Polinice.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 la nostra vita, dunque: un copione gi\u00e0 scritto da altri, dai nostri gen\u00ee, dall&#8217;influenza dell&#8217;ambiente, dai desideri dei genitori, dalle aspettative della societ\u00e0, dai modelli culturali sia familiari che collettivi?<\/p>\n<p>Quanto c&#8217;\u00e8 veramente di nostro in quelli che chiamiamo i nostri amori e i nostri od\u00ee, nelle nostre paure e nei nostri desideri, nelle nostre speranze e nei nostri scoraggiamenti; e quanto, invece, \u00e8 frutto di un condizionamento, esplicito o implicito, di cui sovente non siamo consapevoli o che, pur essendone consapevoli, crediamo coincidere con la nostra propria volont\u00e0 e, dunque, essere frutto di una nostra libera scelta?<\/p>\n<p>Certo, da che mondo \u00e8 mondo, i genitori tendono a proiettare sui propri figli le speranze deluse, i desideri repressi, i sogni frustrati della loro giovinezza; a coinvolgerli nelle loro passioni viscerali, nelle loro idiosincrasie, nelle loro nevrosi malamente occultate; sta ai figli, crescendo, trovare la propria strada, costruire la propria identit\u00e0 vera&quot;.<\/p>\n<p>Tutto molto chiaro e molto semplice, in teoria; nondimeno, sappiamo bene che una cosa \u00e8 la teoria e un&#8217;altra cosa \u00e8 la pratica.<\/p>\n<p>Al termine di una gara di ciclismo femminile, abbiamo visto con i nostri occhi un padre gettare la bicicletta addosso alla figlia, che non era riuscita a piazzarsi tra le prime e, quindi, a salire sul podio; l&#8217;abbiamo visto insultare e schiaffeggiare la ragazzina, che, stremata, ce l&#8217;aveva messa proprio tutta e si \u00e8 trovata poi a subire l&#8217;umiliazione di una simile aggressione.<\/p>\n<p>Un casto patologico? Certamente; ma chiss\u00e0 quanti casi, bench\u00e9 meno clamorosi, meno visibili, di condizionamento psicologico e di vero e proprio ricatto affettivo, si verificano ogni giorno, ogni momento.<\/p>\n<p>Alessandro Manzoni ne ha descritto uno in maniera esemplare: quello della piccola Gertrude, destinata dalla terribile volont\u00e0 paterna a farsi suora e a ci\u00f2 indotta con sottile, incessante, subdola abilit\u00e0, giocando alternativamente sul suo orgoglio di casta e sui sensi di colpa in lei provocati a bella posta, per poterla pi\u00f9 facilmente manipolare.<\/p>\n<p>Risultato: alla fine la sventurata ragazza si \u00e8 convinta che quella del convento era, per il suo stesso onore e per il suo stesso bene, l&#8217;unica strada che le rimanesse aperta; e, pur non volendo assolutamente farsi suora, ha finito per precipitarsi nella vita monacale con una sorta di furia autodistruttiva, credendosi a ci\u00f2 costretta dalle circostanze, ma senza individuare il vero regista occulto di quella infernale manovra ai suoi danni: l&#8217;astuta e immensamente egoista figura paterna.<\/p>\n<p>Questioni grosse; questioni che travagliano il pensiero umano da secoli, da millenni; questioni che fan tremare le vene e i polsi.<\/p>\n<p>In buona sostanza, si tratta nientemeno che del libero arbitrio: siamo liberi di scegliere la nostra vita, oppure siamo solo dei miseri burattini di una commedia assurda e incomprensibile, come pensava Luigi Pirandello e come sembra pensare buona parte della cultura moderna, specialmente di aerea esistenzialista?<\/p>\n<p>E, beffa suprema: non potrebbe darsi che siamo pi\u00f9 condizionati proprio quando, valutando la questione, riteniamo di aver fatto una serie di scelte assolutamente libere, le quali, guarda caso (ma per pura combinazione, s&#8217;intende) concordano o coincidono perfettamente con quel che altri desideravano, con quel che altri si aspettavano da noi?<\/p>\n<p>Oh, certo, \u00e8 consolante vedere che, alla fine, la nostra libera scelta va proprio nella direzione delle aspettative della famiglia, del gruppo, della societ\u00e0; che vi si adatta talmente bene, da far pensare a una mirabile armonia, addirittura a una fusione dell&#8217;una nelle altre.<\/p>\n<p>Tutto questo fa venire in mente il noto apologo del conformista che, dopo aver letto ogni santo giorno, per trent&#8217;anni o pi\u00f9, sempre lo stesso giornale, un giorno se ne esce a dire alla moglie, con una dose ineffabile d&#8217;involontaria autoironia: \u00abSai, cara, \u00e8 curioso: ma mi sono accorto che pi\u00f9 passa il tempo e pi\u00f9 il mio giornale mostra di pensarla esattamente come la penso io\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, non nutriamo di certo la pretesa di risolvere in queste poche righe una questione di cos\u00ec grande rilevanza filosofica e morale, come quella del libero arbitrio; pi\u00f9 modestamente, ci limitiamo a svolgere una breve e parziale riflessione.<\/p>\n<p>Che ciascun essere umano, al momento della nascita, anzi, al momento del concepimento, sia gi\u00e0 caricato di un destino che dipende, almeno in parte, da fattori biologici e, poi, culturali e affettivi, a lui esterni, sui quali nulla pu\u00f2 la sua libera volizione, questo ci sembra indubitabile: sostenere il contrario sarebbe, alla lettera, impossibile.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, si tratta, evidentemente, di vedere se e quanto spazio rimane alla libert\u00e0 di scelta, una volta fatta la tara del bagaglio dei cromosomi, dell&#8217;educazione, delle pressioni sociali e culturali che la vita, nel suo complesso, esercita su di lui.<\/p>\n<p>Ebbene: per quanto vada assai di moda sbandierare l&#8217;assoluta impotenza dell&#8217;uomo davanti alla sorte, al caso, alla fatalit\u00e0 o a cento altri fattori, e poi versare abbondanti lacrime sul suo amaro destino di alienazione o, magari, sfoderare qualche cinica risata sulle sue pretese di autonomia, crediamo, con altrettanta chiarezza ed evidenza, che sia impossibile negare che rimane un margine di libert\u00e0 cospicuo o, in ogni caso, sufficiente a decidere l&#8217;indirizzo generale che alla propria vita egli intende dare, con tutte le relative conseguenze.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che tale margine sia uguale per tutti: \u00e8 piuttosto evidente che per alcuni \u00e8 maggiore che per altri; e, che per taluni, si riduce fino ai minimi termini: tuttavia, esso \u00e8 sempre presente, in maniera proporzionata alle necessit\u00e0 del caso.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: l&#8217;odio dei padri si trasmette ai figli; ma sta ai figli decidere se farsi continuatori di esso, coinvolgendo pure i nipoti, o se imboccare una strada diversa, spezzando la catena maligna che li teneva imprigionati in un destino apparentemente immutabile.<\/p>\n<p>Certe storie di mafia, che riportano alcune famiglie nel pieno dell&#8217;atmosfera tragica di Eschilo o di Sofocle, lo mostrano chiaramente; anche se nessuno &#8211; con buona pace degli stregoni psicanalisti &#8211; potr\u00e0 mai scandagliare sino in fondo i pi\u00f9 oscuri recessi dell&#8217;anima e dire, in maniera assolutamente inequivocabile, cosa spinga un figlio o una figlia ad accettare la catena delle passioni ricevuta in eredit\u00e0 dai genitori e che cosa, invece, lo induca a respingerla e a romperla, per guadagnare la propria autonomia e costruire il proprio vero S\u00e9.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il compito della vita umana: rispondere alla chiamata, adempiere alla vocazione dell&#8217;Essere: che non \u00e8 vocazione alla morte, ma alla vita; sempre. Chi non ha compreso questo, chi si immagina che noi siamo qui per caso o per cogliere fiori, sino a quando avremo la forza per farlo, prima di sparire nel nulla, crediamo abbia compreso ben poco di ci\u00f2 che veramente importa e di ci\u00f2 di cui ci verr\u00e0 chiesto di rendere conto: non da altri, ma dalla nostra stessa coscienza.<\/p>\n<p>Tutte le mamme che sgomitano per spingere le figlie ai provini televisivi, magari arrivando a farle prostituire pur di farle notare da qualcuno che conta, e tutti i padri che esigono dai figli risultati di prim&#8217;ordine nello sport, negli studi o in qualunque altro ambito, farebbero bene a riflettere seriamente sulla assurdit\u00e0 di condurre, sulla pelle dei pargoli, la loro personale battaglia contro i fantasmi del proprio passato:.<\/p>\n<p>Si tratta di una battaglia, infatti, che non potranno mai vincere, perch\u00e9 nessuno ha mai vinto combattendo contro dei fantasmi; ma che, in compenso, quasi certamente riuscir\u00e0 a rovinare la vita dei loro ragazzi.<\/p>\n<p>Ah, stavamo quasi per dimenticarcene.<\/p>\n<p>Come \u00e8 andato a finire il match tra la bella e giovane figlia di Muhammad Al\u00ec e la (meno) bella e (meno) giovane figlia di Joe Frazier?<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 quanto desiderio di compiacere i rispettivi genitori, di &quot;vendicarli&quot;, di ottenere la loro approvazione e una dose supplementare di amore paterno, avranno animato le due donne, mentre si picchiavano di santa ragione, facendosi volare il paradenti e regalandosi tumefazioni innumerevoli, con zelo e tenacia davvero impareggiabili&#8230;<\/p>\n<p>Deliziosa ironia della storia e maliziosa fatalit\u00e0 dei corsi e ricorsi di vichiana memoria: ci si sarebbe aspettati una vittoria di Jacqui, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che l&#8217;animo umano considera la rivincita come un giusto ristabilimento dell&#8217;equilibrio cosmico, nonch\u00e9 come una accettabile forma di compensazione e di risarcimento per le passate umiliazioni, oltre che per pareggiare eventuali vantaggi estrinseci, quali la bellezza e la giovinezza.<\/p>\n<p>Invece ha vinto Laila, sia pure ai punti, dopo otto round e con un verdetto non unanime da parte della giuria: un voto, infatti, si \u00e8 espresso in favore del pareggio, gli altri due in favore della seducente e grintosa figlia di colui che, con irritante megalomania e con sfrenato narcisismo, si autodefiniva senz&#8217;altro &quot;il pi\u00f9 grande&quot;.<\/p>\n<p>Guarda caso, anche i due padri avevano regolato i loro conti, una trentina d&#8217;anni prima, secondo un copione quasi identico: una vittoria a Frazier e due vittorie, in successione (mancata rivincita compresa), a Muhammad Al\u00ec: curioso, vero?<\/p>\n<p>Per chi crede nella simmetria dell&#8217;universo e nella legge del contrappasso, \u00e8 stata dunque una delusione.<\/p>\n<p>Per\u00f2, al tempo stesso, quel verdetto, sia pure controverso, suggerisce interessanti riflessioni sulla ruota del karma e sul peso del destino che i padri (e, ovviamente, la madri) riversano sui propri figli, a volte inconsapevolmente, altre volte &#8211; come in questo caso &#8211; con la perfetta e testarda volont\u00e0 di risarcire se stessi attraverso le botte e gli occhi pesti della loro prole&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dieci anni fa, l&#8217;11 giugno del 2001, a Verona, nello Stato di New York, ebbe luogo un evento sportivo per certi aspetti sensazionale: la sfida sul<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-24188","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24188"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24188\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}