{"id":24184,"date":"2016-01-07T11:41:00","date_gmt":"2016-01-07T11:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/07\/il-concilio-vaticano-ii-parti-con-il-piede-sbagliato\/"},"modified":"2016-01-07T11:41:00","modified_gmt":"2016-01-07T11:41:00","slug":"il-concilio-vaticano-ii-parti-con-il-piede-sbagliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/07\/il-concilio-vaticano-ii-parti-con-il-piede-sbagliato\/","title":{"rendered":"Il Concilio Vaticano II part\u00ec con il piede sbagliato?"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di ricordare come papa Giovanni XXIII, nel convocare il Concilio Vaticano II, non pensasse affatto ad una riforma generale della Chiesa, tanto \u00e8 vero che riteneva di concluderlo nel giro di due mesi: apertolo l&#8217;11 ottobre 1962, contava di chiuderlo per la festa dell&#8217;Immacolata, vale a dire l&#8217;8 dicembre, cio\u00e8 meno di sessanta giorni in tutto. E abbiamo anche ricordato come egli ritenesse don Lorenzo Milani, il &quot;profetico&quot; priore di Barbiana, \u00abun povero pazzerello, fuggito da qualche manicomio\u00bb; come avesse espresso, fin da anni non sospetti, una netta contrariet\u00e0 alla &quot;innovazione&quot; liturgica (e architettonica) consistente nel rivolgere l&#8217;altar maggiore, nelle chiese, non verso il Santissimo, ma verso l&#8217;assemblea dei fedeli; come condividesse il giudizio negativo sulla esperienza dei preti operai, gi\u00e0 espresso dal Sant&#8217;Uffizio; come, sempre in linea con il Sant&#8217;Uffizio, giudicasse in senso sfavorevole le ultime opere teologiche di Teilhard de Chardin, inclinanti verso una certa qual forma di panteismo (e sia pure &quot;cristocentrico&quot;); e come non si fosse mai sognato di abolire il latino quale lingua liturgica, tutto al contrario, come lo considerasse irrinunciabile, pur ammettendo, eventualmente, la celebrazione della Messa anche nelle lingue nazionali, laddove ci\u00f2 fosse risultato idoneo e opportuno (cfr. il nostro articolo: \u00abIl vero pensiero di Giovanni XXIII su messa in latino, don Milani, Teilhard e preti operai\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 12\/11\/2015).<\/p>\n<p>Al massimo, Giovani XXIII pensava di chiudere il Concilio entro il Natale del 1962: due mesi e mezzo di lavori in tutto, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno. Ciascuno pu\u00f2 giudicare da s\u00e9 come sia possibile che, in un tempo cos\u00ec breve, egli immaginasse che il Concilio aveva lo scopo di riformare tutta la vita della Chiesa, tutta la liturgia, tutta la pastorale, e, magari, perfino la dottrina teologia e i dogmi; alla onest\u00e0 intellettuale di ciascuno \u00e8 affidata la conclusione sulle reali intenzioni del Pontefice, qualsiasi cosa si pensi di ci\u00f2 che il Vaticano II \u00e8 stato o di ci\u00f2 che avrebbe dovuto, o potuto essere, e non \u00e8 stato, o non \u00e8 stato abbastanza. Quello che non \u00e8 onesto, che non \u00e8 legittimo, \u00e8 attribuire a Giovanni XXIII chiss\u00e0 quali intenzioni riformatrici, o perfino rivoluzionarie; e continuare a sostenere che il vero &quot;spirito&quot; del Concilio non \u00e8 tanto ci\u00f2 che si desume da una lettura oggettiva dei documenti redatti dai Padri conciliari, ma, appunto, ci\u00f2 che corrisponde a questa inafferrabile ed evanescente categoria, lo &quot;spirito&quot; del Concilio, che ciascuno pu\u00f2 interpretare, evidentemente, come preferisce, e che i cattolici i quali si autodefiniscono volentieri come &quot;progressisti&quot; (o, talvolta, &quot;maturi&quot;, &quot;consapevoli&quot;, &quot;adulti&quot;, e cos\u00ec via, quasi che gli altri fossero un&#8217;accozzaglia di immaturi, inconsapevoli, bambocci e, quel che \u00e8 peggio, reazionari) interpretano come uno strappo, una rottura &#8212; oh, ma gioiosa e trionfante, beninteso!, con gli squilli di tromba dello Spirito Santo a fare da sottofondo &#8212; nei confronti della Tradizione, improvvisamente retrocessa e degradata da colonna portante della Rivelazione (insieme alle Sacre Scritture) a fattore di disturbo e di ritardo, a pietra d&#8217;inciampo, a palla al piede sul cammino del rinnovamento ecclesiale e delle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot;.<\/p>\n<p>Abbiamo anche cercato di dimostrare come tutto il Concilio si sia svolto sotto una costante e indebita pressione da parte di alcuni teologi, i quali godevano della fiducia del Pontefice (di Giovanni XXIII prima, di Paolo VI in seguito), specialmente Karl Rahner e Jacques Maritain, dunque anche laici, i quali, fatto inaudito e mai verificatosi nella storia due volte millenaria della Chiesa, presero, fin dall&#8217;inizio, la direzione intellettuale e morale dei lavori e le impressero la direzione desiderata; salvo poi pentirsi loro stessi di certi esiti e di certe derive &#8212; almeno nel caso di Maritain e di Henri de Lubac &#8211; e lamentare che qualcuno avesse voluto cavalcare un vento disordinato e deleterio di innovazione ad ogni costo (cfr. i nostri articoli: \u00abRahner e Maritain, cattivi maestri del Concilio?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/08\/2012; e \u00abAnche de Lubac, alfiere dei &quot;progressisti&quot;, mise in guardia contro le derive post-conciliari\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 21\/06\/2015).<\/p>\n<p>Che qualcosa si sia svolto in maniera un po&#8217; strana, fin dalle fasi preparatorie del Concilio (anzi, per essere precisi, fin dalla sua fase anti-preparatoria), non \u00e8 una nostra opinione, ma emerge chiaramente dall&#8217;esame spassionato dei fatti; senza contare il non trascurabile &quot;dettaglio&quot; che nessun concilio ecumenico era mai stato convocato non in per dirimere una specifica questione teologica o disciplinare, ma cos\u00ec, per affrontare e discutere un po&#8217; tutti gi aspetti della vita della Chiesa, della sua dottrina, della sua organizzazione e della sua liturgia.<\/p>\n<p>Riportiamo, a questo proposito, una pagina del libro &#8212; libro, si badi, che fu pubblicato prima dell&#8217;inizio dei lavori del Vaticano II, e, in ogni modo, in un&#8217;ottica nettamente favorevole &#8211; di John L. Murphy, redentorista e professore all&#8217;Accademia Alfonsiana dal 1959 al 1971, \u00abI ventun concili ecumenici\u00bb (titolo originale dell&#8217;opera: \u00abThe General Councils of the Church\u00bb, Milwaukee, The Bruce Publishing Company, 1960; traduzione dall&#8217;inglese delle Benedettine del Monastero di S. Maria di Rosano, Roma, Edizioni Paoline, 1961, pp. 201-202):<\/p>\n<p><em>\u00abGi\u00e0 nel Concilio Vaticano I Pio IX aveva voluto percorrere una via del tutto nuova nella preparazione remota di un Concilio. Volle cio\u00e8 sentire il parere di alcuni Vescovi. La stessa via \u00e8 stata seguita da Giovanni XXIII, ma con alcuna varianti di vaste proporzioni. Mentre infatti Pio IX si era limitato a inviare un elenco di domande a cui una quarantina di Vescovi avrebbero dovuto rispondere, Giovanni XXIII ha creduto opportuno non assegnare alcun limite n\u00e9 al numero dei Vescovi, Prelati, Superiori, Generali di Istituti religiosi clericali, Universit\u00e0 Cattoliche da consultare, n\u00e9 al genere di argomento, consigli o suggerimenti che ciascuno avesse stimato conveniente inviare al Sommo Pontefice. Ci fu piena libert\u00e0 in un senso e nell&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne risult\u00f2 un numero straordinario di persone consultate, cio\u00e8 circa 2.700. Ma quel che deve aver fatto pi\u00f9 impressione \u00e8 che la grande maggioranza delle persone consultate ha risposto all&#8217;invito del Santo Padre. Sono infatti pi\u00f9 di 2.000 le risposte catalogate dalla Commissione antipreparatoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma se la consultazione preconciliare dell&#8217;Episcopato, quanto al numero, \u00e8 assai superiore a quella del Concilio Vaticano I, si perviene alla stessa conclusione a riguardo degli argomenti sui quali l&#8217;Episcopato o gli altri Ecclesiastici o Universit\u00e0 interrogati hanno espresso i loro pareri. Nella preparazione remota del Concilio Vaticano I era stato formulato un formulario di domande su alcune questioni. Bastava dare una risposta in forma affermativa o negativa. Diversa \u00e8 stata la via seguita in questa fase antipreparatoria del Concilio Vaticano II. Non si trattava di rispondere a domande preformulate, ma ciascun interrogato poteva proporre l&#8217;argomento o la questione che credeva pi\u00f9 conveniente o adatta a una trattazione conciliare.<\/em><\/p>\n<p><em>Se una consultazione cos\u00ec generale ha avuto l&#8217;inconveniente di far pervenire a Roma un ammasso enorme di proposte e di consigli, alle volte disparatissimi, avr\u00e0 per\u00f2 consentito al Santo Padre di farsi un&#8217;idea reale della situazione e dei bisogni che si profilano sia nei luoghi pi\u00f9 remoti della Chiesa che in quelli pi\u00f9 vicini.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 17 maggio 1959, festa della Pentecoste, Giovanni XXIII costituiva una Commissione Antipreparatoria del Concilio Ecumenico che doveva classificare e sintetizzare le risposte dei Vescovi, dei Prelati, delle Universit\u00e0 Cattoliche e dei Superiori Generali degli Istituti religiosi clericali interrogati. I membri di quella Commissione dovettero lavorare assai intensamente perch\u00e9 nel breve giro di un ano espletarono il loro mandato.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Vi \u00e8 qualcosa di sconcertante in questo modo di procedere, facendo precedere la convocazione di un Concilio ecumenico da un questionario inviato a quasi 3.000 soggetti, anzi, non un questionario, ma un foglio in bianco, nel quale si chiede di avanzare qualsiasi proposta e qualsiasi questione ciascuno ritenga di voler sottoporre. Ci\u00f2 d\u00e0 l&#8217;idea che non si sappia su che cosa incentrare il Concilio stesso e che si voglia sollecitare una sorta di mobilitazione generalizzata, con tanto di <em>chaiers de dol\u00e9ance<\/em>, e con la prospettiva di ingenerare aspettative enormi, proprio perch\u00e9 vaghe e indefinite e, pertanto, aperte a qualunque progetto e a qualunque fantasia.<\/p>\n<p>\u00c8 strano come il Papa, o i suoi pi\u00f9 stretti consiglieri e collaboratori, non si siano resi conto di ci\u00f2 che significava avviare un simile sondaggio di opinioni: il minimo che ci si sarebbe dovuti aspettare era che gli interpellati traessero l&#8217;impressione che la Chiesa intendesse trasformarsi in un qualcosa di simile a una democrazia parlamentare, dove si procede a colpi di maggioranza e non in base a un criterio di verit\u00e0 gerarchicamente stabilito. Insomma, pare strano che nessuno si sia reso conto che si stava innescando un processo analogo a quello che, nella Francia del tardo XVIII secolo, vide la convocazione dell&#8217;Assemblea degli Stati generali e poi consent\u00ec a quest&#8217;ultima di trasformarsi, per decisione propria, in Assemblea nazionale costituente, sfuggendo completamente dalle mani di colui che l&#8217;aveva indetta (il re) e avviando un processo inarrestabile di tipo costituzionale e democratico, al quale l&#8217;Antico regime non pot\u00e9 sopravvivere.<\/p>\n<p>Parliamoci chiaro: la Chiesa, cos\u00ec come si \u00e8 evoluta nei duemila anni della sua storia, era, ed \u00e8 sempre stata, ed \u00e8 tuttora, sostanzialmente una monarchia assoluta, beninteso di tipo teocratico; e una monarchia assoluta che si rivolge a migliaia di soggetti per chiedere quel che si deve fare, equivale ad una monarchia che si vuole trasformare in senso costituzionale, per mettersi al passo con quel che avviene nella societ\u00e0 profana del mondo moderno. In un certo senso, \u00e8 una operazione legittima, ma estremamente arrischiata e che non si pu\u00f2 improvvisare, perch\u00e9 foriera di sviluppi imprevedibili e potenzialmente devastanti; inoltre, \u00e8 una operazione che pecca appunto per un eccesso d&#8217;imperio, laddove pare sollecitare una nuova forma di partecipazione assembleare: l&#8217;imperio del sovrano assoluto &quot;illuminato&quot;, che decide, in modo perfettamente autocratico, quando sia arrivato il tempo di cambiare, come e quanto.<\/p>\n<p>Sono in molti a pensare che Giovanni XXIII abbia inteso giocare d&#8217;anticipo rispetto a quelle forze centrifughe e destabilizzanti le quali all&#8217;interno della Chiesa, minacciavano, se non governate, di incrinarne seriamente la stabilit\u00e0 e l&#8217;armonia: proprio quelle tendenze che egli aveva visto, e intimamente biasimato, nelle forme di una pastorale &quot;dal basso&quot;, polemica verso la gerarchia (don Milani), di una nuova liturgia &quot;orizzontale&quot; in luogo di quella &quot;verticale&quot; (l&#8217;altare rivolto ai fedeli e non a Dio), di una introduzione surrettizia di concetti mutuati dal marxismo e dalla lotta di classe (preti operai), di una teologia sempre pi\u00f9 arrischiata su ardui sentieri d&#8217;intellettualismo anti-tomista e quasi gnostico (Teilhard de Chardin), di un &quot;dialogo&quot; inter-religioso che rischiava di scivolare nel relativismo e nell&#8217;abdicazione della specificit\u00e0 della proposta cristiana (pretesa di mutare il senso della formula: \u00abExtra Ecclesiam nulla salus\u00bb, equiparando tutte le religioni e indicandole come altrettante legittime strade per la salute dell&#8217;anima).<\/p>\n<p>Se cos\u00ec \u00e8 stato, bisogna concludere che Giovanni XXIII sottovalut\u00f2 la portata delle forze da lui stesso poste in movimento. Come poteva pensare di concludere il Concilio in soli due mesi, dopo pi\u00f9 di tre anni di preparazione e dopo aver lasciato trasparire l&#8217;intenzione di ascoltare tutti, di sollecitare tutti, di chiedere, quasi, la direzione da prendere, dopo che, per duemila anni, era stato il Pontefice stesso a indicare la strada, nel pieno rispetto della Rivelazione? Anche lui, forse, aveva introiettato un dato centrale della cultura moderna: l&#8217;idea che la gerarchia deve essere mitigata dalla democrazia, il verticismo dall&#8217;assemblearismo; che un governo, per essere pienamente legittimo, anche il governo della Chiesa, non pu\u00f2 ignorare il fatto che la democrazia si \u00e8 imposta ai popoli come la sola forma di governo pienamente legittima. Convocando il concilio ecumenico &#8212; cosa che gi\u00e0 Pio XII era stato tentato di fare, ma cui aveva rinunciato per la coscienza dei rischi che ci\u00f2 comportava &#8212; egli volle forse mostrare che la Chiesa non temeva il mondo moderno, che si apriva alla sensibilit\u00e0 democratica e che cercava il consenso di tutti, ripudiando la tradizione autocratica. Ma, di nuovo, se \u00e8 stato cos\u00ec, allora egli ha commesso l&#8217;errore di far sua l&#8217;idea moderna, sbagliata e fuorviante, che una autocrazia debba essere, necessariamente, anche arbitraria e tirannica, o, comunque, una istituzione dalla dubbia legittimit\u00e0. Il potere autocratico medievale, per esempio, e non solo quello del papa, ma anche quello del sovrano, era bens\u00ec autocratico, ma non arbitrario, e tanto meno tirannico. Avremo occasione di tornare presto su questo concetto. Per intanto, resta la semplice verit\u00e0 che, anche per i cristiani d&#8217;oggi, al di sopra della democrazia, c&#8217;\u00e8 pur sempre Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di ricordare come papa Giovanni XXIII, nel convocare il Concilio Vaticano II, non pensasse affatto ad una riforma generale della Chiesa, tanto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[109,262],"class_list":["post-24184","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24184"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24184\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}