{"id":24183,"date":"2017-08-25T08:51:00","date_gmt":"2017-08-25T08:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/25\/la-questione-del-concilio-e-tutta-qui-si-puo-aggiornare-il-sacro-deposito\/"},"modified":"2017-08-25T08:51:00","modified_gmt":"2017-08-25T08:51:00","slug":"la-questione-del-concilio-e-tutta-qui-si-puo-aggiornare-il-sacro-deposito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/25\/la-questione-del-concilio-e-tutta-qui-si-puo-aggiornare-il-sacro-deposito\/","title":{"rendered":"La questione del Concilio \u00e8 tutta qui: si pu\u00f2 aggiornare il sacro deposito?"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 venne convocato il Concilio Vaticano II? Come nacque l&#8217;idea di indirlo, in un papa anziano, quasi ottantenne, e appena eletto, come Giovanni XXIII: in un papa, cio\u00e8, che sapeva benissimo di essere stato eletto come soluzione temporanea, in vista di un pontificato breve, di transizione, e di non avere alcuna probabilit\u00e0 di condurre a termine un concilio, n\u00e9, forse, stanti i tempi necessari per la preparazione, nemmeno di vederlo adunato e avviato nelle sue prime sessioni? Ma, soprattutto: che cosa si proponeva di fare, esattamente, convocandolo, dato che sapeva benissimo come anche il suo predecessore, Pio XII, ne avesse avuto l&#8217;idea, ma poi vi avesse rinunciato, non tanto per ragioni di et\u00e0 o di fatica personale, quanto per i dubbi circa i possibili esiti, alla luce del fatto, abbastanza palese, che una scomposta febbre di novit\u00e0 percorreva le file del clero e si era diffusa anche tra i vescovi e dei cardinali, alcuni dei quali erano stati infiltrati dalla massoneria e inquinati dalle idee del modernismo?<\/p>\n<p>Circa le ragioni che lo avevano convinto dell&#8217;opportunit\u00e0 di convocare un concilio ecumenico, il papa fu estremamente evasivo e, a dire la verit\u00e0, non troppo convincente: disse che l&#8217;idea gli era venuta &quot;quasi all&#8217;improvviso&quot; e che, avendola comunicata, &quot;con semplicit\u00e0&quot;, ai cardinali del sacro Collegio, nella ricorrenza della conversione di san Paolo, il 25 gennaio, essi ne furono subito commossi, &quot;come se brillasse un raggio di luce soprannaturale&quot;. E l\u00ec, invece di spiegare un po&#8217; meglio la genesi dell&#8217;idea, si abbandon\u00f2 alla poesia lirica: disse che quel raggio si era riflesso sul volto e nello sguardo di tutti, paragonando implicitamente la sua iniziativa ad una specie di seconda Pentecoste; dopo di che, non si sa se per un eccesso di orgoglio o per una incomprensibile ingenuit\u00e0, aggiunse che il mondo intero si era messo ad attendere impazientemente il grande evento, ammettendo, cos\u00ec, sia pure in via indiretta, che il Concilio, prima ancora di riunirsi, era gi\u00e0 sotto i riflettori e, quindi, sotto la pressione fortissima dei <em>mass media<\/em> del mondo intero. Il che fa pensare che, nella sua mente, l&#8217;opera dello Spirito Santo e quella dei poteri forti che controllano i mezzi d&#8217;informazione mondiali, a cominciare dalla stampa e dalla televisione, si erano &quot;incontrate&quot; per spingere la Chiesa verso il sospirato rinnovamento. Naturalmente, Giovanni XXIII non disse nulla del genere: ma era tutto presente nelle sue parole, se i concetti da lui espressi devono essere presi sul serio e non come un esercizio di oratoria. Quale pontefice, prima di lui, si sarebbe mai sognato di considerare come un fattore positivo l&#8217;aspettazione del mondo, rispetto a un evento schiettamente e puramente religioso, come la riunione di un concilio ecumenico? Quale papa non avrebbe intuito la gravit\u00e0 della minaccia rappresentata da una attenzione spasmodica, e certamente non neutrale, da parte della societ\u00e0 profana, nei confronti del concilio? Ma per lui, questo non era un problema; al contrario, come vedremo, egli era convinto che il momento per indire un concilio fosse quanto mai favorevole, e ci\u00f2 proprio dal punto di vista della societ\u00e0 profana, perch\u00e9, secondo lui, <em>l&#8217;umanit\u00e0 sembra entrare in un nuovo ordine di cose<\/em> (4, 4). Strano ragionamento, in tutti i casi: da un punto di vista cattolico, ogni momento \u00e8 buono per indire un concilio, se nella Chiesa, e quindi anche nell&#8217;assemblea dei padri conciliari, \u00e8 vivo e operante lo Spirito Santo; se non lo \u00e8, nessun potere di questo mondo, nessuna circostanza favorevole della societ\u00e0 profana, potrebbero mai rimediare a un tale peccato d&#8217;origine, e sostituire la presenza stessa di Dio.<\/p>\n<p>Disse testualmente papa Giovanni nel suo discorso d&#8217;apertura del Concilio:<\/p>\n<p><em>Nell&#8217;indire questa grandiosa assemblea, il pi\u00f9 recente e umile Successore del Principe degli Apostoli, che vi parla, si \u00e8 proposto di riaffermare ancora una volta il Magistero Ecclesiastico, che non viene mai meno e perdura sino alla fine dei tempi; Magistero che con questo Concilio si presenta in modo straordinario a tutti gli uomini che sono nel mondo, tenendo conto delle deviazioni, delle esigenze, delle opportunit\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 contemporanea (2, 2).<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto all&#8217;origine e alla causa del grande avvenimento per il quale Ci \u00e8 piaciuto adunarvi, \u00e8 sufficiente riportare ancora una volta la testimonianza, certamente umile, ma che Noi possiamo attestare come sperimentata: la prima volta abbiamo concepito questo Concilio nella mente quasi all&#8217;improvviso, e in seguito l&#8217;abbiamo comunicato con parole semplici davanti al Sacro Collegio dei Padri Cardinali in quel fausto 25 gennaio 1959, festa della Conversione di San Paolo, nella sua Patriarcale Basilica sulla via Ostiense. Gli animi degli astanti furono subito repentinamente commossi, come se brillasse un raggio di luce soprannaturale, e tutti lo trasparirono soavemente sul volto e negli occhi. Nello stesso tempo si accese in tutto il mondo un enorme interesse, e tutti gli uomini cominciarono ad attendere con impazienza la celebrazione del Concilio (3, 1).<\/em><\/p>\n<p><em>Illuminata dalla luce di questo Concilio, la Chiesa si accrescer\u00e0, come speriamo, di ricchezze spirituali e, attingendovi il vigore di nuove energie, guarder\u00e0 con sicurezza ai tempi futuri. Infatti, introducendo opportuni emendamenti ed avviando saggiamente un impegno di reciproco aiuto, la Chiesa otterr\u00e0 che gli uomini, le famiglie, le nazioni rivolgano davvero le menti alle realt\u00e0 soprannaturali (3, 4).<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 inoltre un&#8217;altra cosa, Venerabili Fratelli, che \u00e8 utile proporre alla vostra considerazione sull&#8217;argomento. Ad aumentare la santa letizia che in quest&#8217;ora solenne pervade i nostri animi, Ci sia cio\u00e8 permesso osservare davanti a questa grandiosa assemblea che l&#8217;apertura di questo Concilio Ecumenico cade proprio in circostanze favorevoli di tempo (4, 1).<\/em><\/p>\n<p><em>Spesso infatti avviene, come abbiamo sperimentato nell&#8217;adempiere il quotidiano ministero apostolico, che, non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengano riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano per\u00f2 i fatti senza sufficiente obiettivit\u00e0 n\u00e9 prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della societ\u00e0 umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che \u00e8 maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libert\u00e0 della Chiesa (4, 2).<\/em><\/p>\n<p><em>A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo (4, 3).<\/em><\/p>\n<p><em>Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l&#8217;umanit\u00e0 sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l&#8217;opera degli uomini, e spesso al di l\u00e0 delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa (4, 4).<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che pi\u00f9 di tutto interessa il Concilio \u00e8 che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma pi\u00f9 efficace (5, 1).<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il nostro lavoro non consiste neppure, come scopo primario, nel discutere alcuni dei principali temi della dottrina ecclesiastica, e cos\u00ec richiamare pi\u00f9 dettagliatamente quello che i Padri e i teologi antichi e moderni hanno insegnato e che ovviamente supponiamo non essere da voi ignorato, ma impresso nelle vostre menti (6, 4).<\/em><\/p>\n<p><em>Per intavolare soltanto simili discussioni non era necessario indire un Concilio Ecumenico. Al presente bisogna invece che in questi nostri tempi l&#8217;intero insegnamento cristiano sia sottoposto da tutti a nuovo esame, con animo sereno e pacato, senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei Concili di Trento e Vaticano I; occorre che la stessa dottrina sia esaminata pi\u00f9 largamente e pi\u00f9 a fondo e gli animi ne siano pi\u00f9 pienamente imbevuti e informati, come auspicano ardentemente tutti i sinceri fautori della verit\u00e0 cristiana, cattolica, apostolica; occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto \u00e8 richiesto dai nostri tempi. Altro \u00e8 infatti il deposito della Fede, cio\u00e8 le verit\u00e0 che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro \u00e8 il modo con il quale esse sono annunziate, sempre per\u00f2 nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se \u00e8 necessario, applicato con pazienza; si dovr\u00e0 cio\u00e8 adottare quella forma di esposizione che pi\u00f9 corrisponda al magistero, la cui indole \u00e8 prevalentemente pastorale (6, 5).<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa che non funziona, qualcosa di non cattolico, nel ragionamento secondo il quale il momento storico sarebbe favorevole all&#8217;indizione del Concilio e che, quindi, bisogna approfittarne, cos\u00ec come si deve approfittare di un autobus che sta passando, perch\u00e9 potrebbe essere l&#8217;ultima corsa utile a disposizione; e ci\u00f2 su due differenti piani. Sul piano contingente, il giudizio di papa Giovanni, compresa la valutazione sprezzante a proposito dei cosiddetti &quot;profeti di sventura&quot;, si \u00e8 rivelato completamente sbagliato: non solo il momento non era favorevole, e c&#8217;erano gli indizi per vederlo e per capirlo, ma si \u00e8 rivelato, semmai, estremamente negativo e sfavorevole. Di l\u00ec a pochissimo, Paolo VI, che ebbe il compito di portare i lavori del Concilio a conclusione, osserv\u00f2 che ci si aspettava la primavera, invece era arrivato l&#8217;inverno. I seminari si sono svuotati proprio negli anni del Concilio; e, quel che \u00e8 peggio, in quegli anni vi sono entrate le idee eterodosse del neomodernismo, sviando quelli ch&#8217;erano rimasti e che poi, ordinati sacerdoti, hanno diffuso l&#8217;errore fra i loro parrocchiani. Alcuni di essi hanno fatto carriera, sono diventati vescovi e cardinali: e cos\u00ec il modernismo \u00e8 arrivato nelle alte gerarchie e ha potuto esercitare la sua pressione anche dall&#8217;alto, oltre che dal basso, sospingendo la Chiesa verso la disastrosa situazione attuale. Eppure, ripetiamo, c&#8217;erano tutti gli indizi per presagire una simile deriva: Pio XII li aveva visti e per tale ragione non aveva voluto convocare il Concilio; Giovanni XXIII ritenne di vederli, e sbagli\u00f2 clamorosamente. Sbagli\u00f2 anche nel valutare le possibili convergenze con l&#8217;ideologia marxista, e sbagli\u00f2, pi\u00f9 di lui, Paolo VI, il che ebbe un pessimo effetto in due sensi: nei Paesi occidentali, aprendo la porta al dilagare di un punto di vista non cattolico fra i cattolici, sotto le vesti, apparentemente accettabili, di uno sforzo per l&#8217;eguaglianza e la giustizia sociale; nei Paesi a regime comunista, sacrificando e abbandonando al loro destino i cattolici col\u00e0 perseguitati, in nome del &quot;dialogo&quot; con l&#8217;Unione Sovietica, e trattando i vari Mindszenty e i vari Stepinac come dei benintenzionati guastafeste, che rovinavano il &quot;proficuo&quot; dialogo con quei governi. Per capire l&#8217;assoluta incompatibilit\u00e0 fra comunismo e cattolicesimo, e per porre un <em>altol\u00e0<\/em> alla deriva ideologica della teologia verso le posizioni di sinistra, vedi la cosiddetta teologia della liberazione, ci vorr\u00e0 un papa polacco, come Giovani Paolo II, il quale, venendo da un Paese dove il comunismo non era una bella utopia, ma una tragica realt\u00e0, sapeva come stessero le cose per davvero. Intanto, per\u00f2, andarono perduti circa due decenni, durante i quali molti cattolici si traviarono &#8212; vedi don Giulio Girardi e i suoi &quot;cristiani per il socialismo&quot;, o, pi\u00f9 recentemente, i vari don Andrea Gallo sparsi per il mondo cattolico, non solo in Italia &#8212; e molti preti &quot;di strada&quot; incubarono l&#8217;infezione marxista, pi\u00f9 o meno senza rendersene conto, per poi trasmetterla, a cascata, sui giovani coi quali erano a contatto, sia consacrati che laici.<\/p>\n<p>Ma la penetrazione dell&#8217;ideologia marxista nel cattolicesimo fu solo un aspetto della penetrazione delle idee e degli stili di vita del mondo moderno nel cattolicesimo. Un altro aspetto, specularmente opposto, fu quello del consumismo, dell&#8217;edonismo, dell&#8217;egoismo di matrice liberale, e del crescente disordine sessuale che l&#8217;imitazione della <em>american way of life<\/em> comportava. Anche da questa parte vennero portate ferite tremende alla concezione cattolica della vita e ai comportamenti pratici di milioni di cattolici: la crisi della famiglia ha inizio da l\u00ec; e tutto quel che \u00e8 accaduto dopo, dall&#8217;introduzione del divorzio, e poi dell&#8217;aborto, nella legislazione dei Paesi cattolici, fino all&#8217;approvazione delle unioni di fatto e delle unioni omosessuali, con relativo diritto di adozione dei bambini, di fecondazione eterologa e di utero in affitto, parte da l\u00ec. Tutto questo era prevedibile, perch\u00e9 era visibile: Giovanni XXIII \u00e8 stato eletto nel 1958, ossia al culmine del &quot;miracolo economico&quot;; e gli anni del <em>boom<\/em> sono stati appunto quelli nei quali la morale cattolica ha incominciato a sgretolarsi, e la mentalit\u00e0 cattolica a divenire subalterna rispetto alla mentalit\u00e0 profana. Cattolici, ma per la libert\u00e0 sessuale; cattolici, ma per il divorzio; cattolici, ma favorevoli all&#8217;aborto; cattolici, ma liberi di pensarla a modo loro, praticamente su tutto, anche per ci\u00f2 che riguarda la sfera morale e persino quella teologica; cattoliche, ma rigorosamente femministe, e persino suore, ma femministe, e magari lesbiche dichiarate (sono stati centinaia e centinaia i casi del genere, fin d&#8217;allora, specie negli Stati Uniti d&#8217;America): tutte queste aberrazioni, queste follie, queste forme di anarchismo e di vero e proprio sdoppiamento schizofrenico, hanno incominciato a diffondersi a partire dagli anni del <em>boom<\/em>: dapprima nella vita pratica delle persone, e poi, poco dopo, anche a livello teorico, per iniziativa di pretesi intellettuali, alcuni dei quali erano sacerdoti, vescovi e sedicenti teologi cattolici. Com&#8217;era possibile giudicare proprio <em>quegli<\/em> anni come un periodo particolarmente favorevole per convocare un Concilio ecumenico, il quale non discutesse di questioni dottrinali o disciplinari, ma che pretendesse di rivedere, da cima a fondo, i modi e i tempi dell&#8217;annuncio evangelico, nonch\u00e9 di &quot;approfondire&quot; il sacro deposito della fede? Il papa si prendeva il lusso di fare dell&#8217;ironia sui <em>profeti di sventura<\/em> (ma il compito dei profeti \u00e8 quello di annunciare i lieti eventi? e da quando?); ma sarebbe sin troppo facile, oggi, mostrare quanto fosse incoerente e quasi incomprensibilmente arrischiata la <em>sua<\/em> posizione, che, per una &quot;ispirazione improvvisa&quot; e con una leggerezza inaudita, metteva in gioco i destini stessi della Chiesa.<\/p>\n<p>Ma il giudizio di Giovanni XXIII \u00e8 stato sbagliato anche su un altro piano, quello teologico. Che cosa significa, per un credente, affermare che la Provvidenza divina sa volgere in bene anche le situazioni storiche sfavorevoli alla vita della Chiesa? Si tratta di una ovviet\u00e0; e il fatto di citarla, in quel contesto, a sostegno della propria opinione, equivale a una contraddizione concettuale, oltre che ad una <em>excusatio non petita<\/em>. Se il momento storico (gli anni di svolta dai &#8217;50 ai &#8217;60 del Novecento) erano favorevoli alla convocazione di un concilio, che senso aveva ricordare quella ovvia verit\u00e0? E se la Provvidenza sa volgere in bene anche le circostanze negative, il che \u00e8 verissimo, a che scopo affrettarsi per salire sull&#8217;ultimo autobus? Qui siamo in presenza di una vera e propria inversione teologica: nel ragionamento di Giovanni XXIII, non \u00e8 la Chiesa che deve imporsi al mondo con la sua verit\u00e0, ma \u00e8 il mondo che deve essere accolto e accettato, perch\u00e9 la verit\u00e0 vi si possa diffondere. Evidentemente, egli non \u00e8 stato neppure sfiorato dal dubbio che, una volta fatto proprio il linguaggio del mondo, il cattolicesimo sarebbe stato trascinato lontano dai suoi presupposti, lontano da se stesso, dalla sua morale, dalla sua dottrina, perch\u00e9 sarebbe stato trascinato lontano dal Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Eppure, il dubbio avrebbe dovuto averlo: nei duemila anni della sua storia, la Chiesa \u00e8 sempre stata estremamente prudente, e giustamente prudente, circa le &quot;novit\u00e0&quot; del mondo e la possibilit\u00e0, per lei, di annunciare il Vangelo alla maniera del mondo, tanto pi\u00f9 che il mondo, ad ogni nuovo secolo, ha avuto la pretesa di essere sempre &quot;nuovo&quot; e &quot;moderno&quot;, proprio perch\u00e9 la storia, per esso, \u00e8 fatta dagli uomini; mentre la Chiesa, sapendo che la storia \u00e8 fatta da Dio, non \u00e8 mai caduta nella trappola dei vari modernismi (fino al Vaticano II, appunto!) ed \u00e8 sempre rimasta ferma al principio che il Vangelo non appartiene al tempo, e che la Verit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 una verit\u00e0 sovra-temporale, in quanto assoluta ed eterna. Pertanto, la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo alla <em>sua<\/em> maniera, perch\u00e9 cos\u00ec doveva fare: \u00e8 il mondo che deve convertirsi, non la Chiesa. La Chiesa ha sempre avuto la sua fierezza di fronte al mondo, perch\u00e9 \u00e8 sempre stata consapevole di rappresentare una alternativa al mondo, e ha sempre saputo che il Vangelo non \u00e8 una conferma della mentalit\u00e0 del mondo, ma la sua esatta antitesi: amare Cristo vuol, dire dispiacere al mondo, e viceversa. Con Giovanni XXIII; questa consapevolezza, due volte millenaria, si dissolve come nebbia al sole: la Chiesa scopre quanto \u00e8 bello essere &quot;generosa&quot; con il mondo, cio\u00e8, in pratica, alzare bandiera bianca e arrendersi alla mentalit\u00e0 del mondo; naturalmente, senza dirlo e senza presentare le cose a questo modo. Di fatto, per\u00f2, \u00e8 stato esattamente cosi: a partire da quel momento, cio\u00e8 dal Concilio, i cattolici hanno smesso di chiedersi se una certa cosa, anche nella sfera della loro vita personale, piace o non piace a Dio; hanno cominciato a chiedersi se essa piace o non piace al mondo; e, se piace al mondo, hanno incominciato a sentirsi autorizzati a farla. Questa \u00e8 la verit\u00e0 e questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto. Al massimo, qualcuno potrebbe sostenere che tali non erano le intenzioni di Giovanni XXIII, ma \u00e8 stato il risultato di una deriva imprevista e imprevedibile, di una serie di forzature e di abusi operati da una parte dei cattolici, clero compreso, rispetto ai documenti e alle acquisizioni del Concilio.<\/p>\n<p>Anche noi, un tempo, siamo stati inclini a questa benevola interpretazione. Pure, riflettendoci a lungo, dobbiamo ora ammettere che non \u00e8 credibile e non \u00e8 sostenibile, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista teologico. Un papa ottantenne non pu\u00f2 convocare un concilio ecumenico, ammettendo nello stesso tempo, candidamente, che <em>il nostro lavoro non consiste neppure, come scopo primario, nel discutere alcuni dei principali temi della dottrina ecclesiastica<\/em>, e che <em>per intavolare soltanto simili discussioni non era necessario indire un Concilio Ecumenico.<\/em> E allora, di grazia, perch\u00e9 indire il Concilio? Perch\u00e9, dice Giovanni XXIII, \u00e8 necessario <em>che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto \u00e8 richiesto dai nostri tempi.<\/em> Ecco dunque la chiave di volta di tutto l&#8217;edificio che si vuol costruire: <em>approfondire la dottrina<\/em> ed <em>esporla nella maniera che si addice al mondo moderno<\/em>. Si tratta di due grossi spropositi teologici, o peggio, che tradiscono una mentalit\u00e0 progressista, vale a dire inquinata dal modernismo. Che vuol dire approfondire la dottrina? Dietro questa paroletta cos\u00ec carina, cos\u00ec simpatica, &quot;approfondire&quot;, c&#8217;\u00e8 l&#8217;intenzione di cambiarla: perch\u00e9 approfondire vuol dire scorgere quel che prima non era visibile, e quindi, inevitabilmente, trovarsi fra le mani una cosa nuova e diversa da quella che c&#8217;era prima. Ma ci\u00f2 equivale a intaccare la sostanza. Forse che san Paolo, o sant&#8217;Agostino, o san Tommaso d&#8217;Aquino, non avevano visto ci\u00f2 che i teologi del Concilio hanno &quot;approfondito&quot;? La dottrina \u00e8 sempre la stessa, s\u00ec o no? E che vuol dire &quot;esporre la dottrina secondo quanto \u00e8 richiesto dai nostri tempi&quot;? Forse che i nostri tempi richiedono una dottrina diversa, una morale diversa, un Vangelo diverso? Se no, perch\u00e9 farlo? Se s\u00ec, quello sarebbe ancora il cattolicesimo, il deposito della fede quale la Chiesa lo ha saputo custodire e tramandare, con fedelt\u00e0 e amore, per duemila anni? Giovanni XXIII insiste sul fatto che il Magistero non cambia, che il deposito della fede \u00e8 sempre quello: altra <em>excusatio non petita<\/em>. Di fatto, egli si accinge a cambiare sia il Magistero, sia il deposito della fede. Ne \u00e8 consapevole? Secondo noi, \u00e8 impossibile che non lo sia. \u00c8 lui il regista della grande operazione chiamata Concilio; ed \u00e8 per questo che, oggi, viene quasi universalmente lodato, dentro e fuori la Chiesa cattolica. E gi\u00e0 questo dovrebbe insospettire. Non \u00e8 possibile che un cattolico, che sia veramente tale, cio\u00e8 fedele al Vangelo, venga lodato troppo dal mondo. Al contrario, egli viene criticato, disprezzato, calunniato: la sua sola presenza \u00e8 d&#8217;ingombro al mondo, perch\u00e9 gli rimprovera tacitamente i suoi errori, le sue colpe, i suoi vizi. Ma il mondo non vuol chiamare vizio, il vizio: lo vuol chiamare &quot;diritto&quot;, che viene legittimamente esercitato; e pretende che ad essere posto sotto accusa sia colui che denuncia il vizio, colui che &#8212; come Giovanni il Battista &#8212; dice a chiare note: <em>Non ti \u00e8 lecito fare questo<\/em> (nel caso specifico, vivere con la moglie di tuo fratello). Ora, il mondo moderno e la Chiesa post-conciliare non la smettono di cantare le lodo di papa Giovanni, proprio per aver convocato il Concilio; mentre sono evidenti il loro disagio, il loro imbarazzo, il loro fastidio (s\u00ec, anche e specialmente dei cattolici) quando devono esprimersi sul pontificato di Pio X, colui che ha denunciato e condannato fermamente il modernismo. Si prenda in mano una qualsiasi pubblicazione, anche di parte cattolica, per credere: nove volte su dieci, il giudizio sar\u00e0 esattamente questo: evviva papa Giovanni e il Concilio; ampie riserve, invece, per non dire altro, su Pio X e la sua condanna del modernismo. Un po&#8217; strano, non \u00e8 vero?<\/p>\n<p>Ma cari cattolici progressisti e neomodernisti, abbiate un po&#8217; di rispetto, se non per la vera dottrina cattolica, che siete ben decisi a sovvertire dalle fondamenta, almeno per l&#8217;altrui intelligenza: davvero pensate di poter spacciare lucciole per lanterne, senza che nessuno vi chieda di mostrare il vostro gioco, e di mettere le carte sulla tavola? <em>Cc\u00e0 niscuno \u00e8 fisso<\/em>, carissimi. Se volete trasformare il cattolicesimo in una cosa diversa da ci\u00f2 che esso \u00e8, \u00e8 sempre stato e deve continuare ad essere, bisogna proprio che vi sporchiate le mani, che veniate allo scoperto e che dichiariate a voce alta le vostre vere intenzioni, assumendovene tutta la responsabilit\u00e0: davanti agli uomini e, quel pi\u00f9 conta, davanti a Dio. Se, per caso, ci credete ancora&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 venne convocato il Concilio Vaticano II? 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