{"id":24177,"date":"2008-12-20T11:58:00","date_gmt":"2008-12-20T11:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/20\/una-pagina-al-giorno-sono-buoni-gli-inglesi-di-concetto-pettinato\/"},"modified":"2008-12-20T11:58:00","modified_gmt":"2008-12-20T11:58:00","slug":"una-pagina-al-giorno-sono-buoni-gli-inglesi-di-concetto-pettinato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/20\/una-pagina-al-giorno-sono-buoni-gli-inglesi-di-concetto-pettinato\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Sono buoni gli Inglesi?, di Concetto Pettinato"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abI giorni di Lublino nel 1914, di Concetto Pettinato\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) ci eravamo gi\u00e0 occupati di questo giornalista che fu corrispondente di guerra sui campi di battaglia della Polonia fra Austro-Ungarici e Russi.<\/p>\n<p>Avevamo anche osservato che intorno alla sua memoria \u00e8 stato disteso un pesante velo di oblio, destino toccato anche a un altro notevole giornalista italiano del periodo fascista, Mario Appelius (cfr. F. Lamendola, \u00abUna pagina al giorno: L&#8217;ultima vergine, di Mario Appelius\u00bb (sempre sul sito di Arianna Editrice); e che tale oblio non \u00e8 certamente casuale, ma piuttosto una diretta conseguenza del fatto che egli si distinse, nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, per un deciso impegno nella politica interna ed estera mussoliniana, in senso spiccatamente anti-borghese e anti-britannico, attirandosi anche l&#8217;aperta ostilit\u00e0 degli elementi pi\u00f9 reazionari del partito fascista; e che &#8211; &quot;horribile dictu&quot; &#8211; a guerra finita non fece alcun &quot;mea culpa&quot;, non strisci\u00f2 ai piedi del vincitore e non si cosparse il capo di cenere per le sue colpe politiche.<\/p>\n<p>Il che, nella Repubblica del Gattopardo e dei camaleonti d&#8217;ogni colore e d&#8217;ogni sfumatura, diede decisamente fastidio a pi\u00f9 di qualcuno.<\/p>\n<p>Ma chi era Concetto Pettinato?<\/p>\n<p>Nato a Catania il 3 gennaio 1886 e morto ad Este il 12 gennaio 1975, Pettinato \u00e8 stato una voce originale e non trascurabile nel campo del giornalismo e della saggistica.<\/p>\n<p>Viaggiatore curioso e instancabile fra la Russia, la Francia, la Turchia e la Polonia, inviava le sue corrispondenze al direttore e proprietario de \u00abLa Stampa\u00bb di Torino, Alfredo Frassati, dapprima come corrispondente volontario e poi come inviato ufficiale del quotidiano torinese.<\/p>\n<p>Nel 1914 si trasferisce a Parigi e, di l\u00ec, allo scoppio della guerra, in Polonia.<\/p>\n<p>Entrata in guerra anche l&#8217;Italia, nel maggio del 1915, egli vi prende parte come membro del Comando supremo del generale Cadorna, in qualit\u00e0 di responsabile dell&#8217;Ufficio informazioni.<\/p>\n<p>Nel 1918, alla conclusione della guerra, riprende servizio presso \u00abLa Stampa\u00bb ed \u00e8 di nuovo inviato speciale in Ungheria all&#8217;epoca della rivoluzione comunista di B\u00e9la Kun, repressa dall&#8217;intervento dell&#8217;esercito romeno e dalla reazione dei latifondisti e dalle forze della borghesia magiara. Inviato speciale a Berlino dal 1920, fino al 19126 vive e lavora fra la Germania e la Francia, nella sua vecchia sede di Parigi.<\/p>\n<p>Iscritto al partito fascista dal 1926, diviene poi inviato speciale in Spagna, a Madrid. Nel 1938 \u00e8 tra i firmatari del manifesto di adesione alle Leggi razziali varate dal regime fascista.<\/p>\n<p>Alla fine del 1942, dalla Svizzera dove si trova per lavoro, pubblica (a sue spese, perch\u00e9 non trova un editore disposto a finanziarlo) un &quot;pamphlet&quot; che desta scalpore e un notevole imbarazzo anche all&#8217;interno del regime: \u00abGli intellettuali e la guerra\u00bb. In esso egli sostiene che gli intellettuali sono venuti meno ai loro doveri verso la nazione, perch\u00e9 non hanno creduto nella giustezza della guerra e non hanno sostenuto il Paese nello sforzo bellico (siamo ormai all&#8217;indomani della sconfitta di El Alamein); e ci\u00f2 mentre la propaganda nemica sa sfruttare abilmente ogni occasione per avvilire gli Italiani, anche ai loro stessi occhi.<\/p>\n<p>N\u00e9 Pettinato si limita ad accusare gli intellettuali di latitanza morale nei confronti della guerra in corso; ma di avere confermato, nelle attuali circostanze, un loro antico e inestirpabile vizio; quello di separarsi dai problemi concreti e immediati della nazione, per rifugiarsi in un loro mondo evanescente, fatto di cose lontane dal destino del popolo italiano.<\/p>\n<p>Nel 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e riceve da Mussolini l&#8217;incarico di dirigere \u00abLa Stampa\u00bb, alla quale &#8211; d&#8217;accordo con il Duce &#8211; imprime un indirizzo di discussione critica all&#8217;interno del regime, appoggiando, fra l&#8217;altro, \u00abL&#8217;Italia del popolo\u00bb e il Raggruppamento nazionale repubblicano socialista di Edmondo Cione. Il 21 giugno 1944 pubblica il famoso articolo: \u00abSe ci sei, batti un colpo&quot;\u00bb, rivolto a Mussolini e inteso a spronarlo a riprendere vigorosamente il programma economico-politico di socializzazione delle grandi imprese e di rompere decisamente con la borghesia.<\/p>\n<p>Tale indirizzo non piace ai \u00abduri e puri\u00bb di Sal\u00f2, tanto che nel marzo 1945 Pettinato viene addirittura arrestato dalla polizia fascista.<\/p>\n<p>Dopo la caduta della Repubblica Sociale e la fine della guerra, Pettinato si nasconde a Milano, ma nel giugno del 1946 viene arrestato e processato a Torino, dove un tribunale lo condanna a ben quattordici ani di carcere per collaborazionismo; ma lo stesso anno viene rimesso in libert\u00e0, per effetto della sopraggiunta amnistia del Ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti.<\/p>\n<p>Nel secondo dopoguerra, a differenza di tanti e tanti intellettuali italiani che, dopo aver flirtato per vent&#8217;anni col fascismo, passano con la massima disinvoltura nel campo dell&#8217;antifascismo, egli rimane fedele alle sue idee di \u00abfascista di sinistra\u00bb e nel 1947 si iscrive al Movimento Sociale Italiano. Ma, scomodo e irrequieto come lo era sempre stato nell&#8217;ambito del fascismo stesso, nel 1952 si dimette anche da quel partito.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni della sua vita diviene collaboratore fisso per \u00abIl Tempo\u00bb.<\/p>\n<p>Un personaggio atipico, insomma; sia per quella sua coerenza e fierezza politica, che lo rendono incapace di curvare la schiena davanti ai potenti di turno; sia per quel taglio decisamente &quot;di sinistra&quot; del fascismo da lui professato. Per lui, il fascismo &quot;vero&quot; \u00e8, ancora e sempre, quello di Piazza San Sepolcro: repubblicano, anticapitalista e antiborghese.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 spiega la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, vista come un ritorno alle origini del fascismo: dopo che il tradimento della borghesia, consumatosi fra il 25 luglio e l&#8217;8 settembre del 1943, aveva dimostrato &quot;ad abundantiam&quot;, e in maniera ormai inequivocabile, che di tale classe non era pi\u00f9 possibile fidarsi in alcun modo.<\/p>\n<p>In perfetta coerenza con tale impostazione, Pettinato individua negli Stati Uniti d&#8217;America e nel Regno Unito &#8211; i due &quot;cugini&quot; anglosassoni, come egli li chiama &#8211; i principali nemici dell&#8217;Italia in guerra e del fascismo; come, del resto, pensava anche Mussolini e fin da prima del 25 luglio, allorch\u00e9 aveva tentato sino all&#8217;ultimo &#8211; ma senza successo &#8211; di convincere Hitler a concludere una pace di compromesso con l&#8217;Unione Sovietica, per rivolgere tutte le forze dell&#8217;Asse contro le potenze occidentali.<\/p>\n<p>In questa cornice ideologica e politico-militare si inquadra il volume del 1944 \u00abQuesti Inglesi\u00bb, di cui sopra abbiamo presentato qualche pagina; e che denota una conoscenza fuori del comune della storia britannica, dai tempi della regina Elisabetta al XX secolo.<\/p>\n<p>Dal capitolo quindicesimo del libro di Concetto Pettinato \u00abQuesti Inglesi\u00bb (Milano, Bertieri Editore, 1944, pp. 138-147):<\/p>\n<p>\u00abGiunti a questo punto, i lettori mal prevenuti peseranno che esagero e che il profilo tracciato degli Inglesi nelle pagine che precedono costituisce una vendetta politica e non un ritratto, un libello e non un libro serio. &quot;Gli Inglesi! Figuriamoci: il popolo pi\u00f9 civile della terra! Il meglio educato! Il pi\u00f9 aristocratico! Il pi\u00f9 virtuoso! Il pi\u00f9 liberale! Il pi\u00f9 longanime! Il pi\u00f9 bello! Sicuro, anche il pi\u00f9 bello. Non \u00e8 forse questa la conclusione imposta ai malevoli dai musei e dai castelli del Regno Unito, con quella imponente sfilata di esemplari d&#8217;una umanit\u00e0 superiore, dove Holbein sembra gareggiare con Van Dick, Reynolds con Lawrence, Gainsborough con Romney e Cooper col Cosway per strappare al mondo un grido d&#8217;estasi e d&#8217;adorazione? Quell&#8217;Endymion Porter, il favorito di Carlo I, quel George Villiers duca di Buckingham, quella contessa di Shrewsbury, quella Nell Gwynne, quel Nash, quell&#8217;Henry Tufton conte di Thanet, quel Pitt il giovine dall&#8217;incarnato verginale, quelle tre sorelle Rushout dal sorriso ammaliante, quella Elizabeth Nugent, quella contessa di Jersey dalle chiome di Maddalena, quel Byron dal collo di serafino! S&#8217;\u00e8 mai veduta sotto il sole assemblea pi\u00f9 degna di riverenza? Altro che volto di Medusa! Questa \u00e8 la patria dei Giovi, degli Apolli, delle Veneri, delle Diane, un Olimpo moltiplicato per mille, una nuova Ellade! E non ti basta? Gi\u00f9 il capello, sciagurato, davanti al corteo dei milordi, dietro i cui cocchi l&#8217;Europa migliore corre da tre secoli tendendo la mano nella polvere e offrendo locande, palazzi, reggie, quadri, statue, gemme, virt\u00f9, coscienze, amori, tradimenti, dedizioni, rinunzie!&#8230;&quot;<\/p>\n<p>Ebbene, no!, rispondo all&#8217;ipotetica diatriba. Che anche in Inghilterra nascano, vivano ed operino delle brave persone non perder\u00f2 tempo a discutere. Ma non son stato io a scrivere quel che si legge nel primo capitolo dell&#8217;&quot;Essay on depravation of the human nature&quot; dato alle stampe da un tal Mac Mahon nel 1774 &#8211; l&#8217;epoca dell&#8217;illuminismo ottimista &#8211; che &quot;se ogni padre lo potesse ammazzerebbe suo padre e se ogni re lo potesse ammazzerebbe il suo popolo&quot;. Perch\u00e9 alligni, sia pure nella patria dell&#8217;Hobbes, una sfiducia cos\u00ec truce sul conto della progenie d&#8217;Adamo, una cos\u00ec sciagurata certezza dell&#8217;universale genio del male, una buona ragione deve pur esserci. Chi non ricorda, che abbia qualche dimestichezza con le lettere d&#8217;oltre Manica, l&#8217;amara invettiva scagliata contro gli Inglesi dal De Foe nel suo &quot;True born Englishman&quot;? &quot;Inglesi, fatevi dunque beffe degli stranieri! Dimenticate forse che nasceste da una stirpe di briganti, di pezzenti e di vagabondi? Quali furono gli avi vostri? Il feroce pittone, il brettone tatuato, il perfido scoto, il pirata della Norvegia e il corsaro di Danimarca. Ecco progenitori, aff\u00e9, venerabili e vi consiglio d&#8217;esserne fieri. I Normanni feroci e famelici venero poi a ripopolare la vostra isola; e re Carlo II, durante il suo regno d&#8217;ignavia e di corruttela, mescol\u00f2 il sangue vostro con quello d&#8217;una turba di guatteri francesi, di bastardi italiani e di accattoni scozzesi&#8230;. Tetri come i Danesi, saccheggiatori come i Normanni, cocciuti come i Pittoni, perfidi come gli Scoti, nelle vostre vene scorre il sangue di tutte le razze perdute ed infami. Quel poco d&#8217;onest\u00e0 che vi avanza \u00e8 l&#8217;estremo retaggio degli antichi Sassoni, e sallo Iddio se tale fonte sia esausta!&quot;.<\/p>\n<p>Diremo che il De Foe era un libellista accecato dalla passione di parte? Ma David Hume era un filosofo e uno storico, e questo non gli imped\u00ec d&#8217;intitolare gli Inglesi di &quot;barbari del Tamigi&quot; e l&#8217;Inghilterra&quot; covo di briganti&quot;. E che non dovesse esser solo a pensarla cos\u00ec basterebbe a provarcelo la pi\u00f9 fugace delle occhiate alla storia di un popolo il quale, se ebbe il proprio Rinascimento, come vedremo, nel secolo XIX, protrasse il Medio Evo e i suoi errori sino a et\u00e0 moderna inoltrata. Giacch\u00e9 tragedie di puro stile medievale furono quella guerra delle Due Rose che port\u00f2 allo sterminio reciproco del patriziato britannico, e figure medievali quel Riccardo III che insanguinava l&#8217;Inghilterra quando gi\u00e0 l&#8217;Italia toccava coi suoi due Lorenzi, il Valla e il Magnifico, le limpide vette dell&#8217;Umanesimo, e quell&#8217;Enrico VIII, Falstaff teologo, piantato a gamba aperta fra i roghi di Smithfield e i patiboli della Torre mentre su un arpione di London Bridge imputridisce il capo mozzo dell&#8217;amico d&#8217;Erasmo, primo contributo inglese alla libert\u00e0 di pensiero!, e quella Maria Tudor che per restaurare il cattolicesimo gettava nelle fiamme trecento protestanti, e quell&#8217;Elisabetta che per ristabilire l&#8217;anglicanismo faceva impiccare, squartare, bollire, come suo padre, ma dopo averli arrotati sulla cos\u00ec detta &quot;figlia d&#8217;Exeter&quot;, centoquarantasette ecclesiastici, una cinquantina di gentiluomini e gran numero di popolani dei due sessi, e quel Titus Oates, prete spretato e manutengolo di ladri, che nel 1678 trovava modo di mandare al capestro sotto un&#8217;accusa immaginaria duecento cattolici, e quel Giacomo II che ancora alla fine del secolo, quando Newton ha 45 anni e Locke 54, tentava una rivoluzione religiosa coi selvaggi metodi tudoriani mentre per le vie di Londra i suoi sudditi, di parer contrario, davano la caccia ai papisti rompendo loro sul gobbo il &quot;protestant flail&quot; o, per dirla pi\u00f9 semplicemente, il randello. Nel 1726, il re di Brondingnac non nascondeva a Gulliver di giudicare la storia d&#8217;Inghilterra, che ancora non illustravano i crimini della conquista delle Indie e dell&#8217;Africa n\u00e9 i disordini del liberalismo industriale, &quot;un orrendo seguito di congiure, di ribellioni, di assassinii, di massacri, di rivoluzioni, di esilii e dei pi\u00f9 atroci effetti che avarizia, spirito fazioso, ipocrisia, perfidia, crudelt\u00e0, ira, follia, odio, invidia, malizia e ambizione possono generare&quot; e di tenere i Britanni in conto dei pi\u00f9 malefici vermi cui Natura abbia mai permesso di strisciar sulla terra (Swift, &quot;Gulliver&#8217;s Travels&quot;, II, 6).<\/p>\n<p>Ma questi &quot;vermi&quot;, mutatisi in pirati e salirti a bordo di bei vascelli gonfi di vele, invece di strisciare navigavano, e d&#8217;onda in onda, di mare in mare s&#8217;erano impadroniti sin delle terre pi\u00f9 lontane, secondo un procedimento che lo stesso Swift ricostruisce senza inutili eufemismi: &quot;Una tempesta spinge i pirati in regioni sconosciute; un bel giorno uno dei loro mozzi scopre terra dalla coffa dell&#8217;albero maestro; la ciurma scende per saccheggiare e rubare; un popolo inoffensivo li accoglie con bont\u00e0; i pirati impongono alla contrada un nome nuovo; ne prendono possesso in nome del Re; piantano un trave marcio o una pietra a memoria dell&#8217;avvenimento; trucidano due o tre dozzine d&#8217;indigeni e ne pigliano a bordo un paio un qualit\u00e0 di campione; poi tornano in patria, e il Re fa loro grazia d&#8217;ogni pirateria. E da questo momento ha inizio una nuova dominazione di diritto divino. Alla prima occasione si mandano sul luogo delle navi del governo, si scacciano o si annientano i nativi del nuovo dominio; si torturano i loro principi per obbligarli a rivelare l&#8217;oro che posseggono; si autorizzano tutti i possibili atti di crudelt\u00e0 e di licenza; s&#8217;annaffia il suolo col sangue degli abitanti. E l&#8217;esecrando equipaggio di carnefici adoperato per questa pia spedizione forma una colonia moderna per convertire un popolo d&#8217;idolatri e di selvaggi&quot; (op. cit., IV, 12). Cos\u00ec, sull&#8217;orme dei &quot;sea devils&quot;, servi e apostoli del genio del male, nacque l&#8217;impero britannico e scomparve, per cominciare, un&#8217;intera razza a occidente dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p>Era quella, si osserver\u00e0, la civilt\u00e0 del tempo, e gli Spagnuoli non fecero di meglio dei loro rivali. Sentite allora, sul conto degli Spagnuoli, quanto prova il bisogno di scrivere l&#8217;altro grande testimone inglese del medesimo secolo: &quot;E qui debbo riconoscete, a onore di questi Spagnuoli, che, qualunque cosa si possa narrare della crudelt\u00e0 di questo popolo al Messico e al Per\u00f9, io non incontrai mai in verun paese diciassette uomini d&#8217;una qualunque nazione che fossero in ogni occasione cos\u00ec modesti, moderati, virtuosi, cortesi e di cos\u00ec buon carattere. Per quel che riguarda la crudelt\u00e0, non se ne vedeva ombra nell&#8217;indole loro; non si trovava in loro inumanit\u00e0 n\u00e9 barbarie, n\u00e9 passioni violente; e tuttavia erano tutti uomini di grande ardore e di gran coraggio (De Foe, &quot;The life and adventures of Robinson Crusoe&quot;, Brighton, 1889, parte II, pag. 232). Fingeremo di non intendere il senso di una tale deposizione?<\/p>\n<p>Venne poi, nel secondo quarto del secolo XVIII, la lotta per le Indie, che doveva durare fino al 1885 e coprire i Giovi e gli Apolli del Regno Unito di tesori insanguinati, portando all&#8217;apogeo la loro potenza economica, sociale e politica e offrendo al mondo lo spettacolo non comune d&#8217;un popolo di azionisti che con una mano bada a riscuotere dividendi e con l&#8217;altra si copre pudicamente il viso per non vedere quel che fanno i propri consiglieri delegati. Da Londra i direttori della Compagnia chiedevano a Madras e a Calcutta somme d&#8217;anno in anno pi\u00f9 grandi: quando, poi, la fama recava loro l&#8217;eco delle stragi del Bengala, delle estorsioni di Vansittart, del massacro di Rohilla, del supplizio di Nuncomar, della cacciata del ragi\u00e0 di Benares, dell&#8217;arresto delle sovrane di Ude, quando, a forza di decimare province, di usurpare eredit\u00e0, di corrompere nababbi, di farsi esecutori prezzolati di vendete domestiche, s&#8217;erano ridotti alla mendicit\u00e0 i potentati locali e impinguate le casse dell&#8217;Olimpo inglese, questo medesimo Olimpo, in un sobbalzo di sdegno virtuoso, si offriva il lusso d&#8217;intentare il processo ai suoi Verre, come fece nel 1755 con lord Clive e nel 1788 con Warren Hastings, e uno Sheridan puntava l&#8217;indice vendicatore contro i nuovi nababbi che non esitavano ad assediare una citt\u00e0 per riscuotere una cambiale e a spodestare un principe per pareggiare un bilancio &#8211; sempre la politica del Bonomo Riccardo! &#8211; e un Burke si alzava dal banco degli accusatori per dire all&#8217;Hastings: &quot;Sul suo capo si ammucchiano tutte le frodi e tutte le tirannidi. Io lo accuso di aver rubato i beni dell&#8217;orfano e della vedova, di aver devastato intere contrade conducendone a morte gli abitanti a furia di sevizie e angherie. Lo accuso di averli insultati e torturati con l&#8217;aiuto dei miserabili che gli davan mano nei suoi delitti. Ladro, tiranno, truffatore, bugiardo: mi rincresce soltanto che la nostra lingua manchi di vocaboli pi\u00f9 adeguati all&#8217;enormit\u00e0 delle sue colpe. In nome della nazione inglese di cui ha macchiato l&#8217;onore, in nome del popolo indiano la cui patria ha mutato in deserto, in nome d&#8217;ambo i sessi, in nome di tutti i tempi e di tutte le classi, metto in istato d&#8217;accusa il nemico comune e l&#8217;onta dell&#8217;uman genere&quot;. C&#8217;\u00e8 forse bisogno di dire che l&#8217;oggetto di s\u00ec obbrobriosa scomunica fu assolto, visse, fatto segno alla gratitudine delle camere, ancora un quarto di secolo, mor\u00ec consigliere privato del Re e dottore onorario dell&#8217;Universit\u00e0 di Oxford ed ebbe un bel ritratto, di mano del Lawrence, su una parete della National Gallery?<\/p>\n<p>Non appena finito con l&#8217;India, d&#8217;altronde, si ricominciava con l&#8217;Africa. E anche questa vota l&#8217;imperialismo dei milordi volle il suo processo, come i beneficati dei Santi vogliono l&#8217;ex voto da appendere in chiesa per sdebitarsi della grazia ricevuta. Ma per bollare le imprese di Cecil Rhodes non si trov\u00f2 un Burke, e il processo del 1896, dopo il fallimento del secondo tentativo per impadronirsi del Transvaal, fu una semplice commedia destinata a salvare l&#8217;amor proprio di Joe Chamberlain e a meglio addormentare la diffidenza di Kr\u00fcger, cui tre anni dopo si sarebbe fatta la guerra sul serio. Cecil Rhodes, figlio di pastore e collo torto, il quale nel 1893 aveva sguinzagliato Jameson sulla futura Rhodesia telegrafandogli a titoli di viatico un versetto del Vangelo di San Luca, si prest\u00f2 alla commedia.., serb\u00f2 i sei o sette milioni di sterline ammassati coi diamanti di Kimberley e con l&#8217;oro del Rand ed ebbe la soddisfazione di vedersi nominato a sua volta dottore onorario a Oxford, acclamato per le vie di Londra dalle imperiali dei &quot;buses&quot; e appeso in effige, con la sua mascella sorridente e la sua fossetta sul mento, a un&#8217;altra parte della National Gallery. Trattamento che segnava un progressi su quello usato un secolo prima a Warren Hastings, ma al quale non fu forse estranea la prudenza di un uomo la cui massima favorita era che &quot;negli affari coloniali non bisogna dimenticar mai d&#8217;introdurre un 5 per cento di filantropia&quot;. Dopo di lui, il governo inglese soppresse anche quel 5 per cento, e Milner e Kitchener, per strappare la capitolazione di Veereniging a un popolo libero che si batteva da due anni e che aveva ucciso loro 20 mila soldati, inventarono i campi di concentramento, forma di ricatto inedita, destinata a disarmare gli uomini facendo la guerra alle donne.<\/p>\n<p>E si rinunzi\u00f2 anche ai processi. L&#8217;occupazione dell&#8217;Egitto ne promosse uno solo, ma fu un processo contro gli Egiziani: quello di Denshawai, finito con l&#8217;impiccagione di quattro dei loro e con la fustigazione e i lavori forzati a vita di molti altri, pe aver dato una legnata in testa a un ufficiale britannico che , cacciando il piccione in compagnia di commilitoni, aveva appiccato il fuoco a un campo e ferito una contadina. Gli scrupoli inglesi non brillarono mai tanto per la loro assenza come sulle rive del Nilo, dove in tre quarti di secolo la borghesia capitalista della City riemp\u00ec i propri forzieri anche pi\u00f9 comodamente che non nei campi minerari dell&#8217;Africa australe, estorcendo al &quot;fellah&quot; famelico interessi usurari per un debito pubblico destinato ad alimentare soprattutto l&#8217;industria del Regno Unito e tenuto vivo da un fondo di ammortamento che invece di servire ad estinguerlo serve a coprire spese sempre nuove, mentre distribuiva ai propri membri non meno di 20 milioni di sterline l&#8217;anno di utili sulle imprese locali e dividendi del 70 e dell&#8217;80 per cento sulle azioni del Canale di Suez. Milioni, miliardi intrisi, beninteso, anche questi di sangue: dal massacro di Alessandria del 1882 al &quot;luned\u00ec rosso&quot; del 1921; dalle atrocit\u00e0 che alla fine dell&#8217;Ottocento valsero al sullodato Kitchener, altro semidio effigiato dai pi\u00f9 illustri pennelli del secolo, alla vigilia di partire pel Transvaal, la qualifica di &quot;macellaio&quot; per aver fatto, fra l&#8217;altro, dissotterrare, decapitare e gettar nel Nilo la salma del Madhi, il Gandhi sudanese, e ordinata la strage dei suoi seguaci feriti e fuggiaschi, agli eccidi antiwafdisti che nel 1919 costarono la vita a pi\u00f9 d&#8217;un migliaio di partigiani di Zaghlul; dal bombardamento di Alessandria, eseguito tre mesi dopo la firma del protocollo di Costantinopoli, mentre a Londra il &quot;puro&quot; Gladstone dichiarava che &quot;una occupazione britannica dell&#8217;Egitto sarebbe stata contraria ai propositi del governo di S. M. nonch\u00e9 in contrasto con gli impegni presi verso l&#8217;Europa&quot;, alle repressioni di Kartum ordinate nel 1924 da un altro puro: il laburista Mac Donald.<\/p>\n<p>Sangue e oro, oro e sangue: \u00e8 questa tutta la storia imperiale inglese dei due ultimi secoli. &quot;Dappertutto voi esigete l&#8217;oro &#8211; verseggiava il vecchio Cowper &#8211; e per darvi quest&#8217;oro che solo vi sazia, i deboli soccombono mentre il conquistatore si aderge sul metallo insanguinato&quot; (&quot;The Task&quot;). Ma era scritto che sul nuovo trono di Davide il genio del male terrebbe compagnia all&#8217;erede di Salomone. Nel 1840 si fa la guerra alla Cina per impedirle di chiudere le proprie frontiere all&#8217;oppio delle Indie che ne avvelena le popolazioni; nel 1920, quando la Cina \u00e8 diventata essa medesima produttrice della droga funesta, si ottiene dalla Lega delle nazioni, in omaggio alla morale e all&#8217;igiene, il divieto della coltivazione del papavero su territori della Repubblica, affinch\u00e9 l&#8217;oppio delle Indie, che Ginevra finge d&#8217;ignorare, possa invadere silenziosamente una seconda volta il mercato cinese per la via di Hong-Kong a prezzi di monopolio. Nel 1888 si occupa l&#8217;Africa Orientale sotto il pretesto di sopprimervi la schiavit\u00f9; ma in pari tempo si espropriano gli indigeni e vi si crea un enorme proletariato agricolo per procurare alle imprese britanniche la manodopera pi\u00f9 o meno gratuita che fa loro gola, proletariato che l\u00e0 dove la terra \u00e8 pi\u00f9 cara, come a Mombasa e a Nairobi, si rinserra in agglomerazioni malsane e si abbandona al flagello di malattie ieri ignote, dalla tubercolosi alla sifilide, votandolo a una mortalit\u00e0 spaventosa. E intanto lo scudiscio sibila sulle schiene nude e gli aguzzini danno la caccia ai lavoratori fuggiaschi, di cui talora le punizioni spietate provocano anch&#8217;esse la morte, come nelle piantagioni delle Antille al tempo della tratta. Torna in mente un altro passo cowperiano, l&#8217;apostrofe all&#8217;Inghilterra dell&#8217;&quot;Expostulation&quot; &quot;Non hai tu forse, bench\u00e9 allevata col late della libert\u00e0, introdotta la schiavit\u00f9 nel conquistato Oriente, &quot;exorted slavery to three conquer&#8217;d East?&quot;.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, se fosse vera schiavit\u00f9 il caso sarebbe forse men grave. Quando si tratta di schiavi, cio\u00e8 di capitale, il padrone ha infatti sempre, come riconosce un&#8217;inchiesta del &quot;Research Department&quot; laburista, un certo ritegno a lasciarli soccombere. Ma si tratta di proletari, cio\u00e8 di gente di nessuno: e che importa la loro sorte alla ditta che li impiega?<\/p>\n<p>Non so se le rievocazioni che precedono possano insegnare ancora qualcosa a qualcuno. Per confondere Albione, a noi del 1943 le testimonianze dei suoi storici, dei suoi prosatori e dei suoi poeti non occorrono pi\u00f9. Chiunque pu\u00f2 misurare la moralit\u00e0 d&#8217;un popolo che in pieno secolo XX si serve dell&#8217;assassinio quale arma politica come in pieno Rinascimento e sacrifica alla ragion di Stato, con un semplice cenno ai propri sicari, ora un Feisal, ora un Ghazi, ora un Sabri pasci\u00e0, ora un Chiappe, un Razza, un Darlan, un Sikorski. La capacit\u00e0 a delinquere del britanno filantropo e moralista dovrebbe ormai aver aperto gli occhi anche a chi non abbia etto quel terribile squarcio di Bernard Shaw: &quot;Non v&#8217;\u00e8 nulla di turpe che un inglese non possa fare, ma non troverai mai un inglese disposto a riconoscersi in fallo. L&#8217;inglese uccide, spadroneggia e riduce in schiavit\u00f9 sempre e solo per considerazioni e doveri morali, ma questo non gli impedir\u00e0 mai di distruggere ferocemente qualunque popolo si ritenga, in omaggio alle stesse considerazioni e agli stessi doveri morali, autorizzato a resistere alla sua prepotenza e alla sua ingiustizia&quot; (&quot;The man of destiny&quot;, pag. 247). Abbiamo visto gli Inglesi in guerra, abbiamo contemplato le rovine fumanti e avvelenate di Napoli e di Palermo, di Colonia, di Amburgo, di Berlino, insolute tenute di caccia offerte alle ebbrezze sportive dei due cugini atlantici, e cominciamo finalmente a renderci conto della veridicit\u00e0 delle accuse che nel 1915, quando le trovavamo nei documenti ufficiali tedeschi, giudicavamo iperboliche e calunniose. Abbiamo letti i rapporti compilati nel 1942 dal nostro Ministero della Cultura Popolare intorno agli scempi cui dettero luogo la prima occupazione della Cirenaica e sappiamo quanto poco abbiamo pesato l&#8217;onore e l&#8217;umanit\u00e0 britannici a Barce, a Bengasi, a Derna, a Bardia e nei villaggi del Gebel. Centinaia di testimonianze irrefragabili ci hanno istruito degli orrori dei campi di concentramento inglesi in Etiopia, e particolarmente a Dire Daua, dopo la fine della resistenza italiana. Ricordiamo gli attacchi aerei le cento volte deliberatamente sferrati sulle nostre installazioni sanitarie, sui nostri treni e sulle nostre navi-ospedale e non ignoriamo i casi di ferocia individuale del genere di quello del bersagliere prigioniero ucciso in acqua a colpi di remo da un soldato inglese dopo il siluramento del &quot;Laconia&quot;, n\u00e9 quelli di ferocia collettiva di cui furono esempio le truppe di Wavell quando, davanti a Gondar, mandarono frotte ignare di schiave etiopiche a far brillare, saltando in aria, le mine che prima di loro un branco di pecore non era riuscito a toglier di mezzo. Ci sarebbe da scrivere in proposito un volume apposta, forse una biblioteca, e probabilmente nessuno, ahim\u00e9, li scriver\u00e0 mai. Ma a edificarci sui metodi di guerra degli Inglesi basti, almeno, un&#8217;occhiata al &quot;Manuale pel combattimento a corpo a corpo&quot; del capitano W. E. Fairbairn, capo dell&#8217;&quot;Army Special Training Centre&quot;, dove si incita il soldato a tornare &quot;alla ferocia dell&#8217;et\u00e0 della pietra&quot;, gli si insegna il modo migliore per sfondare le costole dell&#8217;avversario (pag. 65) o rompergli la spina dorsale (pag. 67), lo si esorta all&#8217;impiego del coltello, raccomandandogli le ferite all&#8217;addome come &quot;di effetto psicologico meritevole di segnalazione speciale&quot; e spiegandogli per filo e per segno come deve fare a sgozzare il nemico: &quot;Afferragli la testa per di dietro con la sinistra e piantagli il coltello in gola pi\u00f9 profondo che puoi fino a tagliar la carotide&quot; (pag. 98), e lo si ammaestra a mettere alla ragione i prigionieri &quot;stendendoli al suolo e saltando loro sul ventre a piedi e ginocchi congiunti in modo che l&#8217;orlo dei tacchi ferrati, con l&#8217;aiuto del peso del corpo, affondi bene nelle carni&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Et\u00e0 della pietra o non piuttosto cuore di pietra?\u00bb.<\/p>\n<p>Leggendo oggi, nel terzo millennio, queste pagine, si potrebbe essere tentati di liquidarle con un&#8217;alzata di spalle e di catalogarle, per poi non pensarci pi\u00f9, entro la cornice di quel particolare aspetto del ruralismo fascista che \u00e8 stato l&#8217;antiamericanismo (come lo ha definito lo storico Domenico Settembrini) e la sua variante dell&#8217;anglofobia. Che cosa possono dirci, infatti, quelle pagine, documentate s\u00ec, ma anche intrise di una passione politica che oggi ci appare doppiamente lontana: perch\u00e9 il mondo \u00e8 totalmente cambiato e perch\u00e9 quella passione politica ci sembra, con il senno del poi, al servizio di una causa sbagliata e perduta?<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, forse il mondo non \u00e8 poi tanto cambiato come si vuol far credere, se \u00e8 vero che i cinque vincitori della seconda guerra mondiale siedono ancora, loro soli, nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in qualit\u00e0 di membri permanenti; se essi solo si arrogano il diritto di mantenere degli arsenali nucleari; se in essi soltanto il nazionalismo non \u00e8 visto come una ideologia pericolosa, ma anzi, esaltato come un altissimo valore morale (basti pensare al quotidiano alzabandiera delle scuole americane).<\/p>\n<p>Quanto alla Gran Bretagna, si direbbe proprio che quel passato, con il quale essa non ha mai fatto i conti &#8211; perch\u00e9, appunto, uscita vincitrice dalla seconda guerra mondiale, e seduta dalla parte giusta del tribunale di Norimberga, ossia quella dei giudici &#8211; non si decida a passare.<\/p>\n<p>Chi non ricorda l&#8217;inutile spargimento di sangue della guerra per le Falkland\/Malvine del 1982, l&#8217;affondamento della vecchissima nave da guerra argentina \u00abBelgrano\u00bb, che navigava molto al di fuori dell&#8217;area di interdizione; e, cosa pi\u00f9 ripugnante di tutte, lo sconcio spettacolo dell&#8217;opinione pubblica esaltata come ai tempi di Nelson e di Trafalgar; le ragazze che si denudavano il seno per rallegrare i soldati in partenza sulle navi; la madre del primo caduto (non in battaglia, ma in un incidente, presso l&#8217;isola di Ascensione) che si disse fiera di aver dato la vita di suo figlio per la vittoria della sua patria?<\/p>\n<p>E chi non ricorda il ruolo decisivo che la Gran Bretagna ha avuto nel sostenere e, forse, nell&#8217;istigare gli Stati Uniti a imbarcarsi nella pi\u00f9 vergognosa di tutte le guerre moderne, quella aggressione all&#8217;Iraq del 2003 che, nata da una colossale menzogna (le famigerate \u00abarmi di distruzione di massa\u00bb che non esistevano affatto), ha provocato un numero incalcolabile di vittime, specialmente civili, e ha regalato al mondo intero una rinnovata stagione di terrorismo e di instabilit\u00e0, sopprimendo al tempo stesso le garanzie costituzionali minime di una democrazia che voglia continuare a considerarsi tale, come si \u00e8 visto a Guantanamo?<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che sia Margareth Thathcher, sia Tony Blair (si noti: una conservatrice e un laburista) non rappresentano la Gran Bretagna di oggi e tanto meno il popolo inglese, ma che appartengono ormai alla storia.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi: ma non \u00e8 una storia trascorsa da molto. La guerra del Golfo \u00e8 incominciata solo cinque anni fa (e non \u00e8 ancora finita, a dispetto delle sistematiche bugie dell&#8217;informazione controllata dalle agenzie di stampa anglo-americane); e Tony Blair ha lasciato la guida del governo solo da poco tempo.<\/p>\n<p>E che dire della condizione in cui sono costretti a vivere i cattolici dell&#8217;Ulster, in casa loro, dopo cinque secoli di dominio coloniale britannico, oppressi da una popolazione protestante immigrata dall&#8217;Inghilterra e dalla Scozia e diretta discendente di quei feroci conquistatori?<\/p>\n<p>Ci \u00e8 sembrato, pertanto, che fossero meritevoli di una rilettura alcune pagine di Concetto Pettinato sulla natura dell&#8217;Impero britannico &#8211; eretto, come egli giustamente ricorda, sul genocidio di intere popolazioni, come i Tasmaniani &#8211; e sull&#8217;indole stessa del popolo inglese; concetto che, culturalmente e sociologicamente, non \u00e8 affatto cos\u00ec antiquato come si crede: non, almeno, fino a che la cinematografia inglese continuer\u00e0 a sfornare film sulla seconda guerra mondiale in cui i Tedeschi e sono presentati secondo lo schema fisso del cattivo-nazista-meritevole di essere ucciso senza rimorsi.<\/p>\n<p>Certo, oggi le nuove generazioni hanno superato &#8211; almeno in apparenza &#8211; certi retaggi del passato; viaggiano in tutto il mondo, si frequentano, scambiamo idee e modi di vivere (se non pure il solo modo di vivere che oggi sembra trovare spazio: quello americaneggiante). Ed \u00e8 bello che i giovani non serbino rancori n\u00e9 pregiudizi, che si considerano tutti membri di un&#8217;unica famiglia europea &#8211; e, magari, mondiale.<\/p>\n<p>Tuttavia, crediamo che il solo modo per realizzare una pacificazione fra i popoli passi attraverso la conoscenza del passato, non attraverso la sua rimozione o la sua ignoranza.<\/p>\n<p>Troppo a lungo ci \u00e8 stato ripetuto il ritornello dell&#8217;Inglese colto, pacifico, generoso, democratico e sempre pronto a battersi per una nobile causa (l&#8217;indipendenza del Belgio nel 1914, quella della Polonia nel 1939).<\/p>\n<p>Forse \u00e8 arrivato il momento di dire che le due guerre mondiali &#8211; e, con esse, il suicidio dell&#8217;Europa &#8211; sono state provocate, in larga misura, dalla smisurata cupidigia britannica che, dopo avere invaso e soggiogato un quarto delle terre emerse, spremendone ricchezze favolose e obbligandone gli abitanti ad acquistare a caro prezzo le merci inglesi &#8211; non tollerava rivali nel ruolo di piovra dell&#8217;economia mondiale.<\/p>\n<p>E che la guerra che essi condussero, al fianco degli Stati Uniti d&#8217;America e dell&#8217;Unione Sovietica, e per la quale pretendono ancora eterna riconoscenza dai popoli di tutto il mondo, non \u00e8 stata una guerra per liberare l&#8217;Europa, ma per conquistarla, dividerla, umiliarla e ridurla alla completa impotenza; e perch\u00e9 la City di Londra potesse continuare a fare il bello e il cattivo tempo, insieme a Wall Strett, nella finanza mondiale.<\/p>\n<p>Forse, i nostri caduti di El Alamein non sono stati soltanto &#8211; come la Vulgata democratica ripete da sessant&#8217;anni &#8211; gli eroi sfortunati di una guerra sbagliata, voluta da un regime irresponsabile; ma i legittimi continuatori di Custoza, Solferino, Lissa, Caporetto e Vittorio Veneto: gli eredi, cio\u00e8, della nostra tradizione risorgimentale.<\/p>\n<p>E allora, se fu sbagliata la guerra di El Alamein, bisogna avere il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 intellettuali di riconoscere che furono sbagliate anche le guerre del Risorgimento.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;alternativa, qual era? Che la Gran Bretagna continuasse a spadroneggiare nel Mediterraneo, come via di transito verso il suo impero delle Indie? Che centinaia di milioni di esseri umani continuassero a vivere in miseria, dall&#8217;Egitto alla Birmania e a Singapore, perch\u00e9 le signore londinesi potessero sfoggiare il loro inesauribile guardaroba di pellicce, o perch\u00e9 i lord e i magnati dell&#8217;industria e della finanza britanniche potessero continuare a godersi in santa pace le ricchezze succhiate con mostruosa voracit\u00e0 e conservate con durezza implacabile?<\/p>\n<p>Ecco: non per odio, ma per una pi\u00f9 obiettiva conoscenza del passato, forse le pagine di Concetto Pettinato sugli Inglesi &#8211; pur cos\u00ec datate, per taluni aspetti &#8211; sono ancora meritevoli di una lettura.<\/p>\n<p>Del resto, una semplice osservazione conclusiva.<\/p>\n<p>Il criminale di guerra Winston Churchill, il freddo pianificatore della distruzione di Dresda a guerra ormai quasi finita, ha ricevuto niente di meno che il Premio Nobel per la letteratura, in grazia della sua tendenziosissima e insopportabilmente compiaciuta storia della seconda guerra mondiale (oltretutto, commissionata ad altri e da lui solo rivista e firmata): e milioni di lettori, in tutto il mondo, l&#8217;hanno letta e ne hanno condiviso idealmente il punto di vista.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 noi Italiani non dovremmo leggere ancora libri come quello di Concetto Pettinato, se non altro per comprendere il punto di vista di quei nostri connazionali i quali, a torto o a ragione (&quot;right or wrong&quot;, per dirla all&#8217;inglese) credettero nella guerra contro le plutocrazie occidentali e non si rallegrarono troppo di essere da loro &quot;liberati&quot;, ricordando fin troppo bene l&#8217;antico vizio italico di chiamare in casa gli stranieri per liberarsi del proprio avversario politico?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abI giorni di Lublino nel 1914, di Concetto Pettinato\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) ci eravamo gi\u00e0 occupati di questo giornalista<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[178,225],"class_list":["post-24177","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-italia","tag-polonia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24177","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24177"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24177\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}