{"id":24173,"date":"2018-05-30T01:22:00","date_gmt":"2018-05-30T01:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/30\/con-la-grazia-luomo-partecipa-alla-vita-divina\/"},"modified":"2018-05-30T01:22:00","modified_gmt":"2018-05-30T01:22:00","slug":"con-la-grazia-luomo-partecipa-alla-vita-divina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/30\/con-la-grazia-luomo-partecipa-alla-vita-divina\/","title":{"rendered":"Con la Grazia, l&#8217;uomo partecipa alla vita divina"},"content":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha un fine ben preciso: santificare l&#8217;uomo; il che \u00e8 come dire spiritualizzarlo. Da una creatura animale, il Vangelo vuol farne una creatura spirituale: vuole destarlo alla sua vera vita, la vita soprannaturale, cui \u00e8 destinato fin da prima che il mondo cominciasse ad esistere. Nella mente di Dio, l&#8217;uomo \u00e8 sempre stato pensato ed amato come un essere spirituale; nondimeno, gli \u00e8 stato dato un corpo, per realizzare tale ascesa, oppure, se lo vuole, per scendere e ritornare verso i livelli pi\u00f9 bassi dell&#8217;animalit\u00e0. \u00c8 il mistero della libert\u00e0. Libert\u00e0 che, se intesa in senso puramente immanente, non pu\u00f2 essere altro che una porta per l&#8217;inferno. La vera libert\u00e0, per l&#8217;uomo, \u00e8 realizzare il fine per i quale Dio lo ha pensato, lo ha voluto, lo ha amato, e per il quale si \u00e8 Lui stesso fatto uomo, \u00e8 morto ed \u00e8 risorto: la propria rinascita sotto forma di uomo spirituale. Il cristiano \u00e8 colui che muore al mondo e rinasce alla realt\u00e0 divina; e che, con l&#8217;aiuto della Grazia, partecipa alla stessa vita del suo Creatore. Mistero ineffabile, grandioso, che nessuna mente mai riuscir\u00e0 a penetrare: l&#8217;amore di Dio che chiama l&#8217;uomo ad essere ci\u00f2 che deve essere; e, dall&#8217;altra parte, l&#8217;amore di s\u00e9, che chiama l&#8217;uomo a degradarsi, a perdere di vista il proprio fine, a inseguire la propria infelicit\u00e0 e la propria rovina, convinto, per\u00f2, di cercare la propria legittima realizzazione e il proprio legittimo appagamento.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, quando si dice che il fine del Vangelo \u00e8 la santificazione della vita umana, bisogna specificare che tale fine l&#8217;uomo non pu\u00f2 assolutamente raggiungerlo da s\u00e9. Non \u00e8 l&#8217;uomo che si fa santo, e sia pure con l&#8217;aiuto di Dio; \u00e8 Dio che scende in Lui e opera in Lui, ma solo quando l&#8217;uomo \u00e8 pronto ad accoglierlo, cio\u00e8 ad accoglierlo senza riserve: perch\u00e9 Dio \u00e8 un padrone geloso, che non vuol regnare a met\u00e0 sui suoi fedeli, ma che pretende dedizione assoluta, dopo di che scende nei suoi figli adottivi in maniera assoluta. L&#8217;esortazione di Ges\u00f9 (<em>Matteo<\/em>, 26, 41): <em>Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione.<\/em> <em>Lo spirito \u00e8 pronto, ma la carne \u00e8 debole<\/em>, si presta facilmente ad essere fraintesa. Ges\u00f9, secondo l&#8217;interpretazione di Sant&#8217;Ireneo di Lione, uno dei Padri della Chiesa dei primi secoli, che ci sembra quanto mai convincente, non si riferisce allo spirito umano, ma allo Spirito divino, che abita in Lui e che abita anche nei suoi seguaci, se essi si abbandonano al suo abisso d&#8217;amore. Pertanto, \u00e8 lo Spirito di Dio che accende negli uomini la fiamma della vita divina e che li fa partecipare alla sua stessa esistenza; mentre la carne, quanto a se stessa, \u00e8 come morta, e infatti gli uomini che rifiutano Dio si possono considerare, alla lettera, come dei morti viventi. Vivono, ma di una vita puramente fisica e animalesca; il loro spirito \u00e8 morto, perch\u00e9 lo Spirito di Dio ha trovato chiuse e sprangate le porte della loro anima, e nulla Egli pu\u00f2 operare contro la loro volont\u00e0, perch\u00e9, nel suo amore infinito, non intende abolire la libert\u00e0 di cui ci ha fatto dono &#8212; il nostro dono pi\u00f9 prezioso, invero, nonostante che gli esistenzialisti alla Sartre lo considerino come la nostra peggiore maledizione. Ecco, allora, che tutto diventa pi\u00f9 chiaro: nessuno chiede agli uomini di compiere un&#8217;impresa impossibile; perch\u00e9 la santificazione, umanamente parlando, \u00e8 una cosa impossibile. Si chiede loro, semplicemente, di lasciarsi amare e di lasciarsi abitare dallo Spirito di Dio, al quale nulla \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>Questi concetti sono stati bene espressi nella vasta opera, oggi alquanto trascurata, di un teologo domenicano, Benoit Pruche (1914-1984), che ebbe forse il &quot;torto&quot;, o piuttosto, a nostro avviso, il merito, di essere scritta e vedere la luce un po&#8217; prima del Concilio, e che, favorevolmente recensita dalla <em>Nouvelle Revue Th\u00e9ologique<\/em> nel 1963, avrebbe meritato pi\u00f9 ampia diffusione, perch\u00e9 in essa si respira il profumo della autentica spiritualit\u00e0 cristiana, poi in qualche nodo soffocata dal conformismo dei teologi alla Karl Rahner, con la loro sciagurata &quot;svolta antropologica&quot;; opera della quale vogliamo riportare almeno questa pagina esemplare (da: B. Pruche, <em>Storia dell&#8217;uomo e mistero di Dio. Una teologia per laici<\/em>; titolo originale: <em>Histoire de l&#8217;homme, mystere de Dieu<\/em>, Paris, Ed. Descl\u00e9e De Brouwer, 1961; traduzione dal francese delle Benedettine di Rosano, Roma, Edizioni Paoline, 1965, pp. 353-357):<\/p>\n<p><em>&quot;Quando risuscita sotto l&#8217;azione dello Spirito, il corpo, da animale, diviene spirituale perch\u00e9 possiede, mediante lo Spirito, la vita indefettibile: adesso dice san Paolo, noi non conosciamo che in parte e non profetiamo che parzialmente; allora sar\u00e0 a faccia a faccia (1 Cor 13,9 e 12). Lo stesso dice san Pietro: il Cristo voi l&#8217;amate senza averlo visto, in lui voi credete senza vederlo ancora, esultando di una gioia ineffabile e gloriosa (1 Pt 1,8). La nostra faccia, infatti, vedr\u00e0 la faccia del Dio vivente; si rallegrer\u00e0 d&#8217;una gioia indicibile, quando vedr\u00e0 la sua gloria. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 assumendo lo Spirito di Dio, appropriandoselo, che si diviene spirituali. Avvolti nello Spirito, si grida in lui: Abba, Padre! Senza ancora vederlo, ma gi\u00e0 ci \u00e8 conferito il principio della somiglianza divina, destinato a svilupparsi fino al giorno in cui la nostra faccia vedr\u00e0 la faccia del Dio vivente. Assumere lo Spirito, il Pneuma divino, somigliare allo Spirito per divenire spirituale, pneumatico, come lui; questo \u00e8 il segreto della vita cristiana, partecipe della vita divina. &quot;Quelli che hanno la caparra dello Spirito, che non servono le loro cupidigie carnali, ma si sottomettono allo Spirito e si comportano ragionevolmente in ogni occasione, a giusto titolo sono chiamati spirituali dall&#8217;Apostolo poich\u00e9 lo Spirito di Dio abita in loro. Non che l&#8217;uomo spirituale sia spirito incorporeo; no. Ma la nostra sostanza, cio\u00e8 l&#8217;unione di anima e di carne, appropriandosi lo Spirito di Dio, rende l&#8217;uomo spirituale&quot; (S. Ireneo, &quot;Contro le eresie&quot;, V, 8, 2; PG, 7, 1142).<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec divenuto spirituale mediante la comunicazione dello Spirito di Dio, l&#8217;uomo \u00e8 come sollevato da lui, trasportato nella vita di Dio. Egli ha assunto la qualit\u00e0 dello Spirito: questi a sua volta, lo rende conforme al Verbo di Dio, imprimendo nel suo essere umano l&#8217;immagine vivente che assimila a Dio: &quot;Tutti quelli che temono Dio, che credono nella venuta di Suo Figlio e mediante la fede stabiliscono nel loro cuore lo Spirito di Dio, questi son chiamati a giusto titolo uomini puri, spirituali, vivono per Dio, perch\u00e9 essi possiedono lo Spirito del Padre, lo Spirito che purifica l&#8217;uomo e lo eleva nella vita di Dio. Allo steso modo che il Signore ha reso alla carne la testimonianza che essa \u00e8 debole, cos\u00ec ha testimoniato dello Spirito che \u00e8 pronto. Egli pu\u00f2 perfezionare chiunque lo tiene accanto a s\u00e9. Se dunque qualcuno mescola questo Spirito, che \u00e8 pronto, come uno stimolante alla debolezza della sua carne, quel che \u00e8 forte vincer\u00e0 necessariamente ci\u00f2 che \u00e8 debole, a tal punto che l&#8217;infermit\u00e0 della carne sar\u00e0 assorbita dalla forza dello Spirito e quest&#8217;uomo non sar\u00e0 pi\u00f9 carnale, ma spirituale, per la comunicazione dello Spirito. \u00c8 cos\u00ec che i martiri hanno reso testimonianza, che hanno disprezzato la morte: non secondo la debolezza della carne, ma secondo la prontezza dello Spirito. Perch\u00e9 la debolezza della carne, per il fatto che \u00e8 assorbita, dimostra la potenza dello Spirito. Invece lo Spirito, assorbendo la debolezza, possiede la carne in s\u00e9 per diritto di eredit\u00e0 e l&#8217;uomo vivente \u00e8 fatto delle due cose. Egli vive per la partecipazione dello Spirito; \u00e8 uomo per la sostanza della carne. La carne, sena lo Spirito di Dio, \u00e8 dunque morta. Non avendo la vita, non pu\u00f2 ereditare il regno di Dio: non \u00e8 che un sangue irrazionale, come dell&#8217;acqua sparsa al suolo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Avendo ricevuto lo Spirito Santo, divenuto spirituale, l&#8217;uomo \u00e8 condotto al Verbo di Dio. Assimilato al Verbo, di cui porta in s\u00e9 la somiglianza, dono dello Spirito Santo, egli attraverso il Figlio raggiunge il Padre, partecipando cos\u00ec alla vita stessa di Dio: &quot;\u00c8 allora che il Verbo di Dio si \u00e8 mostrato, quando si \u00e8 fatto uomo, assimilando se stesso all&#8217;uomo e l&#8217;uomo a s\u00e9, perch\u00e9, attraverso questa somiglianza col Figlio, l&#8217;uomo divenisse caro al Padre. Nel tempo passato si diceva, s\u00ec, che l&#8217;uomo era stato fatto ad immagine di Dio, ma non era ancora manifesto perch\u00e9 il Verbo, ad immagine del quale l&#8217;uomo era stato fatto, era ancora invisibile. \u00c8 anche per questo che perdette facilmente la somiglianza. Ma quando il Verbo di Dio si \u00e8 fatto carne, ha rafforzato l&#8217;una e l&#8217;altra: sia l&#8217;immagine, che dimostr\u00f2 vera divenendo lui stesso ci\u00f2 che era sua immagine, sia la somiglianza, che ha ristabilito solidamente, facendo l&#8217;uomo simile al Padre invisibile, mediante il Verbo visibile&quot; (S. Ireneo, &quot;Contro le eresie&quot;, V, 16,2; PG, 7. 1167-1168). Appropriarsi mediante la fede della qualit\u00e0 dello Spirito; poi, restando nello Spirito, penetrare sempre pi\u00f9 avanti nel segreti della vita divina: ricevere l&#8217;immagine del Verbo, attraverso la quale si \u00e8 assimilati al Figlio, e attraverso il Figlio al Padre, tale \u00e8 l&#8217;idea fondamentale che un S. Ireneo si fa della vocazione cristiana, vita di intimit\u00e0 con le Divine Persone, partecipazione effettiva alla vita trinitaria del nostro Dio. Lo Spirito Santo, mediante il quale e nel quale tutto comincia, tutto progredisce e tutti giunge a compimento, \u00e8 veramente, in tutta la forza del termine, colui che ci introduce nella vita divina<\/em>.<\/p>\n<p>Personalmente, una delle cose che ci hanno sempre maggiormente affascinato, nel grande mistero della vita cristiana, \u00e8 la santit\u00e0 dei bambini, e specialmente dei bambini che hanno affrontato il martirio. Che cosa rende possibile, ad esempio, che una bambina di undici anni, come Maria Goretti, abbia saputo non solo perdonare, ma anche preoccuparsi per il destino dell&#8217;uomo che l&#8217;aveva ferita mortalmente, pur sapendo di avere le ore contate? Come ha potuto arrivare, in pochi momenti, a quel grado di maturit\u00e0 e di perfezione che nemmeno la maggior parte degli adulti raggiungono, riuscendo a mettere in pratica, con perfetta naturalezza, la raccomandazione di Ges\u00f9: <em>Amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi odiano<\/em>? Lei, una ragazzina ignorante, che non sapeva praticamente nulla della vita. E che dire di Antonietta Meo, detta Nennolina, che di anni ne aveva appena sei quando il Signore l&#8217;ha chiamata a s\u00e9, e che, in quella brevissima vita, ebbe tempo e modo di raggiungere le pi\u00f9 alte vette spirituali, afflitta da osteosarcoma, una gamba amputata, offrendo i suoi atroci dolori come fiori per la santificazione, e i cui pensierini, scritti su un quaderno con la sua calligrafia infantile, hanno qualcosa di sconvolgente, suggeriscono delle profondit\u00e0 abissali, ignote alla maggior parte degli esseri umani, compresi i sapienti e gli intelligenti dei quali parla Ges\u00f9 nel Vangelo, per dire che ad essi il Padre ha nascosto la Verit\u00e0 divina, mentre l&#8217;ha rivelata ai piccoli e ai semplici? Se considerassimo tali casi da un punto di vista puramente umano, sarebbe come se c&#8217;imbattessimo in un bambino che, da solo, riesce ad alzare, e a mettersi sulle spalle, un peso equivalente a quello di un trattore o di un autocarro. Una cosa semplicemente impossibile. Ma il mistero incomincia un po&#8217; a diradarsi quando si pensa che i santi non agiscono per virt\u00f9 propria, ma che lasciano allo Spirito divino la possibilit\u00e0 di entrare in loro e di farli partecipi della sua stessa vita soprannaturale.<\/p>../../../../n_3Cp>Pertanto, quando si dice che l&#8217;uomo cristiano \u00e8 l&#8217;uomo spirituale, non si enuncia una specie di massima filosofica, alla maniera dei neoplatonici: &quot;spirituale&quot; non significa che si spiritualizza con le sue stesse forze, ma che riceve lo Spirito Santo e che, in tal modo, partecipa alla vita di Dio stesso. Ed \u00e8 proprio questa l&#8217;accusa che muoviamo, con la massima decisione, contro tanti sacerdoti dei nostri giorni e contro i teologi neomodernisti che si spacciano, fraudolentemente, per cattolici: di aver smesso di parlare dello Spirito Santo, della vita di Dio in noi, della nostra chiamata alla santificazione. Quando un don Fredo Olivero, a Torino, durante la santa Messa, dice ai fedeli: <em>Non vi faccio recitare il Credo, perch\u00e9 tanto non ci credo<\/em>; e quando don Paolo Cugini, a Reggio Emilia, intervistato dai suoi amici di <em>Gay News<\/em>, dice: <em>Facciamo fatica gi\u00e0 noi preti a osservare la castit\u00e0, figuriamoci predicarla ai laici come stile di vita<\/em>, quel che emerge \u00e8 il pauroso impoverimento spirituale del neoclero, ormai del tutto incapace di porsi di fronte a Dio se non da un punto di vista esclusivamente umano e immanente. Poich\u00e9 hanno perso la fede, e hanno la faccia tosta di dirlo in chiesa e di vantarsene (laddove decenza vorrebbe che sparissero in silenzio), sono del tutto incapaci di pensare in maniera spirituale, cio\u00e8 di pensare in funzione di ci\u00f2 che lo Spirito Santo pu\u00f2 operare nell&#8217;uomo, se questi si apre all&#8217;azione di Dio. Impregnati di razionalismo, non credono ai miracoli; dubitano della divinit\u00e0 di Cristo e, quindi, della sua Resurrezione; se fossero onesti, dovrebbero cambiar mestiere, perch\u00e9 non si pu\u00f2 dirsi cattolici, e tanto meno restare sacerdoti, se si pensa che la fede sia una faccenda puramente umana. Sar\u00e0 per questo che parlano sempre del lavoro, dei diritti civili, della centralit\u00e0 della persona e perfino della Costituzione e della democrazia (come insegna il cardinale Bassetti, presidente della C.E.I.), e non parlano mai della vita dell&#8217;anima, della vita eterna. Non ne parlano perch\u00e9 non ci credono. Il grande male \u00e8 che, seguitando a occupare le loro parrocchie, le loro cattedre di teologia, impediscono anche agli altri di credere, perch\u00e9 tutto quel che fanno, dicono e scrivono \u00e8 di scandalo all&#8217;uomo spirituale che vorrebbe aprirsi al mistero di Dio e che entra in chiesa cercando un aiuto, e vi trova, invece, una quantit\u00e0 di lacci, ostacoli e scandali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha un fine ben preciso: santificare l&#8217;uomo; il che \u00e8 come dire spiritualizzarlo. 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