{"id":24155,"date":"2016-07-20T02:10:00","date_gmt":"2016-07-20T02:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/20\/qual-e-il-compito-del-cristiano-sulla-terra\/"},"modified":"2016-07-20T02:10:00","modified_gmt":"2016-07-20T02:10:00","slug":"qual-e-il-compito-del-cristiano-sulla-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/20\/qual-e-il-compito-del-cristiano-sulla-terra\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il compito del cristiano sulla terra?"},"content":{"rendered":"<p>Si dice: essere cristiani (oppure no). Va bene; ma che cosa significa? Molti pensano che essere cristiani significhi vivere osservando la morale cristiana, frequentando la Chiesa e accostandosi ai Sacramenti. Senza dubbio, questo \u00e8 l&#8217;essenziale per dirsi cristiani (con buona pace di quei sedicenti cristiani che pretendono, appunto, di dirsi tali, calpestando la morale del Vangelo e disconoscendo il sacro Magistero); ma \u00e8 sufficiente anche per <em>esserlo<\/em>? Essere cristiani non significa soltanto credere a ci\u00f2 che ha insegnato Cristo, cos\u00ec come lo ha tramandato la Chiesa; non significa soltanto credere alla morte e alla Risurrezione di Ges\u00f9, e che il suo sacrificio si rinnova sempre nell&#8217;Eucarestia; non significa neppure limitarsi ad attendere la morte e il Giudizio, coltivando le virt\u00f9 teologali della fede, speranza e carit\u00e0. Essere cristiani non significa aggiungere qualcosa, meccanicamente, al precedente modo di vivere, bens\u00ec morire all&#8217;uomo vecchio, poi rinascere; e dell&#8217;altro ancora.<\/p>../../../../n_3Cp>Essere cristiani significa anche <em>annunciare<\/em> il Vangelo: cio\u00e8 <em>testimoniare<\/em> apertamente la propria fede e invitare il prossimo, soprattutto con l&#8217;esempio, pi\u00f9 che con le parole, a convertirsi, cio\u00e8 ad accostarsi al Vangelo e a ripensare la propria vita alla luce del <em>fatto<\/em> di Cristo, incarnato, morto e risorto, e destinato a ritornare una seconda e ultima volta sulla terra, per giudicare i vivi e i morti e per porre ogni cosa, come dice l&#8217;Apostolo, sotto i suoi piedi, affinch\u00e9 sin l&#8217;ultimo nemico &#8212; la morte &#8212; venga sconfitto, e Dio diventi tutto in tutti. Nascondere il fatto di essere cristiani, o viverlo esclusivamente nella dimensione privata (non diciamo &quot;interiore&quot;, che ha una portata molto pi\u00f9 ampia), non \u00e8 conforme all&#8217;essere cristiani. Ovviamente, ci sono molti modi di testimoniare il cristianesimo: quello scelto dai monaci e dalle monache di clausura non \u00e8 affatto meno bello o meno significativo di quello scelto da chi decide di annunciare Cristo per le strade del mondo; semmai il contrario. In entrambi i casi, tuttavia, siamo in presenza del fatto essenziale e irrinunciabile, che \u00e8 quello di <em>rendere testimonianza.<\/em><\/p>\n<p>Per rendere testimonianza adeguata, bisogna essere in grazia di Dio. Umanamente parlando, dovremmo dire che significa essere coerenti: ma la coerenza, nel linguaggio abituale, \u00e8, appunto, una virt\u00f9 meramente umana, che, al limite, si pu\u00f2 riscontrare anche nel delinquente, nel criminale, nel sadico. Il cristiano non \u00e8 chiamato a rendere testimonianza coerente per mezzo delle sue sole forze: non ce la farebbe, cadrebbe in contraddizione, e tutti vedrebbero la sua miseria e il cattivo servizio che egli avrebbe reso al Vangelo. No: il cristiano \u00e8 chiamato ad essere coerente per mezzo della fede; e la fede \u00e8 la porta d&#8217;accesso della Grazia, mediante la quale gli vengono date, dall&#8217;alto, la forza e la sapienza per essere all&#8217;altezza dell&#8217;impegno che si \u00e8 assunto: la forza e la sapienza per essere, umanamente parlando, un cristiano coerente. In realt\u00e0, la coerenza del cristiano non \u00e8 una virt\u00f9 umana, ma un dono soprannaturale; e non \u00e8 nemmeno una virt\u00f9 in se stessa, cercata per se stessa, ma un effetto, una conseguenza logica e necessaria di un certo modo di vivere, di sentire, di pensare: di quel che si dice vivere nella grazia di Dio. Non \u00e8 che il cristiano che si affida completamente a Dio non incontri difficolt\u00e0, non debba sopportate tensioni e sacrifici; \u00e8 che gli viene dato quel supplemento di forza, di saggezza, di prudenza e di discernimento, per vivere la sua vita non secondo la logica degli uomini, non secondo i desideri e le aspettative del mondo, ma cos\u00ec come piace a Dio. In tal modo, mediante la Grazia, egli viene fatto partecipe, gi\u00e0 in questa vita, di quell&#8217;altra, la vita divina: E ci\u00f2 non per merito suo e nonostante le sue insufficienze, le sue debolezze, le sue umane fragilit\u00e0: perch\u00e9 non \u00e8 lui ad essere forte, saggio, prudente e capace di discernimento, ma lo Spirito divino, lo Spirito Santo, che \u00e8 sceso su di lui ed \u00e8 entrato in lui.<\/p>\n<p>\u00c8 entrato perch\u00e9 ha trovato la porta aperta: questo \u00e8, se vogliamo, il solo merito dell&#8217;uomo, del credente. Dio non sfonda le porte chiuse, non pretende d&#8217;imporre la sua presenza a chi non ne vuole sapere: ha voluto gli uomini liberi per questo motivo, per poterli chiamare figli e non servi.<\/p>\n<p>Hanno scritto Giampiero Bordino e altri in un noto manuale di storia (da: <em>I giorni e i perch\u00e9<\/em>, Torino, Lattes &amp; C., 1977, vol. 1, <em>Dalla preistoria ai regni romano-barbarici<\/em>, pp. 265-267):<\/p>\n<p><em>IL MESSAGGIO DI CRISTO CONTIENE UN ELEMENTO NUOVO?<\/em><\/p>\n<p><em>Nella dottrina predicata e vissuta da Cristo compare un principio veramente nuovo, che porta lo scompiglio nel mondo ebraico dominato dall&#8217;obbedienza, divenuta ormai formale, alla legge mosaica. &quot;Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda: amatevi l&#8217;un l&#8217;altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri&quot; (Giovanni, 13, 34-35).<\/em><\/p>\n<p><em>Il nuovo comandamento dell&#8217;amore esige dal cristiano non una fuga dal mondo ma una responsabilit\u00e0 in esso e una partecipazione alle sue sorti. Egli ha da compiere una missione di amicizia tra tutti gli uomini della terra, non deve costruire delle strutture in contrasto con le strutture economiche e politiche gi\u00e0 esistenti, ma deve comprenderle, animarle e vivificarle dall&#8217;interno, inserendosi attivamente in esse. In questo consiste la collaborazione che ciascun uomo \u00e8 chiamato a dare per la costruzione del regno di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>QUAL \u00c8 IL COMPITO DEL CRISTIANO SULLA TERRA?<\/em><\/p>\n<p><em>Egli ha il compito di annunciare il Vangelo(da &quot;Eu-Anghelion = Buona Novella) a un mondo che si muove, ad un popolo che \u00e8 in cammino. Questo esige da lui un&#8217;attenzione costante a Dio che parla. Ma la parola di Dio, che \u00e8 immutabile, entra nella storia attraverso il cristiano che deve trovare il modo di realizzarla nella sua vita e nella sua epoca.<\/em><\/p>\n<p><em>Il mandato di Cristo agli apostoli: &quot;fate miei discepoli tutti i popoli&quot; \u00e8 rivolto non solo a tutti gli abitanti della terra, ma a tutte le generazioni. &quot;Ed ecco ch io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo&quot; (Matteo, 28, 20). Il seguace di Cristo non pu\u00f2 affermare di amare Dio, che non vede, se non prova questo amore con la partecipazione alla vita dei suoi simili che gli sono fratelli, essendo figli di uno stesso Padre.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo induce Paolo a dire: &quot;Mi sono fatto debole coi deboli per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti per salvare, in ogni modo, alcuni. E tutto questo lo faccio per il vangelo, affinch\u00e9 ne diventi anch&#8217;io partecipe insieme a loro&quot; (1 Cor. 9, 22-23).<\/em><\/p>\n<p><em>LA SOLLECITIDINE DEL PADRE VERSO GLI UOMINI SUOI FIGLI.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa nuova famiglia il PADRE non solo non sdegna le sue creature ma ha una cura speciale per loro. Egli conosce i bisogni dei suoi figli: &quot;Or voi non state a cercare che cosa mangerete n\u00e9 cosa berrete; non agitatevi l&#8217;animo perch\u00e9 sono le genti di questo mondo che vanno in cerca di tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno (Luca, 12, 29-30). L&#8217;importante \u00e8 rispondere all&#8217;amicizia di Dio che ha stretto una NUOVA ALLEANZA attraverso il Figlio con tutti gli uomini. Essi si costruiranno come esseri consapevoli e liberi perch\u00e9 non c&#8221;\u00e8 nulla di pi\u00f9 spontaneo e libero dell&#8217;amore, cio\u00e8 del domo d s\u00e9 che una persona fa a chi riconosce degno di essere amato.<\/em><\/p>\n<p>In conclusione, la grande novit\u00e0 del cristianesimo \u00e8 stata quella di annunciare il regno dell&#8217;amore; e l&#8217;essere cristiano, di conseguenza, si caratterizza in primo luogo nella capacit\u00e0 di amare, nel vedere l&#8217;amore come ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile all&#8217;interno delle relazioni umane. Il concetto della paternit\u00e0 di Dio \u00e8 d&#8217;importanza fondamentale, perch\u00e9 da esso deriva quello della fratellanza universale tra gli uomini, al di l\u00e0 delle divisioni di razza, di censo, di lingua e di cultura.<\/p>\n<p>Ora, il fatto che la fratellanza universale degli uomini, pi\u00f9 che scavalcare, include e supera le differenze storicamente esistenti, non significa che il Vangelo di Ges\u00f9 sia venuto ad abolirle, <em>sic et simpliciter<\/em>: valga per tutti il caso della schiavit\u00f9, una istituzione che era essenziale all&#8217;economia e alla societ\u00e0 del mondo antico, e che il cristianesimo abol\u00ec gradualmente e senza proclamare rivoluzioni politiche o sociali, ma proprio con la forza dell&#8217;amore che trasforma i padroni e i servi, in fratelli, perch\u00e9 figli dello stesso Padre. Ci\u00f2 appare chiaramente nella lettera di San Paolo a Filemone, che tratta, e in concreto, questo specifico problema: Onesimo era uno schiavo fuggitivo e l&#8217;Apostolo invita il suo padrone cristiano a riaccoglierlo senza punirlo, con amore, e a trattarlo non pi\u00f9 come schiavo, ma come fratello in Cristo. Perci\u00f2 bisogna che i cattolici progressisti, propensi a vedere nel Vangelo una specie di libretto rosso <em>ante litteram<\/em>, si rassegnino: Cristo non \u00e8 Marx.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;essere cristiano comporta il dovere dell&#8217;annuncio; il Vangelo stesso \u00e8 un Annuncio: il cristiano lo deve testimoniare, con gli atti, con le parole, con il suo modo di vivere, fondato sulla capacit\u00e0 di amare. Ges\u00f9, nell&#8217;accomiatarsi dai suoi discepoli, ha dato loro quest&#8217;ultima istruzione (Marco, 16, 15-16): <em>Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del vangelo a tutti gli uomini. Chi creder\u00e0 e sar\u00e0 battezzato, sar\u00e0 salvo; ma chi non creder\u00e0 sar\u00e0 condannato.<\/em> Parole molto impegnative, in tutti sensi, anche teologicamente: che spazzano via l&#8217;indifferentismo religioso oggi molto in voga nella stessa Chiesa cattolica, quasi che aderire a una fede religiosa oppure a un&#8217;altra sia, suppergi\u00f9, la medesima cosa, e quasi che tutte le fedi portino al vero e unico Dio e alla salvezza dell&#8217;anima.<\/p>\n<p><em>La salvezza dell&#8217;anima!<\/em> Ecco un altro concetto che par quasi passato di moda, a leggere i libri di certi sedicenti teologi cattolici e ad ascoltare le omelie di parecchi sacerdoti e anche di non pochi vescovi. Non se ne parla quasi pi\u00f9; \u00e8 un argomento che suscita imbarazzo, se non proprio vergogna, come se i cattolici dei nostri giorni, cos\u00ec evoluti e moderni, non ricordassero volentieri questo aspetto della loro religione, che pure \u00e8 sempre stato considerato fondamentale, almeno fino all&#8217;epoca del Concilio Vaticano II. Del resto, \u00e8 logico: dal momento che pure del peccato si \u00e8 praticamente smesso di parlare, si comprende bene come non si parli volentieri neanche della salvezza dell&#8217;anima. Ci si \u00e8 scordati, o almeno cos\u00ec pare, che esiste un Giudizio, che esistono l&#8217;Inferno e il Paradiso; ci si \u00e8 scordati che esiste una vita eterna, e che essa sar\u00e0 dannata o beata, a seconda delle scelte che si fanno in questa vita. Annunciare il Vangelo, per\u00f2, non \u00e8 una questione di scelte o di gusti personali: \u00e8 un preciso comandamento di Ges\u00f9, avente per scopo la salvezza di tutte le anime; disattendere tale comandamento, equivale a non essere realmente cristiani.<\/p>\n<p>Gli Autori sopra citati insistono, e a ragione, sulla dimensione storica in cui il cristiano \u00e8 chiamato a testimoniare il Vangelo. Tuttavia, non si dovrebbe dimenticare che il cristiano \u00e8 chiamato a partecipare alla vita del mondo, non gi\u00e0 per amore del mondo, ma per amore di Cristo: il mondo, per lui, ha valore in quanto teatro della Redenzione, che si rivolge indifferentemente a tutti gli uomini; per cui il cristiano \u00e8 chiamato a collaborare alla chiamata universale e alla salvezza di tutti i suoi fratelli. La dimensione contemplativa, la spiritualit\u00e0 pura, non possono e non devono essere viste in contrapposizione all&#8217;attivo impegno del cristiano nella vita sociale. L&#8217;impegno nella vita sociale, al contrario, rischia di diventare &quot;profano&quot;, cio\u00e8 di perdere il suo carattere specificamente cristiano, se smette di abbeverarsi alla sorgente perenne della vita soprannaturale. \u00c8 dalla vita soprannaturale che il cristiano riceve i doni spirituali con i quali operare nel mondo, al fine di contribuire a redimerlo. Il mondo, cos\u00ec com&#8217;\u00e8, non \u00e8 buono: \u00e8 ferito dalle conseguenze del Peccato originale; ma non sar\u00e0 buono nemmeno domani, o dopodomani, o fra mille anni; non sar\u00e0 buono del tutto in alcuna maniera, per opera degli uomini, perch\u00e9, se potesse diventarlo, ci\u00f2 vorrebbe dire che l&#8217;uomo ha il potere di redimersi da solo, il che \u00e8 impossibile &#8211; come la storia non si stanca di mostrare -, oltre che moralmente sbagliato e teologicamente sacrilego.<\/p>\n<p>Del resto, l&#8217;impegno sociale del cristiano muove da una prospettiva spirituale e ha come fine una meta spirituale: non ha in se stesso le proprie radici, ma in Cristo. Se il cristiano si dimentica di questa semplice verit\u00e0, allora succede che le logiche del mondo lo catturano e lo portano via con s\u00e9, lo trascinano senza che egli neppure se ne avveda: tutto preso dall&#8217;ambizione di &quot;cambiare&quot; il mondo, risanando le ingiustizie e soccorrendo i bisognosi, si scorder\u00e0 di essere solo un operaio della vigna, e che il suo lavoro ha un senso se \u00e8 un riflesso dell&#8217;amore di Dio, non se pretende di sostituirsi al disegno divino. Il signore della storia \u00e8 Dio, e Dio solo; il mondo non ha valore in se stesso, ma in quanto opera di Dio e da Dio chiamato al suo progetto di redenzione universale. Se il mondo resiste alla chiamata di Dio, se gli uomini si chiudono e si corazzano nella loro pretesa di autosufficienza, il mondo diventa una realt\u00e0 demoniaca, nella quale il cristiano vive materialmente, ma dalla quale deve prendere intimamente le distanze. Di fatto, il cristiano \u00e8 chiamato sempre a realizzare questo difficile equilibrio: partecipare alla vita del mondo per quanto \u00e8 necessario a testimoniare il Vangelo e l&#8217;amore di Dio, ma non fino al punto di innamorarsene come cosa avente in se stessa la propria ragion d&#8217;essere, bens\u00ec ricordare sempre che tutto ha un senso solo nella prospettiva del Vangelo. Il cristiano deve morire allo spirito del mondo, per rinascere in Cristo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice: essere cristiani (oppure no). Va bene; ma che cosa significa? 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