{"id":24151,"date":"2010-11-11T05:16:00","date_gmt":"2010-11-11T05:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/11\/la-commercializzazione-del-corpo-bambino-inizio-con-quel-roseo-sederino-sulla-spiaggia\/"},"modified":"2010-11-11T05:16:00","modified_gmt":"2010-11-11T05:16:00","slug":"la-commercializzazione-del-corpo-bambino-inizio-con-quel-roseo-sederino-sulla-spiaggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/11\/la-commercializzazione-del-corpo-bambino-inizio-con-quel-roseo-sederino-sulla-spiaggia\/","title":{"rendered":"La commercializzazione del corpo bambino inizi\u00f2 con quel roseo sederino sulla spiaggia"},"content":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 cominciato in un bel giorno d&#8217;estate, sulla spiaggia, mentre le mamme cospargevano di olio solare il corpo dei figlioletti, per proteggerlo dalle scottature: erano gli anni Cinquanta e si voleva dimenticare la guerra, la miseria; si voleva vivere la vita con pi\u00f9 gusto.<\/p>\n<p>L&#8217;azienda Coppertone era stata fondata nel 1944, quando il farmacista B. Green aveva messo a punto una nuova lozione capace di aumentare l&#8217;effetto dell&#8217;abbronzatura. La versione pubblicitaria originale si serviva di un Indiano; poi qualcuno pens\u00f2 che fosse pi\u00f9 astuto servirsi di una bella bambina bionda con le treccine ed i fiocchetti e la futura attrice Jodie Foster, che all&#8217;epoca aveva tre anni, pos\u00f2 per una fortunata serie di spot televisivi.<\/p>\n<p>Eh, queste mamme che vogliono sfruttare il corpo delle proprie bimbe per far soldi o per proiettare sull&#8217;implicito erotismo delle pargolette i loro sogni frustrati di successo e seduzione: storie di ieri, storie di oggi.<\/p>\n<p>Correva l&#8217;anno 1953 e milioni e milioni di persone in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all&#8217;Europa, poterono deliziare lo sguardo con una immagine che univa il tenero al lezioso e pure un certo grado di sottile sensualit\u00e0: quella di un cagnolino che, sulla spiaggia, afferra il bordo dello slip di una bambina e lo tira in basso, scoprendone il sederino roseo, in contrasto con l&#8217;intensa abbronzatura del resto del suo corpo; e ci\u00f2 mentre la piccola diva involontaria si gira perplessa e imbarazzata, con una manina sulla guancia e gli occhioni spalancati, ma si guarda bene dal fare l&#8217;unica cosa che chiunque farebbe istintivamente, in una situazione reale: affrettarsi a tirar su le mutandine, per rimediare a quello spogliarello indesiderato.<\/p>\n<p>Negli anni successivi la campagna pubblicitaria \u00e8 stata ripresa in svariate versioni e, recentemente, alla luce del dibattito &quot;politicamente corretto&quot; sulla pedofilia e gli abusi sui minori, si \u00e8 provveduto a metterne in circolazione alcune particolarmente castigate, dove non appare scoperto quasi tutto il sederino della bimba, ma solo un tratto di pochissimi centimetri di pelle; oppure dove a venire sollevato \u00e8 il bordo della maglietta: omaggio doveroso all&#8217;ipocrisia culturale che ama scherzare con il fuoco, ma poi si affretta a nascondere la mano con il fiammifero, per non dover rendere conto delle eventuali conseguenze.<\/p>\n<p>Sottile invito alla pedofilia, e sia pure &#8211; figuriamoci &#8211; del tutto imprevisto e non cercato?<\/p>\n<p>Ma il punto non \u00e8 certo questo. Infatti, chi non sa che una cosa, una situazione, indipendentemente dall&#8217;effetto emotivo, o anche sessuale, che possono provocare negli altri, diventano automaticamente accettabili e accettate, qualora vengano confezionate nella rassicurante cornice di una pubblicit\u00e0 per famiglie, all&#8217;ombra pigra degli ombrelloni, sotto lo sguardo indulgente e un poco divertito di mamma e pap\u00e0?<\/p>\n<p>Potenza dell&#8217;immagine pubblicitaria: l&#8217;oggetto rappresentato perde la sua valenza immediata, concreta, per venire proiettato in uno spazio magico, in un luogo metafisico, ove si transustanzia in una icona sacra, di quel particolare genere di sacralit\u00e0 che afferisce alla categoria del moderno: la stessa, ad esempio, che rende socialmente accettabile, e perfino apprezzabile, la tranquilla esposizione di un calendario sexy, non solo nell&#8217;abitacolo di un camionista o nell&#8217;officina di un meccanico, ma anche nel serio ufficio di un manager rampante.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 lecito ci\u00f2 che non trasgredisce la legge morale, ma diviene lecito ci\u00f2 che la pubblicit\u00e0 riesce a far entrare nell&#8217;immaginario collettivo, di solito in una veste rassicurante, per quanto torbidi possano essere gli impulsi che vengono cos\u00ec solleticati.<\/p>\n<p>Dicevamo che non si dovrebbe scherzare col fuoco; e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero in una societ\u00e0 dell&#8217;immagine, quale la nostra: dove appunto l&#8217;immagine, cio\u00e8 l&#8217;apparire, \u00e8 tutto, mentre il contenuto, cio\u00e8 l&#8217;essere, \u00e8 ridotto a niente.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una regola che vale in tutti i campi, ovviamente: non importa se l&#8217;ultimo modello di automobile ha una durata di vita media di pochi anni; quel che conta \u00e8 come appare: potente, impeccabile, ammirevole: vero sostituito della virilit\u00e0 maschile in declino (le due cose sono inversamente proporzionali).<\/p>\n<p>Valga per tutti l&#8217;ultimo spot televisivo di una nota industria automobilistica. Al termine di una festa, lui si offre di riaccompagnare a casa lei, con la propria automobile; lei accetta e, giunti a destinazione, gi\u00e0 scesa dal veicolo, si affaccia al finestrino (evidentemente lui non ha avuto nemmeno la cavalleria di scendere ad aprirle la portiera o di salutarla fuori dalla vettura) e gli pone la domanda canonica se desidera salire: cio\u00e8, tradotto in parole semplici, se vuol far l&#8217;amore con lei. Al che lui risponde, tra sbadato e frettoloso: \u00abAh [quello?], no, grazie&#8230; Volevo solo guidare\u00bb; e riparte, felice di poter stare un altro po&#8217; al volante della sua magnifica auto. Una pubblicit\u00e0 non solo cafona, ma anche larvatamente omosessuale: quale uomo normale preferirebbe masturbarsi mentalmente con un rombante gingillo tecnologico, piuttosto che accettare un invito sessuale da una ragazza carina e disponibile?<\/p>\n<p>Ma torniamo al discorso del corpo bambino.<\/p>\n<p>Allo sfruttamento di quest&#8217;ultimo in chiave pubblicitaria, con implicazioni e risvolti di natura chiaramente erotica, hanno contribuito enormemente tre fattori.<\/p>\n<p>Primo, la crescente erotizzazione della societ\u00e0 e della cultura, che ha spostato sempre pi\u00f9 verso il basso l&#8217;et\u00e0 &quot;canonica&quot; per divenire oggetto, sia volontario che involontario, di desiderio sessuale (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLe tredicenni o il fascino proibito dell&#8217;ultima frontiera\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 22\/05\/2008).<\/p>\n<p>Secondo, la diffusione di una nuova idea della maternit\u00e0, vista come il modo per realizzare un vero e proprio transfert sessuale, nonch\u00e9 una rivincita esistenziale: sicch\u00e9 legioni di casalinghe, pi\u00f9 o meno giovani, si affrettano a spingere avanti, nelle sale di provino dei vari concorsi di bellezza o dei programmi della TV spazzatura, le loro procaci pargolette: fenomeno gi\u00e0 magistralmente intuito da Visconti e da lui descritto nel memorabile film \u00abBellissima\u00bb, del 1951 (gira e rigira, gli anni di questa &quot;rivoluzione&quot; del costume sono sempre gli stessi: quelli, per intenderci, di Rita Hayworth, la &quot;bomba atomica&quot; del sesso, rivelatasi con \u00abGilda\u00bb, del 1946).<\/p>\n<p>Invero, c&#8217;\u00e8 una malizia pi\u00f9 sottile e molto pi\u00f9 insidiosa nel sederino scoperto di Jodie Foster a tre anni (non nudo, si badi, cio\u00e8 naturalmente nudo: ma scoperto, cio\u00e8 colto nell&#8217;atto di venire spogliato), che negli sguardi assassini e nelle pose provocanti di Sue Lyon, la protagonista del memorabile \u00abLolita\u00bb di Stanley Kubrick (tratto dal romanzo di Vladimir Nabokov), la quale, all&#8217;epoca del film &#8211; il 1962 &#8211; di anni ne aveva &quot;ben&quot; sedici.<\/p>\n<p>L&#8217;immaginazione, si sa, galoppa veloce, una volta che le siano state abbandonate le briglie sul collo. La finta innocenza della bimbetta della Coppertone pu\u00f2 aver fatto pi\u00f9 stragi della ostentata, ma artificiale, sessualit\u00e0 di Lolita. E, del resto, il passo \u00e8 davvero breve: basta immaginare che a tirar gi\u00f9 quella mutandina non sia un cagnolino vezzoso, versione moderna e pi\u00f9 simpatica della pariniana &quot;Vergine cuccia&quot;, ma una mano lasciva e impudica: ed ecco che tutta la scena, in apparenza cos\u00ec familiare e briosamente scanzonata, si connota come vera e propria istigazione all&#8217;abuso sui minori&#8230;<\/p>\n<p>Il terzo fattore che entra in gioco \u00e8 il furto dell&#8217;infanzia, che la cultura e la societ\u00e0 contemporanea stanno scientemente portando avanti, sostenute da uno stuolo di sedicenti esperti di psicologia, di sociologia e perfino di pedagogia. Non solo si abbassa sempre pi\u00f9 l&#8217;et\u00e0 scolare, ma si deprivano i bambini del gioco naturale e li si avvia precocemente, in ogni modo, cominciando dall&#8217;abbigliamento, ad agire, pensare, sentire, come dei piccoli adulti.<\/p>\n<p>Infine, che cos&#8217;\u00e8 questa vuota retorica sull&#8217;et\u00e0 infantile e sulla sua innocenza, dicono tuttologi e opinionisti a un tanto il chilo, che ci catechizzano quotidianamente dalla televisione (ancora lei!) e dalle pagine delle riviste illustrate (ancora loro!) sulla opportunit\u00e0, anzi sulla improrogabile necessit\u00e0, di non trattare pi\u00f9 i nostri bambini &quot;da bambini&quot;, ma di vestirli da adulti, di far vedere loro film da adulti, di farli studiare da adulti, a cominciare dall&#8217;uso del computer; e, se proprio \u00e8 necessario lasciarli anche un po&#8217; giocare, di farli giocare come degli adulti, con giochi da adulti e con regole da adulti.<\/p>\n<p>Naturalmente, il fatto che quei programmi televisivi e quelle riviste illustrate siano finanziati e quindi orientati, direttamente o indirettamente, proprio dalla pubblicit\u00e0: da quella stessa pubblicit\u00e0 che ha tutto l&#8217;interesse a sfruttare sino in fondo la miniera d&#8217;oro del corpo bambino, non gi\u00e0 nonostante, ma precisamente a causa delle implicazioni morbose che ne scaturiscono; ebbene, tutto ci\u00f2 lo si deve considerare puramente causale o, al massimo, incidentale&#8230;<\/p>\n<p>Scrivevano, nell&#8217;ormai lontano e non troppo sospetto 1985, Fruttero e Lucentini, nella loro esilarante e, ahim\u00e8, profetica raccolta di saggi \u00abLa prevalenza del cretino\u00bb, parlando del &quot;fenomeno&quot; Shirley Temple; ma il discorso si pu\u00f2 estendere al tema che stiamo trattando (Milano, Mondadori, pp. 100-102):<\/p>\n<p>\u00abAdesso che tutti sono diventati amici dell&#8217;effimero,. Fidanzati del frivolo, sposi del fatuo e del superfluo, ci sentiremo dire che Shirley Temple fu pi\u00f9 importante di Virginia Woolf. Non si pu\u00f2 star tranquilli un minuto, la pistola \u00e8 sepre puntata minacciosamente alla nostra tempia. [&#8230;]<\/p>\n<p>Shirley Temple? Ebbene s\u00ec, fu pi\u00f9 importate di Virginia Woolf. Quante lezioni, quanti messaggi nei suoi film. Per esempio, il &quot;Product manager&quot; avr\u00e0 tutto da imparare da questo sfruttamento perfetto, magistrale, di una merce che &quot;incontra&quot;. Cos\u00ec si spolpa fino all&#8217;osso, al midollo, la bambina-oggetto. non un sorriso, un saltello, una corsetta, un lacrimone che non sia immediatamente misurabile in dollari. Un lavoro da supremi professionisti.<\/p>\n<p>E per esempio lo storico, il filosofo, osserveranno che la categoria del carino, del lezioso, del melenso, era ignota presso gli antichi. Aristotele non la contempla, e ne tacciono Omero, gli scrittori biblici, i tragici greci, Tucidide, Tacito I loro libri non mancano di bambini anche commoventissimi, anche nefandissimi, nessuno ei quali risulta per\u00f2 colpevole di suscitare abnormi, gratuiti sdilinquimenti collettivi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 un rapporto diretto e dimostrabile tra Shirley Temple e Adolf Hitler, tra i riccioli d&#8217;oro e le camere a gas. Ma gli anni sono pur quelli e l&#8217;occhio del postero distingue ormai senza sforzo dietro il mostruoso dittatore urlante la mostruosa frugoletta che canta le sue canzoncine [o che esibisce, aggiungiamo noi se ci \u00e8 consentito, il suo delizioso sederino.] Piacevano, piacevano entrambi, piacevano irrazionalmente, cultisticamente, totalmente. Entrambi pescavano in quella cupa palude dove la massima sdolcinatezza confina con la massima ferocia, e forse la provoca. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che l&#8217;utilissimo, benemerito ciclo su Shirley Temple ci suggerisce \u00e8 di non farci illusioni a questo riguardo: nulla \u00e8 cambiato in questi anni, il vischioso acquitrino della emotivit\u00e0 collettiva si \u00e8 ancora esteso, melensaggine e carineria hanno guadagnato terreno, la voce della civilt\u00e0 \u00e8 ormai tutta un birignao infantiloide, le moltitudini sono pronte per nuove immani mazzate,. Perci\u00f2 non mandare a chiedere per chi balla il tip tap Shirley Temple, lo balla per te.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;unico appunto che ci sentiamo di muovere a questa acuta lettura \u00e8, oltre ad avere bens\u00ec intravisto, ma poi sottovalutato, la valenza sessuale di quelle moine infantili, quello di una eccessiva ideologizzazione del fenomeno in chiave politicamente corretta e debitamente &quot;progressista&quot;.<\/p>\n<p>Forse, i riccioli biondi di Shirley Temple, cos\u00ec come il sederino roseo di Jodie Foster, non nascondono solo l&#8217;ideologia sinistra di certi totalitarismi, ma proprio l&#8217;apparentemente paciosa banalit\u00e0 di certe democrazie, a cominciare dalla nostra.<\/p>\n<p>Forse, quei riccioli e quei sederini sono pi\u00f9 strettamente imparentati con la secolarizzazione dell&#8217;Occidente contemporaneo, che con il (tragico e perverso) tentativo di ri-sacralizzazione del sangue (nordico) e del suolo operato dal nazismo.<\/p>\n<p>Vale anche in questo caso la massima che il nemico pi\u00f9 insidioso \u00e8, per definizione, quello che avanza in punta di piedi e non si lascia riconoscere come tale, di primo acchito.<\/p>\n<p>Forse la pubblicit\u00e0 sta dirigendo le nostre vite in maniera molto pi\u00f9 invasivo e molto pi\u00f9 perverso di quanto non riuscirebbe a fare qualunque totalitarismo.<\/p>\n<p>Del resto, diceva McLuhan, il medium \u00e8 il messaggio: cio\u00e8, tradotto in parole povere, il contenitore influenza profondamente il contenuto, che ci piaccia o no.<\/p>\n<p>E la nostra societ\u00e0, grazie all&#8217;impero mediatico che orienta il nostro immaginario e, attraverso di esso, le nostre scelte di vita, somiglia sempre pi\u00f9 a un immenso televisore globale, nel quale noi recitiamo non solo la parte degli spettatori, ma anche degli attori inconsapevoli: vale a dire, dei perfetti burattini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 cominciato in un bel giorno d&#8217;estate, sulla spiaggia, mentre le mamme cospargevano di olio solare il corpo dei figlioletti, per proteggerlo dalle scottature: erano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-24151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24151"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24151\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24151"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24151"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}