{"id":24141,"date":"2014-08-06T03:43:00","date_gmt":"2014-08-06T03:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/08\/06\/chi-ha-importato-il-dingo-in-australia\/"},"modified":"2014-08-06T03:43:00","modified_gmt":"2014-08-06T03:43:00","slug":"chi-ha-importato-il-dingo-in-australia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/08\/06\/chi-ha-importato-il-dingo-in-australia\/","title":{"rendered":"Chi ha importato il dingo in Australia?"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 arrivato il dingo in Australia, dal momento che non pu\u00f2 avere attraversato coi propri mezzi il braccio di mare che separa le Isole della Sonda dal Continente Nuovissimo (170 km. dall&#8217;isola Roti, posta a sud di Timor) e visto che gli Aborigeni, a quanto sembra, non erano mai riusciti ad addomesticarlo veramente?<\/p>\n<p>Ecco: questo \u00e8 un bel problema per gli studiosi di zoogeografia; il classico rompicapo che nessuno sembra in grado di risolvere. Eppure i termini della questione sono piuttosto semplici. Che il dingo non possa essere giunto in Australia da solo, nemmeno al tempo delle glaciazioni, \u00e8 cosa ormai ammessa quasi universalmente. Tanto \u00e8 vero che fra le Isole della Sonda e l&#8217;Australia passa una netta divisione tra la flora e la fauna dell&#8217;Asia meridionale (che i naturalisti chiamano Regione orientale) e la flora e la fauna australiane (Nuova Guinea compresa), segno inequivocabile del fatto che pochi animali sono riusciti ad attraversare il braccio di mare che separa le due aree, pur cos\u00ec vicine in apparenza, neppure quando i mari meno profondi erano divenuti terre emerse e le distanze, quindi, si erano accorciate; e anche le piante hanno appaiono molto differenziate. Nessun cigno nero, nessun ornitorinco e nessun canguro, per fare solo qualche esempio, si trovano nell&#8217;Asia sud-orientale; come, per converso, nessun leopardo, nessun elefante, nessun rinoceronte \u00e8 mai giunto sul continente australiano o nella vicina Nuova Guinea. Al massimo, si discute su dove collocare la linea di separazione tra la Regione orientale e la Regione australiana: per alcuni rimane la classica Linea Wallace, per altri \u00e8 la pi\u00f9 recente Linea Weber (cfr. il nostro articolo: \u00abLa &quot;linea Wallace&quot; e la &quot;linea Weber&quot; custodi di un enigma affascinante della biogeografia\u00bb, pubblicato in data 08\/01\/2009 sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il dingo, peraltro, non \u00e8 affatto un animale che possieda delle qualit\u00e0 come nuotatore; ma, anche se le avesse, \u00e8 certo che non potrebbe aver superato distanze di circa 200 chilometri semplicemente nuotando o lasciandosi trasportare da zattere naturali. Oltretutto, perch\u00e9 una specie di mammiferi possa riprodursi in un nuovo ambiente, \u00e8 necessario che numerose coppie possano stabilirvisi, in modo da riprodursi e acclimatarsi; non \u00e8 sufficiente che vi giungano, pi\u00f9 o meno fortunosamente, pochi individui isolati. Si tratta, evidentemente, di un problema molto simile a quello riguardante la presenza di un altro canide ora scomparso, il Lupo antartico o Warrah, nelle Isole Falkland\/Malvine, a 480 km. dallo Stretto di Magellano (di cui gi\u00e0 ci eravamo occupati nell&#8217;articolo \u00abCome \u00e8 arrivato il lupo delle Falkland in quelle isole cos\u00ec lontane dalla terraferma?\u00bb, apparso, sul sito di Edicolaweb e, poi, su quello di Arianna Editrice, in data 21\/07\/2010); presenza che aveva notevolmente incuriosito anche il giovane Charles Darwin, allorch\u00e9 il naturalista inglese visit\u00f2 quell&#8217;arcipelago nel 1833.<\/p>\n<p>Il dingo (scientificamente: \u00abCanis lupus dingo\u00bb, classificato da Meyer nel 1793) \u00e8 una sottospecie di canide che si aggira nelle savane australiane alla ricerca di prede, sia di piccola taglia, come topi, uccelli e rettili, sia di media taglia, come pecore e perfino canguri, in quest&#8217;ultimo caso agendo in branco; ma non \u00e8, come comunemente si crede, esclusivo dell&#8217;Australia. Lo si ritrova &#8212; oltre che nella vicina Nuova Guinea -, anche in parecchie localit\u00e0 del continente asiatico, sia nell&#8217;Arcipelago indonesiano, sia nelle Filippine, sia in Malesia e nell&#8217;interno della Penisola Indocinese, sia, addirittura, in alcuni distretti della Cina sud-orientale (sempre, comunque, nell&#8217;ambito della Regione orientale e non oltre la linea divisoria dell&#8217;Himalaya, che la separa dalla Regione paleartica).<\/p>\n<p>In Australia \u00e8 stato ipotizzato che sia giunto da qualcosa come 3.5000 anni, evidentemente introdottovi dall&#8217;uomo. Ma qui, appunto, sorgono problemi pressoch\u00e9 insormontabili: come si spiega che gli Aborigeni vivano in Australia da oltre 50.000 anni (sarebbero, quindi, il popolo pi\u00f9 antico del mondo di cui si abbia conoscenza), eppure il dingo non \u00e8 un animale domestico, ed anche difficilissimo addomesticarlo? Se furono gli Aborigeni a portarlo con s\u00e9, a bordo delle loro piroghe, al tempo in cui raggiunsero il Continente nuovissimo passando per le isole del Sud-est asiatico, come si spiega che, a un certo momento &#8211; e in tempi relativamente recenti rispetto all&#8217;antichit\u00e0 del loro insediamento &#8211; essi ne persero il controllo, e il dingo torn\u00f2 ad essere un animale selvatico?<\/p>\n<p>La questione \u00e8 stata bene riassunta dallo studioso francese Jacques Graven nel suo libro \u00abL&#8217;uomo e gli animali\u00bb (con prefazione di R\u00e9my Chauvin; Torino, Compagnia Editoriale, 1966, pp. 40-44):<\/p>\n<p>\u00abI primi bianchi approdato in Australia vi scoprirono la fauna dei marsupiali, tanto caratteristica, alcuni roditori e un mammifero superiore, il dingo. Topi e ratti si spostano senza difficolt\u00e0 su tronchi galleggianti o su qualsiasi altro galleggiante di minor mole. Non \u00e8 difficile quindi spiegarne la presenza in Australia; li possiamo anche pensare provenienti dalla Nuova Guinea. Si stenta invece a figurarsi un dingo imbarcato in codesto modo. Eppure i rilievi zoologici sono categorici: nessun soggetto della fauna indigena ha potuto evolversi fino al dingo.<\/p>\n<p>A questo primo mistero viene ad aggiungersene un altro. I primi osservatori riferirono infatti la presenza nel dingo dei pi\u00f9 evidenti segni di addomesticamento, chiazze bianche sul pelame, prima di qualsiasi possibilit\u00e0 di incrocio con altri cani. Quindi, ecco l&#8217;enunciato completo dell&#8217;enigma: un animale addomesticato in antica data, non nato in Australia, e incapace di andarci con i suoi mezzi. Da dive viene? Chi ce l&#8217;ha portato? E quando?<\/p>\n<p>L&#8217;ultima domanda porta a considerazioni addirittura sbalorditive. Si sono infatti ritrovati resti di dingo in antichissimi depositi, talora accanto ad ossa di marsupiali giganteschi, appartenenti a specie totalmente scomparse da gran tempo. I fatti sono precisi, innegabili, ma come spesso accade le prime divergenze sorgo al momento di attribuire una data. Alcuni risalgono che queste ossa fossili risalgono al pliocenico, cio\u00e8 all&#8217;ultimissimo periodo del Terziario. Cos\u00ec propine Th\u00e9venin nella sua opera sull&#8217;origine degli animali domestici. Altri, meno ambiziosi, si accontentano del pleistocenico, che costituisce il primo albore dei temi quaternari. Ma tutti ammettono che i dingo possono essere i pi\u00f9 antichi cani conosciuti, e questo \u00e8 gi\u00e0 un risultato di capitale importanza. Quanto a sapere chi li abbia introdotti in Australia, \u00e8 un altro mistero, profondo quanto quello dell&#8217;origine delle popolazioni australiane.<\/p>\n<p>Alcuni pensano che [gli Australiani] siano venuti dal Sud-ovest asiatico. La profonda somiglia esistente tra il dingo e il cane paria pu\u00f2, entro certi limiti, dar loro ragione. Purch\u00e9 per\u00f2 gli attuali Australiani siano loro dei portatori del dingo, il che non \u00e8 affatto dimostrato. E poi si domanda, il dingo \u00e8 proprio un animale domestico? Le testimonianze dei primi bianchi che incontrarono gli indigeni sono abbastanza conturbanti. Questi indigeni australiani catturavano dei cuccioletti e li allevavano con gran cura nutrendoli e coccolandoli come figli propri. Per\u00f2, nonostante delle alimentazioni cos\u00ec delicate, il dingo si ostinava a non volersi riprodurre dai suoi padroni e fuggiva all&#8217;epoca del calore. Quindi sarebbe dunque stato ammansito e non veramente addomesticato? Nonostante l&#8217;indipendenza del temperamento, il dingo acconsentiva a rende grandi servigi ai provvisori padroni: ottimo stanatore di selvaggina, aveva in pi\u00f9 il vantaggio di non emettere alcun suono seguendo una pista. Strano animale davvero, che non ha mai sopportato un vero padrone, ha una ragguardevole anzianit\u00e0 in Australia e, ultimo punto, non \u00e8 mai comparso nell&#8217;isola di Tasmania a sud dell&#8217;Australia. Alcuni hanno concluso &#8212; forse non sena ardire &#8212; che non era stato importato dagli Australiani da noi conosciuti.<\/p>\n<p>Ma allora esistettero australiani sconosciuti? In base alle attuali conoscenze non siamo in radi di affermarlo, ma ci resta pur sempre il gioco delle ipotesi. Cos\u00ec, ad esempio, Th\u00e9venin suppone che &quot;nel pliocenico, degli uomini nuovi erano gi\u00e0 venuti a invadere il continente australiano portando con s\u00e9 un rappresentante addomesticato della razza Fu-Quoc dell&#8217;Asia sudorientale. Questi uomini scomparvero, ma il cane rimase ridiventando selvaggio&#8230;&quot; (R. Th\u00e9venin, &quot;Origine des animaux domestiques&quot;, Paris, 1947). \u00c8 una tesi seducente, tanto pi\u00f9 che il dingo, pur mantenendo sempre il suo carattere indipendente, pu\u00f2 essere correttamente addomesticato. Ma \u00e8 meno facile ammettere che un popolo si sia addossato il carico di un animale di cui conosceva i limiti durante una migrazione per mare. O non sar\u00e0 meglio, invece di affermare l&#8217;esistenza di una civilt\u00e0 scomparsa che avrebbe lasciato come unica orma il dingo, supporre che alcuni millenni or sono gli Australiani avevano raggiunto un livello di civilt\u00e0 superiore a quello degli attuali discendenti? \u00c8 chiaro che domande simili non hanno risposta.<\/p>\n<p>Altri fatti ci rendono maggiormente perplessi. Cinquemila anni fa la civilt\u00e0 della valle dell&#8217;Indo possedeva, oltre al cane paria, varie razze molto simili a quelle esistenti in Europa a quell&#8217;epoca. Per esempio una figuretta di steatite trovata a Mohenjio Daro rappresenta un cane di aspetto modernissimo. E certo tali razze di cani non erano recenti. Possiamo dunque domandarci perch\u00e9 un popolo migratore avrebbe dovuto imbarcarsi con la meno docile di esse avendo la possibilit\u00e0 di scegliere. Ma questo equivale a formulare nuovamente la domanda da un altro punto di vista: di che popolo si trattava? E qual \u00e8 l&#8217;origine degli Australiani? Probabilmente la soluzione sta nelle mani dell&#8217;etnologo, chiamato a svelarci nello stesso tempo i segreti del dingo.\u00bb<\/p>\n<p>Allo stato attuale delle conoscenze, la maggior parte degli antropologi ritengono che gli Aborigeni siano giunti in Australia, attraverso i &quot;ponti&quot; delle le isole indonesiane, qualcosa come 50.000 anni fa. Il metodo di datazione col radiocarbonio indica, per gli insediamenti preistorici, date intorno ai 40.000 anni fa; quello basato sulla termoluminescenza, date fra i 50.000 e i 60.000 anni fa, con un picco &quot;massimo&quot; di 120.000 anni fa, relativo a un sito denominato Jinmium, nel Territorio del Nord: la zona che fu raggiunta per prima e che quindi, verosimilmente, conserva le tracce pi\u00f9 antiche di quelle lontane migrazioni di popoli (un po&#8217; come l&#8217;Alaska per il continente americano rispetto ai flussi migratori provenienti dall&#8217;Asia nordorientale). Quest&#8217;ultima data \u00e8 per\u00f2 contestata dalla maggior parte degli archeologi; pertanto ci si \u00e8 accordati per una datazione dell&#8217;arrivo degli Aborigeni intorno ai 50.000 fa.<\/p>\n<p>Tuttavia, e qui sorge un interrogativo imbarazzante: chi c&#8217;era, in Australia, prima degli aborigeni? Siamo sicuri che essi siano stati i primi uomini giunti in quel continente? Oggi, per esempio, non siamo pi\u00f9 cos\u00ec sicuri che i Maori, giunti nella Nuova Zelanda verso i X secolo dell&#8217;era cristiana, siano stati i primi abitanti di quell&#8217;arcipelago; forse furono preceduti da un altro popolo, un tempo chiamato &quot;dei cacciatori di moa&quot;, del quale nulla di preciso sappiamo, bench\u00e9 si tratti di vicende assai recenti, paragonate a quelle del popolamento dell&#8217;Australia.<\/p>\n<p>In effetti, gli Aborigeni non formano una unit\u00e0 etnica n\u00e9 linguistica: essi sono formati da un mosaico di circa 500 popoli diversi, ciascuno con la propria lingua. Chi pu\u00f2 dire se, nel corso delle oltre 2.500 generazioni che si succedettero nel Continente nuovissimo (tenendo ferma la data di 50.000 anni fa), alcuni di questi popoli svilupparono una civilt\u00e0 assai diversa rispetto a quella degli Aborigeni pi\u00f9 recenti, con i quali entrarono in contatto gli Europei a partire dal XVIII secolo? Per fare un confronto: la civilt\u00e0 dell&#8217;antico Egitto, che pure si snoda lungo un arco temporale infinitamente pi\u00f9 breve (a partire dal 3.100 a. C., secondo l&#8217;archeologia &quot;ortodossa&quot;), presenta notevoli differenze, sia nell&#8217;ordine materiale che in quello spirituale, fra l&#8217;Antico Regno e il Nuovo Regno (finito nel 1.078 a. C.); eppure la si considera generalmente come un tutto unitario e coerente. Ma vi sarebbe forse da stupirsi se, fra i popoli aborigeni che si stabilirono in Australia, a partire da 40.000, 50.000 o forse 60.000 anni fa, ve ne fossero alcuni che avevano importato il dingo e che avevano saputo addomesticarlo, mentre altri, pur sforzandosi di farlo, non riuscirono se non ad ammansirlo e a farne un collaboratore temporaneo per la caccia al canguro, allo struzzo e al varano, senza poterlo trattenere stabilmente con s\u00e9?<\/p>\n<p>Una ipotesi alternativa a questa sarebbe immaginare che il dingo sia giunto in Australia non al seguito dell&#8217;uomo, ma per conto proprio, ossia da animale selvatico e non da animale domestico. Abbiamo visto che ci\u00f2 non pu\u00f2 aver avuto luogo dalla parte del Mare di Timor, che, con i suoi 1.700 chilometri di ampiezza minima (che non diminuirono all&#8217;epoca delle ultime glaciazioni, visto che la scarpata continentale sprofonda immediatamente nel mare aperto, sia sul lato asiatico, sia su quello australiano), rappresenta comunque un ostacolo invalicabile per un mammifero di medie dimensioni come un canide, che non possiede la capacit\u00e0 di diffusione dei piccoli mammiferi, come topi e ratti. Resta per\u00f2 un&#8217;altra possibile via d&#8217;accesso al continente australiano: quella nord-orientale. Se il dingo, presente anche in Nuova Guinea, entr\u00f2 in Australia dallo Stretto di Torres, percorrendo poi la Penisola di Capo York, avrebbe potuto aggirare l&#8217;ostacolo di quell&#8217;ampio specchio di mare aperto. Lo Stretto di Torres \u00e8 ampio &quot;solo&quot; 150 km., per di pi\u00f9 disseminati di scogli e isolette; e inoltre \u00e8 poco profondo, quindi pu\u00f2 essere stato ancora pi\u00f9 angusto al tempo dell&#8217;ultima fase glaciale.<\/p>\n<p>Rimane l&#8217;enigma dell&#8217;assenza del dingo dalla Tasmania. Un animale che \u00e8 stato capace di raggiungere l&#8217;Australia partendo dall&#8217;Asia sudorientale, come mai si sarebbe arrestato davanti a un ostacolo relativamente modesto, come lo Stretto di Bass? Si tratta di una via d&#8217;acqua ampia 240 km, ma poco profonda &#8212; in genere non oltre i 50 metri &#8212; che, durante l&#8217;ultima glaciazione, era quasi interamente emersa. Per quella via giunsero in Tasmania sia il diavolo della Tasmania, sia il tilacino o tigre marsupiale, sia gli stessi Tasmaniani, una popolazione che non possedeva alcuna perizia nautica, vista l&#8217;estrema primitivit\u00e0 delle loro imbarcazioni di corteccia d&#8217;albero, assolutamente inadatte alla navigazione d&#8217;altura. Come mai, allora, il tilacino e il diavolo di Tasmania riuscirono a passare dall&#8217;Australia in Tasmania, e il dingo no? Non si tratta forse di una circostanza molto strana?<\/p>\n<p>Oggi i biologi propendono ad attribuire al dingo la scomparsa del tilacino dall&#8217;Australia. Quest&#8217;ultimo (&quot;Thylacinus cynocephalus&quot;) era grande circa quanto un lupo, e dunque della medesima taglia, pi\u00f9 o meno, del dingo; ma la sua femmina era notevolmente pi\u00f9 piccola, e il dingo potrebbe averne fatto oggetto di intensa predazione, sino a causare l&#8217;estinzione della specie. Gli ultimi tilacini dell&#8217;Australia continentale scomparvero circa 1.000 anni fa; sopravissero invece in Tasmania, dove l&#8217;ultimo esemplare \u00e8 stato segnalato nel 1936 (sporadici avvistamenti, peraltro non confermati a livello scientifico, si sono tuttavia susseguiti a partire da quella data, e proseguono fino ai nostri giorni). Ma in Tasmania, appunto, il dingo non era mai arrivato: due mammiferi predatori, pi\u00f9 o meno della stessa taglia, non possono coesistere in un medesimo habitat; uno dei due \u00e8 condannato a scomparire.<\/p>\n<p>Ora, sappiamo che i Tasmaniani giunsero nella loro sede insulare non oltre 35.000 anni fa e che vi giunsero a piedi asciutti, o quasi, dato che la Tasmania, a quell&#8217;epoca, non era separata dal continente australiano, ma era ancora saldata ad esso. Il distacco definitivo ebbe luogo circa 10.000 anni fa, quando si apr\u00ec il braccio di mare denominato attualmente Stretto di Bass. Almeno fino a 14.000 anni fa vi era un istmo relativamente ampio, sul lato nord-orientale dell&#8217;isola, che la univa al continente. Se il dingo fu introdotto in Australia circa 5.000 fa, come la maggior parte degli studiosi \u00e8 propensa a credere, questo spiega benissimo come mai il dingo non sia mai giunto in Tasmania: quest&#8217;ultima, all&#8217;epoca, era un&#8217;isola nettamente separata e gli indigeni che la abitavano non erano in grado di stabilire un regolare collegamento con la terraferma.<\/p>\n<p>Ma siamo proprio sicuri che il dingo sia giunto in Australia solo 5.000 anni fa, e che questa sia la ragione per cui l&#8217;uomo non ebbe alcuna possibilit\u00e0 di introdurlo anche in Tasmania? L&#8217;analisi del DNA del dingo ha dato luogo a risultati controversi, s\u00ec che l&#8217;origine di questo canide \u00e8 ancora oggetto di accanite discussioni fra gli specialisti: cane domestico rinselvatichito o animale selvaggio parzialmente addomesticato, e poi di nuovo tornato alla vita selvaggia? Se ne discuter\u00e0 ancora a lungo e, verosimilmente, senza giungere a risultati condivisi, a meno che si verifichi, nel frattempo, qualche decisiva scoperta paleontologica. Certo, resta legittima anche l&#8217;ipotesi che le primitive popolazioni austronesiane, giunte nell&#8217;isola-continente dopo una lenta migrazione, partendo dalle loro sedi originarie nella Cina meridionale, attraverso l&#8217;Indocina e l&#8217;Indonesia, abbiamo poi subito una fase di regressione culturale e che, nel corso di tale fase, il dingo, gi\u00e0 addomesticato, o parzialmente addomesticato, si sia definitivamente rinselvatichito, rescindendo il patto di alleanza con gli esseri umani.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 possibile: possibile, ma non certo, e tanto meno dimostrato. Ora come ora, il dingo, questo strano canide solitario che, ormai da qualche decennio, incomincia ad essere seriamente minacciato nelle sue possibilit\u00e0 di sopravvivenza, sembra ben deciso a conservare ancora per molto tempo il segreto delle sue antiche origini e, con esso, quello dei suoi possibili rapporti con i primitivi colonizzatori umani di quella remota regione terrestre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 arrivato il dingo in Australia, dal momento che non pu\u00f2 avere attraversato coi propri mezzi il braccio di mare che separa le Isole della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-24141","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24141","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24141"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24141\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}