{"id":24139,"date":"2022-06-03T04:24:00","date_gmt":"2022-06-03T04:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/come-vivere-in-un-mondo-corrotto-e-corruttore\/"},"modified":"2022-06-03T04:24:00","modified_gmt":"2022-06-03T04:24:00","slug":"come-vivere-in-un-mondo-corrotto-e-corruttore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/come-vivere-in-un-mondo-corrotto-e-corruttore\/","title":{"rendered":"Come vivere in un mondo corrotto e corruttore?"},"content":{"rendered":"<p>La relazione dell&#8217;uomo con la societ\u00e0 \u00e8 sempre stata problematica (non occorre ricordare Caino e Abele o Giuseppe e i suoi fratelli), ma nell&#8217;atmosfera culturale e materiale della modernit\u00e0 si \u00e8 fatta ancor pi\u00f9 difficile: diciamo a partire dal XVI secolo, ossia dal tempo di Lutero, il primo dei moderni. Questo, sul piano psicologico. Sul piano spirituale e morale il problema dei rapporti fra l&#8217;io e il mondo \u00e8 divenuto particolarmente arduo negli ultimi cinque secoli perch\u00e9 la civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata costruita eliminando progressivamente la presenza di Dio e quindi, sul piano filosofico, anche il suo logico corollario, la verit\u00e0: e nel mare nebbioso del relativismo l&#8217;uomo moderno si \u00e8 trovato ad andare a tentoni come un cieco, mutilato di una parte essenziale di se stesso, dunque necessariamente in stato conflittuale coi suoi simili. Solo quando \u00e8 in pace con se stesso, l&#8217;uomo percepisce i suoi simili come fratelli; diversamente li percepisce come nemici, reali o potenziali, e in ogni caso come elementi di disturbo: <em>l&#8217;inferno sono gli altri<\/em>, diceva Jean-Paul Sartre. Ora, l&#8217;uomo \u00e8 in conflitto con se stesso quando \u00e8 in conflitto con Dio, perch\u00e9 solo il riconoscimento del suo bisogno di Dio gli permette di razionalizzare la propria fragilit\u00e0, la propria insufficienza e la propria inadeguatezza. Se rifiuta Dio, se lo nega, se vuol sostituirsi a Lui, diventa rabbioso e aggressivo, inquieto e depresso, insomma diventa il peggior nemico di stesso. E quando l&#8217;uomo \u00e8 nemico di se stesso, come potrebbe essere amico dei suoi simili? Ed ecco le famiglie trasformate in campi di battaglia permanenti, dove ciascuno vuole affermare il proprio io e alla fine, per forza di cose, ci deve essere un vincitore e un vinto (anche se di fatto ne usciranno tutti vinti); ecco i rapporti di vicinato isterilirsi e deteriorarsi; ecco i luoghi di lavoro trasformati in foreste insidiose dove bisogna sempre stare attenti a non essere presi di mira dal collega e perci\u00f2 si diventa sospettosi, malfidenti, paranoici, e si rifiuta quella franca collaborazione che potrebbe alleggerire la fatica e semplificare tutto; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Un acuto osservatore della crisi di fiducia fra l&#8217;individuo e la societ\u00e0 \u00e8 stato il filosofo Maine de Biran (MarieFran\u00e7ois-Pierre Gonthier de Biran, 1766-182), vissuto nel mezzo della transizione fra illuminismo materialista e romanticismo sentimentale, fra Settecento e Ottocento, fra Ancien R\u00e9gime e Stato moderno, massonico e post-rivoluzionario, laico e anticlericale). Pur non uscendo da una prospettiva fondamentalmente soggettivistica, emotiva e meramente psicologica del disagio da lui osservato e vissuto in prima persona, egli mostra notevoli doti d&#8217;introspezione, quasi al livello del Sant&#8217;Agostino delle <em>Confessioni<\/em>, e sa analizzare molto lucidamente i fattori del disagio, della crisi, dell&#8217;infelicit\u00e0. Sostanzialmente, per\u00f2, arriva alla conclusione stoica che l&#8217;uomo deve convivere con un mondo che non \u00e8 fatto per lui, deve sforzarsi di attutire i colpi e far buon viso a ci\u00f2 che non gli piace: un po&#8217; poco, vista la sua intelligenza e la sua capacit\u00e0 di analisi, e soprattutto visto il ricchissimo patrimonio intellettuale e spirituale costituito da sedici secoli di cristianit\u00e0, durate i quali gli stessi problemi sono stati analizzati e descritti con la massima precisione, e soprattutto con la massima propositivit\u00e0, da decine di mistici, di scrittori e di Santi. Ma tant&#8217;\u00e8: figlio del Secolo dei Lumi, de Biran non ha avuto l&#8217;umilt\u00e0 e la pazienza di cercare vicino, ossia nel solco della tradizione e della civilt\u00e0 di casa propria, ci\u00f2 che si \u00e8 ostinato a cercare lontano, chiss\u00e0 dove, salvo giungere alla scettica conclusione che non c&#8217;\u00e8 nulla da fare, il mondo \u00e8 e rester\u00e0 sempre un elemento estraneo, subendo in pieno gli effetti del giudizio drammaticamente sbagliato di Cartesio e soprattutto non tentando neppure di portare l&#8217;osservazione del proprio malessere su di un piano pi\u00f9 ampio e in una prospettiva pi\u00f9 larga, cio\u00e8 cogliendo l&#8217;occasione per farsi osservatore non solamente di se stesso e delle proprie reazioni di disagio di fronte alla vita in societ\u00e0, ma testimone e osservatore esemplare di una situazione generale, dovuta a circostanze storiche non meno che a un dato di fatto metafisico: le conseguenze della Caduta originale e la corruzione di un&#8217;armonia originaria per mano stessa dell&#8217;uomo, incapace di contentarsi della propria condizione creaturale, peraltro meravigliosamente privilegiata rispetto a quella di tutte le altre creature.<\/p>\n<p>Scriveva dunque Maine de Biran nel suo <em>Giornale Intimo<\/em> (titolo originale: <em>Journal Intime<\/em>, Parigi, Plon, 1927; cit. in Luigi Rusca, <em>Il breviario dei laici<\/em>, Milano, Rizzoli, 1990, vol. 113-15):<\/p>\n<p><em>Un uomo che viva abitualmente nella solitudine, e la cui felicit\u00e0 consista nel godere di se stesso, nell&#8217;assaporare quella tranquillit\u00e0 cos\u00ec preziosa per colui che \u00e8 fatto per gustarla, si trova assai imbarazzato allorch\u00e9 \u00e8 costretto a uscire dal proprio ritiro per adempiere ai dovei d&#8217;uso o a causa di affari che lo inducano a riprende i rapporti sociali. Come si trova impreparato! Quale confusione, quale turbamento si produce improvvisamente nelle sue idee, soprattutto quando, lungi dal mondo, la sua immaginazione si \u00e8 compiaciuta nel dipingersi seducenti immagini dell&#8217;umanit\u00e0! Se il suo cuore sensibile gli ha descritto gli uomini com&#8217;egli desidererebbe che fossero, quale contrasto quando vede il ritratto al naturale! E come svaniscono le chimere!<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi sono stato in citt\u00e0. Vi ho portato uno spirito raccolto, un cuore seno; e ne ritorno turbato, agitato, inquieto. Ho visto molta gente, ne ho ricevuto cortesie, dimostrazioni d&#8217;attaccamento, d&#8217;interessamento; ma lo sforzo e la dissimulazione trasparivano da quelle manifestazioni affettuose. Quante maschere, e neppure un cuore! Tuttavia \u00e8 stato necessario rispondere come se quei complimenti fossero autentici, cio\u00e8 ho dovuto travestirmi anch&#8217;io, e mettermi una maschera come tutti gli altri, poich\u00e9 si sarebbe ridicoli se ci si presentasse a viso nudo fra tutti quei domino&#8230; E non basta. Si inizia la conversazione, e su quale soggetto? Non sulle cose, ma sempre sulle persone, e la malignit\u00e0 si sviluppa, percorre con delizia una strada ch&#8217;essa trova modo d&#8217;allungare; bisogna pure, se non si vuol passare per sciocchi o per gaglioffi, mettervi la propria parola, cio\u00e8 essere altrettanto maligni, approvare che si faccia a brani un galantuomo. Quale supplizio dover mentire a se stessi! Allorch\u00e9 si hanno nel cuore soltanto sentimenti onesti, manifestarne di malvagi? Ah, torniamo ai nostri campi, dove si pu\u00f2 esser buoni senza passare per stolti, si pu\u00f2 essere se stessi senza contraddizioni!<\/em><\/p>\n<p><em>Bisogna essere pi\u00f9 virtuosi di quanto non lo sia io, pi\u00f9 fermi nei propri principi, per vivere impunemente in seno alla corruzione. Per vivere fruttuosamente nel mondo, per trarre qualche vantaggio dal commercio degli uomini, bisognerebbe apportarvi una grande fermezza di carattere e una rinuncia assoluta ai vantaggi dell&#8217;opinione pubblica. Mediante la prima di tali qualit\u00e0 si diverrebbe incrollabili nei propri principi e inaccessibili al contagio; mediante la seconda, l&#8217;amor proprio non cercherebbe continuamente di entrare in giuoco, di attirare gli sguardi su se stesso, di voler assolutamente essere protagonista. Allora si conserverebbe il sangue freddo necessario per ben giudicare gli uomini e si metterebbero a profitto le loro follie per correggersi dalle proprie. Il sarcasmo, il ridicolo che la gente vorrebbe gettarci addosso cadrebbe sempre a vuoto, e noi impareremmo che quelle persone frivole che stavano al culmine della vita mondana non valgono certo la pena che un galantuomo divenga il loro zimbello per rendersi gradito.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;unica parte che si deve recitare in societ\u00e0, se si vuol trarne qualche frutto, \u00e8 quella di osservatore; ma questo personaggio non garba all&#8217;individuo vanitoso, il quale vuole a qualsiasi costo attrarre l&#8217;attenzione di tutti, farsi credere il pi\u00f9 bello, il pi\u00f9 amabile, il pi\u00f9 intelligente. Certo, egli paga a caro prezzo tale pretesa; e se la vanit\u00e0 potesse correggersi, le mortificazioni e le delusioni ch&#8217;egli subisce dovrebbero guarirlo, qualora vi fosse un pizzico di buon senso nella sua sciocca mania.<\/em><\/p>\n<p><em>Esco da una casa in cui credevo di interessare molto ai padroni. Mi ero persuaso ch&#8217;essi nutrissero per me la considerazione che la mia vanit\u00e0 si arroga, e che ritiene non debba esserle rifiutata. Che \u00e8 accaduto? Quelle persone cos\u00ec buone, cos\u00ec premurose, mi hanno ricevuto freddamente, con una specie di disprezzo, e subito l&#8217;amor proprio offeso si impenna, si irrita; il mio cuore si fa grosso, e io rincaso triste, inquieto. Ebbene, valgo forse meno per questo? Che cosa mi hanno tolto tali sgarberie? Dovr\u00f2 sempre far dipendere la mia felicit\u00e0 che gli altri hanno di me? Legger\u00f2 la mia sorte nei loro occhi? E quale rapporto ha il loro contegno, il loro fare gentile o scostante, con la mia tranquillit\u00e0? Oh, vanit\u00e0, fonte di miserie, di mali, che rendi abietto l&#8217;animo mio, io ti domer\u00f2!<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che ancora m&#8217;impedisce di tra partito dal commercio degli uomini, ci\u00f2 che in esso mi far\u00e0 sempre recitare una parte svantaggiosa e perniciosa anche per la mia ragione, \u00e8 un difetto che dipende, credo, dal mio temperamento. Mai, infatti, nonostante tutti gli sforzi e i precedenti propositi, riesco a contenermi e a mantenere il sangue freddo. Tutte le fibre del mio cervello sono cos\u00ec mobili che cedono all&#8217;impressione degli oggetti senza che io possa fermare il loro moto, Trascinato in direzioni contrarie, sono soltanto passivo; la mia ragione si annulla; dico ci\u00f2 che non vorrei dire, faccio ci\u00f2 che non vorrei fare; non sono che un fanciullo sconsiderato, e cos\u00ec mi si deve giudicare. Tutti mi guidano, si impongono a me, e i pi\u00f9 ignoranti, coloro ch mi sono inferiori in tutto, prendono su di me un impero che la mollezza del mio carattere non sa contrastare. Quando torno nel mio studio, se voglio lavorare, quel che ho visto, quel che ho udito si presenta alla mia immaginazione: sono altrettanti quadri che si susseguono e sfilano davanti ai miei occhi come quelli della lanterna magica; la mia capacit\u00e0 di concentrazione \u00e8 distrutta, e rimango cos\u00ec a lungo, senza potermi applicare a nulla. Con simili difetti \u00e8 necessario convenire che bisogna o correggersi o fuggire il mondo, visto che non posso portarvi nulla di ci\u00f2 che potrebbe valorizzarmi, e che peggioro ci\u00f2 per cui valgo qualcosa ai miei occhi.<\/em><\/p>\n<p>Maine de Biran, partito dal sensismo di Locke e Condillac e giunto poi, attraverso una fase di spiritualismo, a una sorta di misticismo teosofico, esprime tutta l&#8217;esasperata sensibilit\u00e0 romantica dell&#8217;uomo moderno, che si accorge d&#8217;essere in un modo che non \u00e8 fatto per lui, anzi nel qual si sente un estraneo e un intruso, ma non sa immaginare altre &quot;soluzioni&quot; che un rafforzamento della volont\u00e0 e una pi\u00f9 solida struttura psicologica, peraltro riconoscendo che ci\u00f2 va oltre le sue stesse possibilit\u00e0, e quindi a maggior ragione che ci\u00f2 non pu\u00f2 essere proposta agli altri come una realistica via d&#8217;uscita dall&#8217;acuto malessere del dover vivere nel mondo (vedi in proposito <em>l&#8217;uomo del sottosuolo<\/em> di Dostoevskij). Stranamente, pare non essersi accorto che il suo disagio non \u00e8 un fatto individuale, ma \u00e8 legato a una condizione metafisica gi\u00e0 perfettamente illustrata da Ges\u00f9 con la formula <em>voi siete nel mondo, ma non siete del mondo.<\/em> Vivere nel mondo, per i buoni, gli onesti, i miti, \u00e8 sempre e comunque difficile: pu\u00f2 provocare un senso di frustrazione e inadeguatezza, e pu\u00f2 sfociare in uno stato d&#8217;animo di depressione cronica. Nella societ\u00e0 moderna, i cui ritmi sono imposti dalla macchina e dove l&#8217;efficienza tende a prevalere su ogni altro fattore, il disagio di chi non \u00e8 allineato con la visione generale e gli atteggiamenti pratici della massa, tende ad aumentare. La pressione sociale diventa talora intollerabile, perch\u00e9 non si esercita solo attraverso i comportamenti e le dinamiche legate a singole situazioni e singole persone, come per esempio il capufficio o il padrone della fabbrica, ma anche e soprattutto attraverso un clima complessivo di condizionamento e coercizione, per quanto dissimulata, sottintesa ed implicita: l&#8217;individuo sa che nessuna deroga alla norma gli verr\u00e0 concessa n\u00e9 perdonata, e sa anche, o intuisce, che la norma non \u00e8 pi\u00f9 la sana, vecchia norma basata sui valori morali, ma su altre priorit\u00e0, che sono fondamentalmente quelle della tecnica, dell&#8217;efficienza e della produzione.<\/p>\n<p>Il problema del senso di estraneit\u00e0 al mondo, da un punto di vista spirituale, e pi\u00f9 specificamente dal punto di vista cristiano, si pone entro la cornice di una fondamentale conflittualit\u00e0 fra la luce e la tenebra, il vero e il falso, lo spirito e la carne. Senza giungere all&#8217;esasperazione di questa antinomia, come fanno i dualisti, \u00e8 indubbio che essa esiste e che, anche se il mondo non \u00e8, come volevano i catari, fondamentalmente cattivo, nondimeno \u00e8, a causa della debolezza morale dell&#8217;uomo, il luogo in cui il bene tende ad essere conculcato, la luce ad essere offuscata e la verit\u00e0 ad essere sostituita dalla menzogna. D&#8217;altra parte la cultura moderna, impregnata di scientismo e di materialismo, \u00e8 essa stessa radicalmente dualista: a partire dal cogito cartesiano e dalla rigida distinzione di <em>res cogitans<\/em> e re<em>s extensa<\/em>, la visione scientifica moderna, che si \u00e8 gradualmente imposta con la forza di una nuova teologia, anzi di una nuova religione, ci ha abituati a pensare che si ragiona o si ha fede, si vive o ci si guarda vivere, si crede nel qui e ora oppure nell&#8217;aldil\u00e0. Un tal modo di pensare \u00e8 infantile e radicalmente fuorviante, perch\u00e9 noi siamo quaggi\u00f9, ma non siano <em>di<\/em> quaggi\u00f9: la nostra patria \u00e8 il Cielo, e verso di essa dobbiamo orientare i nostri passi, qui e ora, nel cammino della vita. La vita \u00e8 un bene, ma non un bene concluso in s\u00e9, bens\u00ec lo strumento per giungere al Bene che \u00e8 oltre di essa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La relazione dell&#8217;uomo con la societ\u00e0 \u00e8 sempre stata problematica (non occorre ricordare Caino e Abele o Giuseppe e i suoi fratelli), ma nell&#8217;atmosfera culturale e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,141,180],"class_list":["post-24139","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-filosofia","tag-jean-paul-sartre"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24139","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24139"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24139\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}