{"id":24129,"date":"2007-11-06T04:41:00","date_gmt":"2007-11-06T04:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/06\/come-stai\/"},"modified":"2007-11-06T04:41:00","modified_gmt":"2007-11-06T04:41:00","slug":"come-stai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/06\/come-stai\/","title":{"rendered":"\u00abCome stai?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Stamattina siamo passati a trovare un&#8217;amica che non vedevamo da un po&#8217; di tempo, essendo stata trasferita per ragioni di lavoro. Abbiamo scambiato qualche battuta di circostanza, del genere:, \u00abCome ti trovi nel nuovo ambiente?\u00bb. A un tratto, guardandomi fisso, mi ha posto senza preamboli una domanda semplice e franca, che mi ha colpito perch\u00e9 ricorre raramente nelle conversazioni, anche fra persone che da un certo tempo si sono perse di vista e che pure non ignorano, o almeno hanno motivo di immaginare, che non tutto nella vita dell&#8217;altro sia stato rose e fiori. Mi ha chiesto: \u00abCome stai?\u00bb. Due sole parole, senza congiunzione e senza pronome, che vanno dritte al cuore delle cose: <em>Come stai?<\/em> Non: \u00abE tu, come ti trovi?\u00bb, \u00abChe cosa stai facendo di bello?\u00bb o, magari: \u00abE tu, come ti vanno le cose?\u00bb; ma, semplicemente, <em>Come stai?<\/em><\/p>\n<p>In quelle due parole vi sono interessamento, affetto, sollecitudine, preoccupazione per il bene dell&#8217;altro, per lo star bene dell&#8217;altro, fisico, psicologico e spirituale. Nella &quot;chiacchiera&quot; quotidiana, come la chiamava Heidegger, ovvero nella totale inautenticit\u00e0 della non-parola, riflesso dei non-pensieri e dei non-sentimenti oggi dilaganti (vedi il nostro precedente articolo <em>\u00c8 necessario spezzare l&#8217;assedio della bruttezza e della stupidit\u00e0<\/em>), queste due brevissime parole ristabiliscono l&#8217;esigenza di abbandonare il ruolo posticcio di non-persone per tornare ad essere persone vere, che parlano di cose vere e di danno pensiero per ci\u00f2 che \u00e8 importante. E che cos&#8217;\u00e8 veramente importante, nelle relazioni fra esseri umani, se non il fatto di star bene con se sessi, di trovare la pace interiore, e di darsi &#8211; se possibile &#8211; reciprocamente una mano, per raggiungere questo obiettivo? Certo, si pu\u00f2 parlare anche del tempo o dei vestiti, delle ferie al mare o dell&#8217;ultima influenza; non \u00e8 un delitto, anche se non ci avvicina di un millimetro all&#8217;essenza della dimensione personale. Ma solo queste due parolette riescono a dire cos\u00ec tanto in cos\u00ec poco, solo queste due parolette sanno andare dritte dritte all&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 capitato, ad esempio, di incrociare per la strada una persona che non vedevamo da mesi o anni e che, sena fermarsi, ci ha buttato l\u00ec la domanda e anche la risposta: \u00abTutto bene, vero?\u00bb, e proseguire per la sua strada senza neppure accennare a fermarsi. Sarebbe divertente, in questi casi, levarsi la soddisfazione di rispondere, altrettanto al volo: \u00abNo!\u00bb; <em>no,<\/em> e basta: e costringere tacitamente quella persona a fermarsi, solo per il piacere di mettere di traverso alle ruote ben oliate della sua fretta e del suo perbenismo un grosso ramo, di quelli che se non ti fermi a spostarli non ce la fai a proseguire. Perch\u00e9 se la buona educazione <em>formale<\/em> avrebbe voluto che tu rispondessi <em>s\u00ec<\/em>, il fatto sostanziale di vedere nell&#8217;altro un fine e non un mezzo o un manichino avrebbe voluto che quello non rispondesse di s\u00ec al posto tuo. Si \u00e8 comportato come se avesse voluto dire: \u00abDimmi che va tutto bene, perch\u00e9 chiedendoti come va ho solo espletato un obbligo esteriore di tipo sociale e non ho tempo n\u00e9 voglia di fermarmi. E se le cose ti vanno male, tanto peggio per te; ma non venirmelo a dire: ci\u00f2 mi costringerebbe a fermarmi e ad ascoltarti, cosa che non ho voglia di fare e che non m&#8217;interessa minimamente\u00bb.<\/p>\n<p>Eh, questa benedetta ipocrisia borghese. Quel tipo avrebbe potuto passar via senza salutarci, oppure salutarci e basta. Ma no: si sentiva obbligato a chiederci, dopo cos\u00ec tanto tempo, come stavamo; ma non aveva nessuna intenzione di perdere un solo secondo del suo prezioso tempo per informarsene <em>veramente<\/em>. \u00abE poi, sono forse suo fratello che devo interessarmi di come sta o di come non sta? Via, non sarebbe nemmeno un comportamento da persone discrete; e indiscreto sarebbe anche sentirsi rispondere dall&#8217;altro che non gli va poi tanto bene. Dunque, per evitare che gliene venga la tentazione, risponder\u00f2 io per lui: dir\u00f2 <em>bene<\/em> al posto suo. Semplice, no?\u00bb. Francamente, fra l&#8217;indifferenza totale e il falso interessamento, \u00e8 difficile dire cosa pi\u00f9 sgradevole; forse il secondo, perch\u00e9 conserva lo strato untuoso dell&#8217;ipocrisia e non possiede neppure la maschia brutalit\u00e0 della franchezza.<\/p>\n<p>Come abbiamo sostenuto in un precedente articolo (<em>Prendersi cura degli essenti \u00e8 la via maestra che conduce all&#8217;Essere<\/em>), la forma spirituale del prendersi cura&quot; fa del bene non solo a chi ne \u00e8 il beneficiario, ma anche a colui che la esercita, perch\u00e9 lo avvicina alla dimensione autentica della realt\u00e0 e, in ultima analisi, al suo vero io. Cos\u00ec pure, se altrove abbiamo sostenuto che proprio la donna, oggi, \u00e8 particolarmente minacciata dal pericolo di una crescente inautenticit\u00e0 (nei due articoli <em>\u00c8 la donna, oggi, l&#8217;anello debole della catena<\/em> e <em>Il demone nascosto dell&#8217;infelicit\u00e0 femminile<\/em>), dobbiamo onestamente riconoscere che ci\u00f2 \u00e8 dovuto alle circostanze storiche molto particolari che hanno modellato la societ\u00e0 odierna e non toglie il fatto che, tradizionalmente, la donna sappia mostrarsi capace di sollecitudine quanto e pi\u00f9 dell&#8217;uomo. Anzi la sollecitudine \u00e8 proprio una caratteristica della sua natura, che le deriva dal mistero ineffabile &#8211; di cui \u00e8 depositaria &#8211; della maternit\u00e0. Ben lo sapeva un conoscitore della natura umana quale Dante Alighieri, allorch\u00e9 faceva pronunziare a Pia dei Tolomei queste dolcissime e memorabili parole, rivolte al sommo poeta (<em>Purgatorio,<\/em> V, 130-133):<\/p>\n<p><em>Deh, quando tu sarai tornato al mondo<\/em><\/p>\n<p><em>E riposato della lunga via (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ricorditi di me che son la Pia&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Quanta sollecitudine, quanta affettuosa partecipazione in quelle brevi parole. <em>Dopo che tu ti sarai riposato da questo viaggio faticosissimo<\/em>: &quot;dopo&quot; evidenzia il fatto che il mio io viene dopo il tuo tu; prima il tuo bene, poi il mio; prima le tue necessit\u00e0, poi le mie. Meraviglioso: detto cos\u00ec bene, e con cos\u00ec poche parole. E poi quel congiuntivo desiderativo: \u00abricorditi\u00bb; ossia: che tu ti possa ricordare; e quanta femminile dolcezza, quanta bont\u00e0 e modestia e pudore in quel \u00abdeh\u00bb che apre il suo breve ma intensissimo discorso. \u00abDeh\u00bb: ossia: ti prego; di grazia; per favore. Secondo Giacomo Devoto (<em>Avviamento alla etimologia italiana. Dizionario etimologico,<\/em> Firenze, Le Monnier, 1989) la parola <em>deh<\/em> potrebbe derivare dal latino <em>dee<\/em>, caso vocativo di <em>deus,<\/em> dio. Qui indica esortazione, desiderio, preghiera e sottolinea la gentilezza d&#8217;animo e la squisita sensibilit\u00e0 di Pia dei Tolomei.<\/p>\n<p>Quando noi domandiamo a qualcuno se stia bene, quando ci interessiamo di come egli stia veramente e lo facciamo non in maniera formale, per semplice galateo o per un automatismo sociale, ma per autentica sollecitudine e per una forma di compartecipazione, dietro le apparenze di un gesto o di una frase apparentemente comune e quasi banale, in realt\u00e0 abbiamo creato le premesse per un rapporto autentico fra l&#8217;io e il tu, che nasce dalla simpatia e dalla capacit\u00e0 di ascolto. Abbiamo compiuto una operazione che dovrebbe essere abituale e spontanea, ma che &#8211; immersi come siamo nella societ\u00e0 dell&#8217;ego ipertrofico e della chiacchiera insulsa, sta diventando quasi eccezionale: quella di <em>porre l&#8217;altro.<\/em> Io pongo l&#8217;altro ogni qualvolta sono capace di fare un passo indietro con mio ego e di valorizzare il tu, di metterlo al centro e di incoraggiarlo a realizzare ci\u00f2 che \u00e8 meglio per lui. Decisamente in controtendenza rispetto ai modelli negativi veicolati di continuo dai media, dove l&#8217;importante \u00e8 far fuori gli altri per giungere soli alla meta (vedi <em>Grande Fratello, Isola dei famosi<\/em>, <em>La fattoria<\/em> e via dicendo), porre l&#8217;altro significa vedere in lui un fine, un valore in se stesso, non un rivale da eliminare o un utile strumento per i miei disegni, fosse anche soltanto un pubblico per pormi come valore autoreferenziale.<\/p>\n<p><em>Noi non posiamo porre noi stessi; possiamo porre solo l&#8217;altro, e l&#8217;altro pu\u00f2 porre noi<\/em>. Questo insegna la saggezza della vita, ed \u00e8 pi\u00f9 o meno quel che diceva Ges\u00f9 Cristo quando affermava che l&#8217;unico modo di essere grandi \u00e8 quello di farsi piccoli. E raccontava anche una parabola (Luca, XIV, 8, 11) che rendeva il concetto in maniera semplice ed estremamente chiara ed efficace, adatta alla mentalit\u00e0 concreta e alla vivida immaginazione dei suoi interlocutori:<\/p>\n<p><em>&quot;Quando sei invitato a nozze, non occupare i primi posti, perch\u00e9 potrebbe esserci un invitato pi\u00f9 importante di te: in questo caso lo sposo sar\u00e0 costretto a venire da te e dirti: \u00abCedigli il posto\u00bb. Allora tu, pieno di vergogna, dovrai prendere l&#8217;ultimo posto. Invece, quando sei invitato a nozze, va&#8217; a sederti all&#8217;ultimo posto. Quando arriver\u00e0 lo sposo, ti dir\u00e0: \u00abVieni, amico! Prendi un posto migliore\u00bb. E questo sar\u00e0 per te motivo di onore di fronte a tutti gli invitati. Ricordate: chi si esalta sar\u00e0 abbassato, chi invece si abbassa sar\u00e0 innalzato.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Chiedere a qualcuno come stia, significa anche riportare i rapporti umani alla bellezza della essenzialit\u00e0, alla bellezza dell&#8217;<em>essere<\/em> di contro alla superficialit\u00e0 e alla banalit\u00e0 dell&#8217;<em>avere<\/em>. Significa fargli capire che non ci interessano i suoi vestiti o i suoi passatempi, che non ci interessano le cose accessorie e frivole della sua vita, ma ci sta a cuore il nucleo pi\u00f9 importante e prezioso della sua anima: la sua pace, il suo equilibrio, la sua serenit\u00e0. Significa saltare i fronzoli inutili e andar dritti alla radice delle cose; pertanto significa rendere omaggio alla seriet\u00e0 e alla sacralit\u00e0 della parola, di contro alla tendenza ad usarla in modo sempre pi\u00f9 inflazionistico, moltiplicandola senza scopo &#8211; o, forse, al solo scopo (magari inconscio) di aggirare scrupolosamente ci\u00f2 che conta, di sorvolare sull&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;essenziale spaventa. Molti di noi sono spaventati dall&#8217;idea di guardarsi dentro; forse non piacerebbe loro quel che potrebbero vedervi. Di conseguenza, non sono affatto abituati a pensare che sia una bella cosa interessarsi a ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per l&#8217;altro. Se poi, per caso, un tale pensiero li sfiorasse, potrebbero sempre ricacciarlo indietro con la scusa della discrezione. La discrezione! Davvero magra come scusa, visto che mai merce pi\u00f9 rara fu veduta da quando l&#8217;avvento della cosiddetta societ\u00e0 di massa ha violentato ogni forma di intimit\u00e0, di riservatezza, di pudore. \u00c8 di ieri la notizia che la giuria dell&#8217;ultima edizione di <em>Miss Italia,<\/em> per poter emettere un giudizio coscienzioso, ha preteso di valutare l&#8217;avvenenza delle concorrenti facendole allineare di schiena (ma forse non era la schiena la parte anatomica cui era maggiormente interessata). Richiesta, bisogna dire, che \u00e8 stata sollecitamente esaudita &#8211; anche se non nelle riprese televisive, per un residuo di decenza o piuttosto per un rigurgito di ipocrisia. E questa sarebbe la societ\u00e0 che si preoccupa della discrezione? Ed \u00e8 quindi per discrezione che non domandiamo all&#8217;altro un po&#8217; pi\u00f9 spesso: \u00abStai bene?\u00bb. Ah, encomiabile forma di delicatezza, davanti alla quale non possiamo fare altro che inchinarci ammirati.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la scarsa attenzione per il benessere dell&#8217;altro non \u00e8 che un riflesso della nostra smania di emergere, di essere al centro dell&#8217;attenzione, di rubare la scena all&#8217;altro. Come sosteneva il saggio medico-guaritore Francesco Racanelli (vedi il nostro articolo <em>La comprensione spirituale, sorgente perenne di salute psico-fisica. Note in margine ai pensieri di F. Racanelli<\/em>), noi non possiamo aspettarci, e tanto meno pretendere, dagli altri quelle operazioni spirituali che non siamo in gradi di realizzare in noi stessi. Dunque siamo egoici e distratti con gli altri perch\u00e9 non siamo in grado di uscire dal bozzolo del nostro narcisismo e della nostra autoreferenzialit\u00e0; e diamo continuamente il cattivo esempio agli altri, incominciando dai nostri figli e, in genere, dai bambini, sicch\u00e9 il circolo vizioso dell&#8217;egoismo e dell&#8217;indifferenza per l&#8217;altro e per il suo benessere si alimenta senza tregua. E ci comportiamo cos\u00ec perch\u00e9 abbiamo poca autostima, e cerchiamo di imporre all&#8217;altro che ci tributi quell&#8217;attenzione che noi, da parte nostra, ci guardiamo bene dal riconoscergli. Vorremmo essere posti, ma non porre: cosa palesemente impossibile. \u00c8 come dire che vorremmo essere amati, ma non dare a nessuno il nostro amore.<\/p>\n<p>Eppure un modo ci sarebbe per uscire da questo vicolo cieco, per riconquistare un po&#8217; di autostima e per smetterla con le nostri infantili, moleste smanie di riconoscimento da parte degli altri. Dovremmo incominciare a fare qualche passo indietro, a sederci (come insegnava Ges\u00f9 Cristo) negli ultimi posti, e a chiedere al prossimo, almeno qualche volta, ma con sincera partecipazione e autentica benevolenza: \u00abStai bene?\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stamattina siamo passati a trovare un&#8217;amica che non vedevamo da un po&#8217; di tempo, essendo stata trasferita per ragioni di lavoro. 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