{"id":24126,"date":"2015-07-28T04:01:00","date_gmt":"2015-07-28T04:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/come-sono-belle-quelle-rughe-sul-volto-vissuto-duna-vera-donna\/"},"modified":"2015-07-28T04:01:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:01:00","slug":"come-sono-belle-quelle-rughe-sul-volto-vissuto-duna-vera-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/come-sono-belle-quelle-rughe-sul-volto-vissuto-duna-vera-donna\/","title":{"rendered":"Come sono belle quelle rughe sul volto vissuto d\u2019una vera donna"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna ha dichiarato guerra a tante cose: alla morte, alla vecchiaia, alle malattie, alle rughe.<\/p>\n<p>Una crociata vitalista, igienista, giovanilista, ha spazzato, come un vento sull&#8217;erba nuova, questi simboli antichi della condizione pre-moderna, cos\u00ec palesemente anacronistici e oscurantisti, cos\u00ec politicamente scorretti.<\/p>\n<p>I morenti?<\/p>\n<p>Che se ne vadano a tirare le cuoia da qualche altra parte, ma qui no, per carit\u00e0; non sotto i nostri tetti e davanti ai nostri sguardi inorriditi; non nelle lenzuola casalinghe, fresche di bucato; in quelle dell&#8217;ospedale, piuttosto: l\u00ec, possono anche farsela addosso, se capita; dopotutto, paghiamo le tasse anche per questo.<\/p>\n<p>I vecchi?<\/p>\n<p>Possiamo tollerarli finch\u00e9 sono autonomi e ancora relativamente efficienti, anche se costituiscono comunque un bel peso; non parliamo di quanto costano allo Stato, cio\u00e8 a noi tutti, le loro pensioni, e hanno pure il cattivo gusto di vivere sempre pi\u00f9 a lungo; senza contare che non producono pi\u00f9 nulla, sono dei pesi morti, delle bocche inutili da sfamare: si fanno giusto perdonare perch\u00e9 tengono in casa i nipotini e fanno risparmiare ai loro figli la retta dell&#8217;asilo nido.<\/p>\n<p>Ma se non sanno pi\u00f9 badare a se stessi, se vanno via con la testa e bisogna accudirli come bambini, allora non ci siamo proprio: che aspettano a togliersi di torno, a levare gentilmente il disturbo, s&#8217;intende senza dimenticarsi di lasciare agli eredi l&#8217;automobile, la casa, e magari anche un bel gruzzoletto, messo da parte a forza di risparmi sulla pensione?<\/p>\n<p>Restano le rughe: le rughe, questo obbrobrio estetico, questo schiaffo in pieno viso al nostro culto dell&#8217;eterna giovinezza, questo sfregio alla nostra smania di apparire sempre come tanti quindicenni, anche a sessant&#8217;anni, anche a settanta. I cappelli, bianchi o grigi che siano, almeno si possono tingere: \u00e8 cos\u00ec semplice, dopotutto; ma le rughe!&#8230;<\/p>\n<p>Certo che Dio doveva avere proprio la luna storta, quando ha inventato le rughe: ma come si fa, dico io, ad inventare le rughe, quando lo sanno tutti, anche i bambini, che le rughe sono un inestetismo e buttano su l&#8217;et\u00e0, magari ne hai solo quaranta, ma sembra che tu ne abbia ottanta! Sono un autentico disastro; come si potrebbe sopportarlo?<\/p>\n<p>E invece, diciamo forte e chiaro che le cose non stanno cos\u00ec.<\/p>\n<p>Una vita che non sappia confrontarsi con le rughe, con la vecchiaia e con la morte, \u00e8 una vita indegna di essere vissuta: una vita da bamboccio viziato, che non vuole prendersi il disturbo di crescere e che ha scambiato il mondo per un eterno luna park.<\/p>\n<p>Sono belle, invece, le rughe, sul viso di una persona d&#8217;una certa et\u00e0, che abbia vissuto intensamente la propria vita; e pure sul viso di una donna.<\/p>\n<p>Le donne dovrebbero smetterla di preoccuparsi cos\u00ec tanto all&#8217;apparire del primo capello bianco, della prima ruga sulla fronte o ai lati delle labbra: possibile che non capiscano che, se portati con dignit\u00e0, senza ostentazione, ma anche senza vergogna, i capelli bianchi e le rughe sono come le cicatrici onorevoli di una vita ben vissuta, con lealt\u00e0 verso se stessi?<\/p>\n<p>Possibile non capiscano che le tinture, la cosiddetta chirurgia estetica e ogni altra strategia artificiale mirante ad allontanare i segni dell&#8217;et\u00e0, non sono altro che tentativi di scongiurare l&#8217;inevitabile, rendendolo inutilmente penoso; e che meglio sarebbe accettarlo con animo sereno e con lieto volto, senza permettergli di turbare il loro equilibrio, n\u00e9 la loro stima di se stesse, n\u00e9 la loro vita sociale, affettiva, sentimentale?<\/p>\n<p>Ma le rughe, si sa, hanno la pessima abitudine di non fermarsi mai: avanzano, si infittiscono, disegnano tutta una trama&#8230; E va bene, ma con ci\u00f2? Vi \u00e8 forse qualcosa di vergognoso, qualcosa di umiliante, in esse?<\/p>\n<p>Eppure &#8211; dicono le donne, che non ci stanno a passare per quelle che pensano sempre e solo al loro aspetto puramente esteriore &#8211; sono proprio gli uomini che non capiscono, che non accettano; sono loro che disprezzano i segni della vecchiaia, che si ritraggono istintivamente da un volto con le rughe, da una chioma imbiancata dall&#8217;et\u00e0.<\/p>\n<p>Davvero?<\/p>\n<p>Non sarebbe pi\u00f9 esatto dire che certi uomini &#8211; i peggiori, i pi\u00f9 banali, i pi\u00f9 superficiali, e anche, lasciatevelo dire, i meno virili &#8211; si comportano, s\u00ec, in tal modo; ma che gli uomini veri, quelli che amano comunque le donne, sia quando sorride ad esse la luce della giovinezza, sia quando si avviano al tramonto della loro esistenza terrena, portando i segni del tempo che passa, non si scompongono per cos\u00ec poco, anzi, trovano in quei segni dell&#8217;et\u00e0 un ulteriore elemento di fascino, di tenerezza, di mistero?<\/p>\n<p>Ad ogni modo, \u00e8 precisamente qui che si vede quanto vale una persona, cio\u00e8 quanta stima abbia di se stessa, quanta coerenza, allorch\u00e9 chiede di essere giudicata per quel che \u00e8, e non secondo le apparenze esteriori: a una donna matura e rispettosa di s\u00e9, poco importa dell&#8217;ammirazione degli uomini superficiali, immaturi, banali, che ammirano non lei, ma la sua giovinezza e desiderano non lei, ma il suo corpo ancora fresco. Chi insegue l&#8217;approvazione e punta a suscitare il desiderio di quanti valgono poco, si giudica da se stesso: mostra di valere poco a sua volta.<\/p>\n<p>Di fatto, una donna anziana, che sappia portare con naturalezza le proprie rughe, pu\u00f2 essere infinitamente pi\u00f9 seducente di una liceale tutta griffata, boriosa nella sua inconsapevolezza, fastidiosamente noiosa nel suo pesante, compulsivo narcisismo.<\/p>\n<p>Ci viene in mente un episodio che vale la pena di essere raccontato &#8212; un episodio modesto, ma che ben chiarisce quel che stiamo cercando di dire.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 stato testimone un insigne studioso tedesco, lo storico Ferdinand Gregorovius (Neidenburg, 19 gennaio 1821-Monaco di Baviera, 1\u00b0 maggio 1891), grecista e medievista, il quale aveva fatto dell&#8217;Italia la sua patria d&#8217;elezione, venendo a trascorrervi gran parte della sua vita. Oltre che storico, era un vivo osservatore della realt\u00e0 e un eccellente prosatore, che volle far conoscere al mondo intero il tesoro d&#8217;innumerevoli bellezze, artistiche e naturali, del nostro Paese. Ebbene quest&#8217;uomo, questo severo tedesco del Nord &#8212; era nato in un castello della Prussia Orientale appartenuto ai Cavalieri Teutonici -, armato di una profonda erudizione e, nello stesso tempo, romanticamente innamorato di tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello, armonioso, suggestivo, rimase un giorno vivamente colpito, nel corso dei suoi vagabondaggi per la Penisola, dalla struggente bellezza di una donna, non pi\u00f9 giovane, ma decisamente anziana, tratteggiando un breve ritratto di quell&#8217;incontro casuale con parole di ammirazione che avrebbero potuto far arrossire di compiacimento qualunque ragazza nel fiore degli anni.<\/p>\n<p>Crediamo che valga la pena di riportare quella mezza paginetta, perch\u00e9, nello spazio di poche righe appena, Gregorovius ha saputo innalzare una vera elegia alla bellezza &#8212; s\u00ec, alla bellezza, e non solo in senso spirituale &#8211; della donna che ha visto sorgere un&#8217;ottantina di primavere (da: F. Gregorovius, \u00abPasseggiate per l&#8217;Italia; titolo originale: \u00abWanderjahre in Italien\u00bb, 1956-77, 5 voll.; Roma, Avanzini e Torraca Editori, 1968, vol. 4, \u00abCampania e Sicilia\u00bb, p. 61-2):<\/p>\n<p>\u00abEro uscito dalla citt\u00e0 [di Nola, presso Napoli] per andare al bel convento francescano di Sant&#8217;Angelo, con logge ariose, sito in mezzo ad un frutteto. Sulla strada provinciale raggiunsi una famiglia che ritornava dalla festa.<\/p>\n<p>Vi era una matrona coi nipoti; la matrona doveva essere sugli ottant&#8217;anni ed era di una classica bellezza, la sua statura alta aveva le proporzioni di una figura da tragedia; era vestita di un abito lungo, a pieghe, di seta cremisi, con un largo orlo di broccato d&#8217;oro, a vita alta, alla moda greca; sull&#8217;abito portava una giacca ricamata pure rossa e attorno ai capelli grigi aveva un nastro all&#8217;antica moda pompeiana. La figura imponente aveva lo stesso incedere della moglie di un antico sovrano; s\u00ec, la matrona somigliava ad una regina madre, e in verit\u00e0 avrebbe potuto figurare benissimo da Atossa, moglie del degno Dario e madre di Serse nei &quot;Persiani&quot; di Eschilo. Mi ero unito a loro e bench\u00e9 una delle nipoti della vegliarda fosse molto bella, vicino alla nonna dimenticai la fiorente giovinezza.<\/p>\n<p>Non mi riusciva di distogliere gli occhi dalla sua figura imponente. Le nipoti non erano vestite tanto riccamente, indossavano gonne con bluse dalle maniche a sbuffi e in testa avevano il fazzoletto in uso in queste contrade. Lo si chiama Mucador; non \u00e8 avvolto attorno al capo, ma intrecciato leggermente sulla nuca, in modo da lasciar visibili le trecce dei capelli intorno alle tempia. Questo modo di portare il fazzoletto sul capo lo si osserva gi\u00e0 nelle donne degli affreschi di Pompei. Purtroppo non capii quasi nulla del dialetto parlato da questi contadini. Mi invitarono nella loro casa lontana solo poche miglia da Nola, come mi dissero. Avrei gettato volentieri uno sguardo nella vita di questa famiglia, ma rifiutai, perch\u00e9 il giorno volgeva alla fine e perch\u00e9 ero attratto da Sant&#8217;Angelo e dal panorama della pianura di Nola.\u00bb<\/p>\n<p>O forse la ragione del rifiuto era un&#8217;altra, e cio\u00e8 che il viaggiatore tedesco, imbevuto di poesia e scultura classica, nonch\u00e9 propenso a sognare e a idealizzare la realt\u00e0, istintivamente non voleva vedere dove e come vivesse quella magnifica matrona, che, in fondo, era pur sempre una contadina, per serbarne in cuore un ricordo intatto e misterioso?<\/p>\n<p>Sia come sia &#8212; e non \u00e8 da escludere che le cose siano andate proprio nel senso che qui abbiamo ipotizzato &#8211;, resta il fatto che lo storico-poeta tedesco, autore delle monumentali \u00abStoria di Roma nel Medioevo\u00bb e \u00abStoria di Atene nel Medioevo\u00bb, il quale fin da giovane aveva ardentemente desiderato di recarsi al Sud, nei luoghi che furono la culla della civilt\u00e0 classica, e che una volta, in sogno (lo racconta nelle pagine del suo diario), aveva visto se stesso nell&#8217;atto emblematico di prendere al laccio il Mare Mediterraneo &#8212; resta incantato dal bel viso e dallo splendido portamento di una donna, che ormai \u00e8 nonna, e che ha decisamente oltrepassato la soglia della vecchiaia: e che proprio lui, il cultore delle cose belle, quasi l&#8217;esteta raffinato, non si vergogna affatto di dichiarare come quella nonna lo abbia turbato e impressionato cento volte pi\u00f9 delle sue pur belle nipoti, che erano nel pieno rigoglio della giovinezza.<\/p>\n<p>Stranezze, eccezioni pi\u00f9 uniche che rare?<\/p>\n<p>Certo, possiamo ben dirlo: non a tutte le donne di ottant&#8217;anni pu\u00f2 succedere di strappare un simile tributo di ammirazione incondizionata da parte di un uomo che sia colto, intelligente, sensibile, e soprattutto, dotato di buon gusto, come lo era &#8212; senza alcun dubbio &#8211; il Nostro.<\/p>\n<p>Ma questo, che cosa mai significa? Sarebbe come dire che non a tutti \u00e8 concesso di raggiungere livelli di eccellenza, nel campo della maestria professionale, o in quello della prestanza atletica, o, ancora, in quello della potenza e originalit\u00e0 artistica. \u00c8 logico e ovvio che sia cos\u00ec: l&#8217;eccellenza, in qualunque ambito si incontri, \u00e8 sempre il frutto non di sole abilit\u00e0 e conoscenze, non di pura strategia, ma anche di una dote naturale, indefinibile, che alcuni individui misteriosamente possiedono, ed altri no, per quanti sforzi facciano.<\/p>\n<p>In pochi altri ambiti, comunque, come quello della bellezza, sono le virt\u00f9 intime della persona, di natura spirituale, a tralucere nell&#8217;aspetto fisico, conferendogli leggiadria e venust\u00e0; e non il contrario. Una bella persona, che sia tale in senso spirituale, lo \u00e8 quasi sempre pure in senso fisico, anche se, magari, non possiede i singoli requisiti che si associano alla bellezza; ma quel che conta, quello che colpisce chi la vede, \u00e8 l&#8217;effetto d&#8217;insieme, nel quale l&#8217;anima trasfigura il corpo, mentre il corpo non potr\u00e0 mai surrogare o nascondere una grave carenza d&#8217;ordine spirituale.<\/p>\n<p>Le rughe dovute all&#8217;et\u00e0, lo ripetiamo, se portate con naturalezza, e persino con una certa quale fierezza, non tolgono, ma aggiungono fascino all&#8217;uomo, cos\u00ec come alla donna. Nel caso della donna, poi, esse smentiscono uno dei pi\u00f9 sciocchi luoghi comuni: che una donna, per essere affascinante, debba essere sempre giovane. Come potrebbe una donna perdere il fascino, se ne aveva, per il trascorrere del tempo? Semmai, pu\u00f2 accadere il contrario: che esso, col tempo, cresca&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna ha dichiarato guerra a tante cose: alla morte, alla vecchiaia, alle malattie, alle rughe. 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