{"id":24123,"date":"2022-08-27T12:10:00","date_gmt":"2022-08-27T12:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/27\/come-si-riconosce-la-buona-filosofia-dalla-cattiva\/"},"modified":"2022-08-27T12:10:00","modified_gmt":"2022-08-27T12:10:00","slug":"come-si-riconosce-la-buona-filosofia-dalla-cattiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/27\/come-si-riconosce-la-buona-filosofia-dalla-cattiva\/","title":{"rendered":"Come si riconosce la buona filosofia dalla cattiva"},"content":{"rendered":"<p>Si usa dire che la filosofia consiste nell&#8217;amore e nella ricerca del vero; e ci\u00f2 \u00e8 comunemente accettato. Ma se volessimo precisare ulteriormente questa definizione, non dovremmo forse dire che ogni filosofia &#8212; perch\u00e9, di fatto, ci sono diverse filosofie, espressione di differenti tentativi di giungere al vero; anche se una sola \u00e8 quella che conduce effettivamente alla meta, essendo una e indivisibile la verit\u00e0 &#8212; si caratterizza per l&#8217;oggetto che sta al centro della sua ricerca? Infatti, in pratica, il &quot;vero&quot; \u00e8 un concetto estremamente ampio e sempre ulteriormente estensibile: e come il concetto di scienza comprende numerose scienze particolari, cos\u00ec anche la filosofia di fatto si suddivide in numerosi ambiti &#8212; come la logica, la metafisica, l&#8217;etica e il diritto naturale &#8212; e pertanto ogni filosofia s&#8217;indirizza particolarmente verso un determinato ambito (rarissimi sono i geni universali, come Aristotele e san Tommaso d&#8217;Aquino, capaci di spaziare con uguale autorevolezza in ciascuno di essi). E non solo le varie filosofie si caratterizzano a seconda dell&#8217;ambito particolare verso cui concentrano il loro sforzo speculativo; ma anche per la particolare prospettiva, per i mezzi dei quali si servono, per le categorie secondo le quali procedono, insomma per l&#8217;indirizzo e l&#8217;orientamento complessivi che esse adottano, per il fine cui tendono (e che teoricamente \u00e8 sempre uguale a se stesso, ma di fatto varia secondo le diverse scuole, perch\u00e9 il fine \u00e8 determinato dalle premesse).<\/p>\n<p>Ora, le filosofie pi\u00f9 vive, pi\u00f9 vitali e pi\u00f9 veritiere sono quelle che, da un lato, corrispondono alle grandi domande metafisiche dell&#8217;uomo di ogni tempo, dell&#8217;uomo di sempre; mentre dall&#8217;altro lato esprimono il sentire comune <em>e naturale<\/em> (non indotto artificialmente, quindi) di una determinata societ\u00e0 in un determinato momento della sua storia, e in tal modo sono in grado di fornire utili strumenti di conoscenza e di comprensione della realt\u00e0 alle perone comuni che vivono, soffrono, sperano e lottano in quella particolare congiuntura, ponendosi come fattore di chiarificazione e come strumento per orientarsi nelle difficolt\u00e0 e nelle incertezze dell&#8217;esperienza concreta, che per sua natura \u00e8 molteplice e non sempre di facile interpretazione. In altre parole, o i filosofi sono collegati alla vita, e sono strettamene in sintonia con la vita vera, con i bisogni veri, con le necessit\u00e0 e le aspettative autentiche degli uomini, sia considerati individualmente che come corpo sociale, oppure sono degli oziosi e discutibili speculatori sul nulla, dei veri e propri parassiti sociali, non di rado con l&#8217;aggravante della supponenza di cui fanno continua ostentazione e della loro radicata, immorale irresponsabilit\u00e0, nel senso che tendono a non volersi assumere le conseguenze derivanti da ci\u00f2 che sostengono.<\/p>\n<p>Questo aspetto, la necessit\u00e0 che i filosofi indaghino ci\u00f2 che costituisce il cuore della ricerca e che sta al centro del bisogno sociale pi\u00f9 sentito, \u00e8 stato bene espresso, relativamente alla Scolastica medievale, da Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero (in <em>Filosofi e filosofie nella storia<\/em>, Torino, Paravia, 1986, vol. 1, <em>Pensiero antico e medioevale<\/em>, pp. 313-314):<\/p>\n<p><em>La connessione della Scolastica con la funzione dell&#8217;insegnamento non \u00e8 un fatto semplicemente accidentale ed estrinseco, ma fa parte della natura stessa della Scolastica. Ogni filosofia \u00e8 determinata nella sua natura dal problema costituisce il centro della sua ricerca; ed il problema della Scolastica era quello di portare l&#8217;uomo alla comprensione della verit\u00e0 rivelata. Ora questo era un problema di SCUOLA cio\u00e8 di educazione: il problema della formazione dei CHIERICI. La coincidenza tipica e totale del problema speculativo e del problema educativo giustifica pienamente il nome della filosofia medievale e ne spiega i tratti fondamentali. In primo luogo, la Scolastica non \u00e8, come la filosofia greca, una ricerca AUTONOMA che affermi la propria indipendenza critica di fronte ad ogni tradizione. La tradizione religiosa \u00e8, per essa, il fondamento e la NORMA della ricerca. La verit\u00e0 \u00e8 stata rivelata all&#8217;uomo attraverso le Sacre Scritture, attraverso le definizioni dogmatiche che la comunit\u00e0 cristiana ha posto a fondamento della sua vita storica, attraverso i padri e i dottori ispirati o illuminati da Dio. Per l&#8217;uomo, si tratta solo di accedere a questa verit\u00e0, di comprenderla, per quanto \u00e8 possibile, attraverso i potei naturali e con l&#8217;aiuto della grazia divina, e di farla propria per assumerla a fondamento della propria vita religiosa. Ma anche in questo compito, che \u00e8 quello proprio della ricerca filosofica, l&#8217;uomo non pu\u00f2 e non deve esser affidato alle sole sue forze; anche in esso, lo aiuta e deve aiutarlo la tradizione religiosa, fornendogli, attraverso gli organi della Chiesa, una guida illuminatrice e una garanzia contro l&#8217;errore. Si tratta quindi di un&#8217;opera COMUNE pi\u00f9 che INDIVIDUALE: di un&#8217;opera nella quale l&#8217;individuo singolo non pu\u00f2 e non deve affidarsi soltanto alle sue forze, ma pu\u00f2 e deve ricorrere all&#8217;aiuto degli altri, e specialmente di quelli che la Chiesa stessa riconosce particolarmente ispirati e sorretti dalla grazia divina. Di qui l&#8217;uso costante delle AUCTORITATES nella speculazione. AUCTORITAS \u00e8 la decisione di un concilio, un detto biblico, una SENTENTIA di un Padre della Chiesa. Il ricorso all&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 la manifestazione tipica del carattere comune e superindividuale della ricerca scolastica, nella quale il singolo vuole continuamente sentirsi appoggiato e sorretto dalla autorit\u00e0 e dalla tradizione ecclesiastica.<\/em><\/p>\n<p><em>Di qui deriva l&#8217;altro carattere fondamentale della ricerca scolastica. Essa non si propone di formulare EX NOVO dottrine e concetti. Il suo scopo \u00e8 quello di intendere la verit\u00e0 GI\u00c0 DATA nella rivelazione, non quello di TROVARE la verit\u00e0. Perci\u00f2, come assume dalla tradizione religiosa la NORMA della ricerca, cos\u00ec assume dalla tradizione filosofica gli STRUMENTI e il MATERIALE della ricerca stessa: prima la dottrina platonico-agostiniana, poi quella aristotelica le forniscono gli strumenti e il materiale della speculazione. La filosofia, come tale, \u00e8 dunque per essa soltanto un mezzo: ANCILLA THEOLOGIAE. Naturalmente, le dottrine e i concetti che vengono adoperati per questo scopo subiscono una trasformazione pi\u00f9 o meno radicale del loro significato originario. Ma la Scolastica non si propone intenzionalmente questa trasformazione e il pi\u00f9 delle volte non ne ha neppure coscienza. Il senso della STORICIT\u00c0 le \u00e8 estraneo. Dottrine e concetti vengono tolti di peso dai complessi storici di cui fanno parte e considerati indipendenti dai problemi cui rispondono e dalla personalit\u00e0 autentica del filosofo che li ha elaborarti. Il Medioevo mette tutto sullo stesso piano e fa dei filosofi pi\u00f9 lontani dalla sua mentalit\u00e0 altrettanti CONTEMPORANEI, cui \u00e8 lecito togliere i frutti pi\u00f9 caratteristici per adattarli alle proprie esigenze.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, la coesione, la solidit\u00e0 e la lunga durata della cultura medievale poggiavano sopra un preciso progetto educativo &#8212; nozione oggi pressoch\u00e9 obliata &#8212; al centro del quale c&#8217;era la domanda filosofica: <em>verso che cosa bisogna indirizzare la vita umana?<\/em>, la cui risposta era: <em>verso una sempre miglior comprensione della Verit\u00e0 rivelata<\/em>. L&#8217;orientamento educativo nel suo complesso, e il sistema scolastico in particolare, miravano a quel fine: tutto ci\u00f2 che veniva insegnato, illustrato, esemplificato, in ogni ambito possibile, dalle arti figurative (si pensi alle sculture o ai cicli di affreschi nelle cattedrali), alla musica sacra (specialmente il canto gregoriano), alla predicazione dei sacerdoti, alle lezioni dei professori di filosofia e teologia, e ci\u00f2 che veniva recitato dalla collettivit\u00e0(le sacre rappresentazioni, i presepi viventi, le solenni processioni) aveva di mira tale fine; soprattutto, nulla veniva tollerato che andasse nella direzione contraria, che cio\u00e8 potesse recare confusione, disorientamento, scandalo alle coscienze e alle intelligenze. Esisteva una istituzione, la Chiesa, che unificava i diversi aspetti dell&#8217;educazione ed era presente in ogni ambito della societ\u00e0, per cui tutto concorreva, nella vita dell&#8217;individuo, come in quella della collettivit\u00e0, a quel fine specifico: buono era ci\u00f2 che lo assecondava, lo favoriva, lo chiarificava; cattivo era ci\u00f2 che lo allontanava, lo confondeva, lo faceva perdere di vista. Dal padre di famiglia al predicatore religioso, ordinario o straordinario; dal legislatore all&#8217;amministratore della cosa pubblica, tutte le figure socialmente rilevanti, dall&#8217;ambito familiare sino a quello pi\u00f9 generale, operavano al medesimo fine, con differenti mezzi e in situazioni diversificate, ma con la medesima intenzione e con una sola volont\u00e0. La vita non era concepita in termini individualistici o utilitaristici, ma nella prospettiva di una adeguata conoscenza e preparazione del destino eterno, affinch\u00e9 la morte non trovasse le anime impreparate.<\/p>\n<p>Noi moderni siamo portati a pensare che un simile sistema educativo sia sbagliato, perch\u00e9 soffoca la libert\u00e0 dell&#8217;individuo e in particolare la libert\u00e0 di ricerca scientifica e filosofica; ma tale giudizio negativo discende, appunto, da un&#8217;idea completamente diversa che la cultura moderna ha elaborato circa la libert\u00e0. Per la societ\u00e0 moderna, che, in omaggio al liberalismo, non ha un modello educativo da proporre ai suoi membri, ma lascia che ciascuno creda e faccia quel che gli pare, purch\u00e9 non contravvenga esplicitamente alla legge, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 assicurare il massimo dell&#8217;esercizio della libert\u00e0 a tutti e a ciascuno, anche al prezzo del malfunzionamento del corpo sociale nel suo insieme. Non avendo valori morali da difendere, n\u00e9 verit\u00e0 assolute da custodire e tramandare, la societ\u00e0 moderna non solo non apprezza, ma punta il dito contro una societ\u00e0 che mette al vertice dei suoi bisogni l&#8217;integrit\u00e0 personale e la coesione morale e che, per fare ci\u00f2, dispiega tutte le sue energie nel perseguire un modello educativo coerente e nel dissuadere o reprimere i comportamenti devianti dalla norma, visti dalla grande maggioranza delle persone come un grave minaccia per il bene collettivo.<\/p>\n<p>In fondo, tutto dipende da ci\u00f2 che una cultura giudica essere il bene: in una cultura relativista, come quella moderna, \u00e8 bene che ciascuno creda e faccia quel che preferisce; in una societ\u00e0 etica (nel senso tecnico della parola, ossia convinta di dover trasmettere ai suoi membri un modello educativo unitario e superindividuale) e religiosa, il bene non \u00e8 ci\u00f2 che piace ai singoli, ma ci\u00f2 che piace a Dio e a cui ciascuno deve tendere e uniformarsi. Chi si pone <em>ideologicamente<\/em> all&#8217;interno di una cultura finisce per aderirvi a un punto tale che non riesce nemmeno a concepire che un&#8217;altra cultura possa avere altri bisogni o altri valori; o meglio, lo ammette a livello teorico, ma con la riserva mentale di trovare proprio in quella pluralit\u00e0 di bisogni e di valori la giustificazione del proprio relativismo. In altre parole, la stragrande maggioranza degli uomini moderi non possiede pi\u00f9 gli strumenti mentali per valutare un progetto educativo e culturale come quello perseguito dalla Scolastica, e ci\u00f2 indipendentemente dai suoi contenuti specifici: semplicemente, d\u00e0 per scontato che il solo modello educativo e culturale possibile e legittimo sia il proprio, anche se di fatto inesistente. Infatti un tratto caratteristico della cultura moderna \u00e8 quello di sapere fermamente che cosa <em>non<\/em> vuole, cosa ha deciso di rifiutare in ogni caso, mentre, da parte sua, non ha ancora deciso in cosa vale la pena di credere: in altri termini, ha elaborato un&#8217;idea puramente negativa della libert\u00e0, cio\u00e8 come libert\u00e0 da qualcosa e contro tutto ci\u00f2 che la limita. Troppo poco perch\u00e9 una societ\u00e0 trovi quel minimo di nutrimento che le serve a mantenersi in vita.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, e per quanto certi aspetti, ad esempio quelli coercitivi (il rifiuto, l&#8217;emarginazione ed eventualmente la sanzione contro i pensatori eterodossi), una cosa almeno siamo obbligati ad ammirare nella Scolastica medievale, perch\u00e9 noi non l&#8217;abbiamo: la profonda seriet\u00e0, il disinteresse e il senso di responsabilit\u00e0 con cui i suoi esponenti diffondevano e difendevano un progetto educativo concepito in funzione del bene comune. Infatti l&#8217;uomo medievale, sulle orme del pensiero di Aristotele, pensava che il bene comune nasce dalla somma del bene individuale e si rispecchia dall&#8217;ordine materiale in quello spirituale. In altre parole, che non bastano una buona economia e una larga disponibilit\u00e0 di mezzi per vivere; ma che, al contrario, se una societ\u00e0 persegue il bene morale dei suoi membri, essa trova in s\u00e9 anche i mezzi per produrre soddisfacenti condizioni di vita. Un tipico errore della cultura moderna \u00e8 quello d&#8217;illudersi che dal benessere materiale della societ\u00e0 derivi automaticamente il benessere esistenziale dei suoi membri. Inoltre, gi\u00e0 da due o tre decenni, stiamo facendo l&#8217;amara esperienza di aver perso anche il benessere materiale, al quale avevamo sacrificato tutto il resto: sicch\u00e9 ci troviamo alle soglie di un impoverimento integrale della nostra esistenza, sia sotto il profilo materiale che sotto quello intellettuale, spirituale, morale e affettivo, e sia individualmente che collettivamente. Ci\u00f2 dovrebbe farci riflettere sul ruolo che la cultura, e in particolare il pensiero filosofico, avrebbe potuto e dovuto svolgere onde promuovere indirizzi esistenziali idonei a sostenere la vita, a rafforzare la fede in essa, cominciando dalla paternit\u00e0 e dalla maternit\u00e0, e incoraggiare le persone a tenersi strette ai valori, agli ideali e ai sentimenti profondi, e non gi\u00e0 alle cose materiali e all&#8217;effimero, come inseguire il mito dell&#8217;eterna giovinezza. Siamo creature mortali, destinate a morire. Ma siamo anche ordinati alla felicit\u00e0 e proiettati verso l&#8217;assoluto e l&#8217;eterno. \u00c8 utile e buona la filosofia che ce lo ricorda; sono cattive quelle che ce lo fanno scordare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si usa dire che la filosofia consiste nell&#8217;amore e nella ricerca del vero; e ci\u00f2 \u00e8 comunemente accettato. 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