{"id":24120,"date":"2019-02-14T08:28:00","date_gmt":"2019-02-14T08:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/14\/come-si-perde-la-fede-e-come-la-si-trova\/"},"modified":"2019-02-14T08:28:00","modified_gmt":"2019-02-14T08:28:00","slug":"come-si-perde-la-fede-e-come-la-si-trova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/14\/come-si-perde-la-fede-e-come-la-si-trova\/","title":{"rendered":"Come si perde la fede, e come la si trova"},"content":{"rendered":"<p>Il problema della civilt\u00e0 moderna \u00e8 la perdita della fede e il rifiuto di Cristo: tutti gli altri problemi derivano da questo. Ed \u00e8 un problema che si pone in termini particolari per l&#8217;Europa, che del cristianesimo \u00e8 stata la culla e che da esso, a sua volta, \u00e8 stata formata, educata e resa adulta. Senza il cristianesimo, l&#8217;Europa non esisterebbe; eppure, a un certo punto della sua storia, essa ha preteso di farne a meno, ha voluto sbarazzarsene, ha preteso di relegarlo fra le &quot;leggende&quot; e fra i &quot;miti&quot; di uno stadio di civilizzazione ancora immaturo e fanciullesco. Pertanto il rifiuto di Cristo, per l&#8217;Europa, si pone in termini diversi dagli altri continenti: esso \u00e8 anche un rifiuto di se medesima, delle proprie radici, della propria identit\u00e0. Infatti, storicamente, la civilt\u00e0 moderna nasce dalla volont\u00e0 di rompere con la tradizione cristiana e di produrre una civilt\u00e0 nuova, che non poteva essere semplicemente a-cristiana, ma che si sarebbe definita, inevitabilmente, come anti-cristiana. Il laicismo non \u00e8 una presa di distanza e un collocarsi in posizione di neutralit\u00e0, ma \u00e8 un creare le condizioni per sferrare l&#8217;attacco frontale contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 cristiano. Logico: se Europa e cristianesimo sono, storicamente, un tutt&#8217;uno, una Europa laica non pu\u00f2 che diventare una Europa anti-cristiana. Il cristianesimo \u00e8 stato, per pi\u00f9 di mille anni, la religione, la cultura e l&#8217;orizzonte di senso dell&#8217;Europa; nel momento in cui l&#8217;Europa ha deciso di staccarsi dalla religione, ha preso a bersaglio il cristianesimo, non l&#8217;ebraismo, o l&#8217;islamismo, o l&#8217;induismo, o il buddismo. Anzi, le altre religioni sono servite alla cultura laicista e irreligiosa per sferrare l&#8217;ultimo colpo alla tradizione cristiana: equiparando tutte le religioni di fronte alla laicit\u00e0 dello Stato, si \u00e8 posta l&#8217;intera tradizione cristiana sullo stesso piano delle minuscole minoranze religiose, con le loro rispettive tradizioni. Le altre religioni sono state usate dal laicismo della cultura moderna come una mazza per assestare il colpo di grazia alla pretesa del cristianesimo di svolgere un ruolo speciale nella vita dei popoli europei, proprio come la parit\u00e0 di <em>gender<\/em> viene usata per scardinare la famiglia formata da uomo e donna. Ora, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 una minoranza che sta crescendo velocissimamente, sotto la spinta delle migrazioni\/invasioni africane programmate, ed \u00e8 quella islamica, che, nella storia d&#8217;Europa, ha svolto finora un ruolo marginale. Staremo a vedere come la cultura laicista gestir\u00e0 il problema, perch\u00e9 senza dubbio si tratta d&#8217;un grosso problema, visto che l&#8217;islam \u00e8 una religione che non riconosce una vera distinzione fra legge religiosa e legge civile, mentre il cristianesimo \u00e8 arrivato, nel corso di secoli, a riconoscerla pienamente.<\/p>\n<p>Vale perci\u00f2 la pena di chiedersi come \u00e8 accaduto che gli abitanti dell&#8217;Europa, nel corso della loro storia, siano giunti a staccarsi dalla fede avita, a respingere il Vangelo e ad ergersi a nemici irriducibili di Cristo. I meccanismi storici sono abbastanza chiari e ne abbiamo gi\u00e0 parlato pi\u00f9 volte: ma ci resta da considerare un po&#8217; pi\u00f9 da vicino i meccanismi psicologici e intellettuali. Ripensiamo alla nostra infanzia (parliamo per quelli che hanno pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni): siamo stati educati tutti nel cattolicesimo e tutti, o quasi tutti, lo abbiamo ricevuto con fiducia dai genitori, dalle maestre, dai sacerdoti; abbiamo preso sul serio il catechismo, la santa Messa, la prima Comunione, poi la Cresima, e molti di noi anche il Matrimonio e l&#8217;Ordine sacro. Bisogna per\u00f2 ammettere che qualcosa, qualcosa di grave, qualcosa di decisivo, \u00e8 accaduto fra gli anni della Cresima e quelli del&#8217;et\u00e0 adulta: la maggior parte di noi ha perso la fede. \u00c8 stato un fatto pressoch\u00e9 fisiologico: dalla fede dell&#8217;infanzia e della prima adolescenza si \u00e8 passati all&#8217;incredulit\u00e0 e all&#8217;irreligiosit\u00e0 della giovinezza o dell&#8217;et\u00e0 adulta. Molti di noi si sono sposati per forza d&#8217;abitudine e per conformismo; e anche molti di quelli che si son fatti preti, sono stati suggestionati pi\u00f9 dalle tendenze moderne penetrate nei seminari, con i teologi della svolta antropologica e della &quot;liberazione&quot;, orientati principalmente a criticare la Chiesa e ad attaccare la &quot;vecchia&quot; teologia, in particolare il tomismo, che non dai semi di fede seminati nei primi anni di vita dall&#8217;ambiente circostante e accolti con la semplicit\u00e0, lo stupore e la pulizia morale che sono propri dei bambini.<\/p>\n<p>Sinclair Lewis (Sauke Centre, Minnesota, 7 febbraio 1885-Roma, 10 gennaio 1951), \u00e8 uno scrittore americano non molto conosciuto dalle generazioni attuali, ma che ebbe un momento di gloria, specialmente negli anni &#8217;30 del Novecento, e fu il primo statunitense a ricevere, nel 1930, il Premio Nobel per la letteratura. In un libro del 1933, <em>Anna Vickers. Romanzo di una moderna donna americana<\/em>, egli descrive, fra l&#8217;altro, il processo mentale e psicologico che conduce una persona, in questo caso la giovane protagonista del romanzo, studentessa universitaria che aspira a una piena emancipazione, sia personale che intellettuale, fortemente attratta dalle nuove ideologie progressiste e femministe, a distaccarsi dalle credenze religiose ricevute nell&#8217;infanzia e a perdere il dono della fede. Ne riportiamo una pagina significativa (da: S. Lewis, <em>Anna Vickers<\/em>, , traduzione dall&#8217;igkee di Lila Jahn, Milano, Garzanti Editore, 1940, pp.72-74):<\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 che tutto, se la prendeva con s\u00e9 stessa di non aver bene esaminata la sua fede. Nel prim&#8217;anno di collegio, dopo profonde sofferenze morali, s&#8217;era liberata di alcuni particolari come l&#8217;Immacolata Concezione e la Dannazione Eterna. Aveva deciso di non crederci pi\u00f9. Ma poi non aveva mai avuto il coraggio d&#8217;affrontare la domanda se credeva veramente nella Vita Eterna, nella reale esistenza ed onnipotenza di Dio, e nella divinit\u00e0 di Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, sebbene con angosciosa fatica, affrontava quella domanda. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Anna si attacc\u00f2 alla Bibbia. Ma quei miracoli non le parevano verosimili ora che li guardava con occhi irritati, inquieti, stranieri. Che senso aveva quel miracolo di Ges\u00f9 che toglieva da un ossesso gli spiriti maligni e li trasferiva in un branco di duemila porci, s\u00ec che gli animali impazziti correvano dal pascolo nel mare ed annegavano? No, questo non era verosimile, pensava Anna. Troppo strano modo di trattare delle bestie innocenti e il loro sfortunato proprietario.<\/em><\/p>\n<p><em>Con occhi nuovi ella si ferm\u00f2 sulle pagine del Vangelo di San Luca, 4, al racconto del diavolo che menava Ges\u00f9 su un monte e gli mostrava tutti i regni del mondo, e glieli offriva s&#8217;Egli lo avesse adorato.<\/em><\/p>\n<p><em>Anna commentava affannata: &#8211; Certo \u00e8 un simbolo una favola drammatica, ma nient&#8217;altro che una favola.<\/em><\/p>\n<p><em>Si accorse con stupore che invece prima l&#8217;aveva sempre creduta il racconto di un fatto vero, e come fatto vero le era parso d&#8217;insegnarlo nella sua Scuola Festiva di Waubanakee. A guardarsi cos\u00ec spassionatamente come se s&#8217;incontrasse per la prima volta con s\u00e9 stessa, ella scopr\u00ec di non aver mai pensato alla Bibbia ed al credo insegnatole nella sua fanciullezza. Li aveva solo ingoiati senza assimilarli. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Questi sono i miracoli, miti bellissimi, ma veri com&#8217;\u00e8 vero il Santo Nonno Natale per un bambino di quattr&#8217;anni incantato dalla festa! &#8212; si diceva Anna stupita.<\/em><\/p>\n<p><em>Si sentiva come una donna che per anni ed anni fosse stata, senza saperlo, ingannata dal marito, mente tutti gli altri attorno a lei sapevano e ne ridevamo. Cerc\u00f2 di riacquistare la sua fede serena leggendo il Diciannovesimo Salmo:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I cieli raccontano la gloria di Dio; e il firmamento annunzia l&#8217;opera delle sue mani. Un giorno dietro l&#8217;altro quelli sgorgano parole; una notte dietro all&#8217;altra dichiarano scienza. Non hanno favella n\u00e9 parole; la loro voce non si ode. Ma la loro linea esce fuori per tutta la terra, e le loro parole vanno infino all&#8217;estremit\u00e0 del mondo. Iddio ha posto in essi un tabernacolo di sole. Ed Egli esce fuori come uno sposo dalla sua camera di nozze; Egli gioisce come un uomo prode a correr l&#8217;arringo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La legge del Signore \u00e8 perfetta, e ristora l&#8217;anima; la testimonianza del Signore \u00e8 verace e rende savio il semplice. Gli statuti del Signore son dritti e rallegrano il cuore; il comandamento del Signore \u00e8 puro e illumina gli occhi&#8230; sono pi\u00f9 desiderabili che oro, anzi pi\u00f9 che gran quantit\u00e0 d&#8217;oro finissimo, e pi\u00f9 dolci che miele anzi che quello che stilla dai favi.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Per la prima volta le sembr\u00f2 che fosse poesia, della grande poesia ch&#8217;ella declamava in tono magniloquente, grata che Eula [la sua compagna di college] non fosse in stanza a sorridere di lei. Ma per la prima volta anche le sembr\u00f2 che quella poesia nulla avesse a che fare con la vita quotidiana degli uomini. Parole, per quanto belle, ma parole, come &quot;Kubla Khan&quot; [poema di S. T. Coleridge]. E sent\u00ec ancora Glen Hargis [un giovane e attraente professore progressista] deriderla blandamente: &#8211; Oh, lei la prende come se fosse un fatto storico documentato, non un bel mito.<\/em><\/p>\n<p><em>Animata dalla pi\u00f9 fiera risolutezza, ella s&#8217;avvi\u00f2 al Monumento Stanton per trovarsi col dottor Hargis.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre camminavano sull&#8217;orlo del piccolo promontorio guardando la valle grigia d&#8217;erbe gelate, egli schern\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Non ha pi\u00f9 pensato ad altro di quella sua interessante religione medievale?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; S\u00ec, ho pensato.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; E come s&#8217;\u00e8 decisa per quella questione dei sette pani e dei pochi piccoli pesci? Una maniera grande, del resto, per risolvere il problema economico&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Oh, stia zitto. Mi son decisa. Domani sera, &#8211; visto che tra un paio di mesi dovrei probabilmente essere eletta presidentessa dell&#8217;Y.W.C.A. [Associazione Cristiana dei Giovani] &#8212; domani sera alla riunione, dar\u00f2 invece le mie dimissioni motivando il perch\u00e9 me ne vado. Non credo pi\u00f9, e se non credo, non posso mentirlo.<\/em><\/p>\n<p>Ci sembra che Sinclair Lewis abbia descritto molto bene i passaggi che conducono dalla fede alla perdita della fede e al rifiuto della fede. Si comincia col trovare eccessivi e un po&#8217; ridicoli alcuni aspetti della dottrina, come l&#8217;Immacolata Concezione e la vita eterna; poi, una volta rotti gli argini, si passano in esame, sotto la lente d&#8217;ingrandimento di una mentalit\u00e0 laica e materialista, i racconti evangelici e specialmente quelli relativi ai miracoli di Ges\u00f9 Cristo: e ci si accorge che non sono <em>verosimili.<\/em> Da ultimo, per un fatto di coerenza e di &quot;responsabilit\u00e0&quot;, si rifiuta tutto e si dichiara che il cristianesimo \u00e8 solo una favola bella, come quella di Babbo Natale, il che spinge il ragazzo a prendere esplicitamente e solennemente le distanze da esso, in nome della sincerit\u00e0 e della lealt\u00e0 verso se stesso. L&#8217;influenza, anche indiretta, della scuola, e poi dell&#8217;universit\u00e0, sono determinanti: \u00e8 la cultura appresa sui banchi di scuola che stabilisce cosa sia verosimile e cosa no, e specialmente la biologia d&#8217;indirizzo evoluzionista, cio\u00e8 la biologia <em>tout-court<\/em>, visto che l&#8217;evoluzionismo \u00e8 stato assunto e viene presentato non pi\u00f9 come un&#8217;ipotesi scientifica ma come un dato di fatto ampiamente dimostrato, anche se ci\u00f2 \u00e8 assolutamente falso. L&#8217;adolescenza e la prima giovinezza sono l&#8217;et\u00e0 degli impulsi generosi, ma tendenzialmente disordinati: se un professore ateo o irreligioso conquista l&#8217;animo di un ragazzo, questi si lancer\u00e0 con entusiasmo nell&#8217;impresa di decostruire tutto il bagaglio religioso che aveva ricevuto nel corso dell&#8217;infanzia. Inoltre, aldil\u00e0 del ruolo giocato da questo o quel professore, \u00e8 tutto l&#8217;insieme del sistema scolastico che si presenta come nemico del cristianesimo: al giovane viene fatto credere che bisogna scegliere se stare con le superstizioni medievali oppure con Darwin, Freud e la scienza moderna. \u00c8 ovvio che il novantanove per cento dei giovani subisce questo ricatto e si arrende, magari con intima sofferenza, come Anna Vickers: si arrende perch\u00e9 la ragione, una volta posta sui binari del meccanicismo e del materialismo, non pu\u00f2 che arrivare all&#8217;esclusione del cristianesimo dal novero delle possibilit\u00e0 verosimili.<\/p>\n<p>A questo punto bisogna chiedersi, stante il quadro culturale nel quale ci troviamo a vivere, cosa si possa fare per invertire la tendenza. \u00c8 decisamente troppo difficile, per un ragazzo di quindici, diciotto o anche vent&#8217;anni, rendersi conto che non esiste affatto un&#8217;incompatibilit\u00e0 reciproca fra scienza e Vangelo, per il semplice motivo che la ragione e la fede non sono nemiche, ma sono due strade parallele per giungere al medesimo luogo. Ma questo, per lui, potr\u00e0 essere semmai un punto d&#8217;arrivo, non un dato di partenza; e poi, chi glielo spiegher\u00e0, dato il penoso conformismo della classe docente? No: bisogna partire da qualcosa di pi\u00f9 semplice, di pi\u00f9 immediato. A nostro avviso, si tratta di questo: trasmettere la fede al bambino presentandola non come una conquista umana, o come un bagaglio da accumulare in qualche stanza dell&#8217;anima, ma come un dono gratuito di Dio, che nessuno ha il &quot;diritto&quot; di pretendere, ma che tutti possono chiedere, purch\u00e9 si pongano in un atteggiamento di umilt\u00e0: <em>chiedete e vi sar\u00e0 dato, bussate e vi sar\u00e0 aperto<\/em>. L&#8217;umilt\u00e0: ecco la grande assente dalla tavola imbandita della cultura moderna. Ascoltate una conversazione fra persone dotte: colpiscono la sicumera con cui parlano dei massimi sistemi, la disinvoltura con cui tranciano giudizi. Eppure Ges\u00f9 ha detto: <em>Se non vi fate piccoli come bambini non entrerete nel regno dei cieli<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema della civilt\u00e0 moderna \u00e8 la perdita della fede e il rifiuto di Cristo: tutti gli altri problemi derivano da questo. 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