{"id":24110,"date":"2018-11-16T05:38:00","date_gmt":"2018-11-16T05:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/16\/come-possiamo-uscire-dalla-nostra-crisi-attuale\/"},"modified":"2018-11-16T05:38:00","modified_gmt":"2018-11-16T05:38:00","slug":"come-possiamo-uscire-dalla-nostra-crisi-attuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/16\/come-possiamo-uscire-dalla-nostra-crisi-attuale\/","title":{"rendered":"Come possiamo uscire dalla nostra crisi attuale?"},"content":{"rendered":"<p>Come possiamo uscire dalla crisi morale e materiale che ci stringe e ci attanaglia da ogni lato? Questa \u00e8 la domanda fondamentale che dovremmo farci; e tutta la nostra esistenza dovrebbe ricevere un certo orientamento a partire dalla risposta che siamo in grado di darle. Una cosa \u00e8 certa: noi non usciremo dalla crisi, anzi, non avremo neppure la pi\u00f9 piccola speranza di uscirne, finch\u00e9 non la riconosceremo per ci\u00f2 che essa effettivamente \u00e8: una crisi totale, cio\u00e8 una crisi di sistema. Non si pu\u00f2 neanche immaginare di uscire dalla crisi economica, o da quella finanziaria, o da quella ecologica, senza fare una seria riflessione che abbracci anche la nostra crisi intellettuale, morale e spirituale. Non sono aspetti separati della nostra condizione attuale, ma le diverse facce di una sola condizione, cio\u00e8 di una stessa crisi. Un tempo i sistemi erano chiamati, forse pomposamente, &quot;civilt\u00e0&quot;: dobbiamo quindi riconoscere che quella in cui ci dibattiamo \u00e8 una crisi di civilt\u00e0. \u00c8 la crisi del nostro modello di civilt\u00e0, della nostra via verso la civilt\u00e0, insomma della nostra civilt\u00e0 in quanto tale. La civilt\u00e0 moderna \u00e8 totalmente, complessivamente in crisi; e, per quel che ci risulta, lo \u00e8 sempre stata. Ne deduciamo che la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 una civilt\u00e0 che versa in uno stato di crisi, ma \u00e8 la crisi che travaglia il mondo negli ultimi quattro secoli. La modernit\u00e0 \u00e8 la crisi, \u00e8 la malattia, \u00e8 il tumore che sta corrodendo l&#8217;umanit\u00e0. Non tutta l&#8217;umanit\u00e0 ha incubato questo tumore, ma tutta l&#8217;umanit\u00e0 ne sta soffrendo il decorso. Esso nasce in Europa, all&#8217;inizio del 1600, ma le prime cellule avevano incorniciato ad impazzire gi\u00e0 tre secoli prima: \u00e8 nel XIV secolo che si manifestano i primi segnali allarmanti e possiamo vederne il riflesso, anche allora, in tutti gli aspetti della vita pubblica, sia materiali che spirituali: dalla carestia, alla peste, alla guerra, allo smarrimento delle coscienze, alla secolarizzazione e all&#8217;irreligiosit\u00e0. A partire dal XV secolo l&#8217;Europa ha comincia ad espandersi per mezzo delle grandi scopette geografiche: e subito il tumore comincia a galoppare negli altri continenti. Alcuni ne sono distrutti in pochi anni: \u00e8 il caso del Nuovo Mondo, che non \u00e8 nuovo per niente, ma che gli europei riducono a un deserto nel giro di poche generazioni e poi lo ripopolano, importandovi, naturalmente, popolazioni affette dalla stessa malattia dalla quale stavano fuggendo. Prendiamo il caso dei Padri Pellegrini del <em>Mayflower<\/em>: essi volevano lasciarsi alle spalle un vecchio mondo morente, e fondare una nuova patria, una nuova civilt\u00e0, su una terra vergine: tale era anche l&#8217;idea del filosofo Berkeley. Ma quale nuova civilt\u00e0 si potr\u00e0 mai fondare sul deserto creato da un genocidio e utilizzando gli uomini e le donne che si portano addosso i germi di una mortale malattia? Gli altri continenti, e soprattutto l&#8217;Asia, hanno opposto resistenza; la oppongono ancor oggi; e il divario tecnologico, ormai pressoch\u00e9 annullato, rende sempre pi\u00f9 efficace la loro resistenza. La Cina, l&#8217;India, i Paesi islamici e perfino la Russia, che pure \u00e8 un Paese europeo e cristiano, non vogliono, puramente e semplicemente, essere costretti ad adottare il sistema di vita occidentale, sebbene gli occidentali abbiano la pretesa di dare per scontato che la loro civilt\u00e0 \u00e8 il modello unico, insostituibile e insuperabile che l&#8217;intera umanit\u00e0 deve adottare, con le buone o con le cattive: democrazia, tecnologia e libero mercato. Accettano, ma facendone un uso almeno in parte diverso, la tecnologia; accettano solo parzialmente la democrazia e il libero mercato, oppure non li accettano affatto. Soprattutto, non accettano i cosiddetti vari occidentali: il liberalismo, l&#8217;edonismo, l&#8217;utilitarismo, l&#8217;ultraindividualismo. Quando hanno adottato le ideologie politiche ed economiche occidentali, come il comunismo o il capitalismo senza regole, o quando sono stati costretti a subirle, quei popoli ne hanno sofferto enormemente; scottati, non intendono ripetere l&#8217;esperimento. Sanno di essere depositari di un altro sistema di civilt\u00e0 e non intendono rinunciarvi per occidentalizzarsi. Sanno che occidentalizzarsi, per loro, significherebbe la miseria, la marginalit\u00e0 e la sottomissione illimitata agli smisurati appetiti dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Paradossalmente, l&#8217;unica civilt\u00e0 che avrebbe potuto seriamente candidarsi a divenire la civilt\u00e0 mondiale \u00e8 stata proprio quella che l&#8217;Occidente ha rinnegato e ucciso in se stesso: quella cristiana. Fino a tutto il Medioevo, l&#8217;Europa era la cristianit\u00e0 e la cristianit\u00e0 era l&#8217;Europa. Al principio dell&#8217;et\u00e0 moderna, dall&#8217;espansione europea, \u00e8 nato l&#8217;Occidente, cio\u00e8 il prolungamento artificiale della societ\u00e0 europea; ma intanto quella civilt\u00e0 ha conosciuto la rottura irreparabile della propria unit\u00e0, con la cosiddetta riforma protestante, che in realt\u00e0 \u00e8 stata una rivoluzione, la pi\u00f9 radicale di tutte le rivoluzioni: una rottura totale e definitiva con la Tradizione cristiana. La separazione della Chiesa d&#8217;Oriente non era stata altrettanto traumatica, poich\u00e9 scaturiva da circostanze pi\u00f9 politiche che religiose; ma la rivoluzione di Lutero e Calvino ha creato due Europe, e con ci\u00f2 stesso l&#8217;inizio della fine della civilt\u00e0 europea. Tuttavia, poich\u00e9 l&#8217;Europa era in piena espansione sul piano geografico, economico, militare, tale agonia \u00e8 passata inosservata: e ancora per tre secoli l&#8217;Europa, sempre pi\u00f9 padrona dei destini del mondo, si \u00e8 inebriata allo spettacolo della propria grandezza. Ma era la grandezza del moribondo, che ha i giorni contati: in tutti i viaggiatori intelligenti che hanno percorso l&#8217;Africa, l&#8217;Asia e l&#8217;America Latina nel corso del XIX secolo e nella prima met\u00e0 del XX, si nota lo stesso stato d&#8217;animo che traspare dal pensiero dei filosofi pi\u00f9 acuti dello stesso periodo: l&#8217;Occidente celebra i suoi ultimi trionfi all&#8217;esterno, ma la campana a morto per la sua civilt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 suonata, e presto verr\u00e0 il <em>redde rationem<\/em>. Al Cairo come a Calcutta, a Saigon come a Giakarta, gli europei, gi\u00e0 prima della Seconda guerra mondiale, sentivano di essere condannati, di avere il tempo contato e di godere gli ultimi riflessi di luce della loro morente civilt\u00e0, ancora potente sul piano materiale, ma svuotata di forza morale. Dai romanzi di E. M. Forster in India e dai <em>reportage<\/em> di Andr\u00e9 Gide in Africa traspare la consapevolezza che presto gli europei avrebbero perso il dominio sui popoli coloniali, perch\u00e9 la sola forza materiale non \u00e8 sufficiente, n\u00e9 giustifica alcuna seria pretesa di superiorit\u00e0 sugli altri. La forza morale del&#8217;Europa era stata quella spirituale, cio\u00e8 il cristianesimo. Da quando il cristianesimo si \u00e8 spezzato in due tronconi contrapposti e da quando le idee moderne sono penetrate nella concezione del Vangelo, quella forza ha cominciato a venir meno e infine si \u00e8 dissolta. Su che cosa possono fondare la pretesa di esportare in tutto il mondo la loro civilt\u00e0, oggi, gli occidentali? Sulla tecnologia? Troppo poco. Sulla democrazia e il libero mercato? Ma gli altri popoli non li riconoscono, non li accettano. Sul cristianesimo, allora? Ma non ce l&#8217;hanno pi\u00f9: gli occidentali hanno ucciso il cristianesimo e hanno costruito una civilt\u00e0 anticristiana, la civilt\u00e0 moderna, che nega i valori dello spirito ed esalta solo il fare, il successo, il profitto, il risultato, e, appunto, l&#8217;efficienza materiale che viene dalla tecnica e dal denaro.<\/p>\n<p>Scriveva lo storico Paolo Brezzi nel libro <em>Cristianesimo e civilt\u00e0<\/em> (Roma, Colletti, 1944, pp. 123-5):<\/p>\n<p><em>L&#8217;attuale crisi \u00e8 pi\u00f9 grave di molte altre subite dall&#8217;umanit\u00e0 perch\u00e9 sono caduti gli stessi concetti direttivi dell&#8217;agire umano, i principi della nostra ragione: che cosa \u00e8 il vero? che cosa il giusto? ci chiediamo oggi in tanta ridda di sistemi, di dottrine, di miti. In altri termini, non preoccupa soltanto il fatto che vi sia una dilagante immoralit\u00e0, ma che non si sappia pi\u00f9 che cosa \u00e8 la moralit\u00e0, privata e pubblica, della vita e degli affetti; non interessa sapere se ai nostri giorni si commettono pi\u00f9 colpe di un tempo, ma si deve ammettere che ormai a ben pochi importa di conoscere cosa \u00e8 il dovere. Le basi stesse del consorzio umano sembrano messe in pericolo e ci\u00f2 minaccia tutta l&#8217;esistenza della nostra civilt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo costituisce la vera tragedia del nostro mondo; se si perdono la consapevolezza dei valori e la sensibilit\u00e0 necessaria per applicarli a tempo e luogo, che cosa resta? rimane purtroppo quello che ognuno pu\u00f2 constatare, cio\u00e8 il trionfo dell&#8217;irrazionalismo, l&#8217;intolleranza e la pratica della violenza come norma dell&#8217;agire quotidiano. Ritorna a dominare nell&#8217;uomo l&#8217;istinto, ci si accontenta di superficialit\u00e0, si segue non quello che conviene ma quello che colpisce; mancando l senso critico, la vita si esaurisce in un dilettantismo impressionistico. Cos\u00ec la personalit\u00e0 va perduta perch\u00e9 non vi \u00e8 pi\u00f9 coordinazione tra le diverse attivit\u00e0 umane e l&#8217;opera di un essere ragionevole e responsabile si disperde in vari gesti compiuto sotto l&#8217;impero della necessit\u00e0 o per semplice abitudine. Non \u00e8 il caso di esemplificare perch\u00e9 l&#8217;esperienza di ciascuno di noi ci offre mille casi, ed invece scendere a particolari renderebbe ancor pi\u00f9 penose queste realistiche considerazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 stato osservato molto giustamente che tutto ci\u00f2 \u00e8 conseguenza di un&#8217;unica concezione del mondo, fondamentalmente errata: il fare per il fare.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 la illusione faustiana che si perpetua e si diffonde:; ad essa bisogna opporre invece il principio del primato del pensiero sull&#8217;azione. Lo sforzo, celebrato troppe volte come qualche cosa di eroico, esaltato come espressione di potenza umana, \u00e8 in realt\u00e0 un non senso se non \u00e8 diretto da un&#8217;idea, e ad esso deve essere anteposta la contemplazione, non intesa come qualche cosa di inerte e di sterile, ma come la saggia preparazione e la sempre rinnovata riserva di energie: &quot;credidi propter quod locutus sum&quot; (Psal CXV, 10), ossia qualsiasi opera esterna deve essere frutto di sovrabbondanza interiore se vuol essere duratura ed efficace.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La salvezza verr\u00e0 non da rimedi empirici, ma da una radicale purificazione dell&#8217;animo; quando fosse risvegliato il senso di responsabilit\u00e0 in ogni uomo, quando la consapevolezza della bellezza della verit\u00e0 fosse presente in tutti, chi potrebbe pi\u00f9 temere circa le sorti della civilt\u00e0? N\u00e9 quel che si chiede \u00e8 troppo difficile anche se impone lunga e faticosa opera di educazione, dato che noi amiamo pi\u00f9 pascerci di idee che di illusioni, e ben pochi sanno resistere alla voce della coscienza ed al fascino di un alto ideale, purch\u00e9 l&#8217;animo sia sgombro da passioni e la mente liberata dall&#8217;ignoranza.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8, ancora una volta, un invito alla formazione di un &quot;habitus&quot; di vita, ed \u00e8, come si vede, un richiamo al programma pi\u00f9 genuino del Cristianesimo. Educare l&#8217;uomo sembra la cosa pi\u00f9 ovvia, ed invece \u00e8 tanto controversa! Pochi si accordano nell&#8217;accettare tale programma e preferiscono solleticare gli appetiti, favorire le tendenze meno nobili od illuder gli uomini con false promesse; pochissimi poi applicano il vero metodo educativo, perch\u00e9 anche non provocando il male, non seguono la natura nella sua azione, non ne studiano le leggi, non ne favoriscono lo sviluppo. Che chiede il Cristianesimo? profonda vita interiore, concentrazione degli sforzi in funzione dei supremi fini dell&#8217;esistenza, salde convinzioni, seriet\u00e0 morale, nobile condotta, abolizione di ogni superficialit\u00e0, cura dell&#8217;essenziale; e non sono questi i migliori principi pedagogici in vista di un&#8217;educazione non soltanto religiosa ma profondamente umana e largamente comprensiva di ogni necessit\u00e0 vitale?<\/em><\/p>\n<p>Parole profetiche, se si pensa che furono scritte ancora nel pieno della Seconda guerra mondiale; ma forse, specialmente nella parte propositiva, troppo ottimistiche. Certo, settantacinque anni fa si poteva ancora sperare che l&#8217;Europa, e tutto l&#8217;Occidente, fossero suscettibili di una ripresa spirituale, disciplinando le energie materiali e ponendo la tecnica e la finanza al servizio dell&#8217;uomo, e non viceversa; ma oggi \u00e8 difficile farsi ancora simili illusioni. Oggi vediamo chiaramente che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 giunta al capolinea; ed \u00e8 giunta al capolinea perch\u00e9 non \u00e8 mai stata una vera civilt\u00e0, ma solo una anti-civilt\u00e0. \u00c8 nata per distruggere la Tradizione cristiana, ma al suo posto non ha saputo offrire agli uomini null&#8217;altro che la potenza materiale. E ora la potenza materiale si \u00e8 rivolta contro gli uomini, li minaccia, li spaventa: sia con la prospettiva di una guerra atomica, sia con quella di un disastro ambientale dalle dimensioni planetarie, sia con una manipolazione della materia che calpesta tutte le frontiere della morale, creando la vita in forme sempre pi\u00f9 artificiali e azzardate. Come pretendere che le altre civilt\u00e0 ci seguano docilmente sulla strada di una simile follia? Come stupirsi che la Russia resista, che la Cina resista, che l&#8217;India resista, che i Paesi islamici resistano? E d&#8217;altra parte, piaccia o non piaccia, le condizioni materiali della vita odierna rendono inevitabile che i popoli s&#8217;incontrino e che sorga il bisogno di un modello di civilt\u00e0 universale; e chi ne possiede uno capace di essere accolto da tutti gli altri? Per varie ragioni, nessuno ce l&#8217;ha; o meglio, uno solo: l&#8217;Europa, che aveva il cristianesimo, una religione veramente universale, nella quale sia la ragione, sia la dimensione spirituale, trovano le forme di appagamento pi\u00f9 soddisfacenti. Il cristianesimo \u00e8 davvero la religione universale per definizione, capace di conquistare le grandi menti, cos\u00ec come le anime mistiche: e le prime per mezzo delle seconde, non viceversa. Ma l&#8217;Europa non ha pi\u00f9 questa immensa ricchezza, se n&#8217;\u00e9 spogliata deliberatamente: al suo poto, ha messo la cultura dei diritti, di matrice liberale e illuminista. Ora come ora, solo la Russia potrebbe candidarsi a svolgere il ruolo di civilt\u00e0 mondiale. Lo potrebbe anche il resto dell&#8217;Europa, l&#8217;Italia specialmente, ma solo a patto di ritornare alle proprie radici e di riscoprire l&#8217;immenso valore della Tradizione, che ha gettato lontano da s\u00e9 come fosse stata carta straccia. Ne sar\u00e0 ancora capace? Questa \u00e8 la grande sfida che ci attende.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come possiamo uscire dalla crisi morale e materiale che ci stringe e ci attanaglia da ogni lato? 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