{"id":24109,"date":"2017-03-06T02:38:00","date_gmt":"2017-03-06T02:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/06\/come-ogni-cosa-vuol-tornare-al-suo-principio-cosi-anche-luomo-vuol-tornare-a-dio\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:42","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:42","slug":"come-ogni-cosa-vuol-tornare-al-suo-principio-cosi-anche-luomo-vuol-tornare-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/06\/come-ogni-cosa-vuol-tornare-al-suo-principio-cosi-anche-luomo-vuol-tornare-a-dio\/","title":{"rendered":"Come ogni cosa vuol tornare al suo principio, cos\u00ec anche l\u2019uomo vuol tornare a Dio"},"content":{"rendered":"<p>Nella concezione aristotelica, l&#8217;universo \u00e8 dotato di ordine (k\u00f3smos) e dunque ha un senso, perch\u00e9 l&#8217;ordine presuppone un senso; inoltre le cose hanno avuto un principio, e il principio dell&#8217;essere presuppone una intenzionalit\u00e0: dunque, di nuovo, un senso. Ma avere un senso, significa anche avere un fine: perch\u00e9 tutte le cose che hanno senso tendono al loro fine, e lottano per raggiungerlo; e, se non lo raggiungono, soffrono, e rimangono imperfette, perch\u00e9 incomplete. Nell&#8217;ordine degli elementi fisici, l&#8217;aria e il fuoco tendono alla sfera celeste, l&#8217;acqua e la terra tendono verso il basso, verso il centro del mondo sub-lunare: tale \u00e8 il loro fine. San Tommaso d&#8217;Aquino riprende questa impostazione e la sviluppa ulteriormente: se tutte le cose tendono al loro fine, e il loro fine \u00e8 la perfezione, ciascuna nel proprio ordine, allora anche l&#8217;uomo tende al proprio fine, che poi \u00e8 il suo principio, cio\u00e8 Dio. Tutte le cose vengono da Dio e tutte le cose aspirano a ritornare a Lui: in lui la pace, in Lui l&#8217;ordine, in Lui il riposo, la perfezione. Dante Alighieri la pensa allo stesso modo ed esprime i medesimi concetti sia come pensatore, nel <em>Convivio<\/em>, sia come poeta, nella <em>Divina Commedia<\/em>: tutto esiste perch\u00e9 \u00e8 stato voluto, ed \u00e8 stato voluto perch\u00e9 \u00e8 stato amato, ancor prima che fosse; tutto ha avuto principio da <em>l&#8217;Amor che move &#8216;l sole e l&#8217;altre stelle<\/em>, e tutto anela a fare ritorno a Lui.<\/p>\n<p>Scrive Dante nell&#8217;ultimo libro del Convivio (IV, XII, 14-19; da: Anna Maria Chiavacci, Invito alla lettura di Dante Alighieri, San Paolo, 2001, pp. 31-32):<\/p>\n<p><em>&#8230; Lo sommo desiderio di ogni cosa, e prima dalla natura dato \u00e8 lo ritornare allo suo principio. E per\u00f2 che Dio \u00e8 principio delle nostre anime, e fattore di quelle simili a s\u00e9 (s\u00ec come \u00e8 scritto: &quot;Facciamo l&#8217;uomo ad immagine e somiglianza nostra&quot;, Gn. 1, 26), essa anima massimamente desidera di tornare a quello. E s\u00ec come peregrino che va per una via per la quale mai non fue, s\u00ec che ogni casa che da lunge vede crede che sia l&#8217;albergo, e non trovando ci\u00f2 essere, drizza la credenza all&#8217;altra, e cos\u00ec di casa in casa, tanto che all&#8217;albergo viene; cos\u00ec l&#8217;anima nostra incontinente che nel nuovo e mai non fatto cammino di questa entra, dirizza li occhi al termine del suo sommo bene, e per\u00f2, qualunque cosa vede che paia in s\u00e9 avere alcuno bene, crede che sia esso. E perch\u00e9 la sua conoscenza prima \u00e8 imperfetta per non essere esperta n\u00e9 dottrinata, piccioli beni le paiono grandi, e per\u00f2 da quelli comincia prima a desiderare. Onde vedemo li parvuli desiderare massimamente un pomo; e poi, pi\u00f9 procedendo, desiderare uno augellino; e poi, pi\u00f9 oltre, desiderare bel vestimento; e poi lo cavallo; e poi una donna; e poi ricchezza non grande e poi grande, e poi pi\u00f9&#8230; Per che vedere si pu\u00f2 che l&#8217;uno desiderabile sta dinanzi all&#8217;altro alli occhi della nostra anima per modo quasi piramidale, che &#8216;l minimo li cuopre prima tutti, ed \u00e8 quasi punta dell&#8217;ultimo desiderabile, che \u00e8 Dio, quasi base di tutti&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Veramente cos\u00ec questo cammino si perde per errore come le strade della terra. Che s\u00ec come d&#8217;una cittade a un&#8217;altra di necessitade \u00e8 una ottima e dirittissima via, e un&#8217;altra che sempre se ne dilunga (cio\u00e8 quella che va nell&#8217;altra parte), e molte altre quale meno allungandosi, quale meno appressandosi; cos\u00ec nella vita umana sono diversi cammini, delli quali uno \u00e8 veracissimo e un altro fallacissimo, e certi meno fallaci e certi meno veraci. E s\u00ec come vedemo che quello che dirittissimo vae alla cittade, e compie lo desiderio e d\u00e0 posa dopo la fatica, e quello che va in contrario mai non compie e mai posa dare non pu\u00f2, cos\u00ec nella nostra vita avviene: lo buono camminatore giunge a termine e a posa; lo erroneo mai non l&#8217;aggiugne, ma con molta fatica del suo animo sempre colli occhi gulosi si mira innanzi<\/em>.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivata la modernit\u00e0; \u00e8 arrivata l&#8217;esaltazione della ragione libera e spregiudicata; \u00e8 arrivato il rifiuto della tradizione, della metafisica, della teologia, in nome di un pensiero razionalista e di un sapere puramente scientifico, al di fuori del quale non v&#8217;\u00e8 nulla che valga la pena di essere indagato e approfondito. Con la modernit\u00e0, \u00e8 scomparso anche il buon senso, il sano buon senso istintivo: a dispetto del fatto che le cose esistono, non \u00e8 parso per nulla evidente che devono avere avuto un principio, n\u00e9 che abbiano un senso, n\u00e9, meno ancora, che tendano ad un fine. Forse, chiss\u00e0, le cose sono sempre esiste (si veda, ad esempio, il panteismo di Spinoza); forse si tratta, semplicemente, di un problema irrisolvibile; e non \u00e8 nemmeno detto che non sia tutto un inganno, un sogno, un&#8217;illusione, una creazione solipsistica, per cui non vale la pena di affaticarsi sul principio. Quanto al senso, \u00e8 tutto da vedere che ve ne sia uno, mentre parecchi indizi suggeriscono che il mondo sia completamente folle e insensato; a maggior ragione non possiede un fine, e nemmeno ce l&#8217;hanno le singole cose. Tutto vaga alla rinfusa, tutto lotta per affermarsi e poi scompare; tutto c&#8217;\u00e8, ma potrebbe anche non esserci, dipende solo dal caso o dalle leggi fisiche, cieche, osservabili e misurabili, ma, in se stesse, prive di qualunque finalit\u00e0 ulteriore.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da questo fatto si comprende come la modernit\u00e0 altro non sia che una malattia dell&#8217;anima e della mente, e la cosiddetta civilt\u00e0 moderna altro non sia che la codificazione e l&#8217;auto-celebrazione di tale malattia, fatta passare per il trionfo della salute. L&#8217;uomo, secondo i fautori della modernit\u00e0, non \u00e8 mai stato cos\u00ec &quot;maturo&quot; e consapevole quanto lo \u00e8 adesso; nelle epoche precedenti, al confronto, non era che un bambino, pieno d&#8217;illusioni, nutrito di sogni e di fiabe. S\u00ec, \u00e8, vero &#8212; essi ammettono, talvolta &#8212; non si pu\u00f2 dire che l&#8217;uomo, oggi, sia diventato anche pi\u00f9 felice; ma non \u00e8 forse preferibile essere infelici, e guardare la realt\u00e0 dritta negli occhi, con piena consapevolezza, piuttosto che restare in uno stato di minorit\u00e0, d&#8217;ignoranza, di superstizione? Pi\u00f9 o meno, che l&#8217;uomo moderno sia finalmente uscito dallo stato di &quot;minorit\u00e0&quot;, imputabile solo a se stesso, per non aver usato gli strumenti della sua ragione, \u00e8 quanto diceva, orgogliosamente, Kant, rispondendo alla domanda: <em>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;Illuminisno?<\/em>; anche se non riconosceva lo stato d&#8217;infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, perch\u00e9, all&#8217;epoca, i fautori della modernit\u00e0, come lui, stavano ancora promettendo all&#8217;intera umanit\u00e0 le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>, e con esse, chi sa quale mai vista felicit\u00e0. Ma siamo proprio sicuri che l&#8217;infelicit\u00e0, che ormai \u00e8 sotto gli occhi di tutti, sia il giusto prezzo da pagare per il privilegio di vedere il mondo cos\u00ec come esso \u00e8 realmente? Davvero \u00e8 stato dimostrato che il mondo nasce dal caso, va verso il nulla, e che l&#8217;esistenza delle singole cose non ha senso, n\u00e9 scopo, n\u00e9 fine? Davvero \u00e8 stato dimostrato che noi siamo solo i miseri, inconsapevoli burattini di una tragicommedia universale, allestita a nostra insaputa da qualche burattinaio pazzo, oppure, magari, prodottasi da se stessa, sempre come frutto del caso? In realt\u00e0, nessuna di queste cose \u00e8 stata, non diciamo dimostrata, ma neppure ipotizzata con un discreto margine di probabilit\u00e0: sono solo le speculazioni e le ipotesi di quanti, delusi per non aver trovato, nella civilt\u00e0 moderna, quella felicit\u00e0 che era stata promessa loro dalla cultura illuminista, se ne vendicano, dipingendo il mondo a fosche tinte, per non dover ammettere che, forse, erano sbagliati tanto le loro premesse che i loro metodi d&#8217;indagine.<\/p>\n<p>E adesso torniamo a Dante. Le cose che hanno avuto un principio, hanno ricevuto anche un impulso, un moto, una direzione: nessuna cosa incomincia ad esistere per rimanere ferma in se stessa. Ci\u00f2 vale anche per le opere dell&#8217;uomo: sono state fatte per essere fruite, per soddisfare a delle necessit\u00e0, e quindi per viaggiare, tanto o poco non importa. Oppure prendiamo le idee: prima non c&#8217;erano, adesso ci sono; nessuna idea viene alla coscienza senza una ragione e senza uno scopo; e nessuna rimane neutra ed inerte, sia che venga &quot;utilizzata&quot; nell&#8217;immediato, e dia origine a un pensiero filosofico, a un&#8217;opera musicale, a una dottrina politica, eccetera, sia che venga, per cos\u00ec dire, accantonata nella coscienza. Accantonata non vuol dire scomparsa nel nulla; prima o dopo, magari in altra forma da quella originaria, quella idea torner\u00e0 a farsi strada. Ma se quella persona muore all&#8217;improvviso, senza aver potuto sviluppare la propria idea e senza averne parlato con nessuno, n\u00e9 aver preso alcun appunto nel proprio quaderno? Neanche in quel caso l&#8217;idea andr\u00e0 del tutto perduta: un&#8217;ombra di essa \u00e8 rimasta in quello sguardo, in quel volto, in quel sorriso; e quello sguardo, quel volto, quel sorriso, l&#8217;avranno trasmessa, inconsapevolmente, agli altri. Anche se costui non aveva moglie, n\u00e9 figli, n\u00e9 amici, n\u00e9 discepoli? S\u00ec, anche in quel caso: sar\u00e0 rimasta, per esempio, nell&#8217;animo della commessa che lavora nel panificio dove costui andava a comprare il pane, la mattina. Noi trasmettiamo agli altri molte pi\u00f9 cose di quel che crediamo, di quel che sappiamo e di quel che vogliamo; perfino molte cose che preferiremmo non trasmettere, e che crediamo solamente nostre; e perfino molte che non sappiamo neppur di avere. \u00c8 tutto da vedere se le idee sono davvero &quot;nostre&quot;, nel senso che appartengono a noi soli, o fino a che punto noi non le riceviamo, magari senza neanche essercene accorti.<\/p>\n<p>La cultura moderna non sa, non vuole ammettere che le cose, per il solo fatto di esistere, devono la loro esistenza a qualcosa (o a qualcuno) che \u00e8 fuori di esse, e che le ha dotate di una ragione intrinseca, per il solo fatto di averle scelte. Se sono state scelte &#8212; nel senso che potevano anche non esserci -, e tratte all&#8217;esistenza, sono state scelte per qualcosa. C&#8217;\u00e8, dunque, in esse, una intenzionalit\u00e0, che scaturisce dalla loro stessa origine: e ci\u00f2 che \u00e8 originato da una intenzione, deve essere dotato anche di uno scopo. Nessuno fabbrica nulla senza uno scopo, fosse pure quello di svagarsi senza uno scopo preciso; ma lo scopo, in realt\u00e0, c&#8217;\u00e8: quello di svagarsi. Alcune correnti di pensiero, infatti, specialmente orientali, ritengono che tutto l&#8217;esistente altro non sia se non un gioco cosmico, il trastullo di un giocatore divino. Ma se noi possiamo immaginare un bambino annoiato e volubile, che crea delle cose &#8212; ad esempio, delle figure nella sabbia umida, per mezzo di uno stampino &#8212; solo perch\u00e9 non ha niente di meglio da fare, non possiamo trasferire questa immagine sul piano della creazione cosmica, perch\u00e9 vediamo, nell&#8217;universo, una tale perfezione, e una tale bellezza, e una tale amorevolezza (anche solo nello spettacolo di un fiore al tramonto, mentre chiude i suoi petali alla brezza della sera!), che riesce ben difficile, per non dire impossibile, attribuire tutto questo al gioco svagato di un dio bambino, che si sta annoiando. Ci sono, nel mondo, troppa perfezione, troppa bellezza e troppa amorevolezza per pensare che siano il frutto del caso: nemmeno ripetendo il gioco miliardi e biliardi di volte, si sarebbero potute produrre <em>casualmente<\/em>. Resta perci\u00f2 l&#8217;altra ipotesi, sempre se vogliamo restare sul terreno della ragionevolezza, e quindi, se si preferisce, del calcolo delle probabilit\u00e0: che tanta perfezione non sia per nulla il frutto del caso, n\u00e9, meno ancora, che si sia prodotta da s\u00e9 medesima, ma che sia la manifestazione di una intelligenza amorevole, la quale ha scelto il mondo esattamente come esso \u00e8, compresa la terribile incognita della nostra libert\u00e0, che \u00e8 responsabile di aver deturpato in maniera cos\u00ec drammatica quella perfezione, quella bellezza e quella amorevolezza, pur senza mai giungere a scalfirne la base. Ecco perch\u00e9 \u00e8 sbagliato porsi domande come questa: <em>Ma si pu\u00f2 ancora credere in Dio, dopo Auschwitz?<\/em> Certo che si pu\u00f2, esattamente come prima: sarebbe troppo comodo se l&#8217;uomo, dopo aver abusato della propria libert\u00e0, citasse Dio in tribunale come responsabile, o complice, dei suoi misfatti. L&#8217;uso erroneo della libert\u00e0 umana non \u00e8 un argomento contro l&#8217;amore e la sapienza di Dio.<\/p>\n<p>Eppure, insister\u00e0 qualcuno, Dio <em>sapeva<\/em> quel che sarebbe accaduto; sapeva che l&#8217;uomo non era all&#8217;altezza di un dono cos\u00ec grande, come la libert\u00e0 di scegliere fra il bene e il male: dunque, o ha fatto male i suoi calcoli, o non gl&#8217;importano le terribili conseguenza, in fatto di sofferenza e d&#8217;infelicit\u00e0, che derivano all&#8217;uomo da quel dono ingestibile. Certo, lo si pu\u00f2 pensare; specialmente se si ha a che fare con un dio fanciullo, dal sorriso ineffabile ed enigmatico, che non pare prendersi troppo a cuore ci\u00f2 che l&#8217;uomo soffre (magari anche perch\u00e9, nella cornice della trasmigrazione delle anime, c&#8217;\u00e8 tempo e luogo per risarcire abbondantemente, gi\u00e0 qui sulla terra, coloro i quali hanno sofferto). Non lo si pu\u00f2 pensare, per\u00f2, davanti a un Dio che viene sulla terra e si fa uomo, che vive fra gli uomini, che soffre e muore volontariamente per amor loro; e che risorge per preparare ad essi il ritorno a Lui. E non lo si pu\u00f2 pensare di un Dio che, facendo all&#8217;uomo quel dono, gli aveva anche raccomandato di non mangiare mai dei frutti dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male. Auschwitz? Ma Ges\u00f9 Cristo ha sofferto, in se stesso, tutto quel che un essere umano pu\u00f2 soffrire, fisicamente e moralmente, compreso l&#8217;abbandono degli amici e la solitudine estrema nell&#8217;ora della prova. Se l&#8217;uomo ha voluto Auschwitz, Cristo ha voluto la Croce. E dalla Croce viene la salvezza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella concezione aristotelica, l&#8217;universo \u00e8 dotato di ordine (k\u00f3smos) e dunque ha un senso, perch\u00e9 l&#8217;ordine presuppone un senso; inoltre le cose hanno avuto un principio,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[114,117],"class_list":["post-24109","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dante-alighieri","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}