{"id":24106,"date":"2019-08-27T09:41:00","date_gmt":"2019-08-27T09:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/27\/come-mai-il-mondo-non-e-quale-dovrebbe-essere\/"},"modified":"2019-08-27T09:41:00","modified_gmt":"2019-08-27T09:41:00","slug":"come-mai-il-mondo-non-e-quale-dovrebbe-essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/27\/come-mai-il-mondo-non-e-quale-dovrebbe-essere\/","title":{"rendered":"Come mai il mondo non \u00e8 quale dovrebbe essere?"},"content":{"rendered":"<p>Una delle pi\u00f9 grandi sorgenti di sapienza filosofica si trova nella frequentazione e nell&#8217;osservazione dei bambini. Il bambino \u00e8 l&#8217;uomo allo stato originario; e anche se per mille vie, le pi\u00f9 sottili e impensate, riceve l&#8217;influenza del mondo adulto, sin dai primi mesi, anzi, sin dalle prime ore di vita, per non dire prima ancora di nascere, resta pur sempre vero che, a paragone del mondo adulto, il mondo del bambino \u00e8 senza confronti pi\u00f9 fresco, spontaneo e &quot;innocente&quot;. Ora, si suole dire che il bambino si stupisce di tutto, si meraviglia di ogni cosa, si sorprende, si entusiasma della pi\u00f9 piccola circostanza, perch\u00e9 l&#8217;avvolge nel manto meraviglioso della sua fantasia (parliamo del bambino sano e normale, che forse pi\u00f9 non esiste, e non di quel precoce vecchietto che l&#8217;abuso di computer, telefonini e giochi elettronici ha fatto intristire e avvizzire anzitempo); e ci\u00f2 \u00e8 sostanzialmente esatto. Bisogna per\u00f2 aggiungere che tale entusiasmo, tale meraviglia, tale incanto, derivano dal fatto che il bambino vede il mondo non come esso \u00e8 nella percezione dell&#8217;adulto, ma secondo le sue coordinate istintive. Istintivamente, infatti, il bambino &quot;sente&quot; che il mondo \u00e8 bello, affascinante, sorprendente, inesauribile e soprattutto perfetto, nel senso di &quot;giusto&quot;; mentre l&#8217;adulto, in linea di massima, si \u00e8 formato la convinzione che il mondo \u00e8 in sostanza monotono, ripetitivo, noioso, deludente e, soprattutto, imperfetto, nel senso di &quot;ingiusto&quot;. Perch\u00e9 il bambino si aspetta che ogni favola si conclude con il lieto fine? Perch\u00e9 si aspetta, come cosa logica e naturale, che alla fine il mago cattivo riceva la meritata punizione, e che la bella principessa e il principe azzurro possano coronare il loro stupendo sogno d&#8217;amore, sposarsi e poi vivere per moltissimi anni, come si dice, felici e contenti? E perch\u00e9, invece, il lettore dei <em>Promessi Sposi<\/em> prova una certa delusione, ma nessuna sorpresa, leggendo la pagina conclusiva del romanzo, nella quale NON si dice che Renzo e Lucia vissero per moltissimi anni &quot;felici e contenti&quot;, bens\u00ec che ebbero una vita normale, con le sue pene e le sue gioie, simile a quella di tanti altri, e sia pure illuminata dalla fede e allietata dal loro reciproco affetto e dalla gioia per la nascita dei figli? Perch\u00e9 il bambino sente, istintivamente, che le cose <em>devono<\/em> avere un lieto fine; che la giustizia e l&#8217;amore devono prevalere sull&#8217;ingiustizia e sulla cattiveria; e che nessun lacrima, nessun sorriso vanno perduti, ma tutto viene accolto nella mano di Dio, che ne tiene conto e li pone sul proprio Cuore, per sempre. L&#8217;adulto, al contrario, non \u00e8 affatto convinto che lacrime e sorrisi non vadano perfettamente sprecati; che la vita sia abbandonata al caso e, in ultima analisi, che sia qualcosa d&#8217;incomprensibile, se non addirittura di assurdo e di mostruoso; n\u00e9 si aspetta troppe cose buone dalla vita, e per questo motivo cerca di strapparne, con la forza o con l&#8217;astuzia, pi\u00f9 che pu\u00f2, magari anche calpestando il prossimo, sapendo che in qualsiasi momento un destino beffardo gli potrebbe portare via tutto e lasciarlo coperto di stracci, come l&#8217;ultimo dei mendicanti. Chi dei due ha ragione?<\/p>\n<p>L&#8217;adulto \u00e8 giunto a pensare che la vita sia incomprensibile, assurda e deludente nel corso delle sue esperienze, anno dopo anno, a partire da quando responsabilit\u00e0, preoccupazioni e soprattutto delusioni sono entrate a far parte del suo orizzonte, e hanno preso il posto della beata spensieratezza degli anni infantili. Il bambino, al contrario, proprio perch\u00e9 non ha dovuto affrontare responsabilit\u00e0 e gli sono state risparmiate le preoccupazioni, ha potuto conservare la sua freschezza originaria e vedere il mondo dalla sua particolar angolatura: quella di chi \u00e8 sollevato dalle circostanze pi\u00f9 gravose e pi\u00f9 noiose dell&#8217;esistenza, il logorio del lavoro quotidiano, gli attriti con i vicini, i colleghi, i parenti, il fastidio delle piccole noie come le tasse e le bollette da pagare, il medico o il dentista per s\u00e9 e per i propri figli, le eventuali incomprensioni e amarezze coniugali. Questo, naturalmente, nel caso che il bambino non abbia dovuto affrontare precocemente un grande dolore, come la perdita dei genitori, nel qual caso, per lui, la perdita dell&#8217;&quot;innocenza&quot; avviene molto, ma molto prima di quel che capita ai suoi coetanei, e segna la sia personalit\u00e0 in maniera indelebile, nel bene o nel male, una volta per sempre. Perci\u00f2 il bambino, sollevato dall&#8217;aspetto pi\u00f9 prosaico dell&#8217;esistenza e libero di riversare tutte le sue energie, che sono notevolissime, verso il lato fantasioso e creativo, vede le cose, di regola, pi\u00f9 belle e pi\u00f9 interessanti di come le vede l&#8217;adulto. N\u00e9 la ragione di questa maggiore bellezza risiede solo nel non doversi occupare del tran-tran quotidiano o di non aver ancora cozzato frontalmente contro delusioni e conflitti, cos\u00ec spesso responsabili dei sensi di colpa e delle nevrosi, ma anche e forse principalmente nel fatto che il bambino, uscito solo da pochi anni dall&#8217;ambiente ideale dell&#8217;utero materno, conserva ancora, inconsciamente, un po&#8217; di quella pace di cui godeva allora e sente che nelle cose vi \u00e8 un ritmo naturale, una specie di grande respiro dell&#8217;universo, che esprime una condizione di felice equilibrio e di beata armonia. Cos\u00ec come, di regola, non avendo ancora conosciuto gravi malattie, il suo organismo \u00e8 sano, intatto, capace di straordinarie riprese (quanto \u00e8 facile, per lui, che un osso fratturato torni a saldarsi, e quanto invece \u00e8 difficile che ci\u00f2 avvenga per la persona anziana!), allo stesso modo il suo spirito, per cos\u00ec dire, rimbalza e si rimette in piedi con ineffabile leggerezza dopo le prime, piccole delusioni e i piccoli insuccessi, con l&#8217;agilit\u00e0 di un gatto e la naturalezza di uno strumento ben oliato. Nel bambino, specie se cresciuto in una famiglia calda e accogliente &#8212; ma non necessariamente iperprotettiva, \u00e8 con dei genitori un po&#8217; troppo ansiosi e invadenti &#8212; la percezione del mondo si accorsa con ci\u00f2 che egli <em>sente<\/em> essere giusto, buono e bello; egli non avverte ancora quella distanza, quella distonia, quella dolorosa lacerazione fra il mondo com&#8217;\u00e8, e il mondo come si vorrebbe che fosse, che \u00e8 invece una caratteristica dell&#8217;et\u00e0 adulta; e ci\u00f2 conferisce alla sua esistenza una tonalit\u00e0 incomparabilmente pi\u00f9 serena, e al suo ritmo vitale un andamento incommensurabilmente pi\u00f9 armonioso, di quanto accade all&#8217;adulto.<\/p>\n<p>In altre parole, il bambino sente che il mondo \u00e8, in buona sostanza, e pur con le sue contraddizioni e le sue ambiguit\u00e0, tale e quale dovrebbe essere, se non nei particolari, certo nelle sue linee generali; il bambino non ha rimproveri e neppure obiezioni da muovere nei confronti della vita, non ha dei conti aperti e dei crediti da riscuotere, non ha nemmeno riserve di carattere complessivo: si adatta al suo ritmo, si uniforma al suo passo, si pone in sintonia con ci\u00f2 \u00e8 e con ci\u00f2 che sta accadendo. Vive nel presente, senza il peso del passato e senza l&#8217;incognita del futuro. Non \u00e8 condizionato da memorie sgradevoli e non \u00e8 angosciato da timori a venire: gli basta l&#8217;oggi, o per meglio dire quel tempo senza tempo che \u00e8 il suo <em>adesso<\/em>, e che si potrebbe paragonare a ci\u00f2 che \u00e8 il punto in geometria: non un&#8217;estensione o una superficie, ma un&#8217;assenza di estensione e di superficie, che \u00e8, nello stesso tempo, l&#8217;elemento base con il quale si costruiscono tutte le figure e tutti i solidi. Infatti, a ben guardare, \u00e8 inesatto affermare, come pure si fa sovente, che il bambino viva in un perenne presente, perch\u00e9 la nozione del presente \u00e8 figlia della nozione del tempo, e quindi della consapevolezza del gioco costante fra passato che non \u00e8 pi\u00f9 e futuro che non \u00e8 ancora: ma tale consapevolezza \u00e8 una tipica costruzione della mente adulta, non della mente infantile, la quale \u00e8 assai meno &quot;mente&quot;, ossia Logos, e assai pi\u00f9 coscienza istintuale, nel senso pi\u00f9 estensivo del termine. Ed \u00e8 questa percezione della naturalezza, della sanit\u00e0 e della perfezione del mondo che rende il bambino fiducioso nel lieto fine delle fiabe, ma anche delle cose della vita reale (la differenza tra fiaba e realt\u00e0 non \u00e8 in lui, peraltro, cos\u00ec netta come lo \u00e8 nella mente dell&#8217;adulto); per lui, \u00e8 normale che il mago cattivo sia sconfitto e che venga punito, cos\u00ec come \u00e8 normale, nel senso di naturale, che i due innamorati protagonisti della fiaba, il principe e la principessa, superino ogni ostacolo che li divide e si riuniscano, per vivere a lungo felici e contenti. Questa fiduciosit\u00e0 del bambino nella giustizia e nel bene \u00e8 precisamente il tratto che suscita la tenerezza e il desiderio di protezione da pare dei genitori, e in genere degli adulti, verso di lui; e ci\u00f2 si spiega appunto col fatto che il mondo, per l&#8217;adulto, non \u00e8 buono, n\u00e9 bello, n\u00e9 giusto, e quindi egli si preoccupa di smorzare l&#8217;impatto che la realt\u00e0, prima o dopo, inevitabilmente causer\u00e0 al bambino, tremendamente ingenuo e disarmato di fronte ad esso.<\/p>\n<p>Resta tuttavia da verificare se la visione pessimistica dell&#8217;adulto sia, di per s\u00e9, pi\u00f9 veritiera, o, se si preferisce, meno lontana dal vero, di quanto lo \u00e8 la visione ingenua ed &quot;eccessivamente&quot; fiduciosa del bambino. Infatti, se \u00e8 vero, come abbiamo accennato, che il bambino ha cognizione della realt\u00e0 non solo attraverso il Logos, ma con la totalit\u00e0 del suo essere, e soprattutto con l&#8217;istinto, che in lui \u00e8 fortissimo, viene da chiedersi perch\u00e9 mai la natura avrebbe dotato il bambino, che \u00e8 l&#8217;adulto in potenza, di una percezione tanto illusoria e di una istintivit\u00e0 cos\u00ec fallace, invece che di una percezione realistica del mondo e di una istintivit\u00e0 che sia in accordo con le situazioni di fatto dell&#8217;esistenza, condizioni evidentemente necessarie per assicurargli dei margini di successo nella dura lotta per la vita che lo metter\u00e0 alla prova nel corso degli anni. La natura non agisce a caso e perci\u00f2 sarebbe inspiegabile una tale contraddizione, a meno di ritenere che l&#8217;essere umano, sin dall&#8217;infanzia, sia l&#8217;animale &quot;malato&quot; per eccellenza, cio\u00e8 il solo dotato di istinti e percezioni discordi rispetto alla situazione reale con cui si dovr\u00e0 cimentare per poter sopravvivere. Ma anche questa ipotesi appare difficilmente sostenibile, se si pensa che la &quot;malattia&quot; dell&#8217;uomo, rispetto agli animali, si potrebbe definire come un difetto di realismo nella percezione del mondo, perch\u00e9, in tal caso, essa sarebbe opera dell&#8217;ambiente e dell&#8217;educazione, i quali agiscono primariamente sulla sfera della volont\u00e0, e solo successivamente su quella della percezione. In altre parole, il fatto che un soggetto veda il mondo colorato in rosa, oppure in nero, difficilmente pu\u00f2 dipendere, in misura sostanziale, dall&#8217;influsso esercitato dall&#8217;ambiente, perch\u00e9 tale influsso non pu\u00f2 precedere la percezione del mondo, semmai accompagnarla e approfondirla; ma la percezione del mondo \u00e8, in se stessa, un fatto originario della coscienza, che solo successivamente verr\u00e0 caratterizzato in senso positivo o negativo da suggestioni esterne. In altre parole, e pur consapevoli che non \u00e8 possibile tracciare una netta linea divisoria fra la coscienza del bambino e quella dell&#8217;adulto, la percezione infantile del mondo \u00e8 una percezione originaria, sulla quale educazione e ambiente eserciteranno poi la loro influenza; pertanto, essa esprime un sentimento dell&#8217;essere che non \u00e8 un portato, o una deformazione, della mente adulta.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla probabile conclusione che il sentimento del mondo, proprio del bambino, \u00e8 armonioso, perfetto e quindi &quot;giusto&quot;: non c&#8217;\u00e8 nulla che non vada nel mondo, e le cose che non sono come dovrebbero essere, prima o poi saranno rimesse al loro posto, o restituite al loro destino. Ci\u00f2 significa che il bambino possiede in s\u00e9, innata, la nozione di quell&#8217;elemento che, nelle religioni superiori e in alcune filosofie, si chiama &quot;provvidenza&quot;, e che si pone agli antipodi della concezione casualista, meccanicista e materialista della realt\u00e0. Scoperta notevole: la famosa esclamazione di Renzo Tramaglino, nei <em>Promessi Sposi<\/em>, allorch\u00e9 dona i suoi ultimi denari al mendicante: <em>la c&#8217;\u00e8, la Provvidenza!<\/em>, non \u00e8 solo il frutto di una elaborazione intellettuale e di una razionalizzazione della mente adulta, sulla base di presupposti metafisici e teologici, ma scaturisce da un dato originario della coscienza, talmente originario che i suoi presupposti sono gi\u00e0 ravvisabili nella coscienza del bambino. Non si vuol dire, con ci\u00f2, che il bambino abbia gi\u00e0 chiara in s\u00e9 la nozione della Provvidenza, e forse neppure di un Dio onnipotente, amorevole e provvidente, nozioni che gli verranno fornite, e chiarite, dagli adulti. E tuttavia ci sono, in lui, i presupposti &quot;logici&quot; (lo scriviamo tra virgolette) perch\u00e9 tale nozione si insedi e si sviluppi naturalmente: il che significa che l&#8217;educazione religiosa non \u00e8 una forzatura, cui il bambino viene sottoposto artificialmente, e senza la quale crescerebbe libero e senza complessi, come sostengono i pedagogisti di orientamento libertario e irreligioso, bens\u00ec il naturale approfondimento di elementi psicologici e disposizioni spirituali che sono gi\u00e0 presenti, originariamente, nel suo essere, e senza i quali egli crescerebbe privo di qualcosa che gli \u00e8 connaturato. La vera forzatura, pertanto, non \u00e8 dare al bambino un&#8217;educazione religiosa, bens\u00ec rifiutargliela; come lo \u00e8 il volerla negare, strappare e distruggere nelle societ\u00e0 ove prendono il potere delle forze politiche veementemente contrarie alla religione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, non possiamo evitare di porci la domanda decisiva: se non c&#8217;\u00e8 nulla di fondamentalmente sbagliato, nel mondo, cos\u00ec come lo percepisce il bambino, perch\u00e9 gli adulti, invece, ne hanno, cos\u00ec spesso, non solo la percezione, ma anche una radicata convinzione? O, se si preferisce (dal momento che &quot;bambino&quot; e &quot;adulto&quot; non sono due categorie rigidamente separate, ma sono l&#8217;una l&#8217;embrione dell&#8217;altra): cosa spinge il bambino, una volta divenuto adulto, a rivedere e modificare radicalmente la propria percezione del mondo, e giudicarlo sbagliato, assurdo e ingiusto, mentre un tempo lo aveva visto bello, armonioso e incantato? Evidentemente, il fattore determinante \u00e8 stato la delusione. Ma perch\u00e9 l&#8217;adulto rimane deluso dal mondo, cos\u00ec come gli si manifesta, se non perch\u00e9 ha perso la nozione, istintiva o ragionata che sia, della Provvidenza, cio\u00e8 di una perfezione, e quindi di una giustizia che sovrintende al reale? Il che \u00e8 accaduto per un fatto preciso: l&#8217;aver rifiutato Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle pi\u00f9 grandi sorgenti di sapienza filosofica si trova nella frequentazione e nell&#8217;osservazione dei bambini. 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