{"id":24103,"date":"2021-03-28T06:51:00","date_gmt":"2021-03-28T06:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/03\/28\/come-la-perfidia-gesuita-ha-stravolto-la-vera-teologia\/"},"modified":"2021-03-28T06:51:00","modified_gmt":"2021-03-28T06:51:00","slug":"come-la-perfidia-gesuita-ha-stravolto-la-vera-teologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/03\/28\/come-la-perfidia-gesuita-ha-stravolto-la-vera-teologia\/","title":{"rendered":"Come la perfidia gesuita ha stravolto la vera teologia"},"content":{"rendered":"<p>La teologia (nell&#8217;etimologia greca, il <em>discorso su Dio<\/em>) come la intendono i cattolici \u00e8 un <em>unicum<\/em> che non trova riscontri nelle altre religioni. Solo in senso molto improprio si pu\u00f2 parlare di una teologia greca e romana, perch\u00e9 gli d\u00e8i, nel mondo antico, non si abbassano fino all&#8217;uomo e quindi non si rivelano mai del tutto, non si fanno conoscere pienamente; perci\u00f2 all&#8217;uomo non resta che speculare sulla loro natura, e la speculazione di un filosofo vale quella di un altro, ciascuno ha la sua idea soggettiva, senza un comune denominatore. Per l&#8217;islam \u00e8 dubbio che si possa parlare di una vera teologia: tutt&#8217;al pi\u00f9 esiste una teologia dogmatica, perch\u00e9 il <em>Corano<\/em> va letto e preso alla lettera, non c&#8217;\u00e8 niente da speculare, si deve solo osservarlo in tutte le sue prescrizioni. La sola religione non cristiana nella quale esiste una robusta e antica tradizione teologica \u00e8 il giudaismo, ma anche in questo caso con una grossa differenza rispetto a quella cristiana: in esso, come nell&#8217;islamismo, Dio si rivela solo ai profeti e mai in forma totalmente esplicita, meno che meno assume la dimensione umana. Perci\u00f2 anche in esso permane una distanza abissale fra Dio e l&#8217;uomo, e tutto quel che pu\u00f2 fare l&#8217;uomo \u00e8 attenersi alla legge: la <em>Torah<\/em> e la <em>Mishnah<\/em> orale nell&#8217;epoca pre-cristiana, la <em>Mishnah<\/em> scritta e soprattutto il <em>Talmud<\/em> in quella post-cristiana. Il cristianesimo, da parte sua, ha sempre incoraggiato lo sforzo intellettuale dell&#8217;uomo per conoscere Dio, e al tempo stesso ha sempre vigilato affinch\u00e9 tale sforzo proceda di pari passo con i dati della Rivelazione e cos\u00ec sia d&#8217;aiuto al credente a comprendere sempre meglio i contenuti della propria fede; cosa resa pi\u00f9 facile dal fatto che per il cristiano Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Dio che si fa uomo, e quindi si rivela pienamente agli uomini (<em>Gv<\/em> 17,6-11):<\/p>\n<p><em>6 Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7 Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8 perch\u00e9 le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. 9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perch\u00e9 sono tuoi. 10 Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11 Io non sono pi\u00f9 nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perch\u00e9 siano una cosa sola, come noi.<\/em><\/p>\n<p>E lo stesso concetto di una Rivelazione completa ed esaustiva Ges\u00f9 lo esprime anche rivolgendosi direttamente ai suoi discepoli (<em>Gv<\/em> 15,12-17):<\/p>\n<p><em>12 Questo \u00e8 il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ci\u00f2 che io vi comando. 15 Non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre l&#8217;ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch\u00e9 andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perch\u00e9 tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco cosa dice a proposito dell&#8217;Inferno il gesuita spagnolo Luis Alonso Sch\u00f6ckel (Madrid 1920-Salamanca 1998) nel suo libro <em>I miei occhi hanno visto la tua salvezza. Meditazioni bibliche sulla speranza<\/em> (titolo originale: <em>Esperanza. Meditaciones biblicas para la Tercera Edad<\/em>, Santander, Sal Terrae, 1991; traduzione di Lucio Sembrano, Edizioni Piemme, 1991, pp. 243-245):<\/p>\n<p><em>Ora, poich\u00e9 questo fuoco dell&#8217;Antico Testamento [ad es., quello che distrusse Sodoma] \u00e8 segno o simbolo del castigo escatologico definitivo, non \u00e8 strano che teologi cristiani lo abbiamo incorporato alle loro speculazioni al castigo ultimo, l&#8217;inferno; ma non si giustifica una interpretazione realistica letteralistica dei simboli senza fare una critica del linguaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>I due aspetti descritti [il fuoco divino dal punto di vista del Giudice e da quello del colpevole] ci possono servire per una riflessione immaginativa, cio\u00e8 in immagini, sul mistero del castigo finale (anche Ignazio si serve di immagini in questa meditazione).<\/em><\/p>\n<p><em>a) L&#8217;aspetto oggettivo del fuoco che consuma ci aiuter\u00e0 a sottolineare l&#8217;aspetto definitivo del castigo. Non ci sar\u00e0 indulto n\u00e9 sospensione n\u00e9 interruzione del castigo. Lo strumento compir\u00e0 la sua opera fino alla fine.<\/em><\/p>\n<p><em>b) L&#8217;aspetto personale ci pu\u00f2 aiutare a meditare sulla cosiddetta pena del danno; l&#8217;uomo finalmente conscio della necessit\u00e0 di unirsi con Dio per vivere per sempre, lo incontra adirato, indignato e sente con piena coscienza il terribile distacco da Dio: la sua ira accesa.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuna relazione pu\u00f2 impadronirsi dell&#8217;uomo come la relazione amichevole cin Dio: molti santi hanno dato testimonianza in vita di questa forza. L&#8217;incontro oltre la morte metter\u00e0 a nudo la preoccupazione, lascer\u00e0 nella carne viva l&#8217;ansia, e il desiderio rester\u00e0 frustrato. Sar\u00e0 un momento di un&#8217;atroce densit\u00e0, indescrivibile. L&#8217;immagine del volto adirato, dello sguardo indignato, ci aiuter\u00e0 nella nostra meditazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Passiamo al secondo punto: la durata. Nelle traduzioni latina e volgari dell&#8217;Antico Testamento, ricorre con frequenza l&#8217;aggettivo &quot;eterno&quot;; l&#8217;avverbio &quot;eternamente&quot; e i loro corrispondenti. In ebraico, la parola pi\u00f9 frequente \u00e8 &quot;&#8217;olam, le &#8216;olam&quot;, da sola o composta. Il termine ha un&#8217;ampia variet\u00e0 di significati, pu\u00f2 significare duraturo, vitalizio, perpetuo e anche definitivo. La distinzione si percepisce meglio nelle costruzioni negative: non perpetuamente = provvisoriamente, temporaneamente; perpetuamente no = mai, mai e poi mai. Il significato concreto dipende dal soggetto, dal contesto: &quot;Ti loder\u00f2 per sempre&quot; significa finch\u00e9 sono in vita. Ma non c&#8217;\u00e8 simmetria degli opposti: una vita definitiva deve essere perpetua; una morte definitiva non sar\u00e0 duratura. La distinzione concettuale tra indefinito e definitivo, ci permetter\u00e0 di maneggiare e leggere molti passi dell&#8217;Antico Testamento. Il capitolo 20 dell&#8217;Apocalisse [che per\u00f2 appartiene al Nuovo, nota nostra] si chiude con questo paragrafo:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa morte e l&#8217;abisso furono gettati nel lago di fuoco; questa \u00e8 la seconda morte, il lago di fuoco. E chi non era scritto nel registro dei vivi fu gettato nel lago di fuoco\u00bb (20,14-15).<\/em><\/p>\n<p><em>Al margine della riflessione biblica, possiamo pensare l&#8217;inferno o la perdizione finale come la contingenza della salvezza.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esistenza umana, tutta intera, \u00e8 contingente, qualunque suo punto \u00e8 tangente al non essere e nella misurai cui passa, cessa di essere. La morte \u00e8 evidenza e consumazione dell&#8217;esistere contingente. In modo analogo, la salvezza dell&#8217;uomo \u00e8 contingente, tutta intera \u00e8 circondata di perdizione, e l&#8217;uomo non pu\u00f2 forzare n\u00e9 assicurarsi per conto suo la salvezza; solo Dio pu\u00f2 controbilanciare la perdizione per mantenere e consumare la salvezza. La salvezza ultima e definitiva non sar\u00e0 pi\u00f9 contingente, grazie all&#8217;azione di Dio, perpetuamente salvatore. Finch\u00e9 vivo, devo sentire la mia salvezza minacciata dalla perdizione, temere per me e fidare in Dio. Guardando al mio passato, posso scoprire momenti o tappe nei quali la perdizione definitiva \u00e8 divenuta prossima, incombente; la sua contingenza mi si rivela ora, nel farne memoria. In quel momento o in quella tappa, Dio ha sostenuto la mia salvezza contingente. Guardando al mio passato, mi vedo ripetutamente salvato da Dio, dalla morte, per la mediazione di Cristo. Impressionato da ci\u00f2 che \u00e8 potuto essere, torno a guardare e a parlare con Cristo sulla croce (qui rientra il colloquio di Ignazio).<\/em><\/p>\n<p>Qui l&#8217;autore conclude quelli che modestamente chiama i suoi appunti sull&#8217;Inferno, ma a noi vien fatto di chiamarli sproloqui, e passa a parlare d&#8217;altro: ha seminato abbastanza confusione nel lettore, ma soprattutto gli ha inoculato la sua brava dose di veleno; veleno omeopatico, in modo che non se ne accorga se non molto pi\u00f9 tardi, o forse mai, e possa morire contento, col sorriso sulle labbra. Ci avete capito qualcosa, voi, di questo guazzabuglio di parole che sembrano usate allo scopo di dire e non dire, di complicare quello che \u00e8 semplice e di sconcertare il cattolico in buona fede? \u00c8 il tipico stile dei gesuiti, con la loro doppia verit\u00e0: una per se stessi e per i cristiani colti e &quot;adulti&quot; (leggi: gnostici e massoni), l&#8217;altra per le persone comuni, le quali non importa se non capiscono, forse capiranno pi\u00f9 tardi, ma in ogni caso si tratta del loro bene; quindi non \u00e8 un volgare inganno ma una sapiente pedagogia della manipolazione in dosi graduali e prudenti. Il cristiano &quot;adulto&quot; conosce le lingue antiche, sa come si deve leggere la <em>Bibbia<\/em>, sa di quali metafore si servono gli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento, nel loro parlare colorito; dunque lui sa meglio di chiunque altro cosa volesse realmente dire Iddio quando parlava per mezzo di quegli autori. Sa, per esempio, che per esprimere il concetto di durata infinita la parola pi\u00f9 frequente da essi usata \u00e8 <em>olam<\/em>, <em>le &#8216;olam<\/em>, da sola o composta; e tanto peggio per i comuni mortali che lo ignorano. Chi sa perch\u00e9, ma quando una persona indubbiamente colta e intelligente si mette a parlare, o a scrivere, in maniera palesemente incomprensibile, ci accade di drizzare le antenne, come se un campanello d&#8217;allarme iniziasse a squillare nella nostra mente. Siamo troppo sospettosi? Eppure non possiamo fare a meno di chiederci: davvero costui non si rende contro che il pubblico si sente preso in giro, come Renzo dal <em>latinorum<\/em> di don Abbondio, oppure si serve di quella voluta incomprensibilit\u00e0 per inoculargli qualche goccia di veleno senza che se ne renda conto? Ci capita, ad esempio, quando tentiamo di leggere i numerosi e ponderosi libri di un altro teologo che ora va per la maggiore nella chiesa di Bergoglio, monsignor Bruno Forte, del quale abbiamo gi\u00e0 parlato (cfr. <em>Le priorit\u00e0 della contro-chiesa: ecologia e unioni gay<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/12\/20); ed \u00e8 la stessa cosa coi quasi 100 libri e le centinaia di articoli di Sch\u00f6kel.<\/p>\n<p>Comunque, quel che riusciamo a capire nel guazzabuglio di sofismi sopra citato, \u00e8 che: 1) per descrivere l&#8217;Inferno, gli autori biblici usano l&#8217;immagine del fuoco, ma tutto sommato \u00e8 solo una metafora, per cui avrebbero potuto anche usarne un&#8217;altra (e pazienza se fior di Santi lo hanno <em>visto<\/em>, quel fuoco infernale, con tutte le anime dannate che ci cadono dentro; 2) l&#8217;esistenza umana \u00e8 contingente (bella scoperta), dunque anche la salvezza \u00e8 contingente (qui veramente la logica comincia a zoppicare in maniera vistosa); 3) <em>possiamo pensare<\/em> (non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la dottrina, certa e oggettiva, ma c&#8217;\u00e8 il soggettivismo ermeneutico) che l&#8217;inferno sia <em>la contingenza della salvezza<\/em>, continuamente minacciata e quindi piena d&#8217;angoscia e di spavento; 4) la salvezza ultima e definitiva tuttavia non pu\u00f2 essere contingente, ma solo Dio la pu\u00f2 dare (e qui si torna in carreggiata); 5) noi capiamo cos&#8217;\u00e8 l&#8217;Inferno ripensando a tutte le volte in cui la nostra anima \u00e8 stata in pericolo mortale ed \u00e8 stata sempre soccorsa da Dio. Conclusione: non solo all&#8217;Inferno non c&#8217;\u00e8 la pena del fuoco, ma non c&#8217;\u00e8 neppure l&#8217;Inferno inteso come dannazione definitiva; infatti Sch\u00f6kel opportunamente ci spiega che <em>non c&#8217;\u00e8 simmetria degli opposti: una vita definitiva deve essere perpetua; una morte definitiva non sar\u00e0 duratura<\/em>, pertanto l&#8217;inferno, che \u00e8 la morte dell&#8217;anima, non pu\u00f2 essere perpetuo, ma solo temporaneo. Almeno un altro gesuita, Hans Urs von Balthasar, ipotizzava che l&#8217;Inferno c&#8217;\u00e8, ma potrebbe anche essere vuoto; per Sch\u00f6kel non c&#8217;\u00e8 affatto, \u00e8 solo l&#8217;angoscia che proviamo in vita davanti alla possibilit\u00e0 della dannazione eterna. Ma la dannazione eterna \u00e8 una contraddizione in termini, Dio \u00e8 troppo buono per dannare qualcuno, e cos\u00ec alla fine salva tutti: buoni e cattivi, pentiti e impenitenti. Questo, almeno, \u00e8 quel che siamo riusciti a capire noi, spremendoci le meningi e rileggendo almeno otto volte le parole di questo celebre teologo spagnolo: cos\u00ec celebre, sebbene in Italia quasi nessuno lo conosca, che non appena scrive un libro, subito trova chi glielo traduce e lo pubblica da noi. Potenza proverbiale dei gesuiti. Ma no, stavamo scherzando: ci\u00f2 si deve solo ai meriti evidenti del suo stile e della sua teologia. Perch\u00e9 lui \u00e8 il classico esempio di come un biblista si fa teologo, e come da teologo gonfio di erudizione ci spiega come si deve leggere la <em>Bibbia<\/em> (e quindi qual \u00e8 la nostra fede); ossia non come la leggono i preti e come l&#8217;ha sempre insegnata la Chiesa, ma con gli strumenti della filologia e della linguistica comparata, come da un pezzo hanno insegnato a fare i teologi protestanti. Come dite? Che Ges\u00f9 parla pi\u00f9 volte dell&#8217;Inferno e del fuoco che vi arde perpetuamente, ad esempio quando dice (<em>Mt<\/em> 25,41): <em>Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli<\/em>? Eh, via, non stiamo a sottilizzare troppo. Anche Ges\u00f9 parlava per metafore, il fuoco \u00e8 una metafora e anche l&#8217;Inferno lo \u00e8. E se non ci credete il problema \u00e8 vostro, che avete cos\u00ec poca fede (nei gesuiti).<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teologia (nell&#8217;etimologia greca, il discorso su Dio) come la intendono i cattolici \u00e8 un unicum che non trova riscontri nelle altre religioni. 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