{"id":24097,"date":"2019-02-04T04:23:00","date_gmt":"2019-02-04T04:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/04\/come-litalia-si-gioco-il-ruolo-di-grande-potenza\/"},"modified":"2019-02-04T04:23:00","modified_gmt":"2019-02-04T04:23:00","slug":"come-litalia-si-gioco-il-ruolo-di-grande-potenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/04\/come-litalia-si-gioco-il-ruolo-di-grande-potenza\/","title":{"rendered":"Come l&#8217;Italia si gioc\u00f2 il ruolo di grande potenza"},"content":{"rendered":"<p>Il club della grandi potenze, nella prima met\u00e0 del XX secolo, comprendeva l&#8217;Italia, specialmente dopo la scomparsa dell&#8217;Austria-Ungheria e la partecipazione italiana alla vittoria dell&#8217;Intesa nella Prima guerra mondiale. La decisione del nostro Comando Supremo di rinviare per pi\u00f9 di quattro mesi l&#8217;offensiva sul Piave, dopo l&#8217;insuccesso austriaco nella Battaglia del Solstizio del giugno 1918, ebbe il suo peso nel far apparire come non decisiva la vittoria sul fronte italiano, mentre la verit\u00e0 \u00e8 che essa fu realmente decisiva. Infatti la Germania si arrese &#8212; l&#8217;ammissione \u00e8 del generale Ludendorff &#8212; quando, in seguito al crollo dell&#8217;Austria, si trov\u00f2 con il fianco meridionale scoperto e l&#8217;esercito italiano in condizioni di proseguire la marcia da Trento e Bolzano, attraverso il Brennero, fino al cuore della Germania stessa. Il ritardo nell&#8217;offensiva finale compromise fatalmente la posizione della delegazione italiana a Versailles, indebolendo la forza diplomatica dell&#8217;Italia, sicch\u00e9 Orlando e Sonnino vennero trattati come parenti poveri da Clemenceau, Lloyd George e Wilson, liberi ormai di disporre del mondo a loro piacimento. Ad ogni modo, qualche anno dopo l&#8217;Italia ottenne la parit\u00e0 negli armamenti navali con la Francia, per cui la Marina italiana entr\u00f2 nel gruppo delle cinque marine da guerra pi\u00f9 potenti del mondo. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, sia la Germania che l&#8217;Unione Sovietica si erano rialzate dal tracollo di vent&#8217;anni prima ed erano di nuovo potenze di prima grandezza; e bench\u00e9 l&#8217;Italia non potesse certo sostenere un confronto sul piano della forza militare o industriale con simili giganti, pure il possesso di una grande marina, unito alla conquista dell&#8217;Impero, ne faceva comunque una delle grandi potenze mondiali, sicch\u00e9 il 27 settembre del 1940 l&#8217;Italia pot\u00e9 firmare il patto Tripartito con la Germania e il Giappone su un piano di assoluta parit\u00e0 formale con esse. Del resto, nemmeno il Giappone possedeva le materie prime strategiche, e quanto all&#8217;industria, era ben lungi dal poter competere con quella statunitense, o russa, o britannica. I capi politici e militari del Giappone avevano per\u00f2 una cosa che faceva difetto ai loro colleghi italiani: una chiara concezione strategica per fare del loro Paese una grande potenza non solo nominale, ma effettiva. La grande marina giapponese era destinata ad essere gettata nella lotta senza riguardi, ma badando unicamente alla meta da raggiungere: il dominio del Pacifico. E quel dominio, a sua volta, aveva una ragione precisa: assicurare alla madrepatria le materie prime strategiche per rendere il Giappone autonomo dal punto di vista industriale, a cominciare dal combustibile. I capi politici e militari dell&#8217;Italia, invece &#8212; e questa \u00e8 una precisa responsabilit\u00e0 del fascismo &#8212; si cullarono nello <em>status<\/em> teorico di grande potenza e pretesero di fare un politica da grande potenza, senza avere non solo i mezzi di una vera grande potenza, ma senza averne neppure una chiara concezione strategica. Le trasvolate atlantiche di Italo Balbo, ad esempio, avevano creato l&#8217;impressione che l&#8217;Italia fosse all&#8217;avanguardia nella nuova arma aerea; invece, quando si arriv\u00f2 al dunque, si vide che era stata curata l&#8217;apparenza, ma non la sostanza, che \u00e8 fatta di continui aggiornamenti tecnologici. I nostri aerei che andarono a bombardare l&#8217;Inghilterra apparvero agli alleati tedeschi come veri pezzi da museo; e a subire l&#8217;incursione degli aerosiluranti a Taranto fu l&#8217;Italia, la cui flotta sub\u00ec un colpo durissimo, proprio come gli Stati Uniti subirono quella di Pearl Harbor, con la differenza che l&#8217;Italia, come il Giappone, aveva scelto di entrare in guerra contro un nemico gi\u00e0 impegnato nella lotta, ma, a differenza del Giappone, non aveva saputo sfruttare il fattore sorpresa. Se i capi politici e militari dell&#8217;Italia avessero avuto una chiara concezione strategica, avrebbero sferrato subito, nell&#8217;estate del 1940, il colpo su Malta, che avrebbe reso la marina italiana padrona del Mediterraneo, proprio come i giapponesi sferrarono subito il colpo su Singapore: la flotta britannica di Gibilterra e quella di Alessandria si tenevano gi\u00e0 pronte a evacuare il Mediterraneo. Non lo fecero quando si resero conto che l&#8217;Italia aveva dichiarato guerra, ma non aveva nessuna voglia di farla. Se l&#8217;Italia avesse preso Malta e Suez nei primi mesi di guerra, l&#8217;intero conflitto avrebbe avuto un andamento completante diverso, a noi molto pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n<p>Ma per essere una grande potenza, bisogna che i capi possiedano una mentalit\u00e0 da grande potenza; cosa che non solo non avveniva, ma la realt\u00e0 era tutto il contrario: una bella fetta delle classi dirigenti faceva il tifo per il nemico e si augurava la sconfitta dell&#8217;Italia. Questo obiettivo accomunava la grande borghesia finanziaria e industriale e la dirigenza dei partiti di sinistra, comunisti e socialisti, pi\u00f9 i cattolici; in altre parole, nel 1940 esisteva gi\u00e0 la convergenza d&#8217;interessi che avrebbe portato alla Repubblica democratica e antifascista del 1946, un brutto compromesso tra forze politiche e sociali diversissime, accomunate solo da una cosa: l&#8217;odio e il disprezzo per la propria Patria e il desiderio di mettersi al pi\u00f9 presto possibile all&#8217;ombra di un protettore straniero: gli Stati Uniti per le classi dirigenti borghesi, l&#8217;Unione Sovietica per i dirigenti e i militanti socialisti e comunisti. Fra parentesi, il quadro non \u00e8 mutato: quel senso di odio e disprezzo per la propria Patria e quel servile desiderio di mettersi al riparo di un potere stranero sono rimasti, sono solo cambiati gli schieramenti: ora a sostenere gli Stai Uniti (e l&#8217;Unione Europea) sono i gruppi dirigenti di sinistra, pi\u00f9 il vertice della Chiesa cattolica (questa \u00e8 la grande novit\u00e0, si fa per dire), mentre a guardare con speranza alla Russia sono i gruppi populisti e sovranisti, considerati come espressioni della destra. Ma su una cosa sono tutti d&#8217;accordo: che l&#8217;Italia non sa far da sola; non pu\u00f2 far da sola; non pu\u00f2, per esempio, uscire dall&#8217;UE e neppure dall&#8217;euro, perch\u00e9 da sola non conterebbe nulla (come se attualmente contasse qualcosa): mentalit\u00e0 auto-svalutativa che \u00e8 l&#8217;esatto contrario di quel che si richiede a un popolo, anche a un grande popolo, come lo \u00e8 il popolo italiano, per essere una grande potenza. Il nodo della questione \u00e8 tutto qui: se la Germania \u00e8 in procinto di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;OUN, mentre l&#8217;Italia no, la vera ragione \u00e8 questa, non il fatto che l&#8217;economia tedesca va pi\u00f9 forte di quella italiana (il che dipende in gran parte dai meccanismi truffaldini dell&#8217;euro, voluti dalla BCE appunto per favorire la Germania e penalizzare l&#8217;Italia). E se l&#8217;India ha potuto trattenere per anni i nostri due mar\u00f2 come non avrebbe osato fare con un altro grande Paese europeo, ad esempio la Francia, non \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;Italia ha una minor forza militare della Francia, ma perch\u00e9 l&#8217;Italia, anche se avesse una forza militare rispettabile, non avrebbe la propensione ad usarla. Lo si \u00e8 visto nel caso della marina, quando l&#8217;Italia aveva una delle maggiori marine al mondo, appunto nel 1940. Vale la pena di rievocare quella vicenda, perch\u00e9 \u00e8 la chiave per capire tante cose, anche del presente.<\/p>\n<p>Dicevamo che il pre-requisito essenziale per essere una grande potenza \u00e8 quello di ragionare da grande potenza. Se un Paese ha una grande marina, ma non sa o non vuole usarla, come \u00e8 accaduto nel 1940; se preferisce giocare al risparmio e attendere che a vincere la guerra siano i suoi alleati, ci\u00f2 crea fatalmente le condizioni perch\u00e9 quel Paese venga retrocesso, a guerra finita, al rango di potenza secondaria, perfino indipendentemente dall&#8217;esito della guerra. La Germania \u00e8 uscita distrutta dalla Seconda guerra mondiale, ma \u00e8 di nuovo il primo Paese d&#8217;Europa e sta per avere un seggio permanente all&#8217;ONU: questa \u00e8 la prova che l&#8217;essenziale non \u00e8 vincere o perdere, ma avere una classe dirigente che crede fermissimamente nel destino della propria Patria. Credere nel destino significa saper rischiare anche la cosa pi\u00f9 preziosa, e tale era il caso della nostra flotta nel1940. Pur senza il radar e con molti altri difetti (la mancanza di addestramento al combattimento notturno, per esempio) la flotta italiana del 1940 era magnifica, ed era costata molti quattrini. Fu un errore non gettarla decisamente nella lotta; fu un errore non impegnare lo scontro decisivo con la flotta britannica &#8211; la Francia era gi\u00e0 uscita di scena, e con lei la sua flotta -; ma l&#8217;errore peggiore di tutti fu quello di consegnarla, l&#8217;8 settembre del 1943, senza averla gettata nella battaglia finale. Battaglia finale che essa, probabilmente, avrebbe perduto: ma il solo fatto di combatterla avrebbe salvato all&#8217;Italia il rango di grande potenza, almeno in senso morale; e quando c&#8217;\u00e8 quello, il futuro \u00e8 ancora aperto a tutte le possibilit\u00e0. Mentre quando ci si arrende come l&#8217;Italia si \u00e8 arresa, e quando si consegna una flotta come la flotta italiana si \u00e8 consegnata, si perde ogni diritto a essere stimati dalle altre nazioni e bisogna rassegnarsi al ruolo di nazione secondaria. Le cose stanno cos\u00ec: era la flotta a fare dell&#8217;Italia una grande potenza, ma quella flotta bisognava usarla da grande potenza, a costo di perderla (come il Giappone perse la sua a Midway). Persa la flotta, l&#8217;Italia ha perso il rango di grande potenza; ma il male pi\u00f9 grande \u00e8 <em>come<\/em> l&#8217;ha persa, cio\u00e8 consegnandola senza combattere e vanificando, cos\u00ec, il lungo sacrificio di tanti coraggiosi marinai.<\/p>\n<p>Una delle migliori ricostruzioni del clima in cui L&#8217;Italia ha consegnato la sua flotta, e con ci\u00f2 stesso non solo ha perduto il rango di grande potenza, ma si \u00e8 giocata il suo futuro di nazione rispettata e autorevole nel consesso delle altre nazioni, lo abbiamo trovato nel libro di Enrico Cacciari <em>Due guerre per una sconfitta<\/em>, (Palermo, Cusimano Editore, 1967, pp. 224-226):<\/p>\n<p><em>La resa della nostra marina ebbe conseguenze politico-militari di indubbio valore per le sorti della guerra; e ci\u00f2 perch\u00e9 essa rappresent\u00f2 per gli alleati l&#8217;immediato beneficio di diventare, da un&#8217;ora all&#8217;altra, padroni del Mediterraneo e perch\u00e9 consent\u00ec loro di intensificare con l&#8217;accresciuta disponibilit\u00e0 di naviglio, la lotta nel Pacifico contro il Giappone. Comment\u00f2 allora il Primo Lord dell&#8217;Ammiragliato che &quot;la capitolazione della flotta italiana significa una svolta decisiva nella guerra marittima. L&#8217;equilibrio delle forze marittime si \u00e8 completamente spostato e noi saremo in grado di concentrare tutte le nostre in Estremo oriente in soccorso della Cina&quot;. Tutto questo non poteva sfuggire alla valutazione degli Stati Maggiori delle nostre navi, composti da uomini scelti per cultura e intelligenza, educato alla scuola severa del dovere e animati dalle leggi dell&#8217;onore di una lunga tradizione marinara, che combatterono una tremenda battaglia interiore prima di risolversi a prendere il partito che presero soltanto perch\u00e9 ingannati dagli uomini di Roma.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo va detto, questa va ricordato. Gli anglo-americani ottennero la nostra flotta con il bluff che precedette la firma della capitolazione e per l&#8217;aiuto di coloro che, della capitolazione artefici, vollero a tutti i costi perfezionare il loro delitto. E va detto e va ricordato, non fosse altro per trovare in noi la forza per insegnare ai nostri figli la necessit\u00e0 di smentire concretamente quanto Smith [Walter Bedell Smith, capo di Stato Maggiore del comandante in capo alleato, l&#8217;americano D. Eisenhover] nell&#8217;occasione ebbe a dire: che, cio\u00e8, &quot;con la consegna della sua flotta, l&#8217;Italia era sparita dalla scena politica e non avrebbe potuto mai pi\u00f9 ritornare ad essere una grande potenza&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>E veniamo al racconto delle peripezie che portarono le nostre navi a Malta.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 6 settembre, tre giorni dopo la forma dell&#8217;armistizio, l&#8217;ammiraglio De Courten, che dell&#8217;avvenuta capitolazione era edotto, impartiva telegraficamente questi ordini alle nostre squadre navali di Taranto e de La Spezia: predisporsi ad attaccare un grosso convoglio nemico in presunta rotta su Salerno; tentare ad ogni costo di impedire lo sbarco delle fanterie; le navi da battaglia, ove non fosse loro riuscito di prendere contatto con le grosse unit\u00e0 nemiche, dovevano portarsi sulla costa &#8212; magari affondandosi &#8212; e di l\u00e0 torre fino all&#8217;ultimo colpo contro il convoglio.<\/em><\/p>\n<p><em>Con questi ordini &#8212; impartiti con la coscienza di non farli eseguire &#8212; logico che i nostri equipaggi, la mattina dell&#8217;otto settembre, pensassero unicamente allo scontro che, tra poche ore, li avrebbe messi di fronte all&#8217;avversario da essi mai temuto. Sempre in quella mattinata, gli ammiragli di squadra erano stati convocati a Roma da De Courten il quale conferm\u00f2 gli ordini, raccomand\u00f2 di stare all&#8217;erta, ma non fece cenno alcuno di quanto era stato combinato a Cassibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli ammiragli comandanti delle Squadre erano appena rientrati in sede che la radio inglese, americana e italiana &#8212; annunciavano la capitolazione. Ma gli anglo-americani, come continuazione del bluff iniziato a Lisbona, cominciarono a barare e furono diffuse, sempre via radio, comunicazioni atte ad ingannare gli stati maggiori delle nostre navi ai quali gi\u00e0 da Roma cominciavano a pervenire strani messaggi-ordine.<\/em><\/p>\n<p><em>Tra le notizie che gli alleati si affrettarono a diffondere, a proposito della resa della Marina, nell&#8217;evidente preoccupazione di un auto-affondamento della nostra flotta, era quella rassicurante sulla sorte delle nostre unit\u00e0 che garantiva esse non sarebbero state considerate n\u00e9 prigioniere, n\u00e9 bottino di guerra. Un proclama dell&#8217;ammiraglio Cunningham, trasmesso quasi in continuazione dalla radio di Algeri e di Malta, esortava i nostri equipaggi ad eseguire gli ordini ricevuti per poter concorrere &#8211; diceva lui &#8212; ad assicurare l&#8217;approvvigionamento dell&#8217;Italia affamata. Alle menzogne degli alleati si aggiunse l&#8217;inganno di Roma; telegraf\u00f2 il Supermarina agli ammiragli di portare la squadra a Malta; ma raccomandava e assicurava: &quot;per ordine del re eseguite lealmente le clausole dell&#8217;armistizio, siate certi che la bandiera non sar\u00e0 ammainata e ricordatevi che dalla vostra obbedienza dipendono le sorti della Patria&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di parlarne nelle pagine precedenti: negli alti comandi della nostra marina si era purtroppo annidato il tradimento. La struttura del telegramma sopra riferito d\u00e0 la misura della capacit\u00e0 e del grado di fellonia di questi uomini indegni che ben sapevano come ricattare sentimentalmente l&#8217;animo leale dei nostri marinai. Con quell&#8217;oscura dizione &quot;ricordatevi che dalla vostra obbedienza dipendono le sorti della Patria&quot;, essi riuscirono ad insinuare, nella mente e nel cuore dei nostri equipaggi, il dubbio, poich\u00e9 la salvezza della Patria era per essi preminente sopra ogni altra valutazione.<\/em><\/p>\n<p>Il tradimento, quindi, ci fu, ma fu pi\u00f9 politico che militare; non degli ammiragli in mare &#8211; ricordiamo il valoroso ammiraglio Begamini, che si sacrific\u00f2 con la <em>Roma<\/em>, ma che certamente non avrebbe accettato di condurre la sua corazzata a Malta, una volta compreso che di una resa si trattava, e di una resa ignominiosa, senza condizioni &#8212; ma piuttosto degli ammiragli ben piazzati sulle loro poltrone, a Roma, presso Supermarina. In altre parole, il tradimento era parte integrante della nostra classe dirigente, e non solo della casta navale e militare, ma dei finanzieri, dei grandi industriali e dei diplomatici di carriera: tutti interessati a saltar gi\u00f9 dal carro del perdente e ad assicurarsi un posto su quello del vincitore. L&#8217;ammiraglio De Courten, che ingannava deliberatamente comandanti ed equipaggi e li spediva a Malta, ad arrendersi, quando gi\u00e0 sapeva che l&#8217;Italia, tramite il generale Castellano, aveva firmato l&#8217;armistizio di Cassibile, offre un esempio del clima torbido che regnava nelle alte sfere politico-militari di un Paese impegnato strenuamente in una guerra gigantesca, che gi\u00e0 aveva avuto centinaia di migliaia di morti e lottava disperatamente per la vita e per la morte, cio\u00e8 per sopravvivere come nazione indipendente e sovrana.<\/p>\n<p>Enrico Cacciari sostiene che, se comandanti ed equipaggi avessero saputo che la meta dell&#8217;ultima crociera era Malta, si sarebbero rifiutati di sottostare a una tale umiliazione: che avrebbero scelto o di affrontare il nemico in un&#8217;ultima battaglia, se la resa non era ancora stata firmata, oppure di autoaffondarsi, se la resa era gi\u00e0 stata firmata. Certo, \u00e8 possibile vedere le cose in questo modo. Noi, per\u00f2, invece di arrischiare ipotesi su quel che avrebbe potuto essere, preferiamo restare sul terreno dei fatti; e osserviamo che, per una marina degna di questo nome, la marina di una grande potenza, non vi \u00e8 spazio per il &quot;dubbio&quot; adombrato dal menzognero telegramma di Supermarina, nel senso che non \u00e8 nemmeno pensabile una &quot;salvezza della Patria&quot; che prescinda dall&#8217;onore delle sue forze armate. Vi sono cose che una nazione non pu\u00f2 sacrificare, se vuol conservare la stima di se stessa e degli altri, e l&#8217;onore \u00e8 la prima fra esse. Supermarina scelse le navi senza onore, e alla fine l&#8217;Italia perse sia l&#8217;onore che le navi. Le navi, dopotutto, sono pezzi di lamiera muniti di motori e cannoni: non hanno un&#8217;anima. L&#8217;anima della flotta \u00e8 la volont\u00e0 di coloro che la guidano in battaglia: perch\u00e9 le navi sono fatte per essere usate, non per essere risparmiate in vista di giochetti politici e furberie da quattro soldi. L&#8217;Italia, al tavolo della pace, fu trattata come meritava; a nulla valse che uomini De Courten, tardivamente, chiedesse che la flotta rimanesse, intatta, all&#8217;Italia, in considerazione della sua co-belligeranza: gli alleati se ne infischiarono di promesse e blandizie ormai superate, e se la spartirono. E neppure allora essa ebbe la fierezza di auto-affondarsi. Il dottor Goebbles, che era un uomo intelligente, in quei giorni scriveva sul suo diario: <em>Gli italiani non vogliono essere una grande potenza<\/em>. Giudizio esattissimo. Ma una mentalit\u00e0 da grande potenza non s&#8217;improvvisa; e un popolo che per secoli, come diceva Mussolini, \u00e8 stato incudine, non diviene martello da un giorno all&#8217;altro. E qui torniamo al presente. Gli italiani sono stati abituati a pensare che l&#8217;Italia, da sola, non pu\u00f2 farcela, che non conta nulla; che pu\u00f2 essere qualcosa, che pu\u00f2 avere una ripresa economica, solo restando in un&#8217;alleanza, che sia la NATO o l&#8217;UE. Perci\u00f2, se capita un governo che vuol fare gli interessi del&#8217;Italia, e non della NATO o della UE, subito una parte degli italiani, e la maggior parte della classe dirigente, si mette a fare il tifo contro di lui, e a dar ragione ai poteri straneri. Si arriva al punto che l&#8217;ultrasinistra, tramite il <em>Manifesto<\/em>, difende il neocolonialismo francese, pur di dar torto a Di Maio sulla questione del franco africano; mentre la solita magistratura di sinistra mette sotto inchiesta il ministro dell&#8217;Interno, reo di aver difeso i confini, proibendo lo sbarco all&#8217;ennesimo barcone di clandestini. Si spiega cos\u00ec la nostra irrilevanza internazionale. Ed ecco la Francia attaccare la Libia, poi alimentarne il caos, per soffiarci il suo petrolio sotto il naso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il club della grandi potenze, nella prima met\u00e0 del XX secolo, comprendeva l&#8217;Italia, specialmente dopo la scomparsa dell&#8217;Austria-Ungheria e la partecipazione italiana alla vittoria dell&#8217;Intesa nella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[178],"class_list":["post-24097","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24097","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24097"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24097\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}