{"id":24095,"date":"2019-12-22T08:54:00","date_gmt":"2019-12-22T08:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/22\/come-linghilterra-tratto-gli-alleati-francesi-nel-1940\/"},"modified":"2019-12-22T08:54:00","modified_gmt":"2019-12-22T08:54:00","slug":"come-linghilterra-tratto-gli-alleati-francesi-nel-1940","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/22\/come-linghilterra-tratto-gli-alleati-francesi-nel-1940\/","title":{"rendered":"Come l&#8217;Inghilterra tratt\u00f2 gli alleati francesi nel 1940"},"content":{"rendered":"<p>I vincitori scrivono la storia: non scordiamoci mai questa semplice verit\u00e0, se vogliamo evitare di farci manipolare dal potere. Il poter vigente \u00e8 quella finanziario, ed \u00e8 uscito rafforzato e definitivamente vittorioso dall&#8217;ultimo cimento in cui ha dovuto battersi <em>anche<\/em> con le armi per mantenere il suo dominio planetario: la Seconda guerra mondiale, che \u00e8 stata veramente lo scontro del sangue contro l&#8217;oro. I due grandi centri finanziari erano, e sono, Londra e New York: guarda caso, le due capitali vittoriose, dalle quali il mondo \u00e8 stato sommerso, dopo il 1945, oltre che dalla <em>Coca-Cola<\/em>, dalle bistecche di McDonald&#8217;s e dal <em>chewingum<\/em>, da una marea di film, programmi televisivi, romanzi, poesie, giornalini a fumetti, dischi di musica leggera, e naturalmente corsi di lingua inglese, vacanze-studio e corsi universitari a Oxford o ad Harvard: tutto ci\u00f2 che assicura il dominio dell&#8217;immaginario collettivo e delle strutture del pensiero; giacch\u00e9 parlare una determinata lingua significa anche incominciare a <em>pensare<\/em> in quella lingua, e non pi\u00f9 come si pensava prima. Limitandoci alla Gran Bretagna, il Premio Nobel per la Letteratura venne assegnato, nel 1953, a Winston Churchill, il massimo artefice della guerra di distruzione che ha seppellito l&#8217;Europa sotto montagne di macerie e di vittime innocenti dei bombardamenti terroristici, principalmente per la sua <em>Storia della Seconda guerra mondiale<\/em>, nella quale ha fornito la sua versione di quei fatti; la motivazione ufficiale parla della sua <em>padronanza della descrizione storica e biografica<\/em> e della <em>brillante oratoria in difesa dei valori umani<\/em>. Proprio cos\u00ec: <em>in difesa dei valori umani!<\/em> Ci\u00f2 fa il paio con il Premio Nobel per la Pace assegnato nel 2009 al neo-eletto Barack Obama, <em>per aver rafforzato la diplomazia internazionale e la collaborazione fra i popoli<\/em>, come recita la motivazione del Comitato di Oslo. Non \u00e8 uno scherzo: Obama, uno dei pi\u00f9 cinici e spietati presidenti americani degli ultimi centro anni! Ebbene: se a vincere la Seconda guerra mondiale fossero stati i Paesi dell&#8217;Asse, chi avrebbe vinto il Premio Nobel, negli anni successivi? Quali canzoni avrebbero invaso il mercato musicale, quali film avrebbero spopolato nelle sale cinematografiche, quali romanzi sarebbero stati i pi\u00f9 venduti in libreria? E quali sarebbero state le lingue pi\u00f9 esportate, ammirate, studiate in Europa e nel resto del mondo? Non crediamo che sia una battuta ipotizzare che il <em>Mein Kampf<\/em> avrebbe vinto il Nobel per la letteratura: se lo hanno dato a Churchill&#8230; Al posto dei <em>Beatles<\/em>, il mercato della musica leggera sarebbe stato saturato da qualche gruppo tedesco o italiano; al posto del monopolio cinematografico di Hollywood, quello di Cinecitt\u00e0; e le vacanze-studio che i nostri giovani vanno a fare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, pieni di reverente ammirazione per quelle societ\u00e0 e quei sistemi scolastici, i giovani inglesi e americani verrebbero a farle ora in Germania e in Italia, e magari in Giappone. Chi vince piglia tutto, occupa tutti gli spazi, materiali e mentali, e vive di rendita a tempo indeterminato, se non altro grazie alla sua moneta; chi perde resta a bocca asciutta e deve adeguarsi al ruolo di consumatore dei beni e dei servizi prodotti dai vincitori, e di fornitore di mano d&#8217;opera per la loro crescita economica.<\/p>\n<p>Dunque, tornando alla Gran Bretagna, c&#8217;\u00e8 una leggenda dura a morire: che quella nazione, sola, isolata, impavida, abbia resistito alla furia nazista e si sia battuta contro forze strapotenti per la libert\u00e0 del mondo; che l&#8217;Europa, in particolare, le sia eternamente debitrice per essersi fatta carico di guidare la crociata internazionale in difesa della democrazia, contro le abominevoli dittature del Tripartito. Meraviglioso, piccolo popolo innamorato della libert\u00e0, e pronto ad affrontare i pi\u00f9 duri sacrifici per amore della giustizia, ad esempio in difesa della povera Polonia, ingiustamente aggredita! Quanto importasse della Polonia ai governanti britannici lo si sarebbe visto nel febbraio 1945, alla Conferenza di Yalta, allorch\u00e9 la regalarono a Stalin, insieme a tutti gli altri Paesi centro-orientali: a un dittatore non meno brutale e sanguinario di Hitler. E gi\u00e0 che c&#8217;erano, gli regalarono anche quei milioni di combattenti antisovietici che avevano lottato con l&#8217;Asse ed ora, avvicinandosi la fine della guerra, erano in procinto arrendersi all&#8217;esercito inglese, ma si videro consegnare direttamente al boia georgiano affinch\u00e9 li sterminasse subito o li spedisse nei <em>gulag<\/em> della Siberia. E lo stesso cinismo mostrato verso la Polonia &#8212; la quale, si ricordi, probabilmente non avrebbe rifiutato di trattare con Hitler per il Corridoio di Danzica, se Londra non le avesse garantito una cambiale in bianco; cambiale poi onorato solo formalmente &#8212; il governo britannico lo avrebbe mostrato anche verso l&#8217;alleata di ferro, la Francia, dopo la disfatta dell&#8217;esercito francese e il fortunoso reimbarco del proprio corpo di spedizione a Dunkerque. Tutti sanno che, in quella occasione, la flotta inglese riusc\u00ec a reimbarcare e condurre in Inghilterra circa 340.000 combattenti (<em>Operazione Dynamo<\/em>), anche se resta da spiegare l&#8217;inerzia della <em>Wehrmacht<\/em> , che forse ha a che fare col successivo volo di Rudolf Hess e un&#8217;ipotesi di pace anglo-tedesca, lasciata sperare all&#8217;ingenuo Hitler e poi rimangiata da Churchill, fautore della guerra fino alla distruzione totale del nemico; tutte cose legate forse alla spasmodica ricerca dei <em>Diari<\/em> di Mussolini da parte del premier inglese dopo la fine della guerra. Hitler fu fatto cadere in una trappola, come ormai \u00e8 certo che accadde a Saddam Hussein quando gli fu fatto credere che le potenze anglosassoni avrebbero chiuso un occhio sull&#8217;invasione del Kuwait, e invece la usarono come pretesto per distruggerlo? Difficile dirlo. Ma, tornando ai misteri di Dunkerque, di quei 340.000 uomini evacuati all&#8217;ultimo momento bisogna precisare che ben 115.000 erano francesi, sia soldati che marinai. Le vicende di quegli sfortunati combattenti sono state raccontate in un libro stampato a caldo e poi fatto sparire dopo la guerra, sicch\u00e9 oggi \u00e8 quasi introvabile, scritto da uno di essi, il tenente di marina Georges Blond. Il suo racconto riguarda le vicende occorse agli equipaggi delle navi francesi che si rifugiarono nei porti inglesi dopo la disfatta alleata nella campagna di Francia. Il 22 giugno 1940, a Compi\u00e8gne, i rappresentanti del governo di P\u00e9tain firmarono l&#8217;armistizio con la Germania e il 24 giugno, a Villa Incisa, con l&#8217;Italia. In Inghilterra per\u00f2 si era rifugiato il generale De Gaulle, il quale il 18 giugno aveva lanciato un appello, sulle onde di Radio Londra, col quale incitava il popolo francese a non rassegnarsi alla sconfitta e a proseguire la lotta, che presto, afferm\u00f2, sarebbe divenuta mondiale (come faceva a saperlo?; evidentemente Churchill gli aveva comunicato, in via confidenziale, che il suo amico Roosevelt stava recitando la commedia della neutralit\u00e0 di fronte al popolo americano, ma aveva in animo di entrare nel conflitto alla prima occasione possibile). A quel punto, esistevano di fatto due governi francesi: uno, legittimo, che aveva firmato la resa con le potenze dell&#8217;Asse a nome dell&#8217;intera nazione; l&#8217;altro, espatriato in Gran Bretagna, che voleva proseguire la lotta e si rivolgeva direttamente ai francesi, scavalcandolo quello di Vichy. Noi tutti siamo abituati, perch\u00e9 cos\u00ec ci ha fatto credere la narrazione storica dei vincitori, che il governo &quot;vero&quot; fosse quello di De Gaulle; ma la verit\u00e0 \u00e8 che il popolo francese si riconosceva al novanta per cento nel legittimo governo di P\u00e9tain, e il fatto che la vulgata dominante lo abbia poi raffigurato come un governo asservito a Hitler non sposta d&#8217;un millimetro questi fatto, dato che i fatti hanno la qualit\u00e0, o il vizio, secondo i punti di vista, di non cambiare come banderuole al vento dei vincitori: sono l\u00ec, e bisogna giudicarli per quel che sono, non per ci\u00f2 che si vorrebbe fossero stati. Inutile dire che, dopo lo sbarco in Normandia, la &quot;liberazione&quot; di Parigi e la rinascita della Francia gollista, tutti quanti, a cominciare dai francesi stessi, hanno abbracciato entusiasticamente l&#8217;opinione che la &quot;vera&quot; Francia sia sempre stata quella di De Gaulle, il quale non aveva riconosciuto la sconfitta del 1940; ma i fatti, ahim\u00e8, dicono il contrario, e dunque bisogner\u00e0 farsene una ragione.<\/p>\n<p>Pertanto, dopo aver trattenuto nei suoi porti le navi francesi, il 3 luglio il governo britannico decise d&#8217;impadronirsene con la forza: aveva bisogno di rafforzare la sua flotta con tutto ci\u00f2 che poteva raffazzonare, e &#8212; come allora si disse &#8211; impedire che quelle navi cadessero nelle mani dei tedeschi. Ci\u00f2 che ne pensavano le autorit\u00e0 francesi e gli equipaggi direttamene interessati, a Churchill non importava affatto. Del resto, questa azione banditesca era in linea con la politica navale britannica di sempre: non fu proprio per il sequestro, arrogante e illegale, di due navi da guerra turche, nel 1914, che il governo ottomano, ancora neutrale, fu spinto ad allearsi con la Germania nella Prima guerra mondiale? L&#8217;azione con la quale gli inglesi s&#8217;impadronirono, armi alla mano, delle navi francesi, merita pienamente l&#8217;aggettivo di <em>brigantesca<\/em> ed \u00e8 descritta in ogni particolare dal tenente Bond, che si trovava a bordo della corazzata <em>Paris<\/em> in qualit\u00e0 di aiutante di bandiera dell&#8217;ammiraglio francese comandante la squadra. Basti dire che i picchetti d&#8217;assalto mandarono avanti degli uomini con le insegne della Croce Rossa, per meglio ingannare le vittime; e che quando gli equipaggi si resero conto di cosa stesse accadendo e pensarono di autoaffondarsi, i cannoni del porto furono diretti contro le loro navi, minacciandole di distruzione immediata se avessero tentato una simile manovra. Dunque gli inglesi non volevano solo impedire che quelle navi finissero nelle mani dei tedeschi; volevano proprio confiscarle e porle sotto la loro bandiera, per le <em>loro<\/em> necessit\u00e0 belliche. Ci\u00f2 significa che i francesi, per essi, come del resto i polacchi o i rifugiati cecoslovacchi, avevano valore solo come strumenti della <em>loro<\/em> lotta contro l&#8217;Asse: altro che preoccupati per la libert\u00e0 del continente europeo! Del resto, quel che importasse a Churchill dei suoi ex alleati francesi lo si vide a Mers-el-K\u00e9bir, sempre il 3 luglio 1940, con l&#8217;attacco proditorio e la distruzione della flotta francese del Mediterraneo da parte di quella britannica. E a proposito di banditismo: dopo il reimbarco da Dunkerque, le autorit\u00e0 inglesi fecero circolare fra i soldati e i marinai francesi una serie di vergognose dicerie circa i termini dell&#8217;armistizio firmato dal governo di Vichy con la Germania, come la cessione di donne francesi ai soldati tedeschi per la riproduzione della razza ariana. Bond, che di professione era giornalista, fu incaricato dal suo comandante di smentire tali dicerie, ma si vide ostacolato in ogni modo dagli ex alleati britannici.<\/p>\n<p>Al termine della sua drammatica e umiliante esperienza di militare catturato illegalmente da una nazione amica, cos\u00ec Blond giudicava l&#8217;Inghilterra e gl&#8217;inglesi (da: <em>Memoriale Blond. Ricordi inglesi dopo Dunkerque, del tenente G. Blond della Marina francese<\/em>, Milano, Rizzoli, 1942, pp. 215-17):<\/p>\n<p><em>Non so che cosa riservi alla Gran Bretagna l&#8217;avvenire n\u00e9 quale sar\u00e0 l&#8217;aspetto futuro delle relazioni franco-inglesi e non \u00e8 mia intenzione finire questo semplice racconto con conclusioni politiche. Ho raccontato quello che ho visto e inteso, ecco tutto. Naturalmente avrei preferito che le autorit\u00e0 britanniche si comportassero correttamente nei riguardi dei marinai rimasti fedeli al governo P\u00e9tain, che non avessero permesso ai degaullisti di organizzare la privazione sistematica della posta, che non avessero rinchiuso in prigioni o nei campi di concentramento gli ufficiali ed i marinai colpevoli di aver gridato &#8216;Viva P\u00e9tain&#8217;, che non avessero tolto ai marinai la compagnia dei loro cappellani, che ci avessero trattato secondo le convenzioni militari internazionali. \u00c8 successo tutt&#8217;altra cosa, ma \u00e8 un fatto del quale non ho alcuna colpa. Non ho nemmeno intenzione di scrivere uno studio sull&#8217;Inghilterra. Credevo di conoscere un po&#8217; l&#8217;Inghilterra attraverso la sua letteratura e in fondo questa conoscenza non si \u00e8 dimostrata inutile. Ho infatti ritrovato molti degli aspetti dell&#8217;Inghilterra, dei suoi paesaggi, dei suoi costumi e della sua sensibilit\u00e0 che avevo immaginato attraverso la sua produzione letteraria e i suoi poeti. Ma c&#8217;\u00e8 stata una particolarit\u00e0 che non sono riuscito a scoprire completamene, la cui importanza mi \u00e8 apparsa molto pi\u00f9 grande di quella che le attribuivo in base alla conoscenza esteriore e alle informazioni di eminenti specialisti. L&#8217;Inghilterra \u00e8 un mondo chiuso altrettanto quanto lo \u00e8 stata la Cina imperiale. In Inghilterra nulla di ci\u00f2 che non sia inglese ha il minimo valore, il minimo senso. Quando l&#8217;Inghilterra decise di non fidarsi degli stranieri, i cecoslovacchi antihitleriani furono messi in campi di concentramento o in prigione come gi altri. Il pi\u00f9 grande favore che riescono ad ottenere i piloti polacchi che giornalmente rischiano la loro vita per la causa britannica, \u00e8 quello di vedersi applicare un trattamento di stranieri non nemici. So perfettamente che i francesi, sempre pronti a credere che la maggior parte delle nazioni del mondo adori la Francia e sia pronta a sacrificarsi per essa, difficilmente riescono a immaginare la severit\u00e0 del nazionalismo inglese. Ne ho fatto l&#8217;esperienza con varie migliaia di francesi. Per l&#8217;Inghilterra un capello dell&#8217;ultimo operaio di Londra ha maggior valore della vita di tutti i popoli che non siano britannici. Ecco ci\u00f2 che gli eminenti specialisti d&#8217;Inghilterra non mi avevano insegnato. Ecco ci\u00f2 che mi insegn\u00f2 l&#8217;Inghilterra in guerra<\/em>.<\/p>\n<p>Nessuna parola d&#8217;odio, come si vede, ma solo amarezza. Gli italiani di allora conoscevano questo lato del carattere inglese, e giornalisti di valore, come Mario Appelius e Concetto Pettinato, sovente ne parlavano (cfr. il nostro articolo <em>Una pagina al giorno: Sono buoni, gli inglesi? di Concetto Pettinato<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/11\/17); \u00e8 dopo che se ne sono scordati. Gli inglesi sono buoni: non ci hanno forse aiutato a massacrarci fra noi nella guerra civile del 1943-45?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I vincitori scrivono la storia: non scordiamoci mai questa semplice verit\u00e0, se vogliamo evitare di farci manipolare dal potere. 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